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Costume e Società

Amatrice: l’Amatriciana vicina al riconoscimento STG

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AMATRICE (RI) – Importante passo in avanti nel percorso della richiesta di riconoscimento per l’Amatriciana tradizionale come Specialità tradizionale garantita (STG). Si è tenuta oggi 19 settembre, infatti, ad Amatrice nel Polo del Gusto, delle Tradizioni e della Solidarietà una riunione tra i dirigenti del Ministero delle politiche agricole, guidati dal Capo dipartimento Luca Bianchi, e il Sindaco Sergio Pirozzi insieme al comitato promotore. Al centro dell’incontro la codificazione della ricetta dell’Amatriciana tradizionale, con riferimento alle modalità di preparazione e alle caratteristiche delle materie prime utilizzate, a partire dalla tipicità del guanciale e dell’olio extra vergine d’oliva. Prosegue quindi con decisione l’iter per l’invio del dossier a Bruxelles per ottenere il riconoscimento europeo STG a uno dei piatti simbolo della cucina non solo amatriciana, ma italiana. “Un ringraziamento va ai dirigenti del dipartimento delle politiche agricole del Ministero – ha detto il Sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi -, che da mesi lavorano al progetto e al Ministro Martina che ci ha creduto sin dall’inizio”.

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Ethical Sport: Il primo modello organizzativo antiviolenza nelle palestre

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Il progetto “Ethical Sport” è una pionieristica iniziativa dedicata alla creazione di un ambiente sportivo sicuro e rispettoso attraverso l’implementazione di un modello organizzativo antiviolenza. Questo progetto si rivolge principalmente alle palestre, con l’obiettivo di prevenire il bullismo e ogni forma di violenza all’interno dei centri sportivi.

Obiettivi Principali

  1. Promozione della Sicurezza: Creare un ambiente dove gli utenti possano allenarsi in sicurezza, senza timore di subire violenze o atti di bullismo.
  2. Formazione del Personale: Fornire corsi di formazione specifici per istruttori e personale delle palestre, per riconoscere, prevenire e affrontare situazioni di violenza.
  3. Certificazione delle Palestre: Implementare un sistema di certificazione che attesti il rispetto degli standard etici e di sicurezza da parte delle palestre.
  4. Sensibilizzazione: Aumentare la consapevolezza riguardo alle problematiche della violenza e del bullismo, promuovendo una cultura del rispetto reciproco e della non violenza.

Implementazione del Modello

Il progetto Ethical Sport prevede una serie di passaggi per garantire l’efficacia del modello antiviolenza:

  1. Valutazione Iniziale: Analisi delle condizioni attuali delle palestre partecipanti per identificare le aree di miglioramento.
  2. Formazione Obbligatoria: Programmi di formazione per il personale su come gestire e prevenire episodi di violenza e bullismo.
  3. Adozione di un Codice Etico: Sviluppo e implementazione di un codice di condotta che stabilisca le linee guida per comportamenti accettabili e le relative misure disciplinari.
  4. Monitoraggio Continuo: Controlli periodici per assicurare che le palestre mantengano gli standard richiesti.
  5. Certificazione: Assegnazione di una certificazione ufficiale alle palestre che rispettano tutti i criteri di Ethical Sport.

Vantaggi del Progetto

  • Miglioramento della Reputazione: Le palestre certificate Ethical Sport saranno riconosciute come ambienti sicuri e rispettosi, attirando così un numero maggiore di frequentatori.
  • Fidelizzazione degli Utenti: La fiducia degli utenti aumenterà, sapendo di potersi allenare in un ambiente protetto.
  • Riduzione dei Conflitti: Con politiche chiare e personale formato, le situazioni di violenza e bullismo possono essere gestite più efficacemente, riducendo gli episodi di conflitto.

Il progetto Ethical Sport rappresenta un passo avanti significativo nella promozione della sicurezza e del rispetto nei centri sportivi. Attraverso la formazione, la certificazione e l’adozione di un codice etico rigoroso, questa iniziativa mira a trasformare le palestre in luoghi dove la violenza non trova spazio, contribuendo così a una cultura sportiva positiva e inclusiva.

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Roma, una targa in ricordo di Mary Gayley Senni, co-fondatrice del Roseto

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C’è l’anima dei Castelli Romani nel roseto della città di Roma.
Mary Gayley nata a Birdsboro in Pennsylvania in uno dei viaggi in giro per il mondo incontra e si innamora del conte Giulio Senni di cui divenne moglie nel 1913.
Siamo ai primi del novecento: l’Art Nouveau la fa da padrone, Mascagni e le sue opere sono la colonna sonora e nel mondo letterario Hermann Hesse smuove coscienze e cuori.
La prima guerra mondiale smorza un po’ il sogno di questo inizio secolo ma Mary, ormai la contessa Senni, insieme al marito va a vivere a Grottaferrata, nel cuore dei Castelli Romani.
Nasce qui, nel giardino della sua villa, la passione per il giardinaggio: rose ed iris, in particolare.
La sua biografia ci racconta di un suo viaggio a Parigi e della vista al roseto del Parco di Bagatelle.
Al suo ritorno decide che anche Roma, città di cui è innamorata, debba avere il suo roseto.
Nel 1924 regala al Comune di Roma una prima collezione di rose provenienti dal suo giardino di Grottaferrata ma a causa della poca attenzione dell’allora Commissario Regio le rose vengono piantumate al Pincio: una dimostrazione di scarsa sensibilità che sminuisce il carattere sperimentale dell’iniziativa.
Mary Senni arriva al punto di chiedere la restituzione delle stesse rose talmente è delusa dal fatto.
Proprio a sottolineare la grandezza e l’intuizione di questa donna formidabile va ricordato che Armand Millet, botanico francese, diede il nome “Mary Senni” ad un iris “charmant et femminin” – incantevole e femminile.

l’iris Mary Senni

Dopo la guerra nacque il famoso Roseto di Roma.
Venerdì 17 maggio alle ore 15,00 nel Roseto di Roma Capitale vi sarà una cerimonia di posa della targa in memoria di Mary Gayley Senni, co-fondatrice del roseto ed ideatrice del Premio Roma per le nuove varietà di rose.
Un riconoscimento importante figlio di una sensibilità accresciuta verso l’universo femminile da sempre foriero non solo di idee ma che realizza, da sempre, sogni.

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Sergio Leone: un’icona del “sogno americano” del cinema

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Sergio Leone è stato uno dei più grandi registi italiani del XX secolo, noto soprattutto per aver rivoluzionato il genere western e per aver contribuito a definire il “sogno americano” del cinema. La sua influenza si estende ben oltre i confini nazionali, raggiungendo un pubblico internazionale e influenzando generazioni di cineasti.

Nato a Roma nel 1929, Leone ha trascorso la sua infanzia immerso nel mondo del cinema, grazie al suo rapporto privilegiato con suo padre, il regista Vincenzo Leone. Tuttavia, è stato il suo lavoro come assistente alla regia su film come “Quo Vadis” e “Ben-Hur” a plasmare la sua visione cinematografica e a prepararlo per il successo che lo avrebbe atteso.

Il grande colpo di fortuna per Leone è arrivato con il suo primo film da regista, “Per un pugno di dollari” (1964), il primo della celebre trilogia del dollaro. Con questo film, Leone ha ridefinito il genere western, introducendo un nuovo stile visivo e narrativo che ha affascinato il pubblico di tutto il mondo. La sua abilità nel creare tensione attraverso lunghi silenzi, primi piani intensi e musiche iconiche ha trasformato il western in un’esperienza cinematografica completamente nuova.

Ma cosa c’entra tutto questo con il sogno americano? In realtà, molto. Il sogno americano non è solo una questione di geografia, ma anche di aspirazioni e possibilità. Sergio Leone incarnava perfettamente quest’idea, anche se in modo non convenzionale. Pur essendo italiano, ha saputo catturare l’essenza del west americano e ha portato la sua visione unica al grande schermo, conquistando il pubblico e la critica di entrambi i lati dell’Atlantico.

Leone ha continuato a consolidare il suo status di regista di culto con film come “Per qualche dollaro in più” (1965) e “Il buono, il brutto, il cattivo” (1966), entrambi appartenenti alla sua trilogia del dollaro. Questi film hanno elevato il genere western a nuove vette di popolarità e hanno ispirato una generazione di cineasti, da Quentin Tarantino a Martin Scorsese.

Ma non è solo il successo commerciale che rende Leone un’icona del sogno americano del cinema. È anche il suo spirito pionieristico, la sua audacia nell’affrontare nuove sfide e il suo inconfondibile stile artistico che lo distinguono. Anche quando i suoi film non sono stati immediatamente accolti con favore dalla critica, Leone ha perseverato, rimanendo fedele alla sua visione e alla sua passione per il cinema.

In conclusione, Sergio Leone è stato molto più di un regista di successo. È stato un innovatore, un visionario e un’icona del sogno americano del cinema. Attraverso il suo lavoro, ha dimostrato che il talento e la determinazione possono superare qualsiasi confine geografico o culturale, e che i sogni possono diventare realtà, anche nel selvaggio west del cinema.

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