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Costume e Società

Polizia di Stato, calendario 2018 a sostegno dei più deboli

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Alla presenza del Ministro dell’Interno, senatore Marco Minniti e del Capo della Polizia, Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Franco Gabrielli, è stato svelato il 27 novembre presso la sede della Business School dell’Università LUISS di Roma, Villa Blanc, l’edizione 2018 del calendario della Polizia di Stato. A fare gli onori di casa il direttore generale della Luiss Giovanni Lo Storto. Per Unicef era presente il portavoce dell’organizzazione Andrea Iacomini, per l’agenzia Contrasto il presidente della Fondazione Forma per la fotografia, Roberto Koch.

 

L’evento si è aperto con la proiezione di un video che descrive la realizzazione degli scatti da parte dei fotografi. Tutto il lavoro che è stato fatto per realizzare gli scatti e raccontare “La straordinaria umanità delle donne e degli uomini della Polizia di Stato” come ha scritto il prefetto Gabrielli nel suo messaggio di presentazione del Calendario.

Nel corso della cerimonia la giornalista Emma d’Aquino, conduttrice del Tg1 delle 20, ha moderato gli interventi degli ospiti e di tre dei dodici fotografi che hanno realizzato le tavole del Calendario. Testimonial in sala l’attore Claudio Gioè che, nella fiction televisiva “Sotto Copertura”, ha interpretato la figura del commissario Michele Romano, ispirato alla figura di Vittorio Pisani, l’autore dell’arresto del boss della camorra Michele Zagaria.

Sul palco l’attore ha letto un testo del magistrato nonché scrittore e sceneggiatore Giancarlo De Cataldo, che ha svolto un breve intervento per l’occasione. Gli scatti sono stati affidati ad undici giovani fotografi professionisti dell’Agenzia Fotografica “Contrasto”i quali hanno messo a disposizione la propria sensibilità artistica per rappresentare il delicato ruolo degli uomini e delle donne della Polizia di Stato in veri scenari operativi. Fotografi tra i trentadue e i quarantasette anni che hanno voluto puntare i propri obiettivi verso coloro i quali, tutti i giorni, in maniera anche silenziosa offrono la propria dedizione e professionalità per garantire il pacifico vivere quotidiano.

 

Offrire una possibilità per i giovani e per i più deboli, questo è anche il messaggio intrinseco di questo calendario

Anche quest’anno, infatti, la realizzazione del calendario della Polizia di Stato ha trovato la partnership di Unicef ed il ricavato della vendita sarà destinato al Comitato italiano per l’Unicef Onlus per sostenere il progetto “Italia – Emergenza bambini migranti” per i cd. minori non accompagnati. Degli oltre 25.846 bambini e adolescenti sbarcati sulle coste italiane nel 2016, infatti, oltre 6.500 sono arrivati soli, non accompagnati.

Da un anno, per la prima volta, l’Unicef sta lavorando in Italia per assicurare a tutti i bambini migranti e rifugiati l’accesso a servizi equi, tempestivi e di qualità che garantisca loro protezione, cure ed inclusione sociale. Grazie alla consolidata collaborazione con Unicef dal 2001 ad oggi sono stati complessivamente raccolti più di 2 milioni di euro e completati diversi progetti, di cui alcuni a sostegno dell’infanzia e contro lo sfruttamento dei minori in Cambogia, Benin, Congo, Guinea, Repubblica Centro Africana. Solo nel 2017 sono stati raccolti più di 151.000 euro che sono stati devoluti per sostenere in Libano – il progetto “Youth and Innovation” finalizzato a promuovere, nel paese, l’integrazione sociale ed economica dei giovani a rischio. E non solo. Il Comitato italiano per l’Unicef, per la prima volta, donerà anche 8.000 euro del ricavato al Fondo Assistenza Polizia di Stato per offrire assistenza agli orfani del personale della Polizia di Stato e al personale colpito da gravi malattie.

 

Per l’edizione del 2018, il calendario della Polizia di Stato ha introdotto una assoluta novità artistica. Uno degli scatti che corredano l’iniziativa è stato individuato attraverso un concorso fotografico a cui hanno partecipato molti poliziotti i quali hanno voluto rappresentare la propria dimensione professionale attraverso lo strumento della fotografia. Non solo la mano e l’occhio di esperti fotografi ma anche l’intuito fotografico di un poliziotto ha permesso di realizzare uno straordinario lavoro artistico che anche per il prossimo anno permetterà di rappresentare nella sua interezza e nella sua diversità la Polizia di Stato.
A partire dal 27 novembre, quindi, tutti i cittadini possono acquistare online sul sito www.unicef.it nella sezione “Regali e prodotti” il calendario da parete al costo 8 euro e il calendario da tavolo al costo di 6 euro.

 

Gianfranco Nitti

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Claudio Simonetti, il “complice” di Dario Argento a “Ci vediamo a via Veneto”

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Sabato 15 febbraio alle 18 Claudio Simonetti sarà ospite della trasmissione in diretta dall’Harry’s Bar “Ci vediamo a via Veneto” condotta dalla giornalista Chiara Rai per un’intervista da non perdere.

Suspiria, Pheanomena, Non ho sonno, Profondo Rosso questi alcuni dei titoli delle colonne sonore scritte da Claudio Simonetti per i film di Dario Argento. Ma anche Tenebrae, Phenomena, Dawn of The Dead, Zombi, Demons per un percorso discografico, quello dei Goblin, iniziato nel lontano 1973, che li ha visti salire alla ribalta con la musica di Profondo Rosso che ha stabilito, con il singolo 45 giri, l’ancora ineguagliato record di permanenza consecutiva al primo posto della Hit Parade Nazionale. Una formazione, quella dei Goblin che ha segnato un percorso indelebile per il rock progressive italiano e che ancora oggi, dopo 45 anni, vede Claudio Simonetti con suoi Goblin, band in versione rinnovata, girare il mondo nelle tante tournée dove registrano sempre il tutto esaurito.

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A.A.A. cercasi Parrocchia dove si celebra messa senza strimpellatori di chitarra & affini

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Oggi non si parla che delle crisi. Domina la crisi economica, quella finanziaria e quella occupazionale, però quella demografica non è da meno. Ultimamente hanno inserito nel paniere delle crisi, anche quella “green”. E al di là del biondo Tevere qualcuno fa cenno ad una crisi di fede.

In questa dissertazione si vuole parlare, anzitutto, del decadimento indotto della liturgia domenicale e si può tranquillamente asserire, sia concausa della mancata partecipazione di tanti fedeli a quella che dovrebbe essere “una sacra liturgia Eucaristica”. Si legge in “Vivere il silenzio nella liturgia” di Pascal Destheux, licenza in teologia all’Università di Friburgo, attualmente vicario episcopale del cantone di Ginevra: “Nel contesto liturgico, il silenzio è quel luogo dell’anima dove ognuno resta solo col suo Signore. Il silenzio liturgico rinvia immancabilmente a quell’interiorità, mia, ma più grande di me, Dio mi invita. Il silenzio liturgico è dunque come un incrocio spirituale”.

Come fa, il malcapitato fedele, che vuole partecipare alla S. Messa domenicale o festiva, a riconciliare la sua anima, rimanendo solo con il suo Signore e contemporaneamente estraniarsi dagli strimpellatori di chitarre da spiaggia con il loro, dum- tram -trim , l’alleluja rock e dello shalom- shalom pop?

Che sia ben chiaro, qui nessuno ha niente contro la chitarra, al contrario, piace molto la musica per chitarra, in particolare quella di Francisco Tarrega, la Granada di Albéniz, specialmente se suonate dal maestro Andres Segovia. Non dispiace ascoltare il Concierto de Aranjuez suonato da Joaquin Rodrigo. Si ascolta ben volentieri Los Indios Tabajaras quando suonano El Condor Pasa oppure Le Foglie Morte o Maria La O. Ciò nonostante non si può mai accettare che siano suonate durante la liturgia Eucaristica.

“La S. Messa è memoriale nel senso che rende presente ed efficace sull’altare, in modo incruento, il sacrificio che Cristo, in modo cruento, ha offerto al Padre sul Calvario per la salvezza di tutti gli uomini.” Così insegna la dottrina!

Come si può suonare la chitarra , ballare il tuca tuca e battere le mani quando si commemora un sacrificio cruento? Perché tanta resistenza al canto gregoriano, la polifonia sacra e altra musica spirituale che invita al raccoglimento anziché alla distrazione?

Con l’avvento del Concilio Vaticano II, al tramonto di giovedì 29 giugno 1972, durante la celebrazione della messa , solennità dei SS. Pietro e Paolo, alla presenza di una moltitudine di fedeli, Paolo VI, ora santo, profetizzava: “da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”. Mai parole furono così profetiche!

Solamente, la profezia di Paolo VI difetta in un particolare. In effetti non c’è stata una semplice fessura, no, purtroppo c’è stata una voragine. Il decadimento lo dimostrano le sfilate di moda in chiesa e le nozze simulate; il prete a Pinerolo che rifiuta di recitare il credo perché tra i fedeli nota che ci sono persone non di fede cattolica, il prete che sbanda mentre il suo vescovo gira i pollici .

Il decadimento si propaga come un virus contagioso e ne è evidenza in: “la messa per la terra” celebrata dal neo cardinale Czemy a Santa Maria In Transportina, con tanto di slogan indigenisti, immagini di donne che allattano animali e statue di idoli sull’altare davanti al Santissimo.
Storie come queste a non finire, come quella banalmente giustificata con “Il Signore accoglie tutti”, uscita dalla bocca del vescovo Delpini di Milano davanti all’esecrabile pseudo opera d’arte dell’altare della chiesa di Gallarate, composta da sculture di teste mozzate dalla Madonna della Pietà all’imperatore gay, Adriano.

Episodi esecrabili del genere si possono raccontare a iosa e tanti sfuggono al comune fedele. Non sfugge però il decadimento , a chi resiste di partecipare alla messa rock o pop o ye ye domenicale, sempreché sia dotato di spirito di sopportazione, di resistenza a quei battiti di mani, scomposti ed irriverenti da curva sud, assistendo a quelle signore pie che ancheggiano ogni volta che si intona “l’Alleluia” e il “Gloria”.

L’armonium o Organo a Canne messo a tacere , un gruppo di ragazzi e adulti , strimpellatori in erba, attaccano con il loro cacofonico trim trim, mentre tamburi e tamburelli , banjo, pifferi ed affini irrompono impetuosi sui fedeli intontiti.

Qualche fedele non resiste, si alza e lascia la chiesa. Il parroco sull’altare gongola, fiero e soddisfatto, il coro delle “pie” alza il timbro di voce e a questo punto, solamente qualche vecchio, che togliendosi l’apparecchio auricolare e ripiombando nel silenzio, può ritrovare quel luogo dell’anima per restare solo col suo Signore.

Che sia permesso chiudere questa dissertazione con una citazione estratta da un immaginaria “Petizione al Padre Nostro”, dello stesso scrivente, raccomandando vivamente a S. Pietro di non lasciarsi sorprendere dal sonno come quella volta nell’orto del Getsemani. Deve sapere, scrive l’autore, “ che in agguato ci saranno tanti strimpellatori di chitarra, soffiatori di pifferi, battitori di bongo e banjo, tutti pronti a sgattaiolare dentro non appena si presenta l’occasione. Vi raccomando”, continua lo scrittore, “ non li fate entrare perché vi rovineranno tutto.

Chi ancora crede nel silenzio, nella meditazione, nel colloquio intimo con il Santissimo durante la celebrazione dell’Eucaristia, specialmente la domenica, deve andare in giro per cercare una chiesa dove si possa pregare in pace senza distrazioni ed intrattenimenti vari.

Chi di dovere,avendo autorità e responsabilità, potrebbe richiamare i parroci facendogli fare corsi di aggiornamento, istruendo loro che la liturgia Eucaristica non è un intrattenimento domenicale a ritmo di “ disco music”.

L’augurio è che qualcuno si muova così il gregge disperso potrà ritornare all’ovile.

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Rachele Mussolini a “Ci vediamo a via Veneto”: un’intervista esclusiva dal locale più esclusivo della Capitale

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Rachele Mussolini, figlia del celebre pianista jazz Romano Mussolini, nipote di Benito Mussolini, sorella di Alessandra ed Elisabetta e mamma di due bambine. Consigliere comunale a Roma per Fratelli d’Italia, vice presidente della Commissione Controllo, Garanzia e Trasparenza di Roma Capitale.

Rachele Mussolini ospite a “Ci vediamo a via Veneto” sabato 8 febbraio 2020 alle 18 in punto per la trasmissione in diretta web condotta tutti i sabati alle 18 dalla giornalista Chiara Rai dall’esclusiva location dell’Harry’s Bar di via Vittorio Veneto, il locale della Dolce Vita per antonomasia.

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