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Latina, si apre una voragine sulla Pontina: un disperso

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Una voragine si è aperta sulla via Pontina. Momenti di paura  e panico San Vito di San Felice Circeo(Latina).

L’enorme voragine che si è aperta in strada ha coinvolto un’autovettura. I vigili del fuoco stanno intervenendo e sono in corso ricerche per la presenza di un disperso. Forse a causare lo smottamento è stato il maltempo che si sta abbattendo sul Lazio.

Ieri la Protezione civile aveva diramato per la giornata di oggi l’allerta arancione sui bacini meridionali del Lazio, sui versanti tirrenici settentrionali della Calabria e su gran parte della Basilicata centro-orientale. “Dalle prime ore di domenica 25 novembre, e per le successive 12-18 ore – si legge nel bollettino diramato dalla Protezione civile della Regione Lazio – si prevede nelle seguenti zone di allerta: criticità idrogeologica codice arancione su Bacini Costieri Sud e Bacino del Liri; criticità idraulica codice giallo su Bacini Costieri Nord, Bacino Medio Tevere, Roma e Aniene; criticità idrogeologica per temporali codice giallo su Appennino di Rieti”.

Massimo Ienco

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Costume e Società

Campo Testaccio: da un’idea di Sandro Ciotti e Vittorio Lombardi ecco come è nato il tormentone giallorosso

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Per romani e romanisti oramai Vittorio Lombardi con il suo inno della Roma “Campo Testaccio” è il tormentone di giovani e tifosi giallorossi.

Si scaricano l’inno come suoneria, migliaia di downloads su internet e viene utilizzato persino come sigla da diverse radio sportive

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 25/4/2019

Sulla scia di Venditti, simbolo della “magica Roma”, Vittorio Lombardi ha saputo conquistare i cuori dei tifosi della Roma dopo aver conquistato già negli anni ’60/70 la Roma del Piper, dei locali esclusivi come il Club 84 e lo storico Jackie ‘O.

Noto anche grazie alla reclame della lambretta durante il Carosello, Lombardi ha cantato con i grandi degli anni ‘60 come Peppino di Capri e Fred Bongusto.

La canzone fu allegata al libro “La Roma Racconta” scritto nei primi anni 80 da Sandro Ciotti insieme al giocatore della Roma Giancarlo De Sisti “l’inamovibile titolare” della maglia azzurra del ’70.

Fu proprio Sandro Ciotti a chiedere di inciderla per inserirla nella raccolta dei successi della Roma dove, naturalmente, era presente “Roma Roma” di Venditti.

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Costume e Società

Pisa, folla in piazza dei Miracoli: la torre pendente incanta il mondo

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PISA – Venticinque Aprile e primo maggio tutto esaurito per la torre di Pisa o torre pendente tra i più bei monumenti d’Italia e per un soffio una delle sette meraviglie del mondo moderno, ma la competizione per quanto riguarda l’Italia, è stata vinta dal Colosseo.

Anche a Pasqua è stato così con migliaia e migliaia di turisti che hanno affollato piazza dei Miracoli. Gettonatissimi anche il Duomo e il Battistero.

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa il 25/4/2019

Inferiori ma molto alte, cifre che si aggirano intorno ai 600 mila visitatori per il camposanto monumentale e per il museo delle Sinopie.

Tutto raccolto nella suggestiva piazza dei Miracoli che solo a guardarla è impressiona per i colori e le grandezze dei monumenti che sorgono su un folto manto verde d’erba ben curata.

Una parte che non può essere calpestata mentre l’altra metà è accessibile ai visitatori per distendersi all’aperto e prendersi un momento di sosta tra una visita e l’altra.

La Cattedrale di Pisa è il duomo di Santa Maria Assunta ed è davvero imponente perché si trova al centro della piazza, un vero elogio al romanico pisano. Risale al 1063 e fu progettata dall’architetto Buscheto. Vi si fondono elementi stilistici diversi: classici, lombardo-emiliani, bizantini ed in particolare islamici, a riprova della presenza internazionale dei mercanti pisani a quei tempi.

La cosiddetta torre pendente di Pisa è il campanile della Cattedrale di Santa Maria Assunta, in Piazza del Duomo di cui oggi è il monumento più famoso per via della caratteristica pendenza.

Si tratta di un campanile a sé stante alto circa 56 metri fuori terra, costruito nell’arco di due secoli, tra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo. Pesante 14.453 tonnellate, vi predomina la linea curva, con giri di arcate cieche e sei piani di loggette. La sua pendenza è dovuta a un cedimento del terreno verificatosi già nelle prime fasi della costruzione.

L’inclinazione dell’edificio attualmente misura 3,97° rispetto all’asse verticale. La torre di Pisa rimane in equilibrio perché la verticale che passa per il suo baricentro cade all’interno della base di appoggio. Dopo anni di studi e lavori per ridurne l’inclinazione e metterla in sicurezza, la torre è stata riaperta al pubblico nell’estate del 2001. All’interno una scala di 294 gradini porta alla sommità dalla quale si apre uno spettacolo unico sulla piazza e su tutta la città di Pisa.

Il Battistero di Pisa fa parte del complesso dei musei e monumenti dell’Opera Primaziale Pisana. Oltre alle strutture architettoniche il visitatore può vedere le importanti opere d’arte conservate all’interno. Può salire ai matronei del primo piano da dove si può godere di un bel panorama sulla piazza dei Miracoli.

Nella storia della edificazione dell’intero complesso monumentale della piazza del Duomo di Pisa, il Battistero rappresenta la prima essenziale tappa di formazione del Cristiano, in un percorso che lo accompagna dalla nascita alla morte, dal Battesimo, alla consapevolezza fino al riposo post mortem, il tutto concentrato nello spazio della piazza dei miracoli e scandito dai capolavori architettonici che la compongono.

Il camposanto monumentale di Pisa, costruito a partire dal 1278 da Giovanni Di Simone, conservava uno straordinario ciclo di affreschi del XIV e XV secolo (Taddeo Gaddi, Andrea Bonaiuti, il Maestro del Trionfo della morte, Benozzo Gozzoli), che hanno subito gravi danni durante l’ultima guerra mondiale. Conclusi i delicati interventi di restauro che hanno restituito i preziosi brani di pittura medioevale e primo rinascimentale, gli affreschi, già seriamente compromessi da una lunga e travagliata storia, si avviano oggi verso la loro naturale e definitiva ricollocazione, tornando a decorare le monumentali pareti del Camposanto, loro sede originaria e pertanto l’unica in grado di restituire la maestosità di un ciclo che per l’epoca non aveva eguali. Nel Museo delle sinopie che si trova difronte al camposanto monumentale sono conservate le sinopie, appunto, degli affreschi del camposanto. Gli affreschi, opera di diversi artisti, tra i quali Buffalmacco, Andrea Bonaiuti, Antonio Veneziano, Spinello Aretino, Taddeo Gaddi, Piero di Puccio, Benozzo Gozzoli e altri, un tempo coprivano le pareti del camposanto e furono distrutti o comunque molto danneggiati dall’incendio del 1944 dovuto a un bombardamento alleato. In quell’occasione si staccarono gli affreschi per gli urgentissimi restauri e si trovarono questi disegni preparatori straordinariamente conservati

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Napoli, quel filo rosso tra San Giuseppe Moscati e la sua città d’adozione che non si è mai spezzato

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NAPOLI – San Giuseppe Moscati, il Santo medico ha lasciato un segno indelebile nel cuore di tutti i napoletani, nel Vico Cisterna dell’Olio dove viveva a pochi passi dalla Chiesa del Gesù Nuovo nel pieno centro storico del capoluogo partenopeo. Attualmente vi sono custodite le sue spoglie e i suoi arredi, gli abitanti e i commercianti di tutta la zona ne parlano con emozione e con voce tremolante nonostante sia passato quasi un secolo da quando si spense a soli 46 anni nel 1927 nella sua camera.

Il Santo nacque a Benevento e veniva chiamato il “medico dei poveri” perché curava i bisognosi per i quali non chiedeva nessun compenso. Venne canonizzato il 25 ottobre del 1987 da Giovanni Paolo II, nella sua intensa carriera ha ricoperto ruoli di prestigio, fu infatti docente di Biochimica all’Università di Napoli e Primario all’Ospedale degli Incurabili del capoluogo campano, è rimasto nel cuore delle persone perché dalle innumerevoli testimonianze affermano che il Santo-medico non curava solo i corpi, ma allo stesso tempo stesso con grande amore le anime.

Il filo rosso tra il San Giuseppe Moscati e la sua città d’adozione non si è mai spezzato, l’affluenza dei viaggiatori nella Chiesa-Museo del Gesù Nuovo è continua di fedeli provenienti da qualsiasi paese.

Il “viaggio” spirituale che si ripercorre nel visitare la chiesa inizia quando appena si entra, infatti nella seconda navata della Chiesa a destra nella ‘Visitazione’ è custodita l’urna del Santo, a rendere ancora di più suggestiva l’esperienza mistica è anche la luce proveniente dall’alto che investe le opere che raffigurano il Santo che sembra scardinare il tempo regalando ai fedeli una pace interiore.

Visitare la Chiesa-Museo è un “viaggio” religioso, ma anche di arricchimento culturale, a cominciare dalla facciata imponente della chiesa, a bugnato, ed è un adattamento della facciata del Palazzo dei San Severino, principi di Salerno costruito nel 1470; i viaggiatori appena entrano nella chiesa hanno già la netta percezione della potenza dell’Altissimo attraverso l’arte che nei secoli ha dato vita a tanta magnificenza; la chiesa custodisce opere di artisti come importanti come di Francesco Solimena, con la “Cacciata di Eliodoro dal Tempio di Gerusalemme”, le tre tele di Luca Giordano sull’altare S. Francesco Saverio, le tre tele di S. Ignazio di Layola (fondatore della Compagnia di Gesù, l’Abside con statua Immacolata e monogramma.

La triplice attività del Santo è illustrata dal trittico, scolpito sull’urna da Amedeo Garufi artista palermitano, sulla sinistra il Professore è rappresentato in mezzo ai suoi allievi, ed è posto al centro il Santo Illuminato dall’Eucarestia, a destra è rappresentato da medico consolatore dei malati e dei sofferenti all’Ospedale degli Incurabili.

La Chiesa ha tantissime altre opere e visitarla è un’esperienza di grande commozione, ed inoltre il mercoledì accoglie e dà speranza ai tanti ammalati che vengono per San Giuseppe Moscati a chiedere guarigione.

Nel percorso spirituale si possono ammirare alle pareti delle ‘Sale Moscati’ i regali a carattere votivo dei fedeli come segno di ringraziamento e di testimonianza della grazia ricevuta, oppure del voto esaudito.

Nelle Sale si possono visitare i ricordi del Santo – Medico che la sorella donò alla Chiesa quando si spense nella piccola stanza sulla poltrona alle ore 15 al terzo piano del Palazzo di Via Cisterna dell’Olio dove attualmente al piano terra vi è affissa una targa commemorativa che ricorda il Professore.

La Chiesa Gesù Nuovo si trova nella conosciuta Spacca Napoli, la strada dalle innumerevoli bancarelle e dalle attività commerciali a pochi passi vi è la strada dei presepi, attualmente il capoluogo si presenta come una città più cosmopolita e con un turismo dinamico ed eterogeneo.

Appena si entra nel vicolo di Cisterna dell’Olio dove viveva il Santo si coglie subito l’impressione di entrare in un luogo senza tempo e sacro, si vive una simbiosi con la fede, ripercorrere gli stessi passi del Santo-Medico regala ai viaggiatori la sensazione di dialogare e di essere in connessione con lui.

Al terzo piano del Palazzo dove vi abitava, attualmente la stanza è vuota ed il tetto un anno fa è crollato rendendola inagibile, e non è visitabile al pubblico, i proprietari hanno concesso a noi de L’Osservatore D’Italia di poterla vedere e fotografare di quella che resta, la piccola stanza ha le impalcature e una piccola finestrella che affaccia sul campanile della chiesa, stare lì è un’esperienza di grande impatto percependo subito una forte emozione e di essere in un luogo sacro.

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