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The Last Oricru, un “souls-like” a metà

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The Last Oricru, sviluppato da GoldenKnights e pubblicato da Prime Matter perPC, PlayStation 5, Xbox Series X/S, è un gioco incentrato sulla narrazione e sulle scelte del giocatore che vorrebbe rievocare i fasti targati Bioware con Mass Effect, aggiungendo lo stile di combattimento tipico dei souls-like. Il risultato? Purtroppo non dei migliori, ma comunque nel complesso il titolo offre alcuni spunti interessanti. Andiamo a scoprire pro e contro di questa produzione. The Last Oricru invita i giocatori nel mondo fantascientifico medievale di Wardenia, dove chi gioca veste il ruolo di Silver, un umano inevitabilmente bloccato su un pianeta alieno con usanze molto lontane da quelle terrestri. The Last Oricru è una storia di guerra e inganno, in cui Wardenia è la landa coinvolta in una caotica guerra civile tra fazioni, tra cui si trovano Ratkin (uomini ratto) e Naboru. Il povero Silver indossa una cintura che lo riporta in vita all’istante anche dopo la morte, una benedizione ed una condanna allo stesso tempo in quanto il suo essere “immortale” viene usato a favore delle più disparate cause. Fortunatamente l’IA della nave che ha trasportato gli umani su Wardenia, Aida, è in costante contatto con il protagonista ed altri sopravvissuti durante la permanenza. Aida dà a Silver l’incarico di recuperare un dispositivo noto come la Culla per sfuggire a Wardenia per sempre. Il titolo è un gioco che si basa sulle decisioni prima che essere un souls-like con una forte componente GDR. Una parte integrante di The Last Oricru è la narrativa ramificata, quella proposta da titoli come Dragon Age e Mass Effect dove solitamente ogni decisione del giocatore viene percepita come buona o cattiva e molto raramente esistono sfumature di grigio nel mezzo. Fortunatamente l’emblematica situazione di Silver su Wardenia contribuisce a lanciare fuori dalla finestra ogni “chiara” scelta, producendo solo conseguenze che hanno un forte impatto sulla storia e sulla sua posizione con le fazioni, ma che non sono mai chiaramente identificabili come benevole o malvage. Silver può decidere di schierarsi con gli uomini ratto e portare avanti la loro rivoluzione, oppure di combattere al fianco dei Naboru per proteggere le loro tradizioni e visioni del mondo conservatrici, o ancora di fare il doppiogiochista traendo profitto dalla situazione: si può fare del proprio meglio per mantenere i rapporti cordiali con gli schieramenti e alla fine anche la scelta minore contribuisce a ribaltare completamente la situazione. Inoltre poiché il gioco elimina completamente i salvataggi manuali, non si può semplicemente ricaricare per vedere un ramo narrativo diverso. Questo può infastidire chi non è pratico di giochi di stampo narrativo, ma contribuisce all’immersione nel gioco. Alla fine si impara a convivere con le conseguenze delle proprie azioni e con la barra che determina in quali rapporti si è con gli altri abitanti del pianeta.

Come già accennato, The Last Oricru utilizza un sistema di combattimento di stampo souls-like. I tipici attacchi leggeri e pesanti sono presenti assieme al sistema di “parry”, il tutto determinato da una tipica barra della resistenza abbastanza generosa. Inoltre, ci sono abilità e magia che i giocatori possono usare col giusto equipaggiamento. Incluso nella storia, poi, c’è l’ormai ben noto meccanismo della morte e del ritorno dalla morte, un dono dell’immortalità concesso da una particolare cintura che tutti gli umani su Wardenia indossano. Il mondo di gioco è composto da zone interconnesse, con un aspetto ed un tema unici nel suo genere. Le aree lontane di solito sono visibili all’orizzonte, in modo del tutto simile a Dark Souls. Tuttavia manca una vera e propria mappa ed è facile perdersi prima di arrivare al Terminale di ogni zona, importantissimo snodo per il giocatore composto da una grande stanza molto più vivace del classico e modesto accampamento vicino al fuoco. I terminali funzionano in modo simile ai falò, permettendo di recuperare salute, mana e stampare oro, sostanzialmente trasformando l’essenza raccolta in giro come in moneta sonante da usare per l’equipaggiamento. Il terminale riporta in vita tutti i nemici della zona ed è il punto focale da cui ripartire una volta morti o da cui avviare la cooperativa locale od online. A differenza dei falò di Dark Souls, i terminali però non salvano i progressi ma forniscono registri audio del capitano della nave umana, andando ad alimentare la “lore” del gioco in maniera diretta. The Last Oricru utilizza l’essenza come valuta dell’esperienza, in maniera simile alle anime o alle rune. Naturalmente, una volta morti, è possibile recuperare l’essenza perduta tornando nell’esatto punto del proprio decesso. L’essenza è necessaria per potenziare le diverse statistiche del personaggio; tuttavia la resistenza non può essere potenziata salendo di livello, ma solo attraverso bonus forniti dal giusto equipaggiamento. Il sistema di combattimento è costruito attorno alle tre statistiche principali: Forza, Intelligenza e Destrezza. Ogni arma ha requisiti diversi che possono essere rapidamente cambiati tramite un particolare oggetto chiamato anello. Gli anelli non danno aggiornamenti permanenti, ma cambiano temporaneamente i bonus alle caratteristiche, trasferendo punti da una parte all’altra a seconda della volontà del giocatore – a prescindere dal livello e dai requisiti. Anche se è presente una barra di mana, non ci sono pozioni in questo gioco. Per ripristinarlo è necessario interagire con il terminale, o utilizzare un “mana drainer”, ossia un piccolo pugnale che nei combattimenti ravvicinati è in grado di risucchiare il mana dai nemici. Silver può aggiungere al proprio equipaggiamento un gran numero di armi, le quali spaziano dalle classiche lame leggere agli spadoni pesanti, senza dimenticare gli scudi, gli scettri e le sfere magiche che, quando attivate, infondono il potere di un determinato elemento allo strumento brandito.

Detto ciò, parlando di modalità cooperativa, in The Last Oricru rappresenta una parte importante del gioco e ci sono, ad esempio, alcuni “incantesimi” costruiti esclusivamente per quella funzione. La modalità coop è progettata in modo tale che il giocatore principale sia colui fa avanzare la storia. Il secondo giocatore è un ologramma che non interviene durante i filmati e non può parlare con gli NPC, ma può combattere, depredare ed esplorare il mondo. Ogni volta che il secondo giocatore si unisce alla sessione riceverà la stessa quantità di punti esperienza che ha il giocatore principale, potendo ridistribuirli a suo piacimento. Questa funzione rende molto facile accedere al gioco rendendolo alla portata di chiunque, specie di chi non giocherebbe da solo. La cooperativa locale è accessibile in ogni momento ed è in split-screen, mentre la cooperativa online per motivi di sincronizzazione può essere avviata solo da terminali ma permette ad ogni partecipante di avere un proprio schermo. Ci sono armi in The Last Oricru che permettono di eseguire un devastante attacco attuabile solo in cooperativa, chiamato “catena“, in cui i due giocatori sono effettivamente collegati da una catena che danneggia tutti quelli che rimangono intrappolati nel mezzo. Per usarlo però bisogna sempre tenere in visuale il secondo giocatore e muoversi assieme a lui, pena lo spezzarsi della catena. In alternativa si possono amplificare alcuni incantesimi lanciandoli sullo scudo dell’altro giocatore, che li rifletterà ai nemici potenziati. Peccato che l’impegno profuso per realizzare l’impianto di gioco risulti ampiamente sprecato. Sì, perché da giocare The Last Oricru è davvero poco divertente. Il comparto tecnico purtroppo risulta essere decisamente tremendo. I modelli dei personaggi non sono particolarmente elaborati e risultano a tratti troppo poligonali. Le texture, poi, sono approssimative specialmente guardando capelli e peli che sembrano incollati sul viso dei personaggi. Le animazioni sono appena sufficienti e neanche a livello di combattimenti si spendono in acrobazia, risultando sempre ingombranti e legnose. I movimenti di Silver appaiono ingessati, imprecisi ed avvengono sempre con un blando ritardo; i gravosi cali di frame rate anche nelle situazioni più tranquille non aiutano il contesto generale, dove la difficoltà non è sempre omogenea ed i nemici sono mal distribuiti. Ma c’è di peggio: le animazioni risultano essere lentissime e rendono estremamente facile evitare i fendenti dei nemici, nonostante il sistema di controllo ogni tanto si perda qualche colpo e risulti quanto mai legnoso. Tra salvataggi istantanei che bloccano letteralmente il gioco per una preziosa manciata di attimi e la schivata che ogni tanto semplicemente non si attiva, molti game over non dipendono dal giocatore, ma sono provocati dal gioco stesso. Inoltre, il titolo tende a essere inutilmente dispersivo. Complici ambientazioni che si ripetono e l’assenza di una qualsiasi mappa o bussola, può capitare di girovagare per lo scenario di turno per decine di minuti, semplicemente perché non vengono fornite sufficienti e precise indicazioni sulla successiva tappa da raggiungere. Fortunatamente, il sistema legato alle scelte funziona davvero. Sebbene in certi casi si raggiungano situazioni paradossali, con cambi di schieramento fin troppo repentini e drastici, la trama prende davvero direzioni sensibilmente differenti in base alle decisioni prese e alla riuscita, o al fallimento, di specifiche missioni. Tirando le somme, The Last Oricru fornisce un’esperienza soulslike e cooperativa decente. La trama ramificata fornisce poi molte libertà al giocatore mantenendo uno spirito sarcastico e giocoso. Peccato che il tutto sia inficiato da un comparto tecnico davvero obsoleto che potrebbe portare i meno avvezzi al genere a gettare la spugna. Se si è disposti a rinunciare a quanto appena detto e si ha voglia di scoprire i misteri delle terre di Wardenia, allora questo è il titolo che fa per voi. Ma se vi aspettate una trama sensazionale, una giocabilità fluida e un comparto grafico di tutto rispetto, allora è meglio navigare verso altri lidi.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 5

Sonoro: 6

Gameplay: 7

Longevità: 6

VOTO FINALE: 6

Francesco Pellegrino Lise

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Killer Klowns from Outer Space, spaventosamente divertente

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Killer Klowns from Outer Space, spaventosamente divertente

Killer Klowns from Outer Space è il videogame ideale per tutti coloro che detestano i pagliacci, soprattutto i pagliacci assassini, ma anche per tutti coloro che vogliono divertirsi con un titolo davvero originale e ricco di potenziale. Ovviamente il gioco è basato sull’iconico film del 1988 realizzato dai fratelli Chiodo (che tra l’altro hanno supervisionato i contenuti del gioco), divenuto un vero e proprio cult del cinema di genere. Disponibile per Steam/PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S, il gioco è un titolo dalla natura multiplayer asimmetrico, dove si scontrano una squadra di tre Killer Klowns venuti dall’altro mondo contro sette giocatori che saranno “semplici” essere umani. Le virgolette sono d’obbligo perché nonostante la loro umanità i survivors se uniscono le forze possono diventare una minaccia per i pagliacci. Ma andiamo con ordine: Killer Klowns From Outer Space propone delle dinamiche un po’ inconsuete sul fronte delle possibilità messe a disposizione della squadra degli umani che potranno scegliere la fuga o il nascondersi dal team nemico oppure magari colpirli nel loro unico punto debole ovvero quel grande naso rosso da clown che hanno e metterli KO per un minuto con vantaggi facilmente intuibili. L’obiettivo finale è comunque la fuga che potrà avvenire tramite quattro diverse scappatoie come una barca ed un teletrasporto. Qualunque sia la via che si sceglierà, sarà necessario trovare nella mappa alcuni oggetti necessari a per potere utilizzare uno dei mezzi con cui salvarsi la vita. Anche i tre Klowns ovviamente dispongono di molteplici possibilità di prendere ed eliminare gli esseri umani, tutte sempre riprese o ispirate dalla pellicola. Per il resto invece la produzione di Illfonic si mantiene su dinamiche piuttosto canoniche con la possibilità di migliorare il proprio personaggio di partita in partita con i punti esperienza. Le mappe disponibili al lancio del gioco sono cinque, ben impiantate nell’immaginario del film strucult. Per il momento possono essere sufficienti ma nel medio/lungo termine si spera esca qualche contenuto aggiuntivo per rendere interessante l’esperienza anche dopo il periodo iniziale.

Una volta lanciato Killer Klowns from Outer Space chi gioca sarà chiamato a scegliere se vestire i panni di uno degli umani o degli spietati pagliacci extraterrestri. Quando si gioca nei panni di un terrestre, la furtività è della massima importanza; tenendosi fuori dalla vista dei Klowns e rimanendo il più silenziosi possibile per evitare di essere scoperti. Partendo dal nulla in possesso, bisogna esplorare e saccheggiare oggetti di valore se si desidera sopravvivere. Alcuni oggetti sono necessari per portare a termine il proprio tentativo di fuga, altri invece saranno d’ausilio se ci si dovesse trovare a combattere uno o più Klown. E sono proprio questi ultimi oggetti a rendere il titolo diverso dagli altri di questo genere, infatti diversamente da quanto visto in altre produzioni ci sono alcune armi qui che possono rendere assolutamente semplice poter affrontare un Klown. Procurarsi un fucile, per esempio, vuol dire poter diventare un pericolo per gli avversari. Ma anche essere armato di un’arma da mischia come una mazza da baseball può voler dire avere la possibilità di abbattere un Klown. Il ko dei nemici però, come detto già alcune righe sopra, è uno status che dura circa un minuto a differenza di quanto accade con gli umani. Stordire un nemico vuol dire però guadagnare tempo prezioso per la fuga, poter compiere azioni in modo meno silenzioso e potersi riorganizzare. Per vincere una partita di Killer Klowns from Outer Space, gli esseri umani possono fuggire in numerosi modi. Trovando una bombola di gas e una candela, un motoscafo può prendere vita per fare una fuga frettolosa. In alternativa, la bombola di gas potrebbe essere utilizzata per avviare un generatore che alimenta un pannello su cui è possibile utilizzare una chiave magnetica per aprire la porta di un tunnel di fuga. Se tutto il resto fallisce, si può tentare di fuggire con un camion negli ultimi istanti della partita quando irrompe attraverso una delle uscite coperte di zucchero filato, ma si può essere certi che i Klown saranno lì per cercare di fermare chiunque tenti la fuga. Quando si gioca nei panni dei Klowns, l’azione diventa molto più predatoria e molto meno statica di quando si vestono i panni dell’altra fazione. A differenza degli umani, tutti i Klown iniziano con un’arma a distanza che può racchiudere un bersaglio nello zucchero filato se colpita abbastanza spesso, così come un’arma che provoca danni fisici. E così, i Klown hanno due modi per eliminare un umano dalla partita: ucciderlo a titolo definitivo o rinchiuderlo in un bozzolo di zucchero filato e poi appenderlo a uno dei numerosi dispositivi sparsi per la mappa. Quest’ultimo modo è un po’ rischioso, tuttavia, poiché altri umani hanno la possibilità di far uscire i loro amici da un bozzolo se lasciati incustoditi. Ma può anche essere utilizzato per attirare altri umani da catturare mentre tentano di salvare il proprio amico. I Klown oltre che dare la caccia alle prede hanno anche un altro compito, ossia: trovare bozzoli di zucchero filato preconfezionati e metterli su quei dispositivi menzionati in precedenza non solo per evocare servi che vagano autonomamente per aiutarli nella caccia, ma anche per ridurre i tempi di recupero delle abilità. I Klowns infatti possono saltare istantaneamente in qualsiasi area della mappa, ad esempio, o creare un cane palloncino che fiuta un umano nelle vicinanze. L’uso di queste abilità può davvero cambiare le sorti di una partita. I bozzoli sospesi, con o senza giocatori umani, possono anche accelerare la Klownopalypse, l’evento cataclismatico che uccide tutti i giocatori umani sopravvissuti alla fine di una partita se non scappano. Vale la pena per il team di Klown tenere d’occhio i bozzoli, quindi, e appenderli quando possono. Non è un modo rapido per vincere una partita, ma è sicuramente un altro modo per dare varietà alle partite.

Un applauso a Illfonic: sebbene Killer Klowns from Outer Space abbia fortemente i connotati delle sue produzioni più classiche, il gioco è capace di integrare alcune innovazioni davvero niente male. Un esempio, forse banale, sono i minigiochi rapidi che i sopravvissuti già fuggiti o caduti in battaglia possono completare nel menu per aiutare i propri compagni, ancora sotto la minaccia dei klown. Allo stesso modo, si può ingannare l’attesa nella speranza che qualcuno riesca a riportare in vita un caduto. La formula con 10 giocatori coinvolti nella stessa partita, unita a una squadra di villain più agguerrita del classico nemico molto lento e pesante, offre quella punta di frenesia e paradossalmente commedia al gioco horror che serviva per rivitalizzare una formula anche troppo abusata e della quale, come accade comunque spessissimo, si inizia a sentire il peso dell’inevitabile ripetitività. La sensazione viene contrastata grazie all’immaginario nel quale è immerso: gli sviluppatori sono stati bravi nel seguire e riproporre l’universo del film cult degli anni ’80, del quale gli appassionati ritroveranno moltissimi riferimenti e sensazioni. Tirando le somme, Killer Klowns from Outer Space è una piacevole aggiunta al catalogo di PvP horror asimmetrici di Illfonic, che aggiunge alcune meccaniche interessanti spingendo i giocatori a cooperare e sentirsi molto più parte attiva della partita, in ogni momento. Di contro, i contenuti disponibili al lancio sono pochi, e in poche ore il gioco non ha più nulla di realmente nuovo da offrire se non il fatto che ogni partita è diversa a livello strategico da quella precedenza. A nostro avviso se il team punterà su un corposo supporto post-lancio per arricchire di contenuti il gioco, allora la ricetta potrebbe funzionare molto bene. Ma se il gioco non verrà supportato a dovere la nostra sensazione è che presto i server potrebbero rimanere vuoti. Per scoprirlo non resta altro che giocare e aspettare.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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Galaxy Watch FE, l’orologio intelligente per monitorare la salute

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Samsung ha annunciato il lancio di Galaxy Watch FE, una novità per la linea di smartwatch progettata per ampliare l’esperienza di benessere avanzato e olistico del colosso asiatico a un numero sempre maggiore di utenti. Incorporando le rivoluzionarie prestazioni hardware e le avanzate funzioni di monitoraggio della salute e del fitness di Galaxy Watch , Galaxy Watch FE presenta un design elegante e resistente. Questo nuovo smartwatch è la soluzione ideale per chi vuole iniziare un percorso volto a migliorare il proprio benessere complessivo grazie a una serie di indicazioni dettagliate. Galaxy Watch FE, disponibile nel formato da 40 mm, si presenta con un look e una forma rinnovati, basati sull’iconico design della serie Galaxy Watch. Lo smartwatch è disponibile in tre colori – Black, Pink Gold and Silver – con nuovi cinturini3 caratterizzati da cuciture blu e arancioni, che esaltano il design e l’eleganza del dispositivo che si adatta a qualsiasi look. Inoltre, Galaxy Watch FE propone una serie di nuove watch face che consentono agli utenti di personalizzare il proprio orologio, mentre è possibile cambiare facilmente il cinturino con un solo clic, in modo da poterlo sempre adattare al proprio stile. Lo schermo di Galaxy Watch FE è costituito da un vetro in cristallo di zaffiro che garantisce una resistenza superiore e protegge gli utenti dai possibili graffi che si possono verificare durante l’uso quotidiano. Dotato dell’avanzato sensore BioActive di Samsung, Galaxy Watch FE offre una vasta quantità di funzioni per il fitness e il benessere, che forniscono consigli personalizzati e attuabili 24 ore su 24. Al fine di favorire un riposo migliore per cominciare bene la giornata, Galaxy Watch FE permette di usufruire di una serie di funzioni avanzate per il sonno, dal monitoraggio dei ritmi al coaching del sonno, fino alla creazione di un ambiente favorevole al riposo. Inoltre, gli utenti possono monitorare la loro salute cardiaca generale con un pacchetto di funzioni di monitoraggio dedicate. Inoltre, gli utenti possono controllare la propria salute cardiaca monitorando la pressione arteriosa e l’ECG. Gli utenti possono tenere traccia di oltre 100 allenamenti diversi e dei loro progressi comodamente dal proprio polso. Per chi si dedica alla corsa, l’analisi avanzata aiuta gli utenti ad analizzare le prestazioni per massimizzare l’efficienza, ed è in grado di fornire indicazioni e consigli per prevenire gli infortuni, in modo da poter continuare a perseguire i propri obiettivi. Per un’esperienza di corsa più efficace, la Zona di frequenza cardiaca personalizzata aiuta gli utenti a stabilire i propri obiettivi in base alle proprie capacità fisiche. Galaxy Watch FE supporta gli utenti a raggiungere i propri obiettivi di salute e a rimanere motivati. Composizione corporea fornisce dati completi sul corpo e sulla forma fisica e indicatori che consentono di monitorare i progressi. Inoltre, gli utenti hanno la possibilità di ricevere messaggi motivazionali nell’arco del loro percorso di benessere per continuare a migliorarsi. Come ogni serie di Galaxy Watch, Galaxy Watch FE offre esperienze di connessione continua tra i dispositivi Samsung Galaxy. Gli utenti possono localizzare rapidamente e facilmente il proprio telefono quando è scollegato dall’orologio con “Trova il mio telefono”. Con Controller fotocamera è possibile controllare a distanza la fotocamera dello smartphone Samsung collegato per cambiare modalità, angolazione o zoom direttamente dal polso. Galaxy Watch FE supporta Samsung Wallet, il che significa che gli utenti possono pagare i propri acquisti e accedere a carte d’identità, alla patente di guida o al tesserino universitario sul proprio smartwatch, per un vero e proprio portafoglio digitale omnicomprensivo. Galaxy Watch FE sarà disponibile in Italia quest’estate a un prezzo di 219 euro.

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MultiVersus torna su Pc e console più in forma che mai

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MultiVersus, il platform fighter per Pc e console free to play targato Warner Bros è tornato nella sua forma definitiva, e stavolta sembra essere riapparso sugli store digitali in forma davvero smagliante. Diverso tempo è passato dalla chiusura della versione Beta di Multiversus. La particolarità di questo titolo è che vede scontrarsi eroi di film e cartoni animati in un epico crossover ricco di volti noti, con voci originali e tantissime chicche per gli appassionati. Dal misterioso Batman al pungente Bugs Bunny, dalla glaciale Arya Stark ai folli Rick e Morty, da Marvin il Marziano al chiassoso Taz il roster di Multiversus è già pieno di stelle e potrebbe ampliarsi in modo considerevole in futuro. Nonostante le premesse ottime e un profilo visivo gradevole ed efficace, il titolo di Player First Games non ha potuto fare a meno di registrare un enorme calo di interesse in seguito alle prime settimane di Beta, a causa di problemi tecnici e di meccaniche considerate acerbe e poco profonde. Da qui la discussa ma in fin dei conti corretta decisione di “congelare” la produzione per poter tornare a lavorare dietro le quinte, in modo da creare i presupposti per un suo rilancio in pompa magna. La lunga pausa di Multiversus ha portato a notevoli cambiamenti grafici, sistemici e contenutistici. Adesso il titolo è ritornato, ed ha un gran potenziale. Riuscirà a riaccendere la fiamma dell’entusiasmo nei cuori dei giocatori? Andiamo a scoprire insieme. MultiVersus può essere apprezzato in molti modi e questa volta è disponibile al lancio con varie modalità tutte da giocare sia online che in locale. Le Fenditure sono un’esperienza PvE con boss da sconfiggere, mini-giochi e ricompense uniche, oltre a un modo per imparare meccaniche, provare personaggi e affinare abilità, sia in solitaria che con un amico in modalità cooperativa online.

MultiVersus comprende anche la modalità 2 contro 2 cooperativa a squadre, scontri 1 contro 1, tutti-contro-tutti a 4 giocatori, cooperativa contro IA, lobby online personalizzate, Il Laboratorio (modalità pratica), tutorial e partite in locale fino a 4 giocatori. La sempre mutevole mappa del Laboratorio di Dexter e la mappa della Città di Townsville, compreso il nemico principale delle Superchicche, Mojo Jojo, si affiancano alla Batcaverna (DC), la Casa sull’albero (Adventure Time), il Castello stregato di Scooby (Scooby-Doo), l’Arena celeste (Steven Universe) e ad altri luoghi disponibili per i giocatori. In MultiVersus ogni combattente è dotato di un set approfondito di meccaniche di combattimento, abbinate a miglioramenti visivi e di illuminazione che danno enfasi ai personaggi, avvicinando i giocatori all’azione su schermo. Il gioco utilizza anche un rollback netcode su misura per supportare il gioco online e il matchmaking. Inoltre, MultiVersus include alcuni dei migliori talenti nel prestare le voci al gioco, ad esempio Mark Hamill (dai videogiochi Batman: Arkham, Batman: La serie animata) come Il Joker, Kevin Conroy (dalla serie Batman: Arkham, Batman: La serie animata), Tara Strong (dalla serie Batman: Arkham) come Harley Quinn, George Newbern (dal gioco Injustice 2) come Superman, Maisie Williams (Game of Thrones) come Arya Stark, Matthew Lillard (Scooby-Doo) come Shaggy, Estelle (Steven Universe) come Garnet, e molti altri. Il passaggio all’Unreal Engine 5 ha trasformato l’aspetto visivo di MultiVersus.

Il titolo insomma garantisce una gran varietà del parco lottatori. I vari combattenti non sono però solo diversi esteticamente, gli sviluppatori hanno cercato di dare a ognuno un set di mosse unico e iconico con una diversificazione marcata. In pratica ogni scelta appartiene a una sorta di sottoclasse – tank per i più difensivi, picchiatore per i più offensivi, e altre più peculiari come guaritore o assassino – e segue lo schema classico delle mosse direzionali di Smash, sia per i colpi normali che per quelli speciali. In MultiVersus ogni attacco normale al di fuori delle combo a colpi multipli risulta caricabile come un attacco Smash, e molte delle mosse speciali richiedono delle risorse ricaricabili col tempo o con l’attivazione di qualche abilità. Un esperto di Bugs Bunny dovrà quindi decidere al meglio quando utilizzare i suoi missili Acme, laddove per chiunque usi Batman sarà il caso di tener conto dei batarang lanciati e degli esplosivi utilizzati. Insomma, il titolo è molto più tecnico di quanto si possa immaginare. L’unicità del sistema di combattimento però non dipende solo da queste caratteristiche. In primo luogo, infatti, MultiVersus è completamente bilanciato attorno agli scontri due contro due, con tanto di già nominate classi di supporto pensate prevalentemente per offrire potenziamenti ai compagni o avvantaggiarli in battaglia. Al di fuori di quelli più aggressivi, quasi ogni combattente ha poi a disposizione almeno una abilità di supporto, che gli permette di offrire bonus al partner, di raggiungerlo al volo, o addirittura di recuperarlo mentre sta volando di sotto. Per quanto riguarda l’aspetto estetico, il nuovo motore grafico offre un sistema di illuminazione avanzato e effetti particellari dettagliati, migliorando notevolmente la resa estetica dei personaggi e degli ambienti. Gli scontri risultano più leggibili e visivamente piacevoli, un aspetto cruciale per il successo nel mondo dello streaming. Oltre ai 23 personaggi iniziali, la versione definitiva di MultiVersus aggiunge tre nuovi eroi: Joker, Jason di Venerdì 13 e la Guardia Banana di Adventure Time sia in versione maschile che femminile. Inoltre come si evince dalle missioni sfida nelle Fenditure, uno dei prossimi personaggi giocabili sarà sicuramente il temibile agente Smith di Matrix. Tirando le somme, la versione definitiva di MultiVersus si propone come l’evoluzione di quanto visto nel 2002. Se il titolo verrà seguito a dovere e offrirà sempre nuovi contenuti siamo certi che entrerà nel cuore dei giocatori di tutto il mondo.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 9,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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