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Guidonia, la maggioranza grillina perde un pezzo storico. Zarro passa al Gruppo Misto: “La misura è colma”

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In un lungo messaggio su facebook il consigliere spiega la sua scelta: “mancanza di condivisioni”

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GUIDONIA (RM) – Il Sindaco di Guidonia Montecelio, il pentastellato Michel Barbet, perde un pezzo della maggioranza: il consigliere e storico attivista Claudio Zarro. “La misura è colma, aderisco al gruppo misto”, spiega il diretto interessato nel lungo messaggio postato nella sua pagina Facebook. Una decisione, pesante, dovuta alla “reiterata mancanza di condivisione di scelte per la città, inopportuni personalismi e la totale assenza di ruoli e il rispetto degli stessi”. Dunque, il dado è tratto.

Dai malumori nazionali a quelli locali il passo è breve. E se a livello nazionale si cacciano i Senatori dissidenti, a detta dei probiviri, nei piani bassi sono gli eletti nelle file grilline, al contrario, che sbattono la porta o minacciano di farlo a stretto giro di posta. Come nel caso dei consiglieri di maggioranza del Municipio XII che, entrati in rotta di collisione con la Sindaca Raggi per aver individuato la nuova discarica a Monte Carnevale, poco distante da Ponte Galeria, sono pronti a dare le dimissioni in massa qualora l’inquilina del Campidoglio non riveda quella scelta. Segnali, questi, che se analizzati nell’insieme, danno una visione completa sulla crisi che sta attraversando M5S. Tra l’altro in continua discesa in termini di consensi elettorali.

Il Consigliere Zarro

Al Comune di Guidonia l’ultimo strappo, dei tanti registrati nell’alveo pentastellato del Lazio e in quella stessa Amministrazione, con l’uscita dalla maggioranza del consigliere Zarro. “Otto anni di M5S buttati al vento”, esordisce rammaricato, “potrei, come tantissimi miei colleghi nelle istituzioni, anche a livelli più alti, comunicare semplicemente la mia fuoriuscita e la mia adesione al gruppo misto in maniera scevra da spiegazioni. Ma non lo farò. No. Spiegherò per filo e per segno i motivi, tutti, che mi hanno costretto a lasciare un gruppo di sognatori, di persone utopiche, di gente perbene ma che ha perso di vista i valori che li univa”.

“Qualcuno può pensare che di questa scelta al sottoscritto non freghi nulla; eppure al sottoscritto pesa e peserà qualsiasi momento di quello che sta per fare. In primis perché la mia vita per quasi 9 anni è stata scandita da infinite riunioni, gazebo, agorà e momenti di incontro sul territorio locale, regionale e nazionale. In secondo luogo perché ho condiviso per quasi un decennio con delle persone un sogno che non è possibile e non si può raccontare umanamente in due righe. Chi mi conosce lo sa, e non sputerò mai nel piatto dove ho mangiato per anni. Ma il piatto attuale ha un sapore amaro e non si possono più mandare giù bocconi di questo tipo”.

La sua è una posizione sentita, sofferente. Sottolinea: “quando ho iniziato questa avventura, gli intenti volevano che in quanto rappresentante eletto all’interno di un’istituzione, l’assise della terza città del Lazio, avremmo potuto lavorare e portare avanti, seppur in tempi non celeri e con le difficoltà note, una costruzione di città diversa, così come paventato all’interno del nostro programma elettorale. Spesso invece, mi sono trovato a dover avallare scelte non condivise e le posizioni difformi non avevano modo di esistere, neanche a mo’ di critica costruttiva. Non è un giorno, bensì sono svariati mesi che si reiterano queste dinamiche: poche persone, tra l’altro non sempre elette dai cittadini, incidono sulle scelte e sulle linee politiche di questa maggioranza. Non mi aspettavo tutto ciò e soprattutto non mi aspettavo di non poter contribuire attivamente ai punti del programma che ci ha portato a vincere le elezioni 2 anni e mezzo fa”.

il Sindaco Barbet alle prese con l’ennesima crisi

E ancora: “La priorità era quella di orientare la nostra azione amministrativa verso una profonda ristrutturazione di se stessa, un far riavvicinare i cittadini alle istituzioni e far sentire il Comune come la casa di tutti. Dove?? Ma dove?? Abbiamo perso 2 anni solo per fare una macrostruttura, il primo atto che si fa quando una persona prende in carico un ente o un amministratore delegato un’azienda degna di chiamarsi tale. Tantissimi uffici non ricevono né tramite il dirigente né le p.o. d’area e la burocrazia che attanaglia il nostro Comune è aumentata, non snellita, come auspicato. È aumentata l’esternalizzazione e non invertito il trend tramite internalizzazione e formazioni dei dipendenti; gli unici assessori che hanno provato a puntare su questi aspetti sono stati mandati via”. Poi la bordata: “Abbiamo cambiato otto assessori nell’arco di 2 anni e mezzo, e solo nell’area di cui sono presidente di commissione (commercio ed attività produttive) si sono susseguiti i seguenti dirigenti: da Simoncini alla Piseddu, a Nardi, all’interim della Pasquali, all’interim del Segretario Generale Livia Lardo, alla Petricca ed ora al Dottor Lauro. Con quale faccia un amministratore locale che intenda dare una progettualità alla sua azione legislativa può andare in giro? Come possono esserci provvedimenti che vanno portati avanti e che vedono cambiare sempre e comunque l’interlocutore di turno?”

“C’è bisogno di dare una scossa”, prosegue il consigliere, “un qualcosa che faccia capire che non siamo solo 1/16 della maggioranza, bensì un valore aggiunto da tenere in considerazione. A chi mi chiederà le dimissioni dal mio ruolo, per far entrare un mio successore all’interno del gruppo consiliare del MoVimento, risponderò che non sono io ad esser mutato, ma è cambiato totalmente l’atteggiamento del Sindaco e di come egli si approccia al rapporto col nostro gruppo consiliare. Dimettermi per cosa? Per rispettare delle regole mai rispettate da nessuno? Dove sono le assemblee pubbliche semestrali? Dove la rendicontazione e la trasparenza di quei pochi nostri introiti dei gettoni di presenza come consiglieri comunali, dove la rotazione del capogruppo semestrale? Dove la pubblicazione del lavoro fatto sul portale delle liste civiche del movimento E ancora: dov’è il rispetto (reale), di una meritocrazia paventata solo a parole e mai realmente messa in pratica!? Sono stato il nono consigliere per numero di preferenze nell’ultima tornata elettorale, eppure nessuno si è mai arrogato o non mi è mai balenata per la testa la possibilità di chiedere qualcosa in più o di diverso rispetto ai miei compagni di avventura. Questo perché credevo ed ho creduto, sempre, che il valore di ognuno di noi fosse uguale, sebbene i numeri dicessero altro”.

“Mi chiedo e chiedo a coloro che leggono e leggeranno può un consigliere comunale venire a conoscenza di un cambio del dirigente di riferimento da un articolo di giornale, senza che nessuno gli abbia mai detto prima niente? No. Può avallare scelte che prevedono l’assunzione a tempo indeterminato all’interno dell’ente di persone prese da graduatorie di comuni limitrofi, senza che venga spiegata la genesi e gli input che sottintendono a tutto ciò? Vogliamo parlare di chi c’è all’interno di questa graduatoria? No, meglio stendere un velo pietoso. Può relazionarsi all’interno di una maggioranza dove porre i problemi internamente, farlo ripetutamente nel corso di quasi 3 anni, far uscire questi problemi anche pubblicamente sperando che qualcosa cambi una volta per tutte, comporta come conseguenza solo una richiesta di dimissioni dagli altri suoi colleghi? No, non può.  Può in continuazione giustificare in commissione le parole del Sindaco, che dichiarava ad ottobre 2018, con l’apertura del sottopasso di Via Lucania, che il mercato di Villalba sarebbe stato pronto una settimana dopo? Può, in continuazione, fare riunioni su riunioni con lui, il Segretario Generale, il ViceSindaco ed il Presidente del Consiglio, portando avanti soluzioni concordate nelle stesse e poi vedere quelle stesse decisioni stravolte totalmente giorni dopo senza nessuna spiegazione? Può, in continuazione, nelle riunioni di maggioranza vedere a precise domande, un muro di gomma di non-risposte da parte del Sindaco, oppure un suo non alzare nemmeno lo sguardo usando il cellulare fregandosene totalmente? No, non può”.

Il Consigliere riferisce inoltri, con toni perentori, di essersi rifiutato di partecipare alle riunioni della maggioranza da due mesi “perché erano un esercizio inutile e sterile di perdita di tempo. Tolto alla famiglia ed a cose molto più importanti, come la salute persa”. Poi si toglie altri sassolini dalle scarpe, per non dire macigni. “Questa non è un’amministrazione a 5 stelle, questa è un amministrazione Barbet, dove non c’è nulla di 5 stelle. Manca la condivisione, la trasparenza, gli atti vengono tenuti nei cassetti e se si pongono delle domande è un problema, perché più teste pensanti ci sono, più problematico è governare. Qua siamo al silenzio-assenso di una maggioranza, dove la Giunta ed altri attori non titolari a farlo (tranne sporadiche eccezioni) agiscono autonomamente, bypassando totalmente la volontà politica della maggioranza, anzi, gliela comunicano a cose fatte. Proseguirò il mio impegno di consigliere comunale”, conclude, “nel gruppo misto, sperando che le persone che so esserci in maggioranza e che la pensano come me, non abbiano il timore di rimandare o di non esprimere ciò che pensano, o di seguire il sottoscritto in un percorso arduo. Sono convinto che il tempo mi darà ragione e sono convinto che seppur a fatica, questa è la scelta giusta, senza nessun calcolo, né politico, né di sorta”.

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Referendum sul taglio dei parlamentari, c’è molta confusione. Scivola la Mannoia che parla di stipendi ma c’è chi le ha risposto

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C’è molta confusione su questo Referendum che chiamerà gli italiani a scegliere su una netta riduzione dei parlamentari. Non si parla di taglio di stipendi ma riduzione dei rappresentati del popolo italiano senza che vi sia intorno una riforma costituzionale adeguata.

Fiorella Mannoia parla di stipendi dei parlamentari e fa confusione perché si potrebbero semplicemente ridurre gli stipendi senza intaccare il numero dei parlamentari…questa confusione non dovrebbe arrivare da un personaggio pubblico che può influenzare facilmente chi lo segue. Sarebbe opportuno fermarsi e documentarsi prima di cinguettare come ha fatto la grande Mannoia

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Cronaca

Delitto di Cogne, pignorata la villetta degli orrori: andrà all’avvocato Taormina

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Semaforo verde dal Tribunale di Aosta all’avvocato Carlo Taormina per proseguire nel pignoramento della villetta di Cogne. Il giudice Paolo De Paola, apprende l’ANSA, ha infatti respinto le richieste di Annamaria Franzoni e del marito Stefano Lorenzi, di sospensione dell’esecuzione immobiliare.

Il contenzioso nasce dalla sentenza civile passata in giudicato a Bologna dove la donna, già condannata per l’omicidio del figlio Samuele, avvenuto proprio nella casa di Montroz, frazione di Cogne, a gennaio 2002 e per cui ha scontato 16 anni, deve al suo ex legale oltre 275mila euro per il mancato pagamento degli onorari difensivi, divenuti circa 450mila nell’atto di pignoramento.

La villetta è forse diventato il luogo del delitto per antonomasia, al centro di un caso che ha cambiato la storia della cronaca nera in Italia. La casetta nella frazione di Montroz (Cogne), in Val d’Aosta, e’ stato terreno di accesi scontri tra periti di accusa e difesa, aspre battaglie combattute prima nelle sue stanze, poi nelle aule di giustizia e spesso traslate davanti a plastici in scala, riprodotti per i salotti televisivi. Ma anche meta di turismo macabro e casa dei tanti misteri irrisolti, tra chi cercava un’arma mai trovata o tracce utili a risolvere un giallo che ha diviso gli italiani in colpevolisti e innocentisti nei confronti di Annamaria Franzoni.

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Costume e Società

Caffè al bar: agli italiani piace l’espresso

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Gli italiani sono amanti del caffè, riconosciuti in tutto il mondo per l’alta qualità delle miscele utilizzate per preparare il famoso espresso. Non siamo però nella top ten dei maggiori utilizzatori, che vede la Finlandia in prima posizione, con oltre 12 kg di caffè utilizzato pro capite ogni anno. L’Italia si posizione solo al 12° posto in questa classifica, superata da varie nazioni europee, soprattutto quelle poste più a nord del continente. Nonostante questo oltre il 95% della popolazione italiana, compresa tra i 16 e i 65 anni, consuma caffè quotidianamente.

Perché consumiamo meno caffè rispetto ad altri

La motivazione è presto svelata: agli italiani piace il caffè espresso, ristretto, in tazzine minuscole. All’estero invece tendono ancora a prediligere il caffè lungo; per prepararne una “tazza” serve molta più polvere rispetto ai pochi grammi usati per un classico espresso. Oltre a questo, anche se il 95% della popolazione italiana fa uso di caffè, ci fermiamo a “solo” 4 tazzine al giorno. In altri Paesi invece sono numerosi coloro che fanno un uso del caffè molto più intenso, per arrivare sino a 6-7 tazze di caffè lungo ogni giorno.

Quale caffè piace agli italiani

Come abbiamo detto l’italiano medio preferisce il classico caffè espresso. Se è vero che la tradizione di molte città prevede ricette di vario genere, dal macchiatone fino al caffè al ginseng, oltre il 90% dei caffè serviti ogni giorno nei bar della penisola sono classici ristretti, al massimo macchiati, raramente corretti, in estate shakerati o con ghiaccio. Per altro la metà dei caffè bevuti in media ogni giorno in Italia sono preparati a casa, in molti casi con la moka.

Quanto caffè

Considerando quindi circa 4 caffè al giorno, per un elevato numero di consumatori, ci fermiamo comunque al di sotto dei 6 kg di polvere di caffè utilizzata all’anno, per ogni singolo italiano. I finlandesi arrivano a 12 kg all’anno, i norvegesi quasi 10 kg, gli islandesi superano di poco i 9 kg. Stiamo parlando di quantità enormi, soprattutto se consideriamo che un caffè al bar in Norvegia può costare 3-4 volte quello che beviamo ogni giorno nel bar sotto casa.

Il caffè con la moka buono come al bar

Sappiamo tutti cosa ci attira di una tazzina di caffè del bar: il profumo e il gusto sono intensi, la consistenza è correttamente viscosa, la schiuma sulla superficie del giusto colore e ben consistente. Questi elementi sono difficili da ottenere con la moka, che solitamente permette di preparare un caffè meno corposo, con una schiuma che spesso stenta a farsi vedere. C’è però chi ci insegna a preparare un espresso come al bar anche a casa. Il segreto sta nel preparare in anticipo la cosiddetta “cremina”. Per farlo servono alcuni cucchiaini di zucchero, da porre in una piccola ciotola; aggiungiamo il primo caffè che sale nella moka, ne bastano alcuni cucchiai. Prepariamo un composto con zucchero e caffè e cerchiamo di montarlo con un cucchiaio. Otterremo una perfetta schiuma da aggiungere sul caffè appena versato nelle tazzine.

Fonte: pianetadonne

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