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The Surge 2, lamiere e morte nel nuovo titolo “Souls-like”

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Con The Surge 2, gli sviluppatori tedeschi Deck13 tornano con un’avventura tutta nuova per Pc, Xbox One e PS4 che abbandona l’idea del protagonista preimpostato e mette sul campo un personaggio creato dal giocatore. Il titolo dà inoltre maggiore attenzione alla trama e soprattutto all’ambientazione, sempre più distopica e cyberpunk. Le buone premesse quindi ci sono tutte e il gioco, specialmente per chi apprezza il genere souls-like è un buon prodotto per molti aspetti. The Surge 2 si lascia alle spalle l’ambientazione del primo titolo trasferendo i giocatori nella nuova Jericho City, ossia una città composta da vari distretti, tutti presidiati da mercenari più o meno corazzati che hanno avuto l’ordine di tenere le strade sgombre e di eliminare chiunque si trovi a esplorare la zona. Ma per quale motivo? Difficile dirlo: il personaggio che si controlla, creato attraverso un semplice editor all’inizio della partita, è miracolosamente sopravvissuto a uno schianto aereo ma c’è qualcosa in quell’incidente che ancora non quadra. Ritrovatosi all’interno di un carcere sotto attacco, il proprio alter ego virtuale riesce a liberarsi e si pone l’obiettivo di scoprire cosa sia accaduto davvero. Riuscire nell’impresa non sarà semplice, però: le mura in fiamme dell’istituto pullulano di criminali assetati di sangue, avversari da sfruttare per fare pratica con un sistema di combattimento che integra e arricchisce quello del primo episodio. Armati inizialmente solo di due defibrillatori elettrici, il protagonista di The Surge 2 si dovrà aprire la strada fino alla prima MedBay e lì, finalmente, ci si potrà equipaggiare con un esoscheletro potenziato. Il collegamento alla macchina, tuttavia, resetta la situazione dei nemici nell’area e pone chi gioca di fronte alle stesse minacce che si erano già affrontate: nemici agguerriti e capaci di uccidere con solo due o tre colpi ben assestati. Una formula ben collaudata per questo sottogenere degli action RPG, che tuttavia non trova supporto nella narrazione, anche stavolta poco ispirata e priva di spunti degni di nota.

Nel primo The Surge, uno dei principali difetti lamentati dal pubblico e dalla critica era proprio un’ambientazione asettica e piatta dall’inizio alla fine, con pochi guizzi di design. Gli sviluppatori hanno quindi pensato bene di passare ad un’enorme città piena di vicoli e segreti, fatta di parchi, zone industriali e altri luoghi. Jericho City è infatti composta da ben nove settori diversi tra loro, sia per difficoltà che per design, che variano da una discarica piena di rottami a fogne putride e velenose fino alla zona più ricca fatta di grattacieli di vetro, parchi per bambini o, addirittura, aree forestali. Per quanto concerne la trama di gioco, questa si muove su binari poco lineari e diretti, esattamente come in qualsiasi altro souls-like che si rispetti. La storia viene raccontata tramite dialoghi sintetici, registrazioni e documenti da trovare, oltre a delle missioni secondarie che possono approfondire non poco il mondo di gioco. Incontriamo, infatti, personaggi con particolari linee di dialogo utili a rispondere alle nostre domande, ma non tutte avranno una risposta chiara e dettagliata. Probabilmente una scelta voluta dagli autori visto che questi avevano dichiarato di voler rendere la narrativa decisamente più contorta e complessa del primo gioco. Nonostante le premesse, anche se non mancano personaggi sopra le righe la storia narrata in The Surge 2 si rivela essere sempre meno incisiva, tanto da non scostarsi molto da quella di Warren nel primo capitolo. A stimolare il giocatore per arrivare ai titoli di coda, quindi, non è di certo la narrativa di gioco, bensì la curiosità di affrontare i nuovi pericoli misteriosi e nascosti di Jericho City. Purtroppo, nonostante si tratti di un souls-like nudo e crudo, si arriva a fine gioco relativamente presto: l’avventura non dura oltre le 20-25 ore di gioco, che non sono poche, ma comunque restano e di molto al di sotto dei capostipiti del genere che possono durare anche più del doppio del tempo. Sicuramente l’approcciarsi al gioco in maniera calma e strategica, oltre alla voglia di dedicarsi a tutte le missioni secondarie o a migliorare la propria build di gioco, rendono The Surge 2 un gioco interessante da giocare, ma comunque si attesta ben al di sotto di altre produzioni in quanto ad attività e longevità in generale.

A livello di giocabilità il titolo si difende bene. Risvegliati dal profondo coma in il proprio personaggio si trova, si sarà liberi di esplorare e comprendere cosa sia successo alla metropoli di Jericho, che è ridotta ormai a un futuristico far west. A seguito del disastro generato dalle nanotecnologie, la regola del più forte regna sovrana, e bisognerà applicarla al più presto per farsi largo tra i tanti nemici presenti nella rinnovata mappa, decisamente più ampia rispetto al passato. La progressione segue i modi che già si conoscevano, e ci si troverà dopo poco tempo a passare dalla semplice tuta con cui si è stati ricoverati a diventare dei veri e propri Terminator armati di tutto punto, con tante alternative a disposizione. Anche l’originale sistema per appropriarsi di armi e armature altrui torna in grande spolvero. Gli innesti tecnologici che il protagonista possiede nel corpo permettono di gestire armi e armature in modo calcolato e profondo, infatti, già dopo le prime ore di gioco, l’inventario si popola di diversi tipi di pezzi e categorie, da combinare a piacimento per trovare la build più utile allo scenario con cui faremo i conti. In The Surge 2 è necessario ricordare che è l’energia del nucleo del protagonista a limitare l’utilizzo di pezzi troppo potenti. Proprio per tale ragione essi vanno gestiti al meglio per sfruttarne il più possibile. Riuscendo ad unire più pezzi dello stesso set, poi, si ottengono bonus che vanno aggiunti alle statistiche di attacco, difesa e cambio di status. In più, stavolta, il protagonista non sarà da solo, ma avrà a disposizione un piccolo drone volante che potrà essere richiamato ed equipaggiato a piacere con una vasta gamma di componenti. Il drone gioca un ruolo interessante in The Surge 2: si può usarlo per attirare i nemici, per curarsi o anche per lasciare dei graffiti agli altri giocatori, segnalando minacce e segreti nascosti.

Il sistema di recupero dell’equipaggiamento dei nemici si conferma essere il punto di forza di tutta la produzione. L’implementazione, già notevole nel primo episodio, funziona fluidamente durante i combattimenti, nei quali si può mirare ad una parte del corpo specifica per poi amputarla una volta ridotto in fin di vita il nemico, e fare l’upgrade della propria build con i nuovi componenti “rubati”. Il controllo del personaggio è deputato allo stick analogico destro che si comporta egregiamente, senza complicare e ostacolare le mosse che si hanno in mente. Torna poi anche la terza barra oltre a quelle di vita e stamina, quella della batteria, da tener d’occhio quando si vuole approfittare dei vantaggi degli innesti per recuperare energia o indebolire i nemici. Insomma, quello di The Surge 2 è un sistema che funziona e spicca per varietà di soluzioni e situazioni proposte, nonostante un design non sempre raffinato, ma che riesce ad essere appassionante nell’ottimizzazione delle build o nel superamento di scenari dove l’impianto giusto farà la differenza tra la vita e l’ennesima morte. Altro punto forte, della produzione dei Deck13, è la quantità di strumenti offensivi e difensivi a disposizione. La loro presenza, infatti, stimola il giocatore ad un farming sì ripetuto e leggermente ripetitivo, ma appagante quando si completa un set o si riesce a potenziare al massimo. Per quanto riguarda l’aspetto estetico, The Surge 2 non fa gridare al miracolo, ma resta comunque gradevole da vedere. Ad esempio, anche se Jericho City rappresenta una metropoli interessante che si sviluppa anche in verticale, il passaggio tra i diversi settori è spesso incoerente sia dal punto di vista dell’art design che da quello narrativo. Si tratta di una costruzione spesso confusionaria, nonostante la varietà non manchi. Mancano dungeon labirintici, mancano strade tortuose e soprattutto mancano approcci di gioco diversi in base ai nemici presenti in zona. L’ambientazione sci-fi cyberpunk è molto appetibile, ma a nostro avviso poteva offrire molto di più visto il grande potenziale che essa possiede. The Surge 2 inoltre è graficamente inferiore al primo capitolo e anche sul piano delle performance il gioco originale ha la meglio. Scalettature di ogni tipo, texture piatte e scialbe ed effettistica al minimo storico. In termini di risoluzione e frame-rate, su Xbox One X, il gioco offre due tipi di soluzioni: qualità e prestazioni. La prima porta il gioco in 4K upscalati e 30 fps con particolari problemi di frame-pacing, mentre in modalità prestazioni si passa ad una risoluzione FullHD e 60 fps non propriamente stabilissimi. Insomma, dal punto di vista grafico si poteva fare sicuramente qualcosina in più. In conclusione, con l’uscita di The Surge 2 ci si aspettava un salto di qualità rispetto al passato, ma purtroppo il titolo non decolla più di tanto. Giocandolo ci siamo trovati di fronte ad un titolo migliorato molto sul fronte del sistema di combattimento, ma ci aspettavamo un guizzo in più in tutte le aree di gioco. Purtroppo The Surge 2 arranca su altri aspetti importanti come level design ed art design, presentando peraltro una narrazione scialba e poco convincente. A chiunque abbia amato il primo capitolo consigliamo sicuramente di dare una chance a questo successore in quanto rappresenta un miglioramento in quasi tutti gli aspetti, salve quello grafico. Per chiunque invece si dovesse avvicinare per la prima volta al gioco, consigliamo di provarlo prima di acquistarlo in quanto l’alto tasso di difficoltà e il level design non proprio brillante potrebbero scoraggiare e stancare presto.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7,5

Sonoro: 7,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 7

VOTO FINALE: 7,5

Francesco Pellegrino Lise

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Terminator Resistance, in guerra contro Skynet

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Terminator Resistance è uno shooter single player in prima persona sviluppato da Teyon per Pc, Xbox One e Ps4. I diritti del gioco si basano esclusivamente sui primi due capitoli cinematografici della serie, proprio per tale motivo, almeno da un punto di vista “potenziale”, il titolo è tra le opere meglio riuscite nel proporre cosa è accaduto dopo il famoso Giorno del Giudizio. Il protagonista dell’avventura si chiama Jacob Rivers, un soldato della divisione Resistance Pacific. Nonostante Jacob sia solo un modesto soldato semplice, scoprirà presto di essere stato preso di mira specificamente da SKYNET, l’intelligenza artificiale nel pieno del suo programma di sterminio della razza umana. La trama di Terminator Resistance riesce a farsi discretamente apprezzare con molte soluzioni tipicamente cinematografiche anche per quanto riguarda il level design che invece in molti altri punti però risulta davvero essere poco curato per un titolo di attuale generazione. Ma andiamo ad esaminare la trama più da vicino. Come dicevamo: il mondo è finito, è stato tutto inutile, le testate nucleari hanno devastato le grandi metropoli riducendo la terra in un ammasso di rovine e di deserti desolati. Il povero John Connor, Sarah Connor e tutti coloro che si sono succeduti dopo questi iconici personaggi, non sono riusciti ad evitare la guerra tra uomini e macchine ribelli e i pochi sopravvissuti sono costretti a nascondersi per evitare lo sterminio totale. Anche in Terminator Resistance gli umani sono raggruppati in piccoli nuclei di resistenza e portano avanti una guerra che è ambientata esattamente trent’anni dopo Terminator 2: Il giorno del giudizio. Skynet sembra ormai avere il dominio assoluto, ma i leader della resistenza non si arrendono, e nelle loro fila abbiamo anche il protagonista Jacob Rivers. Proprio come in un film di Hollywood, Rivers è la recluta di turno che segue il gruppo della resistenza con un destino speciale tutto da scrivere. A rendere ancora più misterioso il cammino dell’eroe c’è poi l’Estraneo, un uomo misterioso che guiderà i giocaotori nella battaglia, rivelandosi uno scrigno di sapere su tutto ciò che riguarda la guerra scatenata dalle macchine. Nel corso della storia, viene data la possibilità di compiere delle scelte, che si limitano ad essere piccoli bivi narrativi che non fanno altro che sbloccare alcune scene extra, ma che fondamentalmente non cambiano l’evoluzione della storia. Uno degli aspetti implementati e coinvolti da queste scelte sono i rapporti con i vari protagonisti della storia e la conquista o meno della loro fiducia. Il grado di fiducia crescerà grazie al compimento di una serie di missioni secondarie, quasi tutte esonerate da specifici combattimenti, se non quelli emergenti con i vari ragni robot, o HK volanti o di terra, e volte alla ricerca di rifornimento, medicinali o informazioni sensibili.

A livello di gameplay Terminator: Resistance si presenta come uno sparatutto in prima persona senza tanti fronzoli, ma le dinamiche messe in opera dal team Teyon, lo fanno assomigliare per certi versi a un action-stealth dalle dinamiche piuttosto scarne. Nonostante la guerra scatenata da Skynet e lo scenario apocalittico costellato di macerie, infatti, sono rare le scene particolarmente concitate degli scontri a fuoco. Soprattutto nelle fasi iniziali, dove non avendo la disponibilità di armi sofisticate per abbattere i robot, bisogna cercare di farsi notare il meno possibile. Per fare ciò basterà nascondersi dietro i rottami delle autovetture, dietro dei muri, insomma mettersi al riparo dietro a qualsiasi elemento presente nello scenario per non farsi scoprire dai robot. Ovviamente, laddove si preferisca affrontare le macchine in scontri diretti, è sempre possibile imbracciare il fucile e sparare, ma optare per questo tipo di approccio risulta sempre essere pericoloso e, a parere nostro, meno divertente. In Terminator Resistance purtroppo è presente un gameplay davvero scarsamente calibrato in termini di sfida: si passa da un approccio stealth praticamente obbligato delle prime tre ore di gioco, a uno sparatutto quasi di natura arcade dove chi gioca è praticamente invincibile grazie alla dotazione del fucile al plasma. L’intelligenza artificiale dei Terminator, inoltre, non fa altro che rendere tutto più facile, poiché oltre a non individuare il protagonista nelle immediate vicinanze quando si nasconde, la loro offensiva è piuttosto bassa e inconsistente rispetto a quella di Rivers. Tutto questo è molto divertente all’inizio, ma andando avanti nella storia il livello di sfida è davvero molto basso e purtroppo il titolo si riduce a un’avventura semplice e dalle dinamiche piuttosto elementari. A rendere le cose ancora meno interessanti in questo Terminator Resistance ci pensa lo schema ridondante delle missioni, che mette in scena un percorso da seguire attraverso gli indicatori da raggiungere ingaggiando le macchine che ostacolano il cammino dell’eroe. Le aree da esplorare sono anche piuttosto limitate a dispetto dello scenario proposto in modo illusorio e fortemente limitato da rottami che mascherano barriere invisibili e in definitiva percorsi predeterminati. Il gioco prova a introdurre alcune meccaniche vincenti come il crafting con i tessuti, le armi e i pezzi di memoria di Skynet che si possono trovare nel corso dell’avventura. Questi comp0onenti permettono di aumentare il livello di Jacob e aumentare anche le capacità di scassinamento delle porte o di hacking dei dispositivi. Per quanto riguarda il potenziamento delle armi, Rivers è protagonista di un ulteriore minigioco, dove dovrà far combaciare una serie di chip per implementare la potenza di fuoco o la precisione. Si tratta di espedienti sicuramente non originali, ma che almeno riescono a donare un pizzico di varietà all’eccessiva linearità delle missioni.

A livello grafico Terminator Resistance offre un comparto sicuramente gradevole, ma comunque sotto la media, con scenari ben realizzati, ma con pochi elementi e spesso troppo ripetuti. Inoltre, i modelli utilizzati sembrano rifarsi almeno alla scorsa generazione, troppo scarni di particolari e piuttosto rigidi nei movimenti. Inoltre i colpi sparati che non si capisce bene dove vadano a segno e una scarsa varietà dei nemici, rendono l’esperienza di gioco davvero poco soddisfacente. Dal punto di vista sonoro fortunatamente le cose sono decisamente migliori grazie a un buon doppiaggio in italiano ed effetti sonori per gli spari e le esplosioni di buon livello, ma a rendere il comparto audio davvero notevole ci pensano i motivi musicali, che offrono alcuni rimandi al tema originale del film. Tirando le somme, questo Terminator Resistance si presenta come un titolo che può essere apprezzato solo dai veri fan di Terminator o dai giocatori più giovani. Diciamo questo in quanto l’estrema facilità di gioco, la povertà di dettagli e particolari, l’IS dei nemici veramente ridicola e un gameplay davvero troppo elementare potrebbero far storcere il naso a chi si aspetta qualcosa davvero in grado di stupire. A nostro avviso il lavoro del team Teyon non rende giustizia al potenziale che il brand racchiude. Tutto (musiche a parte) poteva esser fatto meglio, ma purtroppo il risultato finale è un titolo poco coinvolgente e che sembra sviluppato in tutta fretta. Il nostro consiglio? Se proprio volete acquistarlo provatelo o almeno documentatevi su YouTube.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 6

Sonoro: 8,5

Gameplay: 6

Longevità: 6

VOTO FINALE: 6,5

Francesco Pellegrino Lise

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WhatsApp, una funzione nascosta svela con chi si parla di più

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Volete sapere con chi chiacchierate di più su WhatsApp? Bene, per chi non lo sapesse, l’app della popolarissima piattaforma di instant messaging ha una funzione nascosta per mostrarlo, con tanto di dettagli relativi all’esatto numero di messaggi scambiati con uno specifico contatto. La funzionalità è molto semplice da trovare, ma non è ancora molto utilizzata in quanto è ben nascosta nelle impostazioni dell’applicazione. Per visualizzarla è necessario accedervi e selezionare la voce “Utilizzo dati e archivio”. Da lì, scegliendo l’ultima opzione della lista, vale a dire “Utilizzo archivio”, si aprirà una schermata contenente tutte le conversazioni dell’utente su WhatsApp ordinate dall’alto verso il basso in base allo spazio da esse occupato. Se si seleziona una specifica chat si potranno poi visualizzare tutti i dettagli dell’interazione. Con ciò si intende il numero totale di messaggi scambiati divisi in testi, gif, foto, video, registrazioni audio, sticker e documenti. Per ogni categoria viene poi fornita anche l’esatta porzione di memoria che occupa. Quest’ultima feature è molto utile in quanto grazie ad essa è possibile gestire al meglio l’applicazione per eliminare tutti quei contenuti troppo pesanti che occupano la memoria del dispositivo mobile. Va sottolineato inoltre che il fatto che una chat di WhatsApp occupi tanto spazio non vuole necessariamente dire che è quella con cui si hanno più interazioni. Se infatti i media inviati sono foto e video, la pesantezza aumenta. Potrebbe dunque accadere che una chat in cui si mandano molti messaggi di testo risulti in una posizione più bassa nella classifica perché questi occupano meno spazio. Per lo stesso motivo le conversazioni di gruppo peseranno di più perché contengono messaggi inviati da più utenti. In ogni caso, da oggi grazie a questa particolare funzione, gestire WhatsApp sarà sicuramente molto più semplice, ma soprattutto riuscire ad avere la memoria di archiviazione del proprio telefonino occupata in maniera non eccessiva è finalmente un sogno facilmente realizzabile.

F.P.L.

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Just Dance 2020, ballare non è mai stato così divertente

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Just Dance 2020 (disponibile su PlayStation 4, Nintendo Switch, Wii, Xbox One, Google Stadia) è il decimo capitolo del franchise di Ubisoft, il cui primo capitolo debuttò nell’ormai lontano 2009. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, anche se a conti fatti negli ultimi cinque anni la produzione si è mostrata estremamente conservativa, e la software house sembra essere particolarmente restia nell’introduzione di novità sostanziali. In questa recensione cercheremo di capire sia come è strutturato Just Dance 2020, sia quanto c’è di nuovo nell’offerta principale per aiutarvi nella fatidica scelta se acquistarlo o meno. Una volta avviato il titolo, i fan della serie si troveranno subito a loro agio in quanto il menù iniziale è identico in tutto e per tutto a quello dello scorso capitolo: titoli di apertura, logo, si ricorda al giocatore che per i propri figli c’è Just Dance Kids con nuove proposte ecc… Fortunatamente però Just Dance 2020 individuerà i dati di salvataggio di Just Dance 2019 già presenti sulla console, dando così il bentornato ai players di vecchia data e portando con sé una minima parte dei contenuti già sbloccati a livello estetico. Il livello del giocatore ricomincia invece da 1, per non rovinare il sistema di progressione. Anche a livello di giocabilità Just Dance 2020 non offre sorprese, infatti avviando la riproduzione dei primi brani presenti, risulta evidente come il titolo non abbia modificato, neppure parzialmente, il solito gameplay. Al giocatore tocca quindi nuovamente mettersi a ballare imitando il più fedelmente possibile i buffi personaggi e manichini in movimento sullo sfondo, accumulando punti su punti e riempiendo così la barra sul lato sinistro dello schermo.

È possibile ottenere da una a cinque stelle, e in casi di notevole bravura anche la dicitura Superstar, con il massimo dei punti consentito. Ogni punteggio viene registrato in locale sulla console, così che tra diversi profili di diversi giocatori si possa mantenere costante una sana competizione. Insomma, la filosofia adottata da Ubisoft sembra proprio essere quella della “squadra che vince non si cambia”.  Purtroppo il rischio che si corre optando per una scelta simile è che i giocatori si trovino fra le mani un gioco troppo simile al passato e non siano spinti all’acquisto. Certo, parliamo sempre di un prodotto destinato a un pubblico di nicchia o a chi vuole utilizzare il titolo per animare una festa, ma in ogni caso, a nostro avviso, un prodotto fotocopia (dal punto di vista del gameplay) non è proprio il massimo. Per chi non lo sapesse, ci teniamo a sottolineare che per giocare a Just Dance 2020 si possono utilizzare ancora una volta più sistemi di controllo: i Joy-Con della vostra console Nintendo, oppure scaricare l’App per dispositivi mobile Android e iOS. La Switch resta probabilmente la piattaforma perfetta per questo tipo di esperienza, sia per la responsività e l’accuratezza nella registrazione del movimento dei Joy-Con, sia perché giocare con uno smartphone come controller dopo aver scaricato l’app, non risulta particolarmente eccitante. Davvero poco da segnalare per quanto riguarda il comparto grafico e tecnico di Just Dance 2020, anche in questo caso sostanzialmente immutato rispetto a Just Dance 2019. Abbiamo notato tuttavia una maggiore cura per i fondali e nei dettagli delle coreografie: osservando attentamente gli sfondi, questi ultimi appaiono più nitidi e definitivi, e generalmente soddisfano in modo maggiore il colpo d’occhio. Ma è davvero l’unica annotazione degna di nota che sia possibile fornire.

 Ovviamente la cosa che cambia in Just Dance 2020 sono le canzoni offerte nel pacchetto. La tracklist a disposizione è infatti notevole e piuttosto coraggiosa per varietà: magari qualcuna delle tipiche “top 40” statunitensi è stata sacrificata, ma a guadagnarne è la multi-culturalità dell’offerta: molti sono i pezzi che vengono dagli altri continenti come Africa e Asia. Ovviamente non manca il Sud America con numerose versioni di balli latini. Ogni brano gode di una personalità tutta sua grazie alle coreografie studiate per ciascuno di esso, molto colorate e ben studiate sia nei costumi che negli sfondi: viene voglia di guardarli anche quando ormai si è sudati marci dopo essersi scatenati con cinque o sei canzoni. L’acquisto di Just Dance 2020 fornisce per un mese l’abbonamento Unlimited che, oltre alle 43 canzoni base, offre più di cinquecento altri brani tutti da ballare da soli o in compagnia. Tirando le somme, grazie alla sua immediatezza e alla grande carica di divertimento, Just Dance 2020 non aspetta altro che la serata giusta con degli amici che hanno voglia di divertirsi. Pezzi divertenti, coreografie coloratissime e sorprendenti, e fino a 6 giocatori in contemporanea sono ingredienti che farebbero esplodere qualsiasi festa. Anche in singolo il titolo di Ubisoft riesce a divertire, unico rischio, ed è bene che lo si sappia, è che essendo un titolo dalla natura particolare, il gioco venga scelto raramente o solo in determinate occasioni. Quindi alla luce di quanto detto, se siete delle persone dall’anima festaiola o amanti del ballo, Just Dance 2020 fa al caso vostro. In caso contrario però, se state cercando un party game dove non sia necessario “sudare” o affaticarsi il nostro consiglio è quello di guardare altrove.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7

Sonoro: 8

Gameplay: 8

Longevità: 6,5

VOTO FINALE: 7,5

Francesco Pellegrino Lise

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