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Cronaca

Caso David Rossi, omicidio o suicidio? Analisi deduttiva dei fatti

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I grandi investigatori della letteratura gialla asseriscono, dalle pagine dei loro autori, che non esiste il delitto perfetto

Che cioè non è possibile uccidere una persona senza essere scoperti. Questo è vero in linea di principio. Ma un delitto è perfetto quando viene mascherato da suicidio, o da incidente.

Abbiamo provato a immaginare come si siano svolti i fatti quella famosa sera di maggio del 2013, nella sede del Montepaschi, a Siena, nell’ufficio del dottor David Rossi, Responsabile della Comunicazione della banca. Abbiamo provato ad immaginare che non di suicidio si sia trattato, ma di un omicidio premeditato e attentamente pianificato da esperti di morte. La Magistratura farà luce su ogni aspetto della vicenda, e alle sue conclusioni ci affidiamo. Ma troppo interessanti sono le anomalie di questo ‘caso’, messe in luce dal servizio del giornalista delle Iene Antonino Monteleone. Proviamo perciò, nell’ipotesi che di delitto si sia tratto, a percorrere la via di chi analizzerà, o ha già analizzato ogni elemento che possa portare ad una soluzione.

 

Gli assassini

Possiamo chiamarli così, nella nostra simulazione. Sono occorse probabilmente non meno di tre persone per portare a termine l’omicidio. Tre persone di sesso maschile, di età compresa fra i 25 e i 40 anni, esperti di ciò che andavano a fare, avvezzi alla morte, forse militari o ex militari. Senza segni particolari, ad esempio, nell’abbigliamento, ma vestiti in modo anonimo, che non suscitasse curiosità; magari con una borsa professionale di pelle in mano, come se dovessero discutere con Rossi di qualcosa e dovessero portare dei documenti. Dei tre, uno è rimasto fuori, a copertura dell’operazione, e due sono entrati, attraversando una porta già aperta, e il secondo se l’è chiusa alle spalle.

L’orario

Dopo le 19,30 in banca non c’è più nessuno, o quasi. Il basista – dobbiamo considerare anche quello – ha riferito che il dottor Rossi si trattiene ogni sera oltre l’orario degli impiegati, e sono sicuri di trovarlo solo. Oppure la circostanza non è abituale, e allora dobbiamo pensare che qualcuno abbia avvertito chi di dovere della presenza del funzionario, solo, in fondo al corridoio, con la porta aperta. Nessuno ha controllato se anche la finestra del tragico volo fosse già aperta, o se sia stata aperta dagli ‘operatori’, nel qual caso si sarebbero potuto rinvenire tracce papillari – impronte digitali – almeno di uno dei due sulla maniglia. Tracce di DNA avrebbero potuto essere reperite in particolare sulle maniche della camicia della vittima, visto che vasti ematomi hanno interessato le braccia, all’altezza specialmente dei bicipiti. Essendo poi stata ‘ripulita’ successivamente la scena del crimine, nessuno ha inteso cercare nella stanza tracce anche di DNA estranee a Rossi e ai suoi collaboratori.

Le modalità dell’omicidio

Non esiste dunque il delitto perfetto, secondo alcuni. Casi molto vecchi sono stati risolti dopo venti o trent’anni grazie alle nuove tecniche scientifiche. Nel caso di David Rossi consideriamo l’ipotesi che di delitto si sia trattato, e non di suicidio. Chi l’ha ordinato e progettato ha considerato i presupposti: la preoccupazione di Rossi per le indagini della Guardia di Finanza, certe operazioni – acquisizione di Antonveneta – nelle quali lui era coinvolto, e magari pensieri di natura familiare e affettiva. Qualcuno ha riferito di averlo visto, negli ultimi tempi, con un’espressione grave, come se avesse preoccupazioni importanti. Quindi era logico organizzare un finto suicidio. Siamo rimasti con due sicari dentro l’ufficio, con la porta chiusa, e il terzo fuori. Non sappiamo se i due abbiano manifestato immediatamente le loro intenzioni, né se la finestra fosse chiusa. Ipotizzando che uno dei due si sia diretto alla finestra, e l’abbia aperta, Rossi può aver subito compreso le loro intenzioni. Ne è nata una colluttazione, della quale sono testimoni i segni sul volto e sulle braccia di Rossi. Una colluttazione non è mai silenziosa. Possibile che nessuno abbia sentito rumore, grida o trambusto? Nel servizio delle Iene si vede chiaramente che la finestra dell’ufficio di Rossi ha il davanzale molto basso, e che, per sicurezza, è stata installata una sbarra che è posta a circa 25 centimetri dal davanzale, per evitare cadute accidentali. È stato quindi necessario alzare il corpo della vittima oltre la sbarra, e per fare questo occorrono almeno due persone, anche prestanti fisicamente, ed esperte nel corpo a corpo. Due persone che l’hanno preso per le braccia e per le gambe, portandolo oltre il riparo effimero della sbarra, dopo aver tentato di ridurlo all’impotenza colpendolo sul volto: di questo fanno fede le vaste ecchimosi all’altezza dei bicipiti, la ferita al polso sinistro, causata dalla compressione esercitata sull’orologio – che poi si è strappato ed è caduto per terra – e i segni sul volto, dovuti a percosse. Rossi ha cercato di tenersi avvinghiato ad uno dei suoi uccisori, ed è per questo motivo che il corpo è caduto con il viso rivolto al muro del palazzo, piuttosto che verso l’esterno, come di solito succede nei casi di suicidio. È questo il motivo per cui, come dice l’esperto della famiglia Rossi, non c’è stata rotazione in avanti del corpo, e l’impatto è avvenuto prima con le gambe, poi con il bacino e per ultimo con il busto e il capo. Rossi è rimasto agonizzante per ventidue minuti – secondo l’orologio della telecamera di sorveglianza – con le braccia aperte e la camicia parzialmente fuori dai pantaloni, fatto dovuto alla colluttazione.

 

La scena del crimine

Non sappiamo se uno dei due sicari si sia affacciato alla finestra dopo il volo, probabilmente sì. Abbiamo però la registrazione della telecamera di sicurezza che ci mostra, immediatamente dopo l’impatto del corpo sul selciato, due figure che si affacciano all’imbocco del vicolo. La prima molto confusa, evanescente, solo un attimo. La seconda più intellegibile, ma non abbastanza da poter essere identificata. Si vede anche un furgoncino parcheggiato all’inizio del vicolo, che copre parzialmente la visuale della piazzetta: nessuno ha indagato su quel veicolo, se fosse lì abitualmente, se vi fosse stato parcheggiato quella sera in previsione dei fatti, proprio per coprire la vista della piazzetta, né chi ne fosse il proprietario. Nella nostra analisi i tre operatori hanno poi lasciato la scena indisturbati. Davanti i primi due, dietro, il palo. Le banche sono piene di telecamere di sorveglianza interne: ormai non è più possibile andare a controllarne i filmati nei quali certamente i tre sicari sono stati ripresi. La cosa preoccupante è che mezz’ora dopo la caduta di Rossi, qualcuno è andato nel suo ufficio, ha trovato l’orologio strappato dal cinturino e lo ha gettato accanto al corpo: di questo fa fede sempre la registrazione della telecamera di sorveglianza. Allora dobbiamo pensare che qualcuno sia stato inviato a coprire le tracce della colluttazione, a rimettere tutto in ordine , e, trovato per terra l’orologio, lo abbia gettato vicino al corpo. Non avrebbe potuto tenerlo in tasca, perché compromettente, né avrebbe potuto lasciarlo dov’era, in quanto avrebbe testimoniato di una lotta. Né avrebbe potuto scendere e poggiarlo accanto al cadavere, per ovvie ragioni. Era qualcuno della banca? Forse sì, molto probabilmente. Allora c’è qualcuno della banca che sa, e che non parla.

 

I mandanti

Per conoscere i mandanti dobbiamo conoscere il movente. È chiaro che un’operazione del genere – sempre che le cose siano andate in questo modo – parte da molto in alto. Eliminare un funzionario di banca non è cosa comune. Bisogna pensare – sempre che i mandanti fossero nell’ambito bancario – che fosse in possesso di informazioni scomode, e che avrebbe potuto riferirle alla Magistratura, o alla Guardia di Finanza, – cosa che lui aveva dichiarato di voler fare – informazioni che avrebbero coinvolto persone di alto livello, magari politici importanti, o che le sue informazioni avrebbero nociuto talmente tanto, da mettere in pericolo la stessa esistenza della banca. Questo nel caso, già ipotizzato, che il rischio fosse nelle indagini sull’operazione di acquisto di Antonveneta. Ma quando Rossi, in una sua mail, dice di ‘aver fatto una cavolata’, a cosa si riferisce? Certo l’acquisizione della Banca Antonveneta non era dipesa da lui, ma da qualcuno molto più in alto. A questo punto viene da pensare alla registrazione che Monteleone ha ‘carpito’ all’ex sindaco di Siena Piccini. Una registrazione in cui il Piccini parla di ‘informazioni avute da una persona vicina ai Servizi’, riguardanti festini con cocaina ed altro che si sarebbero tenuti in una villa nell’Aretino, e ai quali avrebbero partecipato alti funzionari di banca, politici e ‘toghe’, in una sorta di ricatto reciproco. E questo, secondo la registrazione del Piccini, potrebbe essere il motivo per cui il caso Rossi è stato archiviato per ben due volte.

 

Ancora molto ci sarebbe da dire, e da analizzare. Fermiamoci qui. Aspettiamo i risultati delle indagini della Magistratura, e speriamo che sia fatta luce sull’ennesimo ‘caso’ dubbio italiano, riguardante un grande organismo come il Monte dei Paschi. Senza che diventi un ‘cold case’, da risolvere fra venti o trent’anni.

Roberto Ragone

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Narcotraffico, arrestate 14 persone tra Milano e le province di Pavia e Sassari

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Scattate alle prime luci dell’alba di oggi l’operazione da parte dei Carabinieri del ROS – col supporto in fase esecutiva dei Comandi Provinciali Carabinieri di  Pavia, Milano e Sassari

Arrestate 14 persone tra Milano e le province di Pavia e Olbia accusate di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, traffico e cessione di stupefacenti, nonché detenzione e porto abusivo di arma da fuoco. A ordinare le custodie cautelari (12 in carcere, 1 agli arresti domiciliari, 1 sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, il Tribunale di Milano su richiesta della Procura della Repubblica di Milano – Direzione Distrettuale Antimafia. Gli arresti sono stati eseguiti all’alba di oggi giovedì 22 febbraio, dai Carabinieri del ROS – col supporto in fase esecutiva dei Comandi Provinciali Carabinieri di  Pavia, Milano e Sassari.

I provvedimenti scaturiscono dagli esiti di una complessa attività investigativa condotta dal ROS a partire dal 2021 e costituiscono un secondo approdo repressivo che fa seguito ai provvedimenti restrittivi eseguiti il 26 aprile 2023, nell’ambito di più ampia operazione che, all’epoca, aveva visto protagonisti anche i Carabinieri della Compagnia di Corsico, la Polizia Penitenziaria del carcere di Opera e lo stesso Reparto Anticrimine che, nella circostanza, aveva eseguito un fermo di indiziato di delitto a carico di 8 soggetti.

Le indagini hanno delineato l’operatività di un’organizzazione criminosa dedita al traffico e allo spaccio di droga attiva nel quartiere milanese della “Barona”, ove lo stupefacente veniva distribuito in due piazze di spaccio sotto il controllo del gruppo criminale investigato.

Le attività hanno documentato come il gruppo investigato potesse contare anche su armi da fuoco custodite – per conto dei vertici dell’associazione – da soggetti compiacenti presso appositi nascondigli, localizzati anche all’interno di locali pubblici. Proprio in relazione a tale ultimo aspetto, l’ordinanza andata in esecuzione all’alba di oggi ha disposto la cattura di due individui, indiziati di avere posto a disposizione dell’associazione una pistola, della quale il vertice del gruppo necessitava per regolare alcune controversie sorte con degli di albanesi all’interno di una discoteca cittadina.

L’inchiesta ha permesso di accertare studiati moduli organizzativi interni al sodalizio, attuati proprio col fine di minimizzare i danni connessi agli interventi di magistratura e forze dell’ordine. Il sodalizio, in particolare, si è articolato in sotto-strutture le cui reciproche interlocuzioni – necessarie al coordinamento delle comuni attività illegali – erano rese non intercettabili attraverso il ricorso a moderne tecnologie di comunicazione criptata o ai più tradizionali “passaparola”.

L’associazione investigata era in grado di esprimere il proprio potenziale nel settore del narcotraffico alimentando un canale di smercio diretto in Sardegna, in particolare nella provincia di Olbia, ove lo stupefacente giungeva opportunamente occultato a bordo di camion. In questo ambito, sono state ricostruite sei cessioni di stupefacente, ciascuna di cinque kg di cocaina, per un controvalore stimato in circa un milione di euro.

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Milano, tutto pronto per “I Boreali” il festival dedicato alla cultura del Nord Europa

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Dal 1° al 3 marzo 2024 al Teatro Franco Parenti di Milano e al Cinemino

A Milano torna I Boreali, il festival dedicato alla cultura del Nord Europa, ideato e organizzato da Iperborea in collaborazione con il Teatro Franco Parenti, con il patrocinio del Comune di Milano: tre giorni di letteratura, cinema, musica e attualità del mondo nordico, con tanti ospiti italiani e stranieri.

Il festival, giunto alla decima edizione, è un’occasione per esplorare i diversi ambiti artistici e culturali del Nord Europa, e immergersi nel fascino del Nord guidati dalle voci più interessanti della cultura contemporanea.

Un programma inteso

Per quanto riguarda la letteratura, la serata inaugurale (venerdì 1° marzo ore 18.30) è dedicata allo scrittore e giornalista svedese Patrik Svensson. In dialogo con Matteo Bordone, l’autore racconta il suo ultimo libro, L’uomo con lo scandaglio (Iperborea 2023), una grande ode al mare e alle sue meraviglie. Si prosegue sabato 2 marzo alle 15.15 con Tore Renberg, uno degli autori norvegesi più amati, versatili e acclamati dalla critica, che racconterà a Natascha Lusenti il suo ultimo e pluripremiato romanzo La mia Ingeborg (Fazi 2024), un’oscura storia famigliare con toni da thriller letterario, ritratto magistrale di un uomo distruttivo.


Alle 16.30 sarà la volta dello scozzese Malachy Tallack, che racconterà con Matteo De Giuli Il grande Nord (Iperborea 2024), un intenso viaggio lungo il sessantesimo parallelo.
Alle 17.45, torna al festival Jenny Jägerfeld, scrittrice svedese per ragazzi spesso considerata l’erede di Ulf Stark e i cui libri sono tradotti in tutto il mondo. Con il suo nuovo romanzo Grande, bro! (Iperborea 2024).


Presentata da Lorenza Pieri alle 17.45, la svedese Ia Genberg sarà l’ultima autrice a intervenire ai Boreali. Al festival, la scrittrice racconta il suo I dettagli (Iperborea 2024), libro bestseller vincitore del Premio August e del Premio Aftonbladet.

Per quanto riguarda l’attualità, sabato 2 marzo alle 19 è in programma un evento speciale organizzato in collaborazione con il Post, con la partecipazione del giornalista esperto di esteri Eugenio Cau e dello scrittore e giornalista Marzio Mian. Si parlerà di Artico e della nuova guerra fredda che vede un territorio remoto, solitamente pacifico e lontano dai riflettori, tramutarsi in un luogo di scontro tra due blocchi tornati alla ribalta, l’Occidente da una parte e il fronte formato da Russia e Cina dall’altra.

Spazio anche agli appuntamenti dedicati al cinema, in lingua originale e organizzati in collaborazione con Il Cinemino. Venerdì 1° marzo alle 21 sarà proiettato Foglie al vento (Finlandia 2023) del grande maestro finlandese Aki Kaurismäki. Vincitore del Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes, è il quarto capitolo della serie dedicata dal regista alla classe operaia. Presentazione in sala a cura di Tea Paci.

Sabato 2 marzo alle 21 la rassegna prosegue con Sick of myself (Norvegia 2022), folgorante lungometraggio d’esordio di Kristoffer Borgli e commedia nera che racconta una lenta discesa nella follia e la cultura contemporanea del narcisismo. Ultimo titolo in programma (domenica 3 marzo ore 19.30) sarà Godland – Nella terra di Dio (Danimarca 2022) di Hlynur Pálmason. Film acclamato al Festival di Cannes e ambientato alla fine del XIX secolo, racconta il viaggio di un giovane prete danese per raggiungere una remota regione dell’Islanda con l’obiettivo di costruire una chiesa e fotografare i suoi abitanti.

Anche quest’anno al festival non mancherà la musica

Nella serata di sabato 2 marzo dalle ore 22 torna I Boreali Live, una serata dedicata alle esibizioni di due protagonisti della scena musicale nordeuropea, nella cornice del Foyer Basso del Teatro Franco Parenti di Milano. In occasione di questa edizione saranno ospiti la musicista svedese Stella Explorer, che ha da poco pubblicato il suo nuovo album Absolute Music 2/5, e il dj e produttore norvegese Bjørn Torske.

L’evento di chiusura del festival (domenica 3 marzo ore 19.15) vedrà inoltre la partecipazione del cantautore italiano Dente, accompagnato da Simone Chiarolini. In programma la lettura musicale iperbolica. Letture e canzoni tra le stelle e il mare, un viaggio dalle profondità dense degli oceani al vuoto dello spazio interstellare attraverso libri, immagini e canzoni.
Previsti inoltre laboratori di lingua, come l’assaggio di lingua islandese con Emiliano Marzorati (sabato 2 marzo ore 11.15), di lingua norvegese con Andrea Romanzi (sabato 2 marzo ore 15), di lingua svedese con Anna Brännström (sabato 2 marzo ore 16.15), di lingua danese con Line Jeppesen (domenica 3 marzo ore 15) e di lingua finlandese con Merja Kaipainen (domenica 3 marzo ore 16.15).

Spazio anche a cultura e letteratura nordica, con la stessa Anna Brännström che in dialogo con Luisella Sari parlerà del rapporto dei nordici con la natura, della quinta stagione dei Sámi dell’importanza della luce, di troll e vichinghi, di benessere e sostenibilità, della storia e delle tradizioni che uniscono i paesi nordici (sabato 2 marzo ore 12). L’incontro prenderà spunto dal libro Il pensiero nordico. Trovare la felicità sotto l’aurora boreale (Giunti), scritto a quattro mani da Anna Brännström e Ida Montrasi.

Roberto Luigi Pagani si soffermerà invece sulla letteratura medievale islandese e il suo lascito culturale, per gettare luce sulla stupefacente tradizione letteraria dell’Islanda medievale, e su come essa sia divenuta parte integrante dell’identità culturale del popolo islandese attraverso i secoli, fino ai giorni nostri (sabato 2 marzo ore 14). Massimo Ciaravolo e Andrea Romanzi inviteranno alla scoperta dei temi, delle ambientazioni e delle forme che, dagli anni Ottanta a oggi, hanno reso Jon Fosse, uno scrittore letto e apprezzato in Norvegia, nel Nord e nel mondo, Premio Nobel per la letteratura del 2023 «per la sua drammaturgia e la sua prosa innovative che danno voce all’indicibile» (domenica 3 marzo ore 12).

Silvia Cosimini condurrà un incontro dedicato ad alcuni racconti anonimi provenienti dalla vastissima letteratura islandese delle origini. Novelle spiritose, rispettose, sussiegose che parlano delle relazioni degli islandesi con i vari re della Scandinavia, raccolte sotto il titolo L’islandese che sapeva raccontare storie (Iperborea 2024) (domenica 3 marzo ore 14).
Sabato 2 marzo alle 18 si parla di videogiochi con Giuseppe Arace e Alessandro Bruni, responsabili editoriali della sezione gaming di Everyeye.it, nel corso dell’incontro Giochiamo a fare i vichinghi: da God of War ad Assassin’s Creed, il mito norreno conquista i videogame.

Tanti gli eventi dedicati ai più piccoli, con letture animate e laboratori ispirati alle storie della collana I Miniborei, di Iperborea, e al catalogo della casa editrice Babalibri.

Domenica 3 marzo alle 11 è inoltre in programma un seminario di formazione indirizzato a docenti, formatori, librai e bibliotecari.

A cura di Francesca Mignemi e con la partecipazione di Jenny Jägerfeld, A piedi nudi nel bosco. Di libertà, autonomia, consapevolezza e sincerità nella letteratura nordica per l’infanzia è organizzato in collaborazione con BookCity per le Scuole, con l’obiettivo di offrire uno sguardo sulla letteratura per l’infanzia del Nord Europa, che senza tabù e con il suo sguardo obliquo e liberatorio restituisce voce all’infanzia e al suo diritto di cittadinanza.

Da Astrid Lindgren a Tove Jansson, da Ulf Stark a Barbro Lindgren, meno castelli fatati e principesse e più bambini alle prese con la vita, le sue gioie e i suoi dolori, affrontati con leggerezza, humour, e quintali di fantasia per far crescere giovani lettori liberi e indipendenti.
Ad accompagnare le giornate del festival anche una mostra fotografica, realizzata in collaborazione con la casa editrice minimum fax, che ha da poco pubblicato I nascosti, parte di una trilogia con cui la fotografa Valentina Tamborra ha voluto raccontare le popolazioni che vivono l’Artico.

Gli scatti esposti si concentrano sui Sámi , popolo nativo europeo diviso dalle frontiere di quattro stati, portatore di una cultura antica e moderna che ha nel legame con la natura e nel forte dialogo con essa la sua forza più grande. La mostra sarà allestita nel Foyer Alto del Teatro Franco Parenti, con una presentazione da parte di Valentina Tamborra in programma per venerdì 1° marzo alle ore 18.

Immancabile, infine, il tradizionale Nordic brunch, servito nelle giornate di sabato 2 e domenica 3 marzo dalle 12.00 alle 14.30, nel Foyer Basso del Teatro Franco Parenti, a cura di GŪD Milano. Per i più piccoli è previsto un menu dedicato, con l’aggiunta di una lettura animata e di un laboratorio creativo.

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Bologna, nuova vita per l’ex bocciofila: inaugurata la nuova palestra popolare

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Un nuovo spazio polivalente in grado di ospitare attività sia di carattere sportivo che culturale

Ieri pomeriggio, il sindaco di Bologna Matteo Lepore, accompagnato dall’assessora allo Sport Roberta Li Calzi e dall’assessore ai Lavori Pubblici Simone Borsari, ha inaugurato la nuova palestra polivalente del centro sportivo Barca, in via Sanzio 6/3, nell’ambito della settimana al Quartiere Borgo Panigale-Reno.

La nuova palestra popolare Barca

La costruzione della sala polivalente accessibile, pensata per attività di inclusione attiva attraverso l’arte, la cultura e l’attività motoria per fasce giovanili svantaggiate è stata realizzata all’interno del centro sportivo, uno dei più importanti poli di aggregazione cittadina, attraverso la demolizione e ricostruzione di un edificio in stato di abbandono, l’ex bocciofila.

Il progetto è stato finanziato nell’ambito del Pon Città metropolitane 2014-2020

L’ex bocciofila, che era ormai un capannone adibito a deposito, è stata demolita per realizzare un nuovo spazio polivalente in grado di ospitare attività sia di carattere sportivo che culturale. Il finanziamento prevedeva infatti la riqualificazione e rifunzionalizzazione di edifici per ospitare attività associative, stimolare l’innovazione sociale e l’inclusione attiva, attraverso la cultura e lo sport, in aree periferiche in cui sono presenti fenomeni di degrado sociale.
L’incarico di progettazione è stato affidato a novembre 2021 allo studio Aleandri Project & Consulting srl di Roma. Il Progetto definitivo è stato approvato a maggio 2021 e il progetto esecutivo è stato approvato il 2 dicembre 2021 per un importo complessivo di 1.345.874,69 euro.

I lavori sono iniziati il 23 maggio 2022 con la demolizione del capannone

Il polo sportivo è immerso nell’area del parco, si collega perfettamente con le aree limitrofe e funge da cerniera di collegamento tra la zona verde e il laghetto utilizzato per la pesca sportiva. Gli utenti sono così circondati da elementi naturali quali acqua e verde, che entrano in contatto visivo con l’interno dell’edificio mediante l’utilizzo di ampie vetrate. Al piano terra è stato realizzato uno spazio adibito a palestra per attività sportive non agonistiche o per attività di carattere culturale, con annessi i servizi, e al primo piano alcuni uffici annessi alle attività.

Caratteristiche tecniche

Le scelte relative alle tecnologie e ai materiali utilizzati sono state effettuate nell’ottica di garantire un elevato livello di affidabilità in termini qualitativi, prestazionali e di durabilità nel tempo. Il coperto in legno lamellare a vista nella palestra costituisce un elemento architettonico e allo stesso tempo è un elemento di isolamento acustico e termico.
L’isolamento termico delle pareti è costituito da pannelli in fibre di legno naturale, i pavimenti della palestra sono in Pvc.
L’edificio risponde ai requisiti di alta prestazione energetica con una classificazione energetica A+. Sono installati pannelli fotovoltaici e gli impianti per il riscaldamento sono costituiti da pompe di calore.

Volume edificio demolito: 3.882,47 m3
Volume edificio costruito: 2.634,55 m3
Superficie circa 500 mq.

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