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Okami HD, il classico senza tempo non smette mai di stupire

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A più di un decennio dal suo lancio su PlayStation 2, Okami arriva su PC, PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch con una riedizione in Full HD e 4K. Prima di passare alla recensione vera e propria del titolo è bene fare una breve premessa per tutti coloro che si stanno chiedendo perché questo titolo sia tutt’ora in grado di incantare nonostante non si possa paragonare alle produzioni tripla A che attualmente invadono il mercato videoludico? Bene, la risposta è molto semplice. Esattamente come tanti altri classici senza tempo, produzioni che in un modo o nell’altro sono riusciti a far breccia e hanno fatto la storia segnando in maniera indelebile tappe importanti nell’evoluzione dei videogiochi, Okami basa la sua fortuna su caratteristiche che non invecchiano, efficaci ed efficienti oggi come allora. Da titolo di nicchia, soprattutto in Europa, il capolavoro che narra dell’epopea della dea Amaterasu, nel corso degli anni ha beneficiato di numerosi porting e rimasterizzazioni, entrando a far parte della collezione di molte console a cavallo di più generazioni. Dopo aver goduto di una seconda giovinezza su Wii, Okami, nella sua edizione in alta definizione, torna a calcare il palco delle piattaforme di nuova generazione offrendo le stesse emozioni di un tempo ma in un contesto grafico e tecnico sicuramente migliore. La produzione nasce da un’idea di Hideki Kamiya, il genio dietro a titoli come Viewtiful Joe, God Hand, Resident Evil, Bayonetta e Devil May Cry. Racconta la storia di un Giappone antico, feudale e fiabesco, dove le forze del bene hanno riportato l’ordine in un mondo flagellato da demoni e oscurità. I vincitori di questo scontro, dapprima celebrati, vengono in seguito dimenticati, complice un periodo di pace secolare. Accade così che la storia si trasforma in mito e che la fede finisca per sbiadire poco alla volta: in questo modo, il sigillo di confinamento di ogni possibile nefandezza viene ingenuamente spezzato. Aprire il vaso di Pandora del Sol Levante getta nuovamente il mondo nel caos. I guardiani del Giappone invocano l’intervento divino di Amaterasu, dea del Sole e madre di tutte le cose. Incarnata nel lupo bianco Shiranui, dovrà riportare la pace nei quattro angoli dell’isola di Nippon riabilitando il suo potere divino e riaccendendo la fede nel cuore delle persone.

Giocando a Okami HD il colpo d’occhio è assolutamente mozzafiato, soprattutto se si nutre una certa ammirazione per l’arte classica nipponica. Il regno che bisognerà esplorare è reso attraverso campiture monocrome, separate da contorni spessi e vistosi. Personaggi e scenari vibrano di vita, costantemente scossi da un incessante vento, da animazioni fluide e da colori brillanti che non sono mai utilizzati in maniera superficiale. Si resta spesso e volentieri incanti di fronte ai panorami offerti dal regno di Nippon, soprattutto quando i giocatori li strapperanno dall’oscurità, ridonandogli uno splendore dovuto alla natura rigogliosa e brillante. Insomma, con Okami HD è davvero difficile non rimanere estasiati dal particolarissimo art design che, come già accennato in precedenza, non conosce l’incedere del tempo, ma resta sempre attuale perché frutto di uno sforzo creativo notevole. Il discorso è ugualmente valido anche dal punto di vista prettamente ludico. Il titolo è tutt’ora in grado di appassionare, forte di una formula che fa di tutto per premiare il videogiocatore ad ogni azione compiuta, per ogni piccolo compito svolto con successo. Il termine di paragone, per chi non conoscesse il gioco, è The Legend of Zelda. Similmente alla serie di Nintendo, nei panni della dea lupa bisognerà esplorare varie aree, addentrarsi in pericolosi dungeon, risolvere enigmi, e abbattere demoni pronti a mettere i bastoni tra le ruote per impedire il cammino del protagonista verso la vittoria. Tuttavia, a differenza di quanto accade controllando Link, il focus è incentrato quasi esclusivamente sull’esplorazione. I combattimenti, oltre ad essere relativamente rari, si fondano su un combat system non particolarmente profondo, né gli avversari sono dotati di tattiche e mosse così ricercate, tali da mettere in difficoltà chi si trova dinanzi lo schermo. Giocare a Okami HD il più delle volte significherà cercare la strada giusta da imboccare e spianare il sentiero sfruttando i poteri del Celestial Brush, feature che permette di disegnare sullo schermo oggetti o item utili alla causa. Si può, per esempio, riparare un ponte interrotto, creare una bomba con cui far saltare in aria un muro, spegnere un incendio con una brezza di vento, ma anche alternare gli attacchi fisici di Amaterasu a fendenti letteralmente dipinti sullo schermo. Per utilizzare questo portentoso strumento, che ovviamente amplierà le sue possibilità nel corso dell’avventura, rendendo progressivamente raggiungibili nuove zone del regno di Nippon, si può sia utilizzare lo stick analogico, come accadeva nella versione originale del titolo, sia, nel caso in cui lo stiate giocando su Switch, affidarsi agli accelerometri di uno dei due Joy-Con, sia nel caso si stia giocando sulla TV di casa o in modalità tablet.

Nonostante l’idea sia stuzzicante, alla prova dei fatti si tratta di un sistema piuttosto scomodo, poco preciso, anche se con la pratica si possono ottenere risultati accettabili. Al di là degli enigmi, piuttosto semplici da risolvere, e della progressione dell’avventura, classica e solo marginalmente vivacizzata da meccaniche prese in prestito dai giochi di ruolo, Okami HD tiene alto l’interesse del videogiocatore regalandogli continuamente piccole e grandi soddisfazioni. Sconfiggere un gruppo di demoni, utilizzare il Celestial Brush per benedire una porzione di mappa, ricostruire un oggetto distrutto, sono tutte azioni che ridoneranno splendore alle ambientazioni che si esplorano. Allo stesso tempo, ci si imbatterà con una certa frequenza in sentieri nascosti, tesori da dissotterrare, gruppi di animali che in cambio di cibo forniranno utilissimi punti esperienza. Insomma, a oltre un decennio dal suo debutto su PlayStation 2, grazie ad una trama che amalgama armoniosamente sacro e profano, momenti aulici ad altri assolutamente demenziali, un design assolutamente maestoso, un gameplay vario ed intrigante al punto giusto, Okami HD è ancora oggi un gioco in grado di stupire e divertire una fascia molto ampia di appassionati. Il titolo era ed è tutt’ora una pietra miliare della storia del gaming, un’avventura avvincente, visivamente strepitosa e ricca di elementi singolari e unici nel loro genere. Epici scontri, profezie e leggende ancora una volta potranno fare da contorno a una storia leggendaria in grado di catturare il cuore di chi si appresta a giocare. Okami HD è un’esperienza da provare, unica nel suo genere ed estremamente valida.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 8,5
Sonoro: 8,5
Gameplay: 8,5
Longevità: 8,5
VOTO FINALE: 8,5

 

Francesco Pellegrino Lise

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Dirt 5, le corse folli off-road approdano anche sulla Next Gen

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Dirt 5 è arrivato giusto alla vigilia della nascita della nuova generazione di console, Codemasters è infatti scesa in campo con uno dei suoi franchise più noti in una nuova ed inedita esperienza off-road sia per le console old-gen che per Xbox Series X/S e Ps5.

Per chi non conoscesse la saga, possiamo dire che dopo i primi capitoli con ambizioni spiccatamente simulative, il brand si è aperto progressivamente a una formula più leggera e scanzonata, percorrendo i tracciati all’insegna dell’adrenalina, dell’accessibilità e di circostanze al limite dell’esilarante. Ebbene, dopo un quarto capitolo ancora legato parzialmente alle logiche simulative, e capace di offrire nuovamente un certo equilibrio nella formula di guida, Dirt torna a parlare un linguaggio spiccatamente arcade, per dare seguito all’arguta scelta di ampliare le prospettive delle corse off-road e strizzare l’occhio al divertimento puro.

Gli amanti del realismo estremo, della riproduzione minuziosa della fisica e della disciplina canonica sono avvisati: troveranno ben poco pane per i loro denti in Dirt 5. Ad attenderli, tuttavia, ci saranno ore galvanizzanti, spensierate e molto, molto fango. Come prevedibile, è la Carriera a porsi come centro nevralgico dell’esperienza di gioco di Dirt 5. In tale tipologia di gioco, si è chiamati a guidare nelle specialità più estreme come: Cross, Land Rush, Icebreaker e Stampede con l’obiettivo di farsi conoscere all’interno del circuito di queste strampalate corse con macchine derivate dalla produzione di serie ma adattate al contesto molto selettivo dei percorsi.

La Carriera è divisa in blocchi il cui nome si riferisce anche alle fasi della meccanica: non poteva quindi che essere Ignition la prima fase che serve a introdurre i giocatori al mondo delle corse. Una volta innescata l’iniezione non si può che accelerare, ed è infatti questo il nome della seconda fase della carriera in cui si affrontano gare via via più difficoltose e selettive per poi passare all’ulteriore fase che è la Velocità. Un tocco di classe dei ragazzi di Codemasters che contestualizza in maniera frizzante l’esperienza di gioco. Per passare da una fase all’altra, e quindi progredire nella carriera, non è indispensabile vincere ma ottenere un buon piazzamento aiuta ad avere ricompense che permettono di acquistare auto adatte per poter partecipare nelle varie gare, rappresentate da un percorso a tappe che tocca Sudafrica, Grecia, Italia, Norvegia, Brasile, Cina, New York e Arizona.

Ad ogni competizione conclusa si ottengono ricompense proporzionate alla posizione finale, divise tra punti esperienza, reputazione, DIRT Dollars e ricompense degli sponsor. Ognuna di queste ricompense permette, rispettivamente, di accedere a nuove e diverse auto e personalizzazioni, prendere nuovi e più importanti sponsor ed acquistare auto, livree e stickers. I circuiti di Dirt 5 sono inseriti in località spettacolari dal punto di vista visivo, e caratterizzate da peculiarità specifiche quali la superficie di gara, la tipologia di circuito o le condizioni metereologiche di base.

La diversità di superfici e vetture comporta stili di guida diversi per poter vincere e guadagnare punti, e proseguire quindi nella carriera. Al crescere della reputazione si potrà essere invitati a sfide contro nomi famosi delle varie specialità, in sfide dirette su un circuito e specialità di loro scelta. Sono presenti i più grandi marchi che si cimentano in queste tipologie di gare: dalla Volkswagen all’Audi, dalla Citroen alla Porsche e non mancano mezzi esotici che sono però indispensabili per affrontare alcune prove come, ad esempio, la modalità Pathfinder che si può tradurre in: “arrampicata con auto”.

In Dirt 5, ci teniamo a sottolineare, non è possibile incidere sulle prestazioni dei singoli bolidi, dal momento che manca la possibilità di installare nuove componenti. La personalizzazione, quindi, è solo estetica, e sebbene le possibilità in tal senso siano discretamente ampie, anche grazie alla possibilità di creare da zero le proprie verniciature, questa mancanza potrebbe rappresentare una piccola delusione per i giocatori più esigenti, anche a causa di una caratterizzazione delle auto tutt’altro che marcata, specie fra esponenti della medesima classe.

Buona invece l’idea di poter scegliere uno sponsor fra diverse proposte, che ricompenserà i piloti con un bonus di crediti in base al grado reputazione e agli obiettivi carriera raggiunti. La carne al fuoco è molta, in quanto le gare sono oltre il centinaio, e in generale la modalità Carriera riesce a compensare una congenita carenza nell’avanzamento con una buona dose di eventi, che apre la strada a una varietà e a un livello di sfida sempre più stimolante. Detto ciò però è bene tenere a mente che Dirt 5 è tutto meno che un gioco difficile. Tuttavia, la sensazione di estrema facilità nel posizionarsi davanti a tutti (anche a un grado di difficoltà medio) si stempera progressivamente con il passare delle ore, portando il giocatore ad accrescere il livello di attenzione già dopo il primo terzo di gioco.

Il buon lavoro svolto nella caratterizzazione dei tracciati, infatti, emerge più sulle lunghe distanze, dato che sarà necessario progredire un po’ per rendersi davvero conto di quanti tracciati ci siano e delle insidie lungo il percorso. La novità più incisiva di questo Dirt 5 sul fronte contenutistico è la modalità Playground. Si tratta di un editor di tracciati che consente di creare piste ed esperienze sulla base di tre tipologie di eventi: il succitato Gymkhana; il Gate Crasher, ovvero una sorta di Time Attack a cancelli che richiede di ottenere il miglior tempo; e infine Smash Attack, una corsa ad ostacoli contraddistinta da un alto tasso di spettacolarità e adrenalina. Le creazioni, naturalmente, possono essere condivise in rete e offerte in pasto alla community. Questa modalità rappresenta un’aggiunta senz’altro interessante e in grado di carpire l’attenzione dei gamers più creativi. L’offerta contenutistica include anche le immancabili modalità Gioco Libero e Time Attack, nelle quali poter correre anche in compagnia (il titolo supporta il multigiocatore locale in split screen fino a 4 giocatori). Inoltre, è possibile alterare tutta una serie di parametri come il numero di avversari e i giri di pista, settare momento della giornata e condizioni climatiche, oltre che selezionare tra uno degli oltre 35 tracciati disponibili, numero che va raddoppiato tenendo conto delle varianti inverse che ciascuno possiede.

Sul versante multiplayer online, Dirt 5 sa far felici sia gli amanti dei vecchi capitoli del franchise, sia chi desidera correre fra gli scenari dei 10 Paesi che fanno da teatro ai tracciati della Carriera. Torna la Modalità Party, con arene esclusive e modalità peculiari, votate alla competizione arcade; Vampire, la modalità di caccia, mette un pilota nei panni di un “vampiro” all’inseguimento, mentre gli altri pilori dovranno scappare facendo sfoggio di tutte le abilità di guida acquisite; King spinge invece ad adottare uno stile di guida più pulito e ad evitare le collisioni con gli altri giocatori per conservare la corona; Transporter, infine, permette al pilota di accumulare punti recuperando uno specifico oggetto e portandolo al sicuro in un determinato luogo. Insomma, per quanto riguarda i contenuti c’è davvero un’ottima mole di attività.

La nostra prova di Dirt 5 su Xbox Series X ha messo in luce un impatto visivo un po’ troppo trattenuto: la modellazione degli elementi a bordo pista non è proprio colma di dettagli poligonali, alcuni tratti dei tracciati sembrano leggermente vuoti, ed in generale il team sembra aver puntato di più sull’ottimizzazione che sulla ricchezza e sulla densità visiva.

Bisogna in ogni caso ribadire che Codemasters ha lavorato su tracciati completamente inediti, cercando di dare il massimo sul fronte della varietà e puntando alla massima fluidità e risoluzione. A tal proposito, su Series X il titolo gira a 60 fps granitici, nello splendore della risoluzione nativa 4K, e anzi riesce persino a spingersi oltre. Avendo poi a disposizione una TV con HDMI 2.1 è possibile impostare l’uscita video della nuova console Microsoft a 120fps, sbloccando quindi l’omonima modalità di rendering. In questo caso si avverte una differenza piuttosto netta in termini di fluidità, percepibile soprattutto se si utilizzano le visuali interne o comunque quelle “in prima persona”. Detto ciò, tirando le somme, Dirt 5 è a tutti gli effetti un gioco di guida di assoluto livello, sebbene molto diverso dal solito gioco di rally che ci si aspetterebbe di vedere.

Il titolo ha personalità da vendere e cattura chiunque in una dinamica di gioco nella quale si fa una gara dopo l’altra, uno scenario dopo l’altro, senza mai stancarsi. Il tutto poi è esaltato dall’hardware next-gen (al quale ricordiamo il gioco viene upgradato gratuitamente ed automaticamente), ma non disdegna le attuali console sulle quali continua a mostrare tutte le sue qualità. Le modalità di gioco sono variegate e la disponibilità di un editor permette agli appassionati di costruire percorsi che continuano ad alimentare il sistema di gioco. Codemasters si conferma una garanzia per quanto riguarda i giochi di guida. Insomma, se avete voglia di velocità, fango, divertimento è un pizzico di follia, allora Dirt 5 è quanto di meglio possiate desiderare.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 9

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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iPhone si danneggia con l’acqua, l’Antitrust multa Apple

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iPhone resistente all’acqua? Sembra proprio di no. Quindi non fatelo. La pubblicità della Apple che vantava la resistenza dei suoi smartphone all’acqua è stata giudicata ingannevole dall’Antitrust che ha deciso una sanzione al gruppo della mela, che si è anche rifiutata di prestare assistenza per gli smartphone danneggiati, di 10 milioni di euro.

L’autorità ha ritenuto pratiche commerciali scorrette la la diffusione di messaggi promozionali di diversi modelli di iPhone in cui veniva esaltata la caratteristica di risultare resistenti all’acqua per una profondità massima variabile tra 4 metri e 1 metro a seconda dei modelli e fino a 30 minuti.

Secondo l’Autorità, però, nei messaggi non si chiariva che questa proprietà è riscontrabile solo in presenza di specifiche condizioni, per esempio durante specifici e controllati test di laboratorio con utilizzo di acqua statica e pura, e non nelle normali condizioni d’uso dei dispositivi da parte dei consumatori. I modelli pubblicizzati sono iPhone 8, iPhone 8 Plus, iPhone XR, iPhone XS, iPhone XS Max, iPhone 11, iPhone 11pro e iPhone 11 pro Max. Per l’Antitrust, come descritto in una nota, inoltre, la contestuale indicazione del disclaimer “La garanzia non copre i danni provocati da liquidi”, dati gli enfatici vanti pubblicitari di resistenza all’acqua, è stata ritenuta idonea a ingannare i consumatori non chiarendo a quale tipo di garanzia si riferisse (garanzia convenzionale o garanzia legale), né è stata ritenuta in grado di contestualizzare in maniera adeguata le condizioni e le limitazioni dei claim assertivi di resistenza all’acqua.

L’Antitrust ha poi ritenuto idoneo a integrare una pratica commerciale aggressiva il rifiuto da parte di Apple, nella fase post-vendita, di prestare assistenza in garanzia quando quei modelli di iPhone risultavano danneggiati a causa dell’introduzione di acqua o di altri liquidi, ostacolando in tal modo l’esercizio dei diritti ad essi riconosciuti dalla legge in materia di garanzia ossia dal Codice del Consumo. Al momento Apple, a cui è stata richiesta la pubblicazione del provvedimento dell’Autorità sul sito internet italiano, non ha commentato la sentenza.

F.P.L.

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Devil May Cry V Special Edition, Vergil superstar della Next-Gen

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Devil May Cry V Special Edition arriva sulle piattaforme di nuova generazione targate Microsoft e Sony e offre un pacchetto completo che, oltre ai contenuti già visti nell’edizione base (qui la nostra recensione) della ormai “Old-Gen”, andrà a integrare una serie di novità realizzate appositamente per l’architettura dei nuovi hardware, ma anche per rispondere alle innumerevoli richieste da parte di una community più vogliosa di sfide che mai.

Devil May Cry 5 torna dunque su Xbox Series X/S e Ps5 con una riedizione a al costo di 39.99 euro che, oltre ad aggiungere la possibilità di rigiocare la campagna originale nei panni di Vergil, include una manciata di cut-scene inedite che ci mostrano gli eventi dal punto di vista del fratello di Dante.

Si tratta, però, di brevi filmati che falliscono nel tentativo di fornire una prospettiva più completa sulla sceneggiatura del quinto episodio, che avrebbe certamente giovato di un’analisi più approfondita dalla prospettiva di Vergil, visto l’enorme interesse attorno alla sua figura da parte dei fan di lunga data.

L’ingresso del fratello di Dante nel cast di DMC5, in tal senso, deve essere visto solo come la volontà di accontentare i fan che, da tempo ormai, invocavano l’aggiunta di Vergil tra i personaggi giocabili, e sotto un profilo di mero gameplay, il ritorno del secondo figlio del demone Sparda non delude di certo. La flessibilità e varietà del combat system di Vergil si fa apprezzare soprattutto spendendo in modo oculato le gemme rosse per andare a sbloccare alcune tra le mosse più interessanti che il gemello del protagonista può vantare nel suo moveset. Yamato, Beowulf, Mirage Blade e Mirage Edge offrono quattro stili di lotta molto differenti tra loro e complementari, che sommati alle incredibili capacità di Vergil di muoversi negli spazi in breve tempo, rompendo il contatto visivo e sbucando in faccia al nemico in men che non si dica, fanno sì che il personaggio possa avere la meglio anche in situazioni più complesse, quando il numero di avversari comincia a farsi particolarmente elevato. Situazione, peraltro, che non sarà rara, specialmente nel caso in cui si decida di attivare una delle nuovissime modalità introdotte dal team di sviluppo per l’occasione: la Turbo. Si tratta di una variazione che ha effetto sul gameplay e che va ad aumentare artificialmente la velocità dell’azione (incrementata di 1.2 volte), riducendo di conseguenza in modo percettibile il tempo di reazione da parte del giocatore agli attacchi avversari. Un aspetto che, nelle missioni più avanzate della storia o in presenza di particolari boss, può alzare in modo netto il tasso di sfida. L’altra novità offerta da questo Devil May Cry V Special Edition è il livello di difficoltà aggiuntivo chiamato “Il mitico cavaliere oscuro” che aumenta considerevolmente il numero di nemici su schermo. Si tratta di un incremento tale da trasformare la formula di Devil May Cry 5: Special Edition da uno “Stylish Action Game” a quello che per certi versi è più simile a un titolo come Dinasty Warriors, ossia con una quantità di demoni e avversari da abbattere davvero incredibile. Divertente, per carità, ma forse in alcuni casi eccessiva, sebbene come ho avuto modo di approfondire in sede di anteprima sia per certi versi molto più semplice, con tutti questi nemici, alternare le mosse di Vergil (o di Dante, Nero e V, visto che la modalità funziona anche con i personaggi appartenenti al cast originale) e ottenere un punteggio più “stiloso” diventa semplice. È vero, però, che alcune combinazioni di nemici sembrano totalmente affidate al caso e rendono forse un po’ imprevedibile ciascuna missione. Per fortuna, ogni personaggio ha dalla sua un numero sufficiente di mosse per respingere tutte queste minacce, e Vergil non fa certo eccezione.

Un capitolo a se di questa recensione non può non essere dedicato alle migliorie svolte da Capcom a livello tecnico, dalla succitata presenza di un numero sensibilmente maggiore di nemici (che mostra, qualora se ne avvertisse il bisogno, come Xbox Series X e Ps5 siano capaci di gestire un numero ben maggiore di elementi su schermo senza sacrificare la fluidità) che si manifestano nella modalità Il mitico cavaliere oscuro, fino alla possibilità di giocare in Ray Tracing o di sbloccare un frame-rate superiore su console. Dopo aver testato il gioco in Ray-Tracing e provato che genere d’impatto grafico l’engine di Capcom sia in grado di offrire privilegiando la qualità grafica e ancorando il frame-rate a 30 fps, abbiamo notato che rinunciando a qualche orpello grafico è possibile godere di una fluidità totale impostando la modalità a 60 fotogrammi per secondo. Con tali impostazioni, Devil May Cry V Special Edition 5 si gioca che è un vero piacere e si conferma un ottimo gioco d’azione, nonostante questa riedizione non vada in nessun modo a correggere tutti quei difettucci che erano emersi nell’analisi originale. Tirando le somme, la Special Edition di Devil May Cry 5 racchiude in un singolo pacchetto tutti i contenuti del gioco già visto nei mesi scorsi su console di “Old-Gen”, con una serie di bonus interessanti come Vergil, ora finalmente giocabile, la modalità Turbo e un nuovo livello di difficoltà che aumenta esponenzialmente il numero di nemici su schermo. Discrete le migliorie apportate a livello estetico, con una buona applicazione del Ray Tracing e una modalità che farà la gioia di coloro che amano le esperienze frenetiche. Il titolo vale la pena di essere acquistato sia da chi ha giocato la versione precedente, in quanto è ricco di contenuti aggiuntivi, sia da chi lo ha perso qualche mese fa, in quanto Devil May Cry V Special Edition è il massimo che si possa desiderare per provare l’esperienza definitiva del gioco di Capcom.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9,5

Sonoro: 9,5

Gameplay: 10

Longevità: 9

VOTO FINALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

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