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Cambiamenti climatici, Confagricoltura: in Lombardia oltre 2 miliardi di danni per la siccità

“I dati non sono ancora reali perché si parla di 2 miliardi di danni per l’agricoltura ma secondo me sono molti di più. Anche perché oggi siamo a fine giugno, quando arriveremo a settembre/ottobre si potranno fare calcoli più esatti”: lo ha detto Riccardo Crotti, presidente Confagricoltura Lombardia questa mattina a margine del convegno ‘Sicurezza alimentare e qualità delle risorse idriche’ a Palazzo Stelline a Milano.

“Secondo il mio punto di vista – ha aggiunto – raccoglieremo sia per quanto riguarda il mais ma anche per gli altri prodotti, e soprattutto per i foraggi, dal 30 al 50 per cento in meno”.

“Per quanto riguarda l’aspetto civile noi suggeriamo di evitare gli sprechi di acqua, suggeriamo di ridurre al minimo indispensabile”, ha detto il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, parlando dell’emergenza siccità in Lombardia a margine di una conferenza stampa all’ospedale Buzzi di Milano.

“Non siamo ancora in condizioni gravi, per noi la situazione civile è ancora sotto controllo, speriamo comunque che arrivi un po’ di acqua dal cielo – ha aggiunto -. Sono altri territori che stanno soffrendo per motivi anche tecnici”.




Cambiamenti climatici, emissioni globali Co2 tornano a livelli record

Le emissioni di gas e carbone altamente inquinante aumenteranno quest’anno di più di quanto non siano diminuite nel 2020 a causa dei lockdown per il Covid

Secondo un nuovo rapporto del Global Carbon Project le emissioni globali di carbonio stanno tornando al livello record visto prima della pandemia di coronavirus. Le emissioni hanno raggiunto i livelli più alti di sempre nel 2019, con i lockdown avevano subito una riduzione del 5,4% ma, si sottolinea nel rapporto, la combustione di combustibili fossili è aumentata più rapidamente del previsto nel 2021.

Le emissioni di diossido di carbonio causate soprattutto dall’uso di combustibili fossili dovrebbero rimbalzare nel 2021 ai livelli pre-Covid, con la quota della Cina in crescita a quasi un terzo del totale. 

Inoltre, sottolinea lo studio, le emissioni di gas e carbone altamente inquinante aumenteranno quest’anno di più di quanto non siano diminuite nel 2020 a causa del rallentamento economico causato dalla pandemia di coronavirus. “Questo rapporto fa i conti con la realtà – ha commentato la co-autrice Corrine Le Querre, docente di scienza del cambiamento climatico all’Universita’ dell’East Anglia, nel Regno Unito -. “Esso mostra cosa sta succedendo nel mondo reale mentre siamo qui a Glasgow a parlare di come affrontare il cambiamento climatico”.




Roma, concluso il G20. Draghi: “E’ stato un successo”

L’obiettivo dell’1,5 gradi è stato riconosciuto come scientificamente valido

“Non è stato facile raggiungere questo accordo, è stato un successo”, ha detto il premier Mario Draghi nella conferenza stampa conclusiva del G20, ringraziando gli sherpa e chi ha partecipato all’organizzazione di un G20 “straordinario”.

“Questo vertice mi rende fiducioso per la capacità che il G20 sembra aver ritrovato di affrontare le sfide epocali esistenziali, dal covid al clima”. “Abbiamo gettato le basi per una ripresa più equa”.

“Sul clima per la prima volta i Paesi G20 si sono impegnati a mantenere a portata di mano l’obiettivo di contenere il surriscaldamento sotto i 1,5 gradi – ha spiegato Draghi – con azioni immediate e impegni a medio termine. Anche sul carbone i finanziamenti pubblici non andranno oltre la fine di quest’anno”. “Il senso di urgenza c’è ed è stato condiviso da tutti e si vede nel fatto che l’obiettivo dell’1,5 gradi è stato riconosciuto come scientificamente valido. C’è stato anche un impegno a non intraprendere politiche di emissioni che vadano contro il trend che tutti si sono impegnati ad osservare fino al 2030. Si può pensare che questo impegno venga mantenuto. Dopo Parigi le emissioni sono aumentate, soprattutto dopo il Covid. C’è una certa preoccupazione e occorre ora dimostrare credibilità attuando le promesse fatte”. Lo dice il premier Mario Draghi nella conferenza stampa conclusiva del G20.

“Abbiamo gettato le basi per una ripresa più equa e trovato i nuovi modi per sostenere i Paesi nel mondo, 609 miliardi sulla base dei diritti speciali di prelievo sono dedicati per la prima volta ai Paesi più vulnerabili”.

“In cosa siamo riusciti? E’ un summit di successo nel senso di mantenere vivi i nostri sogni, impegnarci a ulteriori provvedimenti, stanziamenti di denaro, ulteriori promesse di riduzione. Negli ultimi mesi sembrava che i Paesi emergenti non avessero nessuna intenzione di prendere altri impegni”, ha spiegato Draghi nella conferenza stampa conclusiva del G20. “Il successo finale viene formulato poi sulla base di quello che facciamo e non di quello che diciamo. Impegno collettivo a essere più concreti e seri”, aggiunge.

“Papa Francesco è un alleato non solo del G20 ma per tutto ciò che concerne il clima e la conservazione della Terra”, ha aggiunto Draghi rispondendo ad una domanda in proposito.

Poi ancora: “Dalla Cina fino a pochi giorni fa mi attendevo un atteggiamento più rigido, c’è stata la volontà di cogliere un linguaggio più rivolto al futuro che al passato”, ha spiegato rispondendo ad una domanda sul clima. “La Russia e la Cina hanno accettato l’evidenza scientifica degli 1,5 gradi, che comporta notevolissimi sacrifici, non sono impegni facili da mantenersi. La Cina produce il 50% dell’acciaio mondiale, molti impianti vanno a carbone, è una transizione difficile”.

“E’ facile suggerire cose difficili, difficile è eseguirle. Quello che ha fatto il G20 è un risultato straordinario che poteva essere raggiunto solo in un contesto multilaterale. Quello che stiamo facendo oggi è un passo avanti in situazione difficile”.

“Si sarebbe preferito che tutti i Paesi avessero confermato” la deadline “del 2050” per le emissioni zero “ma secondo me gradualmente ci si arriverà”, ha sottolineato il presidente del Consiglio al termine del G20.

DRAGHI PRIMA DELLA CHIUSURA DEL G20

“Sono lieto di annunciare che l’Italia triplicherà l’impegno finanziario a 1,4 miliardi l’anno per i prossimi 5 anni” per il fondo green sul clima, ha detto Draghi chiudendo il G20. “In questo vertice abbiamo fatto sì che i nostri sogni siano ancora vivi ma adesso dobbiamo accertarci di trasformarli in fatti. Voglio ringraziare gli attivisti che ci mantengono sulla rotta giusta. Molti dicono che sono stanchi del bla bla, io credo che questo summit sia stato pieno di sostanza. Abbiamo riempito di sostanza le parole”.

“Vogliamo essere giudicati da quello che faremo, non quello che diciamo – ha detto ancora il premier concludendo il G20 di Roma con un augurio anche al Regno Unito per “la miglior Cop 26″. Questo vertice ha riempito di sostanza le nostre parole, la nostra credibilità dipende dalle nostre azioni”. “Siamo fieri” dei risultati ottenuti al G20 ma “è solo l’inizio”.

Uno dei successi conseguiti al G20, secondo il premier Mario Draghi, è che “abbiamo deciso di lasciare alle spalle il carbone” con lo stop ai finanziamenti delle centrali a carbone nel 2021.

“Mentre accolgo con favore l’impegno del G20 verso soluzioni globali, lascio Roma con le mie speranze insoddisfatte, ma almeno non sepolte per sempre”, ha scritto su Twitter il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.

Sul clima, al G20 “malgrado le differenze che si sono manifestate nei negoziati, abbiamo creato una convergenza e possiamo avere risultati concreti”. Lo ha detto il presidente francese, Emmanuel Macron, in conferenza stampa al G20, invitando a guardare alla situazione di quattro anni fa.

Dobbiamo agire “rapidamente per evitare conseguenze disastrose” sul clima”: così il premier Mario Draghi, ha aperto un evento a latere del G20 sul “Ruolo del settore privato nella lotta ai cambiamenti climatici”, alla presenza del principe Carlo d’Inghilterra. “La lotta al clima è la sfida del nostro tempo. O agiamo ora e affrontiamo i costi della transizione e riusciamo a renderla più sostenibile o rinviamo e rischiamo di pagare un prezzo più alto dopo e il fallimento”, dice il premier. “La presidenza italiana del G20 vuole spingere la crescita economica e renderla più sostenibile: lo dobbiamo ai cittadini, al pianeta e alle future generazioni”, dice il premier.

“Sono grato al premier Draghi per aver riconosciuto l’importanza di certi temi e averli messi al centro di questo evento”, ha detto il principe Carlo al G20. “Abbiamo una responsabilità enorme nei confronti delle generazione di chi non è ancora nato”. “Ho dedicato gli ultimi 40 anni ai temi ambientali, ultimamente ho notato un cambiamento nell’atteggiamento generale”, ha sottolineato il primogenito della Regina Elisabetta.




Cambiamenti climatici, Fridays for Future scende nelle piazze

Fridays for Future scende nelle piazze per lo Sciopero Globale per il Clima. “Dopo tre anni da quando hanno iniziato a scioperare – spiega l’associazione dei giovani ambientalisti in Italia – i responsabili politici continuano a parlare, parlare, parlare. Facendo credere che si stia facendo qualcosa, quando non è così: il 2021 è previsto essere l’anno con le emissioni più alte di sempre”. 

Centinaia di studenti a Venezia, andiamo davanti a Comune – I giovani veneziani rispondono presente all’appello dello sciopero globale per il clima ‘Fridays for future’. Erano circa in 400 attorno alle 9.30 in piazzale Roma, con cartelli e striscioni inneggianti alla salvaguardia dell’ambiente, ma il numero dei partecipanti è cresciuto costantemente con il passare dei minuti. “Abbiamo deciso di essere qui, perché come diciamo da tanto tempo siamo arrivati a un punto di non ritorno e non ne possiamo più – dicono gli attivisti -. Siamo stanchi dell’immobilismo davanti alla crisi climatica. Siamo a Venezia, una delle città che subirà per prima gli effetti del cambiamento climatico e non possiamo stare con le mani in mano”. Dopo il sit-in ai piedi del ponte di Calatrava, gli studenti si muoveranno lungo Strada Nuova: “L’intenzione, – spiegano – è quella di arrivare sotto Ca’ Farsetti (sede del Comune). Il pianeta può cambiare solo da noi giovani, perché chi sta seduto negli uffici deve capire che il pianeta sta morendo e siamo noi quelli che avremo il compito di cambiare il mondo”. Dispiegamento di forze dell’ordine per garantire la sicurezza della manifestazione: erano circa una ventina i carabinieri in antisommossa distribuiti sul ponte di Calatrava e davanti al Palazzo Grandi Stazioni, supportati dagli agenti della polizia locale, impegnati nel far rispettare l’ordine e il distanziamento sociale. 

“Salvare futuro non ha prezzo”, corteo in centro Roma – Al grido “salvare il futuro non ha prezzo” gli studenti del Fridays for future sfilano al centro di Roma. “Gli effetti della crisi climatica sono sempre più devastanti, non possiamo stare fermi mentre il nostro presente e futuro bruciano!” hanno sottolineato gli organizzatori lanciando l’iniziativa. Centinaia i ragazzi che stanno partecipando al corteo che da piazza Vittorio sfilerà per le strade del centro della Capitale fino a piazza della Repubblica.

Giovani Friday for Future tornano in piazza a Torino – Sono migliaia i partecipanti al corteo colorato dei Fridays for Future, primo appuntamento dell’anno con lo sciopero globale per il clima. Il corteo è partito da piazza Statuto a Torino. “Invitiamo i cittadini a leggere i programmi delle diverse coalizioni – spiegano riferendosi alle imminenti elezioni amministrative – La cosa importante non sono le vaghe promesse di intervento, ma una lista di misure precise, rapide e puntuali da adottare come un cronoprogramma che indichi di quanto è in quanto tempo devono essere abbattute le emissioni”. Il corteo percorrerà piazza XVIII Dicembre, via Cernaia, via Pietro Micca, per concludersi in Piazza castello. Tra gli striscioni “La nostra casa sta andando a fuoco”, “Non c’è un pianeta B”.

Fridays for Future il 1 ottobre in piazza con Greta a Milano – Il primo ottobre un grande sciopero con Greta Thunberg in piazza a Milano. Lo annuncia una delle portavoci dei Fridays for future Italia, Martina Comparelli, ora nelle strade del capoluogo lombardo per la manifestazione globale sul clima, dove – dice – “al momento siamo più di 5mila”.Alla pre-Cop26 a Milano- spiega -“non ci saremo, nessuno di noi entrerà. I Fff Italia sono stati totalmente ignorati da questo governo; ma ci faremo sentire da fuori: il primo ottobre faremo un grande sciopero con Greta a Milano. Le nostre proposte ci sono da tempo – conclude – sono contenute nel documento ‘Ritorno al futuro’,un Piano per ripartire”.

Anche a Bari studenti in piazza dopo due anni – Anche a Bari gli studenti dei Fridays for future sono tornati a scendere in piazza dopo due anni per aderire allo sciopero globale del clima. L’ultimo corteo risale al novembre 2019, prima della pandemia. Alcune centinaia di studenti baresi manifestano per chiedere con striscioni e megafoni “giustizia climatica”. “È ora che cominci la rivoluzione” è scritto su alcuni striscioni. “Cambiamo il sistema non il clima”, “Ci avete rotto i polmoni” sono solo alcuni degli slogan scelti per il sit-in in corso in piazza Libertà, davanti alla sede della Prefettura di Bari. Al centro della manifestazione non soltanto le questioni climatiche, ma anche “la giustizia sociale che deve andare di pari passo con quella ambientale”, e la scuola: “dopo quasi due anni di didattica a distanza a causa della pandemia, pretendiamo una scuola in presenza” dicono i ragazzi, lamentando che “la vera criticità sono i mezzi di trasporto dove si creano assembramenti e per i quali nulla è stato fatto in tutto questo tempo” e chiamando in causa le istituzioni locali.

Giovani tornano in piazza anche a Bolzano – Anche a Bolzano i giovani sono tornati in piazza per manifestare per l’ambiente. Dopo la pausa forzata della pandemia, circa duecento ragazzi e ragazze si sono radunate in piazza Tribunale. “Lasciateci un futuro”, “Non si torna indietro” oppure “Salviamo la terra! E’ l’unico pianeta con la pizza!”, così gli slogan di alcuni cartelli e striscioni. Dalle scalinate del Tribunale sono intervenuti i relatori che hanno rinnovato l’appello a misure tempestive per la salvaguardia del clima.




Cambiamenti climatici: il novembre più caldo mai registrato

Quello appena trascorso è stato il novembre più caldo mai registrato. Lo certifica il Copernicus Climate Change Service dell’Ue, secondo cui la temperatura globale nel mese scorso è stata di 0,64 gradi centigradi superiore alla media, al pari del 2016 e appena 0,02 gradi in più rispetto al 2015. I dati sono stati twittati da Greta Thunberg e arrivano quando a Madrid è in corso la Cop 25 sul clima. 

Se nel mondo è stato il novembre più caldo, in Europa, in base alle rilevazioni, il mese scorso è stato il terzo novembre più caldo con 1,5 gradi sopra la media, alle spalle del 2015 (+2,3 gradi) e del 2009 (+2,2 gradi). Le temperature sono risultate elevate soprattutto in Europa centrale e orientale, e particolarmente nel Sud-Est.

Fuori dal Vecchio Continente, nell’emisfero settentrionale le temperature si sono attestate decisamente sopra la media su gran parte dell’Artico, in Canada e negli Stati Uniti occidentali, in una vasta area del Nord Africa e ancora nell’Asia meridionale e orientale, specialmente sull’altopiano del Tibet.

Sempre secondo i dati di Copernicus, da settembre a novembre la temperatura in Europa ha sfiorato gli 1,1, gradi centigradi sopra la media. Si è trattato del quarto autunno più caldo, dopo quelli del 2006, 2015 e 2018.




“Ci siamo rotti i polmoni”: i giovani di tutto il mondo scesi in piazza per dire no ai cambiamenti climatici

Non sappiamo se il problema del cambiamento climatico verrà affrontato con la dovuta diligenza ma una cosa ci è chiara: mai si erano visti scendere in piazza così tanti giovani per reclamare un loro sacrosanto diritto, quello di avere un pianeta nel quale poter vivere nei prossimi cento anni.

Sono 173 i presidi nelle strade italiane più le assemblee tematiche che si svolgeranno nelle aziende. Presenti il movimento Fridays for future, associazioni ma anche politici che hanno deciso, forse spinti dalla grande eco mediatica prodotta dalle manifestazioni, di imbracciare il tema ambientalistico.

Le richieste a livello nazionale passano dall’abolizione dei sussidi alle fonti fossili, alla dichiarazione di emergenza climatica da parte di Comuni ed Enti locali ma anche la decarbonizzazione dell’economia e la giustizia climatica per i popoli più esposti. Tali rivendicazioni vengono tradotte anche a livello locale: a Roma i comitati parleranno di trasporto pubblico e piste ciclabili, a Napoli di rifiuti e roghi mentre a Milano della riduzione del consumo del suolo.

Mentre il Planpincieux del Monte Bianco collassa e i dati Onu prospettano la riduzione al 20% dei ghiacciai in Europa per il 2100, critici come Vittorio Feltri bollano come “bufala” quella del climate change. Il direttore di Libero asserisce: “Qui più che il cuore manca il cervello, ho i conati di vomito. Ci rassegniamo a constatare che questa ragazzetta – Greta Thunberg ndr – ha un seguito popolare vastissimo. Preferisco ascoltare il Premio Nobel per la Fisica Rubbia sui cambiamenti climatici”. Tolto il fatto che la parabola della sedicenne svedese può essere anche messa sotto una diversa lente di ingrandimento, le va comunque riconosciuta la forza di aprire gli occhi a molti giovani. Sono infatti le nuove generazioni che si devono e evidentemente si stanno ponendo il problema di dove vivranno tra qualche decennio. L’anagrafe impedisce a Feltri di impegnarsi in un’elucubrazione che interessa il futuro dove molto probabilmente lui non sarà e se, nel contempo, decide di rifarsi ad un premio Nobel per la fisica invece che ad esperti di climatologia restituisce immediatamente la cifra del suo ragionamento privo di qualsiasi tipo di fondamento.

Bisogna intendere con una certa celerità che il mondo nel quale ci ritroviamo a vivere ha a disposizioni risorse sempre più limitate anche considerando l’aumento costante della popolazione mondiale. Pensare che il modello capitalistico dell’usa e getta sia ancora possibile è da incoscienti. Ritenere che solamente fonti fossili possano produrre energia è da ignoranti. Occorre uno sforzo a livello globale per indirizzare una nuova forma di sviluppo e fornire alla ricerca scientifica (l’unica in grado di salvarci) un indirizzo agli antipodi rispetto quello finora utilizzato.

Non bastano pannelli fotovoltaici, pale eoliche e lo sfruttamento del moto ondoso, è urgente trovare un sistema energetico che soddisfi il fabbisogno di città o addirittura continenti sempre più informatizzati ed energicamente dispendiosi.

Per esempio, Bill Gates ha finanziato una ricerca in tal senso ed è riuscito ad elaborare con un think tank di scienziati una innovativa centrale nucleare in grado di utilizzare l’uranio impoverito al posto di quello arricchito riducendo al minimo la possibilità di incidenti che sono, quasi nella totalità, ricollegabili ad una manchevolezza umana. Le emissioni di CO2 di questa centrale sono pari a zero. La guerra economica tra Cina e Usa ne ha reso, però, impossibile la costruzione in diversi siti. In questi giorni il ministro dell’ambiente Costa ha dichiarato: “Una grande proposta dell’Italia è stata quella di scorporare dal debito gli impegni green: spendiamo delle risorse, i fondi ci sono ma non vincoliamo al sistema finanziario attuale. La situazione richiede soluzioni emergenziali: l’Italia e la Germania hanno fatto questa proposta, mi auguro che l’Unione Europea e altri Paesi la facciano propria. Una risposta che possa andare incontro a questo grido di dolore dei giovani è quella di cambiare il paradigma”.

Il 25% delle malattie e delle morti nel mondo sono dovuto al cambiamento climatico

Muoiono ogni anno 7 milioni di persone per lo smog. Per poter parlare di sovranismo, populismo, destra, sinistra, relazioni internazionali, benessere, c’è necessità innanzitutto di un luogo dove vivere in salute. Questa necessità è diventata la sfida più rilevante del nostro tempo, una sfida che esige la risposta più urgente e meditata possibile.. Per questo tutte le critiche costruttive sono ben accette mentre posizioni come quelle di un Feltri qualsiasi vanno assolutamente evitate.




Clima, rapporto IPCC: proteggere le foreste e riformare il sistema agro-alimentare per vincere la sfida

Proteggere le foreste e proporre un nuovo paradigma per il sistema agro-alimentare: secondo il nuovo rapporto dell’IPCC (Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici) sui cambiamenti climatici e l’uso del suolo, sono queste le soluzioni alla crisi climatica ed ecologica che stiamo affrontando.
«Il suolo e la biodiversità stanno soffrendo una pressione enorme a causa dell’aumento della deforestazione in Amazzonia e degli incendi che proprio in questi giorni stanno devastando Siberia e Indonesia» dichiara Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. «Questi fenomeni hanno un impatto diretto sulla vita di milioni di persone e sul clima, poiché minacciano la nostra sicurezza alimentare favorendo la desertificazione e il degrado del suolo. Alla luce del nuovo rapporto IPCC, i governi dovranno perciò aggiornare e migliorare i propri piani d’azione per mantenere l’innalzamento delle temperature globali sotto il grado e mezzo».

Dal rapporto dell’IPCC, emerge che dal periodo preindustriale la temperatura sulle terre emerse è già aumentata di 1,53 gradi centigradi. La media globale dell’aumento è di 0,87 tenendo conto della variazione di temperatura sopra gli oceani. Più di un quarto della terra del Pianeta è soggetta al “degrado indotto dall’uomo” e la produzione di bioenergia può rappresentare un pericolo consistente per la sicurezza alimentare e la degradazione del suolo. Il rischio infatti è quello di privarci di preziosi terreni agricoli, spostando piantagioni e pascoli per il bestiame in aree naturali di grande importanza per la conservazione della biodiversità e la salvaguardia del clima, come le foreste.

«Lottare contro i cambiamenti climatici è complicato, ma le soluzioni ci sono e bisogna agire immediatamente. Chiediamo ai governi e alle multinazionali di promuovere pratiche agricole sostenibili ed ecologiche, ma nel frattempo anche noi possiamo fare la nostra parte: una dieta più sana, con meno carne e pasti più ricchi di verdure e proteine di origine vegetale, aiuterà a migliorare l’equilibrio tra ecosistemi naturali e terreni per la produzione agricola» conclude Borghi.

Il rapporto dell’IPCC fornisce anche altri importanti elementi:

  • Concentrarsi unicamente sull’uso del suolo non basterà per vincere la battaglia contro i cambiamenti climatici: per quello è fondamentale procedere all’eliminazione graduale dei combustibili fossili.
  • Il 23 per cento delle emissioni umane di gas a effetto serra deriva proprio dalla deforestazione, dagli incendi e dall’agricoltura industriale.
  • Negli ultimi 60 anni il consumo di carne è più che raddoppiato e il suolo è stato convertito a uso agricolo ad un ritmo senza precedenti nella storia umana.
  • Nel mondo ci sono circa 2 miliardi di adulti in sovrappeso o obesi, mentre 821 milioni di persone sono denutrite: questi dati evidenziano la necessità di riformare l’attuale sistema alimentare.



Meteo, torna il clima mite sotto Natale. Belle giornate da Natale a Capodanno

Mancano meno di 25 giorni e sarà Natale e il clima in Italia continua ad essere abbastanza dinamico con continui cambi di scena. Dopo una breve ondata di freddo, ora tornerà il clima mite grazie alla rimonta di un campo anticiclonico.
Sarà proprio l’alta pressione la responsabile del tempo per le prossime feste natalizie. Cerchiamo di capire cosa potrebbe succedere dai giorni dopo il weekend dell’Immacolata e soprattutto nel periodo delle feste di Natale.

Ebbene, dopo Domenica 9 Dicembre l’alta pressione potrebbe migrare verso la Scandinavia favorendo l’arrivo di aria molto fredda dalla Russia che causerebbe un brusco calo termico su tutta Italia e precipitazioni che potrebbero risultare nevose fino a quote pianeggianti in particolar modo sulle regioni adriatiche, e inizialmente anche al Nordest.

Successivamente il campo anticiclonico tenderà ad ingigantirsi sempre più espandendosi su gran parte dell’Europa e tornando ad influenzare anche l’Italia, quanto meno le zone centro-settentrionali.

Questo ritorno dell’alta pressione potrebbe essere preceduto dal passaggio di una perturbazione atlantica tra il 23 e il 24 Dicembre con precipitazioni che si porterebbero nel giorno di Natale verso il Sud.
Da Natale e fino a Lunedì 31 Dicembre l’alta pressione potrebbe proteggere l’Italia, garantendo giornate soleggiate, spesso nebbiose al Nord e con temperature non fredde, e comunque sopra la media del periodo di qualche grado.

Come l’anno scorso quindi l’alta pressione potrebbe minare il freddo e la neve nel giorno di Natale e forse anche nei giorni successivi, ma dato questo tempo pazzerello non possiamo nemmeno escludere una brusca virata di questa tendenza verso un’ondata di gelo e neve proprio in prossimità delle festività natalizie, facendo proseguire quella attesa subito dopo il giorno dell’Immacolata.

Intanto è codice giallo per rischio idrogeologico e idraulico sulla costa e nell’entroterra delle zone centro settentrionali della Toscana, valido dalla mezzanotte di oggi fino alle 13 di domani. Lo ha emesso la sala operativa della Regione per una perturbazione che interesserà la Toscana con precipitazioni sulle zone centro settentrionali, con un rinforzo dei venti di Libeccio e una intensificazione del moto ondoso. Le province interessate saranno Firenze, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa e Pistoia.

La perturbazione, spiega una nota, porterà piogge inizialmente sul nord ovest in estensione nel corso della notte e nella giornata di domani alla zone interne settentrionali e successivamente su quelle centrali. Le piogge potranno assumere a tratti carattere di rovescio e risultare insistenti, specie nel corso della notte sul nord ovest. Domani le precipitazioni potranno insistere fino alla sera, seppur con minore intensità, sulle zone centrali. Si assisterà anche a un locale rinforzo dei venti di Libeccio




Trento, al via “Delicata natura”: la mostra sugli effetti del cambiamento climatico in alta quota

TRENTO – “Delicata natura” è il titolo della mostra che dal 5 al 28 settembre verrà allestita alla casa della SAT, sugli effetti del cambiamento climatico in alta quota nelle ricerche del Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino. La variabilità climatica è sempre esistita sulla terra: lo studio del paleoclima, infatti, attesta la presenza di fasi calde, dette optimum postglaciali, che si sono alternate a fasi fredde, caratterizzate per contro da cali termici e dalla avanzata dei ghiacci.




CLIMA: DA PARIGI LA PRIMA BLACK LIST DEI CIBI DI NATALE

Redazione

Un chilo di ciliegie o pesche dal Cile che devono percorrere quasi 12mila chilometri con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l'emissione di 21,6 chili di anidride carbonica, ma anche i mirtilli argentini e l’anguria dal Brasile salgono nell'ordine sul podio della black list dei cibi che sulle tavole nazionali delle feste sprecano energia, inquinano il Natale e contribuiscono all'emissione di gas ad effetto serra. E’ quanto emerge dallo studio divulgato dalla Coldiretti che ha scelto di partecipare alla marcia globale per il clima a Roma con la distribuzione di frullati di frutta e verdura a chilometri zero preparati dagli agricoltori di Campagna Amica nei pressi ai Fori Imperiali. In occasione della conferenza Onu sul clima di Parigi è importante anche evidenziare – sottolinea la Coldiretti – il contributo che stili di vita piu’ sobri e responsabili possono dare per contrastare i cambiamenti climatici e salvare il pianeta, considerato che il 40% delle emissioni sono legate ai trasporti, tra i quali i trasporti agroalimentari. E' stato calcolato che – sottolinea la Coldiretti – un chilo di ciliegie dal Cile per giungere sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12mila chilometri con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l'emissione di 21,6 chili di anidride carbonica, mentre un chilo di mirtilli dall’Argentina deve volare per piu’ di 11mila chilometri con un consumo di 6,4 kg di petrolio che liberano 20,1 chili di anidride carbonica e l’anguria brasiliana viaggia per oltre 9mila km, brucia 5,3 chili di petrolio e libera 16,5 chili di anidride carbonica per ogni chilo di prodotto, attraverso il trasporto con mezzi aerei. Il consumo durante le feste di Natale di prodotti fuori stagione provenienti di migliaia di chilometri di distanza è – sottolinea la Coldiretti – una tendenza snob in forte ascesa che concorre a far saltare il budget dei cenoni con prezzi superiori fino ad oltre dieci volte a quelli di mele, pere, kiwi, uva, arance e clementine Made in Italy e appare del tutto ingiustificata perché si tratta spesso di prodotti poco gustosi e saporiti, essendo stati raccolti ad un grado di maturazione incompleto per poter resistere a viaggi di migliaia di chilometri percorsi su mezzi inquinanti che liberano nell'aria gas ad effetto serra. Secondo la Coldiretti la voglia di cambiamento o il bisogno di stupire gli ospiti nei banchetti natalizi o di fine anno possono essere soddisfatte dalla riscoperta dei frutti meno “diffusi” ma nazionali come cachi e fico d'India o antiche varietà, dalla mela limoncella alla pera madernassa, che valorizzano le tradizioni del territorio e garantiscono un sicuro successo a prezzi contenuti, rimandando alla giusta stagione il consumo di ciliegie, anguria, asparagi o fagiolini. Tra i prodotti piu’ diffusi che rischiano di “inquinare il Natale” ci sono anche – continua la Coldiretti – le noci della California, le more dal Messico, il salmone dall’Alaska, gli asparagi dal Perù, i meloni dal Guadalupe, i melograni dalla Spagna e i fagiolini dall’Egitto. Per alcuni di questi prodotti – conclude la Coldiretti – non ci sono solo problemi per motivi ambientali ma ci sono anche perplessità di carattere sanitario.
 




CLIMA, ACCORDO USA – PECHINO: RIDURRE EMISSIONI ENTRO IL 2030

Redazione

Pechino – Cina e Stati Uniti hanno raggiunto un accordo sulle emissioni inquinanti oggi a Pechino durante un vertice bilaterale tra il presidente cinese, Xi Jinping, e il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Pechino si impegna a raggiungere il picco delle emissioni di CO2 "attorno al 2030", mentre gli Stati Uniti promettono di tagliare il totale delle emissioni di gas serra a partire dal 2025 in una percentuale compresa tra il 26% e il 28% rispetto ai valori raggiunti nel 2005. La decisione e' stata annunciata durante una conferenza stampa congiunta dei due leader che si e' tenuta alla Grande Sala del Popolo, su piazza Tiananmen. Da lunedi' Obama e' a Pechino per partecipare al vertice dei leader dei Paesi Apec, conclusosi ieri. Al termine del meeting, i due capi di Stato avevano dato il via ai colloqui bilaterali, dopo che Obama era stato ricevuto da Xi Jinping a Zhongnanhai, il palazzo presidenziale cinese. Obama ha commentato l'accordo come una "pietra miliare" nella relazioni tra Cina e Stati Uniti e "mostra cosa e' possibile fare quando si lavora insieme su un cambiamento globale urgente".
  La Cina si e' impegnata anche ad aumentare la percentuale di energia prodotta non da combustibili fossili al 20% del totale del proprio mix energetico entro il 2030, piu' che raddoppiando i valori dello scorso anno, quando era attorno al 10%. In base al nuovo accordo, la Cina dovra' sviluppare mille gigawatt di energia pulita da fonti rinnovabili e dal nucleare, entrambi settori in forte espansione nel Paese. L'accordo sulle emissioni tra le prime due economie del mondo arriva a pochi mesi dalla conferenza sul clima di Parigi 2015, in cui verranno discussi gli obiettivi per la riduzione delle emissioni e del cambiamento di paradigma nel panorama di produzione e consumo energetico da parte della comunita' internazionale, come concordato a Durban, in Sudafrica, nel 2011. In vista dell'appuntamento del prossimo anno e della conferenza di Lima sul clima di dicembre, l'Unione Europea aveva deciso il mese scorso un taglio delle emissioni inquinanti entro il 2030 del 40% rispetto ai valori del 1990.
  Cina e Stati Uniti sono responsabili della produzione di circa il 45% delle emissioni di CO2 prodotte al mondo. Per la prima volta, lo scorso anno, la Cina aveva superato l'Unione Europea nel volume di emissioni pro-capite, secondo i calcoli del Global Carbon Project, equipe di scienziati internazionali fondata nel 2001. Nel 2013 le emissioni pro-capite cinesi hanno raggiunto quota 7,2 tonnellate, contro le 6,8 tonnellate dei Paesi Ue.
  L'accordo di oggi rappresenta la prima volta che la Cina fissa una data, seppure approssimativa, per il raggiungimento del picco delle emissioni. Fino a oggi Pechino si era sempre impegnata al raggiungimento del picco "il prima possibile". Al Climate Summit delle Nazioni Unite di New York di settembre, il vicepremier esecutivo cinese, Zhang Gaoli aveva dichiarato che dal governo di Pechino sarebbero emerse indicazioni riguardo al raggiungimento del picco prima della conferenza di Parigi del prossimo anno. Obama aveva sottolineato i risultati raggiunti dal Climate Action Plan statunitense e aveva chiesto la collaborazione di tutte le maggiori economie del mondo per evitare i danni derivanti dai cambiamenti climatici. Tra le prime reazioni all'accordo di oggi c'e' quella di GreenPeace East Asia che segnala un "chiaro senso di responsabilita' collettiva" attorno al tema dei cambiamenti climatici, anche se, spiega Li Shuo, Senior Climate and Energy Campaigner di GreenPeace East Asia, "c'e' una grande aspettativa di maggiore ambizione da parte di queste due economie, le cui proiezioni di emissioni determinano la risposta globale al cambiamento climatico".