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Cronaca

ISABELLA NOVENTA: INDAGINI SCIENTIFICHE NELLA CUCINA DI FREDDY SORGATO

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Si sospetta che Isabella possa essere stata uccisa nella cucina di Freddy e poi nascosta altrove, forse con l’ausilio della Golf

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di Angelo Barraco
 
Padova – Si cerca senza sosta il corpo di Isabella Noventa e si tenta di ricostruire quanto accaduto quella terribile notte. Gli inquirenti stanno procedendo ad accurate indagini genetiche per stabilire dove e come è stata uccisa Isabella. Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori anche la Golf, che potrebbe essere stata utilizzata per trasportare il cadavere. Il pm Falcone ha affidato una consulenza tecnica alla professoressa Caenazzo dell’istituto di medicina legale di Padova. L’accertamento che verrà eseguito sarà irripetibile. Di cosa si tratta? Gli imputati hanno nominato, tramite i loro legali rappresentanti, degli esperti di fiducia per svolgere esami e individuare eventuali tracce biologiche. Gli esami verranno svolti nella cucina di Freddy Sorgato e nell’automobile di Debora Sorgato. Si sospetta che Isabella possa essere stata uccisa nella cucina di Freddy e poi nascosta altrove, forse con l’ausilio della Golf. Parallelamente alle indagini degli inquirenti, ma lungo un binario che conduce ad un’unica meta, c’è l’Avvocato Balduin che sta conducendo meticolosamente delle indagini. In merito all’occultamento del cadavere ha ipotizzato che il corpo potrebbe essere stato occultato all’interno di cisterne. Ha dichiarato al Mattino di Padova: “Ci sono delle cisterne, non di camion ma di alcuni casolari a Noventa Padovana che potrebbero essere state utilizzate da Freddy per sbarazzarsi del corpo di Isabella” e ha aggiunto “Sono spazi di cui la famiglia di Freddy dispone a Noventa Padovana”.
 
Il legale della famiglia Noventa, l’Avvocato Gian Mario Balduin, sta svolgendo anche le sue indagini personali, precisamente sul patrimonio di Freddy Sorgato e su un possibile collegamento con la Mala del Brenta. Ma come nasce il collegamento Sorgato-Mala del Brenta? Le accurate indagini svolte dal legale della famiglia Noventa hanno come fulcro la società Maison Srl, il cui unico socio è Freddy Sorgato. La società è nata nel 2005, ha sede a Padova in via industria e ha dichiarato un capitale che ammonta a 119 mila euro. La nascita della società coincide con i problemi giudiziari di Manuela Cacco e il suo ex marito. Ma cosa c’entra la Mala del Brenta in tutto ciò? La Cacco era stata condannata a 2 anni di reclusione per rapine a diversi orafi. Questo elemento sarebbe il punto di congiunzione tra la società di Freddy Sorgato (Maison Srl), del marito di Manuela ( appartenente alla Mala del Brenta). Le indagini del legale stanno cercando di appurare che i soldi della società fossero di proprietà della Cacco e dell’ex marito. L’Avvocato ha dichiarato al Mattino di Padova: “Secondo alcuni documenti da noi analizzati Sorgato risulta proprietario di diversi immobili tra Padova e Noventa che tiene sfitti e che occupa nel momento più propizio, quando cioè servono a persone per così dire “importanti” e ha aggiunto “Ci sarebbe un giro di denaro che da più parti entrerebbe direttamente alla Maison Srl, ma di fatto Freddy non sarebbe che un custode di tali capitali”. Quindi Freddy Sorgato sarebbe il tramite. Ha precisato inoltre che: “Siamo ormai convinti che l’omicidio di Isabella non possa essere ricondotto a un mero motivo passionale fatto di gelosie e odi. Per questo stiamo verificando alcune circostanze economiche legate a traffici di Freddy che Isabella potrebbe aver scoperto”.
 
Gli inquirenti punteranno la loro attenzione su 8 cellulari e 5 computer, Chiavette USB e SD Card, il tutto sequestrato a Freddy Sorgato, Debora Sorgato e Manuela Cacco. La tecnologia potrebbe molte risposte agli inquirenti poiché proprio da quei cellulari o da quei computer potrebbe essere stato pianificato il delitto di Isabella. Un altro mistero riguarda la telefonata giunta alla trasmissione “Chi l’ha visto?”, e mai trasmessa, in cui un uomo del Centro Sud ha riferito che la donna si era allontanata in seguito ad una grossa vincita. La vincita in questione, afferma il telefonista, sarebbe stata riscossa dall’Avvocato N.G. che però ha smentito categoricamente tutto. La procura sembra essere intenta nell’assegnare una perizia fonetica e chiarire l’identità del telefonista. Chi ha chiamato la trasmissione? Chi aveva interesse nel depistare? E’ opera di un mitomane o c’è dell’altro? 
 
Il 25 febbraio, ricerche sono ripartite dal punto esatto in cui Freddy ha riferito agli inquirenti di aver gettato il corpo di Isabella, ma l’esito è stato negativo. Successivamente le ricerche si sono concentrate, con l’ausilio dei cani molecolari, nei terreni situati di fronte casa di Freddy, in Via Sabbioni. La terra è mossa in quelle zone, in seguito ai lavori ma al momento non vi è alcuna traccia di Isabella Noventa. Gli inquirenti hanno setacciato anche la villa di Freddy Sorgato, hanno perlustrato il casolare che allo stato attuale viene utilizzato per gli attrezzi, hanno perlustrato anche il giardino ma nessuna traccia è stata trovata. Si era scavato ieri, ma senza alcun esito. Sono state compiute perquisizioni anche presso la tabaccheria di Manuela Cacco ma senza alcun esito. Le ricerche vengono compiute anche con il georadar. Dove è stato nascosto il corpo di Isabella Noventa? 
 
Intanto le indagini proseguono senza sosta e nel pomeriggio di oggi, 25 febbraio, doveva essere sentito dagli inquirenti il compagno di Debora Sorgato, per dare agli  la sua versione dei fatti, ma il suo colloqui con slitta alla settimana prossima. Il fidanzato di Debora, un maresciallo, era stato interrogato la notte degli arresti ma dovrà fornire nuovamente la sua versione. L’uomo risulta estraneo ai fatti. Le indagini proseguono senza sosta anche sulle finanze di Freddy Sorgato ed è emerso che lui, oltre ad essere proprietario della villa ormai nota, e della società Maison Srl, risulta proprietario della casa in cui vive la sorella con il figlio. Ma non è tutto, poiché sembra che ci sia molto di più. Freddy Sorgato ricordiamo che prendeva uno stipendio di circa 1.600 euro con il lavoro di camionista, in più faceva il lavoro di massaggiatore. Dagli accertamenti è emerso che risulta proprietario di cinque abitazioni, compresa la casa di Debora Sorgato. Emerge inoltre che in seguito alle denunce presentate da Isabella non fu mai aperta un’inchiesta, anche se fu interrogata Manuela Cacco. Nella giornata di Venerdì 27 febbraio, il pm affiderà una consulenza tecnica all’esperto informatico per esaminare tutto il materiale informatico posto sotto sequestro ai tre indagati. 
 
La notte del delitto: è saltato fuori un filmato che mettere in discussione quanto dichiarato da Freddy Sorgato nel corso dell’udienza di convalida del fermo avvenuta il 18 febbraio. In quella circostanza ha reso dichiarazioni spontanee sostenendo di essere l’unico responsabile della scomparsa di Isabella Noventa, togliendo dalla scena la sorella Debora e l’amica Manuela Cacco, ma il video della sera del 15 gennaio immortala un’Audi bianca, di proprietà di Freddy Sorgato, seguita da una Golf Bianca, appartenente a Debora Sorgato. Le auto vengono riprese a Piazzale Stanga e successivamente in Via Giotto. Tale dato oggettivo renderebbe inverosimile quanto dichiarato da Sorgato. 
 
Ma Freddy Sorgato non parla con gli inquirenti, malgrado abbia fornito una parziale confessione dinnanzi al gip, adesso ha scelto la strada del silenzio e si è avvalso della facoltà di non rispondere. Non parlano nemmeno Debora Sorgato e Manuela Cacco. I legali degli indagati depositeranno il ricorso al Riesame per alleggerire le misure cautelari. L’avvocato della famiglia Noventa ritiene che l’omicidio sia avvenuto per motivi economici e dice: “Una persona molto ben informata, di cui non posso rivelare il nome, mi ha detto che Freddy in passato ha più volte trasportato con il suo camion refurtiva”. Il legale richiederà presto il sequestro dei beni di Sorgato, per congelare il suo patrimonio, un’istanza che verrà depositata a breve e che potrebbe portare ad una svolta alle indagini. 
 
E’ stata avviata un’indagine dalla Procura di Padova, sul patrimonio di Freddy Sorgato, su quello della sorella Debora Sorgato e dell’amica/tabaccaia Manuela Cacco. L’indagine servirà per individuare i flussi di denaro dei soggetti e capire da dove arrivano i soldi. Gli inquirenti puntano i riflettori su Freddy, dal momento in cui è stato arrestato si parla di un suo arricchimento dovuto ad un’eredità ricevuta dal padre. Ma questa circostanza è dubbiosa, probabilmente inesistente poiché la famiglia di Sorgato vive in modo modesto. La madre fa la colf, la sorella lavora in un’impresa di pulizie. Se avessero ricevuto un’eredità il loro stile di vita sarebbe cambiato, ma sembra che l’unico che ha cambiato il suo stile di vita sia Freddy, Audi A6, proprietario della Maison Srl, società di cinque immobili con capitale dichiarato pari a 119 mila euro. L’uomo lavora come autotrasportatore, ma fa anche massaggi. Tali attività posso fare guadagnare così tanto? Ricordiamo che Freddy ha regalato una tabaccheria a Manuela. Sono in corso accertamenti per individuare i movimenti bancari dei tre soggetti.
 
 Nell’arco temporale in cui la donna intrattiene una relazione con Freddy Sorgato, inizia a ricevere offese, minacce, insulti di ogni genere. La donna denuncia tutto alle forze dell’ordine, accumulando un totale di sei denunce, ma alla fine non si arriva all’individuazione del soggetto che esercita pressioni coercitive su Isabella. La prima denuncia risale al 14 novembre del 2013, segue poi un’altra il 30 novembre 2013, il 9 gennaio 2014, 21 giugno 2014, 2 settembre 2014 e 24 settembre 2014. L’arco temporale è breve. Isabelle in quel periodo riceve lettere, chiamate in cui le danno della poco di buono. La donna che scrive le lettere parla dell’amore che prova per Freddy e consigliava in modo minaccioso ad Isabella di stare distante da lui. Nel corso di una chiamata, la donna che inveisce contro Isabella chiama con un numero visibile e rintracciabile, Isabella annota i numeri e li consegna agli inquirenti. Vengono convocate immediatamente Manuela Cacco, la donna ha confermato in quella circostanza che l’utenza era sua ma che in quel momento specifico l’utenza non era più a sua disposizione poiché aveva subito il furto della sim. Venne convocata anche Elena Balan, anche lei ha negato ogni coinvolgimento nella vicenda, sottolineando inoltre che qualcuno sicuramente ha mandando sms dopo averle sottratto il telefono. Entrambe le donne frequentavano il Relax Club con Freddy Sorgato. Gli accertamenti svolti all’epoca non portarono a nulla di concreto. Sono stati posti i sigilli nella villa di Freddy dalla Questura e saranno svolti gli accertamenti necessari per cercare maggiori risposte ad un delitto che è ancora pieno di punto oscuri. 
 
Ma come si è arrivati all’arresto di Freddy Sorgato, di Debora Sorgato e Manuela Cacco? A condurre gli inquirenti in direzione dei tre soggetti c’è stato un sms inviato da Manuela Cacco a Freddy Sorgato il 30 gennaio alle ore 18:58. In questo sms c’era scritto “Asaaas”. Se con la modalità T9 del cellulare si scrive questa parola, il correttore del cellulare da la seguente parola “Assassino”, “Assassini”. In seguito al seguente sms inviato la donna ha inviato a Sorgato altri sms privi di senso compiuto, presumibilmente inviati per mascherare il precedente. La sera in cui è stata fermata, gli inquirenti le hanno contestato l’sms, ma la donna ha riferito: “Non blocco la tastiera, è partito”. Prima dell’sms “Asaaas” c’era stata una lite telefonica tra Manuela e Freddy e la donna aveva inviato il seguente sms: “E visto che sono un’amica, mi posso permettere di dirti che sei uno stronzo arrogante. Non esisti solo te. Vola basso caro che a volte volare alto”. Si apprende inoltre che fino alla notte del 16 gennaio non vi è alcun contatto tra i tre soggetti, il passaggio di Manuela in piazza Insurrezione avviene la notte della scomparsa di Isabella.  Manuela Cacco interloquisce con la sim del padre, anche se in data 15 gennaio –nel pomeriggio-  risulta un chiamata tra lei e Freddy, ma senza risposta. Quella sera Isabella doveva andare a cena con Freddy. Dopo mezzanotte iniziano le chiamate tra i soggetti sopracitati; alle 00.55.49 del 16 gennaio parte una chiamata dal cellulare di Debora Sorgato al cellulare di Manuela Cacco , ma senza risposta. Questo ultimo contatto avviene poco prima che venissero fotografate rispettivamente l’Audi di Freddy con Manuela vestita da Isabella e a seguito la Golf di Debora. Le auto sono state fotografate una dietro l’altra in piazzale Stanga. Nel procedimento si legge: “precede di pochi secondi la partenza della “carovana” costituita dalle due auto (l’Audi di Freddy con a bordo Manuela “vestita” da Isabella e la Golf di Debora) fotografate, una dietro l’altra, in piazzale Stanga”.
 
Proseguono le ricerche del corpo di Isabella Noventa, scomparsa da Padova la sera del 15 gennaio e uccisa da Freddy Sorgato, suo ex compagno e amico. Le ricerche degli investigatori ricominciano dagli argini del Brenta, sono tante le squadre ad operare per la ricerca del corpo. L’area su cui concentrano le ricerche gli inquirenti riguarda circa un tratto del fiume Brenta lungo un km, sono all’opera i sommozzatori che stanno analizzando il tratto alla ricerca del corpo. La zona in questione è stata indicata ieri da Freddy. Alle ricerche partecipa anche il fratello di Isabella, Paolo Noventa. Sarebbe stata rinvenuta anche una borsa su quei luoghi, ma non apparterrebbe ad Isabella. 
 
Era stata effettuata la prima battuta di ricerca in seguito alle dichiarazioni spontanee rese da Sorgato davanti al Gip. L’uomo è stato condotto intorno alle 15.30  nei luoghi che aveva indicato, è rimasto lì soltanto un’ora però. Le ricerche si sono incentrate nelle zone  del Brenta e del canale Piovego, poiché aveva riferito di aver gettato il corpo vicino casa sua, nel fiume Piovego. Sono terminate alle ore 20.00. Freddy è stato condotto sui luoghi in manette e con i poliziotti, l’uomo ha indicato l’argine del Brenta, luogo situato vicino al ponte di Noventa, precisamente in Via Argine destro Brenta. Il luogo in questione dista appena cinque minuti a casa sua. Si apprende inoltre che Sorgato possiede un magazzino vicino al luogo in cui ha riferito di aver gettato il corpo di Isabella. Le ricerche degli inquirenti si sono concentrate anche lì, ma con esito negativo. Per stabilire come sono andate realmente le cose è indispensabile eseguire l’autopsia e per gli inquirenti è fondamentale trovare il cadavere per chiarire i dubbi che aleggiano attorno a quella notte. Ma cosa dice Freddy ai Magistrati? “E’ successa una cosa inaudita, Ho fatto tutto da solo, l’ho soffocata durante un gioco erotico, una pratica che facevamo come coppia nei rapporti sessuali” e poi riferisce di averla gettata nel fiume. Freddy Sorgato, Debora Sorgato e Manuela Cacco restano in carcere, a disporre il provvedimento restrittivo è stato il Gip di Padova che ha convalidato i provvedimenti sulla base di gravi indizi di colpevolezza, ha respinto quindi la richiesta ai domiciliari che aveva avanzato la difesa. Il Gip scrive: “Sotto l’aspetto del movente e dell’esatta compartecipazione, la vicenda deve essere ancora approfondita” i tre “hanno dato prova di manipolazione, spregiudicatezza, omertà e falsità… Se lasciati liberi, potrebbero cercare di inquinare le indagini”. In merito alle misure cautelari scrive: “Il pericolo di fuga è concreto in particolare per Freddy Sorgato, persona benestante e priva di legami familiari. Elevata è la pericolosità sociale dei tre indagati che hanno pianficato, organizzato e posto in essere un omicidio a seguito del quale non hanno palesato nessun pentimento, ravvedimento, cedimento se non di fronte a schiaccianti indizi”. 
 
Le dichiarazioni di Freddy. Il 18 febbraio  si è svolta l’udienza di convalida e Freddy Sorgato, ex fidanzato della donna, ha reso dichiarazioni spontanee: “La morte di Isabella Noventa è stato un tragico incidente”. Per quanto riguarda la morte parla di un tragico incidente, sembrerebbe durante un rapporto, ma ha escluso la responsabilità di terze persone. Il suo legale ha riferito: “Ha parlato di un tragico incidente avvenuto a casa sua che ne ha provocato la morte e ha ricostruito gli ultimi momenti  di quella serata e di aver agito da solo”. La difesa di Freddy aveva chiesto inizialmente gli arresti domiciliari sia per Freddy che per Debora, ma sono stati negati. La sorella di Freddy Sorgato, Debora, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Il suo avvocato ha riferito: “ha reso una telegrafica dichiarazione dicendo che non c'entra nulla con la morte di Isabella Noventa”. Per quanto riguarda l’amica di Isabella, la tabaccaia Manuela Cacco e la vicenda del giubbotto. Il legale ha precisato che Manuela ha raccontato la sua verità: “"La dichiarazione di Manuela è stata lunga. Ha raccontato che quella sera era andata a casa di Freddy perchè dovevano andare a ballare e non ha trovato nulla di strano. Non ha incontrato la sorella di Freddy, né ha notato nulla di strano. Lei era innamorata di Freddy”. La donna avrebbe raggiunto Freddy a casa poco prima dell’una e lui avrebbe chiesto a lei: “Mettiti questo giubbotto, devo coprire qualcosa che ho fatto”, ma non avrebbe spiegato il perché e soprattutto cosa stava coprendo, rimanendo sul vago. Ma per quale motivo è stata uccisa Isabella? Gelosia? E’ davvero credibile la tesi del gioco erotico finito male? Qual è la verità sulla morte di Isabella Noventa?

Cronaca

Teatri, cinema e stadi: la capienza passa dal 50 al 75 percento

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Sono arrivate ieri in serata, al termine di una riunione durata quasi tre ore, le attese aperture del Cts per lo sport e lo spettacolo: la capienza negli stadi e nei luoghi all’aperto può passare dall’attuale 50% al 75%; nei palazzetti e nei luoghi al chiuso si sale al 50% dall’attuale 25%. Per quanto riguarda cinema, teatri e sale concerti si passa al 100% all’aperto ed all’80% al chiuso.

Nessuna restrizione per i musei

Tutti dovranno essere ovviamente muniti di Green pass. Il Comitato ha così risposto ai quesiti posti dal ministro della Cultura Dario Franceschini e dal sottosegretari con delega allo Sport, Valentina Vezzali.

Sarà ora il Governo a decidere in che modi e tempi tradurre le indicazioni degli esperti in un provvedimento di legge. Il Consiglio dei ministri dovrebbe riunirsi già mercoledì prossimo.

Occorre far tornare a lavorare tutti quelli che ora non possono“: il segretario della Lega Matteo Salvini lo ha detto a ‘Buongiorno Lombardia’ su Telelombardia, spiegando di essere contento dell’aumento delle capienze nei teatri e negli eventi. Però ora bisogna “riaprire anche le discoteche. Perché questa sera ci saranno 40mila spettatori allo stadio, mentre 400 persone con green pass non possono andare in un locale da ballo?” ha aggiunto. “Milano è una delle capitali del divertimento sano, ci sono – ha concluso – migliaia di posti di lavoro”. “La nostra richiesta – ha detto parlando di cinema e teatri – è di riaprire tutto per tutti”. “Ma che ragionamento scientifico è il 75%? perché non il 78,8 allora? Apriamo tutto. All’estero – ha ricordato – sono aperti a piena capienza”.

Ieri, però, non è stata esaminata la richiesta arrivata dal ministero dello Sviluppo economico di verificare la possibilità di riaprire le discoteche. Il Comitato ha ritenuto possibile un allentamento delle misure “sulla base dell’attuale evoluzione positiva del quadro epidemiologico e dell’andamento della campagna vaccinale”. Ma, sottolinea il portavoce Silvio Brusaferro, è opportuna “una progressione graduale nelle riaperture, basata sul costante monitoraggio dell’andamento dell’epidemia combinato con la progressione delle coperture vaccinali nonché degli effetti delle riaperture stesse”.

Per quanto riguarda gli eventi sportivi, il Cts raccomanda che “la capienza negli impianti debba essere rispettata utilizzando tutti i settori e non solo una parte al fine di evitare il verificarsi di assembramenti in alcune zone e che siano rispettate le indicazioni all’uso delle mascherine chirurgiche e ci sia la vigilanza sul rispetto delle prescrizioni”. L’indicazione per teatri, cinema e sale concerti potrà essere rivista nell’arco del prossimo mese. Il Comitato invita anche in questo caso a “rispettare le indicazioni all’uso delle mascherine durante tutte le fasi degli eventi”, nonchè a porre “massima attenzione alla qualità degli impianti di aereazione”, con la vigilanza sul rispetto delle indicazioni.

Il decreto sul Green pass prevedeva all’articolo 8 che il Cts licenziasse entro il 30 settembre un parere “sulle misure di distanziamento, capienza e protezione nei luoghi nei quali si svolgono attività culturali, sportive, sociali e ricreative” in vista “dell’adozione di successivi provvedimenti normativi e tenuto conto dell’andamento dell’epidemia, dell’estensione dell’obbligo di certificazione verde Covid-19 e dell’evoluzione della campagna vaccinale”. Altro punto su cui potrebbe esserci a breve una valutazione da parte degli esperti del Comitato è la riduzione della quarantena per i vaccinati.

“Credo – ha spiegato il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri – che arriveremo a togliere la quarantena ai vaccinati passando per una ulteriore riduzione. E’ un momento di transizione questo, le cose stanno andando molto bene, osserviamo ciò che accadrà nelle prossime settimane come i contagi dopo aver riaperto tutto, comprese le scuole. Poi penso che sia auspicabile e di buonsenso liberare chi è vaccinato dalle quarantene”. Se non si fa subito, ha sottolineato, “è perché vi è sempre il rischio di varianti”. Infine, iniziativa della diocesi di Prato. Con una disposizione contenuta in un decreto firmato dal vescovo Giovanni Nerbini si chiede a sacerdoti, diaconi e operatori pastorali che svolgono un servizio stabile e continuativo come catechisti, sacrestani, animatori e volontari di sottoscrivere una autodichiarazione nella quale si esplicita di aver ricevuto il vaccino contro il Covid (con una dose da almeno 14 giorni o con entrambe le dosi), oppure di essere guariti dall’infezione da Covid da non oltre 180 giorni oppure di aver conseguito l’esito negativo di un tampone molecolare effettuato entro le 72 ore o antigenico o salivare entro le 48 ore.

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Lampedusa, sbarcati altri 686 migranti: hotspot strapieno

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Sono in tutto 686 i migranti sbarcati a Lampedusa su un peschereccio di 15 metri approdato ieri sera al molo commerciale. Le operazioni di sbarco, che comprendono un primo triage sanitario, si sono concluse poco prima dell’una di notte. Cinque sono stati portati al Poliambulatorio dell’isola perché stavano male.

Sono originari di Egitto, Ciad, Marocco, Siria, Bangladesh, Sudan, Nigeria, Etiopia e Senegal

Il peschereccio, intercettato dalle motovedette ad otto miglia dalla costa, è partito da Zuwara, Libia. Sono stati tutti portati all’hotspot dove, al momento, sono presenti 1.091 persone a fronte dei 250 posti disponibili.  Ieri ci sono stati altri 5 sbarchi sull’isola per un totale di 119 persone

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Assisi, smantellata la banda dei parenti criminali: seminavano terrore e insicurezza tra gli abitanti

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12 dei 16 indagati beneficiano del reddito di cittadinanza

ASSISI (PG) – Arrestate 8 persone accusate di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti in abitazione, perpetrati nella zona di Assisi e nelle province di Arezzo e Siena.

A eseguire le ordinanze emesse dal G.I.P. di Perugia gli uomini della Polizia di Stato. Due soggetti sono stati portati in carcere, 5 agli arresti domiciliari e per uno l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

Le indagini svolte dal Commissariato di P.S. di Assisi, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, supportate anche da attività di tipo tecnico, hanno consentito di ricostruire la struttura di un sodalizio criminale, ben strutturato ed organizzato, dedito alla commissione di reati contro il patrimonio, composto da soggetti legati tra loro da vincoli di parentela o affinità, tutti dimoranti nella stessa zona di Assisi.

Gli indagati, complessivamente 16 persone, tutti già noti per i loro numerosi precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, sono uomini e donne italiani stanziali nella zona di Assisi e Cannara.

A far parte di questo sodalizio, riconosciuto dall’Autorità Giudiziaria come una vera e propria associazione a delinquere sia uomini che donne, legati da vincoli di parentela, con una struttura organizzativa ben delineata nei compiti, con basi logistiche ben definite e capace, visto il profilo criminale riconosciuto, di avvicendarsi nei ruoli e fronteggiare situazioni di crisi avvalendosi dell’apporto di tutti i partecipi.

Un vero e proprio consorzio familiare che ha saputo dotarsi nel tempo di un programma criminoso sempre più affinato, destinato a proiettarsi nel tempo, a rimodularsi secondo le necessità. Attiva già da anni sul territorio ha seminato nel corso del tempo terrore e insicurezza tra gli abitanti delle zone del circondario, specie quelle più isolate. 

A spezzare il sodalizio ci hanno pensato gli agenti del Commissariato di P.S. di Assisi grazie ad attività di tipo tecnico ma soprattutto ricorrendo a metodiche investigative più tradizionali, come servizi di osservazione appostamenti, pedinamenti e soprattutto ricorrendo al prezioso patrimonio informativo.

Nel corso di più di un anno i poliziotti sono riusciti ad arrestare in flagranza di reato alcuni dei componenti della banda subito dopo aver commesso il fatto, altre volte sono riusciti a recuperare la refurtiva e restituirla ai legittimi proprietari derubati anche dei loro ricordi più cari.

Senza scrupoli, scaltre e astute anche le 6 donne del gruppo, la più piccola di 22 anni la più grande di 40. Di certo un ruolo non secondario. Alcune di loro erano dedite al compimento materiale dei furti ma erano specializzate negli scippi e nei furti in abitazione che perpetravano aggirando le povere padrone di casa, scelte appositamente sole e anziane, spacciandosi per venditrici di articoli vari o bisognose dei servizi igienici.

Altre donne avevano compiti logistici: c’è chi si prestava a farsi intestare le autovetture che sarebbero state utilizzate per commettere i furti, chi trasportava la refurtiva fuori regione per essere piazzata e chi invece aveva il compito di custodire gli oggetti di valore dopo essere stati rubati e portati agli uomini della banda.

Efferati e senza scrupoli gli uomini della banda, di notevole profilo criminale

Lo dimostra il fatto che alcuni di loro riuscivano a portare avanti il loro piano criminale anche se sottoposti a regime di restrizione delle libertà personale. Il loro piano era ben strutturato e non ha conosciuto battute d’arresto, se non durante il periodo del lock down. Spietati e pericolosi, a bordo di autovetture appositamente scelte di grossa cilindrata affrontavano ed eventualmente reggevano inseguimenti e tentativi di blocco da parte delle Forze dell’Ordine.

Ed è stata proprio in una di queste circostanze, al termine di un inseguimento molto pericoloso, che un’autovettura in servizio di volante viene danneggiata perché i ladri in fuga dopo aver commesso un furto non si fermavano forzando il blocco, disposti a tutto pur di scappare.

In quell’occasione viene arrestato l’unico rimasto all’interno dell’auto: il conducente ferito.

Le autovetture una volta scoperte venivano cambiate velocemente e venivano utilizzate anche targhe false.

Veri e propri professionisti del crimine. Lunghi e articolati erano i sopralluoghi che effettuavano nella scelta delle abitazioni su cui fare il colpo: tutte sufficientemente isolate, raggiungibili attraverso strade sterrate con scarsi sistemi di sorveglianza e controllo delle abitudini dei proprietari.

Nel corso dei colpi i telefoni venivano tenuti appositamente spenti per non dare indizi della loro presenza sul luogo dei furti a riprova della profonda conoscenza delle tecniche di investigazione.

Il profilo altamente professionale dell’organizzazione criminale è dimostrato anche dalla individuazione di due vere e proprie basi logistiche, nella periferia di Assisi, dove i componenti della banda si riunivano prima di partire, prendendo le autovetture designate, distribuendosi gli “arnesi” del lavoro, come aste, bastoni, piedi di porco, guanti e altri indumenti per camuffarsi.

Oltre a partecipare attivamente alla commissione dei furti, c’era chi, stando agli arresti domiciliari, forniva la propria abitazione come base logistica agli esecutori materiali e vigilava sulle operazioni; chi faceva da staffetta all’auto su cui viaggiavano i complici dopo aver perpetrato i furti; chi aveva il compito invece di custodire le autovetture utilizzate per la commissione dei furti, caricarvi e scaricarvi gli attrezzi da scasso, lavarle e nel caso, grazie ad un’officina nella zona industriale di Bastia Umbra, cambiarne anche colore; chi infine faceva da vedetta nella fase di rientro dei veicoli in zona.

Grazie ai servizi svolti dagli agenti di polizia, agli arresti effettuati nel corso del tempo e alla refurtiva recuperata e subito riconsegnata ai proprietari, è stato possibile per il PM che ha coordinato le indagini definire un impianto accusatorio importante e contestare agli indagati il delitto di associazione per delinquere.

Il Gip ha ritenuto sussistente il rischio di reiterazione di reati, in considerazione della pluralità dei delitti commessi, delle modalità organizzative associative evidenziate sottolineando come quello preso in esame non fosse soltanto una mera compagnia criminale bensì un gruppo familiare coeso e dedito alla commissione di delitti contro il patrimonio al fine di procurarsi sostentamento.

Nella mattinata odierna gli agenti del Commissariato di P.S. di Assisi, della locale Squadra Mobile, con l’ausilio di personale del Reparto Prevenzione Crimine Umbria Marche, hanno dato esecuzione alle citate misure cautelari, mettendo così fine alla serie ininterrotta di furti sul territorio.

Inoltre, su direttiva della Procura delle Repubblica di Perugia sono stati condotti accertamenti con l’ausilio della Guardia di Finanza, dai quali è emerso che 12 dei 16 indagati beneficiano del reddito di cittadinanza.

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