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Programma di governo? Prolungare l’emergenza coronavirus!

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A quanto pare, a settembre le scuole di ogni ordine e grado riapriranno i battenti, per accogliere sui loro banchi milioni di alunni, dalle primarie (che brutto, preferivo ‘elementari’) fino all’ultimo anno di liceo.

Il panorama non è incoraggiante: anzi, decisamente desolato e angosciante. Infatti i nostri figli e nipoti saranno messi in una teca di plexiglas, come gli insetti da collezione, e in più, oltre ad osservare una distanza sanitaria stabilita ‘ad oculum’, senza una reale consistenza scientifica (c’è chi giura su di un metro, chi su uno e mezzo, chi addirittura su quattro: ma quattro sono troppi, un’aula diventerebbe uno stadio di calcio), ognuno dei milioni di ragazzini e ragazzine dovrà indossare una mascherina, naturalmente di produzione statale, dati i costosi macchinari importati, pare dalla Cina, per produrre UN MILIARDO di mascherine chirurgiche al mese, stretto fabbisogno per tutti noi.

Intanto chi è stato a scuola (non possiamo giurare su ognuno dei nostri componenti l’attuale governo, e sul loro grado di istruzione, altamente variabile: abbiamo avuto un ministro dell’Istruzione con la terza media, abbiamo un segretario di partito con il diploma di odontotecnico e un ministro degli Esteri chissà come) ricorda benissimo quanto sia difficile tenere incollati ai banchi gli alunni, ricorda l’odore di chiuso che si sprigiona dall’aula alla fine dell’ora di lezione, ricorda soprattutto quanto sia difficile tenere a bada venti o più anime innocenti dopo un’ora di immobilismo.

Ancor più se in quel giorno le ore sono quattro, o cinque. Ai miei tempi eravamo anche quaranta, in classe, e si adottava il turno pomeridiano alternato: ma la nostra ‘leva’ era abbondante. Dopo la guerra le coppie volevano ricominciare a vivere, e crescere i figli non era così difficile: la madre a casa, senza volersi ‘realizzare’, ma sentendosi già realizzata come madre e moglie; il padre al lavoro, e la domenica la passeggiata e il gelato, in una città (parlo della mia città natale, Bari) che permetteva di camminare in piena sicurezza, e in cui potevi passeggiare al Lungomare con altre centinaia di persone – sorridenti.

Oggi l’espressione più comune è ‘ingrugnato’, e nessuno è più sicuro di poter passeggiare in luoghi affollati. In più, oggi c’è la guerra alla famiglia, e sappiamo da che parte arrivi. Comunque, i tempi sono cambiati, come è giusto che sia, – tranne la volontà di distruggere la famiglia naturale – e non si può continuare a vivere in un modo che non rispecchia la realtà che troviamo fuor della porta. Solo che oggi è molto più difficile e costoso crescere figli. Soprattutto in uno Stato come è diventata l’Italia. Leggiamo che altri governi, anche europei, adottano politiche di incentivo alla procreazione e all’assistenza non solo dell’infanzia, ma anche della coppia genitoriale. Sono Stati nordici, lontani da noi milioni di anni – e magari con altri problemi. Noi abbiamo iniziative effimere e inefficaci: si sente ogni tanto parlare di ‘bonus bebè’ e altre menate simili, ma sono come gli ottanta euro di Renzi: solo politica. Infatti nulla ha risolto la nostra situazione di decremento demografico, tranne l’importazione di coppie meglio disposte alla procreazione, dagli stati africani e arabi. Ma non è questo il tema di oggi.

Quello che colpisce di un ministro – o ‘ministra’, termine che non fa pensare al Parlamento, ma piuttosto al pranzo di mezzogiorno – come la Azzolina, per quanto qualificata a termini di curriculum, ma assolutamente senza esperienza di governo,  è la sua prontezza nello stabilire che occorrono quattro miliardi di euro per riparare le scuole in degrado, e non solo, ma per impiantarne di nuove perché, ‘per non creare problemi alle famiglie’ (Azzolina dixit), non si pensa di adottare il doppio turno quotidiano, come era anche una volta, quando, appunto, le classi erano troppo numerose, ma piuttosto di creare nuovi impianti per contenere gli alunni costretti alla distanza ‘sociale’.

Questo ha comportato anche un nuovo computo (chissà perché) dell’ora di lezione, che passa da 50 a 40 minuti; cosa inspiegabile, visto che il doppio turno non si concretizzerà. Altra innovazione, oltre alle mascherine e alla distanza, è il fatto che ogni ragazzino sarà chiuso in una teca di plexiglas, così da non poter avere un sia pur fortuito contatto con il compagno – non più di banco. Non basta: saranno fornite visiere trasparenti come quelle indossate da medici e infermieri a contatto con infezioni conclamate. Andare a scuola con la celata sarà come affrontare una lizza medioevale – o giù di lì. E fin qui, per chi in Italia ha seguito le ultime acrobazie di governi come quello che abbiamo attualmente, tutto normale: nel senso che ormai le cose che potrebbero meravigliare gli Italiani sono veramente da scoprire. Normale è la mafia, normali le mazzette, normali le stravaganze di alcuni giudici, normali le uscite dalle carceri senza aver scontato neanche metà della pena, normali gli uxoricidi (non femminicidi, termine coniato con animo certo non sereno), normale il fatto che i nostri ministri siano ‘scelti’ con criteri politici e non di merito o di competenza.

Tutto normale – per noi, che in Italia ci viviamo da sempre. Ma quello che colpisce i meno sprovveduti è il fatto che le misure di protezione – mascherine, plexiglas, distanze – siano già previste nella loro essenza fino a settembre. Mentre da tutte le parti si grida alla fine di una pandemia che, secondo alcuni che fanno i conti dei morti secondo la statistica dei preventivi, non esiste. E per alcuni non è mai esistita. Salta agli occhi il fatto che per tre mesi tutti i morti in ospedale sono stati attribuiti al virus: nessuno è più morto di appendicite, di cancro, di morbillo micidiale (Lorenzin), di infarto, di trauma cranico, di indigestione, di coma etilico, di overdose, di unghia incarnita, o di altre affezioni. Qualcuno aveva interesse ad ingrossare le file delle ‘morti Corona’?

Perché, come in Germania, non sono state fatte almeno alcune autopsie, per stabilire se le morti fossero avvenute ‘per’ Coronavirus o ‘in conseguenza’ di Coronavirus? Ora, non vogliamo negare le file di camion militari e i crematori con lista d’attesa. Ma non abbiamo mai potuto capire – e questo sarebbe stata la prima cosa da spiegare a noi cittadini – che cosa sia, o cosa fosse questo virus. Che fosse Corona lo sappiamo bene. Ma abbiamo anche, fra le righe, imparato che di Corona ogni anno ne abbiamo ospitato uno: il membro di una famiglia numerosa e mutevole. Questo, pare, era, o è, il diciannovesimo – non importa il nome che gli vogliamo dare. E sembra che, come gli altri, si metterà a cuccia, continuando, forse, a sopravvivere. Ma Corona è anche il virus del raffreddore. E allora? Come prevedere che a settembre sarà ancora micidiale? Come impostare un anno scolastico – fra tre mesi – con lo stanziamento di quattro miliardi per rinnovare gli istituti scolastici, quando fino ad oggi, nonostante le ripetute denunzie di inadeguatezza abbiamo sopportato che il soffitto delle aule cadesse sulle teste dei ragazzi durante le ore di lezione? Perché proprio ora? Perché imporre e prevedere l’uso di mascherine ancora a settembre? Perché prevedere l’uso di visiere e diaframmi di plexiglas come se le lezioni si svolgessero in una corsia di terapia intensiva? Forse il nostro governo ha degli interessi nella vendita delle mascherine e degli aggeggi di plexiglas, già installati in tutti i supermercati e farmacie?

E i quattro miliardi che la Azzolina chiede per lavori di adeguamento: sappiamo che gli appalti sono il boccone preferito di certa gente, c’è forse qualcuno che già si sta leccando i baffi? È proprio necessario spendere questo denaro, oltretutto preso a prestito dalla BCE? Ma soprattutto: a chi conviene che il virus Corona sopravviva fino a settembre, il che giustificherebbe tutto il denaro speso e preventivato? Posto che le mascherine chirurgiche sono monouso – quelle prodotte in Italia – di quante mascherine avremmo bisogno, solo per la scuola? E come e dove e da chi saranno smaltite? E chi potrà lucrare sullo smaltimento e sul riciclo? Proprio perché siamo Italiani e sappiamo come vanno queste cose, possiamo dire che, a dir poco, c’è poca trasparenza in questa operazione. Come in quella della ‘ministra’ Bellanova e dei 500 (o 600) mila regolarizzazioni di ‘braccianti’, o supposti tali, irregolari, già ritenuti non idonei dai nostri coltivatori diretti. Sappiamo purtroppo sulla nostra pelle che in politica è come in prestidigitazione: guarda la mano sinistra e intanto la destra agisce (o viceversa) e il trucco è confezionato.

Come disse l’onorevole Amato quando si trattò di fare entrare l’Italia nell’area euro: si va avanti e si vede cosa succede. Se nessuno protesta, si continua fino al punto di non ritorno. Oggi il 30%, pare, dei pubblici esercizi non riaprirà l’attività, e questo impoverisce tutti noi. Il governo, dopo tanti proclami, non ha ancora fatto l’unica cosa che avrebbe dovuto, cioè mettere soldi liquidi in tasca a negozianti, ristoratori, artigiani, eccetera. Qualcosa è arrivato filtrando fra le strette maglie della burocrazia, ma in cifre insufficienti. L’Italia è un paese terremotato, dove c’è tutto da rifare. Ma c’è qualcuno che rifarà prima degli altri. Ci chiediamo soltanto: come fa questo qualcuno a prevedere una sussistenza virale ancora a settembre, ciò che renderebbe necessarie- e non superflue – le misure programmate? Si chiama per caso Otelma? Oppure il virus sopravviverà per volontà politica? E soprattutto: di che portata sarà il business vaccinale su cui pare già si stiano accapigliando Bill Gates e suoi omologhi? Di che portata sarà la presunta e annunciata obbligatorietà di vaccinazione, comunque anticostituzionale, e che discriminazione – anch’essa contro la Costituzione – comporterà in chi non voglia sottoporvisi? E la App ‘Immuni’, fino a che punto sarà uno strumento di controllo nei nostri confronti? E il registrare i nostri contatti, mantenendone notizia fino a un mese, non somiglia tanto ad una disposizione sovietica vecchia maniera, quando invece siamo ormai tutti tracciabili con dispositivi palesi ed occulti? Il tracciato sui pavimenti dei luoghi pubblici, fino a che punto condizionerà la nostra idea di libertà, quando lo Stato ci dice perfino dove mettere i piedi al supermercato, alla Posta, o altrove? E soprattutto: a chi conviene mantenere una condizione di emergenza, sia pur creata ad arte?

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Riforma della Giustizia in affanno: Draghi deve mettere tutti d’accordo

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Tempi più lunghi per l’improcedibilità dei reati di mafia, terrorismo, violenza sessuale e droga, oltre a una norma transitoria fino a tutto il 2024 per l’entrata a regime della nuova prescrizione. E’ la mediazione per la riforma della giustizia sulla quale si esprimerà il Cdm, per poi portare il testo in Parlamento per l’approvazione. In ogni caso, dicono fonti parlamentari, sul testo approvato dal Cdm non ci saranno ulteriori spazi di mediazione.

Possibile astensione dei ministri M5s

Non è escluso che i ministri M5s scelgano la linea dell’astensione in Cdm, sul testo frutto della mediazione sulla riforma della giustizia. La trattativa con il Guardasigilli, Marta Cartabia, il premier Mario Draghi e i partiti della maggioranza non soddisfa i pentastellati, per questo motivo l’ipotesi dell’astensione è stata messa tra le possibilità.

L’obiettivo del presidente del Consiglio quello di chiudere la trattativa in Cdm per poi portare il documento veneidì in Aula alla Camera e arrivare quindi a una rapida approvazione, anche con la fiducia. La riunione, al momento, è sospesa per consentire la partecipazione dei ministri al question time del Senato.

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“Uomo avvisato mezzo vaccinato”

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Boom di prenotazioni dopo le nuove regole che introducono l’obbligo del Gree Pass praticamente ovunque

Effetto Draghi sulle prenotazioni dei vaccini raddoppiate in poche ore in diverse regioni italiane.

In Piemonte a poche ore dalle decisioni del Governo in materia, “le prenotazioni per le vaccinazioni contro il Covid-19 sono raddoppiate” ha detto il governatore Alberto Cirio, a margine di un appuntamento in Regione. “Le decisioni di ieri del Governo – ha sottolineato Cirio – hanno avuto in Piemonte l’effetto di raddoppiare le richieste per le vaccinazioni: ogni ora sul nostro portale registriamo il doppio delle adesioni rispetto alle media dei giorni precedenti”.

Lazio- “Dall’annuncio di ieri, da parte del presidente del Consiglio Mario Draghi in merito al Green Pass abbiamo avuto oltre 38mila nuove prenotazioni per i vaccini, una spinta importante in una regione come il Lazio che oggi ha superato le 6,5 milioni di dosi somministrazioni e in cui il 62% della popolazione adulta ha completato il ciclo vaccinale”.

Lo ha detto l’assessore alla sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato.

Lombardia – Cresce l’adesione alla campagna vaccinale in Lombardia. Ieri, infatti, circa 49mila cittadini si sono prenotati per la vaccinazione sul portale di Poste Italiane e Regione. Ben 30mila in più rispetto a mercoledì 21 luglio, quando le prenotazioni furono 28.368. In realtà, dopo una prima parte del mese di luglio in cui le prenotazioni raramente avevano superato quota 15mila, da lunedì 19 – guarda caso proprio da quando si è fatta largo l’ipotesi del Green Pass – sono stabilmente sopra i 20mila.

Veneto – “Per vaccinarsi, dalle telefonate ricevute dai call center, registriamo un assalto alla diligenza”. Lo ha detto Luca Zaia, governatore del Veneto su un possibile effetto vaccinazione rapportato con l’obbligo del Green pass. “Le forniture restano costanti – ha aggiunto – ma il nostro ‘tran tran’ sul livello vaccinale ha visto un impennarsi delle richieste”.

Campania – Cresce per il secondo giorno consecutivo il numero dei ricoveri in Campania per il Covid: al +9 di ieri si somma oggi un +5, con le degenze ordinarie che si attestano a 189. Cala invece lievemente l’occupazione delle terapie intensive (-1), a quota 11. Nel bollettino odierno dell’unità di crisi si segnalano 261 positivi su 7.275 test molecolari, con un tasso di incidenza del 3,58% in lieve calo rispetto al 4,17 di ieri. Sette le nuove vittime, di cui due risalenti ai giorni scorsi ma registrate ieri.

Il presidente del consiglio Mario Draghi ha annunciato giovedì sera le misure adottate con il nuovo decreto sul Green pass approvato dal consiglio dei ministri: «La variante Delta del virus è minacciosa, altri Paesi europei sono più avanti di noi nei contagi ma abbiamo imparato che senza reagire subito, quello che vediamo succedere in Francia o Spagna dobbiamo prevedere si ripeta in Italia, in assenza di provvedimenti. Un uso esteso del green pass non è un atto di arbitrio ma una condizione per le aperture».

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Castelli Romani, tre new entry per Fratelli d’Italia

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A Nemi il partito della Meloni si trova ora sia in maggioranza che in opposizione con Libanori, Palazzi, Pazienza e Tersigni

Si rafforza ulteriormente la compagine di Fratelli d’Italia, che nel pomeriggio di ieri, nella sala del gruppo parlamentare di FdI presso la Camera dei deputati, ha ufficializzato l’adesione di nuovi esponenti politici ed amministratori del territorio: si tratta di Francesco Tafuro, Andrea Bizzarri, Stefano Tersigni ed Anita Luciano, che vanno così a rafforzare il partito di Giorgia Meloni, all’interno del quale sono orgogliosamente confluiti.

Ad accoglierli sono stati il capogruppo alla Camera dei Deputati, l’on. Francesco Lollobrigida, il deputato Marco Silvestroni e il consigliere regionale Giancarlo Righini. “Esprimiamo vivo apprezzamento e grande soddisfazione per l’adesione a Fratelli d’Italia di un gruppo nutrito di amministratori locali, persone dalla comprovata abilità amministrativa e dalla grande esperienza, che rappresenteranno sicuramente un valore aggiunto per il partito”, dichiarano congiuntamente gli onorevoli Lollobrigida, Silvestroni e Righini.

“Per Francesco Tafuro e Andrea Bizzarri è un ritorno a casa, visto che sono stati a lungo dei militanti. Una menzione particolare per l’avvocato Andrea Bizzarri, che torna finalmente a casa, essendo già cresciuto nel nostro movimento giovanile, dove si è politicamente formato. Proprio lui è stato peraltro tra coloro che più ha lavorato per trovare questa sintesi all’interno di FdI, e siamo certi che insieme a tutti gli altri sapranno dimostrare appieno le proprie qualità e capacità, contribuendo ad ulteriori successi politici ed amministrativi all’interno del nostro partito”.

“Fratelli d’Italia – hanno aggiunto Lollobrigida, Silvestroni e Righini – ha dimostrato in questi anni la sua inclusività, nonché la capacità di saper attrarre persone che arrivavano da esperienze diverse dalla nostra e si sono riconosciuti nei nostri valori e principi. In provincia di Roma il nostro disegno inclusivo si arricchisce quindi di amministratori e professionisti competenti e capaci.

E se FdI cresce è proprio grazie a Giorgia Meloni e ad una classe dirigente migliore di tutti gli altri”. Orgoglio e soddisfazione da parte delle new-entry nel partito di Giorgia Meloni, che si sono detti tutti felici di essere confluiti nella famiglia di Fratelli d’Italia, a partire da Andrea Bizzarri, per il quale si starebbe delineando un incarico di partito, che lo vedrebbe presiedere un importante dipartimento provinciale di FdI.”Ringrazio gli amici ed onorevoli Giorgia Meloni, Francesco Lollobrigida, Marco Silvestroni e Giancarlo Righini per la fiducia nei miei confronti e per l’opportunità concessami”, ha dichiarato Bizzarri. “Per me l’ingresso in Fratelli d’Italia rappresenta un ritorno in “famiglia”, visto che nel 1997 ho iniziato a muovere i primi passi all’interno del movimento giovanile di Azione Giovani, diventando poi presidente della sezione di Velletri e ricoprendo successivamente anche incarichi provinciali. Mi metterò sin da subito al servizio del partito – ha aggiunto Bizzarri -, per cercare di riportare la politica tra la gente e per la gente e di aggregare quante più persone possibile al progetto politico proposto da FdI. Un ringraziamento speciale, infine, ma non per ultimo, va al nostro gruppo di lavoro, grazie al quale mi trovo a concretizzare questo passaggio. Avanti tutta!”

Parole di vivo ringraziamento, per i quadri del partito, anche da parte di Francesco Tafuro, amministratore nel Comune di Ciampino: “Vorrei ringraziare gli on.li Giorgia Meloni e Francesco Lollobrigida per averci accolti in questa grande famiglia e gli amici on.li Marco Silvestroni e Giancarlo Righini per averci accompagnato nei primi passi di questa avventura. Siamo contenti e determinati, perché vogliamo contribuire a tutti i successi e gli impegni, anche gravosi, che aspettano il partito, a livello comunale, regionale e nazionale. Con umiltà – ha concluso Tafuro – metteremo a disposizione le nostre competenze e la nostra passione”.

“Il 30 luglio ufficializzerò il mio passaggio in Fratelli d’Italia all’interno della seduta di Consiglio comunale”, ha dichiarato la consigliera di Ariccia, Anita Luciano, che ha ringraziato il partito per la fiducia accordatale.

Più che soddisfatto anche il consigliere comunale di Nemi, Stefano Tersigni: “Ringrazio il partito tutto per aver permesso quello che per me è un ritorno a casa.” Tersigni, infatti, nel 2017 aveva lasciato il partito della Meloni per aderire a quello di Salvini. E a Nemi a rappresentare FdI rimase il vicesindaco Edy Palazzi, l’attuale assessore comunale Pietro Pazienza oltre al Consigliere comunale e Metropolitano Giovanni Libanori detto Nanni. Ora, nel paese delle fragole, si avranno dunque tre esponenti di Fratelli d’Italia: uno all’opposizione (Tersigni) e tre in maggioranza col governo Bertucci (Libanori, Palazzi e Pazienza). Sarà curioso vedere come si interfacceranno i due amministratori. “Il mio impegno quotidiano da consigliere comunale sarà sotto la bandiera di Fratelli d’Italia – ha aggiunto e concluso Tersigni -, e la cosa non può che rendermi orgoglioso ed onorato”.

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