Connect with us

Cronaca

PIETRO MASO RICOVERATO IN UNA CLINICA PSICHIATRICA, DON MAZZI: "NON BISOGNA LASCIARLO SOLO"

Clicca e condividi l'articolo

Nei giorni scorsi gli inquirenti hanno intercettato delle conversazioni di Pietro Maso in cui diceva: "Le mie sorelle? Su di loro devo finire il lavoro di 25 anni fa”

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print
di Angelo Barraco
 
Verona – Pietro Maso è ricoverato da due giorni in una clinica psichiatrica di Verona. Un uomo con alle spalle 22 anni di carcere per il duplice omicidio dei genitori avvenuto il 17 aprile del 1991 quando era appena maggiorenne. Oggi Maso ha 44 anni e le vicende che lo coinvolgono e di cui si parla tanto sembra continuino a girare attorno ai soldi e ad incubi del passato che, sembra, non siano mai andati via. A confermare il ricovero è Don Antonio Mazzi che avrebbe riferito le condizioni critiche di Maso e che si sarebbero ulteriormente aggravate a causa dei problemi economici. Don Mazzi ha inoltre riferito: “Non bisogna lasciarlo solo”. Ma cosa era successo negli ultimi tempi?
 
Nei giorni scorsi gli inquirenti hanno intercettato delle conversazioni di Pietro Maso in cui i toni hanno destato non poca preoccupazione: “Le mie sorelle? Su di loro devo finire il lavoro di 25 anni fa”. Gli inquirenti reputano questa  frase una minaccia diretta nei confronti di Nadia e Laura Maso. Nella giornata di martedì, la questura di Milano gli ha notificato un foglio in cui gli ha imposto il “via obbligatorio”, Pietro Maso deve lasciare la città. Ricordiamo che l’uomo si è macchiato del duplice omicidio dei genitori, Antonio e Marirosa, nel 91 e da gennaio è indagato per tentata estorsione. Nelle intercettazioni in mano agli inquirenti, Maso parla con due persone e in entrambe le circostanze ci sono stati i presupposti di minacce, ritenute “gravi e fondate”. Nella giornata di martedì 1 è stata data un’ulteriore protezione alle sorelle, malgrado già lo fossero da febbraio. 
 
“Stanno parlando tutti, state parlando tutti di me. Fate pure, continuate così.C’è libertà e ciascuno è libero di dire ciò che vuole, anche chi mi accusa. Dite pure, fate pure. Non ho bisogno di difendermi”, sono queste le parole di Pietro Maso in un’intervista al Corriere del Veneto. Qui si parla dell’ultima vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto, dell’sms con relative intimidazioni che doveva pervenire all’amico Fabio ma che invece, per errore, giunge a una delle due sorelle che preoccupata e allarmata presenta un esposto alla magistratura per tentata estorsione. Pietro Maso nell’intervista sottolinea: “Stavolta non ho fatto nulla, questa è la verità e io la conosco” aggiungendo inoltre “Non ho bisogno di difendermi da nulla perché non ho fatto nulla. Stavolta non ho commesso niente di grave”. Ha sottolineato inoltre: “Stanno cercando di rimettermi in carcere. Possono anche farlo, la galera non mi fa più paura. Ci sono già passato e so cosa vuole dire. La differenza è che stavolta non ho fatto nulla e so di essere nel giusto”. Ma cosa c’era scritto in quell’sms? Parole forti, parole dure che sono giunte per errore sul cellulare della sorella Nadia e che hanno fatto suonare dei campanelli d’allarme riconducibili al passato.
 
Ecco il testo del messaggio: “Ora Fabio pensaci bene. Domani mattina ti chiamo e se rispondi bene, e fai quello che dico, ok. Altrimenti vengo lì e ti stacco quella testa di cazzo che hai”. L’sms doveva pervenire ad un amico che gli ha negato un prestito di 25mila euro. Maso risponde all’esposto delle sorelle: “Mi avete messo nei casini, adesso ve la vedrete con i miei avvocati”, inoltre Maso ha preannunciato alle sorelle una denuncia per diffamazione. L’ultimo incontro tra l’uomo e le sorelle avviene il 21 dicembre nella sede di Telepace a Cerna (Verona). La sorella descrive il fratello così: “L’ho visto in uno stato confusionale e di onnipotenza, nei suoi occhi ho colto deliri euforici che mi hanno lasciato sorpresa e spaventata, ricordandomi lo stato in cui versava nel 1991, prima di commettere degli omicidi”. La Procura di Verona sta esaminando anche i bonifici dell’uomo e deciderà se nel caso specifico, l’ipotesi di reato è minacce o estorsione. L’amico ha riferito agli inquirenti che in questi due anni –nel periodo in cui Maso lavorava per Telepace- ha prestato a Maso 25mila euro. Maso sarebbe stato “Fortemente attratto dalla sua personalità”  ed è per questa ragione che chiedeva i soldi. Ricordiamo inoltre che è stato condannato a 30 anni di carcere e gli è stata riconosciuta la seminfermità mentale, ha scontato 22 anni di carcere. 
 
La storia di Pietro Maso gira ancora attorno ai soldi, dentro e fuori il carcere, da giovane e da uomo maturo si torna ad associare la sua figura a quella del denaro. Ciò che dovranno accertare adesso gli inquirenti è se oltre alla richiesta di denaro vi sia stata anche la minaccia anche ai danni delle sorelle. Lui però in un’interchista a Chi ha dichiarato: “Adesso che ho scontato la mia pena lo posso dire: non ho ucciso i genitori per soldi, perché i soldi li avrei avuti lo stesso”. Venticinque dopo il terribile massacro di Antonio Maso (56 anni) e Rosa Tessari (48 anni) avvenuto  il 17 aprile del 1991 a Montecchia di Crosara, con la complicità di tre amici. Gli fu inflitta una condanna a 30 anni e due mesi e la Corte d’Assise sentenziò: “Li ha massacrati per mettere le mani sull’eredità”. 
 
Il delitto: E’ la sera del 17 aprile del 1991, i coniugi maso sono ad un incontro di catechesi e di preghiera  a cui partecipano regolarmente. Antonio e Rosa accompagnano in Piazza il figlio, dove lo aspettano 3 amici. Il progetto di Pietro Maso era quello di uccidere la sua famiglia per mettere mano all’eredità, a beni mobili e immobili e voleva dividerlo con i suoi amici. Alle 23.10 i signori Maso rientrano a casa, il primo a varcare la porta è Antonio Maso che viene assalito dal figlio e colpito a sprangate alla testa, l’amico Damiano è intervenuto colpendo l’uomo con una pentola. Nel frattempo era arrivata la madre di Pietro Maso che fu aggredita brutalmente da Paolo e Giorgio e fu tramortita con forti colpi alla testa. Giorgio soffocò Rosa con una coperta, mentre gli altri la colpivano sulla testa e ripetutamente su tutto il corpo. Antonio Maso è stato ucciso con un piede sulla gola, soffocato. I genitori di Pietro Maso sono stati massacrati dal figlio e da tre suoi amici dopo venti minuti di agonia. Inizialmente simula una rapina, e in un primo momento ci credono, ma quando la scena viene analizzata per bene e non viene rinvenuto nessun segno oggettivo di rapina, il quadro che si prospetta è chiaro ed inquietante. Anche le sorelle si insospettiscono e si accorgono di una mancanza di 25 milioni dal conto della madre e la firma falsa di Rosa e la scritta della cifra scritta sulla rubrica telefonica di casa. Pietro le rivela dell'assegno intestato a Giorgio Carbognin, aggiunge che era stata la loro madre a firmarlo, ma non sa spiegare il perché di quelle scritte di prova sulla rubrica. Pian piano il quadro si fa sempre più nebuloso e pressato dagli inquirenti confessa il delitto. Tutti vengono arrestati per omicidio volontario, accusa che a chiusura d'istruttoria diventerà duplice omicidio volontario premeditato pluriaggravato. Le aggravanti sono infatti la crudeltà, i futili motivi e, per Pietro, anche il vincolo di parentela. Il 29 febbraio del 1992 viene emessa la sentenza, Pietro Maso viene condannato a 30 anni e 2 mesi di reclusione, Cavazza e Carbognin a 26 anni ciascuno, Burato, non essendo ancora diciottenne, verrà giudicato dal tribunale dei minori che lo condannerà a 13 anni.

Continua a leggere
Commenta l'articolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Cronaca

Firenze, ritrovato da un giornalista il piccolo Nicola: era in fondo a una scarpata

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

E’ stato ritrovato vivo Nicola, il bimbo di appena 21 mesi scomparso dalla sua casa a Palazzuolo sul Senio. Lo rende noto prefettura di Firenze.

Da quanto spiegato dalla prefettura, il bimbo, Nicola Tanturli, sarebbe stato trovato a circa tre chilometri dalla sua abitazione.

E’ stato un giornalista della Vita in diretta della Rai, Giuseppe Di Tommaso, a far ritrovare il piccolo Nicola: risalendo versa la casa del bambino ha sentito rumori e lamenti.

Il bambino era in fondo a una scarpata, a ridosso della strada e profonda una cinquantina di metri ed è stato poi recuperato da un carabiniere.

Il piccolo Nicola ha già visto i suoi genitori e, trasportato con l’elisoccorso è arrivato all’ospedale pediatrico Meyer per effettuare controlli medici. “E’ già stato sottoposto a una prima visita che ha rilevato la presenza di escoriazioni superficiali, ma le sue condizioni generali non destano particolari preoccupazioni. Il piccolo verrà comunque trattenuto in osservazione in attesa di completare gli ultimi accertamenti”. Così in una nota l’ospedale.

Nicola ha chiesto subito della mamma. Il piccolo è stato tratto in salvo dal comandante della stazione dei carabinieri di Scarperia, Danilo Ciccarelli, che si è calato a 25 metri. Lo stesso luogotenente lo ha riportato sulla strada serrata riconsegnandolo alla madre.

“Sono contento e ringrazio tutte le persone che si sono impegnate”. Sono le parole del padre di Nicola Tanturli, ai microfoni del Tg4.

Per i carabinieri impegnati negli accertamenti in seguito alla scomparsa di Nicola, il piccolo si sarebbe allontanato da solo, vagando poi per i boschi circostanti la casa dove vive con i genitori. Gli investigatori, secondo quanto si apprende, escludono altre possibili ipotesi. Degli accertamenti i carabinieri riferiranno alla procura, interessata già da ieri quando ha aperto un fascicolo sulla scomparsa, senza alcun indagato.

Alla notizia del ritrovamento del piccolo Nicola tutto il Paese di Palazzuolo sul Senio è esploso in una grande festa e il parroco don Alessandro Marsili, che ha partecipato lui stesso alle ricerche, ha suonato le campane a distesa per cinque minuti. “Tutto il Paese – riferisce all’ANSA – è esploso in una grande gioia, qualcuno ha detto che è stato un miracolo. C’è stata un’ampia mobilitazione civile e di tante associazioni nelle ricerche. Proprio qui davanti alla chiesa è atterrato l’elicottero che lo ha preso per portarlo in ospedale e tutti i bambini del centro estivo sono corsi nel piazzale gridando ‘Nicola! Nicola!'”. “Mi è sembrato in buone condizioni, contento, parlava, sicuramente era disidratato” precisa don Alessandro Marsiliche ha visto poi Nicola questa mattina poco dopo il ritrovamento. “Parlava molto – racconta – le parole che ho colto sono state ‘Mamma, mamma’ e poi appena ha visto il papà gli si è buttato in braccio”.

Avrebbero cercato il figlio per diverse ore prima di dare allarme ai carabinieri i genitori di Nicola Tanturli, il bimbo di 21 mesi allontanatosi da casa nella notte tra lunedì e martedì e ritrovato nei boschi questa mattina. Secondo quanto ricostruito, la coppia si sarebbe accorta dell’assenza del bambino intorno a mezzanotte mentre i carabinieri sarebbero stati avvisati alle 9 di ieri mattina. Un lasso di tempo nel quale, in base a quanto appreso, la coppia avrebbe cercato il figlio intorno a casa, sperando di poterlo ritrovare. Riguardo a questo ritardo nel dare l’allarme, eventuali profili di responsabilità, al momento non emersi, saranno valutati nei prossimi giorni dall’autorità giudiziaria che, come è prassi, ieri era stata interessata per la scomparsa del bimbo.

Il sindaco – “Non abbiamo dormito per due giorni, ma questo ci ripaga di qualsiasi sforzo. Penso che di più non potevamo sinceramente fare, non potevamo ottenere di più: la prefettura ci ha messo nelle condizioni di avere tutto il personale necessario, lo Stato si è immediatamente attivato, abbiamo calcolato di aver avuto circa 1000 uomini in due giorni”. Lo ha detto il sindaco di Palazzuolo sul Senio (Firenze), Gian Piero Philip Moschetti, durante la conferenza stampa convocata dopo il ritrovamento del piccolo Nicola. “Questa volta è andata in modo diverso da tante altre perché si è lavorato bene insieme – ha aggiunto – è una vera vittoria dello Stato, la vittoria di una macchina che ha funzionato in maniera efficiente, e di una comunità”. Nicola Tanturli “dicono che possa aver camminato per 4-5 chilometri” ha detto il sindaco rispondendo a una domanda di un giornalista se del caso saranno interessati i servizi sociali il sindaco ha risposto: “E’ una cosa che non spetta a noi direttamente, spetterà alla Società della salute ed eventualmente ai servizi sociali stessi, che ci hanno già contattato. Noi ieri abbiamo già parlato con i servizi sociali, anche su come potenziare il supporto alla famiglia”.

Il comandante della stazione dei carabinieri di Scarperia – “Siamo stati fermati da un giornalista che diceva di aver sentito un lamento. Siamo scesi dalla macchina, ho sentito anche io il lamento, ma secondo me poteva essere un capriolo o un daino. Abbiamo deciso di verificare, anche se il terreno era molto scosceso. Mi sono calato dalla scarpata, chiamavamo continuazione il bambino ma non rispondeva. Poi ho sentito dei lamenti più chiari, e mi aspettavo che uscisse fuori un animale: invece è sbucato Nicola con la testolina tra l’erba alta, mi ha detto ‘mamma’, mi sono avvicinato. Mi ha abbracciato subito”. “Ho provato una sensazione molto bella. Ho verificato subito se aveva qualche lesione: non aveva nulla, solo un piccolo bernoccolo e qualche graffio. Poi mi si è aggrappato al collo, e l’ho portato piano piano in strada, anche con l’aiuto del giornalista nell’ultimo tratto. E’ stata una gioia bellissima, è stato bellissimo riportarlo fra le braccia della sua mamma”. “Non ho avuto l’impressione che abbia trascorso lì la notte, secondo me c’è arrivato tramite il bosco, perché secondo me la strada da fare era più agevole”. Il militare ha spiegato di non aver “avuto l’impressione che abbia trascorso” la notte in fondo alla scarpata dove il piccolo è stato ritrovato, perchè “l’erba non era schiacciata, non aveva fatto un giaciglio. Secondo me si è mosso”. Il militare sta partecipando alla conferenza stampa convocato dal sindaco di Palazzuolo sul Senio.

Il giornalista Rai che per primo ha sentito la voce di Nicola – “E’ stata una grande emozione, sono ancora scosso”. Sono le parole di Giuseppe Di Tommaso, il giornalista della Vita in diretta che ha trovato per primo questa mattina Nicola Tanturli, il bimbo di due anni che era scomparso ormai da più di 24 ore. “Ero in macchina con la troupe quando ho chiesto di scendere – racconta -. Sono rimasto da solo e ho sentito una voce in fondo ad un burrone. Ho pensato fosse suggestione ma mi sono messo a urlare ‘Nicola, Nicola’. La risposta è stata ‘mamma, mamma’. Così sono risalito di corsa e ho fermato una macchina, che era quella dei carabinieri, che poi sono scesi a recuperare il bambino”. “Mi hanno abbracciato e ringraziato, poi sono andati con il bimbo in ospedale” ha aggiunto Giuseppe Di Tommaso. “Ero tornato al lavoro proprio oggi dopo aver subito un intervento – racconta -. Mi ero quasi pentito dicendomi che forse avevo troppo anticipato i tempi”. “Il bimbo era tra i rovi nel bosco ma aveva solo qualche graffio – spiega ancora Di Tommaso -. All’inizio, quando ho incontrato i carabinieri, quasi non mi credevano. Ero tutto sporco e loro pensavano potesse essere qualche animale. Poi, per fortuna, abbiamo avuto la conferma che si trattava del bambino. E’ stato il più importante riconoscimento ricevuto nella mia carriera, essere stato utile a salvare una vita, quella di un bambino di 21 mesi”.

La notte di ricerche – Le ricerche sono proseguite tutta la notte. Già da stamani erano partite nuove operazioni, coi cani molecolari, coi cani da soccorso e coi volontari. Il territorio è impervio e la vegetazione è molto fitta. Le squadre dei soccorritori si sono già date più cambi. Ci sono pure difficoltà di comunicazione perché la copertura della rete mobile in questa parte dell’Appennino è incompleta e ha molti vuoti lontano dagli abitati.

Il piccolo era scomparso la notte tra il 21 e il 22 giugno da un casolare sull’Appennino dove vive coi genitori e il fratellino di 4 anni. La famiglia vive in una casa isolata. Zona impervia, raggiungibile solo da una mulattiera. Lunedì sera babbo e mamma hanno messo a letto i due figli, anche Nicola. Quando sono andati a svegliarlo, hanno trovato un lettino vuoto. Hanno cercato per tutta la casa, poi nei terreni intorno. Hanno dato l’allarme ai carabinieri. Nicola è un bimbo che vive in campagna e ha sviluppato presto autonomia nei movimenti, abituato a muoversi da solo oltre i margini dell’abitazione e le immediate vicinanze.

L’ipotesi ritenuta più probabile è che durante la notte, non è chiaro in quale orario, si sia svegliato, sia sceso dal letto e sia uscito di casa, dove non ha più fatto ritorno. Potrebbe aver camminato a lungo e si sarebbe perso, non riuscendo più a trovare la strada di casa. Quando i genitori hanno denunciato la scomparsa ai carabinieri della zona, la prefettura ha attivato il piano di ricerca per le persone disperse. La famiglia abita in un luogo dove non arriva o è scarsissimo il segnale del cellulare, quindi pure internet.

A due chilometri dalla loro casa c’è l’ecovillaggio di Campanara, comunità che da decenni pratica agricoltura biologica. Tutti gli appartenenti si sono uniti alle ricerche: “Io sono rimasta coi nipotini – racconta un’anziana residente – I genitori sono sconvolti, tutta la nostra comunità è in giro per i boschi a cercare il bambino”. Sul posto il sindaco di Palazzuolo sul Senio, Gian Piero Philip Moschetti: “E’ un bambino molto attivo – racconta – molto vispo, potrebbe camminare per un chilometro all’ora, non sappiamo quanta distanza possa aver fatto. Era abituato ad uscire dalla casa, a vivere all’aria aperta. I genitori lo hanno messo a letto dopo cena. Al risveglio si sono accorti che non c’era più e hanno dato l’allarme”.

Imponente la macchina delle ricerche messa in campo con il coordinamento della prefettura. L’area scandagliata è ampia circa 10 chilometri quadrati. Sul posto vigili del fuoco, con circa 40 uomini e un elicottero, carabinieri, soccorso alpino, volontari del soccorso alpino e volontari della protezione civile. Sono arrivati anche i sub dei pompieri, per ispezionare un laghetto artificiale ma l’esito è stato negativo. Per trovare Nicola sono state usate le unità cinofile, anche con i cani molecolari, al cui olfatto sono stati sottoposti alcuni vestiti.

Continua a leggere

Cronaca

Abolito il carcere ai giornalisti per diffamazione. Una vittoria della categoria

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Stampa Romana chiede che ora riparta il percorso che protegga i cronisti dalle liti temerarie in sede civile in Parlamento e sia finalmente rispettoso del diritto di informare

La Corte costituzionale da seguito alla decisione dello scorso anno, sospesa in attesa di interventi legislativi che non sono avvenuti, e fa decadere il reato di diffamazione legato all’articolo 13 della legge sulla stampa del 1948 considerando quella norma incostituzionale e non compatibile con le norme europee.

Salva invece il terzo comma dell’articolo 595 del codice penale dove la pena detentiva è mantenuta in alternativa alla multa, riservando tuttavia il carcere alle situazioni di eccezionale gravità.

La Corte costituzionale rinvia al legislatore il bilanciamento tra libertà di manifestazione del pensiero e tutela della reputazione individuale.

Stampa Romana ringrazia l’Ordine Nazionale dei Giornalisti anche questa mattina in udienza come amicus curiae e chiede che il percorso che protegga i cronisti dalle liti temerarie in sede civile riparta in Parlamento e sia finalmente rispettoso del diritto di informare.

Continua a leggere

Cronaca

Bimbo scomparso dalla sua casa: proseguono senza sosta le ricerche

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Il piccolo è scomparso la notte tra il 21 e il 22 giugno da un casolare sull’Appennino dove vive coi genitori e il fratellino di 4 anni.

Ancora nessun esito dalle ricerche del bimbo di 21 mesi scomparso dalla sua casa nell’Alto Mugello, dopo una notte di perlustrazioni nel territorio di Palazzuolo sul Senio (Firenze). Le ricerche sono proseguite tutta la notte e andranno avanti per l’intera giornata.

Già da stamani sono in previsione nuove operazioni, coi cani molecolari, coi cani da soccorso e coi volontari. Il territorio è impervio e la vegetazione è molto fitta. Le squadre dei soccorritori si sono già date più cambi. Ci sono pure difficoltà di comunicazione perché la copertura della rete mobile in questa parte dell’Appennino è incompleta e ha molti vuoti lontano dagli abitati. I droni sorvoleranno ancora le aree scoperte, fuori dai boschi, per rilevare eventuali segni del passaggio del bambino.

Il piccolo è scomparso la notte tra il 21 e il 22 giugno da un casolare sull’Appennino dove vive coi genitori e il fratellino di 4 anni. La famiglia vive in una casa isolata. Zona impervia, raggiungibile solo da una mulattiera. Lunedì sera babbo e mamma hanno messo a letto i due figli, anche Nicola. Quando sono andati a svegliarlo, hanno trovato un lettino vuoto. Hanno cercato per tutta la casa, poi nei terreni intorno. Hanno dato l’allarme ai carabinieri. Nicola è un bimbo che vive in campagna e ha sviluppato presto autonomia nei movimenti, abituato a muoversi da solo oltre i margini dell’abitazione e le immediate vicinanze.

L’ipotesi ritenuta più probabile è che durante la notte, non è chiaro in quale orario, si sia svegliato, sia sceso dal letto e sia uscito di casa, dove non ha più fatto ritorno. Potrebbe aver camminato a lungo e si sarebbe perso, non riuscendo più a trovare la strada di casa. Quando i genitori hanno denunciato la scomparsa ai carabinieri della zona, la prefettura ha attivato il piano di ricerca per le persone disperse. La famiglia abita in un luogo dove non arriva o è scarsissimo il segnale del cellulare, quindi pure internet.

A due chilometri dalla loro casa c’è l’ecovillaggio di Campanara, comunità che da decenni pratica agricoltura biologica. Tutti gli appartenenti si sono uniti alle ricerche: “Io sono rimasta coi nipotini – racconta un’anziana residente – I genitori sono sconvolti, tutta la nostra comunità è in giro per i boschi a cercare il bambino”. Sul posto il sindaco di Palazzuolo sul Senio, Gian Piero Philip Moschetti: “E’ un bambino molto attivo – racconta – molto vispo, potrebbe camminare per un chilometro all’ora, non sappiamo quanta distanza possa aver fatto. Era abituato ad uscire dalla casa, a vivere all’aria aperta. I genitori lo hanno messo a letto dopo cena. Al risveglio si sono accorti che non c’era più e hanno dato l’allarme”.

Imponente la macchina delle ricerche messa in campo con il coordinamento della prefettura. L’area scandagliata è ampia circa 10 chilometri quadrati. Sul posto vigili del fuoco, con circa 40 uomini e un elicottero, carabinieri, soccorso alpino, volontari del soccorso alpino e volontari della protezione civile. Sono arrivati anche i sub dei pompieri, per ispezionare un laghetto artificiale ma l’esito è stato negativo. Per trovare Nicola sono state usate le unità cinofile, anche con i cani molecolari, al cui olfatto sono stati sottoposti alcuni vestiti. “L’area – aggiunge Moschetti – dove si concentrano le ricerche è estesa e impervia con boschi e fitta vegetazione. Stiamo setacciando la zona, le ricerche continuano con tutte le forze e i mezzi a disposizione. Un’intera comunità lo sta cercando”.

Le ricerche proseguiranno tutta la notte. “Lo stiamo cercando e lo continueremo a cercare, non ci fermiamo – dice ancora il sindaco – Ci sono 200 persone che cercano questo bambino, lo cerchiamo coi droni, con i cani, con i cani molecolari”. “Sappiamo che è uscito di casa e non ha fatto ritorno”, ha concluso il sindaco confermando che i tempi di attivazione delle ricerche sono stati immediati: “L’allarme è stato dato dai genitori all’Arma dei carabinieri alle 10, l’Arma ha avvisato il Comune e ci siamo attivati subito”.

Continua a leggere

I più letti