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Pronto, presidente? l’UE ha paura del ‘cambiamento’

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C’è una parola, di cui l’UE – e per UE intendiamo tutti i comandanti di questo parlamento imposto dall’alto, con una furbizia che rasenta l’inganno – ed è ‘cambiamento’. Non sapendo bene quali fossero, o quali possano ancora essere i confini di questa operazione, l’UE ha pensato bene di stoppare sul nascere il nostro nuovo governo, votato dalla maggioranza dei cittadini.

Sappiamo della telefonata di Macron a Conte, e possiamo ben immaginarne i toni

Ma la domanda ‘sorge spontanea’: è possibile che analoga conversazione telefonica – da parte di Macron o di altri – sia stata fatta con quello che oggi un quotidiano ha definito ‘Re Sergio’? O che comunque, a parte lo spread, un messaggio preciso sia stato fatto pervenire ad un Mattarella apparentemente troppo supino alle richieste di Salvini e Di Maio? Il dubbio è legittimo, visto come sono andate le cose. Nonostante l’uscita dall’euro e dall’Europa non siano nei programmi di M5S, e neanche in quello della Lega; nonostante il professor Savona abbia giurato e spergiurato che neanche lui avrebbe apportato questo ‘cambiamento’, ecco la bocciatura. Possiamo legittimamente ipotizzare che la sfiducia sia venuta dall’alto, da Bruxelles, e che il presidente Mattarella sia stato – nonostante le rassicurazioni che lo definivano ‘non un notaio’ – un mero esecutore di ordini?

Vorremmo mettere in chiaro alcuni punti

Punto primo: un presidente, o una persona delegata a rappresentare una nazione, non è un dittatore, ma qualcuno che svolge un incarico di servizio, a vantaggio di chi a quel posto l’ha voluto, cioè gli Italiani. Se poi vuol servire qualcun altro, tradisce la mission della sua posizione. In questo caso, tradirebbe – il condizionale è d’obbligo, secondo ciò che è stato espresso da Di battista e Di Maio,- la Costituzione e il suo stesso popolo. Cioè la Nazione.
Punto secondo: qualora un presidente intenda agire a modo suo, senza tener conto della volontà espressa dal popolo al cui servizio è stato chiamato, si trasforma in dittatore e quella che lui presiede non è più una ‘res publica’.
Punto terzo: le motivazioni del rifiuto di Mattarella assomigliano tanto – troppo – alle critiche espresse da Martina nei confronti del governo gialloverde. A chi non sia tanto addentro alle segrete cose è facile far credere quasi qualsiasi cosa.

La preoccupazione per i risparmi degli Italiani spunta solo strumentalmente

Sappiamo, per converso, che la maggior parte dei nostri titoli di Stato, che costituiscono il debito pubblico, sono in mano a speculatori, investitori istituzionali, banche, soprattutto tedesche. Questo è il motivo per cui la Germania non ha convenienza al ‘cambiamento’. D’altronde, lo spread ne fa fede. Dopo il no di Mattarella, esso è calato di oltre venti punti. L’indice di gradimento europeo è lo spread, in misura inversamente proporzionale: più è alto, più è basso il gradimento. In questo caso, nello spazio di una notte, la diminuzione si è palesata. Né si è preoccupato degli italici risparmi il professor Monti, quando con un decreto ha distrutto il mercato immobiliare e l’impresa delle costruzioni. Ancora oggi ne paghiamo le conseguenze, e ormai le pagheremo per sempre.
Quarto punto: un Cottarelli, tempestivamente convocato, sarà presumibilmente delegato a cercare di formare una coalizione di governo. La quale non avrà la fiducia in parlamento, e quindi non potrà far altro che cambiare la legge elettorale. Cottarelli è un economista, già inefficace nei confronti della ‘spending review’, dato che a tagliare le prebende dei potenti ci va col cucchiaino. Con l’accetta nei confronti dei servizi per cui paghiamo le tasse. Un uomo che ha già dimostrato la sua fedeltà ad una certa linea politica, quindi, di garanzia nei confronti UE. Sappiamo che nel giro di pochi giorni questo esecutivo fantasma sarà pronto, avendo tutte le strade spianate, soprattutto quella europea, e che lo spread scenderà ulteriormente – ‘salvando i risparmi degli Italiani’. È curioso come di questi risparmi ci si preoccupi solo in questi frangenti. Impeachment a Mattarella? Non avrà futuro in parlamento.

Roberto Ragone

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L’Europa: una candela nel vento

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“Cos’è l’Europa?”, domanda una bambina alla mamma, forse incuriosita da tutto quello che si sente dire in giro al riguardo. Domanda semplicissima e nello stesso tempo difficile da spiegare a una ragazzina di otto/nove anni che si domanda cosa sia veramente l’Europa.

C’è da scommettere che di fronte a una domanda simile, tanti giovani ed altrettanti adulti piombino nel più acuto imbarazzo e non c’è nulla da meravigliarsi se si dice che persino alcuni pseudo “esperti” e commentatori dei vari talk show si troverebbero a disagio a rispondere adeguatamente al riguardo.

L’auspicio sarebbe che “l’Europa”, come tema di studio entrasse a fare parte del curriculum scolastico dei nostri studenti e la tv trasmettesse , al posto di qualche reality dozzinale, dei forum condotti da professionisti e studiosi della materia, evitando politici e giornalisti vari, spiegando il tema “Europa” nei suoi lati chiari e scuri.

Il Miur, anziché preoccuparsi della teoria gender e affini, farebbe cosa buona e giusta se si applicasse anche a questa branca d’istruzione in maniera tale da poter rispondere alla domanda: “Mamma, cos’è l’Europa?”

L’Europa fu un gran bel sogno

L’Europa non è altro che un sogno che fu tanto caro a dei veri leader, come Winston Churchill, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Altiero Spinelli, Jean Monnet ed altri visionari che prendendo atto dell’Europa degli anni cinquanta, dilaniata da una guerra fredda e una minaccia reale per la pace, situazione sfociata poi nella seconda guerra mondiale, decisero di unirsi nell’intento di porre in essere un accordo per unificare i paesi europei e mettere fine alle guerre frequenti e sanguinose tra paesi vicini. Il 25 marzo 1957, riunitisi a Roma, sei membri fondatori , cioè il Belgio, la Francia, la Germania, l’Italia, il Lussemburgo e i Paesi Bassi sancivano la costituzione della CEE.

Progetti ambiziosi in parte disattesi ed in parte elusi

I padri fondatori sognavano in grande. Il Trattato di Maastricht prevedeva:

“Uno sviluppo armonico, equilibrato e sostenibile delle attività economiche, una crescita duratura e non inflazionistica; un elevato livello di competitività e di convergenza dei risultati economici; un livello elevato di protezione e di miglioramento della qualità dell’ambiente, l’innalzamento del livello e della qualità della vita, la coesione economica e sociale e la solidarietà tra gli Stati membri”.

La maggiore parte dei progetti, con il passare dei tempi sono stati elusi e disattesi. Stiamo vivendo una delle clausole tanto care al Trattato di Maastricht, la solidarietà tra gli Stati membri. Si può toccare con mano, nel caso specifico dell’immigrazione, e parlare di solidarietà tra gli Stati membri offende tutto il trattato e dovrebbe far arrossire gli Stati membri.

La CEE è un gran bel sogno abortito

Oggi la CEE ha perso la faccia. E’ come una candela nel vento. Nel linguaggio cabalistico il sogno di una candela è spesso legato a fragilità e mai un’istituzione è stata così fragile come si presenta oggi la CEE. Se non si riforma ritornando al progetto dei suoi fondatori, si spegnerà come “una candela nel vento” per restare su Elton John.

La beffa della “pace duratura”

Qui sta la parte più ingrata da spiegare a quella ragazzina di otto/nove anni: “Perché in nome della pace si riempiono tante bocche?” Innanzitutto l’Unione si prefiggeva di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli . Orbene, ci si domanda, cosa significa promuovere la pace mentre i suoi Stati, come Svezia, Italia, Spagna, Regno Unito, Francia e Germania continuano ad alimentare il mercato delle armi, fra gli altri, verso l’Algeria, la Turchia, l’Iraq, il Pakistan ed il Vietnam? Si può considerare tra i valori di benessere per i popoli la manifattura di armi moderne come quelle che si fabbricano negli Stati europei e cioè: l’ Ungheria, l’Italia, l’Irlanda, i Paesi Bassi, la Norvegia, la Polonia,il Portogallo,la Romania, la Spagna, ed il Regno Unito?

Una tale assurdità sarebbe difficile farla capire ai grandi e diventa impresa impossibile farlo digerire ai piccoli che domani dovrebbero giudicare queste istituzioni.

L’Europa oggi è come una candela al vento e se non si decide per una riforma da cima a fondo sarà destinata a spegnersi inesorabilmente.

Il nostro augurio che ciò non avvenga e persone di buona volontà e capacità vadano avanti il prossimo maggio per riprendere i sogni dei visionari del 1957, fondatori della CEE. e portarli avanti.

Emanuel Galea

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Asselborn, merde alors? Il ministro piuttosto si vergogni e chieda scusa all’Italia!

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Diciamo subito una cosa: il Belgio fa la voce grossa – a sproposito. È un piccolo paese, con 11 milioni e rotti di abitanti, praticamente un quinto scarso dell’Italia. È uno Stato federale, retto da una monarchia parlamentare. Insomma, il contrario della nostra antica democrazia, che non risponde ad alcuna famiglia reale, né per spocchia, né per istituzione. Certamente è un paradiso fiscale, in cui convergono grossi capitali di gente che non vuole appalesarli in patria. Possiamo quindi presumere che lo Stato lucri su basso prelevamento fiscale, e non solo, ma anche sulle grandi quantità di denaro più o meno lecite presenti nelle banche belghe. Non possiamo quindi, sotto il profilo morale e politico, accettare alcuna critica da chi moralmente non si comporta. L’arroganza del ministro Asselborn, poi, supera ogni limite di decenza – in special modo nell’ambiente e nei modi in cui essa si è manifestata.

Evidentemente il ministro pensa ancora di essere ai tempi in cui gli Italiani furono venduti come schiavi al Belgio da un governo indegno, in cambio di carbone

Cioè, ai tempi della disgrazia di Marcinelle. Che i Belgi speculino sui migranti trattati come schiavi è chiaro, anche guardando il bilancio della tragedia dell’8 di agosto del 1956, in cui morirono sottoterra 262 persone. Fra i morti, 136 erano Italiani. Poi ci furono 95 Belgi, otto Polacchi, sei Greci, 5 Tedeschi, 3 Algerini, 2 Francesi, tre Ungheresi, un Inglese, un Olandese, un Russo e un Ucraino. Solo dodici i sopravvissuti. L’incidente fu causato dall’urto di un montacarichi contro una trave metallica che va a squarciare una conduttura d’olio, un cavo elettrico e un tubo dell’aria compressa. Immediatamente il fuoco. Le vecchie strutture in legno e le centinaia di litri d’olio favorirono un incendio che, in mancanza di vie di fuga e di maschere ad ossigeno, ed in presenza di strutture di sicurezza obsolete e insufficienti, portarono alla morte quelle 262 persone, quasi tutte uccise dall’ossido di carbonio. I nostri erano partiti – nell’ambito di un impegno dell’Italia verso il Belgio di fornire almeno duemila minatori a settimana, in cambio di forniture di carbone – con la certezza, da parte del nostro governo, di trovare abitazioni confortevoli. Furono invece ammassati in ex campi di concentramento, senza luce e con un solo bagno per accampamento. In più disprezzati dagli indigeni. Né il nostro governo, pur conoscendo le condizioni di questa povera gente, fece nulla per migliorarle.

Forse l’arrogante Asselblom quando risponde a Salvini si ricorda del bisogno estremo della nostra gente, ancora nel ’56 con le ferite di una guerra disastrosa, con un paese lacerato da una guerra civile che non ha risparmiato né vinti, né vincitori. Forse pensa che dobbiamo ringraziare i Belgi per la carità pelosa che ci hanno fatto, importando mano d’opera a basso costo da ridurre in schiavitù. Come oggi vogliono fare con i migranti africani. Che poi il loro paese invecchi, sono cose che a noi non interessano, e non devono interessare.

Oggi l’Italia grazie a Dio non è più in quella condizione, né ha un governo che baratti i suoi figli per un sacco di carbone, purchessia

Fa male il ministro Asselblom a ricordare quei tempi come una coccarda sul suo petto. Gli schiavisti non hanno alcun merito, quando si comportano come tali, speculando sul bisogno di chi ha abbandonato famiglia, mogli, figli, patria, con la speranza – delusa – di una vita migliore. E che questa vita ha poi dovuto lasciare nei meandri di un sottosuolo nero e senz’aria. È a questo che si riferisce Asselblom, quando dice che i nostri compatrioti sono andati a lavorare in Belgio per dare da mangiare ai propri figli in Italia? Bè, dovrebbe soltanto avere vergogna di quei tempi. Dovrebbe seppellirli sotto diversi metri di terra, decine, centinaia, per la precisione 975, come sono rimasti sepolti i minatori barattati dall’Italia – anche questa una vergogna inammissibile. Che senza il disastro di Marcinelle non sarebbe venuta alla luce.

Quindi ad un “Merde alors” indirizzato inopportunamente e con maleducazione al nostro ministro Salvini, rispondiamo con un “Vergogna” senza riferimenti coprofili, ad un personaggio che dovrebbe per lo meno chiedere scusa all’Italia. E non solo per quella frase imperdonabile, soprattutto perché preceduta da un rinfaccio – allo scopo di ricordare l’elemosina che il Belgio fece all’Italia – pronunciata come se invece che in un ambito internazionale, fosse stato al bar con gli amici il sabato sera, dopo una birra di troppo. I minatori rimasti in Belgio dopo quella catastrofe, per lo più malati di silicosi e col fiato corto, non dimenticano. Non amano l’Italia, perché, dicono, “L’Italia non ci ama. Si ricordano di noi solo per le elezioni, quando ci mandano la propaganda elettorale.” Comunque la si guardi, questa è una brutta pagina della nostra storia più recente. Stia zitto quindi, il ministro Asselblom, e la sua “merde” la indirizzi piuttosto a qualcuno nel suo paese, se è ancora in vita, che inventò l’abominio della tratta dei minatori italiani – ognuno dei quali valeva 15 chili di carbone al giorno. Ma in cambio, dava la vita.

Roberto Ragone

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Razzismo e violenza, l’Onu si prepara a bacchettare l’Italia

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“Abbiamo intenzione di inviare personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e rom”. Questo è quanto è stato annunciato dalla signora Michelle Bachelet, neo Alto commissario Onu per i diritti umani. La fonte d’informazione riferita però al forte incremento di atti di violenza e di razzismo in Italia non è stata rivelata. Senza dubbio il dossier in mano alla signora Bachelet sarà ricco di episodi di torture, soprusi, stupri, sevizie e frustate inflitti ai poveri migranti, costretti ad alloggiare in alberghi a tre stelle perché quelli a quattro stelle non risultavano disponibili, magari risulterà pure che sono stati costretti a consumare colazione, pranzo e cena, avere a disposizione il WiFi, Smartphone e una piccola diaria giornaliera. Come ci sarà stato qualche altro migrante che si sarà dovuto accontentare di alloggiare in qualche villa. Altri, grazie ai contributi della collettività e la mediazione della Chiesa, si sono trovati a dover alloggiare in strutture come il Centro di Accoglienza di Rocca di Papa “Mondo Migliore”, anche se fortunatamente una settantina di loro sono riusciti a liberarsi da questa ospitalità imposta e grazie alla solidarietà della associazione Il Baobab, l’Albero della ricerca, sono stati accompagnati in bus fino a Ventimiglia e lì rimarranno fino a che Macron non si convincerà ad aprire la frontiera.

Per precisione bisogna dire che un’altra squadra Onu farà visita in Austria per effettuare identici controlli. Già nel marzo del 2017 il Comitato per i Diritti Umani dell’ONU richiamò l’Italia, accusandola di “una grave violazione dei diritti umani fondamentali” al riguardo della gestione dei campi Rom che devastavano il decoro romano.

Sempre nel 2017 l’Italia fu richiamata dallo stesso comitato dei diritti umani Onu, con l’accusa di essere “preoccupato per le difficoltà di accesso agli aborti legali a causa del numero di medici che si rifiutavano di praticare interruzione di gravidanza per motivi di coscienza”. Ancora , questo Comitato si è sentito in dovere di richiamare questo paese invitandolo a ” considerare di permettere alle coppie dello stesso sesso di adottare bambini, compresi i figli biologici del partner, e assicurare ai bambini che vivono in famiglie omosessuali la stessa tutela legale di quelli che vivono in famiglie etero”, garantendo “lo stesso accesso alle tecniche di fecondazione in vitro per le coppie gay”, finendo poi con la raccomandazione di “combattere discriminazioni e ‘hate speech’ nei confronti di persone omosessuali”.

“Va però precisato che la risoluzione non è vincolante, ed il consiglio non può imporre un embargo per la violazione dei diritti umani.” Qualcuno si domanda, a cosa serve, allora, tanto bla bla bla?

Qualcuno può pensare: ma che gioiello di Comitato! Come avrà fatto il presidente Trump, il 19 giugno 2018 a ritirarsi come membro del Consiglio dei Diritti Umani? Che sarà impazzito?

Prima di rispondere bisogna sapere chi sono i paesi membri che formano questo Comitato dei Diritti Umani in forza dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018.

Sono 49 paesi membri, molti paesi africani, come Burundi, Ethiopia, Kenya, Rwanda e altri, ma nel comitato che dovrebbe giudicare se l’Italia sia razzista o meno c’è l’Egitto che guarda un po’, i l tribunale del Cairo ha condannato proprio l’altro ieri 75 persone alla pena di morte, tra cui alcuni alti esponenti dei Fratelli Musulmani, e a ‎pesanti pene detentive oltre 600 per il lungo sit in del 2013.

Un altro paese membro del Comitato dei Diritti Umani è il Venezuela di Maduro. La signora Bachelet non sembra essere aggiornata sulla situazione dei diritti umani in quell’angolo dell’emisfero, a tanti conosciuto come Venezuela.

Andando avanti, tra i paesi membri che dovrebbero giudicare il “forte incremento di atti di violenza e di razzismo si trova il Pakistan, il paese dove già da 8 anni tiene segregata in prigione nelle più degradanti situazioni, la signora Asia BIBI , accusata falsamente di blasfemia, madre di 4 figli. La signora Bachelet può aggiornarsi sulla “democraticità di quel paese anche solo leggendo il “Rapporto Annuale di Amnesty International. “Pakistan: tutte le violazioni accertate”.

Proseguendo con la ricerca si può nominare gli Emirati Arabi, il Qatar, l’Arabia Saudita, tutti paesi dove gli omosessuali possono testimoniare situazioni di un tipo di razzismo, violenza oppure costrizione. Chissà, forse la signora Bachelet avrà già pensato di inviare una squadra per monitorare anche gli abusi in quei paesi.

Molto altro si può precisare alla signora Bachelet. Una squadra in Cina non starebbe male. Nuove persecuzioni del regime capital-comunista cinese contro i cattolici, senza nessuna reazione dei farisei dell’Occidente. Stessa sorte incontrano gli Uiguri , un’etnia turcofona di religione islamica che vive nel nord-ovest della Cina.

Quante squadre ha inviato in Cina la Commissione Bachelet?

Prima, che l’Organizzazione delle Nazioni Unite richiami l’Italia a ulteriore sobrietà, all’accoglienza ed al rispetto, non sarebbe forse consigliabile che il Comitato desse un occhiata in famiglia per non esporsi a situazioni imbarazzanti?

Emanuel Galea

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