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Editoriali

Carola Rackete, un gravissimo precedente e un insulto per la legalità

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Ora anche i meno complottisti del mondo si saranno resi conto della macchinazione ordita alle spalle non di Salvini, e non soltanto di lui, ma di tutto il popolo italiano, proprio quando questo governo ha dimostrato di saperci fare, portando a casa un’epica vittoria contro la dittatura europea – quella sì.

I nostri conti, hanno dovuto ammettere i tristi personaggi che ci fanno le pulci– a differenza di quanto accade con altre nazioni, vedi la Francia di Macron – sono più che in ordine, lo spread precipita e gli interessi sui decennali pure, diminuendo a vista d’occhio il nostro debito pubblico. Sì, perché il nostro tanto sbandierato debito pubblico, come se fosse il risultato di un governo scialacquatore (comunque precedente all’attuale), viene invece da interessi su quel debito che la cara Europa ci ha voluto imporre con il nostro ingresso nella federazione, pretendendo, e inserendo addirittura in Costituzione – con la complicità dei soliti noti al potere in quel momento – il pareggio di bilancio, che, notoriamente è un’idiozia contabile, oltre che un suicidio per le nazioni che lo volessero o dovessero mettere in atto.

Non contenti di questo, i soliti ‘poteri forti’ – ognuno se li può configurare come vuole, tanto non cambia niente fare i soliti nomi, li conosciamo tutti, specie dopo la pubblicazione di un libro subito sparito dopo la sua pubblicazione, ‘La Matrix europea’ del collega Francesco Amodeo, ma reperibile su ebay – si sono scatenati contro il nostro ministro dell’Interno, colpevole, a sentire i soliti ‘antifascisti’ di maniera, buoni per tutte le stagioni, di adottare metodi ‘fascisti’ per governare l’Italia.

Intanto oggi 80 cosiddetti ‘migranti’ risultano ‘dispersi’ al largo della Tunisia, e poche speranze ci sono di trovarli in vita – anzi, nessuna. Questa è la risposta alla vicenda Sea Watch da parte dei trafficanti di esseri umani, complici le navi ‘umanitarie’ che fanno servizio taxi. Queste nuove morti, architettate con sommo cinismo, caricheranno ancora di più il peso sulle spalle di Salvini, come è già accaduto. Senza tener conto che per la sua opera decisa e ferma, di Salvini, molti hanno scelto vie migratorie alternative, diminuendo esponenzialmente il numero dei morti in mare. Accogliere gli stranieri che ne hanno titolo si può, e si fa, con i voli charter organizzati dalla Comunità di S. Egidio di concerto con le Chiese evangeliche.

Non si può tollerare, invece, una migrazione selvaggia e senza regole che ci si vuole imporre, con tutte le conseguenze del caso, non ultimo, come già avvenuto, il disordine sociale e lo sfruttamento delle mafie nostrane sui contributi da erogare agli stranieri. Riteniamo che il magistrato – pare che sia di sinistra – che ha liberato Carola, non confermandone il sacrosanto arresto, non possa non essersi reso conto del gravissimo vulnus istituzionale inferto all’autorità dello Stato, e ciononostante abbia operato in quel senso.

Dobbiamo dire che la Magistratura non è di sinistra, e che le sentenze non si discutono?

Bene, fin quando sono con i piedi per terra. Ma quando si evince dai fatti che:

1) i migranti erano già stati tratti in salvo, dopo essere stati abbandonati in acqua libiche, dove la Sea Watch 3 avrebbe agevolmente potuto metterseli a bordo;

2) la fissa della comandante di volerli per forza portare in Italia, mentre aveva a disposizione, dopo 17 giorni di navigazione, i porti francesi o spagnoli;

3) l’aver forzato, nonostante i divieti e le ripetute comunicazioni delle autorità marittime, un blocco stabilito dal ministero di una nazione sovrana, almeno nelle proprie acque territoriali:

4) aver traccheggiato con i parlamentari di sinistra, sconfitti in patria e alla ricerca di una purchessia rivincita, conniventi in questa operazione illegale, affinchè appoggiassero la violazione palese della legge, a tempo e luogo voluto dalla comandante;

5) l’aver comunque voluto entrare in porto, nonostante il divieto della Guardia di Finanza, notoriamente un corpo militare, contro cui ogni azione viene classificata come di attacco;

6) l’aver costretto, con rischio per la vita dei finanzieri, la motovedetta della GdF contro il molo, schiacciandola e costringendola a cercare scampo nella fuga, motovedetta che si interponeva fra il molo e la nave ‘umanitaria’ per impedirne legittimamente l’attracco; bene, allora non si può tirare in ballo il ‘caso di necessità’, negando l’arresto di una donna che ha commesso più reati, e commettendo, a nostro parere, un ulteriore reato, quello di omissione di atti d’ufficio nel confronti di Carola Rackete, per la quale già s’era scomodata nientemeno che la Germania, senza parlare dei soliti buonisti, pronti a raccogliere centinaia di migliaia di euro per pagarle la multa di 50.000 euro, legittimamente comminata.

Dicevamo che l’azione del magistrato è di una gravità inaudita, a parere di chi scrive, e gravida di conseguenze

Stabilito il precedente, infatti, chiunque potrà ripetere le eroiche gesta di Zorro in gonnella, senza timore d’esser sanzionato in alcun modo. Ci chiediamo se questa solerte Magistratura non voglia piuttosto costituirsi in partito, visto che a Salvini è stato consigliato di vincere un concorso – in Magistratura – per poter parlare. Certo, è comodo trincerarsi dietro una presunta ‘autonomia e indipendenza’ dell’Ordine, per poter fare ciò che conviene ad una certa parte politica, senza rischio di conseguenze, come da ciò che si vede si può dedurre.

Vogliamo chiedere ad un giudice qualsiasi se secondo lui bisogna operare per il bene della nazione in cui si vive, oppure per il bene di qualche altra parte, segnatamente politica. O se colpendo Salvini si può mai pensare di fare il bene dell’Italia, visto che si tratta di un vicepresidente del Consiglio e Ministro dell’Interno, e di un governo non golpista, ma eletto dai cittadini, dei quali nessuno mostra d’aver considerazione – o ci vuole rispetto per l’Autorità costituita.

Altre volte da queste colonne abbiamo osservato che alcune sentenze – vedi la legittima difesa – non erano state emesse tenendo presente il senso comune dell’uomo della strada, ma abbiamo compreso che le leggi magari non sono chiare o sufficienti, e l’interpretazione può essere di varia natura – come quando mandate a piede libero il solito nigeriano che aggredisce a morsi i nostri carabinieri e poliziotti. Ma questa volta, scusate, dobbiamo proprio ammettere che avete superato voi stessi. In chiusura, dato che l’ho citato, è doveroso riportare il sottotiolo in copertina del libro di Francesco Amodeo ‘La Matrix Europea’, un’inchiesta giornalistica, che vi consiglio di leggere: “Organizzazioni elitarie hanno dichiarato guerra ai popoli e alle loro democrazie. L’Unione Europea è il loro quartier generale, l’Euro la loro arma. Il piano di conquista degli uomini del Bilderberg in Italia”. Vi assicuro che non vi annoierete.

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Editoriali

COVID-19, tra opinioni discordanti e confusione generale: che DIO ci aiuti!

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Questa tragedia capitata e che affligge il mondo intero, sarà uno di quegli eventi che cambierà la vita del pianeta, e scriverà una pagina drammatica della nostra storia. Siamo disorientati, preoccupati ed impauriti da un nemico invisibile, che con subdola cattiveria, continua a falciare vittime in tutto il mondo.

Il malefico virus ci deride, perché nel nostro caos generale, lo abbiamo aiutato, e continuiamo ad aiutarlo nel suo progetto distruttivo. Le opinioni discordanti degli scienziati, hanno creato una tale confusione nelle nostre menti, ignoranti in materia, da alimentare a dismisura il propagarsi di questo male del secolo.

La Dea ECONOMIA ha prevalso sul valore della vita delle persone, l’incoscienza generale ha favorito ed alimentato il fuoco dilagante del COVID, e la scienza inerme davanti ad un nemico sconosciuto, tutte concause di una tragedia annunciata. Tanta superficialità iniziale, anche da parte di vari politici, che avrebbero dovuto usare estrema cautela nell’esprimersi in giudizi avventati e pericolosi, dando così adito a pensare nella massa, che sarebbe stata una semplice influenza, allentando così il livello di attenzione e di prudenza, necessaria in queste situazioni.

La cosa sconcertante, è sentire tante persone che continuano a credere che il virus non sia reale, ma tutta una montatura, ed altrettanto sconcertante è la leggerezza del comportamento di innumerevoli persone, che non si attengono alle regole seppur discordanti fra loro.

Regole discordanti fra le Regioni e Comuni, che continuano a disorientare l’opinione pubblica e rendere più pericolosa la situazione. Il caso Sardegna è uno degli esempi più lampanti. Si è inizialmente criticata la Regione, perché pretendeva giustamente delle garanzie mediche per chi si fosse recato nell’isola, per poi scagliarsi contro la stessa, per non aver saputo amministrare bene la situazione.

Ora, come si fa a gestire completamente, il comportamento di una massa di incoscienti, inosservanti delle regole vigenti, sprezzanti del pericolo che possono arrecare a se stessi e agli altri? A Palau in Sardegna, c’è tuttora l’obbligo della mascherina, ma nonostante i controlli continui, giovani continentali non la portano, deridendo chi glielo fa notare.

La situazione si è ribaltata nel dover tornare nel Lazio. Compilare il foglio di autocertificazione, che non chiede nessuno. Sulla nave, le poltrone vengono occupate in maniera alternata nella stessa fila, ma la distanza fra la fila anteriore e quella posteriore è minima. Nell’attesa di scendere le scale per andare nei garage dove tutti sono ammassati senza rispettare le distanze.

E per chi tornava nel continente sbarcando dalla nave il tampone era facoltativo. Occorreva aspettare circa quattro ore e trenta. La maggior parte dei viaggiatori, che magari, dovevano affrontare un altro lungo viaggio, si sono astenuti dal fare il tampone, rendendo la precauzione per il contagio del tutto inutile. Ciliegina sulla torta, scorrendo lungo tutto il lungo mare di Civitavecchia, migliaia di persone ammassate nei bar e nei ristorantini, puntualmente senza la mascherina.

Come al solito nel nostro paese, vige il caos, l’incoscienza, l’ignoranza e la malevola furbizia di chi pur di guadagnare ed arricchirsi, si disinteressa della salute e della vita degli altri. Non resta altro che affidarsi a qualcuno lassù per chi crede, e, per chi non crede deciderà la fortuna. CHE DIO CI AIUTI.

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Cronaca

Permesso premio a Johnny lo Zingaro e lui evade… per la quinta volta. Il Prefetto Tagliente “Non è questo la funzione rieducativa della pena che sognavano i nostri padri costituenti”

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Giuseppe Mastini, 60 anni, l’ergastolano conosciuto come “Johnny lo Zingaro”, è evaso dal carcere di massima sicurezza di Bancali, a Sassari, facendo sparire ogni traccia di se.

Alla sua ricerca sono impegnate tutte le forze dell’ordine già da sabato scorso, quando è stata diramata la nota del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che segnalava il suo mancato rientro, fissato per le 12.20 di quello stesso giorno, da un permesso premio alla casa famiglia “Don Giovanni Muntoni” gestita dai salesiani a San Giorgio, una borgata di Sassari.

Oltre alla questura e alle stazioni dei carabinieri di Sassari, Porto Torres, Alghero e Olbia, dove si trovano i principali porti e aeroporti del Nord Sardegna, è stata allertata anche la polizia di frontiera degli scali di Alghero, Olbia e Cagliari, nonché quella dei porti di Palau, Olbia e Cagliari.

“Dopo 5 evasioni fotocopia l’ultima delle quali nel mese di luglio del 2007, nonostante il suo profilo criminale e le sue continue evasioni, al pluriomicida Johnny lo Zingaro gli viene concesso un PERMESSO PREMIO e come era prevedibile evade ancora”. Questo il commento del Prefetto Francesco Tagliente già Questore di Roma e Firenze postato su Facebook a margine della notizia. “No, no, cosi proprio non va. – Ha proseguito Tagliente – Non è questo la funzione rieducativa della pena che sognavano i nostri padri costituenti”.

Lo “zingaro”, il cui soprannome è legato alle sue origini sinti, era rinchiuso da luglio del 2017 nel carcere sassarese, dopo la precedente evasione avvenuta il 30 giugno di quell’anno dal penitenziario di Fasano, in provincia di Cuneo. Anche in quella circostanza era uscito, godendo del regime di semilibertà, e non aveva fatto più rientro. Mastini ha alle spalle una lunga scia di sangue dalla fine degli anni Settanta. Il suo primo omicidio risale a quando aveva solo undici anni. Era stato coinvolto anche nell’inchiesta sulla morte di Pier Paolo Pasolini. Negli anni Ottanta aveva seminato il terrore a Roma. La sua prima evasione risale al 1987 quando, approfittando di una licenza premio, non rientrò in carcere e si rese protagonista di numerosi fatti criminali: furti, rapine, ma anche il sequestro di una ragazza, Silvia Leonardi, l’omicidio della guardia giurata Michele Giraldi e il ferimento di un brigadiere dei carabinieri, Bruno Nolfi. Fu catturato due anni dopo. È considerato socialmente pericoloso

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Editoriali

Sequestro Modigliani in Svizzera. Lucarella: “Le Istituzioni italiane siano in prima linea sull’accaduto”

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L’avvocato Angelo Lucarella, da pochi mesi Vice Presidente coordinatore della Commissione Giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico, interviene sul particolare caso Modigliani.

“Questione delicata a cui dare risposte o, quantomeno, cercarle è dovere sia morale che istituzionale dinanzi alla portata incredibile che ne sta assumendo sia a livello nazionale che internazionale.

Anzitutto è necessario che si faccia chiarezza complessiva sull’accaduto ai fini di giustizia e per la tutela dell’interesse nazionale.

Le Istituzioni, laddove saranno ravvisabili responsabilità (a seconda dei diversi piani giuridici) punibili secondo l’ordinamento, non possono e non potranno che essere in prima linea nella difesa, per l’appunto, degli interessi italiani; quest’ultimi non possono prescindere da una operazione verità che, rispetto alle singole competenze, gli attori istituzionali devono e dovranno compiere per porre in essere tutto con coraggio.

Lo stesso coraggio che, prorompentemente, si percepisce nel libro-inchiesta “L’Affare Modigliani” scritto da Dania Mondini e Claudio Loiodice i quali, ne va dato atto, hanno contribuito alla realizzazione di una indagine che, ormai, sta registrando apprezzamenti e riscontri anche all’estero.

La Procura di Bellinzona in Svizzera, infatti, è intervenuta recentemente sequestrando i c.d. “Archivi” del celebre artista italiano Amedeo Modigliani; si tratta di circa 6000 reperti oggetto di cessione, nel 2006, da parte della figlia allo Stato italiano.

Un caso, non solo di connotato giudiziario, nel quale gli eventuali danni e diritti lesi non possono che considerarsi, per certi versi, anche connessi ad un pregiudizio serio e cospicuo degli interessi dello Stato italiano.

Ciò soprattutto se si dovesse considerare l’aspetto dell’economia culturale quale strategico per lo sviluppo del paese.

Perciò l’impegno istituzionale, doverosamente, comporta di attivare le dinamiche ministeriali più confacenti affinché se ne possa riconoscere una sorta di natura strategica, altresì, tenuto conto che Modigliani sarebbe diventato, stando alle parole utilizzate dagli autori del libro-inchiesta, un “brand” attorno al quale continuano, da circa un secolo, ad intrecciarsi affari milionari”.

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