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Cronaca

STRAGE DI ERBA: PELI NELLA FELPA DEL PICCOLO YOUSSEF POTREBBERO FAR RIAPRIRE IL CASO

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Il Collegio difensivo di Olindo Romano e Rosa Bazzi, accusati del massacro, ne ha chiesto l’acquisizione

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di Angelo Barraco
 
Milano – Si torna a parlare della Strage di Erba avvenuta 2006, un terribile mattanza in cui furono uccise 4 persone tra cui un bambino di appena due anni, il piccolo Youssef Marzouk. Sono emersi degli elementi molto importanti che potrebbero fare riaprire il caso. Gli elementi in questione sono alcuni peli trovati allora sulla felpa del bambino. Il Collegio difensivo di Olindo Romano e Rosa Bazzi, accusati del massacro, ne ha chiesto l’acquisizione. L’avvocato Fabio Schembri riferisce: “Ci siamo trovati di fronte a questo elemento per caso, nel corso del carteggio tra le procure che si rimpallano la competenza sulla nostra istanza di acquisizione dei vecchi reperti ancora in carico a Ris e Università di Pavia, cioè quelle di Como e Brescia. Ora sappiamo due cose: che sono stati trovati dei peli sulla felpa del bambino vittima della strage, e che questi reperti non sono stati analizzati. Ci sembra doveroso farlo ora, visto che potremmo non trovare nulla di anomalo o al contrario trovare qualche nuovo attore sulla scena del delitto“. 
 
La vicenda. Un delitto che ha scosso l’Italia, tre donne uccise brutalmente e un bambino di non ancora due anni sgozzato, e un unico sopravvissuto. Questo è quanto accaduto l’11 dicembre del 2006 intorno alle 20.00, nella corte di Via Diaz, in una palazzina denominata la Palazzina del Ghiaccio quando divampa un incendio all’interno di uno degli appartamento di una delle palazzine. Vedendo il fumo due vicini salgono e trovano Mario Frigerio, unico sopravvissuto, il corpo privo di vita di Raffaella Castagna che sarebbe morta mediante ferimento di una spranga e 12 coltellate e sgozzamento, Paola Galli, la madre, uccisa a sprangate e coltellate e il bambino di Raffaella, Youssef, dissanguato sul divano in seguito al taglio della gola. Proprio in quella palazzina nel 2000 andò ad abitare Raffaella Castagna, nel periodo in cui vi erano entrati Olindo Romano e Rosa Bazzi. 
 
Raffaella Castagna,  era giovane e sola quando giunge in via Diaz. In aula, quando il Pubblico Ministero chiede ai Teste se ricordano se ricordano se la Signora Castagna avesse dei problemi all’interno della palazzina, la risposta del teste è “Olindo Romano e Rosa Bazzi”, il Pubblico Ministero chiede di che cosa si lamentavano questi signori, il teste riferì che si lamentavano “del baccano, del casino, dei rumori”. Nel processo emerge inoltre che Raffaella Castagna aveva preso delle precauzioni per evitare lamentele, il teste infatti riferisce che utilizzava tappeti e molta cautela tant’è che faceva togliere le scarpe agli ospiti per evitare screzi con i coniugi Romano. Inoltre il teste racconta un episodio che evidenza un grande problema, racconta infatti che si trovavano a casa di Raffaella Castagna a prendere il Thè e una sua amica muove bruscamente la sedia, dopo pochi minuti suona il citofono e l’amico di Raffaella riferisce in aula che la donna consiglia loro di evitare di far rumori, fare piano, ma dieci minuti dopo suona ancora il citofono, la terza volta quando risponde o Olindo o Rosa chiedono di smetterla di fare rumore. Ma l’insistenza dei coniugi Romano non finisce qui, poiché continuano  citofonare e decidono di scendere tutti quanti dal signor Romano e chiedono come mai, perché questo. Ma le testimonianze che parlano di atteggiamenti aggressivi contro Raffaella Castagna messi in atto da Olindo e Rosa sono tanti. Tali episodi riguardano il antecedente il matrimonio con Azouz Marzouk.
 
I testimoni raccontano di come Raffaella aveva paura dei coniugi Romano perché la trattavano male, la insultavano, che quando era incinta aveva ricevuto percosse. Il matrimonio e la nascita di Youssef Marzouk aggravano una situazione ormai critica, fino a quando non si arriva al 3 aprile del 2005 quando Paola Galli viene chiamata in lacrime dalla figlia Raffaella e, giunta in Via Diaz subisce un’aggressione dai coniugi Romano, terrorizzata chiama il marito che, anch’esso, viene aggredito. Ma i coniugi Romano litigavano anche con il resto del vicinato? Dal processo emerge che si, litigavano con il resto del vicinato. Un teste racconta che sua moglie non poteva mettere fuori le lenzuola perché c’erano subito discussioni con Rosa Bazzi, mentre loro facevano quello che volevano, non rispettando ordine e pulizia e senza chiedere niente a nessuno.
 
Ma come mai Olindo e Rosa Bazzi vengono accusati di essere gli autori del massacro? Il tutto avviene principalmente dal risveglio di Mario Frigerio, l’unico sopravvissuto al massacro –morto nella notte del 16-09-2014- che in aula ha raccontato quella terribile sera. Frigerio racconta i aula di aver cenato alle 7 con sua moglie , alle 8 la moglie sua moglie si era preparata per accompagnare il cane a fare i bisogni, e mentre era pronta per uscire, ha raccontato in aula Frigerio, sentono un paio d’urli. L’uomo in aula ha raccontato che in quel momento, a seguito degli urli, ha riferito alla moglie di aspettare un po’ prima di uscire e appena si calma la situazione poteva scendere. “Mia moglie dopo circa un quarto d’ora rientra e mi dice guarda che c’è un bel po’ di fumo, sembrava un attimino spaventata” prosegue Frigerio, raccontando che gli si è aperta la porta e gli è apparta una persona, che sottolinea di aver riconosciuto in quella persona in signor Olindo Romano, che secondo il racconto di Frigerio si trovava all’entrata “e mi guardava con due occhi d’assassino”, e conferma l’assoluta certezza che era Olindo. Poi lo ha trascinato giù per terra, lo ha preso per il collo e ha iniziato a picchiarlo, poi ha estratto un coltello e gli ha tagliato la gola. Il racconto di Frigerio agghiaccia l’aula e riferisce che mentre il killer gli tagliava la gola sua moglia urlava e poi ad un certo punto non urlava più, anche il cane è stato ucciso. Ha cercato di muoversi in quella terrificante scena e cercava di urlare ma il sangue gli grondava dalla gola e non era facile nemmeno muoversi. Quando il Pubblico Ministero chiede a Frigerio se al momento dell’aggressione avesse percepito la presenza anche di una seconda persona, l’uomo risponde con fermezza “di due persone”, anche se puntualizza la sicurezza in merito alla presenza di Olindo sulla scena del delitto. Un elemento su cui la corte punta il dito in direzione Olindo – Rosa è il semplice fatto che la coppia in casa non parla della strage e in auto viene intercettata mentre si suggeriscono di non parlare del caso perché qualcuno avrebbe potuto aver messo “qualcosa”. Ma a compiere l’atroce strage sono stati realmente Olindo Romano e Rosa Bazzi?
 
I coniugi Romano prima confessano, ma all’udienza preliminare Olindo ritratta la sua confessione e anche la moglie fa lo stesso.Il 29 gennaio 2008 si svolge l’udienza di primo grado, in questa sede Olindo accusa i carabinieri che lo hanno interrogato e che, secondo lui, avrebbero esercitato una pressione coercitiva nei suoi confronti convincendolo a confessare. I coniugi Romano sono stati condannati all’ergastolo il 20 aprile del 2010 dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano, con isolamento diurno per tre anni. Il caso è chiuso, ma sono loro i colpevoli? Vediamo quali sono i punti che fanno pensare l’esatto contrario.
 
Dubbi, teorie, ipotesi.  La deposizione chiave, come detto poc’anzi, fu quella di Mario Frigerio fatta in aula dove accusava senza ombra di dubbio Olindo Romano, ma quella non fu la sua prima e unica deposizione poiché dopo essersi svegliato dal coma . Inoltre lo stesso giorno che Frigerio riconosce Olindo come assassino, vengono rinvenute nella macchina dei coniugi Romano tracce di sangue di una delle vittime, Valeria Cherubini, moglie di Frigerio. Due giorni dopo l’arresto confessano, e lo fanno in modo accusato, dettagliato e soprattutto coincidente. Olindo e Rosa, nella corte di Via Diaz sono noti per il loro rapporto simbiotico, perché vivono sempre incollati uno con l’altro. La coppia non ha figli e non ha amici e sono talmente uniti che chiedono alla corte di stare in una cella matrimoniale a patto che non vengano separati. Le vittime della strage sono Frigerio e moglie, che vivono in una mansarda all’ultimo piano, poi la famiglia Marzouk-Castagna al primo piano e al piano terra vivono i coniugi Romano. La prima parte della strage si consuma al primo piano, è l’11 dicembre del 2006 e sono le 20.00. Valeria Cherubini stave per uscire dalla mansarda del secondo piano per portare il cane a fare i bisogni, ma dal piano di sotto sente delle urla molto forti e si blocca sulla soglia di casa, la donna però poi decide di proseguire dopo aver aspettato qualche minuti.
La signora rientra verso le 20.20 e vede uscire del fumo dall’appartamento di Raffaella Castagna, avverte il marito e scendono nell’appartamento di Raffaella. In quel momento la porta si apre, si chiude e si apre ancora e Frigerio vede di fronte a se l’assassino. In aula non ha alcun dubbio Frigerio sull’identità di quell’uomo, in aula precisa che si tratta del tuo vicino di casa Olindo Romano e lo indica pure. Ma questa sicurezza di Frigerio arriva soltanto 15 giorni dopo la mattanza, il 26 dicembre del 2006. Frigerio prima aveva descritto il suo aggressore con connotati totalmente diversi e che non corrispondono assolutamente ad Olindo. Il soggetto descritto da Olindo era alto, pelle scura, occhi scuri e capelli neri corti, la descrizione corrisponde ad un nord africano dunque. Tale descrizione la fa anche al primo Magistrato che il 15 dicembre, ben 4 giorni dopo la strage, lo ascolta in ospedale. Il PM chiede: “Era Bianco di carnagione, scuro?” e Frigerio risponde: “No era scuro..non era di qua…”, il PM incalza e chiede: “Ma nero, nero o…?” e Frigerio: “Olivastro, Olivastro”, il Pm continua: “Olivastro?” e Frigerio descrive così: “Olivastro, capelli corti, tanti capelli ma corti”. Aggiunge inoltre che i capelli erano neri, il pm chiede poi se gli occhi erano neri o chiari e Frigerio dice che erano neri. Una domanda importante del pm è : “Lei non ha mai visto quella persona?” e Frigerio risponde: “No, non l’ho mai visto”. Frigerio fa mettere a verbale che nell’appartamento di sotto c’era un via vai di nord africani. Qualche giorno dopo emergono altri dettagli sull’aggressore, dati da Frigerio stesso, ovvero che era forte e altro 6/10 cm più alto di lui. Olindo non è più alto di Frigerio, anzi è più basso. Viene fatto un identikit ma quando viene realizzato ormai Olindo e Rosa sono stati messi dietro alle sbarre. L’identikit e l’uomo descritto da Frigerio rappresenta l’antitesi di Olindo poiché quest’ultimo ha la pelle chiarissima, gli occhi chiari, è basso e tarchiato. Ma come uscì il nome di Olindo? Sarebbe avvenuto il 20 dicembre 2006 durante un colloqui in ospedale in cui viene chiesto a Frigerio: “Lei conosce il sig. Olindo. Il suo vicino di casa? Che abita nella palazzina lì vicino?”, viene chiesto se lo saprebbe riconoscere e se lo avesse visto se lo avrebbe potuto riconoscere. Chi fa le domande a Frigerio chiede:”se lei avesse avuto di fronte l’Olindo avrebbe saputo che era Olindo?” e Frigerio risponde “Penso di si” . Il nome di Olindo non era mai venuto fuori se non in questa occasione e la registrazione di quel colloquio non fu ammessa dal PM. Il 26 dicembre dice invece che era sicuramente Olindo. Un altro punto interrogativo è la foto della macchina dove è stata rinvenuta la traccia di sangue di Valeria Cherubini
 
Nel verbale però manca la foto della luminescenza che evidenza la traccia di sangue nel battitacco della macchina, la foto dovrebbe esserci. Un elemento da tenere in evidenza è che la traccia di sangue poteva avercela portata chiunque poiché il sangue veniva calpestato e poteva essere involontariamente calpestato. Olindo abitava nella corte e poteva aver calpestato quella traccia e averla trascinata involontariamente. Quando Olindo e Rosa vengono arrestati e successivamente interrogati negano di aver commesso i brutali omicidi e riferiscono di essere andati a Como quella sera e di aver mangiato da MacDonald. Per due giorni vengono rinchiusi in cella, separati uno dall’altro. Il 10 gennaio due marescialli dei carabinieri si recano presso il carcere di Como, devono prelevare le impronti digitali di Olindo. Le impronte erano state prelevate all’uomo e soltanto uno dei due marescialli è autorizzato a vedere Olindo. Per prelevare le impronte ad una persona bastano pochi minuti, loro invece si soffermano con Olindo per ore e parlano di sconti di pena e dei vantaggi che può avere in caso di una piena confessione.
 
L’uomo fa avvisare i magistrati che vuole proferire parola con loro, ma in realtà l’ha fatto per vedere sua moglie. Ma gli dicono che non la vedrà più, anche se successivamente la incontra. Nell’incontro tra i due parlano della vicenda e Olindo, pur non separarsi con la moglie, dice palesemente che vuole confessare e la moglie dice chiaramente che non sono stati loro. Rosa poi decide di confessare, ma dimostra di non conoscere molti particolari della vicenda come la posizione dei corpi e inoltre dice che nella casa della Castagna la luce era accesa, quando in realtà il contatore era stato staccato circa due ore prima della strage. Quando Olindo sente la confessione di Rosa dice che la moglie mente e che non ha fatto niente e che loro non hanno fatto niente. Successivamente confessa, ma il suo racconto è ritenuto più credibile e anche perché l’uomo lesse il mandato di cattura e li è riportato quanto accaduto. Rosa è analfabeta e non lo ha potuto leggere. Malgrado ciò vi sono tanti “non ricordo”, oppure “non so”. I Ris di Parma prelevano i vestiti di Olindo e Rosa, anche dalla lavatrice, e non trovano la minima traccia di sangue in quei vestiti. Perché la Procura di Como non si avvalse di quelle indagini? Le indagini dei Ris durarono 5 mesi. I Ris dopo il primo arresto si ubicano a casa Romano e la ispezionano per bene, da cima a fondo e viene utilizzato il luminol ma in quella casa non viene trovato assolutamente nulla. Eppure quella è la casa di due persone accusate di aver commesso atroci delitti e in teoria dovevano pur essere sporchi di sangue dalla testa ai piedi. Nessuna traccia di Olindo e Rosa nemmeno sulla scena del delitto, ma viene trovato sangue delle vittime e di soggetti sconosciuti. E se fosse il sangue degli assassini? Inoltre bisognerebbe analizzare il modus operandi utilizzato da chi ha commesso il delitto, ovvero taglio della gola. Sembra una strage compiuta da qualcuno con l’intento di uccidere per vendetta personale e il modus operandi ricorda delle pratiche di uccisione, come il taglio della gola, tipica di altri popoli.  

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Napoli, prima comunione in grande stile: 200 invitati. A mezzanotte arrivano i carabinieri

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Una festa per una prima comunione in corso in strada, a Napoli, con la partecipazione di circa 200 persone tra adulti e bambini, è stata interrotta nella notte dai carabinieri. Venti persone sono state sanzionate, tra questi anche i tre musicisti presenti e il promotore della festa, un 36enne che voleva festeggiare la comunione di suo figlio.

Nel quartiere San Carlo Arena, i carabinieri della compagnia Stella insieme con quelli del nucleo radiomobile di Napoli sono intervenuti – verso la mezzanotte di sabato 12 giugno – in via Calata di Capodichino, dove era in corso la festa. I tre musicisti presenti hanno immediatamente smontato l’impianto luci e musicale.

I controlli – I militari del comando Provinciale di Napoli sono stati impegnati in città e in provincia per i controlli sulla movida. Particolare attenzione è stata rivolta nella fascia oraria notturna. Controlli sulla movida anche in provincia. I Carabinieri della compagnia di Giugliano in Campania, nell’ambito dei servizi disposti dal comando provinciale, hanno presidiato le strade e le piazze di Frattamaggiore. Duecento le persone identificate e 106 i veicoli controllati. Sei scooter sono stati sequestrati.

Infine, dopo la mezzanotte i carabinieri hanno assistito alla chiusura di tutti i locali e fatto allontanare le persone per evitare rischiosi assembramenti nei principali luoghi di ritrovo.

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Nemi, cercasi addetto stampa per 1850 euro mese: le domande entro il 21 giugno

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NEMI (RM) – Il Comune di Nemi ha indetto una selezione, mediante procedura di valutazione comparativa, pee il conferimento dell’incarico professionale di addetto stampa del Comune al corrispettivo di 1.850,00 euro lordi al mese.

Le domande dovranno pervenire entro e non oltre le ore 12 del 21 giugno 2021 all’Ufficio Protocollo del Comune di Nemi via del Municipio (RM)

CLICCARE QUI PER SCARICARE IL BANDO

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Roma, lite in piazza Saxa Rubra: uccide un cucciolo Labrador a calci

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Al culmine di una lite, un 50enne ha sfogato la sua rabbia su un Labrador di due mesi, uccidendolo a calci. È accaduto venerdì pomeriggio in piazza di Saxa Rubra (Roma). I proprietari del cane e alcuni residenti che hanno assistito alla scena hanno tentato di linciare l’aggressore, ma sono stati fermati dai poliziotti dei commissariati Villa Glori e Ponte Milvio. Lo riporta Il Messaggero.

Secondo quanto ricostruito dalla polizia e riportato dal quotidiano, l’uomo, originario della Romania, stava discutendo animatamente con alcuni connazionali – tra questi c’erano anche i proprietari del cane – quando, apparentemente per ripicca, ha iniziato a prendere a calci l’animale, poi scaraventato a qualche metro di distanza esanime.

A quel punto, la folla, inferocita, ha aggredito l’uomo finché il presidente del Municipio XV Stefano Simonelli, che si trovava lì di passaggio, ha chiamato il 112. Al loro arrivo, gli agenti hanno bloccato la rissa e caricato il 50enne sull’auto per poi portarlo in commissariato. È stato denunciato per uccisione di animale e per possesso di arma da taglio (aveva con sé un coltello).

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