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Crisi di Governo, Renzi dice no a nuovo mandato a Conte

Matteo Renzi dice no all’ipotesi di un incarico immediato a Giuseppe Conte per formare un nuovo governo subito. Prima, dice al capo dello Stato, bisogna chiarire se Pd e M5s vogliono ancora Italia viva in maggioranza.

Si allontana così la soluzione della crisi. Il leader di Iv non pone un veto sul nome di Conte ma il suo auspicio è che si affidi un mandato esplorativo a una personalità terza per verificare se ci siano le condizioni di rimettere insieme la maggioranza, poi tutte le strade saranno aperte. E’ lui, dice Nicola Zingaretti al Quirinale, l’unico “punto di sintesi” possibile. Ma Renzi, dopo aver avuto un colloquio telefonico con il premier dimissionario, non esclude altre soluzioni. ‘Fare presto, fare bene, fare lietamente’: cita Paolo VI il leader di IV e assicura di essere pronto a un governo politico e in subordine anche istituzionale ma vuole sapere se i veti sul suo partito siano caduti. Non esiste un’altra maggioranza possibile secondo il leader di Italia Viva e i fatti lo dimostrerebbero.

Per questo, nonostante la “guerra del fango” degli ultimi 15 giorni, la soluzione alla crisi passa per il confronto con Iv, dice: Pd e M5S “devono capire se vogliono stare o no con noi”. E un eventuale mandato esplorativo a una figura istituzionale potrebbe servire proprio a prendere ancora tempo e a riaprire il dialogo. Dopo Italia Via, tocca al Partito democratico andare a colloquio con Mattarella: la scena cambia, i volti sono tesi, le parole misurate e stringate. Nicola Zingaretti ribadisce il sostegno dei Dem al premier dimissionario. Una “soluzione rapida”, è quanto vuole il Nazareno per uscire dal “momento buio”, che pure il Pd “ha cercato di contrastare” in ogni modo. Pochi minuti di dichiarazione e poi la delegazione Dem scivola via dal salone del Quirinale senza rispondere alle domande dei cronisti. Devono ancora salire al Colle il Movimento cinquestelle e il centrodestra ma l’attesa ora è tutta per le scelte di Sergio Mattarella, che potrebbe decidere di affidare l’incarico esplorativo ad una personalità terza, istituzionale.

Le posizioni degli altri partiti:

– Liberi e Uguali – “Abbiamo comunicato al presidente Mattarella la nostra disponibilità a proseguire la esperienza di governo con il presidente Conte, fondata sull’alleanza tra M5S, Pd,e Leu come nel 2018 e che possa allargarsi a chi crede nei valori costituzionali ed in una Ue solidale”. Lo ha detto Federico Fornaro di Leu al termine dell’incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La prima forza politica a salire al Colle è stato il gruppo delle Autonomie. “Abbiamo una preferenza per un eventuale Conte Ter. Abbiamo avuto una buona esperienza con Conte che ci ha sempre dato una mano. Pensiamo sia un punto di equilibrio tra tutti i partiti che formano questo governo e senza di lui è difficile avere una stabilità”,  ha detto Julia Unterberger del Gruppo “Per le Autonomie” al Senato al termine dell’incontro con il presidente della Repubblica. “Abbiamo confermato al presidente Mattarella il sostegno per qualsiasi formazione purchè sia fortemente europeista e abbia nel programma la tutela delle minoranze linquistiche e delle autonomie speciali. Il Paese non ha bisogno di una crisi. Si deve trovare una soluzione politica e non un governo tecnico”, ha aggiunto. Ora è la volta del gruppo Misto.

– Misto Senato – “Abbiamo con molta chiarezza dato la nostra indicazione nel senso del presidente Conte: riteniamo indispensabile e necessario costruire intorno a lui e rinforzare la maggioranza e certamente allargarla su temi molto chiari e per portare a compimento il recovery fund. E’ necessario per il Paese che Conte possa continuare in Ue il lavoro importante che è stato fatto ed ha prodotto cambiamenti”, dice Loredana De Petris del Gruppo Misto al Senato al termine dell’incontro al Quirinale con il quale è andata insieme anche al leader di Leu Pietro Grasso. “Il nostro giudizio sull’affidabilità di Iv è abbastanza critico – ha aggiunto – non possiamo essere alla mercè di posizioni poco chiare e comprensibili e poco collegate all’azione di governo. Bisogna garantire la stabilità senza continue contrattazioni”. “Questa crisi ha lo scopo di scompaginare il quadro politico e spaccare una maggioranza che ha dimostrato di lavorare bene. L’alleanza tra il Movimento Cinque Stelle, il Pd e Leu va difesa non solo per il presente ma per il futuro. Non consentiremo che i giochi dei prossimi giorni mettano in discussione questa prospettiva”, prosegue Grasso.

 Misto-Radicali +Europa – “Abbiamo manifestato al presidente Mattarella con chiarezza che non siamo disponibili a nessun tipo di continuità ma siamo disponibili a discutere di contenuti con un nuovo eventuale presidente incaricato con un autorevole profilo europeista e riformatore con una maggioranza più ampia e pari a quella che nella Commissione Ue sostiene Ursula Von Der Leyen”, dichiara invece Emma Bonino di +Eu al termine dell’incontro al Quirinale.

– Misto Camera –  “Abbiamo manifestato al presidente Mattarella una generale preoccupazione per una crisi che non ci voleva, Come componente delle minoranze linguistiche auspico la formazione di un governo stabile con maggioranza solida. Per noi è essenziale che sia un governo europeistico con una sensibilità molto alta per le autonomie e le minoranze linguistiche”, dice il dpeutato Manfred Schuullian al termine dell’incontro al Quirinale. “Serve una maggioranza stabile che guarda alla Ue. Un reincarico a Conte ci sembra necessario in quanto unico punto di equilibrio possibile in questa legislatura. Ci affidiamo alla saggezza del presidente Mattarella che si è dimostrato capace di iniziative adeguate”, osserva Bruno Tabacci della componente Centro democratico

– Gli ‘Europeisti’ – “Abbiamo come punto di riferimento il premier Conte: per noi è l’unica soluzione per poter continuare ad andare avanti in questa legislatura”, dice Ricardo Merlo al termine dell’incontro al Quirinale. “Un reincarico a Conte è necessario. In questa pandemia lui è già ‘up to date'”,  aggiunge Gregorio De Falco.




Consiglio dei Ministri, Renzi: “Nessun passo indietro”

Strappo sempre più vicino in maggioranza in vista del Consiglio dei ministri di questa sera. Italia viva smentisce “passi indietro” rispetto alle sue decisioni relative al governo.

In queste ore, spiegano fonti qualificate renziane, si sta cercando un luogo dove fare una conferenza stampa domani pomeriggio, alla Camera o al Senato.

Alla conferenza stampa parteciperà il leader di Iv Matteo Renzi

Del resto la giornata si è aperta subito ad alta tensione con Palazzo Chigi tenta di ‘isolare’ Renzi e in mattinata fa trapelare che “se il leader di Iv Matteo Renzi si assumerà la responsabilità di una crisi di governo in piena pandemia, per il presidente Giuseppe Conte sarà impossibile rifare un nuovo esecutivo con il sostegno di Iv”.

“A differenza di ciò che raccontano a reti unificate i cantori del pensiero unico – è andato all’attacco il senatore dopo la notizia – non c’è nessuna richiesta di poltrone, nessuna polemica pretestuosa, nessun atto irresponsabile.

Quello che noi stiamo facendo si chiama politica: studiare le carte, fare proposte, dare idee. Irresponsabile sarebbe sprecare centinaia di miliardi dei nostri figli facendo debito cattivo e non investendo sulla sanità, sull’educazione, sull’innovazione”. E “se non ci sono risorse sufficienti nel piano pandemico nazionale prendiamo il Mes”.

Quindi aggiunge: “Adesso è avvenuto anche sul Recovery Plan dove – almeno a parole – ci stanno dando ragione”. “Prima ci insultano. E poi ci danno ragione senza ammetterlo – insiste Renzi – è avvenuto sul rapporto Stato/Regioni. È avvenuto sul bicameralismo. È avvenuto sulla decontribuzione del JobsAct. È avvenuto su Industria 4.0. È avvenuto sui diritti sociali e civili. E’ avvenuto sui vaccini. È avvenuto sull’idea di Europa, su Trump, sui temi dell’Expo.È avvenuto sulla centralità della scuola”. Per poi ribadire: “Leggo le veline di oggi sulla stampa: come si fa a aprire una crisi di governo con tutti questi morti? Io rispondo: davanti a tutti questi morti, noi non vogliamo più ministeri. Vogliamo più soldi per la sanità. È così difficile da capire?”.

“Chi sta tenendo in ostaggio il Paese non sta di certo in Iv. Andare avanti con le minacce, non aiuta nessuno”. Lo dice Teresa Bellanova, capo delegazione di Iv, a L’aria che tira. “Non abbiamo detto “Conte o niente”, è Conte che sta tenendo in ostaggio la sua maggioranza”, aggiunge. “Bisogna prendere atto che una fase è chiusa – prosegue – e capire se si possa aprire un percorso di riscrittura di un programma. Si era iniziato a farlo, per iniziativa di Renzi, Zingaretti, Crimi e Speranza, che avevano incontrato Conte a novembre”.

Intanto Matteo Renzi e Roberto Speranza hanno avuto un colloquio telefonico nel quale il leader di Iv ha assicurato al ministro della Salute che, comunque vada il dibattito in Cdm, domani in Parlamento Iv voterà le risoluzioni di maggioranza sullo stato di emergenza legato al Covid. Lo avrebbe spiegato, a quanto si apprende, il capogruppo di Iv al Senato Davide Faraone, in una riunione di maggioranza che precede la capigruppo. Faraone avrebbe duramente attaccato Conte per quanto trapelato da Chigi stamane pur ribadendo che Iv, a prescindere dagli sviluppi della crisi di governo, non farà mancare il sostegno alle misure sull’emergenza Covid.

Intanto dovrebbe tenersi giovedì il Consiglio dei ministri per il nuovo scostamento di bilancio, destinato a finanziare il decreto ristori, e per il varo del nuovo decreto legge Covid. Lo spiegano fonti di maggioranza secondo le quali si attendono però gli sviluppi della possibile crisi di governo e non si esclude che il Cdm possa tenersi anche domani. Il Consiglio dei ministri convocato questa sera alle 21.30 ha all’ordine del giorno solamente il Recovery plan.

E scende in campo anche Alessandro Di Battista che attacca frontalmente il partito di Renzi accusandolo di squallore: “Da quando i cosiddetti renziani – ovvero un mediocre manipolo di politicanti assetati di potere e poltrone – hanno aperto, ovviamente solo sui giornali, la crisi di governo, sono morte, di Covid, 16570 persone. 16570 persone che oggi ricevono meno spazio delle dichiarazioni del mediocre manipolo”, scrive Di Battista su Fb. “I morti si trasformano in fantasmi o, cosa ancor più indecente, in vessilli da sbandierare per volgari speculazioni politiche. ‘Sono morti tanti medici, prendiamo il Mes’ dicono i renziani. Che squallore”, commenta l’esponente del M5S.

“E’ il momento di chiudere questa crisi mai formalmente aperta e smetterla di essere appesi alle “prossime 48 ore” più lunghe della storia repubblicana. È ovvio sottolineare che, se la crisi sarà formalizzata col ritiro delle ministre come più volte dichiarato da Renzi, la collaborazione tra Italia Viva e il Movimento 5 Stelle non potrà proseguire in alcun modo e in alcuna forma in futuro”. Lo dichiara il ministro per lo Sport e le Politiche Giovanili, Vincenzo Spadafora ribadendo quanto trapelato in mattinata da Palazzo Chigi.

Nella maggioranza – dunque – le continue minacce di Renzi di far uscire le “sue ministre” dal governo vengono accolte con fastidio e preoccupazione.
“Il Pd continua a chiedere un rilancio di governo ma una cosa è chiedere di rafforzarlo un’altra è farlo cadere. Il Pd ha promosso il rilancio ma rilancio non è mandare a casa il governo o provocare una crisi che il 99% italiani non capisce. E’ un grave errore politico e io lancio un appello al buon senso”, dice il segretario del Pd Nicola Zingaretti a Sky Tg24. Se Iv ritira le ministre l’evoluzione “sarà una valutazione che farà il premier Conte con il presidente Mattarella, spero che ci si renda conto che così si entra in un tunnel di cui nessuno conosce l’uscita”, aggiunge Zingaretti secondo il quale se “il vaso si rompe, i cocci non si rimettono insieme”. La crisi di governo è “un grave errore politico, penalizza l’Italia anche all’estero. Si è aperta con l’elezione di Biden una nuova fase di multilateralismo e in Italia si paventa addirittura che alleati di Trump tornino al potere?” chiede il segretario Dem. “Risolviamo i problemi e non creiamoli” è l’invito che rivolge a Renzi.

“Una crisi di governo è inspiegabile. Non solo perche’ siamo nel bel mezzo di una pandemia e dobbiamo fare il decreto ristori. Ma anche perche’ questo è l’anno in cui l’Italia presiederà il G20 e in Italia ci sarà la conferenza globale sulla salute”, afferma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ad Agorà su Raitre. “La crisi non interessa agli italiani ma neanche all’estero”, sottolinea. “Il Mes non è un tema ideologico ma un prestito a delle condizioni così difficili e così complicate che nessun Paese europeo lo ha chiesto”, aggiunge Di Maio. “Sul reddito di cittadinanza sfido chiunque a dire che non sia stato un pilastro di questa crisi”, dice ancora. “Se qualcuno lo vuole togliere deve spiegarlo a quei tre milioni di italiani che lo hanno ricevuto”. “Si cita Mario Draghi sempre quando il governo è in fibrillazione e quindi viene utilizzato a volte come oggetto contundente contro Conte o contro altri”, osserva il ministro degli Esteri. “Il presidente Mario Draghi non merita di finire nel dibattito solo quando c’è da accoppare qualche politico”. “Io il vice premier l’ho già fatto, conosco il valore di quella carica. La si sta descrivendo come la panacea di tutti i mali ma non è così. Ho rifiutato due volte di fare il presidente del Consiglio. In questo momento non ci interessano i giochi di Palazzo, stiamo pensando agli italiani”, prosegue. “Siamo vaccinati alle crisi”, assicura Di Maio.

Intanto il capo politico del M5S Vito Crimi definisce un “Tradimento agli italiani” la possibilità che i ministri di Italia Viva escano dal governo. “Mi sembra un’ipotesi impensabile, sarebbe un tradimento verso gli italiani nel momento più difficile. Stiamo lavorando e facendo molto e tante cose ci sono da fare. Le persone ci chiedono risposte, hanno bisogno di aiuto e che le istituzioni si facciano carico dei loro problemi, compiendo fino in fondo loro dovere.

Chiamarsi fuori ora sarebbe di fatto un sabotaggio ai danni del Paese” sottolinea Crimi, in un colloquio con l’ANSA rispondendo in merito all’eventualità che nel Cdm di stasera Iv ritiri la sua delegazione al governo. “Se Renzi si rende colpevole del ritiro dei suoi ministri, con lui e Italia Viva non potrà esserci un altro governo”, assicura il senatore. “Se mi aspetto che il Recovery Plan questa sera vada in porto? Non vedo perché non dovrebbe essere così visto che è il frutto di un lavoro condiviso da tutti. Il Consiglio dei ministri di questa sera è una bella notizia, stiamo per approvare il recovery Plan. È la dimostrazione che stiamo lavorando e procedendo speditamente, non solo per il presente ma anche per il nostro futuro”, dichiara Crimi.

“Ancora oggi prosegue l’inspiegabile attacco quotidiano, dall’interno della maggioranza, nei confronti del Presidente del Consiglio e dell’azione del Governo. È davvero desolante dover constatare la persistenza di toni volti unicamente ad alimentare tensioni”, scrive su Fb il capodelegazione M5S Alfonso Bonafede che aggiunge: “Qualcuno dirà che nella politica ci può stare. Può darsi, ma ci sono momenti in cui tutti dovrebbero capire che non si può continuare a sfidare la pazienza degli italiani evocando crisi del tutto aliene rispetto ai bisogni dei cittadini”.

Anche l’opposizione è sul piede di guerra e chiede, come fa il capogruppo alla Camera di Forza Italia Maria Stella Gelmini, di “farsi da parte”. “Il governo è arrivato al capolinea dopo oltre un mese di tira e molla incomprensibili che hanno condannato il Paese all’immobilismo. Una crisi in piena pandemia e senza aver messo in sicurezza i risarcimenti per le attività chiuse è l’emblema della irresponsabilità di questa maggioranza che, a questo punto, deve farsi da parte”, dichiara Gelmini al Giornale Radio Rai.
“Stamattina ho sentito tutto il centrodestra: stiamo lavorando a un piano serio sul Recovery. L’alternativa a questo governo sono le elezioni o un governo di centrodestra”, afferma il leader della Lega, Matteo Salvini.

Intanto i deputati di Fratelli d’Italia Emanuele Prisco e Paolo Trancassini annunciano interrogazioni parlamentari per capire se il governo abbia utilizzato o meno, per mettere a punto il suo Recovery Plan, quello elaborato dal Comitato di esperti voluto dal premier Conte e presieduto da Vittorio Colao.
Ma nonostante il contrasto nel Governo dall’Europa arriva un segnale positivo: “Non commentiamo le situazioni politiche all’interno dei Paesi membri, lavoriamo con le autorità italiane e abbiamo piena fiducia che l’Italia farà del suo meglio per presentare e avviare il piano nazionale del Recovery, per beneficare dei fondi di Nex GenerationEu quando saranno disponibili”, risponde il portavoce della Commissione europea Erica Mamer ai giornalisti che chiedevano di commentare la situazione politica in Italia.

Il contenuto del recovery plan

  • Più fondi a scuola e digitale. Nelle riforme il taglio dell’Irpef e la Giustizia Un piano in 171 pagine, 6 missioni, 47 linee di intervento e 4 tabelle: arriva la bozza del Piano Recovery che, inviata ai partiti dal Mef e da Palazzo Chigi, approderà oggi al Consiglio dei Ministri. Il documento promette di spendere subito, nel 2021, 25 miliardi di euro per gli obiettivi individuati e aumenta le risorse per i due importanti capitoli di istruzione e digitale. Ai 222,9 miliardi (144,2 per nuovi interventi) previsti imbarcando anche i fondi per la coesione, vengono poi aggiunti i soldi della programmazione di bilancio 2021-26. Il totale sale così 310 miliardi. Una massa enorme dalla quale il governo si aspetta una “svolta per l’Italia nella programmazione e attuazione degli investimenti” per un Paese che intende essere “protagonista del rinascimento europeo”. Tre sono gli assi strategici del progetto – digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale – ma tre sono alcune priorità trasversali a molti progetti sui quali il governo intende porre l’attenzione: le donne, i giovani, il Sud. Ovviamente un posto primario ha la sanità, alla quale vanno quasi 20 miliardi di interventi, 19,72 per l’esattezza. Rispetto alla prima stesura i cambiamenti sono molti, ma anche se si guarda al documento di confronto tra partiti di qualche giorno fa si scopre che aumentano le risorse per il capitolo istruzione e ricerca (da 27,91 a 28,49 miliardi) e quelle per la digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (da 45,86 a 46,18 miliardi).
    Non cambiano le somme cumulate degli altri capitoli: 68,9 miliardi per la Rivoluzione Verde e Transizione ecologica, 31,98 miliardi per le infrastrutture per una mobilità sostenibile, 21,28 miliardi per l’inclusione e la coesione. Attenzione anche all’agricoltura, cara alla ministra Bellanova che guida all’interno del governo le posizioni di pungolo di Italia Viva. Difficile scorporare la cifra in un capitolo che parla anche di fonti energetiche come l’idrogeno, che ammonta in totale a 6,3 miliardi, a dire il vero gli stessi previsti nella prima bozza. Ma il piano prevede comunque di “rendere la filiera agroalimentare sostenibile, preservandone la competitività. Implementare pienamente il paradigma dell’economia circolare”. Altrettanto importante per Italia Viva anche il capitolo famiglia che compare con oltre 30 miliardi della programmazione di bilancio al 2026, volti a finanziare l’assegno unico a partire da quest’anno. Rimane tutta da sciogliere invece la questione della governance. Nel testo solo poche righe. “Il Governo, sulla base delle linee guida europee per l’attuazione del Piano, – si legge – presenterà al Parlamento un modello di governance che identifichi la responsabilità della realizzazione del Piano, garantisca il coordinamento con i Ministri competenti a livello nazionale e gli altri livelli di governo, monitori i progressi di avanzamento della spesa”. Viene invece indicato il contesto nel quale il governo utilizzerà le risorse che serviranno a rilanciare la crescita. Il Pnrr verrà accompagnato da una serie di riforme per “rafforzare l’ambiente imprenditoriale, ridurre gli oneri burocratici e rimuovere i vincoli che hanno rallentato gli investimenti”.
    In particolare la riforma della giustizia e quella dell’Irpef con “la riduzione delle aliquote effettive sui redditi da lavoro, dipendente ed autonomo, in particolare per i contribuenti con reddito basso e medio-basso, in modo da aumentare il tasso di occupazione, ridurre il lavoro sommerso e incentivare l’occupazione delle donne e dei giovani”.



Fondazione Open: indagati Renzi, Boschi e Lotti

Il senatore Matteo Renzi è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Firenze nell’inchiesta sulla fondazione Open. Secondo quanto confermano anche fonti inquirenti, l’ex segretario del Pd, ora leader di Italia Viva, sarebbe accusato di finanziamento illecito ai partiti in relazione ai fondi gestiti dalla fondazione che organizzava la Leopolda.

Stesse accuse, per fatti del periodo 2012-2018, sono contestate dai pm Luca Turco e Antonino Nastasi a Luca Lotti e Maria Elena Boschi, in quanto componenti del direttivo della fondazione.

Nella fondazione Open sarebbero confluiti dal 2012 al 2018 oltre 7,2 milioni di euro in violazione delle norme sul finanziamento ai partiti secondo l’ipotesi di reato che la procura di Firenze attribuisce a Matteo Renzi e ai componenti del consiglio direttivo dell’ente fra Maria Elena Boschi e Luca Lotti. Nell’inchiesta sono indagati, fin dalle prime fasi delle indagini, anche l’ex presidente di Open Alberto Bianchi e l’imprenditore Marco Carrai. Secondo quanto appreso, la guardia di finanza indaga contributi in denaro versati da più finanziatori alla fondazione Open. Nel dettaglio gli importi totali finiti sotto la lente degli investigatori ammontano alle seguenti cifre: 671.961 euro nel 2012; 700.720 nel 2013; 1.096.283 per il 2014; 452.585 euro per il 2015; 2.105.899 euro nel 2016; 1.017.763 nel 2017 e 1.159.856 nel 2018.

La procura di Firenze ha notificato un invito a comparire nei suoi uffici per il 24 novembre prossimo – nell’ambito dell’inchiesta Open dove risultano indagati – al senatore Matteo Renzi e agli altri indagati, Marco Carrai, Alberto Bianchi, Maria Elena Boschi e Luca Lotti. Dovranno presentarsi in procura per essere interrogati dai pm Luca Turco a Antonio Nastasi. Secondo quanto si legge nell’invito a comparire “Bianchi, Carrai, Lotti e Boschi, componenti del consiglio direttivo della fondazione Open, riferibile a Matteo Renzi (e da lui diretta), articolazione politico organizzativa del Partito Democratico (corrente renziana)”, avrebbero ricevuto contributi per 7,2 milioni di euro “in violazione della normativa” sul finanziamento ai partiti, “somme dirette a sostenere l’attività politica di Renzi, Lotti e Boschi e della corrente renziana”. Inoltre Renzi Lotti e Boschi, si legge ancora nel documento, avrebbero ricevuto “dalla fondazione Open contributi in forma diretta e indiretta, in violazione della normativa” relativa al finanziamento ai partiti.

Sorpresa e incredulità” trapela da Italia Viva per le scelte della procura di Firenze su Open, “dopo che la sentenza della Corte di Cassazione aveva smentito con nettezza l’operato dei pm proprio su questa inchiesta”. Matteo Renzi, che interverrà nel pomeriggio all’Assemblea di Italia Viva, intende però evitare polemiche politiche con i magistrati – spiegano fonti di Iv – e affiderà la discussione nel merito del provvedimento agli avvocati.




Renzi, ultimo appello a Conte: “Siamo a un bivio”

“Ultimo appello” di Renzi a Conte al Senato. “Glielo diciamo in faccia: siamo a un bivio. E’ stato bravo a rassicurare gli italiani, è stato molto bravo. Il punto però è che nella fase 2 della politica non basta giocare su paura e preoccupazione. C’è una ricostruzione da fare che è devastante e richiederà visione e scelte coraggiose. Dia un occhio in più ai dati dell’Istat o noi non saremo al suo fianco. Se sceglierà la strada del populismo non avrà al suo fianco Italia viva. Il nostro Paese – prosegue Renzi – ha avuto momenti in cui la politica ha abdicato rispetto alle sue responsabilità, nel 92-93 ha abdicato alla magistratura, nel primo decennio del 2000 quando ha abdicato ai tecnici, ora non possiamo abdicare ai virologi, non possiamo chiedere loro come combattere la disoccupazione, tocca alla politica. C’è una nuova divisione più profonda, tra garantiti e non garantiti. La richiamiamo ad avere uno sguardo più ampio sul futuro economico. Voteremo il decreto sulla liquidità predisposto da Gualtieri ma il mondo va avanti e di fronte a questo ora è il momento di agire: prevenire, non rincorrere. Sia più prudente quando parla agli italiani: lei ha detto 11 volte ‘noi consentiamo’. Un presidente del Consiglio non consente, perché le libertà costituzionali vengono prima di lei. Lei non le consente, le riconosce. Io ho negato a Salvini i pieni poteri: non l’ho fatto per darli ad altri. Il Coronavirus è una bestia terribile che ha fatto 30mila morti nel modo più vigliacco ma noi non siamo dalla parte del Coronavirus quando diciamo di riaprire, onoriamo quei morti. La gente di Bergamo e Brescia che non c’è più, se potesse parlare ci direbbe di riaprire”.

“Quale ultimatum?  risponde Conte – Renzi ha chiesto di fare politica? E’ quello che stiamo facendo, quindi non c’è nessun ultimatum”.  Quindi la maggioranza esiste ancora?, gli viene chiesto. “Sì”, risponde il presidente del Consiglio.




Renzi lancia “il sindaco d’Italia” e sulla situazione economica chiede abolizione del reddito di cittadinanza

Matteo Renzi parla a Porta a porta. Hanno provato a cacciarmi dalla
maggioranza, dice il leader di Italia Viva. “Non
ce l’hanno fatta ma ci hanno provato: hanno cercato di raccogliere i senatori
responsabili che vorrebbero prendere il nostro posto
. Ma se
vogliono farlo non c’è niente di male. Se il presidente del Consiglio o qualche
suo collaboratore vogliono sostituirci non c’è nulla di male, ma la prossima
volta farebbero meglio a riuscirci”. “Io
non voglio morire grillino
. Sono colpito dal modo in cui il Pd
ha inseguito i grillini. Non diventeremo la sesta stella’. Il casus belli resta
la giustizia con la prescrizione. Se non viene ritirata la proposta Bonafede e
se non ci sarà accordo, Renzi conferma la possibilità di presentare una mozione
di sfiducia.”Penso proprio che sarà così. Spero che ci sia buonsenso e si
arrivi all’accordo”. Ma la vera sfida è la proposta del leader di Italia
Viva sull’elezione diretta del premier. “Siccome
non si può andare avanti così con le scene che abbiamo visto, fermi tutti:
faccio un appello a tutte le forze politiche, a Zingaretti, Di Maio, Crimi,
Conte, Leu, Salvini, Berlusconi, Meloni. Dico: portiamo il sistema del sindaco
d’Italia a livello nazionale. Si vota una persona che sta lì cinque anni ed è
responsabile
. Per me la soluzione è l’elezione diretta del
presidente del Consiglio”. E a supporto della sua proposta: “Lancerò una raccolta di firme, insieme
al lavoro preparatorio che faremo
” con gli altri partiti,
“perché si arrivi al sindaco d’Italia”. “Ci sono due modi diversi” per fare la
riforma del premierato
: “Il primo è il modello del patto
del Nazareno che non toccava la forma di governo, per cui Berlusconi non votava
le mie leggi ma c’era un patto istituzionale per cambiare le regole. L’altra
ipotesi è l’esempio del governo Maccanico che non vide la luce nel 1996, è il
governo stesso a essere istituzionale o costituzionale”. Lo dice il leader
di Italia viva Matteo Renzi a Porta a porta. Che rilancia: “E’ secondario
il tema di chi fa il presidente del Consiglio se c’è il grande obiettivo della
grande riforma” del premierato. “Se portiamo a scegliere per una
persona che per cinque anni governa, l’Italia diventa competitiva. Evitiamo
l’indecorosa pagliacciata dello scontro quotidiano”. “Non butto la palla in tribuna perché
quand’anche cadesse il governo non si può votare fino all’autunno, quando mai
nella storia si è votato.
E’ presumibile pensare che almeno
fino al 2021 non si vota. Siccome non si può votare per un impedimento tecnico,
dico che è il momento di guardarsi negli occhi e
pensare prima agli italiani e poi ai partiti
” dice il
leader di Italia viva Matteo Renzi a Porta a porta lanciando la proposta di
riforma per l’elezione diretta del premier.

Poi Renzi risponde
direttamente a Conte sulla
situazione economica
. “Conte
vuole fare una cura da cavallo? Abolisca il reddito di cittadinanza
.
E’ un fallimento, se hai messo soldi per 2,3 milioni di persone e l’1,7%
ha trovato lavoro e oggi
Gaetano Scotto, mafioso, è stato interrogato e ha detto che ha il reddito di
cittadinanza
e metta i soldi per il taglio delle tasse alle
aziende”. “Occhio che arriva una recessione e allora i posti di
lavoro saltano. Allora in un clima normale forse Pd e Cinque stelle
respingerebbero la proposta dei commissari per far ripartire le opere ma in
questo clima straordinario dobbiamo finalmente sbloccare opere pubbliche per
cui i soldi ci sono già. Sono già finanziate e se partono creano ricchezza e
posti di lavoro”. 

L’apertura di Renzi
al tavolo delle riforme scatena il dibattito politica. Mentre Fraccaro (M5s) difende Bonafede,
Dario Franceschini, vicesegretario
del Pd commenta: “…mentre stavano per morire la rana chiese all’insano
ospite il perché del suo folle gesto. ‘Perché sono uno scorpione..’. rispose.
‘E’ la mia natura!'”. Così Dario Franceschini commenta, senza citarlo, le
parole di Matteo Renzi a Porta a porta. Il riferimento è alla fiaba di Esopo in
cui lo scorpione uccide la rana che lo sta portando in salvo. “Prendiamo atto delle affermazioni di Renzi sull’elezione
diretta del premier. Dopo anni, viene sulle nostre posizioni storiche. È ovvio
che Italia Viva, per essere credibile su questi temi, deve sciogliere il nodo
in merito al sostegno al governo Conte bis.
Renzi per essere
coerente e concreto deve far cadere questo esecutivo. Provvedimenti scandalosi
come lo stop alla prescrizione o il decreto intercettazioni non possono e non
devono andare avanti”. Lo afferma Mariastella Gelmini, capogruppo Fi. Il
leader di Iv raccoglie anche il no della Lega.”Avessimo un governo che fa
delle cose che non condivido, sarebbe un fatto. Ma
avere un governo che non fa nulla perchè litiga su tutto, è un dramma. Quindi
spero che si voti il prima possibile
e non esistono governini,
governicchi, accordi segreti, trucchetti di Palazzo. Prima
si vota, meglio è”
. Tace invece il premier Conte che si
trincera dietro un ‘no comment’ e fa sapere che deciderà nei prossimi
giorni 

Il decreto intercettazioni approda in Aula al
Senato senza il voto finale della Commissione giustizia.
Non è stato infatti trovata una intesa su
un emendamento della Lega (prima firma di Simone Pillon) la cui approvazione
era condizione del centrodestra per consentire di concludere regolarmente i
lavori della Commissione con il mandato al relatore. Ai fini pratici ciò non
muta le intenzioni del Governo che ha
posto la questione di fiducia in Senato che sarà espresso domani alle 12
.
Ad annunciarlo in Aula è stato il ministro per i rapporti con il Parlamento
Federico D’Incà che ha posto la fiducia sul testo del decreto integrato dagli
emendamenti approvati dalla Commissione Giustizia. La
presidente Maria Elisabetta Casellati ha convocato la Conferenza dei capigruppo
per decidere il prosieguo dei lavor
i.

“Mi prenderò qualche giorno per poi
lanciare una cura da cavallo per il sistema Italia – ha detto il premier Giuseppe Conte -.
Siamo in emergenza, e dobbiamo tutti lavorare, ciascuno chiaramente per le
responsabilità che si assume in base al ruolo che ha. Dobbiamo ragionare come
fossimo in emergenza, quando ragioniamo di emergenza riusciamo a coordinarci al
meglio. Non possiamo essere fanalino di coda ci sono delle situazioni anche
congiunturali. C’è l’emergenza coronavirus, ci sono le tensioni commerciali
internazionali…”. 

Una verifica in parlamento?
“Noi siamo concentrati” sull’azione di governo, “i titoli dei
giornali non mi appassionano. In questo momento siamo concentrati su una
priorità che è far crescere l’Italia”, ha aggiunto Conte, conversando con
l’ANSA, prima di lasciare il Senato, commentando l’ipotesi che si possa
stabilire un patto di legislatura sulle riforme.

LA PRECISAZIONE DEL PREMIER: “‘Questo Renzi?’ Non si dice ‘questo
Renzi’, è il senatore Matteo Renzi, leader di un partito di maggioranza, Italia
Viva”, ha detto Conte, ‘bacchettando’ benevolmente un cronista che gli
chiede se “questo Renzi” lo tenga “sulle spine”.

Intanto l’aula del Senato ha approvato la
risoluzione della maggioranza sulle comunicazioni del premier Conte
sul
bilancio comunitario
. Il documento ha avuto 150 voti
favorevoli, 101 contrari e 13 astensioni. La mozione impegna il governo a
lavorare per “un bilancio europeo all’altezza delle sfide future”,
chiarendo che “la proposta del presidente Michel sul bilancio, nonostante
qualche leggero passo avanti rispetto al quadro negoziale della presidenza
finlandese, non appare ancora adeguata rispetto alle ambizioni
dell’Europa”.

LE COMUNICAZIONI DI CONTE A PALAZZO MADAMA IN
VISTA DEL CONSIGLIO UE

– “Il Parlamento non esiterebbe a bocciare un bilancio Ue inadeguato sulla
svolta verde e sugli altri temi all’ordine del giorno”, ha detto Conte,
intervenendo al Senato alla vigilia del Consiglio europeo. “L’Italia
è perfettamente consapevole di essere parte della casa comune europea ma non
siamo disposti ad accettare in nome di una rapida conclusione del negoziato un bilancio insufficiente per le
esigenze dei nostri cittadini. Sarebbe una sconfitta non tanto contabile, ma
politica”. 

“Rispetto all’ambizione
rilevata nel programma della commissione europea” guidata da Ursula von
der Leyen, nella proposta Michel sul quadro finanziario pluriennale “resta
poca traccia”.

“Quello di domani si
presenta come un vertice complesso e complicato per il fatto che la proposta
non rispetta le aspettative di dotare il bilancio Ue di strumenti
innovativi”, dice Conte. “La proposta che il presidente Michel ha
fatto circolare il 15 febbraio apporta alcuni, lievi, avanzamenti rispetto alla
proposta fatta durante la presidenza finlandese” ma “resta comunque
inadeguata” rispetto agli obiettivi dell’Unione, dice il premier.

“Alla luce
della difficoltà della politica nazionale, sui temi della politica continentale non è possibile alcuna divisione, sarebbe un
atto sbagliato”
, ha detto il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, intervenendo al
Senato dopo le comunicazioni del premier Giuseppe Conte in vista del Consiglio
europeo straordinario.

“Lei al Consiglio europeo
ci rappresenta appieno”, ha aggiunto. “Il bilancio 2021-27 è un fatto
decisivo, ci giochiamo il futuro dell’Europa. Ci aspettano mesi economicamente
molto delicati. Ci sono potenze fuori dall’Europa che giocano una partita che
io definisco profondamente sbagliata, mi riferisco alla Turchia. La Turchia non
è un problema italiano, è un problema europeo.” 




Prescrizione, Renzi: “L’ex dj avrà mai letto il codice penale?”

“Quanto a Bonafede, che ci accusa di molestarlo (ma l’ex dj avrà mai letto il codice penale? Lo sa che la molestia è un reato?), noi auguriamo al Ministro buon lavoro. Gli diamo due mesi di tempo. Se le cose cambiano, bene. Altrimenti ci vediamo in Senato”. Così Matteo Renzi nell’e-news ribadendo che “sulla battaglia della giustizia giusta non molliamo perché è una questione di civiltà”.

Le ministre di Italia viva Teresa Bellanova ed Elena Bonetti non dovrebbero prendere parte al Consiglio dei ministri di questa sera. Lo si apprende da fonti di Iv. Bellanova è in queste ore impegnata in una visita istituzionale a Mosca ma l’assenza dal Cdm di questa sera, salvo ripensamenti dell’ultima ora, sarebbe anche un modo per ribadire la distanza sul “lodo Conte bis” che dovrebbe essere discusso in Cdm insieme alla riforma del processo penale, testo che Iv si è riservata di valutare.

IL PUNTO

Fallisce il tentativo dei renziani di sconfiggere i loro alleati di maggioranza sulla prescrizione. Non passa alla Camera il “lodo Annibali” per rinviare di un anno la riforma Bonafede: con 49 no e 40 sì M5s, Pd e Leu battono Iv e le opposizioni. Ma il dossier giustizia resta il più caldo per il governo. In Consiglio dei ministri giovedì notte è atteso il testo del “lodo Conte bis” ma fonti parlamentari di maggioranza lamentano di non averlo ancora visto: non è detto che il Cdm approvi già domani un disegno di legge, mentre prende quota una proposta di legge parlamentare.

Nel frattempo però in Senato si apre un fronte intercettazioni: Forza Italia tende una “trappola” alla maggioranza presentando in commissione un emendamento, che Iv potrebbe votare, per cancellare la riforma Bonafede. A via Arenula si tiene un vertice di maggioranza assai teso sul decreto sugli ascolti, che sarà in Aula la prossima settimana: si litiga sul testo e si prova a serrare le fila in vista della trappola di Fi. Ma Matteo Renzi sembra già spostare la sfida più in là: “Gli do due mesi per dare un segnale sulla prescrizione, poi ce la vediamo in Aula al Senato e lì – spiega ai suoi – non escludo niente, neanche la sfiducia a Bonafede”. Il premier Giuseppe Conte, che viene descritto assai irritato con i renziani, affronterà i ministri nel Cdm convocato per dare il via libera alla riforma del processo penale. Una riforma che, rimarcano 5s e Dem, mira ad abbreviare fino a un massimo di 5-6 anni i tempi dei processi. Ma i fari sono sulla prescrizione. Anche perché tra i Dem c’è chi, come Andrea Marcucci, spinge per trovare altri spazi di mediazione e “recuperare” i renziani: rinviare al secondo grado il blocco della prescrizione a Italia viva potrebbe andare bene.

“In coalizione è meglio trovare una soluzione”, apre da Iv Luigi Marattin. Ma Alfonso Bonafede chiude per ora la porta: “Non esiste alcun ‘lodo Conte ter'”, dichiara senza mezzi termini alla Camera. Sul ‘lodo Conte bis’, ovvero la modifica che fa scattare lo stop alla prescrizione dopo una condanna in primo grado e lo rende definitivo solo dopo una seconda condanna in appello, “si sta valutando il veicolo normativo migliore”, null’altro: se ne parlerà in Cdm. Tra i parlamentari di Pd e Leu si avverte nervosismo e qualche timore per come la mediazione raggiunta – che sperano ancora di migliorare in Parlamento – verrà tradotta in norma. Per sminare ancora in campo la mediazione potrebbe diventare non un disegno di legge del governo (i ministri Iv voterebbero contro o si asterrebbero in Cdm) ma una proposta di legge parlamentare. Anche se resta ancora la possibilità di presentare un emendamento alla proposta di legge del forzista Costa, che sarà votata la prossima settimana in commissione alla Camera. Si archivia intanto, dopo diversi rinvii, il “lodo Annibali” che puntava a rinviare la legge Bonafede: Iv vota con l’opposizione ma viene battuta di nove voti. Nessuna sorpresa, dice Renzi, che sa di poter incidere nei numeri a Palazzo Madama ma non a Montecitorio: “1-0 per i giustizialisti. Vediamo tra due mesi come finisce al Senato…”.

“Il 2-0 per Renzi sarà quando, votando con Salvini, farà cadere il governo? Non lo permetteremo”, ribatte il Dem Michele Bordo. La scena si sposta da subito al Senato, dove Fiammetta Modena (FI) presenta un emendamento al decreto sulle intercettazioni che introduce l’udienza di stralcio degli ascolti non rilevanti ma cancella anche la legge Bonafede. Se il presidente leghista della commissione Andrea Ostellari lo riterrà ammissibile, sarà votato, ma i voti di Iv sommati a quelli dell’opposizione sarebbero 12 contro i 12 di maggioranza e la norma non passerebbe. In Aula poi il decreto potrebbe essere blindato con la fiducia.

Il problema per la maggioranza è che sugli ascolti si sta litigando. Perché, spiega una fonte parlamentare, M5s spinge per aumentare le possibilità di pubblicazione delle intercettazioni e difendere l’uso dei trojan anche per i reati contro la Pa e anche Iv avrebbe poi presentato emendamenti sgraditi agli altri partiti. Nel vertice di maggioranza convocato a via Arenula sul tema si fa presto incandescente, anche se sul finale sembra arrivare una schiarita: è una corsa contro il tempo per non spaccarsi in commissione.




Renzi lascia il Pd e Conte nicchia: “Scelta dei tempi è singolare”

Renzi ha calato giù le sue carte, in tempi e modi per lui più congeniali. qualcuno lo ha chiamato “paravento”, a ragion veduta perché peserà sulle scelte del nuovo governo e sarà la spina nel fianco di Zingaretti che si è affrettato a dire che l’uscita dal Pd dell’ex premier è un errore.

Ma Renzi ha tirato dritto perché forse, in fondo ma non troppo, non riesce a giocare in una squadra dove non è leader.

Lasciare il Pd sarà un bene per tutti, anche per Conte, il partito è diventato un insieme di correnti, manca una visione sul futuro. Intervistato da Repubblica, Matteo Renzi spiega la sua decisione di lasciare i dem, fa sapere che saranno con lui una trentina di parlamentari e i gruppi autonomi nasceranno questa settimana.



E afferma di voler passare i prossimi mesi a combattere Salvini non a difendersi dal fuoco amico. Alla Leopolda sarà presentato il simbolo: il primo impegno elettorale le politiche, ‘sperando che siano nel 2023’, e le Europee 2024.

“Il presidente Conte, nel corso della telefonata ricevuta ieri sera da Matteo Renzi, ha chiarito di non volere entrare nelle dinamiche interne a un partito. Ha però espresso le proprie perplessità su una iniziativa che introduce negli equilibri parlamentari elementi di novità, non anticipati al momento della formazione del governo. A tacer del merito dell’iniziativa, infatti, rimane singolare la scelta dei tempi di questa operazione, annunciata subito dopo il completamento della squadra di governo”, sottolineano fonti di Palazzo Chigi.

Amaro il commento del segretario Dem Nicola Zingaretti: ‘Ci dispiace, è un errore’.





Altolà di Zingaretti a Renzi: “No a Governo Pd – M5S”

Un governo istituzionale che permetta di assolvere gli impegni necessari per il bene del Paese e gestire le elezioni “senza strumentalizzazioni”. E’ la ricetta di cui il Paese ha bisogno prima di andare al voto, secondo Matteo Renzi, intervistato dal Corriere della Sera.

Secondo l’ex premier votare subito “è folle” per tre motivi: bisogna evitare l’aumento dell’Iva (” Vanno trovati 23 miliardi di euro”); serve un governo di garanzia elettorale, che traghetti al voto (“Salvini deve lasciare il Viminale, Conte deve lasciare palazzo Chigi. I due saranno i leader di Lega e Cinque Stelle alle elezioni? Auguri. Ma, sfiduciati, non possono essere loro i garanti elettorali”, osserva l’ex segretario dem); si deve votare in Aula la riduzione dei parlamentari per poi andare al referendum. Una riforma, quella voluta dal M5s, che Renzi trova “incompleta e demagogica” ma “devo ammettere che hanno ragione loro quando dicono che sarebbe un assurdo fermarsi adesso”, aggiunge.

Per arrivare a questo risultato, Renzi fa appello a tutte le forze politiche: “Dalla Lega ai 5 Stelle, da Forza Italia alla sinistra radicale, dalle Autonomie ai sovranisti fino ai gruppi parlamentari del Pd, della cui tenuta non dubito”. L’ex leader del Pd pensa che “quando Mattarella inizierà le consultazioni una parte dei parlamentari dovrà aver già espresso la propria adesione a questo disegno. Così il presidente potrà valutare l’ eventuale incarico a un premier autorevole”. Qui, sottolinea “non stiamo tutelando qualche poltrona, ma i risparmi e le regole”.

Quanto alla crisi, Renzi dice di non spiegarsi il comportamento del leader leghista: “Per me Salvini ha paura e non sta bene. Lo si capisce guardandolo in spiaggia, e ascoltandone le farneticanti parole: “Italiani, datemi pieni poteri”. Renzi riflette anche sul confronto con le altre correnti nel Pd: “Leggo che il gruppo dirigente vorrebbe votare subito perché almeno si cambiano i parlamentari renziani: sono pronti a dare cinque anni di governo a Salvini pur di prendersi i gruppi parlamentari d’opposizione. Nobile motivazione, per carità, ma riduttiva – commenta-. Zingaretti dice: Renzi ci dia una mano. Accolgo volentieri l’appello, ma per me la mano va data al Paese più che alla Ditta”. 

“Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni, per fortuna nei passaggi ci guiderà la saggezza e l’autorevolezza del presidente Mattarella”. Lo scrive Nicola Zingaretti su Huffington post. “Dovremo discutere senza demonizzare idee diverse, senza accuse o invettive perché c’è e ci sarà bisogno del contributo di idee e di lavoro di tutte e di tutti. Se concordiamo sul pericolo Salvini il primo assoluto bene da preservare è l’obiettivo dell’unità”, aggiunge il segretario del Pd.

“Se concordiamo sul pericolo Salvini il primo assoluto bene da preservare è l’obiettivo dell’unità. Ma il primo passaggio per costruire l’unità è evitare di instillare veleno tra noi: non si dica chi sostiene queste idee è per far fuori qualcuno, perché ripeto gli avversari io li ho sempre considerati e li considero fuori di noi”. Lo scrive Nicola Zingaretti su Huffington post dicendo no a un accordo di governo con M5s e sottolineando che “non ci sono scorciatoie”.

“Salvini ora chiede le elezioni. Tutto il Partito Democratico in questi lunghi mesi ha escluso con toni diversi qualsiasi ipotesi di accordo con il Movimento 5 stelle. Io sono stato accusato ingiustamente, per mesi, di essere il fautore di questo progetto nascosto. Ricordo, non per polemica ma per ricostruzione storica, il rifiuto assoluto anche solo di voler discutere di questo tema. In molti casi si è arrivati a teorizzare che in realtà con Lega e 5 stelle ci si trovasse di fronte a due destre, due facce della stessa medaglia entrambe pericolose e illiberali da sconfiggere. Ho combattuto con tutte le mie forze questa analisi che però ha sicuramente contribuito a ridurre i margini di manovra della nostra iniziativa politica”, aggiunge.




Roma, il Gip dice no all’archiviazione per Tiziano Renzi su Consip

No alla richiesta di archiviazione per Tiziano Renzi, coinvolto nella vicenda Consip per l’accusa di traffico di influenze. Lo ha deciso il gip di Roma, Gaspare Sturzo, a distanza di otto mesi dalla richiesta avanzata dalla Procura di fare cadere le accuse nei confronti del padre dell’ex presidente del Consiglio. Il giudice ha fissato la camera di consiglio per il prossimo 14 ottobre.
Oltre alla posizione di Renzi senior, il giudice ha detto ‘no’ anche ad altri 9 indagati (per alcuni dei quali la procura ha già chiesto il rinvio a giudizio per altre fattispecie) nei confronti dei quali i pm di piazzale Clodio avevano chiesto di archiviare singoli capi di imputazione. Tra loro l’ex ministro Luca Lotti (rivelazione del segreto d’ufficio), il generale dell’Arma Emanuele Saltalamacchia (rivelazione del segreto d’ufficio), l’imprenditore Carlo Russo (turbativa d’asta).
Respinta la richiesta di archiviazione anche per l’imprenditore Alfredo Romeo (corruzione e turbativa d’asta) e per l’ex parlamentare del Pdl, Italo Bocchino (corruzione e turbativa d’asta), l’allora ad di Grandi Stazioni, Silvio Gizzi (turbativa d’asta), l’ex ad di Consip Domenico Casalino (turbativa d’asta) e il dirigente Francesco Licci (turbativa d’asta).
Nella richiesta di archiviazione i pm scrivevano che Tiziano Renzi aveva reso “affermazioni non credibili” nel corso nell’interrogatorio fornendo una “inverosimile ricostruzione dei fatti”. Per i magistrati, però, “non è dato rinvenire alcun elemento” che faccia supporre un accordo illecito con l’imprenditore Carlo Russo.
Il padre dell’ex presidente del Consiglio, “interrogato, ha sì dichiarato di conoscere Russo da prima del 2012, di avere condiviso con lui sia esperienze lavorative che esperienze personali come viaggi a Medjugorie, sì di avere instaurato un rapporto tale da avere fatto il padrino di battesimo del figlio, ma esclude di avere ‘parlato mai con lui di Consip’, né di avere mai ‘spinto con lui su Consip'”. Per i pm “queste ultime affermazioni non appaiono credibili confrontate con quanto dichiarato dal testimone, ex ad di Consip, Luigi Marroni in modo dettagliato, con alcuni puntuali riscontri su luoghi e tempi degli incontri avvenuti con Renzi considerato che tale teste non aveva interesse ad affermare il falso, ricostruendo circostanze che, semmai, potevano metterlo in difficoltà”. Nel provvedimento, aggiungono i pm, Marroni ha riferito che “in due occasioni, nel settembre 2015 e nella primavera 2016, Tiziano Renzi lo avrebbe pregato di ricevere Russo per ‘dargli una mano’. Si sarebbe trattato, secondo quanto riferito da Marroni, di una generica raccomandazione che non avrebbe avuto alcun esito”. Nella richiesta di archiviazione, tuttavia, la Procura concludeva che “nonostante tutti gli approfondimenti possibili, non è dato rinvenire alcun elemento – aldilà si ribadisce di un giudizio di inattendibilità di quanto dichiarato da Renzi – che consenta di ritenere che la raccomandazione spesa in favore di Russo fosse conseguenza di un accordo con lo stesso, al fine di esercitare indebite pressioni su Marroni per alterare le gare d’appalto indette da Consip”.




Troppe polemiche, salta la cena di Calenda con Renzi, Minniti e Gentiloni

Troppe polemiche e poca voglia di “costruire”: Calenda annulla la cena con Renzi, Minniti e Gentiloni. “Dopo 24 ore di polemiche interne e amenità varie, a partire dalla disfida delle cene, ho cancellato l’incontro. Lo spirito era quello di riprendere un dialogo tra persone che hanno lavorato insieme per il Paese e aiutare il @pdnetwork . In questo contesto è inutile e dannoso”. Lo scrive Carlo Calenda SU Twitter.

Dopo 24h di polemiche interne e amenità varie,a partire dalla disfida delle cene, ho cancellato l’incontro. Lo spirito era quello di riprendere un dialogo tra persone che hanno lavorato insieme per il paese e aiutare il @pdnetwork . In questo contesto è inutile e dannoso.

— Carlo Calenda (@CarloCalenda) 17 settembre 2018

“Errore mio. Ho provato a fare una cosa che ritenevo giusta in un contesto che l’ha letta in modo totalmente diverso”, aggiunge Calenda rispondendo a un follower che sottolinea come cambiare idea in politica sia un “errore fatale”. “Abbiamo ritenuto che a questo punto fosse la cosa più giusta da fare per evitare ulteriori fratture. Ripeto errore mio e di nessun altro. Eccesso di entusiasmo”.




Pd, tensione a “5 stelle” tra Renzi & Co.

Tensione alle stelle nel Pd dopo la presa di posizione di ieri di Matteo Renzi a ‘Che tempo che fa’.

Il segretario reggente, Maurizio Martina va all’attacco. “Ritengo – dice – ciò che è accaduto in queste ore grave, nel metodo e nel merito. Così un partito rischia solo l’estinzione e un distacco sempre più marcato con i cittadini e la società”. “Servirà una discussione franca e senza equivoci perché è impossibile guidare un partito in queste condizioni e per quanto mi riguarda la collegialità è sempre un valore, non un problema”, aggiunge escludendo comunque con l’Ansa sue dimissioni.

Dopo qualche ora, arriva la risposta dello stesso Renzi su twitter:

“Sono stato eletto in un collegio. Ho il dovere, non solo il diritto, di illustrare le mie scelte agli elettori. Rispetto chi nel Pd vuole andare a governare con #M5S, ma credo sarebbe un grave errore. E qui spiego perché”.
“In queste ore – afferma Martina – stiamo vivendo una situazione politica generale di estrema delicatezza. Per il rispetto che ho della comunità del Partito Democratico porterò il mio punto di vista alla Direzione Nazionale di giovedì che evidentemente ha già un altro ordine del giorno rispetto alle ragioni della sua convocazione. Servirà una discussione franca e senza equivoci perché è impossibile guidare un partito in queste condizioni e per quanto mi riguarda la collegialità è sempre un valore, non un problema”. “Ritengo ciò che è accaduto in queste ore grave – aggiunge – nel metodo e nel merito. Così un Partito rischia solo l’estinzione e un distacco sempre più marcato con i cittadini e la società; si smarrisce l’impegno per il cambiamento e non si aiuta il Paese. Per questo continuo a pensare che il Pd abbia innanzitutto bisogno di una vera ripartenza su basi nuove”, conclude Martina.

All’attacco anche il ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini che critica la chiusura di Renzi.

“Invito tutti alla calma – è l’appello di Lorenzo Guerini – ad abbassare i toni. È un dibattito, il nostro, in cui ci sono opinioni note, anche giudizi diversi sui passaggi che sono di fronte al Paese. Ma dobbiamo, anche attraverso un dibattito serio e non reticente ma che sia teso alla coesione della nostra comunità, lavorare insieme, anche in queste ore. Giovedì ci confronteremo come si confronta un partito come il nostro, ma adesso, per favore, proviamo ad abbassare i toni”.

Intanto Luigi Di Maio, in un video su Facebook propone a Matteo Salvini di chiedere al Quirinale di andare a votare a giugno. Mentre Silvio Berlusconi, dopo il risultato del Friuli Venezia Giulia ribadisce l’ipotesi di un governo di centrodestra.