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Cronaca

Dopo cinque anni di processi, la Cassazione ribalta tutto: Non è Mafia Capitale

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Proprio così, dopo 5 lunghi anni di processo è arrivata la sentenza che ha tolto la parola “mafia” e ha ridimensionato la situazione.

Alessia Marini, la moglie di Massimo Carminati, “il nero”, scoppia in lacrime e poi dice di aver fatto la scelta giusta e cioè di abbandonare il suo legale di famiglia Bruno Naso per l’avvocato Alessandro Diddi: “Ho fatto la scelta giusta, mi riporto mio marito a casa”.

La Cassazione ha dichiarato esclusa l’associazione mafiosa nel processo “Mondo di mezzo”, ribattezzato Mafia capitale, dopo la sentenza d’appello che aveva invece riconosciuto l’articolo 416 bis. Cadono anche molte delle accuse contestate a Salvatore Buzzi e Massimo Carminati. La sesta sezione penale aveva al vaglio la posizione di 32 imputati, di cui 17 condannati dalla Corte d’Appello di Roma, lo scorso anno, a vario titolo per mafia (per associazione a delinquere di stampo mafioso, o con l’aggravante mafiosa o, ancora, per concorso esterno). L’accusa, mossa dalla procura di Roma, ruotava attorno alla costituzione di una “nuova” mafia, con propaggini nel mondo degli appalti della Capitale. Mercoledì scorso la procura generale della Cassazione aveva chiesto la sostanziale convalida della sentenza d’appello.

Ci sarà un nuovo processo d’appello per ricalcolare le pene per Salvatore Buzzi, Massimo Carminati e i principali imputati del processo al Mondo di mezzo dopo che la Cassazione ha dichiarato esclusa l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, riqualificata dalla Suprema Corte in associazione a delinquere ‘semplice’. Tra gli imputati per i quali dovrà essere ricalcolata la pena ci sono Luca Gramazio, ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio, e Franco Panzironi, ex ad dell’Ama. Inoltre, per quanto riguarda Buzzi, la Cassazione lo ha assolto da due delle accuse contestategli, di turbativa d’asta e corruzione, mentre per Carminati cade anche un’accusa di intestazione fittizia di beni. In conseguenza della riqualificazione del reato di associazione mafiosa in associazione a delinquere semplice, la Cassazione ha pure annullato alcuni risarcimenti nei confronti delle parti civili, tra cui associazioni antimafia.

“Non trovo giustificate le esultanze di qualcuno – ha commentato il procuratore generale della Capitale, Giovanni Salvi – visto che la Suprema Corte ha riconosciuto l’esistenza di associazioni, nei termini affermati dalla sentenza di primo grado, che aveva irrogato pene non modeste: due associazioni a delinquere che erano state capaci di infiltrare in profondità la macchina amministrativa e politica di Roma”. “Siamo in presenza di una sentenza molto complessa e per un commento più approfondito occorrerà leggere con attenzione il dispositivo e le motivazioni. Va detto che si ritorna all’esito di primo grado in cui non fu riconosciuta l’associazione di stampo mafioso, un elemento senza dubbio importante”.

“Buzzi su mia indicazione – lo ha detto l’avvocato difensore Alessandro Diddi – aveva ammesso alcune delle contestazioni. A Roma c’era un sistema marcio e corrotto e la sentenza di primo grado l’ha riconosciuto. La procura ha provato a sostenere la mafia. La Cassazione ha detto quello che avevamo sostenuto fin dall’inizio”.

“La Cassazione – ha detto il difensore di Massimo Carminati, l’avvocato Cesare Placanica – ha ritenuto la sentenza di appello giuridicamente insostenibile”.

“Ma vi pare possibile – ha detto il difensore di Riccardo Brugia e Matteo Calvio nonché ex difensore di Massimo Carminati, l’avvocato Giosuè Naso – che la mafia sia stata riconosciuta a Roma in questi ultimi 7 anni, cioè da quando c’era Pignatone, e prima tutti i procuratori della Repubblica e le forze di polizia non si erano mai resi conto dell’esistenza della mafia? La mafia è una cosa molto seria, molto grave, che paralizza un territorio, l’economia di un territorio, la libertà da un punto di vista politico, sociale, economico. A Roma c’è invece una cultura mafiosa, che è una cosa completamente diversa dall’associazione di stampo mafioso, cultura mafiosa”, anche nelle istituzioni. “Questo è stato un processetto, cioè un processo nel quale si è voluto enfatizzare, gonfiare, esagerare, dopare una realtà criminosa di margine per fare un processo nel quale si riconoscesse la mafiosità”, ha concluso il legale.

“Questa sentenza – commenta la sindaca di Roma, Virginia Raggi – conferma comunque il sodalizio criminale. È stata scritta una pagina molto buia della storia di questa città. Lavoriamo insieme ai romani per risorgere dalle macerie che ci hanno lasciato, seguendo un percorso di legalità e diritti. Una cosa voglio dire ai cittadini onesti: andiamo avanti a testa alta”.

“La Corte di Cassazione – scrive il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra – smentisce l’impianto della sentenza della Corte d’appello di Roma: Buzzi e Carminati nella capitale non avevano costituito un sodalizio di stampo mafioso che, mediante l’intimidazione solo paventata e la leva della corruzione, aveva in pugno tanti uffici dell’amministrazione comunale capitolina, ottenendo appalti ed affidamenti in maniera del tutto illecita. A Roma non c’era mafia. Secondo la Cassazione. Le sentenze si rispettano. Ma le perplessità, i dubbi, le ambiguità permangono tutte”.

Cronaca

Palermo, ciclo rifiuti: arrestato il direttore tecnico della discarica Bellolampo e altre 2 persone

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PALERMO – La Direzione investigativa Antimafia di Palermo ha arrestato tre persone per corruzione aggravata nel settore dei rifiuti. In manette sono finiti Daniela Pisasale, titolare di diverse società operanti nel campo del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti, l’imprenditore Emanuele Gaetano Caruso e Vincenzo Bonanno, direttore tecnico della discarica di Bellolampo, gestita da una partecipata del Comune.

Gli investigatori della Dia, dopo un servizio di osservazione e pedinamento, hanno sorpreso Caruso mentre consegnava a Bonanno una busta con 5000 euro in contanti. Altri 13.250 euro sono stati trovati in un’auto. La somma è stata sottoposta a sequestro. L’operazione rientra in una più ampia indagine, condotta dalla Dia, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, sugli interessi della criminalità organizzata nel ciclo dei rifiuti.

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Cronaca

I vaccini fanno diventare gay: questa la tesi dell’ex M5s Massimiliano Quaresima

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“L’aumento dell’omosessualità nei giovani potrebbe essere causata dai vaccini“. Una dichiarazione scioccante quella del consigliere Massimiliano Quaresima, ex pentastellato che ora milita nel gruppo misto, pronunciata durante la seduta di consiglio del Municipio XII a Roma. Secondo Quaresima, già noto per le sue teorie prive di fondamento su temi come mascherine e 5G, a supporto della sua ipotesi ci sarebbero “le affermazioni di alcuni (non meglio specificati) biologi con i quali ho parlato”. 

L’intervento di Quaresima, avvenuto per altro durante una mozione a favore della legge contro l’omofobia, è proseguito parlando di “cellule di feti abortiti diploidi femminili inserite nei vaccini”, colpevoli di “modificare le informazioni che entrano nei bambini e trasformandoli”. Il consigliere avanza anche dei dubbi sulla decisione dell’Oms (datata 17 maggio 1990) di derubricarel’omosessualità dalla lista delle malattie mentali, “dove andrebbe rivisto il motivo di tale scelta e approfondita la questione”. 

Non solo la scienza ma anche dei trascorsi burrascosi potrebbero celarsi alla base dell’omosessualità secondo Quaresima: “Ho parlato con dei ragazzi, molti erano del sud, non chiedetemi perché. Avevano subito violenze e da quel giorno hanno cambiato orientamento”. Sul finale il consigliere arriva a citare il presidente Trump e le vicende di Bibbiano e conclude con l’invito a guardarsi dal crescente potere sociale della lobby Lgbtp, dove attribuisce la “p” al neologismo pedosessuali

Nella registrazione della seduta si possono ascoltare delle lievi risate in corrispondenza delle dichiarazioni più azzardate. Un consigliere si augura, parlando con Silvia Crescimanno (M5S), Presidente di Municipio, che “non ci sia lo streaming”. Proprio Crescimanno ha subito preso “totalmente le distanze da quanto dichiarato da Quaresima”. I consiglieri Tomassetti (Pd) e Salmoni (lista civica Giacchetti) hanno chiesto in una nota che vengano presi dei provvedimenti per “frasi irripetibili mai sentite a nostra memoria in un Municipio”. 

Un intervento che ha causato l’immediata reazione dell’associazione Gay Center. “Queste non sono opinioni ma vere e proprie discriminazioni”,  ha commentato il portavoce Fabrizio Marrazzo, “siamo davanti a un discorso di pura follia, che dimostra quanto sia necessario insistere e integrare la legge contro l’omofobia”.

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Morte Mario Biondo, la famiglia preannuncia battaglia per l’udienza del 2 ottobre: ecco perchè si tratta di omicidio [Esclusiva]

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Rinviata al prossimo 2 ottobre l’udienza dibattimentale al Tribunale di Palermo che deciderà, con tutta probabilità, le sorti del caso relativo la morte di Mario Biondo, il cameramen trovato senza vita in circostanze ad oggi ancora tutte da chiarire, la sera del 30 maggio 2013 in Spagna, nella casa della moglie Raquel Sanchez Silva.

Un’udienza dove la famiglia Biondo promette battaglia contro la richiesta di archiviazione avanzata dai magistrati palermitani, che sembrano allinearsi con quelli spagnoli sul fatto che si sia trattato di suicidio.

Il videoservizio trasmesso a Officina Stampa del 6/8/2020

Tanti gli esperti assoldati dalla famiglia di Mario Biondo per contrastare la tesi del suicidio e cercare quindi di dimostrare che si è trattato di omicidio. Un team dove spicca il nome del Generale dei Carabinieri Luciano Garofano che per diversi anni ha comandato il RIS Carabinieri di Parma.

E tra gli ultimi fatti più eclatanti che la famiglia Biondo porterà in aula per contrastare la richiesta di archiviazione ci sono i reperti utilizzati per l’autopsia effettuata a Palermo dal professor Procaccianti. Reperti che il RIS di Messina ha confermato non appartenere alla stessa persona, specificando inoltre che per poter identificare i reperti di Mario Biondo c’era bisogno di avere il DNA dei genitori.

Ma stando a quanto riferito dalla mamma di Mario riguardo il prelievo del DNA, la Procura non ha fatto sapere nulla alla famiglia e nella richiesta di archiviazione non viene fatta menzione di quanto evidenziato dal RIS.

Il video messaggio in esclusiva per Officina Stampa del 6/8/2020 della mamma di Mario Santina Biondo

Dunque l’esito della terza autopsia che ha confermato il suicidio si è basata su dei reperti che con tutta probabilità non sono di Mario Biondo.

L’ultima parola spetterà dunque al GIP il prossimo 2 ottobre che dovrà valutare attentamente i riscontri oggettivi presentati dalla famiglia Biondo e decidere se chiudere il caso per suicidio oppure se procedere per omicidio nei confronti di eventuali responsabili.

Una cosa è certa in caso di archiviazione la famiglia Biondo ha già preannunciato che farà ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea

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