Crisi di Governo, Salvini fa “scacco” a Di Maio e raccoglie gli applausi di parte dei pentastellati

Matteo Salvini, ha annunciato la sua nuova mossa: ‘Tagliamo i parlamentari la prossima settimana e poi andiamo subito al voto’. E raccoglie gli applausi dei senatori della Lega e di parte del M5s a cui si rivolge: ‘Pensate 3 volte prima di allearvi con il Pd’. Mentre Matteo Renzi rilancia: ‘Ho voluto lanciare un appello alle forze politiche che oggi ha lo spazio per poter essere accolto. Non darò alibi a nessuno per far saltare l’accordo che il tabellone di Palazzo Madama mostrerà stasera essere possibile’. Forza Italia dice no all’ipotesi di un accordo con Salvini che comporti una lista elettorale unica e nel vertice a Palazzo Grazioli con Berlusconi boccia una possibile intesa che cancelli dal voto il simbolo di Fi. Nel Pd Bettini e Franceschini parlano di governo di legislatura e il segretario Zingaretti dice che ‘è il momento dell’unità’.

Per il capogruppo M5S in Senato Stefano Patuanelli, Salvini “ha tolto qualsiasi valenza politica al dibattito in corso: la proposta di votare immediatamente la prossima settimana la quarta lettura della riforma” per tagliare i parlamentari “è possibile esclusivamente se domani non viene votata la sfiducia al governo, mi aspetto che venga ritirata la proposta Romeo, in alternativa voteremo contro”.

L’Aula del Senato ha confermato indirettamente, bocciando le proposte di modifica al calendario presentate dal centrodestra, il timing votato in conferenza dei capigruppo ieri che prevede che Conte terrà le comunicazioni a Palazzo Madama il prossimo martedì 20 agosto alle 15.

“La Lega conferma quello che abbiamo ribadito alla conferenza dei capigruppo – ha detto il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo intervenendo nell’Aula di Palazzo Madama -: chiediamo all’Aula di votare un calendario diverso. Crediamo che per la crisi politica in atto sia necessario votare la nostra mozione di sfiducia domani alle ore 16 per rispetto” alle celebrazioni che si terranno domani a Genova nell’anniversario del crollo del ponte.

“Noi proponiamo che la mozione di sfiducia” al premier Giuseppe Conte “sia votata in coda al calendario, chi è vera opposizione dimostri di esserlo”: così in Aula al Senato Anna Maria Bernini, capogruppo di Fi. “Noi siamo qui in 55 e siamo qui per votare subito questa mozione. C’è chi “invece sta preparando nuovi progetti assolutamente contrati alla volontà popolari. La vera barzelletta sarà quando partito di Bibbiano e del vaffa day si metteranno insieme per governare l’Italia. Ci sarà da ridere”.

L’INTERVENTO DI SALVINI IN SENATO

“Come sono lontani i riti della politica dal Paese reale con l’idea che non si debbano disturbare i poveri parlamentari a ferragosto”, ha detto Matteo Salvini in Aula al Senato. “Non capisco visto che per bocca del senatore Renzi avete già vinto tutta questa agitazione nervosismo, maleducazione”, ha detto Matteo Salvini in Aula parlando delle proteste all’inizio del suo intervento. “Invidio un po’ alcune abbronzature…”, aggiunge. “L’Italia vuole avere certezze e cosa di più bello, democratico, trasparente, lineare, dignitoso che dare la parola al popolo. Cosa c’è di più bello. Non capisco la paura, il terrore, la disperazione”, ha detto ancora. “Capisco il terrore da parte del senatore Renzi, comprensibilissimo: perché sa che con i disastri che ha fatto gli italiani lo mandano a casa immediatamente quindi piuttosto che lasciare la poltrona sta qua col Vynavil”, ha aggiunto Matteo Salvini in Aula al Senato. “Il bello è che saremmo noi gli antidemocratici e i fascisti che non vogliono andare alle elezioni e non vogliono far parlare la gente…”, ha detto ancora Salvini.




Tensioni tra Gabrielli e Salvini sull’utilizzo dello scooter della polizia

“La vicenda dell’acqua-scooter onestamente mi sembra un po’ amplificata, vi potrei portare decine di immagini di nostri mezzi che vengono utilizzati anche da ragazzini. Quindi questo mi interessa il giusto, mi preoccupa di più, e ho chiesto un approfondimento, quando c’è una limitazione al diritto di cronaca che ritengo debba essere posto al centro”. Ai giornalisti che gli hanno chiesto se i poliziotti facevano parte della scorta del vicepremier, Gabrielli ha risposto che “lo stiamo approfondendo, sia sotto il profilo penale che disciplinare faremo tutte le valutazioni – ha concluso -. Perché se ci sono state delle minacce e degli atteggiamenti fuori dall’azione ordinaria ci sono anche profili penali”.

“Non vedo rischi per la libertà di stampa in Italia onestamente. Se ci sono delle indagini, aspettiamole. Che lascino fuori i bambini e se la prendano con me”. Così il ministro dell’Interno e vicepremier, Matteo Salvini, è tornato a parlare dell’episodio della moto d’acqua della Polizia dove è salito con il figlio maggiore per un giro. Questa mattina il capo della Polizia, Franco Gabrielli, alla stazione di Rogoredo a Milano, ha parlato di approfondimenti per verificare se è stato limitato il diritto di cronaca. “Sono preoccupato – ha aggiunto Salvini a margine dell’inaugurazione dell’hub ferroviario di Rogoredo – se si usano i bambini per fare polemica politica perché faccio il giornalista anch’io e prima di tirare in ballo un minore ci penserei tre volte. Tanti altri bambini salgono sulle moto della polizia, sui mezzi dei vigili del fuoco, sui mezzi dei carabinieri. Aprite un dossier in Procura”.




Salvini a Colico: “Stufo degli attacchi degli alleati. O si lavora di più o la pazienza finisce”

“Sono stufo degli attacchi quotidiani degli alleati di governo. O si parla di meno e si lavora di più o la pazienza finisce”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in un comizio a Colico, in provincia di Lecco. E poi: “Di Battista, Di Maio, Grillo, Toninelli: o tutti fanno il loro lavoro o la pazienza finisce”. 



 “Nelle prossime settimane ci sarà bisogno di coraggio e idee chiare. Non è la stagione delle mezze misure. O le cose le facciamo bene o le mezze misure non ci piacciono – ha concluso -, e lo dico non alle opposizioni, sono stufo di attacchi di quelli che dovrebbero essere alleati”. “M5S ha pessima componente di sinistra” “I 5 stelle hanno una pessima componente di sinistra al loro interno. A furia di non fare niente il Paese è fermo, ma io voglio un Paese dove le opere pubbliche ripartano a manetta e non a rilento. Su questo i nodi verranno al pettine”, ha aggiunto Salvini che attacca ancora: “Di Battista? Per quanto mi riguarda conta zero”. “La Lega c’è ed è compatta e vuole fare cose per il Paese, se altri sono divisi e hanno difficoltà, perdono pezzi è un problema”, ha poi affermato Salvini a proposito delle prossime votazioni in Aula. “Vedremo come vanno le votazioni su decreto Sicurezza e Tav – aggiunge – se un pezzo di maggioranza vota per bloccare un’opera importante come la Tav è un problema perché noi siamo al governo per fare. Vediamo domani sul decreto Sicurezza se c’è una maggioranza o no, poi c’è in ballo la riforma della giustizia che vogliamo coraggiosa. E la riforma fiscale altrettanto coraggiosa. Se ci sono i sì si va avanti”.  “Nemici autonomia politici ladri del Sud” “I nemici dell’autonomia sono alcuni politici ladri e incapaci del Sud, che da 50 anni derubano il Paese. Con l’autonomia gli incapaci vanno a casa”, ha aggiunto il ministro dell’Interno. “Riforma giustizia M5s è poca roba” “La bozza di riforma della giustizia preasenta dai Cinque Stelle è poca roba. In un Paese serio c’è la certezza della pena, non sconti di pena e attenuanti. Ti becchi 10 anni in galera per 10 anni ci stai”. E dove “davvero esiste la presunzione di innocenza fino a prova definitiva contraria”.  “Commissario Ue, due nomi a Conte” “Abbiamo fatto le nostre proposte al presidente del Consiglio che sta seguendo la trattativa. I nomi ce li ha lui. Sono due nomi”, ha poi detto Salvini circa il commissario Ue.  “Giornalisti di sinistra più ci attaccano più ci danno forza”  “Più ci attaccano più ci danno forza. Lunga vita ai giornalisti di sinistra ma anche al segretario del Partito democratico che oggi mi ha dato del buffone”, ha quindi sostenuto Salvini. “Immigrazione, obiettivo è che non arrivi nessuno a rompere”  “L’obiettivo è che qui non venga a rompere le p.. più nessuno senza permesso”, ha concluso Salvini, parlando di immigrazione.




Carola Rackete, ricorso del procuratore di Agrigento contro la scarcerazione: per Matteo Salvini l’estate dei trappoloni

Ricorso in Cassazione del Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio contro la scarcerazione di Carola Rackete ordinata dal giudice Alessandra Vella, a proposito dell’ingresso forzato nel porto di Lampedusa da parte della nave ONG Sea Watch 3.

Avevamo allora ragione noi di scrivere che Carola aveva commesso numerosi reati nella sua azione di forza – coordinata con parlamentari dell’opposizione al governo – per sbarcare soltanto in Italia i migranti raccolti in mare, nonostante il divieto assoluto di avvicinarsi alle coste italiane da parte del Ministero dell’Interno.

Per il dottor Patronaggio, PM di Agrigento, la conclusione a cui è giunta il GIP Alessandra Vella è “contraddittoria, errata e non adeguatamente motivata”

Nel ricorso presentato in Cassazione, i magistrati spiegano perché la Rackete avrebbe dovuto rimanere ai domiciliari. Infatti, nella sua ordinanza del 2 di luglio il GIP avrebbe dovuto verificare se, rispetto alla condotta contestata alla capitana e alla sua nave, “il dovere di soccorso invocato potesse avere efficacia discriminante”. Secondo la Procura, il GIP si è limitato ad affermare tout court che “legittimamente Carola Rackete avesse agito perché spinta dal dovere di salvare i migranti. L’impostazione offerta dal Gip – scrivono i PM – sembra banalizzare gli interessi giuridici coinvolti nella vicenda, e non appare condivisibile la valutazione semplicistica offerta dal giudicante”. La scarcerazione, dunque, “è errata in ragione della tipologia di controllo che egli (il GIP) è chiamato ad effettuare in sede di valutazione di legittimità dell’arresto in flagranza operato dalla Polizia Giudiziaria”. In altre parole, il giudice Vella non poteva, data la regolarità dell’arresto in flagranza da parte della polizia, scarcerare la Rackete.

“Nel caso di resistenza operata da Carola Rackete – continua il PM Patronaggio – si dubita che l’adempimento del dovere di soccorso possa giungere anche a scriminare la condotta del 29 giugno scorso.” In altri termini, il soccorso ai finti naufraghi era già stato effettuato, e nessuno correva pericolo di vita. Aggiungiamo che gli stessi erano stati abbondantemente rifocillati e forniti di beni di prima necessità dalle autorità italiane – oltre al fatto che alcuni di essi, i più deboli, erano stati portati a terra per essere sottoposti a cure da parte dei sanitari. L’azione di forza, quindi, operata dalla capitana non aveva alcun motivo di essere, se non nell’ottica di una dimostrazione politica di trasgressione di regole sancite da un governo sovrano e democratico, per colpire l’odiato Matteo Salvini, tacciato di ogni infamità, ma soprattutto di ‘fascismo’.

Forse è fascista chiunque voglia risolvere i problemi dell’Italia, come è ancora – pur se in misura molto più ridotta – quello dei migranti, protetti da leggi e leggine che consentono a chiunque l’ingresso in Italia e la richiesta di asilo, anche se non aventi diritto

L’ultima boutade di questa situazione pare sia l’iscrizione all’ARCIGAY, che consentirebbe a chi si dichiara ‘dell’altra sponda’, di essere accolto, perchè in pericolo di vita nella sua nazione. In particolare la sinistra allo sbando, ai limiti del ridicolo, non avendo altri argomenti, ha voluto sfruttare questo ‘passaggio’ in mare per minare alla base la credibilità del ministro dell’Interno. “L’ordinanza di non convalida dell’arresto da parte del GIP – continua la Procura – è risultata essere viziata per violazione di legge, mancanza e contraddittorietà della motivazione, in quanto dopo avere operato complesse valutazioni in diritto, non ha provveduto correttamente a valutare gli elementi di fatto e di diritto relativi alla configurabilità della causa di giustificazione, né ha motivato adeguatamente le ragioni per le quali ha ritenuto di applicarla nel caso di specie.” In definitiva, l’ennesimo trappolone per scalzare Salvini e fargli perdere punti. Intanto la Rackete, figlia di cotanti genitori, ancorchè facoltosi – il padre pare sia un commerciante d’armi, e ben ammanigliato nel governo tedesco, tanto da suscitarne l’immediata reazione alla notizia dell’arresto della sua figliuola – è uccel di bosco, né mette conto di sapere dove sia, visto che di lei non sentiremo probabilmente più parlare. E comunque non crediamo voglia avere ancora il privilegio di calcare l’italico suolo.

Ormai, missione compiuta, impunità ottenuta, come da programma, ma Salvini ancora saldamente in sella, forse più di prima, nonostante le bordate dei buonisti che continuano a censurare le morti in mare. Come se dipendessero dagli Italiani, e non da chi mette in acqua, da barche di scafisti, i gommoni ad orologeria! Trappolone, dicevamo, che precede l’ultimo ancora ‘in progress’, quello della fornitura farlocca di petrolio russo. La magistratura indaga, ed è suo dovere, ma non c’è nulla su cui indagare, se non scoprire chi ha montato questo teatro dei pupi, sempre contro il più scomodo ospite del Viminale che l’Italia abbia mai avuto da decenni. Facendo due conti, certamente chi si è mosso per mandarlo a casa non è soltanto quella armata Brancaleone della cosiddetta ‘sinistra’ italica, che a questo punto appare davvero allo sbando – e, con una puntina di cattiveria, ci auguriamo che tale rimanga, visti i danni del passato più prossimo. Dietro le quinte del teatrino ci sono personaggi molto grossi, che vagamente conosciamo, per notizie ormai certe e consolidate, ma dei quali non si può scorgere neanche l’ombra.

Trovato il movente, trovato l’assassino. Se il movente è palese – cioè la caduta di Matteo Salvini – sappiamo benissimo chi è il mandante, o, meglio, chi sono i mandanti, molti dei quali anche i Italia: fanno parte dello stesso circolo, pardon dello stesso Club B., dove, una volta tanto, B. non sta per Berlusconi – né tanto meno per ‘lato B’. Un Club che di recente ha accolto nelle sue fila anche l’ex, ex, ex tutto, Matteo Renzi, la manina del quale qualche quotidiano bene informato ha voluto vedere nel copione della recita di cui sopra, relativa al petrolio russo fantasma. Ma non la regìa: per quello ci vuole ben altro che l’ex sindaco di Firenze. Siamo ragionevolmente certi che la Cassazione darà ragione al PM Patronaggio, e che il giudice Vella non subirà alcuna conseguenza per il suo ‘errore’, neanche un buffetto sulla guancia – magari, come in altri casi, una promozione. Non è forse la Magistratura italiana l’espressione stessa dell’autonomia e dell’indipendenza? E come possiamo noi giudicare i giudici, parafrasando il detto latino “Quis custodiet ipsos custodes?”

Siamo altrettanto ragionevolmente certi che Carola Rackete, la ‘Rasta’ d’assalto, non subirà alcuna conseguenza dalla sentenza della Cassazione, essendo già ora chissà dove, ma certamente non a rischio estradizione. Di solito le sentenze di Cassazione per i ricorsi del PM si fanno aspettare, e questo consentirà alla capitana di imboscarsi ancora di più, ma soprattutto di passare le vacanze in serenità, e non come una persona ‘braccata’ dallo Stato italiano, e latitante. E dopo agosto chi si ricorderà più di lei, dopo i flirt estivi fra ombrelloni, secchielli e palette? “Chi la slunga, la scampa” diceva mia nonna, di origine romagnola. Già dopo l’arresto Carola fu portata ‘in luogo segreto’, per la sua incolumità. Ma da chi la si doveva proteggere, se tutti le battevano le mani? Toghe rosse? Macchè, fantasie di Berlusconi. Né mai sapremo perché e come il GIP Alessandra Vella fosse proprio lì in quei momenti, per occuparsi della questione Sea Watch 3: il che sa tanto di imboscata. Ma, l’abbiamo detto, tutto secondo copione.




Tensioni governative: Salvini attacca Toninelli: “Ci sono troppe infrastrutture bloccate dal ministero dei Trasporti”

Resta alta la tensione nella maggioranza con i dossier caldi dell’autonomia e della Tav sul banco e Lega ed M5s che continuano a discutere. “”Non ho incontri in agenda. Per il futuro siamo nelle mani del buon Dio”, dice il vicepremier Matteo Salvini replicando a una domanda durante la conferenza stampa a Firenze.

Il vicepremier, inoltre, torna ad attaccare il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli al centro di una polemica, tra l’altro, per il licenziamento di uno degli esperti dell’analisi costi-benefici sulla Tav.

“Ci sono troppe infrastrutture bloccate dal ministero dei Trasporti. Il Mit deve aiutare la gente a viaggiare e non bloccare porti, aeroporti, ferrovie, tunnel, autostrade. Il vero problema è il blocco di centinaia di opere pubbliche”, ha detto parlando con i giornalisti a Firenze. A chi chiedeva se chiederà un rimpasto di Governo Salvini ha risposto: “Non è questione di rimpasto, se uno fa il ministro ai blocchi stradali, noi siamo al governo per sbloccare le strade, non per bloccarle”.

“Il trambusto intorno al governo è legato”, al taglio dei parlamentari, dice Luigi Di Maio. “Ma ve li immaginate senza poltrona mentre si cercano un lavoro come tutte le persone normali? È quindi chiaro che, chi vuole buttarci giù, è chi vuole restare nella preistoria per tenersi stretto il suo posto a Roma”. “Ma noi non ci arrendiamo. Taglieremo i parlamentari e cambieremo davvero il Paese. Ormai – conclude – manca davvero poco. Meno di due mesi!”.

Intanto il governatore del Veneto Zaia difende il progetto dell’autonomia. “I vantaggi dell’Autonomia – sottolinea – sono l’efficienza e la responsabilità, soprattutto premiare le virtuosità, ma non si creerà un Paese di serie A e di serie B”. “Questa è una brutta manfrina – aggiunge – che non vogliamo più sentire”. La verità, per Zaia, “è che da un lato i cittadini avranno risposte celeri e avranno viste ridotte le catene decisionali. Dall’altro per quanto riguarda i cittadini del Sud finalmente riusciranno a misurare la qualità dei loro amministratori, perchè questa è la verità”. “Oggi già abbiamo un esempio di Autonomia, che è quella della sanità: non c’è l’Autonomia del Veneto, non c’è quella della Lombardia o dell’Emilia Romagna ma nella sanità tutte le regioni hanno un budget e la gestione della sanità – spiega -. Se ci sono ancora regioni che vedono i loro cittadini costretti a fare le valigie per andarsi a curare fuori regione, molto probabilmente il problema non è dell’Autonomia ma della mala gestio da parte di qualcuno”. “Noi abbiamo fatto un progetto serio, validato a livello scientifico: non vogliamo la secessione dei ricchi, non possiamo accettare che si dica che vogliamo creare un Paese di serie A e di serie B, vogliamo solo l’efficienza, la responsabilità e la modernità di questo Paese”. Lo sottolinea il governatore del Veneto Luca Zaia.

Fico, qualsiasi intesa passerà in Parlamento – “L’autonomia regionale non deve dividere il Paese, non deve lasciare il Sud nella condizione economica in cui si trova ma deve essere un’autonomia che dà qualche potere in più alle Regioni. L’Italia è unita, una e indivisibile e bisogna lavorare e coordinarsi insieme. Qualsiasi sia l’intesa, passerà in Parlamento”. Lo ha detto il presidente della Camera Roberto Fico a Napoli commentando le polemiche degli ultimi giorni.




Europee, la Lega fa il pieno: svuotati i Cinque Stelle. Pd in rimonta

La Lega di Salvini è il primo partito in Italia con oltre il 34 percento. Il Partito Democratico si conferma secondo partito con quasi il 23% superando il M5s che crolla intorno al 17 percento. Fi tiene e Fratelli d’Italia supera la soglia del 4% attestandosi al 6,45 percento . ‘Spera’ +Europa con il 3,09% non supera la soglia di sbarramento dei quattro punti percentuali.

Salvini: “Siamo il primo partito in Italia”

“Chiedo un’accelerazione sul programma di governo. A livello nazionale non cambia nulla”, ha detto il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini a Milano. “Siamo il primo partito in Italia, adesso si cambia in Europa”, ha detto il leader della Lega.

“Una sola parola: GRAZIE Italia!”, aveva commentato dopo i primi exit poll postando anche una sua foto con un cartello scritto a penna dove si legge “1/o partito in Italia, grazie”. “Visti i risultati mi sembra abbastanza chiaro” che sarà la Lega, nel governo, a indicare il nome del futuro commissario europeo, ha affermato il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari, durante una diretta di Porta a Porta.

Soddisfatta Giorgia Meloni leader di Fratelli d’Italia che vede crescere il proprio partito del 50% rispetto le politiche

“Molto soddisfatti per l’esito elettorale, la scelta della lista unitaria è stata vincente. Il bipolarismo è tornato a essere centrato sulla presenza del Pd”, ha detto il segretario Pd Nicola Zingaretti.

“Restiamo comunque ago della bilancia in questo governo. Da qui in avanti più attenzione ai territori”, ha detto il vicepremier e leader M5S Luigi Di Maio. “Siamo stati penalizzati dall’astensione, soprattutto al Sud, ma ora testa bassa e lavorare”.




Governo, Salvini: “Troppa sintonia Pd – M5s”

Lega e M5s di nuovo ai ferri corti. E a tener banco oggi è il dialogo con l’opposizione, con Fi da una parte e Pd dall’altra. “Io – dice Salvini a Verona – per 11 mesi ho mantenuto la parola con gli italiani e con i 5 Stelle.

Inizio a notare troppi accoppiamenti fra PD e 5 Stelle, troppa sintonia”. “No alla flat tax, no ad Autonomia, no al nuovo decreto sicurezza. E magari riapriamo i porti – ha aggiunto – . Mi spieghi qualcuno se vuole andare d’accordo con il PD o con gli italiani e la Lega rispettando il patto”.
“M5S spostato a sinistra? Se la sinistra è il Pd, per carità…Dio ce ne scampi. Non c’è un capo politico che abbia attaccato il Pd come me, il Pd è ancora quello dei renziani con Zingaretti davanti, non voglio averci nulla a che fare”, dice Di maio interpellato da Matrix in proposito. “Da quando c’è stato il caso Siri la Lega l’ha presa sul personale. Sto chiedendo un vertice di governo (per sciogliere i nodi in sospeso, ndr) e vedo un po’ di irritazione”, dice ancora.

E su una delle questioni che tiene banco, il gesto del cardinale Konrad Krajweski che ha riattaccato la corrente ad uno stabile occupato a Roma Di Maio precisa: “Un cardinale non è un politico, rappresenta il Vaticano. Ha agito secondo i suoi principi. Per me la legalità deve valere per tutti, non voglio scatenare il caso su questo episodio e poi ci teniamo gli immobili occupati da CasaPound e centri sociali. Tutti gli immobili occupati vanno sgomberati”. Lo ha detto il vicepremier M5S Luigi Di Maio a Matrix su Canale 5 che andrà in onda stasera.

Ma tant’è. Un nuovo altolà arriva da Di Maio dopo l’appello a non soffiare sul fuoco nelle piazze. Con Salvini – dice in una intervista a Repubblica – “non si tratta di litigare. Semplicemente, sono una persona moderata: quando l’asticella si sposta troppo come accadde a Verona, dove c’era gente che andava dicendo che la donna deve stare a casa a pulire, o quando vedo sui social il ministro dell’Interno che imbraccia un fucile, allora dico la mia”.

Di Maio, che definisce l’ultradestra “un pericolo”, invita la Lega a “tornare su posizioni più moderate” e a “smetterla con fucili, armi e carri armati”. Il governo, dice, “deve continuare. Quattro anni per mantenere quello che abbiamo promesso”. In merito allo striscione anti-Salvini rimosso e ai casi simili degli ultimi giorni, “non è nel mio stile. C’è un po’ di nervosismo, bisogna abbassare i toni, evitare di soffiare sul fuoco”, evidenzia Di Maio. Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo assicura di non temere le urne: “L’unica paura che ho è che l’esasperazione di certi toni possa aumentare il livello di tensione sociale.




Modena: scontri a presidio anti-Salvini. Leader Lega: “Quattro zecche”

Il ministro sulla sentenza di Bologna sui richiedenti asilo: “Vergognosa, giudici che vogliono fare politica si candidino”. Attesa Cassazione

Nuovi scontri a Modena nella zona di Novi Sad al presidio del collettivo Guernica e studenti organizzato per protestare contro la visita di Matteo Salvini in città: cariche delle forze dell’ordine su un gruppo di manifestanti che stava tentando di sfondare il cordone. Sono volate manganellate e un ragazzo è rimasto ferito al capo e ha perso del sangue. È lo stesso presidio dove un paio d’ore fa prima del comizio di Salvini erano stati lanciati dei sassi e c’erano state cariche di alleggerimento.

“Non ci sono più i compagni di una volta. Hanno perso la voce, hanno fatto tardi ieri sera al centro sociale. Meno canne e più uovo sbattuto della nonna che state meglio”. Così Matteo Salvini dal palco del comizio a Modena ad alcuni contestatori che lo hanno fischiato.

Sul palco del comizio è salito a fine intervento anche Luca Toni. L’ex attaccante, campione del mondo azzurro nel 2006, ha scambiato col leader della Lega una affettuosa stretta di mano e ha posato col vicepremier per un selfie.




Roma, botta e risposta tra Salvini e Raggi sul tema rifiuti

“Non occorre uno scienziato per portare via la mondezza, svuotare i cestini, evitare i gabbiani stile avvoltoi. Io ho invitato la gente a votare la Raggi ma ora quando la gente mi vede dice: fate presto “. Così Matteo Salvini torna a parlare della situazione della Capitale.

Raggi spiega a Salvini il debito di Roma con una brioche

La Lega in mattinata aveva ribadito: “Nessun regalo milionario per coprire amministratori incapaci. Migliaia di altri Comuni italiani hanno gli stessi problemi e identici diritti. Roma è una città bellissima da troppo tempo trascurata e abbandonata: chi ha sbagliato paghi!”, hanno in una nota Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, capigruppo della Lega in Senato ed alla Camera.

Non comprendiamo le polemiche da parte della Lega sul superamento della gestione commissariale del debito storico di Roma“, dicono i componenti della Commissione Bilancio della Camera del M5S, che invitano “i colleghi a leggere con maggiore attenzione quanto contenuto nella norma inserita nel Decreto Crescita”. “Non è stato fatto alcun regalo alla Capitale e neanche un centesimo in più delle tasse degli italiani sarà usato per ripagare il debito di Roma”, spiegano. “Certe polemiche prive di senso lasciamole al Pd e a chi ha mal governato in passato la Capitale”.

“A Salvini voglio dire che ho le spalle larghe e non mi spavento facilmente. Io le villette dei clan mafiosi le ho abbattute, dopo decenni di silenzio delle precedenti giunte: otto case del clan Casamonica buttate giù dalla ruspa. Infine, per togliere la spazzatura non serve assolutamente uno scienziato ma sono necessari duro lavoro e costanza. Di certo non bastano due tweet e qualche battuta ad effetto. Ma io non voglio inutili polemiche elettorali. Lavoriamo!“.

 Ieri botta e risposta tre il vicepremier e la sindaca di Roma, Virginia Raggi. “Un giorno, ogni tanto – ha detto Salvini parlando della Formula E – Roma è in modo positivo al centro dell’interesse del mondo. Spero lo sia tutti i giorni, e non solo per le metropolitane ferme, la sporcizia, per i topi o il caos delle periferie”.

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Per Roma, ha detto Salvini,  “il Governo sta facendo di tutto, l’unica cosa che non potrà fare è regalare soldi ad una città ignorando i problemi di tutte le altre. Se qualcuno pensa di fare omaggi a Roma, quando ci sono centinaia di Comuni in difficoltà, allora o tutti o nessuno. Qui serve una amministrazione comunale pronta, sveglia e presente”.

“Invece di parlare di Roma si occupi della sicurezza. Visti i fatti di cronaca di questi giorni mi sembra di poter dire che non manchi il da farsi. A ognuno il suo lavoro. Parla di tutto in tutte le TV ma mi sembra che non passi mai ai fatti”, è la replica della sindaca Virginia Raggi.

“Fa piacere – ha detto in un altro passaggio – che sia passato dal chiedere ‘vagoni della metro senza terroni’ a riconoscere che grazie a noi si guarda finalmente al futuro. Il ragazzo sta crescendo“.

Roma non è mai stata così sporca, così ferma, così trascurata – ha contro replicato Salvini – caotica e disorganizzata. Colpa di Salvini, o colpa di un sindaco 5Stelle (per cui avevo perfino invitato a votare) che in questi anni non ha combinato niente? Il giudizio lo lascio dare ai Romani, io lavoro per dare un futuro migliore a questa splendida città”




Flat tax, Salvini avverte gli alleati: “Abbiamo votato il reddito di cittadinanza, che non è nel dna della Lega, ora pretendiamo rispetto”

Va bene la “prudenza” di Giovanni Tria, ma la flat tax deve essere nel Def. Matteo Salvini avverte gli alleati: “abbiamo votato il reddito di cittadinanza, che non è nel dna della Lega, ora pretendiamo rispetto”. M5s ribatte che a non rispettare il contratto, con proposte che vanno dalla castrazione chimica alle armi, semmai è lui. “A quelle proposte noi siamo un argine. La flat tax va fatta ma senza aiutare i ricchi”, dichiara Luigi Di Maio che, facendo sponda a Tria, vorrebbe che la misura restasse fuori dal Def, anche per arginare l’idea leghista di fare “facile campagna elettorale” con soldi che non ci sono. Ma la Lega insiste: “O il governo attua il contratto o non ha senso”, dice Giancarlo Giorgetti.

“Serenamente”, il premier Giuseppe Conte si fa carico di risolvere anche questa grana, in vista del varo del Def in Cdm martedì. Tria resta fermo sull’idea che la flat tax vada messa a settembre in manovra, nell’ambito di un intervento fiscale complessivo. C’è infatti un tema di risorse. Con il Pil vicino allo zero e 23 mld di clausole Iva da disinnescare il presidente del Consiglio fronteggia le accuse delle opposizioni – M5s alzerà le tasse, è sicuro Silvio Berlusconi – dichiarando che il governo “farà di tutto per impedire” l’aumento dell’Iva. E’ prudente, il premier. Anche se è convinto che nei prossimi mesi l’economia migliorerà, il quadro è fosco. Perciò tutto, anche la flat tax che è “un pilastro” del contratto di governo, va modulato in manovra tenendo “conto del quadro di finanza pubblica”. Domani, annuncia Conte, ci sarà una riunione preparatoria del Def. E martedì il Documento di economia e finanza arriverà in Consiglio dei ministri. Bisogna decidere dove fissare l’asticella della crescita programmata: si oscilla tra un prudente 0,3% (0,1% in più dello 0,2% tendenziale) e un più ardito – ma meglio spendibile alle europee – 0,5%. Salvini dice che sulle stime la “prudenza” di Tria va bene e precisa che quello sulla flat tax non è un suo capriccio. Ma lo scontro tra i vicepremier è totale. Su un punto però Di Maio e Salvini concordano: aprire un nuovo fronte e chiudere i campi Rom. “Lo deve fare il ministro dell’Interno”, è la stoccata di Di Maio. Il premier e il suo vice leghista non hanno modo di confrontarsi sui nodi del governo perché non si incrociano. Tra gli stand del Vinitaly però entrambi respingono la bocciatura del governo da parte degli imprenditori riuniti sabato a Cernobbio. Salvini, felpa rossa con scritta d’ordinanza, fa notare l’applausometro dei viticoltori: “Noi siamo partiti dalle pmi ma fugheremo i dubbi anche di chi applaudiva Monti e Renzi e oggi boccia noi”. “Lavoriamo nell’interesse di tutto il Paese, non di singoli imprenditori”, concorda Conte. Conte, che si ritrova pure a brindare con Massimo D’Alema, a Luca Zaia che lo incalza sull’autonomia (“Almeno il primo passo in primavera”, chiede Salvini), replica che “si farà” ma “nel rispetto della Costituzione” e con la “partecipazione attiva” del Parlamento. Lo chiedono il M5s, presidenti delle Camere e Quirinale. Quanto all’idea attribuita ai 5S di non rinnovare Quota 100 nel 2020, Conte ribatte che “non è all’ordine del giorno”: la misura “è triennale”. L’obiettivo finale è “quota 41”, rintuzza Salvini. E’ chiaro che su tassa piatta e su autonomia il vicepremier intende dare un segnale subito, prima delle europee. E non sembra disposto ad accettare un no come risposta. M5s lo accusa di voler fare “facile campagna elettorale” su una misura che costa 12 miliardi: “Non siamo mai stati contrari ma capiamo quali sono le risorse”, dice Francesco D’Uva. “Noi siamo stati sempre leali, la Lega ‘ni'”, rimarcano fonti M5s, che sul tema flat tax sembrano dare sponda a Tria. Il ministro dell’Economia (rassicurato da Conte e da Giorgetti, che dice di non volere il suo posto) incontrerà il premier al tavolo dei risparmiatori coinvolti nelle crisi bancarie: varare i decreti è il primo passo per provare a ricucire la tela nel governo. E stemperare il clima.




Il buio oltre la linea Salvini

La linea Salvini segna uno spartiacque tra uno Stato in forte depressione ed un paese che si desta da un lungo letargo e reclama il diritto di esserci. Il 4 marzo 2018 un popolo ha reclamato il suo spazio, disconoscendo quanti fino a quel giorno lo avevano malgovernato. Messo davanti alla scelta se saltare il fosso per non essere travolto dalla gigantesca emergenza immigratoria, da una disoccupazione galoppante, dai consumi in picchiata e dallo spettro di una povertà che avanza come un fiume in piena , il popolo ha fatto la sua scelta. Davanti al fallimento delle passate amministrazioni questa volta ha voluto sperimentare il nuovo. Per scoprire cosa ci potrebbe essere oltre il buio della linea Salvini non occorre alcuna sfera magica e tanto meno essere un mago. Da oltre quella linea si possono udire le urla scomposte dei figuranti mentre marciano per le piazze, i delusi della sinistra in cerca della verginità politica perduta e di un consenso che fanno fatica a ritrovare.

Sulle reti Mediaset si aggira Silvio Berlusconi pronosticando, augurandosi ed aspettando che gli passi davanti il cadavere del governo “verde-giallo”.

“Per uscire dalla recessione bisogna porre fine a questo governo di incapaci”. E poi “Se questo governo non cadrà vedo un futuro molto nero”, e ancora “Auspichiamo la fine imminente di questo governo.” I virgolettati sono di Berlusconi , colui che aveva governato l’Italia dal maggio 2008 al novembre 2011. Allora fu chiamato a consegnare la campanella al professore bocconiano Monti, consegnando un’Italia con uno spread a quota 528. Durante la sua legislatura il Pil schizzava dal 103,1% al 120,1%. Tetto così alto erano riusciti a raggiungerlo solamente i governi tecnici Amato-Ciampi. L’aumento del debito pubblico, poi, in quella legislatura passava da 1.602.114/mil. a 1.852.856/mil.

Ultimamente il professore Monti, difendendo la sua legislatura, ha spiegato in quale stato comatoso si trovasse il paese preso in consegna da Berlusconi. Gli italiani ancora aspettano di capire le ragioni vere delle dimissioni del governo Berlusconi di allora.

In sintesi questi sono i personaggi che si affacciano oltre la linea Salvini. Non bastava il danno che hanno arrecato la prima volta, si candidano per fare il bis! Cari profeti delle imminenti apocalissi, il gatto scottato teme l’acqua fredda e molto difficilmente ci ricasca!

A Milano, emergendo dal buio oltre la linea Salvini, hanno marciato i “people degli inconsapevoli xenofobi, protestando contro i sovranisti. Quest’ultimi si sono sentiti dare dei razzisti loro malgrado.

A quell’incontro “degli inclusivi”, per dirla con parole di Prodi, hanno partecipato quei bambini promossi, che avendo superato la prova potevano recitare che Salvini è cattivo, coltiva l’odio e che somministra il veleno agli italiani a gocce. Sponsor di tanta civile dialettica è lei, la maestra Laura Boldrini. Ha spiccato tra i marcianti l’autorevole presenza del professore Prodi. Il popolo italiano ancora se lo ricorda perché è stato lui a negoziare l’infausto cambio lira/euro, svalutando in una nottata stipendi e risparmi degli italiani. L’effetto nefasto ancora non ha esaurito la sua forza devastante.

Oltre la linea Salvini, nel buio e ahinoi anche in assenza di proposte e qualsiasi progetto , nessuno si è meravigliato di vedere la signora Boldrini. La piazza è il suo habitat naturale, la sua vocazione è marciare essendo parca di idee e proposte positive per il paese, invece mai alcuno si sarebbe aspettato di incontrare il professore, artefice di tanta svalutazione.

Percorrendo piazzette e gazebo allestiti per la grande festa delle primarie, oltre il buio della linea Salvini vagavano sperduti, affetti da amnesie varie , orfani del loro recente passato, i crociati della sinistra variegata in cerca d’autore.

Arriva Nicola Zingaretti, il “leader della gente”

I Calenda ed i Martina arretrano davanti al nuovo unto delle primarie, personaggio ben conosciuto per la sua gestione della Regione Lazio. Arriva Nicola Zingaretti, il “leader della gente” come vuole essere chiamato.. Tace D’Alema, tace Bersani e Speranza manda gli auguri. Il vecchio apparato democratico in diaspora, oramai frantumato in schegge impazzite che vagano nel territorio “ liberi” ma tutti “uguali”, faticando a fare “i progressisti” od ansimando “più Europa” dove sperano di potersi accomodare; è tutto quello che si intravede in quella fitta foschia oltre il buio della linea Salvini.

Zingaretti lancia un “nuovo stratagemma”

Non più alleanza ma “gli inclusivi“, strizza l’occhio a Di Maio dopo il ritorno di Giuliano Pisapia, scelto come capolista alle Europee. Il “No” della Bonino non lo scoraggia. Non tanto per le Europee ma per le nazionali avrà bisogno di una larga coalizione.

Il 15 marzo del 44 a.C. a Giulio Cesare l’indovino lo avvertiva:

Attento alle idi di marzo. Giulio Cesare ignorava l’ammonimento e fece molto male. Antonio Polito sul Corriere della Sera, con il suo solito aplomb avverte che dietro l’angolo c’è sempre in agguato Matteo Renzi. Non saranno le Idi di marzo ma Zingaretti non può stare tanto sereno sereno.