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Più naufragi, più morti annegati. Migranti come “scudi umani”: i soliti noti scatenati contro Matteo Salvini reo di essersi ribellato in nome dell’Italia stanca e oberata

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Scudi umani. Null’altro sono i migranti per chi vuole portare l’Italia in stato di soggezione e di destabilizzazione. L’ondata di arrivi con gommoni molto insicuri, praticamente fatti a quattro soldi, per durare poche ore in mare – dopodiché, più gente muore e meglio è per chi li ha messi in mare, tanto hanno già pagato – gommoni ‘usa e getta’, dove il ‘getta’ arriva prima dell’’usa’, è stata stoppata da una decisione di Salvini. Ma che avrebbe potuto essere presa dalla amministrazione precedente, se davvero avesse voluto mettere riparo ad una situazione insostenibile. Dovevamo aspettarci, come già stanno avvenendo, più naufragi, più morti annegati, dei quali dare la colpa a chi ha gettato il sasso nello stagno, cioè Matteo Salvini e questo governo. Reo di essersi ribellato, nel nome di un’Italia stanca e oberata, allo strapotere occulto dei ‘soliti noti’. Ci tacceranno di complottismo, ma non importa. La situazione è stata creata ad arte da chi vuole ridurre l’Italia ad un ghetto a basso costo, come ha già fatto in passato influenzando il cambio lira-euro.

Migranti, scudi umani per qualcuno

Oggi i migranti, alla luce di quanto sta accadendo, e guardando i commenti dei giornali che fanno capo ad una certa proprietà, sono null’altro che scudi umani, sui quali speculare in modo ignobile per scalzare posizioni politiche non altrimenti rimovibili. Il classico sassolino nel ben oliato ingranaggio, il cui lavoro – dell’ingranaggio che sta stritolando la nostra nazione – è iniziato con Ciampi, che ha separato la Banca d’Italia dal Ministero del Tesoro, caldeggiato dallo stesso ministro del Tesoro Beniamino Andreatta. Manovra ormai storica, propedeutica all’avvento dell’euro. Manovra che tolse l’appoggio della Banca d’Italia al Tesoro per l’acquisto dei titoli di Stato invenduti, emessi per finanziare la nazione, e che di fatto tolse all’Italia la sovranità monetaria. Successivamente, appunto, il cambio fatto da Prodi lira-euro, svalutando la lira del 600% – dichiarato dallo stesso Prodi – fece raddoppiare i prezzi e dimezzare gli stipendi. Stavamo ancora riprendendoci a fatica, quando arrivò, dopo Berlusconi, il colpo del coniglio, rappresentato dal governo tecnico di Mario Monti. Il quale, da esperto economista, docente della materia alla Bocconi, applicò un aumento esponenziale dei valori catastali, volendo intenzionalmente colpire al cuore la nostra economia, il bene primario degli Italiani, la casa, visto che da noi l’85% degli Italiani era – ora forse non più – proprietario della casa di abitazione. E visto che l’edilizia costituiva – ora forse non più – il nerbo dell’economia nazionale. I successivi governi Letta, Renzi, Gentiloni, hanno continuato sulla stessa traccia, favorendo la penetrazione straniera nell’orto di casa nostra, in totale dispregio di un sia pur minimo ‘amor di patria’, al grido non di ‘siamo tutti antifascisti’, come si sbrigano ad insegnare ai migranti coloro che li accolgono, il che la dice lunga su chi li accoglie e su chi li propizia; ma di ‘siamo tutti europei’, quando ancora invece, fatta l’Italia, come disse Massimo d’Azeglio, dobbiamo fare gli Italiani. Ci tacceranno di complottismo, ma non importa. Le cose vanno viste in prospettiva, quella creata dal tempo, riunendo i puntini per creare un disegno preciso, come quelli dei giornali di enigmistica. Ridurre in braghe di tela l’Italia, tuttavia, non è facile, dato il carattere nazionale. Ci siamo arrampicati su ben altri specchi, in passato. Così è arrivata l’onda nera, dall’Africa, un continente zeppo e traboccante delle più grandi ricchezze naturali, a cominciare dal petrolio. Ma proprio per questo da sempre sottoposto a sfruttamenti colonialistici, che non s’interrompono neanche negli anni 2000. Mattei fu ucciso per questo motivo, perché voleva sottrarre quelle fonti energetiche a chi fino ad allora aveva fatto il buono e il cattivo tempo. Si disse che a mettere la bomba nel suo aereo privato erano state le ‘sette sorelle’, cioè le più grandi compagnie petrolifere del mondo. In realtà, chi aveva un interesse pressante alla sua scomparsa erano gli Inglesi, a cui aveva fatto le scarpe in Iraq, scalzando la British Petroleum, e la Francia, da sempre desiderosa di acquisire le immense riserve petrolifere libiche. La prova è che più volte il francesi hanno cercato di uccidere Gheddafi, vedi la strage di Ustica e altri avvenimenti successivi. Fino a riuscirci.

Oggi la Francia con Macron vuole tenere l’Italia fuori dalla nazione libica, proprio per interessi petroliferi

Un’altra vittima illustre della capacità politica italiana – definita dagli Inglesi ‘Talento naturale’ – e della altrettanto capace bravura di espandersi nello scacchiere mediorentale, con la sua apparente flemma, ma che mascherava una decisione e fermezza nel perseguire i disegni politici di grande respiro, che avrebbero portato l’Italia ad essere la prima in Europa, fu Aldo Moro, di cui in quest’anno ricorre la prematura scomparsa. Che tutti attribuiscono alle Bierre, ma che in realtà fu operata da chi non aveva interesse che Moro portasse a termine il suo disegno politico ed economico. E non fu, – o almeno non solo per quello – come si disse, per paura che i comunisti arrivassero al governo, cosa che un Berlinguer ormai staccatosi dal PCUS non avrebbe voluto realizzare, almeno nell’immediato. Coloro che tramarono per l’eliminazione di un uomo politico che stava facendo troppo bene per l’Italia, nonostante le minacce esplicite, sono ancora oggi i nostri avversari europei. Giustamente Maria Fida Moro rivela che suo padre fu ucciso perchè voleva un’Europa diversa da quella che oggi siamo costretti a subire. In una sua intervista all’ANSA, così si esprime Maria Fida: “Credo che papà fosse un europeista nel senso mazziniano del termine: credeva in una Europa solidale, neutrale ma non distaccata e credeva che l’Europa dovesse divenire non una confederazione bensì un luogo di accoglienza e di formazione culturale. Purtroppo quello che non e’ successo e che è stato il vero motivo sua uccisione”. Il vero obiettivo, dice ancora Maria Fida, riguardava non solo la distruzione di questo progetto politico, ma anche l’eliminazione dell’unica persona che sapesse portarlo avanti. E allora bisogna chiedersi a chi giova che l’Europa che noi oggi vediamo sia preda delle lobby e delle ‘massonerie’ più o meno occulte? Crediamo di non sbagliare – a rischio, ancora una volta, d’esser chiamati complottisti – attribuendo un forte interesse a questa situazione da parte della Bilderberg; che, nonostante tutto, esiste, anche se molti la vogliono ignorare, e bisogna vedere perché. Anche in Sicilia si negava l’esistenza della mafia. Tra gli appartenenti e presenti alla riunione annuale del Gruppo Bilderberg notiamo diversi uomini politici e imprenditori italiani, fra gli altri, reperibili sul web, Carlo De Benedetti, già finanziatore del PD renziano, che ha di recente rinunziato alla presidenza del gruppo editoriale, comprendente anche La Stampa e Il Secolo XIX, a favore del figlio Marco De Benedetti, affiancato dagli altri due fratelli: il che spiega le copertine e gli articoli contro Salvini e la sua politica.

La realtà è molto più semplice: la mossa di Salvini ha spiazzato il grande regista internazionale, il miliardario ungherese americano ebreo George Soros

Quello che nel 1992 realizzò enormi profitti speculando sulla nostra lira, come lui stesso ha ammesso. E che portò la nostra moneta ad un passo dal baratro. Oggi, con un patrimonio calcolato oltre i 14 miliardi di dollari, dopo aver ricevuto perfino il Premio Terzani, viene definito un ‘filantropo’. Peccato che la sua politica ed il suo enorme potere lo portino ad esser uno dei nemici più aspri di chi la nostra identità di nazione vuole conservare. I suoi progetti partono da molto lontano, come dimostra la sua altrimenti inspiegabile amicizia con Emma Bonino, anche lei nel circo della Bilderberg. Una Emma Bonino fautrice di aborti clandestini – lei stessa dichiarò di averne commessi 10141, clandestini e pericolosi, perché effettuati con una pompa di bicicletta; comunque, uscì dal carcere dopo una settimana – definendo l’aborto un ‘diritto’. Un’operazione che comunque va contro l’unità della famiglia tradizionale, l’unica che oggi possa sostenere una crescita demografica e una solidità politica, culturale ed economica; e della quale invece si vogliono minare le basi con le famiglie ‘arcobaleno’ e con la difesa di pretesi diritti. Oggi Soros, a quanto pare, attacca l’Italia con gli sbarchi incontrollati, minando alla base la stabilità della nostra nazione. Pare che 500.000 migranti o presunti tali siano pronti a venire a sbarcare sulle coste italo-europee. Tante persone non si radunano spontaneamente, perché un giorno hanno deciso di farlo, per venire da noi. È chiaro che alle spalle c’è un’accorta regìa, una componente propagandistica che fa pubblicità e raduna questa gente raccontando frottole. Altrimenti non si spiegherebbe il successo, in termini numerici, di questa operazione di emigrazione di massa. Crediamo di non sbagliare attribuendo anche questo ad un unico regista, George Soros. Oggi i migranti diventano carne da macello, scudi umani da interporre tra lui e Salvini. Per cui aspettiamoci pure altri naufragi di massa, provocati facilmente ad arte dai traghettatori. Dei quali poi accusare Salvini e la sua politica. Intanto la decisione italiana di chiudere i porti sta facendo traballare perfino la Germania, in una Europa che ha subito mostrato la sua poca solidità. Segno del fatto che dietro un paravento molto sottile, ogni nazione coltiva ancora la propria identità. I problemi dell’Africa, che è il paese più ricco al mondo di risorse naturali, si potranno risolvere non andando ad invadere altre nazioni già civilizzate da tempo, portando scompiglio e destabilizzazione; ma soltanto quando gli Africani stessi potranno mettersi a tavola con quelli che ora vogliono tutto per sé, e ne potranno dividere i proventi. Oggi l’Africa è solo una terra di conquista e di sfruttamento. E i ‘neri’, i ‘migranti’, solo scudi umani.

Roberto Ragone

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Sicurezza, terrorismo, migranti, beni sequestrati e contenimento costi di gestione. Intervista esclusiva al prefetto Francesco Tagliente.

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In occasione della consegna del “Premio Castel Gandolfo 2018”, alla presenza del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta aveva parlato di un progetto per il contenimento dei costi di gestione degli immobili in uso alla pubblica amministrazione.

Un progetto portato avanti con i Funzionari della Questura di Roma e condiviso con la Regione Lazio all’epoca in cui Pino Cangemi era Assessore regionale alla sicurezza.

Il prefetto Francesco Tagliente aveva accettato la mia richiesta di intervista ponendo però la condizione di rilasciarla nel corso di un incontro conviviale. Promessa mantenuta. Ci siamo incontrati al ristorante “I Quadri” di Castel Gandolfo. Pranzo e intervista mentre lo chef ci prepara assaggini di prodotti tipici dei Castelli. Un lungo pranzo in compagnia della moglie Maria Teresa con intervista che si conclude nel tardo pomeriggio con un sigaro cubano e un calice di Cognac.

La conversazione inizia con un tema di estrema attualità. L’annunciata imminente presentazione del decreto sicurezza e migranti voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Tagliente esordisce che “la bozza del nuovo decreto sicurezza comprende nuove norme per rafforzare i dispositivi a garanzia della sicurezza pubblica, con particolare riferimento alla minaccia del terrorismo e al contrasto delle infiltrazioni criminali negli appalti pubblici, al miglioramento del circuito informativo tra le Forze di polizia e l’Autorità giudiziaria e alla prevenzione e al contrasto delle infiltrazioni criminali negli enti locali, nonché mirate ad assicurare la funzionalità del Ministero dell’interno”.

L’esordio mi suggerisce di cogliere l’occasione per iniziare l’intervista chiedendo al prefetto Tagliente una sua valutazione sul provvedimento.

Prefetto lei un anno fa, alla vigilia della conversione in legge del decreto Minniti del 2017, nel corso di una intervista rilasciata al nostro Giornale il 25 maggio, ha usato parole severe sulla bozza di quel provvedimento dicendo che senza adeguati strumenti sanzionatori il tutto si riduceva a un mero trasferimento di deleghe dallo Stato ai Comuni. In questi giorni si torna a parlare decreto-sicurezza. Sul tavolo del Consiglio dei Ministri sta per arrivare un nuovo decreto Sicurezza, la cui bozza è già stata presentata. Si tratta del primo provvedimento recante la firma di Matteo Salvini con un intervento massiccio Esprime un giudizio critico anche su questo provvedimento?

Il testo è ancora in via di ultimazione ed è possibile che venga cambiato nel corso del Consiglio dei Ministri prima ancora che in Parlamento. Le disposizioni contenute nella bozza sono molto complesse. Sono comunque cariche di rilevanza sociale e civile con un impatto securitario. Peraltro sono due provvedimenti unificati: quello della sicurezza e quello della immigrazione che prevede anche di restringere la protezione umanitaria, la revoca della cittadinanza e l’estensione della dei procedimenti penali che dovrebbero bloccare la procedura di asilo. Alcune disposizioni potrebbero rischiare la censura alla prima valutazione della Corte Costituzionale.

Se ricordo bene il tema della revoca della cittadinanza le è particolarmente caro. E stato lei ha sollevare la questione della impossibilità di procedere alla espulsione dei terroristi islamici naturalizzati italiani.

Io ho sottolineato l’impossibilità di procedere alla espulsione di due terroristi islamici naturalizzati italiani perché il nostro legislatore non ha contemplato il potere di revoca della cittadinanza a un terrorista straniero diventato cittadino italiano. Una lacuna denunciata dopo l’arresto di due fondamentalisti: uno che stava studiando come preparare il camion per compiere un attentato e l’altro perché indottrinava i bambini sul martirio durante le lezioni di religione. Questa norma è rilevante per la lotta al terrorismo e mi auguro che questa volta passi al vaglio del Parlamento.

È stata mai affrontata dal nostro legislatore la questione della revoca della cittadinanza concessa agli stranieri?

Nel corso delle passate legislature qualche iniziativa c’è stata ma non si parlava di terrorismo. Ricordo che un disegno di legge proponeva la revoca della cittadinanza concessa agli stranieri nel caso di reati gravi come, omicidio doloso, violenza sessuale, pedofilia, riduzione in schiavitù, associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico di droga. Comunque il terrorismo è un problema europeo e, anche in tema di espulsione dei terroristi naturalizzati, richiede un approccio e una risposta comune a livello internazionale

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L’Europa: una candela nel vento

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“Cos’è l’Europa?”, domanda una bambina alla mamma, forse incuriosita da tutto quello che si sente dire in giro al riguardo. Domanda semplicissima e nello stesso tempo difficile da spiegare a una ragazzina di otto/nove anni che si domanda cosa sia veramente l’Europa.

C’è da scommettere che di fronte a una domanda simile, tanti giovani ed altrettanti adulti piombino nel più acuto imbarazzo e non c’è nulla da meravigliarsi se si dice che persino alcuni pseudo “esperti” e commentatori dei vari talk show si troverebbero a disagio a rispondere adeguatamente al riguardo.

L’auspicio sarebbe che “l’Europa”, come tema di studio entrasse a fare parte del curriculum scolastico dei nostri studenti e la tv trasmettesse , al posto di qualche reality dozzinale, dei forum condotti da professionisti e studiosi della materia, evitando politici e giornalisti vari, spiegando il tema “Europa” nei suoi lati chiari e scuri.

Il Miur, anziché preoccuparsi della teoria gender e affini, farebbe cosa buona e giusta se si applicasse anche a questa branca d’istruzione in maniera tale da poter rispondere alla domanda: “Mamma, cos’è l’Europa?”

L’Europa fu un gran bel sogno

L’Europa non è altro che un sogno che fu tanto caro a dei veri leader, come Winston Churchill, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Altiero Spinelli, Jean Monnet ed altri visionari che prendendo atto dell’Europa degli anni cinquanta, dilaniata da una guerra fredda e una minaccia reale per la pace, situazione sfociata poi nella seconda guerra mondiale, decisero di unirsi nell’intento di porre in essere un accordo per unificare i paesi europei e mettere fine alle guerre frequenti e sanguinose tra paesi vicini. Il 25 marzo 1957, riunitisi a Roma, sei membri fondatori , cioè il Belgio, la Francia, la Germania, l’Italia, il Lussemburgo e i Paesi Bassi sancivano la costituzione della CEE.

Progetti ambiziosi in parte disattesi ed in parte elusi

I padri fondatori sognavano in grande. Il Trattato di Maastricht prevedeva:

“Uno sviluppo armonico, equilibrato e sostenibile delle attività economiche, una crescita duratura e non inflazionistica; un elevato livello di competitività e di convergenza dei risultati economici; un livello elevato di protezione e di miglioramento della qualità dell’ambiente, l’innalzamento del livello e della qualità della vita, la coesione economica e sociale e la solidarietà tra gli Stati membri”.

La maggiore parte dei progetti, con il passare dei tempi sono stati elusi e disattesi. Stiamo vivendo una delle clausole tanto care al Trattato di Maastricht, la solidarietà tra gli Stati membri. Si può toccare con mano, nel caso specifico dell’immigrazione, e parlare di solidarietà tra gli Stati membri offende tutto il trattato e dovrebbe far arrossire gli Stati membri.

La CEE è un gran bel sogno abortito

Oggi la CEE ha perso la faccia. E’ come una candela nel vento. Nel linguaggio cabalistico il sogno di una candela è spesso legato a fragilità e mai un’istituzione è stata così fragile come si presenta oggi la CEE. Se non si riforma ritornando al progetto dei suoi fondatori, si spegnerà come “una candela nel vento” per restare su Elton John.

La beffa della “pace duratura”

Qui sta la parte più ingrata da spiegare a quella ragazzina di otto/nove anni: “Perché in nome della pace si riempiono tante bocche?” Innanzitutto l’Unione si prefiggeva di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli . Orbene, ci si domanda, cosa significa promuovere la pace mentre i suoi Stati, come Svezia, Italia, Spagna, Regno Unito, Francia e Germania continuano ad alimentare il mercato delle armi, fra gli altri, verso l’Algeria, la Turchia, l’Iraq, il Pakistan ed il Vietnam? Si può considerare tra i valori di benessere per i popoli la manifattura di armi moderne come quelle che si fabbricano negli Stati europei e cioè: l’ Ungheria, l’Italia, l’Irlanda, i Paesi Bassi, la Norvegia, la Polonia,il Portogallo,la Romania, la Spagna, ed il Regno Unito?

Una tale assurdità sarebbe difficile farla capire ai grandi e diventa impresa impossibile farlo digerire ai piccoli che domani dovrebbero giudicare queste istituzioni.

L’Europa oggi è come una candela al vento e se non si decide per una riforma da cima a fondo sarà destinata a spegnersi inesorabilmente.

Il nostro augurio che ciò non avvenga e persone di buona volontà e capacità vadano avanti il prossimo maggio per riprendere i sogni dei visionari del 1957, fondatori della CEE. e portarli avanti.

Emanuel Galea

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Asselborn, merde alors? Il ministro piuttosto si vergogni e chieda scusa all’Italia!

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Diciamo subito una cosa: il Belgio fa la voce grossa – a sproposito. È un piccolo paese, con 11 milioni e rotti di abitanti, praticamente un quinto scarso dell’Italia. È uno Stato federale, retto da una monarchia parlamentare. Insomma, il contrario della nostra antica democrazia, che non risponde ad alcuna famiglia reale, né per spocchia, né per istituzione. Certamente è un paradiso fiscale, in cui convergono grossi capitali di gente che non vuole appalesarli in patria. Possiamo quindi presumere che lo Stato lucri su basso prelevamento fiscale, e non solo, ma anche sulle grandi quantità di denaro più o meno lecite presenti nelle banche belghe. Non possiamo quindi, sotto il profilo morale e politico, accettare alcuna critica da chi moralmente non si comporta. L’arroganza del ministro Asselborn, poi, supera ogni limite di decenza – in special modo nell’ambiente e nei modi in cui essa si è manifestata.

Evidentemente il ministro pensa ancora di essere ai tempi in cui gli Italiani furono venduti come schiavi al Belgio da un governo indegno, in cambio di carbone

Cioè, ai tempi della disgrazia di Marcinelle. Che i Belgi speculino sui migranti trattati come schiavi è chiaro, anche guardando il bilancio della tragedia dell’8 di agosto del 1956, in cui morirono sottoterra 262 persone. Fra i morti, 136 erano Italiani. Poi ci furono 95 Belgi, otto Polacchi, sei Greci, 5 Tedeschi, 3 Algerini, 2 Francesi, tre Ungheresi, un Inglese, un Olandese, un Russo e un Ucraino. Solo dodici i sopravvissuti. L’incidente fu causato dall’urto di un montacarichi contro una trave metallica che va a squarciare una conduttura d’olio, un cavo elettrico e un tubo dell’aria compressa. Immediatamente il fuoco. Le vecchie strutture in legno e le centinaia di litri d’olio favorirono un incendio che, in mancanza di vie di fuga e di maschere ad ossigeno, ed in presenza di strutture di sicurezza obsolete e insufficienti, portarono alla morte quelle 262 persone, quasi tutte uccise dall’ossido di carbonio. I nostri erano partiti – nell’ambito di un impegno dell’Italia verso il Belgio di fornire almeno duemila minatori a settimana, in cambio di forniture di carbone – con la certezza, da parte del nostro governo, di trovare abitazioni confortevoli. Furono invece ammassati in ex campi di concentramento, senza luce e con un solo bagno per accampamento. In più disprezzati dagli indigeni. Né il nostro governo, pur conoscendo le condizioni di questa povera gente, fece nulla per migliorarle.

Forse l’arrogante Asselblom quando risponde a Salvini si ricorda del bisogno estremo della nostra gente, ancora nel ’56 con le ferite di una guerra disastrosa, con un paese lacerato da una guerra civile che non ha risparmiato né vinti, né vincitori. Forse pensa che dobbiamo ringraziare i Belgi per la carità pelosa che ci hanno fatto, importando mano d’opera a basso costo da ridurre in schiavitù. Come oggi vogliono fare con i migranti africani. Che poi il loro paese invecchi, sono cose che a noi non interessano, e non devono interessare.

Oggi l’Italia grazie a Dio non è più in quella condizione, né ha un governo che baratti i suoi figli per un sacco di carbone, purchessia

Fa male il ministro Asselblom a ricordare quei tempi come una coccarda sul suo petto. Gli schiavisti non hanno alcun merito, quando si comportano come tali, speculando sul bisogno di chi ha abbandonato famiglia, mogli, figli, patria, con la speranza – delusa – di una vita migliore. E che questa vita ha poi dovuto lasciare nei meandri di un sottosuolo nero e senz’aria. È a questo che si riferisce Asselblom, quando dice che i nostri compatrioti sono andati a lavorare in Belgio per dare da mangiare ai propri figli in Italia? Bè, dovrebbe soltanto avere vergogna di quei tempi. Dovrebbe seppellirli sotto diversi metri di terra, decine, centinaia, per la precisione 975, come sono rimasti sepolti i minatori barattati dall’Italia – anche questa una vergogna inammissibile. Che senza il disastro di Marcinelle non sarebbe venuta alla luce.

Quindi ad un “Merde alors” indirizzato inopportunamente e con maleducazione al nostro ministro Salvini, rispondiamo con un “Vergogna” senza riferimenti coprofili, ad un personaggio che dovrebbe per lo meno chiedere scusa all’Italia. E non solo per quella frase imperdonabile, soprattutto perché preceduta da un rinfaccio – allo scopo di ricordare l’elemosina che il Belgio fece all’Italia – pronunciata come se invece che in un ambito internazionale, fosse stato al bar con gli amici il sabato sera, dopo una birra di troppo. I minatori rimasti in Belgio dopo quella catastrofe, per lo più malati di silicosi e col fiato corto, non dimenticano. Non amano l’Italia, perché, dicono, “L’Italia non ci ama. Si ricordano di noi solo per le elezioni, quando ci mandano la propaganda elettorale.” Comunque la si guardi, questa è una brutta pagina della nostra storia più recente. Stia zitto quindi, il ministro Asselblom, e la sua “merde” la indirizzi piuttosto a qualcuno nel suo paese, se è ancora in vita, che inventò l’abominio della tratta dei minatori italiani – ognuno dei quali valeva 15 chili di carbone al giorno. Ma in cambio, dava la vita.

Roberto Ragone

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