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Sondaggi elettorali, Salvini e Berlusconi: chi è testa?

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Salvini il personaggio che appare più in forma dopo questa pausa estiva (35% contro il 26% di Berlusconi)

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Questa settimana (mercoledì per la precisione) è ripreso ufficialmente il dibattito sulla legge elettorale in commissione Affari costituzionali alla Camera. Progressi? Ben pochi. Siamo ancora fermi a quel clamoroso voto segreto con cui lo scorso giugno i franchi tiratori affossarono una riforma frutto di un accordo che sulla carta godeva di una maggioranza schiacciante (PD, Forza Italia, Lega e M5S). Ad essere affossata quella volta fu una riforma elettorale “alla tedesca”, con primo firmatario il deputato PD Emanuele Fiano.
La ripresa dei lavori è all’insegna del caos

Forza Italia vorrebbe recuperare quel progetto (un proporzionale con sbarramento al 5%), mentre il PD è diviso tra chi vorrebbe reintrodurre le coalizioni (attualmente vietate alla Camera) e chi pone come condizione la partecipazione del M5S all’accordo. Secondo alcuni retroscena, Berlusconi potrebbe cambiare idea, abbandonando il proporzionale per abbracciare un sistema con i collegi maggioritari (come il vecchio Mattarellum). Per la verità, una proposta di questo tipo era stata incarnata dal cosiddetto “Rosatellum”, il quale a sua volta era molto simile alla proposta che noi di YouTrend avevamo avanzato qualche mese fa e che prevedeva il 50% di eletti nei collegi e il 50% con il proporzionale. Il leader della Lega Matteo Salvini si è detto pronto a votare “domani mattina” una riforma con i collegi uninominali.
Il più in forma? E’ Salvini

 

Ed è proprio Salvini il personaggio che appare più in forma dopo questa pausa estiva. Come forse ricorderete, già prima di agosto la Lega Nord mostrava segnali positivi, facendo registrare – nella nostra Supermedia – il suo picco da inizio 2017, il 15%. I dati che sono usciti negli ultimi giorni sono ancor più positivi. L’istituto EMG, nel suo sondaggio per il TG La7, mostra una Lega sopra il 15%, mentre SWG addirittura la valuta al 16%, oltre due punti e mezzo più di Forza Italia.

A cosa è dovuto questo stato di salute della Lega? Possiamo solo fare delle ipotesi, ma è probabile che il tema dei migranti (con gli sbarchi in diminuzione rispetto allo scorso anno, ma che hanno comunque avuto grande risalto negli ultimi mesi) abbia contribuito a creare un terreno favorevole ai temi cari a Salvini presso l’opinione pubblica.

Se il trend dovesse rimanere questo, la partita interna al centrodestra su quale sia la prima forza politica si risolverà in favore dei leghisti. Sono molto interessanti, in questo senso, le indicazioni che vengono dal nuovo Atlante politico di Repubblica curato da Demos, l’istituto di Ilvo Diamanti. Tra le altre cose, Demos ha chiesto agli elettori di centrodestra chi preferirebbero come candidato premier.

 

Il risultato è piuttosto netto: Salvini è il leader che riscuote i maggiori consensi (35% contro il 26% di Berlusconi). Il dato “politico” è ancora più rilevante: dal momento che gli altri contendenti citati nel sondaggio (Giorgia Meloni e Luca Zaia, governatore – leghista – del Veneto) sono politicamente molto più affini a Salvini che a Berlusconi, in un ipotetico ballottaggio tra i due il vantaggio di Salvini potrebbe solo aumentare.

Si dirà: non è la prima volta che all’interno di un partito o di un’area politica prevale il leader più identitario (o comunque) meno moderato, ma quello che conta alle elezioni è allargare i propri confini attirando anche elettori meno ideologizzati con una leadership meno estrema. Quale può essere il gradimento trasversale di un leader decisamente “estremo” come Salvini?

 

Eppure, sempre secondo l’indagine di Demos, Salvini sembra non sfigurare nemmeno da questo punto di vista. Ben 37 elettori su 100 gli assegnano un giudizio pari o superiore a 6, a pari merito con Di Maio (leader “in pectore” di un partito che attualmente ha quasi il doppio dei voti della Lega) e davanti non solo a Matteo Renzi ma anche – e di molto – a Silvio Berlusconi. Il quale, nonostante stia puntando sempre più su un profilo moderato, rassicurante, raccoglie giudizi positivi solo da 3 italiani su 10.

Cosa ci dicono questi numeri? Di certo non possiamo “tradurre” automaticamente questo 37% in voti alla Lega (altrimenti Gentiloni dovrebbe fondare un partito domattina e puntare da solo al 50%). Quello che possiamo dire è che al momento, tra le varie opzioni sul tavolo, la più solida nel campo del centrodestra è, in modo piuttosto netto, quella rappresentata da Matteo Salvini. Il quale si è del resto già dimostrato in grado di sapersi muovere a livello strategico: la recente convergenza sulla candidatura di Musumeci (sostenuto da Salvini e Meloni) da parte di Forza Italia ne è un esempio; la sua performance a Cernobbio, dove in molti gli hanno riconosciuto di avere messo da parte gli eccessi anti-euro, ne è un altro. Le prossime settimane ci diranno se questa tendenza è destinata a confermarsi o a sgonfiarsi.

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Zingaretti ufficializza le dimissioni: “Per il Pd momento complicato”

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Nicola Zingaretti ha rassegnato ufficialmente le dimissioni da segretario del Partito Democratico.

Dopo l’annuncio, oggi è arrivata anche la lettera con la quale Nicola Zingaretti mette nero su bianco le sue intenzioni. La missiva è stata inviata alla presidente del partito, Valentina Cuppi, a cui spetterà la gestione ordinaria fino all’Assemblea nazionale del 13 e 14 marzo. La presidente dovrà, quindi, modificare l’ordine del giorno, inserendo al primo punto le dimissioni del segretario. Non è nella disponibilità dei ‘mille’ respingere le dimissioni di Zingaretti. In linea assolutamente teorica, dal momento che in pratica il leader ha assicurato (almeno per ora) di non voler tornare sui suoi passi, per restare alla guida del Nazareno il segretario dimissionario dovrebbe non presentare formalmente le dimissioni, ritirarle prima di sabato 13 marzo o farsi rieleggere dall’assemblea. Se invece, come sembra, la sua avventura da leader dei “è finita”, è l’articolo 5 dello statuto a regolare la situazione: “Qualora il Segretario cessi dalla carica, prima del termine del suo mandato l’Assemblea può eleggere un nuovo Segretario per la parte restante del mandato ovvero determinare lo scioglimento anticipato dell’Assemblea stessa”, si legge al comma 4. Cuppi dovrebbe quindi dare un termine temporale per la presentazione di eventuali candidature e, nel caso fossero presenti, si procederebbe alla votazione. È quanto accaduto, ad esempio, nell’Assemblea Nazionale del 7 luglio 2018: il segretario reggente Maurizio Martina, con l’accordo di tutte le anime interne, si candidò come segretario e venne eletto con il compito di guidare la fase congressuale.

“Momento complicato”

“Per il Pd è un momento complicato, che spero aiuterà a fare chiarezza”. Lo ha detto Nicola Zingaretti tornando sulle sue dimissioni dalla segretaria del Partito Democratico prima dell’inaugurazione, in veste di presidente della Regione Lazio, del centro vaccinale presso la Stazione Termini di Roma.

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Partito Democratico, Zingaretti lascia la segreteria: “Visto che il bersaglio sono io mi dimetto!”

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In un lungo post su Facebook, Nicola Zingaretti si dimette da segretario del Partito Democratico. Una scelta che arriva dopo una serie di attacchi interni e accuse di voler in qualche modo sempre sostenere i pentastellati. Ecco la nota:

“Lo stillicidio non finisce. Mi vergogno che nel Pd, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza soprattutto per le nuove generazioni.
Sono stato eletto proprio due anni fa. Abbiamo salvato il Pd e ora ce l’ho messa tutta per spingere il gruppo dirigente verso una fase nuova. Ho chiesto franchezza, collaborazione e solidarietà per fare subito un congresso politico sull’Italia, le nostre idee, la nostra visione. Dovremmo discutere di come sostenere il Governo Draghi, una sfida positiva che la buona politica deve cogliere.
Non è bastato. Anzi, mi ha colpito invece il rilancio di attacchi anche di chi in questi due anni ha condiviso tutte le scelte fondamentali che abbiamo compiuto. Non ci si ascolta più e si fanno le caricature delle posizioni.
Ma il Pd non può rimanere fermo, impantanato per mesi a causa in una guerriglia quotidiana. Questo, sì, ucciderebbe il Pd.
Visto che il bersaglio sono io, per amore dell’Italia e del partito, non mi resta che fare l’ennesimo atto per sbloccare la situazione. Ora tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità. Nelle prossime ore scriverò alla Presidente del partito per dimettermi formalmente. L’Assemblea Nazionale farà le scelte più opportune e utili.
Io ho fatto la mia parte, spero che ora il Pd torni a parlare dei problemi del Paese e a impegnarsi per risolverli. A tutte e tutti, militanti, iscritti ed elettori un immenso abbraccio e grazie.
Ciao a tutte e tutti, a presto. Nicola”

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Draghi rimuove Arcuri e nomina il Generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliuolo nuovo Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19

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Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha nominato il Generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliuolo nuovo Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19. A Domenico Arcuri i ringraziamenti del governo per l’impegno e lo spirito di dedizione con cui ha svolto il compito a lui affidato in un momento di particolare emergenza per il Paese.

Figliuolo dal 2018 è comandante logistico esercito – Il generale Francesco Paolo Figliuolo, nominato da Draghi nuovo commissario all’emergenza Covid, è originario di Potenza, ha maturato esperienze e ricoperto molteplici incarichi nella Forza Armata dell’Esercito, interforze e internazionale.

Ha ricoperto l’incarico di Capo Ufficio Generale del Capo di Stato Maggiore della Difesa, dal 7 novembre 2018 è Comandante Logistico dell’Esercito. In ambito internazionale ha maturato esperienza come Comandante del Contingente nazionale in Afghanistan, nell’ambito dell’operazione ISAF e come Comandante delle Forze Nato in Kosovo (settembre 2014 – agosto 2015). Il generale Figliuolo è stato insignito di numerose onorificenze. Tra le più significative la decorazione di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia, la Croce d’Oro ed una Croce d’Argento al Merito dell’Esercito e Nato Meritorius Service Medal.

Salvini: ‘Rimosso Arcuri. Grazie Draghi, missione compiuta’ – “Rimosso il Commissario #Arcuri, al suo posto designato il Generale di corpo d’armata Francesco Paolo Figliuolo. Grazie presidente Draghi. Missione compiuta!”. Lo scrive su Twitter il leader della Lega, Matteo Salvini.

Tajani: ‘Draghi ci ha ascoltato, bene Figliuolo’ –  “Il governo ha recepito le proposte di Forza Italia a favore di un concreto cambio di passo e della nomina di un nuovo commissario per l’emergenza  Covid 19. Un successo politico che va nella direzione dell’interesse nazionale. Buon lavoro al generale Figliuolo!”. Lo afferma Antonio Tajani, Coordinatore nazionale di Forza Italia.

Renzi: ‘Scelta Figliuolo va in direzione chiesta da Iv’ – “La scelta del Presidente Draghi di sostituire il commissario Arcuri con il generale Paolo Figliuolo, responsabile logistico dell’Esercito, va finalmente nella direzione che Italia Viva chiede da mesi. Bene! Servizi segreti, vaccini, Recovery plan: buon lavoro al Governo Draghi”. Così Matteo Renzi su Fb.

Meloni: ‘Bene rimozione Arcuri, Fdi la chiese per prima’ – “Bene ha fatto il presidente Draghi a rimuovere Domenico Arcuri da commissario straordinario per l’emergenza Covid-19. Come Fratelli d’Italia siamo stati tra i primi a chiedere di dare un netto segnale di discontinuità sulla pessima gestione del governo precedente”. Lo dice la leader di Fdi Giorgia Meloni. “Lo abbiamo detto chiaramente già durante le consultazioni, quando abbiamo consegnato al presidente Draghi un dossier con tutte le anomalie e zone d’ombra della gestione commissariale. Buon lavoro al generale Francesco Paolo Figliuolo per questo importante e delicato incarico. Le nostre idee, le nostre proposte e il nostro contributo in Parlamento sono a sua disposizione”, conclude.

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