Connect with us

In evidenza

Trieste, poliziotti uccisi in questura: l’assassino sarebbe stato ricoverato in una clinica psichiatrica. Avrebbe sfondato con un’auto le barriere di un aeroporto. L’intervista esclusiva al Prefetto Francesco Tagliente

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 5 minuti
image_pdfimage_print

Il Prefetto Francesco Tagliente è intervenuto a La Vita In Diretta condotta da Alberto Matano per parlare dell’omicidio degli Agenti della Volante 2 Pierluigi Rotta e Matteo Demenego nella Questura di Trieste.
In studio anche la giornalista del TG1 Emma D’Aquino e in collegamento da Trieste per tutti gli aggiornamenti, la giornalista Elena de Vincenzo
Nel corso del servizio Tagliente commentando le immagini del tentativo di fuga dell’assassino di Pierluigi e Matteo, ha detto che dai 26 secondi del filmato emerge che gli operatori della Questura di Trieste sono riusciti a fermare l’autore del duplice omicidio degli Agenti scongiurando ulteriori tragedie.

Il Filmato ha aggiunto il Prefetto mette in evidenzia anche una elevatissima professionalità e rispetto della persona da parte degli Agenti operanti: nel conflitto a fuoco potevano legittimamente uccidere l’assassino dei due colleghi, lo hanno solo ferito. Questa è la Polizia di Stato che vogliamo.
Abbiamo chiesto al Prefetto Tagliente una intervista sull’argomento. Ecco cosa ci ha detto.

Chi è Alejandro Meran l’assassino dei due Agenti delle Volanti della Questura di Tieste?
Azzardare ipotesi sarebbe poco serio. Bisogna aspettare l’esito degli accertamenti in tutti paesi e le città in cui ha abitato.
Per i poliziotti delle Volanti, al momento del fermo, era uno straniero di origini dominicane titolare di una carta di soggiorno ottenuta un paio di
anni fa, 29 anni, nessuna denuncia conosciuta, di professione magazziniere, in Italia da 14 anni, da sei mesi a Trieste con la madre cittadina italiana e con un vissuto in Baviera, a Udine, Bellino e L’Aquila. Un uomo qualunque, sul quale fare accertamenti per il furto di un motorino.

Fisicamente robusto, alto e molto muscoloso con i capelli rasta.
Dal Filmato emerge invece, una sua dimestichezza con le armi. Avrebbe scarrellato la pistola sottratta a uno dei due poliziotti, un gesto non alla portata di tutti. La sua familiarità con le armi si intuisce anche dalle immagini che lo ritraggono mentre tenta di fuggire impugnando le due pistole.
Per capire chi è, se abbia commesso altri episodi di violenza, bisogna aspettare i riscontri dal paese di origine e dalle città dove ha soggiornato. Si ipotizza che sarebbe stato coinvolto in una vicenda di droga a Santo Domingo. Si è saputo anche che in Germania con un’auto avrebbe tentato di sfondare le barriere dell’aeroporto di Monaco di Baviera. Per questo sarebbe stato ricoverato in una clinica psichiatrica da cui poi si sarebbe allontanato. Ma di questo, al momento dell’accompagnamento negli uffici della Questura di Trieste, nulla risultava alle autorità italiane.

Cosa le fa pensare il filmato di 26 secondi sul tentativo di fuga dell’Assassino dei due poliziotti dalla Questura?
E ‘solo un segmento di immagine di quello che è accaduto, e non ci consente una ricostruzione completa. Ci offre comunque lo spunto per
riflettere. Sono immagini che evidenziano fasi estremamente concitate e allo stesso tempo drammatiche con la risposta degli operatori della
Questura di Trieste: dopo l’uccisione dei colleghi Pierluigi e Matteo sono riusciti a rendere inoffensivo l’assassino scongiurando la possibilità che il
bilancio potesse essere più tragico. Sparava all’impazzata, se non fosse stato arrestato avrebbe potuto ammazzare altre persone. L’operato degli
Agenti evidenzia anche la loro professionalità e il rispetto della persona. Nel conflitto a fuoco lo avrebbero potuto legittimamente uccidere ma lo hanno solo ferito. Questo fa emergere il grande rispetto per la vita umana da parte degli Agenti.

C’è stata anche una polemica sull’uso delle manette
Chiariamo subito che non c’erano i presupposti giuridici per mettere le manette e nulla faceva presagire una azione così criminale.
Gli operatori delle volanti stavano trattando il caso di un 29enne incensurato responsabile di rapina impropria, il furto di un motorino seguito da una spinta alla proprietaria, avvenuta in mattinata, quindi era passata da un pezzo la flagranza e non c’erano i presupposti per operare un fermo di indiziato di delitto perché si era costituito. Agli agenti non può essere addebitata nessuna leggerezza. Hanno operato bene. Sono certo che se si fossero trovati di fronte un sospettato di terrorismo o di criminalità organizzata, o avessero conosciuto il suo precedente in Germania con il ricovero coatto in una clinica psichiatrica le procedure e le cautele nell’accompagnarlo al bagno sarebbero state diverse.

C’è stata polemica anche sulle fondine in uso agli Agenti
La polemica sulle fondine mi sembra fuori luogo considerato che nessuno ha visto il momento del duplice omicidio e in che maniera l’assassino si sia impossessato dell’arma. Condivido quindi quello che ha detto sull’argomento il Capo della Polizia Franco Gabrielli: “Non c’è correlazione tra l’ipotetica inefficienza della fondina e l’episodio che ha visto la morte dei colleghi della questura di Trieste”.

Chi sono per Francesco Tagliente i due poliziotti Matteo Demenego e Pierluigi Rotta uccisi da Meran?
La personalità di Pierluigi e Matteo emerge chiaramente dal video che hanno postato come Volante 2 prima di intraprendere un turno di
servizio notturno: “Dormite sonni tranquilli ci sono i figli delle stelle”. Da quel video oltre al senso del dovere e la dedizione traspare l’impegno, la
passione, lo spirito di servizio e il senso dello Stato dei due poliziotti che, come tanti altri colleghi delle Volanti, per garantire il diritto alla sicurezza
di chi ha bisogno, spesso rinunciano anche ai propri diritti. Rappresenta il sacrificio e la dedizione al servizio di tanti operatori della Polizia di Stato
che hanno sacrificato anche la loro vita per garantire il rispetto delle leggi dello Stato e per tutelare la sicurezza di tutti i cittadini della Nazione.
E se 7 italiani su 10 hanno fiducia nel lavoro della Polizia di Stato; se con il 71,5 per cento dei consensi, la Polizia di Stato risulta essere il Corpo in
divisa più amato tra tutte le Forze dell’Ordine – come riportato nel Rapporto Eurispes 2019 – gran parte del merito va anche alle volanti impegnate nell’attività di controllo del territorio.

Dalle sue parole traspare un’altissima considerazione del lavoro delle Volanti. Quali sono i valori che accomunano gli uomini di questi reparti?
Gli operatori delle Volanti sono legati da un lavoro che li espone più degli altri ad un elevato rischio fisico e giuridico e hanno un comune modo di
sentire il dovere di servizio per la gente. Vivendo a contatto con le condizioni umane più drammatiche maturano una particolare sensibilità sociale che traspare dal grande rispetto per la persona soprattutto nei confronti di chi versa in una condizione di fragilità. Ed è proprio questo modo di interpretare il servizio che consente alla Polizia di godere di un enorme rispetto, gratitudine e ammirazione da parte della gente.

Per concludere ci indica cosa fare per ridurre l’esposizione a questo elevato rischio fisico e giuridico degli operatori delle Volanti? Ci dica quale metterebbe al primo posto?
La certezza e l’immediatezza della esecuzione carceraria della pena per gli autori di crimini gravi che manifestano una indole violenta.

Può spiegarlo meglio con un esempio?
Ci sono tantissimi esempi. Solo nelle ultime ore il personale di un Commissariato romano è stato coinvolto in tre diversi episodi di soggetti senza fissa dimora che hanno reagito con violenza e minaccia al controllo di polizia. In un caso ci sono stati due poliziotti feriti. In tutti e tre i casi le persone arrestate sono tornate libere dopo poche ore, senza misure idonee a cautelare la società civile dalla loro rabbia, dalla loro violenza e dalla loro forza fisica. E senza nessuna cura sociale o sanitaria.
Per indicare un fatto grave che non ha avuto conseguenze drammatiche per la prontezza del poliziotto, faccio riferimento al caso romano di un
nigeriano di 20 anni già con precedenti che nel corso di un controllo aggredisce l’agente e nella colluttazione cerca di levargli la pistola. L’agente,
aiutato da un collega, reagisce evitando che lo straniero possa impossessarsi dell’arma. Il nigeriano viene portato al Commissariato Esquilino dove aggredisce due poliziotti procurando lesioni refertate ad entrambi. Arrestato per lesioni viene portato in udienza, dove il suo arresto viene convalidato ma viene rimesso subito in libertà con il semplice obbligo di firma a un commissariato vicino a quello che ha operato.

Con quale messaggio vuole chiudere questa intervista?
Invito a immaginare l’effetto di quella decisione sugli operatori aggrediti chiamati a ripetere i controlli nei confronti di pregiudicati pericolosi della
zona, e sugli stessi destinatari dei controlli. Sono stato sempre convinto che se anche uno solo degli anelli della catena messa a protezione della società non svolgesse il suo ruolo, verrebbe vanificato anche l’impegno e il ruolo di tutti gli altri.

In evidenza

Roma, l’ospedale Israelitico premiato per l’attenzione alla salute delle donne

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

Il nosocomio ebraico ha ricevuto dalla Fondazione Onda – Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, 2 Bollini Rosa per la promozione della medicina di genere e gli innovativi servizi ospedalieri dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali malattie femminili

ROMA – L’Ospedale Israelitico di Roma ha ricevuto oggi dalla Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, 2 Bollini Rosa sulla base di una scala da uno a tre, per il biennio 2022-2023. I Bollini Rosa sono il riconoscimento che Fondazione Onda, da tempo impegnata sul fronte della promozione della medicina di genere, attribuisce dal 2007 agli ospedali attenti alla salute femminile e che si distinguono per l’offerta di servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali malattie delle donne.

L’Advisory Board, presieduto da Walter Ricciardi, Professore di Igiene e Sanità Pubblica, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, ha validato i bollini conseguiti dagli ospedali a seguito del calcolo del punteggio totale ottenuto nella candidatura, tenendo in considerazione anche gli elementi qualitativi di particolare rilevanza non valutati tramite il questionario.

Tre i criteri di valutazione tenuti in considerazione, la presenza di: specialità cliniche che trattano problematiche di salute tipicamente femminili e trasversali ai due generi che necessitano di percorsi differenziati, tipologia e appropriatezza dei percorsi diagnostico-terapeutici e servizi clinico-assistenziali in ottica multidisciplinare gender-oriented, l’offerta di servizi relativi all’accoglienza delle utenti alla degenza della donna a supporto dei percorsi diagnostico-terapeutici (volontari, mediazione culturale e assistenza sociale) e infine il livello di preparazione dell’ospedale per la gestione di vittime di violenza fisica e verbale .

“Il conferimento per il biennio 2022-2023 dei Bollini Rosa all’Ospedale Israelitico di Roma, già premiato nel 2019, testimonia ancora una volta – ha dichiarato il Direttore Sanitario dell’Ospedale Israelitico, Dott.ssa Gabriella Ergasti – l’attenzione e la cura del nostro network ospedaliero per la promozione e la sensibilizzazione della salute della donna. E’ per noi oggi motivo di grande orgoglio confermarci un Ospedale al fianco delle donne e ricevere per il secondo biennio consecutivo un premio così prestigioso e rappresentativo. Un motivo in più per fornire risposte sempre più confacenti alle donne, dalla prevenzione, alla diagnosi fino alla terapia”.

Continua a leggere

Costume e Società

Horror, giallo e thriller: ecco i vincitori del “Bloody Festival Roma 2021”

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

ROMA – Si è svolta la serata conclusiva di premiazione del “Bloody Festival Roma 2021”, presso la sede di L. Armonia in Via dei Banchi Vecchi 108. 


Testimonial di questa nuova edizione del festival il Maestro dell’italian thrilling, Dario Argento, con la madrina d’eccezione, Manuela Arcuri, e con il critico cinematografico Francesco Lomuscio, nel ruolo di presentatore.

Tra le pellicole in gara, sono stati assegnati i premi come Miglior giallo Yuria di Mattia Riccio. Miglior horror Italian horror stories di Daniele Malavolta, Andrea D’Emilio, Antonio Losito, Vincenzo Della Corte, Francesco Giorgi, Gianluca Bonucci, sotto la supervisione di Claudio Fragasso. Premi Roberto Pariante alla carriera a Claudio Fragasso e Angelo Iacono. Premio speciale a Doppia luce di Laszlo Barbo. Mentre il premio per il Miglior corto è stato assegnato a Massimiliano Reina.

Ad assegnare i premi la produttrice Carla Finelli, la financial manager e produttore esecutivo Sonia Giacometti, il regista e sceneggiatore Giovanni Galletta, il pittore Roberto Russo, la make-up artist Isabella Morelli, lo scenografo Arturo Andreoli e gli attori Eleonora Pariante, Giulio Neglia e Claudio Collevecchio.

Suddivisi in tre diverse sezioni che prevedono Horror, Giallo e Thriller, a concorrere erano i lungometraggi Clara di Francesco Longo, Nati morti di Alex Visani, L’uomo col cilindro di Stefano Simone, Yuria di Mattia Riccio e Italian horror stories, film a episodi diretto da Antonio Losito, Daniele Malavolta, Andrea D’Emilio, Vincenzo Della Corte Gianluca Bonucci e Francesco Giorgi sotto la supervisione di Claudio Fragasso, storica firma del cinema di genere italiano cui si devono, tra gli altri, Palermo  Milano solo andata e La casa 5. Molto spazio anche per i cortometraggi, che, come i film citati, sono stati premiati con appositi sampietrini da una giuria di qualità costituita da professionisti della Settima arte, con direttrice artistica l’organizzatrice esecutiva di ZTV Production Sabina Pariante e presidente il direttore della fotografia e sceneggiatore Mark Melville.

Continua a leggere

In evidenza

Dietrofront sulle quarantene a scuola: le regole con cambiano. Dad con 3 positivi

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

In meno di 24 ore la doppia giravolta sulle quarantene nelle scuole. Intanto oggi l’Aifa si riunisce sulle vaccinazioni per i bambini nell’età tra i 5 e gli 11 anni. “Solitamente – ha detto ieri il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco Giorgio Palù – noi abbiamo sempre approvato quello che approvava l’Ema anche a distanza di poche ore. Direi che l’urgenza stringente in questo caso non c’è, perchè devono arrivare le preparazioni vaccinaliIn tarda serata di lunedì la circolare congiunta Salute-Istruzione che, in ragione dell’aumento dei contagi e delle difficoltà nel tracciamento, sospendeva il programma di “sorveglianza con testing” in vigore da appena tre settimane. Poi nel pomeriggio lo stop, con l’intervento di palazzo Chigi che ha avocato a sé l’operazione dopo un approfondimento con il Cts e con il commissario all’emergenza Francesco Figliuolo, che ha garantito supporto per il tracciamento.Le regole restano quelle in vigore: tutta la classe andrà automaticamente in quarantena solo se ci sono tre positivi. “Non ci sarà alcun ritorno in Dad in caso di presenza di un solo alunno contagiato”, hanno precisato fonti di governo, e parallelamente la struttura del commissario straordinario Francesco Figliuolo “intensificherà le attività di testing nelle scuole, al fine di potenziare il tracciamento”, poiché “garantire la partecipazione in presenza e lo svolgimento delle lezioni a scuola in assoluta sicurezza è una priorità del Governo”.La circolare prendeva atto del peggioramento del quadro dell’epidemia, con “un aumento rapido e generalizzato del numero di nuovi casi di infezione da SARS-CoV-2, anche in età scolare”, con una incidenza settimanale in crescita e pari a 125 per 100.000 abitanti, “valore ben lontano dal quello ottimale di 50 per 100.000, utile per un corretto tracciamento dei casi”.I due ministeri hanno quindi ritenuto “opportuno sospendere, provvisoriamente, il programma di ‘sorveglianza con testing’ e di considerare la quarantena per tutti i soggetti contatto stretto di una classe/gruppo dove si è verificato anche un singolo caso tra gli studenti e/o personale scolastico”. Un cambio di rotta totale, rispetto al protocollo approvato il 3 novembre, a lungo meditato fin dall’inizio dell’anno scolastico, quando la situazione era effettivamente più rassicurante. E infatti il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi in mattinata ha subito parlato di “una misura assolutamente prudenziale”, presa perché “vogliamo tenere in assoluta sicurezza la scuola”. Anche se la priorità del ministro “resta la didattica in presenza”.

Continua a leggere

I più letti