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Economia e Finanza

Amatrice, tre questioni da risolvere: “casette”, imprese e macerie

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AMATRICE (RI) – È passato un anno e quattro mesi dalla tragica notte del 24 agosto 2016 e molti mezzi di informazione registrano esclusivamente le difficoltà nel cratere del sisma, ricordandosi qualche volta delle iniziative. L’Osservatore d’Italia è andato ad Amatrice, ha parlato col sindaco e con il suo ufficio stampa, ma soprattutto è stato a contatto con la gente dell’Alto Reatino. Siamo convinti che parlare del sisma e della ricostruzione senza riferirsi agli abitanti di Amatrice sia futile come Pirozzi stesso chiosa.

La video intervista al sindaco di Amatrice

Le questioni aperte sono essenzialmente tre: SAE (soluzioni abitative di emergenza), imprese, macerie. Tutte importanti e degne di analisi e consigli. Ma la quarta questione l’unica positiva sono le persone ed il clima della “Nuova Amatrice”.

 

Maria, una storica commerciante di abbigliamento. Tutto inizia nel centro di Amatrice grazie al suo bis-nonno calzolaio. Lei nel 1970 si allontana dalla sua professione di insegnate per portare avanti l’azienda di famiglia. Maria è una donna sincera ed accogliente, ci ha aperto le porte del suo negozio nel prefabbricato del centro commerciale. Parla del sisma come di una grandissima tragedia umana e di un inesorabile mancamento delle forze. Ma, orgogliosa e commossa, afferma che è l’amore per questa terra ciò che permette di andare avanti a testa alta e proprio per questo sentimento che l’essenza della ricostruzione “siamo noi abitanti”. Maria infatti come altri commercianti, dovrà affrontare dal 16 dicembre l’obbligo imposto dal commissario straordinario alla ricostruzione, Paola De Micheli, di versare alle Entrate i tributi non pagati nell’ultimo anno e mezzo per effetto della sospensione. A ciò è prevista un’esenzione, nel caso il fatturato sia diminuito del 25%, ed aiuti da richiedere in base alle tasse pagate nel 2015 e nel 2016, a cui si aggiungono sgravi fiscali per ogni nuova assunzione.

La video intervista a Maria storica commerciante di Amatrice

Una formula a svantaggio degli amatriciani che risultano aver pagato pochissime imposte negli scorsi due anni a causa del sistema famigliare delle loro imprese, ed a vantaggio delle imprese di nuova costituzione le quali usufruiscono degli sgravi in funzione di ipotesi di future assunzioni senza dover dimostrare la perdita del 25%.

 

Quando la redazione del nostro giornale è andata ad Amatrice era una giornata piovosa, e la signora Giulia ha deciso di mostrarci la sua nuova “casa”, la SAE. Un prefabbricato di pochi metri quadri, accogliente e caldo. La  ignora ci mostra i caloriferi funzionanti, e contenta, ci riferisce che la casetta era già completamente arredata.

 

Giulia si ritiene fortunata: oltre mille le persone senza una soluzione d’emergenza nelle 69 frazioni, con un inverno che trascina le temperature ben oltre sotto lo zero. Ma anche qualcuno che vive nella SAE deve scontrarsi con tubature che perdono, termosifoni non funzionanti e servizi igienici carenti, per non parlare della preoccupazione circa le tasse con modulo seconda casa. Giulia ci mostra le fotto della “Vecchia Amatrice” e ci spiega la sua topografia. Fuori ci sono gli addobbi. L’Albero di Natale a simboleggiare il ritorno alla normalità.

 

Ristorante Giovannino. Ci accoglie Roberta, la proprietaria di 26 anni. Lei insieme a Roma e Patrizia hanno potuto riaprire il 26 luglio 2017. Cominciamo a parlare davanti ad un piatto di amatriciana e gricia. Sottolinea come la Regione, rappresentazione dello Stato-istituzione, non si sia nemmeno presentata. La promessa del rimborso dell’80% delle spese per la riabilitazione delle imprese è fallita. Roberta, sconsolata, racconta come la sua famiglia si sia dovuta rialzare da sola incalzata dall’aiuto  organizzato dal comune con il fondo di solidarietà. La Regione Lazio le ha regalato 200 piatti, 100 bicchieri ed un forno, chiedendo ai commercianti le vecchie fatture per un eventuale rimborso degli strumenti che necessitano all’attività. Secondo la titolare ci vorranno anni prima di poter ripartire seriamente: non c’è ricostruzione nemmeno per le pratiche B (abitazioni con danni lievi). Ma Giulia è solare, come anche tutto il suo giovane staff. Amatrice è divisa in due. Da una parte la Vecchia Amatrice, ormai rasa al suolo dal sisma e dalle ruspe. Silenziosa. Vi rimane poco: il campanile, i resti della chiesa, la statua di Cola, un complesso di campane di tutte le frazioni vicine, la statua di Camilla il cagnolino che ha salvato in molti la notte del 24.

 

Dall’altra la Nuova Amatrice, caratterizzata da prefabbricati, container e traffico di veicoli. Movimentata ed ansiosa di rifiorire. Ci siamo stupiti della forza di volontà di quei cittadini così vessati psicologicamente dal terremoto. Vi è un clima surreale, si percepisce la sensazione di stare in una famiglia molto solidale, ci si saluta con un sorriso accompagnato da una lacrima. Ci si stringe forti appena si può. Non esistono ospiti o visitatori ad Amatrice, quando si passa il Ponte della Speranza si entra a far parte di un sistema di solidarietà grandioso, di una famiglia piuttosto allargata che non si pone confini e dove l’unica forza che muove il tutto è l’amore reciproco e nei confronti di quella terra. La signora Maria ci ha ringraziato molte volte, ci sembra doveroso ricordare lei come tutti gli amatriciani che il ringraziamento più sincero è il nostro.

Gianpaolo Plini

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Economia e Finanza

Reddito di cittadinanza, Milena Gabanelli: “Chi realmente troverà lavoro forse saranno i 4000 che verranno assunti ai centri per l’impiego.”

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Milena Gabanelli è intervenuta ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format “I Lunatici”, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta ogni notte a partire dall’1.30.

La giornalista del Corriere della Sera ha parlato di Reddito di Cittadinanza

“Non ho la più pallida idea di come andrà, – ha detto Gabanelli – registro solo che il reddito di cittadinanza passerà e deve giustamente passare dai centri per l’impiego e i centri per l’impiego non funzionano. O almeno, quelli che funzionano sono veramente molto pochi. Bisogna mettere mano ai centri per l’impiego, uniformare le informazioni, dare la possibilità a tutte le regioni e le province di vedere la disponibilità di lavoro che c’è nelle altre regioni e nelle altre province, la possibilità di incrociare i dati, di connettersi al database del Miur, dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps, in modo che colui che accoglie la persona che chiede lavoro sia in grado di sapere chi ha davanti e aiutarlo al meglio. Oggi le informazioni le fornisce il richiedente, e molto spesso non lo fa in modo completo. Ad esempio chi si accontenta di un lavoro manuale non dice se ha una laurea. Le aziende non danno le loro richieste ai centri per l’impiego perché questi, se rispondono, lo fanno dopo tanto tempo. In alcuni casi dopo 2 anni.

Bisogna riorganizzare il sistema, sono tanti i punti che vanno sistemati

La riforma dei centri per l’impiego è stata annunciata, verranno assunte persone, ma se il sistema è questo, dove oggi di fatto si emettono dei certificati di disoccupazione senza che poi venga monitorato il disoccupato, chi realmente troverà lavoro forse saranno i 4000 che verranno assunti ai centri per l’impiego. E allora è un assumificio?”

Milena Gabanelli, poi, è tornata a parlare di quanto le sta accadendo con Facebook

“C’è qualcuno che lascia credere che alcuni articoli siano scritti da me, anche se non sono miei. C’è un soggetto a me non noto e non è possibile che io sappia chi sia che da ben sette anni utilizza il mio nome e la mia faccia per veicolare diversi blog suoi e io non posso farci niente. Trae in inganno le persone perché prende delle mie dichiarazioni, degli argomenti di cui io mi sono occupata, e li mischia con tanti altri. Me ne sono accorta perché ho ricevuto un’ondata di indignazione da parte di molti utenti che mi hanno scritto. Ho chiesto di togliere la mia foto da lì direttamente alla casa madre e non mi hanno risposto. Sono andata dal responsabile di Facebook Italia a Milano e mi ha detto che non poteva fare nulla. Ho chiesto di sapere chi fosse a scrivere certe cose e mi hanno detto che era impossibile perché c’è la privacy. Ho fatto denuncia e non ho risolto nulla perché non c’è diffamazione. Ora sto intentando una causa civile. E’ possibile che uno si appropri del volto e del nome di una persona per veicolare il proprio business? A me pare di no”.

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Venafro, a Venolea 2018 si parla di ecosostenibilità con il prof. Livio De Santoli

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VENAFRO (IS) – Venolea 2018, la manifestazione promossa dal Parco dell’Olivo di Venafro che punta alla tutela dei paesaggi rurali storici, vedrà tra i suoi partecipanti il pro Rettore dell’università La Sapienza con delega all’energia, il Professore Livio De Santoli. Di origine molisana, sarà presente al convegno proprio per parlare di territorio, dell’impatto che le attività umane hanno sui territori agricoli e rurali.

Puntata di Officina Stampa del 13/12/2018
Puntata di Officina Stampa del 23/02/2017

Abbiamo chiesto al pro Rettore quale è il messaggio che vuole portare nella discussione, in una dichiarazione che pubblichiamo in anteprima per i lettori de L”Osservatore d’Italia

Quella di sabato sarà la prima uscita ufficiale da quando è stato nominato Pro Rettore, nella quale si parlerà di territorio. Quanto può influire un’attenta politica energetica per la salvaguardia di luoghi come quelli del Molise, che lei conosce bene perché ne è originario?

Gli Stati membri dell’Unione Europea hanno assunto l’obbligo di presentare entro il 2018 il Piano nazionale clima-energia, che deve contenere la definizione degli obiettivi e delle misure al 2030 coerenti con quelli su energia e decarbonizzazione dell’Unione europea (Clean Energy for All European Package) e una proiezione di questi obiettivi al 2050.

Gli obiettivi della UE sono molto sfidanti e possono essere conseguiti solo con azioni contestuali, congiunte ed intersettoriali su tutti i centri di consumo. Un centro di consumo molto rilevante è quello dell’agricoltura, che rappresenta attualmente circa il 30 per cento del consumo totale di energia del mondo ed il 22 percento delle emissioni di gas climalteranti totali. I paesi industrializzati utilizzano una porzione maggiore di questa energia per la lavorazione e il trasporto, tre-quattro volte superiore all’energia usata per la produzione primaria.

Questo significa che occorre necessariamente migliorare l’efficienza energetica per l’intera filiera alimentare, nelle coltivazioni, nell’uso dell’irrigazione e fertilizzanti, nella refrigerazione, nei sistemi di stoccaggio, nei trasporti, nella produzione e nella preparazione del cibo. I consumi di energia nel sistema agricolo-alimentare italiano sono – dopo un lungo trend in diminuzione – in rialzo, con una quota parte dell’energia finale consumata in Italia pari a circa 12%. Anche in questo settore occorre fare di più e soprattutto farlo in maniera organica, proprio nel settore alimentare dove si consuma quasi il doppio di quello agricolo (8 contro 5 Mtep/anno).

I potenziali risparmi energetici del settore sono da considerarsi significativi, con valori del 25% nell’irrigazione, del 70% nella ventilazione degli ambienti industriali e del 20% nella trasformazione agroalimentare, con interventi di efficienza energetica che devono riguardare contestualmente sia la produzione, la trasformazione, la conservazione dei prodotti, la climatizzazione degli ambienti di lavoro. Ma per rendere più strutturale il tema dell’efficienza energetica nel settore agricolo, occorre riferirsi obbligatoriamente alla filiera corta come strumento per ridurre le emissioni e contenere il consumo di fonti fossili. Questo significa valorizzazione dei territori ed investimenti soprattutto rivolti a questi.

Infine, l’accesso all’energia prodotta da fonti rinnovabili trova una perfetta integrazione e utilizzazione nei settori dell’agricoltura, dell’acquacoltura, negli impianti di trasformazione dei prodotti e l’energia può essere fonte di introiti supplementari se venduta sul territorio, soprattutto se favorisce lo sfruttamento delle risorse locali, dei residui di biomassa, della produzione e della trasformazione alimentare. L’aumento dell’uso delle fonti rinnovabili è allo stato iniziale nel settore agricolo, e proprio per questo il settore in questo campo si rivela ad elevato potenziale, a patto che si potenzino investimenti e ricerca, unitamente allo sviluppo di programmi di istruzione e di disseminazione di buone pratiche.

Simonetta D’Onofrio

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2019, con il nuovo anno arriva la stangata per le famiglie

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Nel corso del 2019 agli italiani arriverà una “stangata” mediamente pari a 914 euro a famiglia. Lo afferma il Codacons, che ha elaborato il consueto studio ufficiale sugli incrementi di spesa previsti per il nuovo anno sul fronte prezzi e tariffe. “Il nuovo anno si aprirà con gli aumenti delle tariffe autostradali decisi dal governo che avranno un effetto diretto per gli utenti stimabile in 45 euro a nucleo familiare”.

“Le multe stradali dovrebbero salire del 2,2%, con un aggravio di spesa di 6 euro a famiglia – spiega ancora il Codacons -. Se il tasso di inflazione si manterrà ai livelli attuali, solo per i prezzi dei beni al dettaglio occorrerà mettere in conto una maggiore spesa pari a 211 euro a nucleo, mentre per l`alimentazione spenderemo 185 euro in più rispetto al 2018”.

“Discorso a parte merita il comparto energetico e dei trasporti: gli ultimi mesi del 2018 sono stati caratterizzati dal crollo del petrolio, che avrà effetti benefici sulle tariffe luce e gas per il primo trimestre del 2019 – aggiunge il Codacons -. Ma la festa per i consumatori durerà poco: gli analisti concordano su una rapida ascesa delle quotazioni petrolifere nel corso del prossimo anno, con effetti diretti sia sulle bollette energetiche (che cresceranno mediamente di 62 euro a famiglia) sia sui rifornimenti di carburante (149 euro a nucleo). Ripercussioni anche per i trasporti (aerei, treni, taxi, mezzi pubblici, traghetti, ecc.) per 67 euro a famiglia”.

“Il 2019 – prosegue l’associazione -, inoltre, segnerà il ritorno degli aumenti per le tariffe Rc auto (18 euro), con i prezzi delle polizze che già negli ultimi mesi del 2018 hanno registrato leggeri incrementi”.

“La stangata media si aggirerà quindi attorno ai 914 euro a famiglia, ma potrebbe superare quota 3.400 euro nel caso in cui un nucleo, nel corso del 2019, acquisti una automobile nuova, a causa dell`Ecotassa varata dal Governo che colpirà pesantemente le vetture con emissioni dai 161 grammi/km di CO2 in su – spiega il presidente Carlo Rienzi – La categoria più tartassata del 2019 sarà senza dubbio quella degli automobilisti, che oltre alla citata Ecotassa dovrà mettere in conto rincari per pedaggi, multe e carburanti”.

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