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Economia e Finanza

Natale, per psicologi incubo bollette colpisce un italiano su due

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Le tredicesime già colpite da tasse e balzelli verranno rovinate dalle super bollette spesso inaspettate e che vengono recapitate proprio in questo periodo dell’anno. Al punto che un consumatore su due teme una ‘sorpresa’ di fine anno che possa rovinare la festa dello stipendio ‘natalizio’ fino a sognarlo anche di notte . Secondo l’associazione ‘Donne e qualità della vita’, guidata dalla dottoressa Serenella Salomoni, per molti questa paura si trasformerà in veri e propri incubi notturni. Secondo lo studio degli psicologi che hanno monitorato incubi e paure di 654 italiani in testa agli incubi e alle paure peggiori ci sono le bollette di luce e gas (47% degli intervistati) che battono addirittura i mutui. Frequentemente, anche in conseguenza dei fatti di cronaca (in primis l’arrivo di maxi conguagli in base a nuove delibere, ma anche errori di calcolo che, purtroppo, sono sempre dietro l’angolo), si sono verificati incubi relativi all’arrivo di una super bolletta arretrata dovuta a calcoli sbagliati o a revisioni dei contratti in base all’ampiezza del nucleo familiare recapitati e da pagare proprio in questo periodo dell’anno.

Capita quindi che i capifamiglia, specie di nuclei numerosi, si ritrovino a svegliarsi improvvisamente nel cuore della notte dopo aver avuto l’incubo di essere inseguiti dal terribile funzionario dell’azienda di gas e luce, molto simile al Freddy Krueger della saga “Nightmare”, che li va a trovare a casa brandendo una maxi-bolletta e minacciando di farli restare al buio per il resto della loro vita… In questa speciale top ten dei nuovi incubi degli italiani, in seconda posizione troviamo le rate dei mutui (41%), una vera e propria spada di Damocle alla quale è difficile sottrarsi per tanti anni: molti sono coloro che sognano di ritrovarsi sotto un ponte depredati della loro abitazione dalla banca di turno. E, a proposito di casa, un’altra spina nel fianco è l’Imu (36%): in questo caso la protagonista principale dell’horror notturno è la busta verde dell’Agenzia delle Entrate, che insegue il malcapitato proprietario in una scena in pieno stile “Darioargentiano”, manca solo la colonna sonora dei Goblin… Appena giù dal podio c’è l’auto, con il fatidico bollo (33%), tassa sempre ‘antipatica’ per gli utenti: qui la figura angosciante è quella del vigile, pronto a torturare fisicamente e psicologicamente il malcapitato conducente, in una sorta di remake “splatter” del noto film ‘Il vigile’ con Alberto Sordi. Per non parlare della Tari (30%), altro tributo sulla casa che può far svegliare di soprassalto in piena notte i cittadini: la scena è inquietante, col povero sfortunato che immagina di sprofondare soffocato da una montagna di rifiuti. Ancora la casa protagonista, con chi soffre per il pagamento mensile dell’affitto (26%). Il canone Rai (22%) rimane tra i costi fissi più odiati, davanti all’assicurazione della macchina (19%), anche questa da fare assolutamente ma sempre con non pochi patemi d’animo. Sudori freddi e notti insonni sono provocati anche dal pagamento dell’Iva (15%) e dalle spese scolastiche per i figli (10%).

Ma ci può essere un rimedio al terrore da bollette? Alcune aziende, in particolare Estra S.p.A, multiutility pubblica toscana tra le prime in Italia, puntano su nuovi strumenti per venire incontro ai cittadini. C’è il bonus energia per i poveri, una misura promossa dal Governo e da ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) per ridurre bollette a chi è in difficoltà. Purtroppo però i bonus vengono erogati solo al 30% dei potenziali destinatari. Per far sì che di questo bonus ne usufruisca un numero sempre maggiore di famiglie in difficoltà, Estra ha intrapreso la campagna “Estra ti è vicina e ti informa”. Poi c’è l’efficientamento energetico: grazie all’innovazione tecnologica è possibile passare a prodotti e tariffe pensati su misura per il cliente e le sue esigenze. Da una ricerca di Estra risulta che il 90% della popolazione ritiene che l’efficientamento energetico delle case sia la soluzione per contenere i costi della bolletta mentre poco più del 50% pensa che la liberalizzazione del mercato dell’energia nel 2023 porterà a una riduzione dei costi. Estra fornisce anche il decalogo per un riscaldamento efficiente e più conveniente:

  1. FARE LA MANUTENZIONE DEGLI IMPIANTI
  2. CONTROLLARE LA TEMPERATURA AMBIENTE
  3. ATTENTI ALLE ORE DI ACCENSIONE
  4. USARE I CRONOTERMOSTATI
  5. APPLICARE VALVOLE TERMOSTATICHE
  6. INSTALLARE PANNELLI RIFLETTENTI TRA MURO E TERMOSIFONE
  7. SCHERMARE LE FINESTRE LA NOTTE
  8. FARE IL CHECK UP ALLA PROPRIA CASA
  9. IMPIANTI DI RISCALDAMENTO INNOVATIVI
  10. EVITARE OSTACOLI DAVANTI E SOPRA I TERMOSIFONI

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Economia e Finanza

Cura Italia non cura contratti di affitto e locazioni: l’associazione Codici scende in campo

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La situazione di blocco dettata dalle norme per la prevenzione del contagio da COVID-19 sta colpendo duramente i rapporti economici e giuridici, non tutti disciplinati dal Decreto Cura Italia. Sta assumendo particolare rilevanza l’impossibilità, sia per privati che per operatori economici e professionali, di poter rispettare le obbligazioni derivanti dai contratti di locazione e di affitto.

“La causa – dichiara l’avvocato Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – è ovviamente da far risalire all’impossibilità di poter produrre reddito derivante dalla forzata chiusura delle attività economiche. Per questo motivo stiamo valutando le possibili azioni per la tutela delle posizioni, sia lato conduttori sia lato locatori”.

Le norme introdotte dal Decreto Cura Italia hanno limitato fortemente sia la possibilità di sfratto, sia la possibilità di esperire azioni giudiziali, con una scelta normativa che l’associazione Codici condivide appieno: la situazione straordinaria determinata dal COVID-19 ed e i suoi effetti sui rapporti giuridici non possono essere affrontati semplicemente con gli ordinari strumenti messi a disposizione dall’ordinamento giuridico e tantomeno con l’avvio, almeno in questa fase, di azioni legali.

L’associazione ha pertanto deciso di adottare la più ampia gamma di strumenti messi a disposizione dalle cosiddette ADR (Alternative Despute Resolution), tra cui negoziazione assistita, conciliazioni e mediazioni, per evitare e prevenire conflitti giudiziali e stimolare la soluzione bonaria e “pacifica” tra le parti.

“A tal fine – afferma l’avvocato Carmine Laurenzano, legale di Codici – stiamo ponendo le parti ed i clienti di fronte alla concreta situazione determinata dal contagio COVID-19, che ha comportato in alcune situazioni una vera e propria impossibilità sopravvenuta, totale o parziale, di fare fronte alle obbligazioni, portando conduttori e locatori a reperire e concordare soluzioni di comune accordo che consentano la possibilità di proseguire il rapporto contrattuale, avendo cura di soddisfare le nuove situazioni oggettive e soggettive delle parti contrattuali. L’obiettivo dell’associazione Codici è pertanto quello di innescare fenomeni virtuosi, attuare strategie per evitare contenziosi tra le parti contrattuali e reperire soluzioni che possano comunque consentire l’efficacia ed il mantenimento dei rapporti”.

Codici ha attivato un servizio speciale di assistenza ai consumatori per problematiche legate all’emergenza Coronavirus. È possibile chiedere aiuto scrivendo a segreteria.sportello@codici.org.

Sono diverse le tematiche trattate dall’associazione. Tra queste ci sono: problemi con rimborsi o cancellazioni di voli, crociere e gite scolastiche; sanzioni per divieto di uscire di casa (se si ha una causa di giustificazione, l’ammenda non deve essere pagata e va impugnata per evitare che diventi definitiva); aumenti ingiustificati sulle bollette di acqua, luce e gas; rincari su bollette telefoniche o abbonamenti a giornali e riviste online dopo aver attivato promozioni speciali; disagi con telefono o internet a causa delle reti intasate; problemi con acquisti online (per esempio con i tempi di consegna); rispetto delle scadenze fiscali; rimborso delle rette di asili nido e mense scolastiche; corretta applicazione delle agevolazioni del Governo; rimborsi degli abbonamenti a palestre, piscine, centri sportivi e culturali; problemi con la richiesta di recesso e rimborso di abbonamenti a pay tv dopo la cancellazione di eventi inseriti nei pacchetti promossi; termini progetti finanziamenti agevolati; riduzione del fatturato; problemi con il pagamento degli affitti; provvidenze per lavoratori.

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Decreto liquidità, oggi CDM: si tratta fino all’ultimo

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Nel governo si tratta fino all’ultimo miglio in vista del Consiglio dei ministri chiamato a varare, nelle prossime ore, l’atteso decreto liquidità. La trattativa resta delicata e al centro delle tensioni interne alla maggioranza non c’è solo la quota di garanzia statale da assicurare per i prestiti bancari alle imprese ma, soprattutto, il ruolo di Cassa Depositi Prestiti. In mattinata il premier Giuseppe Conte convoca il titolare del Mef Roberto Gualtieri e l’ad di Cdp Fabrizio Palermo. In serata il governo sembra avvicinarsi ad una quadra.

Ma il Cdm previsto per oggi alle 11:30 non è ancora ufficialmente convocato. Il rischio è di un ulteriore slittamento, magari di una manciata d’ore.

Al Cdm, oltre al decreto liquidità, sono attesi il decreto scuola e il provvedimento per l’estensione del golden power. Nel dl liquidità sarà inserita una ulteriore sospensione delle scadenze fiscali. Ma è il tema delle garanzie ai prestiti alle aziende a tenere banco. Il confine tra la necessità di erogare denaro fresco in tempi rapidi e le opportune verifiche della solvibilità di chi chiede il prestito è più che mai labile, nell’era del coronavirus. “La garanzia statale sia al 100% per prestare a aziende e partite Iva somme pari al 25% del fatturato 2019”, insiste il leader di Iv Matteo Renzi. Ma in serata il titolare del Mise Stefano Patuanelli illustra un dl parzialmente diverso.

La dotazione del Fondo di Garanzia per le Pmi salirà a 7 miliardi, con la capacità di generare liquidità fino a 100 mld. La garanzia al 100%, senza valutazione del credito, è per i prestiti fino a 25mila. Per i prestiti fino a 800mila euro la garanzia è al 100% ma con una valutazione della solvibilità. “La garanzia sarà al 90% per i prestiti fino a 5 mln di euro, potendo arrivare al 100% con la controgaranzia dei Confidi e con una valutazione che tiene conto solo della situazione pre-crisi Covid-19”, spiega Patuanelli. Sui prestiti alle grandi aziende nel Mef si continua a spingere fino all’ultimo affinché lo Stato dia garanzie attraverso Sace, scorporando quest’ultima da Cdp e facendola acquisire direttamente dal Mef. Ma il M5S tiene il punto. “Così si snatura totalmente Cdp, e quindi il sistema”, sottolinea una fonte qualificata M5S.

In tarda serata arriva uno schema d’intesa: ad immettere garanzie nei prestiti alle grandi aziende – e occuparsi della valutazioni di solvibilità – sarà Sace che, tuttavia resterà una controllata di Cdp. Conte, dopo il dl liquidità, si concentrerà sulle riaperture e cresce l’ipotesi di una cabina di regia che comprenda un numero ridotto (3, si fa come esempio) di governatori e sindaci, oltre ai rappresentanti delle parti sociali e del comitato scientifico. Un modo, spiega un ministro Pd, anche per includere le opposizioni visto che i governatori del Nord sono tutti appannaggio del centrodestra (e nella maggioranza si pensa a Luca Zaia). La cabina di regia sarà attiva anche sul decreto aprile, che seguirà al dl liquidità. Decreti sui quali nel pomeriggio tornano a vedersi governo (con i ministri D’Inca’ e Gualtieri) e Lega, Fi, Fdi e Cambiamo con Toti. Gli emendamento delle opposizioni che saranno assorbiti nel dl Cura Italia saranno pochi ma gli ordini del giorno in Aula potrebbero essere trasformati in proposte da inserire nel dl aprile, per il quale sarà necessario nuovo deficit.

Prima, però, a Palazzo Chigi e al Mef si guarda alla direzione che prenderà l’Ue. La battaglia dell’Italia sugli eurobond – in una formula che li leghi esclusivamente alla crisi coronavirus – sarà condotta fino alla fine. E senza un’apertura dei falchi difficilmente all’Eurogruppo di martedì Roma accetterà l’utilizzo del Mes, anche nella sua versione “light”.

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Coronavirus, Confagricoltura: “Non c’é più tempo. Urgono strumenti adeguati a risolvere l’emergenza manodopera nelle campagne”

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“Il tempo sta per scadere. La carenza di manodopera in agricoltura rischia di compromettere i raccolti. Sarebbe un fatto gravissimo in una situazione di emergenza che vede salire ogni giorno il numero delle persone che chiede aiuti alimentari. Abbiamo avanzato le nostre proposte e siamo pronti a discutere con tutti, senza preclusioni. Lo strumento migliore è quello più rapido. In pochi giorni dobbiamo trovare una soluzione e dare una risposta alle pressanti richieste degli agricoltori che non vogliono perdere il risultato del loro lavoro”.

Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, torna ad evidenziare l’urgenza di attivare quanto prima gli strumenti normativi necessari per l’impiego di personale nelle campagne: la raccolta delle primizie nei campi in alcune regioni è già iniziata e nelle prossime settimane entra nel vivo con la maturazione di gran parte delle produzioni ortofrutticole e delle lavorazioni per i raccolti d’autunno.

Confagricoltura ha già proposto alle ministre delle Politiche agricole e del Lavoro di facilitare il ricorso alla manodopera, dando da un lato la possibilità, solo per questa fase emergenziale, di impiegare persone che hanno perso il lavoro – cassintegrati o fruitori del reddito di cittadinanza – senza far perdere loro tali diritti acquisiti, garantendo condizioni sanitarie ottimali e l’inquadramento nell’ambito del contratto collettivo nazionale; dall’altro di poter utilizzare in campagna le persone che si trovano momentaneamente inoccupate a causa del blocco di molte attività produttive, individuando velocemente un percorso comune, all’interno dello stesso CCNL, volto a dare garanzie a tutti.

“Da quando abbiamo avanzato tali proposte – afferma Giansanti – abbiamo ricevuto numerose richieste di persone pronte a lavorare in campagna in questo periodo di necessità. Mai come ora è evidente che occorre semplificare i passaggi burocratici. Occorrono soluzioni immediate per dare seguito a questa disponibilità di domanda e offerta e garantire i raccolti”.

“In Italia, primo Paese europeo colpito dall’epidemia Coronavirus, non abbiamo ancora trovato una soluzione a un’emergenza annunciata. Il nostro appello alla politica – conclude Giansanti – è di non perdere altro tempo prezioso e di attivare gli strumenti più adeguati a dare risposte concrete”.

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