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Pokémon Violetto e Scarlatto, la rivoluzione open world ha inizio

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Pokémon Scarlatto e Pokémon Violetto sono i primi capitoli della serie principale, disponibili esclusivamente sulla Switch di Nintendo, a sposare al 100% la deriva open world che ormai da diversi anni ha coinvolto molti dei brand e delle serie più famose. Abbandonata così la linearità che ha caratterizzato le ultime generazioni, in Pokémon Scarlatto e Violetto si respira effettivamente un’aria di rinnovamento, un’aria che riporta l’esplorazione al centro delle tematiche principali del gioco. Ma andiamo a scoprire come: i primi momenti del gioco (sia nella versione Scarlatto che Violetto) sono molto simili a quelle dei titoli precedenti, anche se in questo caso si ha accesso sin dalle prime battute a un editor del personaggio molto più completo rispetto a quanto visto in passato, che permette di agire su tanti elementi del volto e dei capelli come non era mai successo prima. Completata la personalizzazione del proprio alter ego virtuale, il gioco catapulta i giocatori subito nel bel mezzo del loro primo giorno di scuola a Paldea presso l’Accademia Uva (o Arancia, in base alla versione acquistata) e li introduce rapidamente alle tre attività extracurricolari: Il Cammino dei Campioni, Il Sentiero Leggendario e Il Viale della Polvere di Stelle. Ognuna di queste non è altro che una delle tre quest principali da seguire, per la prima volta, nell’ordine che più si preferisce. Il primo percorso è quello classico della serie, ovvero quello che pone davanti alla sfida delle Palestre per ottenere le 8 medaglie, competere nella Lega Pokémon e provare ad accedere al rango Campione. Il secondo è invece quello un po’ più atipico, in quanto si concentra sulle vicende di Pepe, un compagno dell’Accademia che è a caccia di misteriosi ingredienti culinari. Peccato che per raggiungerli bisognerà fare i conti con i Pokémon Dominanti delle rispettive zone. Il terzo percorso, invece, porterà i giocatori a confrontarsi direttamente con il Team Star, un gruppo di studenti problematici che stanno causando grane all’Accademia. Spetterà proprio a chi gioca affrontare i boss di ogni divisione del Team per riportare l’ordine. Come accennavamo, ognuno di questi percorsi può essere intrapreso nell’ordine che più si preferisce, al punto che non si è neanche vincolati al portarne a termine uno prima di passare al successivo. In realtà, una volta resi liberi di esplorare l’open world, tutti gli obiettivi sono presenti contemporaneamente sulla mappa di gioco, permettendo così di avere sempre sotto controllo lo stato dei progressi e le cose che restano da fare. Peccato che sia del tutto assente una sorta di diario per tenere traccia delle attività svolte, così come non esiste la possibilità di segnare appunti o luoghi d’interesse sulla mappa. Questo è un netto passo indietro anche rispetto a quanto offerto con Leggende Pokémon: Arceus, dove entrambe le cose erano state implementate in maniera corretta e funzionavano perfettamente.

Ovviamente la natura open world di Pokémon Scarlatto e Violetto nasconde in realtà alcuni limiti, dal momento che entrambi i titoli non adattano la difficoltà in base al livello del proprio team. Ciò significa che, sebbene non ci sia un ordine da seguire forzatamente per nessuno degli eventi, la scelta di quale palestra sfidare, quale base del Team Star assaltare e quale Dominante sfidare è circoscritta a quelli che ricadono all’interno delle possibilità del proprio team. Data la quasi totale assenza di barriere all’esplorazione, infatti, sarà molto semplice ritrovarsi in una zona del tutto al di fuori della propria portata, magari perché i Pokémon di quell’area sono di 10 o 20 livelli superiori a quelli utilizzati in quel preciso istante. Ovviamente nulla vieta ai giocatori di ignorare del tutto le missioni e di passare il tempo esclusivamente ad allenare la squadra, in modo da ritrovarsi ad un livello sufficientemente alto da poter affrontare qualsiasi missione nell’ordine che si preferisce, ma non è di certo la scelta più efficiente. La progressione è quindi in un certo senso guidata, ma per la prima volta dopo tanto tempo la serie dà la possibilità di scegliere e di sbagliare. Ma veniamo alle note dolenti, infatti nonostante il primo impatto complessivamente positivo, i giocatori dovranno fare i conti con il comparto tecnico piuttosto scadente del gioco. D’altronde Pokémon Scarlatto e Violetto non si sono mai mostrati particolarmente in forma neanche all’interno dei trailer ufficiali, i quali hanno sollevato sin da subito i primi dubbi riguardo la qualità finale dei titoli, e ora che abbiamo in mano la versione finale possiamo dire che ciò che si è visto è esattamente quello che attende tutti i giocatori che iniziano la loro avventura a Paldea. Pokémon Scarlatto e Violetto soffrono – sul profilo tecnico – sotto ogni aspetto, dalla totale assenza di anti aliasing alla presenza di texture in bassissima risoluzione posizionate persino in primo piano, senza dimenticare un frame rate che ha come unico elemento di costanza il fatto stesso di essere incostante. La realizzazione tecnica è persino qualche passo indietro anche rispetto a quanto offerto con Leggende Pokémon: Arceus, dal quale Scarlatto e Violetto ereditano molto, anche se qualcosa riesce comunque a salvarsi. Ad esempio si possono notare dei miglioramenti nella qualità dei modelli dei Pokémon e nelle loro texture, le quali riescono ad esprimere meglio che in passato i dettagli del pelo, delle scaglie o di ogni altro elemento che compone la loro struttura. Non male anche il lavoro svolto su diverse animazioni, che ora appaiono molto più coerenti con quello che fa il personaggio, come nel caso in cui scivoli per un pendio, e il comportamento dei Pokémon nei vari ambienti; finalmente si possono vedere dei comportamenti realistici in quelli che nuotano, volano e via discorrendo. La natura open world ha sicuramente posto il team di sviluppo davanti ad una sfida del tutto nuova e la nona generazione dimostra come ormai sia giunto il momento che qualcosa cambi in Game Freak. Se in Pokémon Spada e Scudo c’erano state delle critiche per quanto riguarda il livello qualitativo delle Terre Selvagge e di altri percorsi minori, in Scarlatto e Violetto ci si trova dinanzi ad un punto di rottura rispetto al resto della serie. Sì, perché se in passato ci si poteva lamentare della qualità tecnica, potendo comunque contare su un’esperienza di gioco tutto sommato stabile e con pochi problemi, i titoli di nuova generazione rimuovono anche questa certezza, andando a presentare i giochi meno puliti della serie. È molto comune imbattersi in elementi che non vengono caricati a schermo correttamente, animazioni riprodotte a frame rate bassissimi, compenetrazioni, pop-in di ogni sorta, sovrapposizioni tra i modelli dei Pokémon e quelli dell’ambiente di gioco. Il rovescio della medaglia è che tutta la mappa di Paldea è comunque estremamente variegata e ricca di biomi ben rappresentati, che ci riescono a dare l’idea di una regione completa a tutto tondo. L’enorme mappa di Paldea è poi costantemente sottoposta agli effetti del clima dinamico e anche in questo caso torna il discorso delle animazioni; finalmente il personaggio reagisce in maniera sensata alla presenza di forte vento e tempeste di neve. Insomma, sul fronte tecnico sono presenti davvero diverse lacune e la sensazione è che questo sia davvero il meglio che la Game Freak attuale è in grado di fare.

Pokémon Scarlatto e Violetto puntano molto sull’ambientazione scolastica, tanto da renderla centrale in diversi aspetti del gioco. Ad esempio, il fatto che i giocatori siano degli studenti è il principale motivo per cui la personalizzazione del proprio pg non include la possibilità di cambiare vestiti, ma solo gli accessori e di poter scegliere tra le 4 uniformi dell’Accademia e svariati accessori. Ma non solo, la vita scolastica può anche permettere di staccare per un momento dalle missioni principali per prendere parte alle lezioni e affrontare dei veri e propri esami di metà e fine anno, oltre a poter prendere parte a piccole missioni secondarie che permettono di rinsaldare il legame con i professori dell’Accademia e molto altro ancora. Queste sono delle vere e proprie novità per la serie, che però rischiano di diventare un’occasione sprecata, in quanto il gioco non ricorda mai di prendere parte a queste attività o anche solo la loro esistenza. Starà infatti al giocatore avere la curiosità di tornare all’Accademia ed esplorare le possibilità che offre. È davvero un peccato, perché questi elementi arricchiscono senza dubbio il contesto scolastico nel quale è calato il personaggio, ma diventano immediatamente marginali nel momento stesso in cui si mette piede fuori dagli spazi dell’Accademia. Un’altra novità è la nuova meccanica esclusiva di Pokémon Scarlatto e Violetto, ossia la teracristallizzazione. Essa dà la possibilità di cambiare il tipo del Pokémon e di sostituirlo con il teratipo di cui è dotato. Tutti i Pokémon di Paldea sono dotati di un teratipo che di solito corrisponde ad uno dei due ceppi base della creatura, ma è anche possibile trovare Pokémon con un teratipo totalmente diverso, in grado di alterare in maniera importante gli equilibri della battaglia. Queste varianti possono essere catturate sia allo stato selvatico sia durante i Raid Teracristal, i quali offrono una delle sfide più interessanti per tutti coloro che sono a caccia di combinazioni particolari. Da segnalare che ad un certo punto del gioco sarà anche possibile cambiare a piacimento il teratipo di ogni Pokémon, a patto di raccogliere il giusto quantitativo di oggetti richiesti. La meccanica della teracristallizzazione è limitata ad un utilizzo per battaglia e per poterla ricaricare sarà necessario recarsi presso un Centro Pokémon o presso un raid, in modo che il giocatore non possa abusarne durante l’esplorazione. Ma qual è il suo peso all’interno del battle system? Sorprendentemente si tratta di una meccanica tutto sommato bilanciata, che attribuisce sì dei bonus importanti ai Pokémon, ma che risulta meno fondamentale rispetto alla Dynamax di turno. Questo perché la teracristallizazione non altera le statistiche del Pokémon, ma si limita a renderlo mono-tipo del teratipo corrispondente, senza però perdere i bonus del danno che aveva originariamente. Qualora tipo e teratipo corrispondano, le mosse di quell’elemento avranno un moltiplicatore al danno maggiorato. Se invece non sono presenti mosse da sfruttare con il proprio teratipo, c’è la nuova mossa Terascoppio che permette di avere una copertura di emergenza, visto che assume automaticamente un tipo uguale al teratipo e utilizza la statistica di attacco più alta per il calcolo dei danni. Ovviamente la valutazione sul bilanciamento della meccanica è legata esclusivamente alla componente offline, mentre il discorso potrebbe cambiare drasticamente nell’ottica del competitivo.

Pokémon Scarlatto e Violetto si lasciano alle spalle il campeggio di Spada e Scudo e introducono la nuova meccanica dei Picnic, alla quale sono legate due attività molto importanti. Oltre a poter passare del tempo con i propri Pokémon, giocare con loro e pulirli per aumentare il legame di amicizia, durante un Picnic è possibile anche preparare dei panini attraverso un mini gioco dedicato. I panini creati in questo modo conferiscono dei buff di 30 minuti che vanno ad influire in maniera positiva su molti aspetti dell’esplorazione, come ad esempio aumentare il numero di punti esperienza guadagnati, rendere più facili le catture, trovare Pokémon di taglie diverse e così via. Utilizzando ingredienti più rari e avanzati è persino possibile ottenere un aumento della probabilità di incontro di Pokémon cromatici. Un altro effetto dei panini è quello di aumentare le chances che i vostri Pokémon depositino delle uova durante il Picnic: ebbene sì, per la prima volta sin dalla seconda generazione non è più necessario affidare le nostre creaturine alla pensione di turno per cominciare a sfornare uova. Per ottenerle basterà avere in squadra due Pokémon compatibili e consultare periodicamente il cestino presente nel Picnic, dove vengono depositate le uova. Queste continuano ad apparire sino a quando non si esce da questa modalità, rendendo estremamente semplice e rapido il processo di breeding. Peccato che Scarlatto e Violetto rendano quasi completamente inutile questa pratica dal punto di vista del competitivo, visto che i giochi permettono di modificare con estrema facilità i parametri e le abilità di qualsiasi Pokémon. Durante il Picnic è anche possibile passare una mossa uovo ad uno dei Pokémon del team, senza che sia necessario ricorrere alle uova vere e proprie. Pokémon Scarlatto e Violetto puntano fortemente sulla componente multi giocatore, invitando a ricorrere alla Cerchia Contatto presente nei Centri Pokémon per invitare sino ad altri 3 giocatori nel proprio mondo (o per visitare il loro). Tirando le somme, possiamo dire che Pokémon Scarlatto e Violetto saranno, indubbiamente, i titoli della serie più chiacchierati, e divisivi, per parecchi anni a questa parte. Lo scempio, in termini tecnici, realizzato da Game freak non può essere ignorato e la storia dei “capitoli di transizione” non riesce più a ergersi come solido baluardo di difesa verso gli sviluppatori. Il vero problema, però, è che al netto di tutte le magagne tecniche che, forse, in futuro verranno sistemate con costanti patch correttive, il gameplay funziona, diverte e si rivela assuefacente anche più che in passato. Ed è proprio questo l’aspetto che fa più male a un fan del franchise, constatare che Game Freak persiste nel fallire sul focalizzarsi a migliorare la sua creatura poco per volta, invece che mettere, costantemente, troppa carne al fuoco. In ogni caso difficilmente si resterà completamente delusi da Scarlatto e Violetto; l’amante del competitivo si dimenticherà presto dei problemi del gioco e apprezzerà moltissimo la possibilità di creare team con ancora più facilità, mentre chi non è interessato a questi aspetti avrà comunque modo di esplorare una regione Pokémon in un modo completamente diverso dal passato, e spesso basta anche solo questo per poter passare oltre. Speriamo solo che questa sia l’ultima volta che si debba fare un discorso simile. Insomma, se amate i Pokémon prendetelo, godetevelo e divertitevi. Il gioco vale la candela.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7

Sonoro: 7

Gameplay: 7

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 7

Francesco Pellegrino Lise

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Killer Klowns from Outer Space, spaventosamente divertente

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Killer Klowns from Outer Space, spaventosamente divertente

Killer Klowns from Outer Space è il videogame ideale per tutti coloro che detestano i pagliacci, soprattutto i pagliacci assassini, ma anche per tutti coloro che vogliono divertirsi con un titolo davvero originale e ricco di potenziale. Ovviamente il gioco è basato sull’iconico film del 1988 realizzato dai fratelli Chiodo (che tra l’altro hanno supervisionato i contenuti del gioco), divenuto un vero e proprio cult del cinema di genere. Disponibile per Steam/PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S, il gioco è un titolo dalla natura multiplayer asimmetrico, dove si scontrano una squadra di tre Killer Klowns venuti dall’altro mondo contro sette giocatori che saranno “semplici” essere umani. Le virgolette sono d’obbligo perché nonostante la loro umanità i survivors se uniscono le forze possono diventare una minaccia per i pagliacci. Ma andiamo con ordine: Killer Klowns From Outer Space propone delle dinamiche un po’ inconsuete sul fronte delle possibilità messe a disposizione della squadra degli umani che potranno scegliere la fuga o il nascondersi dal team nemico oppure magari colpirli nel loro unico punto debole ovvero quel grande naso rosso da clown che hanno e metterli KO per un minuto con vantaggi facilmente intuibili. L’obiettivo finale è comunque la fuga che potrà avvenire tramite quattro diverse scappatoie come una barca ed un teletrasporto. Qualunque sia la via che si sceglierà, sarà necessario trovare nella mappa alcuni oggetti necessari a per potere utilizzare uno dei mezzi con cui salvarsi la vita. Anche i tre Klowns ovviamente dispongono di molteplici possibilità di prendere ed eliminare gli esseri umani, tutte sempre riprese o ispirate dalla pellicola. Per il resto invece la produzione di Illfonic si mantiene su dinamiche piuttosto canoniche con la possibilità di migliorare il proprio personaggio di partita in partita con i punti esperienza. Le mappe disponibili al lancio del gioco sono cinque, ben impiantate nell’immaginario del film strucult. Per il momento possono essere sufficienti ma nel medio/lungo termine si spera esca qualche contenuto aggiuntivo per rendere interessante l’esperienza anche dopo il periodo iniziale.

Una volta lanciato Killer Klowns from Outer Space chi gioca sarà chiamato a scegliere se vestire i panni di uno degli umani o degli spietati pagliacci extraterrestri. Quando si gioca nei panni di un terrestre, la furtività è della massima importanza; tenendosi fuori dalla vista dei Klowns e rimanendo il più silenziosi possibile per evitare di essere scoperti. Partendo dal nulla in possesso, bisogna esplorare e saccheggiare oggetti di valore se si desidera sopravvivere. Alcuni oggetti sono necessari per portare a termine il proprio tentativo di fuga, altri invece saranno d’ausilio se ci si dovesse trovare a combattere uno o più Klown. E sono proprio questi ultimi oggetti a rendere il titolo diverso dagli altri di questo genere, infatti diversamente da quanto visto in altre produzioni ci sono alcune armi qui che possono rendere assolutamente semplice poter affrontare un Klown. Procurarsi un fucile, per esempio, vuol dire poter diventare un pericolo per gli avversari. Ma anche essere armato di un’arma da mischia come una mazza da baseball può voler dire avere la possibilità di abbattere un Klown. Il ko dei nemici però, come detto già alcune righe sopra, è uno status che dura circa un minuto a differenza di quanto accade con gli umani. Stordire un nemico vuol dire però guadagnare tempo prezioso per la fuga, poter compiere azioni in modo meno silenzioso e potersi riorganizzare. Per vincere una partita di Killer Klowns from Outer Space, gli esseri umani possono fuggire in numerosi modi. Trovando una bombola di gas e una candela, un motoscafo può prendere vita per fare una fuga frettolosa. In alternativa, la bombola di gas potrebbe essere utilizzata per avviare un generatore che alimenta un pannello su cui è possibile utilizzare una chiave magnetica per aprire la porta di un tunnel di fuga. Se tutto il resto fallisce, si può tentare di fuggire con un camion negli ultimi istanti della partita quando irrompe attraverso una delle uscite coperte di zucchero filato, ma si può essere certi che i Klown saranno lì per cercare di fermare chiunque tenti la fuga. Quando si gioca nei panni dei Klowns, l’azione diventa molto più predatoria e molto meno statica di quando si vestono i panni dell’altra fazione. A differenza degli umani, tutti i Klown iniziano con un’arma a distanza che può racchiudere un bersaglio nello zucchero filato se colpita abbastanza spesso, così come un’arma che provoca danni fisici. E così, i Klown hanno due modi per eliminare un umano dalla partita: ucciderlo a titolo definitivo o rinchiuderlo in un bozzolo di zucchero filato e poi appenderlo a uno dei numerosi dispositivi sparsi per la mappa. Quest’ultimo modo è un po’ rischioso, tuttavia, poiché altri umani hanno la possibilità di far uscire i loro amici da un bozzolo se lasciati incustoditi. Ma può anche essere utilizzato per attirare altri umani da catturare mentre tentano di salvare il proprio amico. I Klown oltre che dare la caccia alle prede hanno anche un altro compito, ossia: trovare bozzoli di zucchero filato preconfezionati e metterli su quei dispositivi menzionati in precedenza non solo per evocare servi che vagano autonomamente per aiutarli nella caccia, ma anche per ridurre i tempi di recupero delle abilità. I Klowns infatti possono saltare istantaneamente in qualsiasi area della mappa, ad esempio, o creare un cane palloncino che fiuta un umano nelle vicinanze. L’uso di queste abilità può davvero cambiare le sorti di una partita. I bozzoli sospesi, con o senza giocatori umani, possono anche accelerare la Klownopalypse, l’evento cataclismatico che uccide tutti i giocatori umani sopravvissuti alla fine di una partita se non scappano. Vale la pena per il team di Klown tenere d’occhio i bozzoli, quindi, e appenderli quando possono. Non è un modo rapido per vincere una partita, ma è sicuramente un altro modo per dare varietà alle partite.

Un applauso a Illfonic: sebbene Killer Klowns from Outer Space abbia fortemente i connotati delle sue produzioni più classiche, il gioco è capace di integrare alcune innovazioni davvero niente male. Un esempio, forse banale, sono i minigiochi rapidi che i sopravvissuti già fuggiti o caduti in battaglia possono completare nel menu per aiutare i propri compagni, ancora sotto la minaccia dei klown. Allo stesso modo, si può ingannare l’attesa nella speranza che qualcuno riesca a riportare in vita un caduto. La formula con 10 giocatori coinvolti nella stessa partita, unita a una squadra di villain più agguerrita del classico nemico molto lento e pesante, offre quella punta di frenesia e paradossalmente commedia al gioco horror che serviva per rivitalizzare una formula anche troppo abusata e della quale, come accade comunque spessissimo, si inizia a sentire il peso dell’inevitabile ripetitività. La sensazione viene contrastata grazie all’immaginario nel quale è immerso: gli sviluppatori sono stati bravi nel seguire e riproporre l’universo del film cult degli anni ’80, del quale gli appassionati ritroveranno moltissimi riferimenti e sensazioni. Tirando le somme, Killer Klowns from Outer Space è una piacevole aggiunta al catalogo di PvP horror asimmetrici di Illfonic, che aggiunge alcune meccaniche interessanti spingendo i giocatori a cooperare e sentirsi molto più parte attiva della partita, in ogni momento. Di contro, i contenuti disponibili al lancio sono pochi, e in poche ore il gioco non ha più nulla di realmente nuovo da offrire se non il fatto che ogni partita è diversa a livello strategico da quella precedenza. A nostro avviso se il team punterà su un corposo supporto post-lancio per arricchire di contenuti il gioco, allora la ricetta potrebbe funzionare molto bene. Ma se il gioco non verrà supportato a dovere la nostra sensazione è che presto i server potrebbero rimanere vuoti. Per scoprirlo non resta altro che giocare e aspettare.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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Galaxy Watch FE, l’orologio intelligente per monitorare la salute

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Samsung ha annunciato il lancio di Galaxy Watch FE, una novità per la linea di smartwatch progettata per ampliare l’esperienza di benessere avanzato e olistico del colosso asiatico a un numero sempre maggiore di utenti. Incorporando le rivoluzionarie prestazioni hardware e le avanzate funzioni di monitoraggio della salute e del fitness di Galaxy Watch , Galaxy Watch FE presenta un design elegante e resistente. Questo nuovo smartwatch è la soluzione ideale per chi vuole iniziare un percorso volto a migliorare il proprio benessere complessivo grazie a una serie di indicazioni dettagliate. Galaxy Watch FE, disponibile nel formato da 40 mm, si presenta con un look e una forma rinnovati, basati sull’iconico design della serie Galaxy Watch. Lo smartwatch è disponibile in tre colori – Black, Pink Gold and Silver – con nuovi cinturini3 caratterizzati da cuciture blu e arancioni, che esaltano il design e l’eleganza del dispositivo che si adatta a qualsiasi look. Inoltre, Galaxy Watch FE propone una serie di nuove watch face che consentono agli utenti di personalizzare il proprio orologio, mentre è possibile cambiare facilmente il cinturino con un solo clic, in modo da poterlo sempre adattare al proprio stile. Lo schermo di Galaxy Watch FE è costituito da un vetro in cristallo di zaffiro che garantisce una resistenza superiore e protegge gli utenti dai possibili graffi che si possono verificare durante l’uso quotidiano. Dotato dell’avanzato sensore BioActive di Samsung, Galaxy Watch FE offre una vasta quantità di funzioni per il fitness e il benessere, che forniscono consigli personalizzati e attuabili 24 ore su 24. Al fine di favorire un riposo migliore per cominciare bene la giornata, Galaxy Watch FE permette di usufruire di una serie di funzioni avanzate per il sonno, dal monitoraggio dei ritmi al coaching del sonno, fino alla creazione di un ambiente favorevole al riposo. Inoltre, gli utenti possono monitorare la loro salute cardiaca generale con un pacchetto di funzioni di monitoraggio dedicate. Inoltre, gli utenti possono controllare la propria salute cardiaca monitorando la pressione arteriosa e l’ECG. Gli utenti possono tenere traccia di oltre 100 allenamenti diversi e dei loro progressi comodamente dal proprio polso. Per chi si dedica alla corsa, l’analisi avanzata aiuta gli utenti ad analizzare le prestazioni per massimizzare l’efficienza, ed è in grado di fornire indicazioni e consigli per prevenire gli infortuni, in modo da poter continuare a perseguire i propri obiettivi. Per un’esperienza di corsa più efficace, la Zona di frequenza cardiaca personalizzata aiuta gli utenti a stabilire i propri obiettivi in base alle proprie capacità fisiche. Galaxy Watch FE supporta gli utenti a raggiungere i propri obiettivi di salute e a rimanere motivati. Composizione corporea fornisce dati completi sul corpo e sulla forma fisica e indicatori che consentono di monitorare i progressi. Inoltre, gli utenti hanno la possibilità di ricevere messaggi motivazionali nell’arco del loro percorso di benessere per continuare a migliorarsi. Come ogni serie di Galaxy Watch, Galaxy Watch FE offre esperienze di connessione continua tra i dispositivi Samsung Galaxy. Gli utenti possono localizzare rapidamente e facilmente il proprio telefono quando è scollegato dall’orologio con “Trova il mio telefono”. Con Controller fotocamera è possibile controllare a distanza la fotocamera dello smartphone Samsung collegato per cambiare modalità, angolazione o zoom direttamente dal polso. Galaxy Watch FE supporta Samsung Wallet, il che significa che gli utenti possono pagare i propri acquisti e accedere a carte d’identità, alla patente di guida o al tesserino universitario sul proprio smartwatch, per un vero e proprio portafoglio digitale omnicomprensivo. Galaxy Watch FE sarà disponibile in Italia quest’estate a un prezzo di 219 euro.

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MultiVersus torna su Pc e console più in forma che mai

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MultiVersus, il platform fighter per Pc e console free to play targato Warner Bros è tornato nella sua forma definitiva, e stavolta sembra essere riapparso sugli store digitali in forma davvero smagliante. Diverso tempo è passato dalla chiusura della versione Beta di Multiversus. La particolarità di questo titolo è che vede scontrarsi eroi di film e cartoni animati in un epico crossover ricco di volti noti, con voci originali e tantissime chicche per gli appassionati. Dal misterioso Batman al pungente Bugs Bunny, dalla glaciale Arya Stark ai folli Rick e Morty, da Marvin il Marziano al chiassoso Taz il roster di Multiversus è già pieno di stelle e potrebbe ampliarsi in modo considerevole in futuro. Nonostante le premesse ottime e un profilo visivo gradevole ed efficace, il titolo di Player First Games non ha potuto fare a meno di registrare un enorme calo di interesse in seguito alle prime settimane di Beta, a causa di problemi tecnici e di meccaniche considerate acerbe e poco profonde. Da qui la discussa ma in fin dei conti corretta decisione di “congelare” la produzione per poter tornare a lavorare dietro le quinte, in modo da creare i presupposti per un suo rilancio in pompa magna. La lunga pausa di Multiversus ha portato a notevoli cambiamenti grafici, sistemici e contenutistici. Adesso il titolo è ritornato, ed ha un gran potenziale. Riuscirà a riaccendere la fiamma dell’entusiasmo nei cuori dei giocatori? Andiamo a scoprire insieme. MultiVersus può essere apprezzato in molti modi e questa volta è disponibile al lancio con varie modalità tutte da giocare sia online che in locale. Le Fenditure sono un’esperienza PvE con boss da sconfiggere, mini-giochi e ricompense uniche, oltre a un modo per imparare meccaniche, provare personaggi e affinare abilità, sia in solitaria che con un amico in modalità cooperativa online.

MultiVersus comprende anche la modalità 2 contro 2 cooperativa a squadre, scontri 1 contro 1, tutti-contro-tutti a 4 giocatori, cooperativa contro IA, lobby online personalizzate, Il Laboratorio (modalità pratica), tutorial e partite in locale fino a 4 giocatori. La sempre mutevole mappa del Laboratorio di Dexter e la mappa della Città di Townsville, compreso il nemico principale delle Superchicche, Mojo Jojo, si affiancano alla Batcaverna (DC), la Casa sull’albero (Adventure Time), il Castello stregato di Scooby (Scooby-Doo), l’Arena celeste (Steven Universe) e ad altri luoghi disponibili per i giocatori. In MultiVersus ogni combattente è dotato di un set approfondito di meccaniche di combattimento, abbinate a miglioramenti visivi e di illuminazione che danno enfasi ai personaggi, avvicinando i giocatori all’azione su schermo. Il gioco utilizza anche un rollback netcode su misura per supportare il gioco online e il matchmaking. Inoltre, MultiVersus include alcuni dei migliori talenti nel prestare le voci al gioco, ad esempio Mark Hamill (dai videogiochi Batman: Arkham, Batman: La serie animata) come Il Joker, Kevin Conroy (dalla serie Batman: Arkham, Batman: La serie animata), Tara Strong (dalla serie Batman: Arkham) come Harley Quinn, George Newbern (dal gioco Injustice 2) come Superman, Maisie Williams (Game of Thrones) come Arya Stark, Matthew Lillard (Scooby-Doo) come Shaggy, Estelle (Steven Universe) come Garnet, e molti altri. Il passaggio all’Unreal Engine 5 ha trasformato l’aspetto visivo di MultiVersus.

Il titolo insomma garantisce una gran varietà del parco lottatori. I vari combattenti non sono però solo diversi esteticamente, gli sviluppatori hanno cercato di dare a ognuno un set di mosse unico e iconico con una diversificazione marcata. In pratica ogni scelta appartiene a una sorta di sottoclasse – tank per i più difensivi, picchiatore per i più offensivi, e altre più peculiari come guaritore o assassino – e segue lo schema classico delle mosse direzionali di Smash, sia per i colpi normali che per quelli speciali. In MultiVersus ogni attacco normale al di fuori delle combo a colpi multipli risulta caricabile come un attacco Smash, e molte delle mosse speciali richiedono delle risorse ricaricabili col tempo o con l’attivazione di qualche abilità. Un esperto di Bugs Bunny dovrà quindi decidere al meglio quando utilizzare i suoi missili Acme, laddove per chiunque usi Batman sarà il caso di tener conto dei batarang lanciati e degli esplosivi utilizzati. Insomma, il titolo è molto più tecnico di quanto si possa immaginare. L’unicità del sistema di combattimento però non dipende solo da queste caratteristiche. In primo luogo, infatti, MultiVersus è completamente bilanciato attorno agli scontri due contro due, con tanto di già nominate classi di supporto pensate prevalentemente per offrire potenziamenti ai compagni o avvantaggiarli in battaglia. Al di fuori di quelli più aggressivi, quasi ogni combattente ha poi a disposizione almeno una abilità di supporto, che gli permette di offrire bonus al partner, di raggiungerlo al volo, o addirittura di recuperarlo mentre sta volando di sotto. Per quanto riguarda l’aspetto estetico, il nuovo motore grafico offre un sistema di illuminazione avanzato e effetti particellari dettagliati, migliorando notevolmente la resa estetica dei personaggi e degli ambienti. Gli scontri risultano più leggibili e visivamente piacevoli, un aspetto cruciale per il successo nel mondo dello streaming. Oltre ai 23 personaggi iniziali, la versione definitiva di MultiVersus aggiunge tre nuovi eroi: Joker, Jason di Venerdì 13 e la Guardia Banana di Adventure Time sia in versione maschile che femminile. Inoltre come si evince dalle missioni sfida nelle Fenditure, uno dei prossimi personaggi giocabili sarà sicuramente il temibile agente Smith di Matrix. Tirando le somme, la versione definitiva di MultiVersus si propone come l’evoluzione di quanto visto nel 2002. Se il titolo verrà seguito a dovere e offrirà sempre nuovi contenuti siamo certi che entrerà nel cuore dei giocatori di tutto il mondo.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 9,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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