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Outriders il nuovo “Looter Shooter” con elementi RPG di Square Enix

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Outriders è il nuovo looter-shooter cooperativo sviluppato da People Can Fly e prodotto da Square-Enix per Pc, Xbox e PlayStation. Ma veniamo al dunque: la Terra è finita. Questo è il rassicurante incipit del gioco, e a distruggerla sono stati proprio gli esseri umani. Da questo drammatico evento parte l’affannosa ricerca di un nuovo pianeta da colonizzare, e la scelta cade sul rigoglioso Enoch, un mondo all’apparenza perfetto per ridare una terra natia al genere umano, ma che inevitabilmente cela parecchi lati oscuri che porteranno il giocatore ad affrontare una colonizzazione tutt’altro che semplice. Il gioco ha inizio con uno scarno editor che permette ai giocatori di creare il proprio personaggio. Sarà possibile selezionare il sesso, uno tra i non molti volti, l’acconciatura e qualche dettaglio come trucco e cicatrici varie. Dopo aver fatto ciò ci si potrà finalmente buttare nella mischia. L’inizio di Outriders ha uno svolgimento piuttosto lento e, nella prima fase di gioco, si limita ad illustrare le meccaniche di base, fatte di sparatorie in terza persona con la possibilità di sfruttare i ripari disseminati nel mondo di gioco. Il protagonista del gioco è un membro degli Outriders, l’avanguardia di quel che rimane del genere umano. Il compito del proprio alter ego virtuale è quello di sincerarsi delle condizioni del pianeta alieno per poi dare il via alla colonizzazione vera e propria. Naturalmente le cose non saranno esattamente come da previsioni, e ad attendere il colonizzatore ci sarà una catastrofica tempesta magnetica capace di sterminare quasi tutti i membri della spedizione. Anche il protagonista viene travolto da questa terribile calamità, ma sorprendentemente non verrà ucciso, ma sarà lasciato in fin di vita e con capacità decisamente inaspettate. Durante l’abbattersi della tempesta il nostro Outrider riuscirà a stento a raggiungere le capsule criogeniche nel disperato tentativo di guarire le proprie ferite, e verrà ibernato per risvegliarsi trent’anni dopo, quando la situazione su Enoch è ormai precipitata. Una volta risvegliati, infatti, bisognerà calarsi in un mondo in rovina, con la razza umana divisa, in guerra e dispersa su un pianeta diventato improvvisamente ostile e pericoloso. D’ora in poi il protagonista scoprirà di non essere più un normale umano ma bensì una “Mutazione” dotata di poteri speciali, e bisognerà far luce sugli avvenimenti che hanno ridotto la razza umana allo stremo avvicinandola all’inevitabile estinzione. La trama non è certamente il fiore all’occhiello di questa produzione e non brilla per originalità, ma contribuisce a creare una discreta atmosfera grazie ai molti misteri che circondano l’arrivo del protagonista e che andranno a dipanarsi nel corso della storia, ma anche svelati tramite i molti collezionabili che raccontano nel dettaglio tutto quello che è accaduto nei trent’anni del sonno criogenico. Una volta terminata questa fase iniziale, il gioco entra nel vivo facendo scegliere al giocatore una tra le quattro classi a disposizione, aspetto che andrà ad influenzare profondamente il gameplay di Outriders. Si potrà scegliere se calarsi nei panni del Tecnomante, perfetto per gli scontri a lunga distanza grazie ai suoi gadget tecnologici che ci aiuteranno durante gli scontri, mentre il Piromante fa largo uso dell’evocazione e del potere del fuoco per farsi largo negli scontri a media distanza; il Mistificatore invece è perfetto per attacchi a corta distanza mordi e fuggi grazie ai suoi poteri che gli permettono di manipolare lo spazio ed il tempo, ed infine il Distruttore rappresenta la classe “tank” del gioco, con una grandissima resistenza e capace di sfondare le linee nemiche grazie alla sua enorme potenza di fuoco. Ognuna di queste classi porta in dote poteri speciali che ben presto diventano uno degli aspetti più importanti del gioco. Questi attacchi vengono associati ai tasti dorsali del controller e ne sblocchiamo di nuovi man mano che si sale di livello, decidendo di volta in volta quali utilizzare.

Uno degli aspetti principali di questi poteri, specialmente all’inizio, è che rappresentano l’unico modo per poter ripristinare i punti vita. Diventa quindi importante saperli sfruttare nel modo migliore, riuscendo al contempo ad eliminare i nemici, ma anche a rigenerare la propria salute e gli scudi. Inutile dire che oltre alla loro indubbia utilità, gli attacchi speciali rappresentano anche una vera e propria gioia da utilizzare. Questo contribuisce ad attenuare significativamente l’importanza della meccanica di copertura presente nel gioco: affidarsi unicamente alle coperture in Outriders porta solo ad un risultato: la morte. Non solo perché le coperture possono essere distrutte, lasciando completamente allo scoperto il personaggio, ma anche per via delle routine comportamentali dei nemici: che siano umani ribelli, creature indigene di Enoch o altre fazioni di cui non vi sveleremo nulla, ogni gruppo di nemici che si affrontano sarà sempre composto da avversari di vario genere. Oltre ai classici fucilieri o agli infallibili cecchini piazzati in lontananza, ci sono sempre gruppi di antagonisti che attaccheranno venendo incontro forti della loro agilità e dei loro colpi corpo a corpo, oppure i corazzati che si fanno scudo delle loro armature per non fermarsi di fronte a nulla. Tutti questi aspetti mettono il giocatore nella condizione di sfruttare le coperture quando necessario, ma soprattutto spingono nella direzione di combattimenti più dinamici, ricchi d’azione e che ben presto diverranno letteralmente frenetici. Outriders cala nei suoi particolari meccanismi di gioco un po’ alla volta e, dopo aver assaggiato le varie classi ed i relativi poteri, entra in gioco un’altra delle sue peculiarità: la personalizzazione delle armi e le relative meccaniche di Looter Shooter. Come ogni gioco appartenente a questo genere, i nemici “droppano” ricompense che potranno essere armi o parti di equipaggiamento. Come da tradizione sono suddivise in categorie da quelle comuni passando per le rare, arrivando infine a quelle di classe Elite e Leggendario. Se nelle prime fasi di gioco si avrà a che fare solo con armi arrugginite o comuni nel migliore dei casi, proseguendo nella storia e salendo di livello si potranno raccogliere armi rare, ed in questo frangente entra in scena un’altra caratteristica peculiare di Outriders: le Mod. Partendo come già detto dalle armi rare, sarà presente una Mod che va a modificare il comportamento degli attacchi speciali, portando bonus di vario genere capaci ad esempio di infliggere più danni, effetti di stato o migliorare le capacità curative di quel determinato attacco. Ogni arma ha quindi una o due Mod predefinite, e basterà rottamarla per poi ritrovare quelle stesse Mod nell’inventario, pronte per essere riutilizzate su altre armi o armature. Si potrà quindi equipaggiare un set di Mod perfetto per potenziare il proprio stile di gioco, favorendo alcuni aspetti ad altri a seconda delle intenzioni che si hanno e dando una profondità davvero invidiabile a tutto ciò che concerne il nostro equipaggiamento. Anche le Mod sono suddivise per livelli, tre relativi alle Mod per le armi ed altri tre dedicati alle Mod per l’equipaggiamento. Nel primo caso le Mod di primo livello permetteranno di applicare svariati bonus agli attacchi speciali, mentre salendo di livello si andrà a modificare il comportamento stesso delle nostre armi tramite una serie di bonus che vanno dal classico aumento dei parametri di danno, a reazioni più elaborate come esplosioni che dilanieranno i corpi dei nemici andando anche a ferire chiunque si trovi nei paraggi del malcapitato. Lo stesso succede con le Mod dedicate alla corazza e anche in questo caso si potrà agire su un grande numero di effetti bonus tra cui scegliere.

La struttura di gioco di Outriders si lascia affrontare tranquillamente in Single Player dall’inizio alla fine, rendendolo effettivamente un gioco fatto e finito, aperto comunque ad eventuali e future aggiunte tramite espansioni di vario genere, con inoltre la possibilità di affrontarlo in cooperativa fino a tre giocatori. La storia è lineare e permette di esplorare Enoch, suddividendolo nei più classici degli stage, ognuno in zone diverse del pianeta contraddistinte da diversi biomi, passando dai resti di città in rovina, attraverso foreste e paludi, fino alle lande deserte delle fasi finali della campagna. Il gioco è quindi suddiviso tra le missioni principali, accompagnato da un discreto numero di missioni secondarie e da attività di vario genere come la caccia alle bestie più feroci del pianeta alieno, od alle taglie poste sulla testa di alcuni criminali, arrivando infine alla ricerca di antichi cimeli che ricordano come era la vita sulla Terra ormai distrutta. Ognuna di queste attività ovviamente offre ricompense sotto forma di esperienza, armi di livello superiore e così via, il tutto dettato dal livello di difficoltà impostato, che può regolarsi autonomamente grazie al Livello del Mondo. Man mano che ci si fa largo tra le numerosissime fila nemiche, infatti, il livello del Mondo sale attraverso i 15 livelli disponibili. L’aumento di livello del Mondo comporta la possibilità di ottenere ed equipaggiare armi di livello superiore al proprio, ma contemporaneamente anche il livello dei nemici subisce lo stesso incremento, mantenendo il tasso di sfida sempre piuttosto alto ed impegnativo. Come detto, il Livello del Mondo si adatta alle prestazioni del giocatore sul campo di battaglia: se si riuscirà a farsi largo senza mai morire il livello salirà a ritmi sostenuti, mettendo continuamente alla prova il giocatore; se invece si incontreranno troppe difficoltà o si incapperà in continue morti premature, il Livello del Mondo si abbasserà cercando di aiutare il giocatore a superare le difficoltà incontrate. In ogni caso, è possibile modificare la possibilità di disattivare la crescita automatica del tasso di difficoltà e viceversa, alzandolo o abbassandolo senza limitazioni a seconda delle difficoltà che ci si troverà affrontando un particolare punto di gioco. Dopo aver concluso la campagna – e per farlo ci vorranno circa 40 ore comprendendo anche le missioni secondarie – c’è la possibilità di affrontare le Spedizioni: queste sono collegate al finale del gioco, quindi cercheremo di non svelare alcun dettaglio che vada a toccare parti della trama. Vi basti sapere che le Spedizioni altro non sono che particolari missioni di recupero di alcuni Pod orbitali con al loro interno un notevole numero di ricompense di altissimo livello. Ovviamente per recuperarle sarà necessario affrontare enormi orde di nemici in missioni che metteranno seriamente in difficoltà i giocatori. Essendo missioni di alto livello e relative alla fase Endgame del gioco, è caldamente consigliato di affrontarle in compagnia di altri giocatori ormai giunti al Level Cap – in questo caso il Livello 30 – visto anche che le ricompense migliori verranno guadagnate solo completando queste particolari missioni entro un tempo limite. Anche le Spedizioni offrono un livello di difficoltà crescente e, esattamente come il Livello del Mondo, avranno 15 livelli di difficoltà. Ovviamente, anche in questo caso, a maggiori difficoltà corrispondono ricompense migliori, permettendo di portare il nostro alter ego virtuale ed il suo equipaggiamento a livelli altissimi. Tirando le somme, possiamo dire che Outriders è un gioco particolare: da una parte abbiamo un gameplay divertente e frenetico in grado di offrire combattimenti memorabili e terribilmente soddisfacenti, con ottime meccaniche da Looter Shooter, una buona gestione dell’equipaggiamento e la moltitudine di Mod che ci permettono di personalizzare il gameplay in maniera davvero profonda e sorprendente. Il tutto connesso ad un sistema di difficoltà dinamica davvero intelligente e strettamente collegato al Loot. Outriders è un progetto riuscito, che nonostante alcuni difetti si presenta come un’esperienza spettacolare, da non sottovalutare in nessun caso. La storia all’inizio poco incisiva si evolve nel modo giusto con l’aumentare delle ore, proprio come le possibilità offerte dal fantastico sistema loot and shoot, che unito a quello di crafting permette di creare un alter ego su misura per ogni giocatore. Provatelo, soprattutto visto che è gratuito se avete un abbonamento Gamepass Ultimate su Xbox, e siamo sicuri che non ve ne pentirete.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Multiversus, il nuovo battle brawl di Warner Bros

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Multiversus è per Warner Bros l’evoluzione dei classici picchiaduro, più nello specifico è un battle brawl proprio come Super Smash Bros e Brawlhalla, ossia, un gioco dove due o 4 personaggi (in singolo o a squadre) se le danno di santa ragione fino a sbalzare gli avversari oltre i limiti dell’arena. Ovviamente chi finisce giù il minor numero di volte fuori vince. Per far si che gli antagonisti diventino più vulnerabili e cadano al di là dei confini delle aree di gioco, sarà necessario mettere a segno più colpi possibile. Quindi un’ottima tecnica e conoscenza delle abilità del proprio alter ego virtuale possono fare la differenza. Forte delle sue innumerevoli licenze il colosso dell’intrattenimento ha deciso così di evolversi e tirar fuori dal cilindro Multiversus: un picchiaduro con un roster d’eccezione, che vanta personaggi del calibro di Batman, Bugs Bunny, Tom e Jerry, Finn e Jake, Steven Universe, Arya Stark, Taz, Supermen, Harley Quinn, Wonder Woman, Shaggy e altri. L’idea centrale? Non solo permettere a chiunque di giocarci gratuitamente (il gioco è disponibile sia gratuitamente nella versione base che in versione a pagamento con diversi bonus), ma anche ispirarsi a una delle serie più di successo in assoluto tra i picchiaduro: Super Smash Bros. I vari combattenti non sono però solo diversi esteticamente, gli sviluppatori hanno cercato di dare a ognuno un set di mosse unico e iconico, con una diversificazione marcata tanto quanto quella vista nei migliori personaggi di Smash Ultimate. In pratica ogni scelta appartiene a una sorta di sottoclasse – tank per i più difensivi, picchiatore per i più offensivi, e altre più peculiari come guaritore o assassino – e segue lo schema classico delle mosse direzionali di Smash, sia per i colpi normali che per quelli speciali. In Multiversus ogni attacco normale al di fuori delle combo a colpi multipli risulta caricabile come un attacco Smash, e molte delle mosse speciali richiedono delle risorse ricaricabili col tempo o con l’attivazione di qualche abilità. Un esperto di Bugs Bunny dovrà quindi decidere al meglio quando utilizzare i suoi missili Acme, laddove per chiunque usi Batman sarà il caso di tener conto dei batarang lanciati e degli esplosivi utilizzati.

Insomma, il titolo è molto più tecnico di quanto si possa immaginare. L’unicità del sistema di combattimento però non dipende solo da queste caratteristiche. In primo luogo, infatti, Multiversus è completamente bilanciato attorno agli scontri due contro due, con tanto di già nominate classi di supporto pensate prevalentemente per offrire potenziamenti ai compagni o avvantaggiarli in battaglia. Al di fuori di quelli più aggressivi, quasi ogni combattente ha poi a disposizione almeno una abilità di supporto, che gli permette di offrire bonus al partner, di raggiungerlo al volo, o addirittura di recuperarlo mentre sta volando di sotto. Il fatto che queste abilità spesso non si traslino altrettanto bene nell’uno contro uno – pur mantenendo di solito un’utilità di qualche tipo – porta chiaramente quella modalità a essere meno esaltante e rifinita. L’altra caratteristica del gioco che lo distingue marcatamente da Smash Bros è l’impressionante mobilità aerea dei personaggi. Si possono usare manovre multiple in aria, tra cui doppie schivate, salti e mosse di recupero o movimento una in seguito all’altra, per una agilità generale assai superiore a quella vista nella serie Nintendo. Stando agli sviluppatori la cosa è stata calcolata per evitare la frustrazione delle cadute dopo una mossa andata male, ma al contempo si tratta di una scelta che rende le battaglie molto più caotiche ai lati delle arene, perché l’unico modo per eliminare un avversario prima del tempo è colpirlo alla perfezione con un cosiddetto spike, ovvero una mossa capace di lanciarlo verso il basso immediatamente senza alcun tipo di recupero. Complessivamente il gameplay ci ha divertito. La difesaè interamente basata sulle schivate, con tempi d’invulnerabilità che diminuiscono progressivamente e spostamenti costanti che rendono tutto molto adrenalinico. L’unica cosa a non averci convinto del tutto è la gestione generale del movimento: Multiversus richiede indubbiamente una buona padronanza generale dei sistemi e un calcolo preciso delle distanze, eppure al contempo le movenze dei personaggi sono parse più secche e meno intuitive da gestire rispetto al fluido e tecnico movimento di Smash Ultimate. Apprezziamo comunque il fatto che Warner Bros abbia dato un po’ di personalità al suo titolo senza mettere in campo una semplice imitazione. Anche a livello tecnico Multiversus ci ha saputo conquistare, pur non catturandoci completamente dal punto di vista artistico. La leggibilità delle mosse è dopotutto ottima, le animazioni notevoli e curate e lo stile cartoonesco dai colori molto accesi non fa che aiutare l’occhio a seguire al meglio l’azione, anche se con tutti i personaggi che se le danno di santa ragione sullo schermo è molto semplice perdere d’occhio il proprio combattente. Il design stilizzato dei personaggi è gradevole e sicuramente piacerà agli amanti dei cartoon. Le arene di gioco invece non vantano chissà quale personalità e forse sarebbe stato un bene rischiare di più nello stile, alcune risultano troppo scarne e semplici. Nulla da dire invece sul netcode: le partite fatte sono sempre risultate molto stabili e fluide, e il rollback usato dal gioco ci è parso di ottimo livello.

Trattandosi di un gioco incentrato pressoché solo sul competitivo online, questo è un fattore importantissimo da gestire a dovere, ed è quindi un bene che la prova non ci abbia deluso. Per quanto riguarda lo shop invece c’è un quasi inevitabile Battle Pass, che sembra concedere premi in modo discretamente onesto, e si parte con una manciata di combattenti sbloccabili con la valuta in game senza doversi necessariamente massacrare di partite. Così, a occhio, il guadagno sembra quindi per lo più legato a skin alternative per i combattenti, e alla volontà dei giocatori di ottenere subito le eventuali new entry senza dover guadagnare valuta affrontando i combattimento. Un sistema che con ogni probabilità rappresenta quello più funzionale per free to play di questa tipologia. Certo, un po’ di valuta in più a forza di livellare non farebbe male, e il timore di personaggi gradualmente sempre più ardui da sbloccare in futuro è presente, tuttavia è inutile fasciarsi la testa prima del tempo. Tirando le somme Multiversus si è rivelato essere una gradita sorpresa. Seppur non raggiunge i fasti della concorrenza su Switch, il titolo offfre un’ottima giocabilità, una rosa di combattenti abbastanza florida e una grande longevità. Peccato solo per le arene di gioco che a nostro avviso risultano un po’ troppo anonime e scarne. Se in futuro il titolo verrà seguito a dovere però siamo certi che i giocatori ne vedranno delle belle.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8

Gameplay: 9

Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Huawei Mate Xs 2, lo smartphone pieghevole arriva in Italia

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Huawei ha svelato l’arrivo in Italia del Mate Xs 2 il nuovo smartphone pieghevole, risultato dei recenti studi della compagnia nello sviluppo dei foldable. La cerniera a doppia rotazione Falcon Wing con piega piatta rende il Mate Xs 2 sia resistente che compatto. Il display pieghevole True-Chroma è da 7,8 pollici mentre il sistema di fotocamere True-Chroma poggia su un sensore da 50 megapixel, con fotocamera ultra-angolare da 13 megapixel e teleobiettivo da 8 megapixel. Particolarità del telefono è il cosiddetto Composite Screen, che ha un design simile a quello dei sistemi anti-collisione delle auto, per ammortizzare meglio gli urti. Da aperto, il display ha una risoluzione di 2480 x 2200 pixel, con frequenza di aggiornamento fino a 120 Hz. Da chiuso, il pannello da 6,5 pollici è ancora utile per usare tutte le app che si vuole, in modalità smartphone classico. A differenza della concorrenza, il Mate Xs 2 conserva la sua peculiare apertura verso l’esterno, piuttosto che a mo’ di libro come il Galaxy Z Fold 3. Mate Xs 2 è dotato di una batteria da 4600 mAh e supporta il SuperCharge 66 W che, secondo l’azienda, migliora la durata della batteria in standby. Il telefono supporta solo la rete 4G e il sistema operativo è Emui 12, basato su Android ma senza le app di Google e il Play Store, per il noto ban da parte del governo degli Stati Uniti sugli affari intrattenuti da Huawei con produttori di hardware e servizi americani. C’è però tutto l’ecosistema che negli ultimi anni il colosso cinese ha realizzato intorno ai suoi dispositivi, compresa AppGallery che oramai supporta quasi tutti i principali software utilizzati dagli utenti. Fino al 31 agosto, Huawei Mate Xs 2 sarà in pre-ordine solo su Huawei Store al prezzo di 1.999,90 euro e, con il deposito di 10 euro, si otterrà uno sconto di 100 euro e in omaggio le nuove FreeBuds Pro 2. Il telefonino pieghevole di ultimissima generazione sarà in vendita dal 1 settembre, con le FreeBuds Pro 2 in omaggio solo fino al 30 settembre.

F.P.L.

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Capcom Arcade 2nd Stadium, lunga vita al retrogaming

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Capcom Arcade 2nd Stadium è il secondo capitolo (qui la nostra recensione del primo titolo) di una raccolta che include decine di storici videogiochi arcade della casa di Osaka, grandi titoli che hanno fatto la storia del gaming negli anni ‘90 e che adesso possono essere giocati sia da chi ha avuto la fortuna di vivere quegli anni, ma anche dalle nuove generazioni. Data l’imponente mole di capolavori che l’azienda ha partorito durante i decenni scorsi, era impossibile raggruppare tutti i titoli più rappresentativi degli anni ’90 in un’unica raccolta. Di conseguenza, questa seconda edizione va a coprire alcune delle inevitabili lacune della precedente, arricchendo ed impreziosendo l’offerta con interessanti extra. A differenza di altre collezioni, Capcom Arcade 2nd Stadium preferisce spaziare tra più generi, aprendo un’interessante finestra su alcuni dei prodotti più sperimentali della casa di Street Fighter. Pensiamo ad esempio a Saturday Night Slam Masters, primo lodevole tentativo di Capcom di realizzare un titolo basato sul wrestling e giocabile a coppie, dotato di una profondità e di un gameplay che non sfigurerebbero affatto in un prodotto moderno. Un vero pezzo di storia videoludica ambientato nell’universo condiviso di Street Fighter e Final Fight, in cui si potranno rivivere le gesta di Mike Haggar da lottatore professionista, prima di diventare sindaco e cominciare la sua lotta personale contro la Mad Gear Gang. Oppure, se alle botte si preferisce il run ‘n gun, Mega Man The Power Fighters offre un interessantissimo ibrido tra sparatutto e picchiaduro a incontri, proponendosi come una sorta di boss rush contro gli storici nemici del “Blue Buster”. Non mancano poi opere sportive e pilastri del beat ‘em up a scorrimento “d’annata”, che stanno vivendo una seconda giovinezza in questi ultimi anni. King of Dragons, assente eccellente della prima edizione, torna a deliziare occhi e orecchie con il suo mondo fantasy e con una prima sperimentazione di progressione ruolistica all’interno di un gioco arcade. La maggior parte dei giochi, data la loro natura, è pensata anche per brevi sessioni: il tutto è acquistabile in un singolo pacchetto, composto da 32 titoli, oppure in gruppi di dieci. Capcom Arcade Stadium non si limita, tuttavia, alla semplice riproposizione dei super classici, ma comprende nella sua offerta dei piccoli extra che faranno sicuramente la gioia degli appassionati.

Appena avviata la Capcom Arcade 2nd Stadium, ci si troverà all’interno di una sala giochi virtuale a tutti gli effetti, realizzata con il ben noto RE Engine della casa nipponica. Al suo interno si troveranno i cabinati dei titoli acquistati, e sarà possibile modificarne aspetto, dimensioni e colore. I cabinati virtuali sono ispirati alle proprie controparti storiche, e vedere vecchi modelli come il Mini Cute o l’Impress manderà i più nostalgici in estasi. Si tratta di una scelta creativa e apprezzabile, anche se a tal proposito sarebbe stata assai gradita la possibilità di “esplorare” la propria sala giochi in prima persona e sedersi allo sgabello dei propri cabinati, piuttosto che scegliere i titoli da un funzionale, ma forse un po’ freddo, menu. Con la semplice pressione di un tasto si troveranno i giochi comodamente divisi per genere, e si potrà persino decidere di creare delle liste personalizzate con i propri software preferiti. Si avrà inoltre la facoltà di cambiare liberamente la versione del romset da Occidentale a Giapponese, a proprio piacimento. Una volta scelto il cabinato la visuale si avvicinerà e, attraverso l’uso dell’analogico destro, si avrà la possibilità di guardare la plancia dei comandi. La vera chicca consiste nel fatto che, utilizzando lo stick sinistro e i pulsanti del jpypad, si vedrà muoversi la leva e i tasti corrispondenti del cabinato virtuale. Si tratta di un particolare esclusivamente estetico, ma comunque apprezzatissimo. A questo punto si potrà decidere di osservare il gioco attraverso il proprio cabinato 3D, oppure giocare al titolo selezionato nella classica modalità full screen, che è senza dubbio meno scenica ma sicuramente è più godibile. Capcom Arcade 2nd Stadium offre i seguenti titoli: 1943 Kai Midway Kaisen, Block Block, Knights of the Round, Magic Sword, The King of Dragons, Vampire Savior The Lord of Vampire, Black Tiger, Capcom Sports Club, Darkstalkers The Night Warriors, Eco Fighters, Gun Smoke, Hissatsu Buraiken, Hyper Dyne Side Arms, Hyper Street Fighter 2 The Anniversary Edition, Last Duel, Mega Man 2 The Power Fighters, Mega Man The Power Battle, Night Warriors Darkstalkers, Revenge, Pnickies, Rally 2011, Led Storm, Saturday Night Slam Masters, Savage Bees, Son Son, Street Fighter, Street Fighter Alpha Warriors Dreams, Street Fighter 2, Street Fighter 3, Super Gem, Fighter Mini Mix, Super Puzzle Fighter II Turbo, The Speed Rumbler, Three Wonders, Tiger Road. Insomma la sceltsa è davvero molto vasta. Il titolo offre inoltre tutta una serie di opzioni grafiche extra. Queste sono davvero notevoli: sono presenti ben 7 tipologie diverse di filtro, tra differenti versioni di “scanlines” per creare l’effetto “tubo catodico” e varianti più “moderne”. Si potrà poi scegliere di giocare in widescreen o all’interno di una cornice personalizzabile come si preferisce di più. Con l’opzione “Manuale” si potrà, tramite semplicissime righe di testo condite da immagini e artwork dell’epoca, prendere subito dimestichezza con ogni titolo presente nella compilation. Particolarmente apprezzabili i libretti d’istruzioni dei picchiaduro, che riescono a sintetizzare in pochissimo tempo le meccaniche ludiche, le mosse chiave dei personaggi e qualche cenno di lore dei contendenti. Alcuni testi contengono persino easter egg e codici segreti per selezionare combattenti altrimenti inaccessibili. E’ inoltre presente la possibilità di cominciare la partita in modalità standard, con sfide a tempo oppure in modalità speciali. Sono inoltre presenti ulteriori opzioni specifiche per ciascun gioco. Si tratta sostanzialmente dei “dipswitch” contenuti nei cabinati classici e consentiranno di modificare parametri come numero di vite, danni dei nemici, velocità di gameplay e livello di difficoltà. I titoli contenuti nella Capcom Arcade 2nd Stadium sono riprodotti fedelmente agli originali, senza sbavature o particolari problemi di input lag, con alcune esclusive funzioni di salvataggio/caricamento e rewind che daranno modo di controllare l’azione in ogni minimo dettaglio, ritornando sui propri passi per correggere gli errori commessi. L’unica vera pecca della produzione risiede nella totale assenza di un multiplayer online sincrono. Nonostante la presenza del multigiocatore locale, sarebbe stata gradita un’opzione per poter sfidare i propri amici online nei vari picchiaduro o invitarli in partite cooperative. Tirando le somme, questa nuova collezione di titoli Capcom è sicuramente l’ottimo seguito di un’operazione nostalgia che la casa giapponese porta avanti con coraggio e amore. Se si è dei veri appassionati di gaming lasciarsela sfuggire sarebbe un grave errore in quanto è disponibile su qualsiasi piattaforma di gioco: Pc, Xbox, PlayStation e Switch.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 9

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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