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Cronaca

Il profilo professionale degli operatori addetti alla ricezione delle richieste di soccorso pubblico: Intervista al prefetto Francesco Tagliente

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Tempo di lettura 6 minuti L’Osservatore d’Italia arricchisce così la serie dei servizi dedicati “Al 113 con tanto amore”

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L’Osservatore d’Italia con questa importante intervista al prefetto Francesco Tagliente, storico dirigente della Sala Operativa della Questura di Roma già Questore di Roma e prefetto di Pisa, arricchisce la serie dei servizi dedicati “Al 113 con tanto amore”. Per rendere omaggio al 113, un “personaggio” istituzionale molto famoso non solo per aver servito per circa 50 anni tutti i cittadini che lo hanno chiamato per esigenze di soccorso pubblico o di pronto intervento, ma anche e soprattutto per essere stato uno dei primi numeri telefonici unici al mondo per la ricezione delle segnalazioni e richiesta di soccorso pubblico e do gestione delle emergenze, L’Osservatore d’Italia ha ritenuto di intervistare nuovamente al prefetto Francesco Tagliente, storico dirigente della Sala Operativa della Questura di Roma, già Questore di Roma e prefetto di Pisa.

Il contributo del prefetto Tagliente ci consente di saperne di più sul profilo professionale richiesto agli operatori del centralino di soccorso pubblico e sulla strategia adottata per rendere il servizio 113 un modello di riferimento capace di garantire una risposta mediamente entro 6 secondi.

 

Prefetto Tagliente lei ha definito il 113 come un termometro dei rapporti di integrazione sociale, uno dei pilastri fondamentali della sicurezza delle persone e delle città. Ha sostenuto anche che uno dei punti focali dell’attività del 113 è Il fattore umano. Ci spiega meglio?

Facciamo intanto una premessa dando per scontati, una immediata accessibilità al servizio di soccorso pubblico, la disponibilità degli operatori e una professionalità da parte degli stessi idonea a garantire una risposta il più rispondente possibile alle aspettative. Ciò che qualifica lo standard di sicurezza di un intervento in emergenza non è soltanto il livello tecnico raggiunto dagli strumenti utilizzati, ma anche il fattore umano che ne determina la scelta sulla base del livello di professionalità, dell’esperienza e, soprattutto, della capacità di ascolto, ricettività e duttilità dell’operatore che riceve la chiamata da parte del cittadino in difficoltà. Di fronte ad una gamma infinita di sentimenti e stati d’animo che vanno dalla paura all’angoscia, dalla rabbia alla disperazione, dalla vergogna alla frustrazione, l’operatore del Servizio di emergenza deve saper gestire con assoluta professionalità una forma di comunicazione del tutto peculiare, in quanto unicamente verbale, strettamente finalizzata alla comprensione e risoluzione di un problema nel minor tempo possibile. Il rapporto con il cittadino in situazioni di emergenza richiede empatia, capacità di instaurare una relazione immediata e mantenerla in costante vicinanza emotiva, di comunicare fiducia e credibilità mentre si sceglie e si fornisce il supporto adeguato sulla base delle risorse disponibili.

 

Ci sta ripetendo che il fattore umano è uno dei punti focali dell’attività degli operatori addetti alla gestione delle richieste di soccorso pubblico e di pronto intervento in emergenza? Sto ribadendo, perché la ritengo una delle priorità, che l’operatore del centralino di soccorso pubblico deve effettuare scelte che richiedono grande professionalità e conoscenza di mezzi, luoghi e risorse materiali ed umane, mentre mantiene vitale e utile un delicato e fondamentale equilibrio tra atteggiamenti e modalità di comunicazione tra loro spesso conflittuali quando non anche diametralmente opposte. Deve far valere una posizione di autorevolezza fondata sul suo ruolo senza assumere atteggiamenti autoritari o valutativi; deve instaurare un rapporto partecipativo senza omologarsi e senza perdere la guida della comunicazione; deve mostrare professionalità senza cadere in tecnicismi; deve rassicurare senza creare false aspettative; deve assumere informazioni ma non atteggiamenti inquisitori; deve infondere calma senza minimizzare; deve riconoscere alla persona il diritto di vivere anche gli eccessi della sua paura ma fornirle istruzioni che ne favoriscano il controllo; deve contenere emozioni e disagi dell’interlocutore e nel contempo rispettare il suo stato d’animo. Per evitare che la contrapposizione di posizioni simmetriche inneschi e incrementi emozioni negative che impedirebbero una completa e lineare acquisizione di informazioni necessarie ad un intervento adeguato al problema reale, la flessibilità intellettiva e il mestiere dell’operatore sono le basi necessarie per poter instaurare con il cittadino una relazione di tipo “one down, one up“ (ad esempio, di fronte ad un utente impaurito e confuso, un atteggiamento rassicurante piuttosto che inquisitorio o esitante).

 

In pratica lei sostiene che a questo operatore viene richiesta una specifica esperienza operativa e flessibilità intellettiva?

Io penso che sia da pretendere che l’addetto al centralino di soccorso pubblico sia da selezionare tra le persone capaci di coniugare il fare, in base al proprio vissuto operativo su strada, con in sapere, acquisito dalla conoscenza delle scienze comportamentali. Non avendo disponibili importanti elementi di valutazione della comunicazione, a partire dall’interpretazione del pur complesso linguaggio del corpo fino a quella della mimica del volto, assumono un particolare rilievo quegli “indici vocali” che costituiscono la qualità della comunicazione, come il tono e la frequenza di alti e bassi della voce, la sua intensità e volume, il timbro. Per il medesimo limite tecnico, nella gestione del flusso della comunicazione assume una rilevanza fondamentale la gestione dei tempi del dialogo, come il dosare le pause in maniera efficace, la velocità e la continuità della conversazione, la sua stessa durata. Si tratta, quindi, di un ascolto attivo che implica una serie di abilità relazionali per compensare quella limitazione di informazioni che deriva dal suo essere limitata ad un processo verbale, quali: il riuscire a identificare (e verbalizzare) le emozioni, lo stato di bisogno e le aspettative dell’interlocutore verso il quale si dovrà assumere una funzione di specchio; il sapere porre le domande giuste e nel modo corretto, utile e mai negativo; la capacità di trasmettere messaggi in prima persona, modulando le proprie sensazioni per fornire incoraggiamenti. Occorrerà, ad esempio, modellare la comunicazione sulla deduzione delle caratteristiche socio-culturali del cittadino che rappresenta una esigenza, operando il riconoscimento e il rispetto di norme di status per evitare l’uso improprio di allocutivi che potrebbero determinare chiusura e allontanamento da parte di determinati interlocutori (ad esempio il “tu” o il “signor”): se tale operazione ottiene riscontro, sarà possibile giungere ad un linguaggio condiviso.

 

Ma se il numero degli operatori è insufficiente rispetto alle chiamate come fare?

La notte dell’emergenza neve al centralino di soccorso pubblico 113 di Roma sono giunte 24.000 segnalazioni e richieste di soccorso pubblico. La professionalità e le capacità tecniche di gestione e coordinamento delle risorse materiali ed umane da parte dell’operatore hanno un ruolo determinante nel caso di eventi di notevoli dimensioni che, inevitabilmente, comportano la necessità di gestire contemporaneamente un notevole numero di chiamate e di stabilire scale di priorità con estrema rapidità. Mantenendo comunque un atteggiamento di apertura e disponibilità nei confronti di tutti coloro che si rivolgono al Servizio per segnalare l’evento, le priorità dovranno essere rivolte soprattutto a selezionare i soggetti apparentemente più affidabili ai fini della raccolta delle informazioni o testimonianze più utili rispetto ad altre meno determinanti ai fini della risoluzione dell’emergenza e trattazione successiva delle sue conseguenze. In un contesto così delicato e complesso, l’operatore deve infatti assolvere a una molteplicità di funzioni finalizzate alla risoluzione del problema nel minor tempo possibile, ad ottenere informazioni utili, a trasmettere all’interlocutore la sicurezza di aver identificato il problema e attivato il processo di intervento, a valutare il rischio per la vittima e per gli operatori che la stanno raggiungendo nel teatro di un crimine, a gestire con fermezza e prontezza l’imprevedibilità e l’emergenza di situazioni che vanno dagli incidenti stradali alle segnalazioni di reati in atto, dalle segnalazioni false a possibili atti o intenti suicidari. Il tutto nella consapevolezza che, anche comuni emozioni umane, se lasciate senza risposta o cura, possono condurre a comportamenti negativi che possono a loro volta produrre danni ulteriori se non maggiori dell’evento stesso.

 

Come è possibile trovare persone con questi requisiti?

Un’altra importante area di intervento, individuata nel corso del 2007, legata alla considerazione dell’operatore del 113 come elemento determinante per la professionalità del servizio, è quella inerente la specializzazione del personale addetto al 113. Nella consapevolezza della delicatezza e complessità del ruolo, la Questura di Firenze ha sottoscritto un protocollo d’intesa con la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Firenze per l’organizzazione, a cadenza periodica, di uno stage di formazione in psicologia della comunicazione per i poliziotti in servizio al 113, nonché per il gli operatori delle “volanti” e per i poliziotti di quartiere, con la docenza di quattro psicologi: il Direttore Tecnico Principale Psicologo della Polizia di Stato Dott.ssa Carla Cignarella, la Dott.ssa Silvia Calzolari Psicologa Criminologa esperta nella Comunicazione di massa e consulente del Ministero di Giustizia, la Prof.ssa Enrichetta Giannetti e il Prof. Stefano Taddei della facoltà di Psicologia dell’Università di Firenze. Questo progetto di formazione, poggiava sul presupposto di dover offrire agli operatori di polizia addetti a questo settore, dotati già di una professionalità molto elevata, di strumenti e spunti di riflessione per gestire gli aspetti relazionali ed emotivi nel rapporto con l’utente-cittadino ed è anche espressione di una volontà di apertura e di collaborazione rispetto istituzioni prestigiose come l’Università . Sempre sul versante della formazione sono stati organizzati una serie di incontri con le interpreti in servizio presso la Questura, per fornire un ulteriore e fondamentale supporto professionale agli operatori di polizia in una città come Firenze, ad alta frequentazione di turisti e studenti stranieri, utenti che necessitano di particolare attenzione in quanto si muovono in un contesto urbano a loro estraneo o comunque non familiare e dunque maggiormente vulnerabili.

di Chiara Rai

Si Ringrazia il Prefetto Francesco Tagliente per l’intervista rilasciata all’Osservatore d’Italia

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Bologna, nuova vita per l’ex bocciofila: inaugurata la nuova palestra popolare

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Un nuovo spazio polivalente in grado di ospitare attività sia di carattere sportivo che culturale

Ieri pomeriggio, il sindaco di Bologna Matteo Lepore, accompagnato dall’assessora allo Sport Roberta Li Calzi e dall’assessore ai Lavori Pubblici Simone Borsari, ha inaugurato la nuova palestra polivalente del centro sportivo Barca, in via Sanzio 6/3, nell’ambito della settimana al Quartiere Borgo Panigale-Reno.

La nuova palestra popolare Barca

La costruzione della sala polivalente accessibile, pensata per attività di inclusione attiva attraverso l’arte, la cultura e l’attività motoria per fasce giovanili svantaggiate è stata realizzata all’interno del centro sportivo, uno dei più importanti poli di aggregazione cittadina, attraverso la demolizione e ricostruzione di un edificio in stato di abbandono, l’ex bocciofila.

Il progetto è stato finanziato nell’ambito del Pon Città metropolitane 2014-2020

L’ex bocciofila, che era ormai un capannone adibito a deposito, è stata demolita per realizzare un nuovo spazio polivalente in grado di ospitare attività sia di carattere sportivo che culturale. Il finanziamento prevedeva infatti la riqualificazione e rifunzionalizzazione di edifici per ospitare attività associative, stimolare l’innovazione sociale e l’inclusione attiva, attraverso la cultura e lo sport, in aree periferiche in cui sono presenti fenomeni di degrado sociale.
L’incarico di progettazione è stato affidato a novembre 2021 allo studio Aleandri Project & Consulting srl di Roma. Il Progetto definitivo è stato approvato a maggio 2021 e il progetto esecutivo è stato approvato il 2 dicembre 2021 per un importo complessivo di 1.345.874,69 euro.

I lavori sono iniziati il 23 maggio 2022 con la demolizione del capannone

Il polo sportivo è immerso nell’area del parco, si collega perfettamente con le aree limitrofe e funge da cerniera di collegamento tra la zona verde e il laghetto utilizzato per la pesca sportiva. Gli utenti sono così circondati da elementi naturali quali acqua e verde, che entrano in contatto visivo con l’interno dell’edificio mediante l’utilizzo di ampie vetrate. Al piano terra è stato realizzato uno spazio adibito a palestra per attività sportive non agonistiche o per attività di carattere culturale, con annessi i servizi, e al primo piano alcuni uffici annessi alle attività.

Caratteristiche tecniche

Le scelte relative alle tecnologie e ai materiali utilizzati sono state effettuate nell’ottica di garantire un elevato livello di affidabilità in termini qualitativi, prestazionali e di durabilità nel tempo. Il coperto in legno lamellare a vista nella palestra costituisce un elemento architettonico e allo stesso tempo è un elemento di isolamento acustico e termico.
L’isolamento termico delle pareti è costituito da pannelli in fibre di legno naturale, i pavimenti della palestra sono in Pvc.
L’edificio risponde ai requisiti di alta prestazione energetica con una classificazione energetica A+. Sono installati pannelli fotovoltaici e gli impianti per il riscaldamento sono costituiti da pompe di calore.

Volume edificio demolito: 3.882,47 m3
Volume edificio costruito: 2.634,55 m3
Superficie circa 500 mq.

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Milano, arte urbana: un murale per sensibilizzare su sport e lotta alla meningite

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L’opera è stata realizzata sulla facciata di un edificio in viale Toscana 9

Lo skyline di Milano si arricchisce con un murale che unisce la bellezza dell’arte a un importante messaggio di sensibilizzazione. È ‘Limitless’, opera ideata e realizzata da SMOE Studio sulla facciata di un edificio in viale Toscana 9 con il contributo non condizionante di Sanofi. Il murale raffigura uno sciatore paralimpico che porta sul casco i colori della Bandiera della Lotta alla Meningite e veicola valori fondamentali dello sport, come il coraggio di superare sé stessi e i propri limiti.

“È un progetto straordinario- ha detto Lara Magoni, sottosegretaria allo Sport e ai Giovani per Regione Lombardia- Solo la conoscenza può anticipare ciò che può causare una patologia come la meningite. Lo facciamo attraverso l’arte, con immagini importanti di coloro che riprendono in mano la propria vita dopo la malattia”.

Emblema di questo concetto è Andrea Lanfri, ex atleta paralimpico due volte argento nella staffetta 4×100 prima ai Mondiali di Londra nel 2017, poi ancora l’anno dopo agli Europei di Berlino. Lanfri ha contratto la meningite nel gennaio del 2015, a 29 anni, ma l’amputazione delle gambe non gli ha impedito di tornare a fare ciò che più amava: correre e scalare pareti rocciose. “Non sapevo nulla di questa malattia- ha raccontato Lanfri, presente alla conferenza di presentazione di ‘Limitless’- Me lo spiegarono in ospedale, una notte. Da lì in poi ho scoperto pian piano tutte le sfide che la malattia mi avrebbe messo davanti. E le ho affrontate, quelle sfide. All’inizio quasi per ripicca nei confronti della meningite, poi ho deciso di fare esattamente l’opposto di ciò che la malattia avrebbe voluto impormi. Puntava a fermarmi. Invece io sono andato oltre. Lo sport in questo senso è stato importantissimo per me, è stato un mezzo per fare cose che io stesso non avrei mai creduto di realizzare”.

Ha sposato in pieno questa visione la sottosegretaria Magoni: “Lo sport è l’unico strumento di inclusione e aggregazione che usiamo in ogni situazione. In questo caso si accompagna al messaggio della prevenzione, perché è quella che ci salva la vita”.

‘Limitless’ è la prima di cinque opere che rientrano nel progetto di arte urbana ‘Nulla Virtus’ di SMOE Studio per la città di Milano. Ha il patrocinio del Municipio 4 e del Municipio 5 ed è supportata da Brand For the City come advisor. “Lo sport è l’arte dell’anima e del corpo- ha affermato l’artista che ha partecipato alla realizzazione del murale- Abbiamo voluto restituire questo immaginario attraverso una narrazione che ha come tela la città stessa. In ‘Limitless’ abbiamo utilizzato i colori della bandiera della lotta alla meningite: il giallo, il viola e il blu. Questo messaggio di sensibilizzazione rende il nostro lavoro ancora più significativo”.

La scelta non è stata casuale

La bandiera è infatti il simbolo di unione e speranza globale lanciato da Sanofi a fine2023. È stata realizzata in collaborazione tra la Fondazione perla Ricerca sulla Meningite (MRF) e la Confederazione delle Organizzazioni per la Meningite (CoMO) – di cui fa parte il Comitato Nazionale contro la Meningite ‘Liberi dalla Meningite’ – e i paralimpici Davide Morana, Ellie Challis e Théo Curin. Il disegno rappresenta il desiderio di proteggere e sostenere i pazienti, la volontà di sconfiggere la malattia e ancora la comunità che lotta contro la meningite. Non solo i pazienti, quindi, ma anche i loro caregiver e le organizzazioni che li supportano.

“Per sconfiggere la meningite è fondamentale migliorare la sua conoscenza tra i cittadini, soprattutto se giovani- ha sostenuto Mario Merlo, General Manager Sanofi Vaccini Italia&Malta- Siamo stati felici di aderire a questa iniziativa di sensibilizzazione che lega un valore importante come quello della prevenzione a quello dello sport. Agire in modo corale per incidere nella lottacontro la meningite è indispensabile. Sanofi è da sempre impegnata in questo ambito. Supportare la realizzazione di quest’opera dedicata alla città di Milano e alla sua valorizzazione è un ulteriore passo in avanti nel percorso già avviato con la bandiera per unire tutti nella lotta contro la patologia”.

La meningite colpisce ogni anno oltre 2,5 milioni persone nel mondo di qualsiasi età e registra un tasso di mortalità pari al 10%

Tra coloro che riescono a guarire, circa il 20% deve convivere con complicazioni gravi e a lungo termine come anche lesioni cerebrali e amputazioni degli arti colpiti. “Bisogna lanciare un messaggio forte e chiaro. Il mio desiderio, durante la malattia, era tornare alla mia vita, alle mie passioni- ha ricordato Andrea Lanfri- Dare la mia testimonianza ad altre persone che hanno vissuto o stanno attraversando la mia stessa esperienza mi ha dato una spinta in più. Mia madre all’inizio mi disse che non avrei mai più scalato una montagna e io d’istinto le risposi ‘Chi te l’ha detto?’ Quando poi le annunciai che sarei andato sull’Everest prima non mi credette, poi mi domandò perché volessi farlo. Ricordo di averle ribattuto, scherzosamente, ‘Per dimostrare che quel giorno ti sbagliavi'”.

Non arrendersi neanche di fronte a problemi che sembrano insormontabili è la chiave di lettura da usare quando si guarda il gigantesco murale appena inaugurato e che ci avvicina all’evento più atteso nel capoluogo lombardo, le Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano-Cortina. “Ci avviciniamo sempre di più alla data di avvio dei Giochi- ha detto la sottosegretaria Magoni con un sorriso- Questo progetto vuole essere un inno alla vita attraverso immagini che ci accompagneranno fino alle settimane di gara, ricordandoci tutte quelle persone che scenderanno in pista superando proprio le difficoltà e gli ostacoli che hanno caratterizzato il loro percorso di vita”.

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Il neo presidente finlandese Stubb a Firenze per dimettersi da direttore della School of Transnational Governance

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A pochi giorni dal suo insediamento ufficiale (1° marzo), il neo eletto Presidente della Repubblica finlandese, Alexander Stubb. è volato a Firenze per definire la chiusura del suo rapporto di docente e direttore, dal primo maggio 2020, della School of Transnational Governance, istituto, con sede a Firenze, inserito nell’Istituto Universitario Europeo, EUI, con sede a Fiesole.
Stubb, incontrando docenti, studenti ed invitati, ha svolto quella che può definirsi una lezione di saluto, definendo il periodo trascorso in Toscana come i migliori anni della sua vita e considerandosi orgoglioso di quanto aver realizzato a scuola, insieme a tutta la struttura dell’istituzione, esprimendo gratitudine per l’opportunità di aver fatto parte di qualcosa di nuovo, simile a una impresa innovativa.
Nell’intervento di commiato, inframmezzato da qualche battuta scherzosa, ha svolto anche una riflessione su come il mondo era configurato nel 1989, anno in cui lui studiava negli USA, e che segnò la fine della guerra fredda, suscitando speranze, mentre, attualmente “si vive un periodo di maggiore disperazione: ci sono due grandi guerre in corso e numerosi conflitti minori. La storia non si è fermata, e non tutti i paesi si sono indirizzati verso una democrazia liberale”. Per Stubb gli studenti del nostro tempo si trovano ad affrontare una “missione molto più grande” nel mondo rispetto a quella che aveva lui all’epoca, evidenziando che se gli studenti stessi si sentono scoraggiati vuol dire che gli insegnanti non hanno ben trasmesso il messaggio che sono loro studenti a poter cambiare la situazione, invitandoli a non semplicemente sperare ma anche ad agire, con un impegno nei settori della società loro più congeniali.
A chi gli chiedeva quali possano essere le tre priorità del suo mandato, Stubb ha risposto che sono “pace, pace e pace” Il principale obiettivo di un Presidente è quello di mantenere la pace, se se ne presenta la possibilità e, terminato il suo mandato, di voler esser certo di lasciare la Finlandia come uno dei migliori Paesi al mondo, basato su una società aperta, una democrazia liberale e con sistema sociale ben funzionante.
In occasione del suo incontro di commiato, Stubb ha anche inaugurato nel palazzo Buontalenti, sede della Scuola, una “sala della pace” intitolata a Martti Ahtisaari, già Presidente della Repubblica finlandese e premio Nobel per la pace nel 2008. Presente all’inaugurazione c’era anche il figlio di Ahtisaari, Marko Ahtisaari. Nella circostanza, Stubb ha affermato che “Martti Ahtisaari è stato per me un mentore, una figura paterna ed un insegnante. Una persona che ho ammirato. Il suo premio Nobel è stato motivo di grande orgoglio per noi finlandesi.” Nel suo profilo Facebook ha così commentato il suo saluto: “bello rivedere colleghi e amici a Firenze. Un addio emozionante. Nostalgico. Quattro anni meravigliosi con studenti, compagni, personale e docenti. Abbiamo costruito insieme le basi di una Scuola unica. Quando ho iniziato nel 2020 noi della Florence School of Transnational Governance eravamo una start-up di meno di 30 persone. Oggi siamo una famiglia di poco meno di 300 persone. Veniamo da tutto il mondo, con percorsi di vita diversi. All’inizio non avevamo un nostro edificio.
Ora siamo nel centro di Firenze, al Palazzo Buontalenti, uno dei più grandi progetti di restauro pubblico dello Stato italiano. Sono così orgoglioso di ciò che il nostro gruppo ha raggiunto. Allo stesso tempo penso che questo sia solo l’inizio ed auguro il meglio certo che porterete la Scuola al livello successivo”
Stubb era giunto a Firenze proveniente da Monaco di Baviera ove si trovava in occasione della Conferenza sulla Sicurezza, un incontro annuale riservato a governanti e politici mondiali. Durante l’evento, alla domanda di giornalisti se l’Occidente avesse fallito nel sostenere l’Ucraina, Stubb aveva risposto che “se l’Occidente non fosse riuscito a sostenere l’Ucraina, esso non esisterebbe più”.  Per Stubb, che fu ministro degli Esteri nel 2008, quando la Russia invase la Georgia, la Georgia probabilmente era una questione minore per Vladimir Putin, mentre la guerra in Ucraina non lo è, ritenendo che “questa guerra è troppo grande perché Putin possa fallire, e questo è ciò che la rende piuttosto problematica”. Stubb ritiene che il sostegno all’Ucraina debba essere continuo, sia economicamente che militarmente, sottolineando che le consegne di armi rappresentano una sfida attuale poiché l’unica cosa che Putin capisce è il potere. Se si mostra qualsiasi debolezza – qualsiasi elemento debole – lui attacca.  Ha anche sottolineato che la Russia deve essere ritenuta responsabile della guerra in Ucraina e della morte di Alexei Navalny Ha auspicato un coinvolgimento della Cina nella soluzione del conflitto poiché ha un ruolo primario nelle relazioni con la Russia.
Stubb ha descritto come utili i suoi incontri informali a Monaco, comprese le discussioni con il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Stöhre, oltre all’ex segretario di Stato americano Hillary Clinton e alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.  L’incontro di Monaco ha contrassegnato le prime dichiarazioni pubbliche di Stubb da quando ha vinto le elezioni presidenziali.
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