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Editoriali

Sicurezza, terrorismo, migranti, beni sequestrati e contenimento costi di gestione. Intervista esclusiva al prefetto Francesco Tagliente.

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In occasione della consegna del “Premio Castel Gandolfo 2018”, alla presenza del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta aveva parlato di un progetto per il contenimento dei costi di gestione degli immobili in uso alla pubblica amministrazione.

Un progetto portato avanti con i Funzionari della Questura di Roma e condiviso con la Regione Lazio all’epoca in cui Pino Cangemi era Assessore regionale alla sicurezza.

Il prefetto Francesco Tagliente aveva accettato la mia richiesta di intervista ponendo però la condizione di rilasciarla nel corso di un incontro conviviale. Promessa mantenuta. Ci siamo incontrati al ristorante “I Quadri” di Castel Gandolfo. Pranzo e intervista mentre lo chef ci prepara assaggini di prodotti tipici dei Castelli. Un lungo pranzo in compagnia della moglie Maria Teresa con intervista che si conclude nel tardo pomeriggio con un sigaro cubano e un calice di Cognac.

La conversazione inizia con un tema di estrema attualità. L’annunciata imminente presentazione del decreto sicurezza e migranti voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Tagliente esordisce che “la bozza del nuovo decreto sicurezza comprende nuove norme per rafforzare i dispositivi a garanzia della sicurezza pubblica, con particolare riferimento alla minaccia del terrorismo e al contrasto delle infiltrazioni criminali negli appalti pubblici, al miglioramento del circuito informativo tra le Forze di polizia e l’Autorità giudiziaria e alla prevenzione e al contrasto delle infiltrazioni criminali negli enti locali, nonché mirate ad assicurare la funzionalità del Ministero dell’interno”.

L’esordio mi suggerisce di cogliere l’occasione per iniziare l’intervista chiedendo al prefetto Tagliente una sua valutazione sul provvedimento.

Prefetto lei un anno fa, alla vigilia della conversione in legge del decreto Minniti del 2017, nel corso di una intervista rilasciata al nostro Giornale il 25 maggio, ha usato parole severe sulla bozza di quel provvedimento dicendo che senza adeguati strumenti sanzionatori il tutto si riduceva a un mero trasferimento di deleghe dallo Stato ai Comuni. In questi giorni si torna a parlare decreto-sicurezza. Sul tavolo del Consiglio dei Ministri sta per arrivare un nuovo decreto Sicurezza, la cui bozza è già stata presentata. Si tratta del primo provvedimento recante la firma di Matteo Salvini con un intervento massiccio Esprime un giudizio critico anche su questo provvedimento?

Il testo è ancora in via di ultimazione ed è possibile che venga cambiato nel corso del Consiglio dei Ministri prima ancora che in Parlamento. Le disposizioni contenute nella bozza sono molto complesse. Sono comunque cariche di rilevanza sociale e civile con un impatto securitario. Peraltro sono due provvedimenti unificati: quello della sicurezza e quello della immigrazione che prevede anche di restringere la protezione umanitaria, la revoca della cittadinanza e l’estensione della dei procedimenti penali che dovrebbero bloccare la procedura di asilo. Alcune disposizioni potrebbero rischiare la censura alla prima valutazione della Corte Costituzionale.

Se ricordo bene il tema della revoca della cittadinanza le è particolarmente caro. E stato lei ha sollevare la questione della impossibilità di procedere alla espulsione dei terroristi islamici naturalizzati italiani.

Io ho sottolineato l’impossibilità di procedere alla espulsione di due terroristi islamici naturalizzati italiani perché il nostro legislatore non ha contemplato il potere di revoca della cittadinanza a un terrorista straniero diventato cittadino italiano. Una lacuna denunciata dopo l’arresto di due fondamentalisti: uno che stava studiando come preparare il camion per compiere un attentato e l’altro perché indottrinava i bambini sul martirio durante le lezioni di religione. Questa norma è rilevante per la lotta al terrorismo e mi auguro che questa volta passi al vaglio del Parlamento.

È stata mai affrontata dal nostro legislatore la questione della revoca della cittadinanza concessa agli stranieri?

Nel corso delle passate legislature qualche iniziativa c’è stata ma non si parlava di terrorismo. Ricordo che un disegno di legge proponeva la revoca della cittadinanza concessa agli stranieri nel caso di reati gravi come, omicidio doloso, violenza sessuale, pedofilia, riduzione in schiavitù, associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico di droga. Comunque il terrorismo è un problema europeo e, anche in tema di espulsione dei terroristi naturalizzati, richiede un approccio e una risposta comune a livello internazionale

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Musica e memoria

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Ogni essere umano, andando avanti con l’età, tende ad avere problemi con la memoria. Chi più, chi meno, sarà costretto a confrontarsi con le problematiche senili, che inevitabilmente si presenteranno col passare del tempo, e, con cui dovremo fare i conti. E’ molto importante prevenire certe situazioni sgradevoli della nostra salute, essere innanzitutto consapevoli e cercare di adottare tutte quelle tecniche consigliate dagli specialisti, affinché quel declino degenerativo ritardi ad arrivare e prenda il sopravvento su di noi. Ovviamente, i consigli in materia sono molteplici, per mantenere viva ed in allenamento la mente, come: cercare di memorizzare più cose possibili, leggere molto, ricordare magari le date di vita e di morte dei familiari, fare parole crociate, far tornare alla mente episodi del passato etcc. Insomma curare ed allenare la nostra mente come l’allenamento quotidiano del nostro fisico.
Ma, c’è una cosa ulteriore che è utilissima e che non viene pienamente recepita dalla gente, lo studio della musica. La musica, oltre essere importantissima per la nostra persona, è senz’altro fondamentale per lo sviluppo ed il costante allenamento della memoria. Lo studio della musica, è una ginnastica che, contribuendo a creare nuove connessioni neuronali, amplia e migliora le capacità intellettive e di memoria. Ovviamente, partendo dal fatto che questa patologia, dipende in gran parte dai nostri geni, questo studio, ci aiuta a combattere con reale efficacia, il declino mentale dell’età. Infatti, è dimostrato che proponendo musica rilassante a basso volume durante il sonno, migliora la memoria, aumentando le capacità del cervello. In verità, è di capitale importanza, imparare uno strumento da bambini, per avere una vita migliore intellettiva e guadagnare subito quei crediti che ci difenderanno nel futuro senile. Le proprietà della terapia musicale sono molteplici: aiuta lo sviluppo della memoria, si affina l’orecchio, aumenta la creatività ed il lato emotivo, si è più comunicativi, cresce l’autostima, si migliora nella lettura e nel ragionamento matematico, per chi studia il pianoforte, si sommano altri benefici, ed il tutto è utile per rallentare in futuro l’invecchiamento cerebrale.
 
Non è da trascurare poi il fatto, che la musica, ci aiuta a gestire l’ansia, uno dei mali odierni più subdoli e pericolosi. Quindi, gestire la calma e l’emozione, consente specialmente in un pianista, di non avere quei vuoti di memoria improvvisi, creandoci imbarazzo o danneggiandoci professionalmente. La lettura continua e la memorizzazione della musica, stimola notevolmente il nostro cervello, che è costretto così ad elaborare i vari gradi della scala, determinando e favorendo l’intonazione del suono. Prendiamo per esempio la lettura che deve svolgere un pianista, che, non è come leggere un libro con il susseguirsi delle lettere dell’alfabeto da tempo memorizzate, ma abbiamo notevoli e molteplici difficoltà in più che dovremo affrontare. Oltre l’indipendenza totale degli arti, il pianista deve leggere le note sul pentagramma, contemporaneamente, in due chiavi differenti: chiave di violino e chiave di basso, significa che la figura della nota sul pentagramma, sono due note differenti.
 
Ma, abbiamo una notevole difficoltà in più, perché possiamo avere varie note da eseguire insieme, in più, leggere sempre in contemporanea, i segni delle espressioni ed i pedali di sordina e sostegno al suono. Quindi, immaginate lo sforzo mentale e di memoria che bisogna esercitare, sollecitando il sistema nervoso dell’individuo, in maniera altamente positiva. Si potrebbe ancor più nei dettagli, ma il discorso diventerebbe inevitabilmente molto più lungo. Comunque, in ogni caso, la parte del cervello interessata, si svilupperebbe di circa il 25% in più.
 
 

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Guidonia Montecelio, elezioni. Nicodemi: O Zarro o il solito minestrone scaduto e rimbustato

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GUIDONIA MONTECELIO (RM) – “Non ci resta che Zarro”. Prego? “È lui, Claudio Zarro, l’unico candidato Sindaco spendibile, nel desertico panorama politico di Guidonia Montecelio, gli altri sono un minestrone scaduto e rimbustato con nuove etichette”. Cioè? “Sono sempre i soliti, basta, hanno già governato la Città e i risultati sono stati pessimi. Ora fanno a gara a chi la spara più grossa, il duo PD-M5S promette un fiume di soldi dalla Regione Lazio. Perché non farlo prima? Usano toni da opposizione, invece hanno amministrato il Comune fino a ieri. Chi vogliono prendere in giro?” È così David Nicodemi, candidato al Consiglio Comunale con Una Nuova Storia, diretto e sanguigno, provocatore e irriverente, battagliero e cordiale. Da prendere o lasciare. Ambiente, sociale e trasporti i suoi argomenti.

Abbiamo rivolto alcune domande a Nicodemi:

Siamo agli sgoccioli, il 12 giugno si vota, paura del verdetto?   
“No. La campagna elettorale e l’attività giornalistica ti permettono di stringere nuove amicizie e conoscere da vicino le realtà del territorio. Auguro soltanto che il nostro progetto civico abbia la forza che si merita, se resterò fuori, pazienza, continuerò a lavorare a testa bassa”.

I cittadini sono stanchi…            
“Ne sono consapevole, però decidere di non votare è la soluzione peggiore. La politica è fatta dalle persone e siamo noi a scegliere e a distinguere tra chi vede il Comune come un’opportunità per combinare qualcosa e chi come un marchettificio o un gettonificio. Dipende tutto da noi, le elezioni sono lo strumento democratico per rivoluzionare le cose. Usiamolo”.

Il solito fustigatore, non cambi mai…    
“Sono furioso, evito le parolacce, Guidonia Montecelio è una stupenda Città, soleggiata, circondata dal verde, con un borgo affascinante e un parco regionale meraviglioso, potrebbe trarre vantaggi economici e lavoro dal turismo, valorizzando le ricchezze del territorio. È diventata, al contrario, l’ombra di sé stessa, inaridita, disorganica, soffocata dal traffico veicolare, senza alcuna prospettiva per i giovani e con uno stato sociale disintegrato. Vive all’ombra della maledetta discarica e nell’incubo di una nuova infornata di monezza da Roma”.

L’assessora all’ambiente della Capitale ha escluso di conferire a Guidonia l’immondizia di Roma…              
“Difficile credere alle sue parole, allo stato attuale Roma, a causa della pessima gestione rifiuti degli ultimi 5 anni, non possiede gli strumenti per trattare e gestire nel proprio territorio circa 2.700 tonnellate di indifferenziato prodotto ogni giorno: non possiede una discarica per stoccarli, dopo la chiusura di Malagrotta, e il solo TMB di Rocca Cencia è al collasso. Una chiara dimostrazione l’apertura della discarica di Albano Laziale, l’autorizzazione di quella di Magliano Romano e la continuità nell’esercizio di quella di Viterbo. Prima che il Commissariamento dei rifiuti romani dia i suoi poco auspicabili frutti, come stabilire davvero l’autosufficienza, nel rispetto del Piano Rifiuti Regionale, preoccupa il fatto che possano essere i territori delle province, Guidonia Montecelio per prima, a dover sopportare di nuovo il carico ambientale e sanitario. Serve in Comune una forza che si opponga a tale scenario e all’incredibile trasversalismo politico che, implicitamente, lo sostiene”.  

Saresti un Consigliere di lotta? 
“Certamente, lo sai, detesto ogni forma di ingiustizia e di sopraffazione, detesto chi maltratta gli anziani, i bambini, le donne e gli animali, e chi esercita il potere a danno degli altri, della collettività, dei più deboli. Chi ha gli strumenti deve impegnarli, secondo me, per dare voce a chi non ce l’ha. Nel mio piccolo lo faccio, sempre, è la mia filosofia. Sarei il Consigliere del Popolo perché vengo dal Popolo: il mio impegno politico e passione per la scrittura nascono tra i lotti popolari di Tor Bella Monaca. È stata una grande scuola di vita, ha forgiato il mio carattere, insegnato a leggere tra le righe e a essere un uomo di poche parole”.

Ti sei candidato per questo?     
“Circa 2 anni fa, dopo il sit-in di protesta contro il TMB dell’Inviolata, Claudio Zarro e io abbiamo avuto l’intuizione di costituire il Comitato Spontaneo, anche grazie al supporto di Marco Cacciatore, esponente di Europa Verde e Presidente della commissione Rifiuti della Regione. La mia candidatura è la naturale prosecuzione di questa esperienza di lotta. Ieri come oggi c’è da affrontare una seria situazione ambientale e sanitaria. In un distretto già fortemente compromesso, si intende attivare, appunto, il TMB e si autorizza un impianto di biogestione alle spalle di Villalba, quando c’è ancora da bonificare la megadiscarica. In più il cementificio ha chiesto di bruciare il combustibile solido secondario (CSS). Siamo circondati”.

Ne sai qualcosa
“Sono vissuto per vent’anni a Rocca Cencia, a un tiro di scoppio da Guidonia Montecelio, in un fazzoletto che ospita sia il TMB sia la discarica di Castelverde, anche questa da bonificare. Nel biennio 2014 e 2016 il cancro si è portato via mia sorella, mia madre e sterminato 6 cani. Ogni volta che chiamavo il veterinario, per le iniezioni terminali, si metteva le mani nei capelli. A Guidonia Montecelio, abito a Colle Fiorito con la mia compagna, 2 gatti e 1 cane, intendono ripetere lo stesso disgraziato schema, discarica e TMB. Lo trovo assurdo e inquietante”.

Una storia dolorosa, colpa dell’inquinamento?
“Secondo lo studio della biologa Paola Michelozzi, Direttore dell’Unità di epidemiologia ambientale del Servizio sanitario del Lazio, vicino al TMB di Rocca Cencia le aspettative di vita dalla nascita sono di 3 anni inferiori rispetto a chi nasce e vive nel centro di Roma. C’è un alto rischio di ammalarsi di cancro, tra l’11 e il 21% in più, neanche gli animali si salvano. Un’altra ricerca, sempre dell’Unità di epidemiologia, certifica come nelle zone entro i 5 chilometri da una discarica del Lazio, Inviolata compresa, si registri un aumento del 34% del cancro ai polmoni, mentre il rischio di ricovero in ospedale per malattie respiratorie sale del 5%. I più colpiti sono ovviamente i bambini. La mia storia non è la prima né l’ultima, il collega de La7 Massimiliano Andreetta fece un ampio ed esaustivo servizio, prendendo spunto dalle nostre inchieste giornaliste. Quando la raccontai al sit-in di protesta i partecipanti, numerosi, rimasero allibiti. Molti di loro, alla fine, confidarono di avere parenti o amici con problemi oncologici, cardiovascolari, all’apparato respiratorio o alla tiroide. L’inquinamento non conosce confini comunali. Si muore di cancro!”

Cosa faresti come prima cosa?
“Riaprirei la conferenza dei servizi relativa all’inquinamento della falda acquifera, che l’amministrazione PD-M5S ha chiuso frettolosamente e irresponsabilmente nel maggio 2021, altra fesseria, senza aspettare gli esiti dell’indagine effettuata da ARPA LAZIO su 19 piezometri ubicati intorno alla discarica dell’Inviolata, 11 dei quali costruiti lo scorso anno. Dai risultati, resi noti all’inizio di giugno, è emerso che la perimetrazione dell’inquinamento non solo persiste ma si è aggravata, coinvolgendo l’area del TMB e avvicinandosi sempre più a Santa Lucia di Fonte Nuova. Sono stati riscontrati spesso valori sopra la norma, soltanto il pozzo all’ingresso del TMB supera di 70 volte i limiti di legge. Una tragedia annunciata, imbarazza il silenzio degli altri candidati, come se la difesa dell’ambiente e della salute pubblica fosse, non so, un capriccio, un aspetto secondario, un concetto astratto. Sono talmente sicuri di sé al punto da ignorare gli appelli dei cittadini e delle realtà associative”.

Una possibile soluzione?           
“I TMB, gli impianti di biodigestione e i termivalorizzatori sono soluzioni superate dalle norme, il Pacchetto Economia Circolare dell’Unione Europea del 2018 chiede la conversione a recupero di materia per evitare di produrre combustibile, la dismissione dell’incenerimento. Bisogna affidarsi alle tecnologie innovative e sostenibili, sfruttando le risorse messe a disposizione dalla Comunità Europea, senza gravare sulle casse del Comune e dei Cittadini. Tecnologie già adottate in Italia, che permettono di chiudere il ciclo dei rifiuti in modo sostenibile e consentono al Comune di abbattere sia TARI, ai cittadini come alle imprese, sia di ridurre i costi del trasporto e conferimento”.

Per te il confronto è importante.           
“Sempre. Un buon amministratore pubblico non deve mai perdere il contatto con il territorio, i cittadini, i comitati e le associazioni. È fondamentale sapersi rapportare e, come dico in ogni occasione, fare squadra, da soli non si va da nessuna parte. Sul tema ambientale ci sono persone serie e competenti, per esempio, Francesca Chimenti, consigliera di Tivoli eletta proprio con Una Nuova Storia, Donatella Ibba, già assessora all’ambiente e candidata civica a Fonte Nuova, Bernardino Lanciani, Ezio Curti e Romina Polverini che, come me, hanno deciso di rimettersi in gioco. È una tematica annosa quella dell’ambiente, riguarda anche la difesa del suolo, dalle scelte urbanistiche scriteriate, e il recupero ambientale dell’intero bacino delle Acqua Albule, tra Villalba e Villanova, siti in cui l’estrazione è dismessa o in fase di esaurimento”.

Sei anche un esperto di trasporti pubblici, o sbaglio?   
“Così dicono. Fino a marzo sono stato nello staff del Gabinetto del Sindaco Gualtieri, in qualità di consulente della comunicazione con particolare riferimento ai trasporti pubblici. Incarico durato 3 mesi”.

E perché?          
“Perché non sono un uomo di apparato, anzi sono indigesto a molti del PD e M5S. Alla prima occasione me l’hanno fatta pagare e costretto alle dimissioni. Sono stato sacrificato con un pretesto assurdo e risibile per chi fa il nostro mestiere, ne riparleremo, c’è tempo, in 9 mesi può accadere di tutto. La verità è che lì dentro sono spariti i principi della Sinistra”.

Facci capire, se fossi rimasto in Campidoglio, ti avremmo visto sostenere il centrosinistra?              
“Le vicende personali sono irrilevanti di fronte all’interesse pubblico. Detto questo, mai avrei sostenuto il candidato PD-M5S. È stata un’Amministrazione miope, inconsistente, lontana, che ha deciso di non decidere. Lo sanno anche loro, altrimenti avrebbero cercato la conferma del Sindaco uscente anziché rimpiazzarlo con un altro. La vera Sinistra, con una forte componente ecologista, è rappresentata da noi de Una Nuova Storia, di cui sono fiero di essere il capolista. Condivido le parole del nostro responsabile d’aria Luca Brocchi: Guidonia Montecelio ha bisogno di una Sinistra che non la tradisca, impegnata con costanza nel rilancio sociale del territorio, vicina al lavoro e ai lavoratori, che abbia un’idea seria di mobilità, che si spenda in politiche abitative concrete, ma soprattutto attenta all’ambiente e fedele all’antifascismo. Il nostro è un piano di rilancio, serio, concreto, con al centro i cittadini”.

Tornando ai trasporti, c’è molta Atac in questa competizione elettorale, alcuni nomi dovrebbero esserti familiari…
“C’è tanta Atac, guarda, per farti capire, ti dico solo che non è stato un caso che nel 2011 lasciai la delega ai trasporti: scriverò un libro sugli ultimi 12 anni dell’Azienda capitolina. Comunque, in un ipotetico gioco della torre, non butterei di sotto gli autoferrotranvieri. E l’amico Claudio è un autoferrotranviere. Mi fermo qui”.

Da presidente dell’Associazione TrasportiAmo, che ne pensi dei trasporti di Guidonia Montecelio?     
“Un disastro. Ci sono frazioni isolate, tipo Marco Simone, Colleverde e Pichini, tanto per fare degli esempi. Il trasporto collettivo rappresenta l’ossatura di una Città: incentiva il lavoro e il commercio; favorisce il turismo e le relazioni sociali, culturali ed economiche; migliora la qualità della vita; permette la riduzione del traffico veicolare e le emissioni di CO2; annienta le distanze. Se da un lato è necessario il decentramento amministrativo, dall’altra serve un piano di ristrutturazione e potenziamento della rete dei trasporti locali, che dev’essere capillare e disegnata anche in funzione delle uscite/entrate delle scuole e delle partenze/arrivi dei treni. Va inoltre inserita la tariffa nel sistema regionale Metrebus, come suggerito dal CESMOT, e avviata la sostituzione dei mezzi a gasolio con quelli elettrici, adatti per le strade strette, come la via Garibaldi a Villanova. Occorre poi interloquire con Cotral e Trenitalia per potenziare le corse nei giorni festivi e ripristinare il servizio di Scuolabus. La Ryder Cup 2023 come il raddoppio della tratta ferroviaria fino a Guidonia, rappresentano una grande opportunità e sfida per Guidonia Montecelio, usiamole per creare una rete di trasporto veramente integrata con la Ferrovia, la mobilità dolce e la micromobilità. Poi…”

Poi?
“Altro aspetto fondamentale sono i TAXI e NCC per dare alla Città un servizio moderno e efficiente, che soddisfi i requisiti di qualità all’utenza. Altra cosa, la messa in sicurezza delle strade, capitolo importantissimo: rifacimento del manto, ripristino della segnaletica orizzontale e verticale, illuminazione e l’installazione dei dossi nonché degli autovelox laddove necessari”.  

A proposito di raddoppio della ferrovia, tempi di consegna?    
“Nel 2023 almeno stando al cronoprogramma presentato dal Gruppo lo scorso marzo, in concomitanza dell’inizio del Ryder Cup. Ho avuto modo di parlarne con Andrea Ricci, Presidente dell’Osservatorio Regionale sui Trasporti, e Amedeo Trolese, responsabile dei trasporti di Legambiente Lazio. Saranno realizzate due nuove fermate, Tivoli Terme e Guidonia Collefiorito, che prenderanno il posto delle attuali. Seppur non condivida l’idea di abbandonare il vecchio tracciato ferroviario, per ovvie ragioni strategiche, occorre però pensare di realizzare un asse di collegamento ciclabile con la nuova fermata”.

Finito?
“Macché. È opportuno utilizzare il Superbonus 110% per la ristrutturazione delle case ERP di proprietà del Comune e chiedere all’ATER provincia di fare altrettanto con i suoi alloggi. E, poi, ho messo a punto un piano, condiviso con le associazioni, per la tutela e difesa degli animali d’affezione e della fauna selvatica, principi fondamentali sanciti dalla legge”.

E sì…     
“Anche qui, con per tante altre cose, l’Amministrazione uscente ha fatto ben poco per migliorare le condizioni di salute degli animali presenti sul nostro territorio e per ridurre i costi di mantenimento nei canili privati convenzionati, che costano ai cittadini oltre 400.000 euro l’anno. Servono azioni concrete. Gli animali sono innocenti e ingenui come i bambini, fragili come le persone anziane e disabili e, come loro, sono spesso vittime di abusi e maltrattamenti. È importante l’applicazione delle norme nazionali volte a favorire una maggiore collaborazione tra associazioni e Istituzioni; avviare campagne di sterilizzazione, adozione e microchippatura per cani e gatti, istituire un Garante; manutenzione e ampliamento aree cani; costruzione canile comunale e, infine, approvazione del Regolamento comunale, che, tra l’altro, respinga il contenimento cruento della fauna selvatica e qualsiasi attività circense e/o itinerante che preveda la presenza di animali al seguito. Contesto, nella maniera più assoluta, il protocollo riguardo l’uccisione dei cinghiali: i piani di abbattimento per contenere qualsiasi popolazione animale, adottati negli anni dalla politica, sono stati sempre un fallimento e hanno costituito un danno all’ambiente; queste pratiche scriteriate, devono essere sostituite con reali metodi ecologici e con criteri scientifici”.

Se fossi eletto, avresti un’agenda piena di impegni       
“Certamente, ma sarei pagato dai cittadini per questo. Non c’è da meravigliarsi, la politica è una cosa seria, non tradisco mai la parola data. Questa è soltanto una parte di quello che vorrei fare, l’Amministrazione uscente PD-M5S lascia un’eredità pesante. C’è da ricucire il tessuto sociale, i rapporti con i cittadini e le associazioni, il Comune è il primo anello di congiunzione tra il territorio e l’Istituzione pubblica, la macchina amministrativa, che conosco bene, deve essere in grado di funzionare e di dare risposte. Punto”.

Sei stato chiarissimo, grazie e in bocca al lupo 
“Grazie a voi e viva il lupo”.

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Economia e Finanza

Banca d’Italia, quelle strane coincidenze e quelle assurde “distrazioni”. Quanto sono tutelati gli investitori?

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Le cronache sulle inchieste delle banche intasano i quotidiani, anche quelle che possono sembrare a orologeria contro alcuni ex premier e leader politici di spicco

Continua il nostro viaggio per conoscere da vicino Banca D’Italia, un istituto che di fatto ha l’onere e l’onore di tutelare i risparmiatori. È sempre così? O qualcosa ogni tanto sfugge? Intanto partiamo dal fatto che la Banca D’Italia è quell’istituto che nelle intenzioni dei padri costituenti dovrebbe ergersi a paladino dei deboli e colpire tutti i comportamenti posti in essere dai vertici delle Banche in violazione dei principi di sana e prudente gestione, senza indugio e prima che i risparmi degli investitori si volatilizzino.

Questa policy sembra essersi fiaccata negli ultimi vent’anni e ne sono storia più o meno recente i fallimenti delle più o meno grandi Banche, da ultimo la popolare di Bari, con il solito rimpallo di responsabilità dalla Banca D’Italia alla Procura, dalla Politica alla Banca D’Italia fino ad arrivare a colpire gli unici indifesi: coloro che hanno pagato e continueranno a pagare errori di altri: i soci e gli investitori.

Intanto le cronache sulle inchieste delle banche intasano i quotidiani, anche quelle che possono sembrare a orologeria contro alcuni ex premier e leader politici di spicco, proseguono le vicende delle varie popolari.

Ultime in ordine temporale le vicende giudiziarie legate al crac di Banca Etruria con tutte quelle consulenze d’oro e incarichi dati anche più volte a consulenti e forse amici di che appaiono palesemente imprudenti e non certo frutto di una gestione dei soldi dei risparmiatori degna del buon padre di famiglia. Le consulenze finite nel mirino dei pm vennero affidate da via Calamandrei, sede della popolare, per valutare, analizzare e avviare il processo di fusione con un istituto che poi non si concretizzò.

La fusione con la Banca Popolare di Vicenza, sollecitata dalle autorità bancarie, rimase un’ipotesi. Ma per valutare quella strada sarebbero stati impiegati circa 4 milioni e mezzo nel 2014: consulenze affidate a grandi società come Mediobanca o studi legali. Incarichi, ritenuti inutili e ripetitivi. Anche ai meno avvezzi sembra davvero una condotta imprudente. A chi spettava vigilare?

Soltanto l’anno scorso il collega giornalista Emanuele Bellano ha fatto il punto su una delle molteplici inchieste di Report, tratteggiando vicende vergognose che le banche hanno messo in atto contro i risparmiatori.

Con la crisi finanziaria le banche si sono trovate di fronte a riduzioni dei profitti, perdite e problemi di solidità. I loro consigli di amministrazione hanno dato il via libera a operazioni spregiudicate che hanno fatto perdere decine di migliaia di euro a milioni di risparmiatori.
Nel 2016 Report ha scoperto che Mps, Banca Intesa, Unicredit e Banco BPM vendevano ai loro clienti diamanti per un valore complessivo di circa 1,5 miliardi di euro. I vertici di DPI, una delle due società che vendevano diamanti tramite i circuiti bancari, sono stati arrestati dalla procura di Milano e indagati per autoriciclaggio di varie decine di milioni. E nel 2019, tornando sulla vicenda, Report aveva ricostruito il coinvolgimento dei vertici di alcuni istituti bancari.

Banca d’Italia, nel suo ruolo di vigilanza e di sanzionamento, ha avviato un’ispezione su banca Mps. Che fine ha fatto l’ispezione, a quale conclusione è arrivata? Una testimonianza esclusiva, interna al team ispettivo, rivela a Report il coinvolgimento dei massimi livelli di Mps nel sistema di distribuzione e vendita dei diamanti. Dalla fonte e grazie ai documenti recuperati, Report ha ricostruito le lacune dell’intero sistema di controllo delle banche.
L’attività di vendita dei diamanti, che si è rivelata una truffa, è andata avanti con la complicità di parti importanti del circuito bancario per oltre 3 anni, si è fermata esclusivamente in seguito all’inchiesta di Report, e per l’azione giudiziaria della procura di Milano. L’indagine della Procura di Milano che si è innestata in seguito alla trasmissione del servizio ha portato al recupero di 900 milioni di euro su circa 1,3 miliardi di euro di diamanti venduti. Denaro che, anche grazie alla denuncia di “Report”, è stato restituito agli investitori.

In parallelo, in seguito alla trasmissione del servizio, si è avviata anche un’indagine dell’autorità Antitrust AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) che ha sanzionato le banche coinvolte e le due società IDB e DPI. La sentenza della AGCM, che ha erogato le sanzioni amministrative citate dal Governatore e di cui Report ha dato correttamente conto più volte negli anni, ha citato nelle sue motivazioni per oltre 80 volte la trasmissione “Report” e il suo servizio andato in onda nel 2016, a riprova di quanto sia stato importante il ruolo della trasmissione che ha svolto in modo esemplare la sua funzione di servizio pubblico.

A cinque anni da questa denuncia “Report” ha ritenuto opportuno tornare sulla vicenda essendo entrata in possesso di testimonianze e documenti relativi all’attività di vigilanza e controllo svolti da Banca d’Italia sulla questione diamanti e relativi a Banca Monte Paschi di Siena.

L’inchiesta di Report “The Whistleblower” mandata in onda il 13 dicembre 2021 si è pertanto basata sulla testimonianza di un funzionario di Banca d’Italia, Carlo Bertini, local coordinator del JST (Joint Surveillance Team – team congiunto Banca d’ItaliaBCE, composto da funzionari di Banca d’Italia e funzionari della Banca Centrale Europea) che aveva il compito di vigilare sull’attività di vendita dei diamanti avvenuta da parte della società DPI attraverso la rete di vendita di Banca Monte dei Paschi di Siena.

Alla fine sembra proprio che a pagare per tutta la vicenda di Bankitalia sia stato soltanto Bertini cui è stato notificato il provvedimento adottato dal Consiglio Superiore dell’istituto centrale governato da Ignazio Visco: sospensione dal servizio e dalla retribuzione, per una durata di dodici mesi.

Dunque, che dire? La Banca D’Italia negli ultimi venti anni sembra non aver svolto a pieno la sua mission. Non aiuta il fatto che i poteri politici, di fatto, ne nominano i vertici. Allora ci si chiede: chi decide il buono e brutto tempo?

Non c’è dubbio che il commercio del denaro, attività riservata alle sole Banche, costituisca una fortissima attrazione per coloro che grazie ai nostri voti dovrebbero tutelarci dalle loro stesse spesso corrotte tentazioni, almeno a leggere le cronache quotidiane.

Ogni volta che qualche voce, in un rigurgito di onestà, tenta di ergersi a paladina degli indifesi, viene tacitata, noi stessi de L’Osservatore d’Italia abbiamo subito non poche pressioni.
Ne costituisce chiaro esempio l’oblio nel quale è stata relegata la commissione Banche tanto sbandierata dai nuovi “politicanti” partiti con buone intenzioni e poi piegatesi quasi subito al sistema. Politicanti che con una doppia elle forse apparirebbero in tutta la loro sgargiante indole: “polliticanti”!

Un esempio lampante di strane e incomprensibili affermazioni dell’allora capo della Vigilanza DI Banca d’Italia il Signor Luigi Mariani, contraddittorie e anche un po’ beffarde se non fosse per il fatto che dalle sue azioni ne sono conseguite e ne continuano a seguire enormi perdite per gli ingenui investitori.

Lo stesso Mariani, i primi mesi del 2021 è stato “spostato” alla direzione della sede di Roma con il Sig. Giuffrida, il cui profilo è stato meglio esplicitato dal Fatto Quotidiano nel 2016 (“Giuffrida, laureato in scienze politiche, è un dirigente con una lunga storia e con molteplici interessi. Interessi che in qualche occasione hanno sollevato interrogativi sui conflitti d’interesse reali e potenziali che si potevano determinare per via della sua attività imprenditoriale nel paese di origine, Montevago in provincia di Agrigento. Giuffrida è soprattutto noto per il fatto che all’epoca del processo Dell’Utri venne incaricato dalla procura di studiare l’origine dei flussi di denaro che dettero origine al gruppo Fininvest. Il dirigente, allora a capo della sede di Palermo della Banca d’Italia, concluse il suo lavoro affermando di non poter “risalire in termini di assoluta certezza e chiarezza all’origine, qualunque essa fosse, lecita o illecita, dei flussi di denaro investiti nella creazione delle holding Fininvest” e – chiamato in causa da Fininvest – nel 2007 ha accettato di transare con la società riconoscendo “i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento”).

Vogliamo credere che l’attuale Capo di Governo, decisamente esperto del mondo bancario, sicuramente avulso dalle logiche avanti descritte voglia mettere seriamente mano al malaffare di cui si alimenta un certo mondo bancario e dare serenità, sicurezza agli investitori, oggi in balia di interessi a loro estranei.

Ma quali sarebbero le dichiarazioni incomprensibili di Mariani? Ebbene egli disse che le segnalazioni ricevute in merito alle posizioni di Salvatore Ladaga e Italo Ciarla non avrebbero violato il principio di sana e prudente gestione, ritenendo valide e sufficienti le giustificazioni del collegio sindacale della Banca Popolare del Lazio, (quello presieduto dal Dott. Romagnoli presidente all’epoca dei fatti anche del collegio sindacale della Natalizia Petroli il cui titolare, Natalizia Giancarlo sedeva al suo fianco in Consiglio di Amministrazione della BPLazio).
Romagnoli riferiva che “dette operazioni sarebbero state antecedenti ai finanziamenti”. Noi che abbiamo svolto l’inchiesta giornalistica, vogliamo sperare che l’affermazione del Collegio Sindacale della BPLazio, fatta propria dal Mariani, sia frutto di sola distrazione, circostanza che pur giustificando l’esito della attività della vigilanza, di certo non fa dormire sonni tranquilli ai poveri investitori.

In realtà dalla nostra inchiesta giornalistica, eseguita con strumenti di gran lunga limitati rispetto a quelli in possesso del sig. Mariani, risultava palese che il Notaio Capecelatro poneva in essere una serie di attività tese a favorire il Ladaga ed il Ciarla e far sottrarre i propri beni dall’aggressione della BPLazio dallo stesso Capecelatro amministrata ed oggi ancora presieduta.
Il Notaio faceva alienare dal Ladaga alla separata moglie tutti i propri beni immobili così sottraendoli al credito vantato dalla Banca; per Mariani sarebbe stato sufficiente andare a leggere l’atto di citazione formulato dalla BPLazio con richiesta di revocatoria del trasferimento dei beni dal Ladaga alla ex moglie ed in seguito la sentenza del Tribunale di Velletri. Quanto all’ex Vicepresidente Italo Ciarla, oggi remunerato Presidente onorario, attore in giudizi per anatocismo ed usura promossi avverso altri istituti di credito, dopo essere finanziariamente caduto in disgrazia, quest’ultimo per salvare la posizione immobiliare dei consuoceri coniugi De Marzi/Masi e con l’ausilio del Notaio Capecelatro, e dopo e non certo prima il finanziamento eseguito ai De Marzi/Masi, per sottrarre beni immobili di questi ultimi alla garanzia del credito della Banca nei loro confronti, in data 6 marzo 2012 fece alienare una loro proprietà al figlio del Vice Presidente Ciarla, nonché genero dei coniugi De Marzi/Masi.
Il ricavato della vendita venne trattenuto dai debitori e non certo versato alla BPLazio per estinguere almeno parzialmente il loro debito ed ovviamente la BPLazio non propose azione revocatoria come nel caso eclatante del Ladaga, per non colpire il figlio di un “illustre” consigliere, anzi clamorosamente lo finanziò con un mutuo necessario al Ciarla Guido per acquistare immaginiamo “fittiziamente” l’immobile di proprietà dei suoceri.

Forse l’allora capo della Vigilanza di Banca d’Italia, il Signor Luigi Mariani, dovrebbe fare un mea culpa, queste operazioni sono state eseguite dopo e non prima dei finanziamenti fatti al Ladaga ed ai coniugi De Marzi/Masi. Forse il Sig. Mariani, o chi per lui, oggi dovrebbe seguire le vicende da noi segnalate e allo scopo vogliamo segnalare, con la speranza che chi di dovere sappia apprezzare e valorizzare, che proprio per la posizione debitoria dei consuoceri dell’attuale e remunerato Presidente Onorario, Rag. Italo Ciarla, ai quali la BPLazio ha già fatto un riconosciuto regalo nel fargli alienare l’unico bene libero da ipoteche, a favore del Sig. Guido Ciarla, ben consapevole all’epoca dei fatti dei debiti intrattenuti dai suoceri con la BPLazio, e sbeffeggiando l’intelligenza di ciascuno di noi per aver seguito la vendita con provvista messa a disposizione dalla stessa BPLazio, ha creduto opportuno fare un ulteriore regalo.Del resto, come dicevamo in un nostro articolo, la giostra gira e si alimenta di queste attività, nessuno la ferma poiché tutti sembrano trarne giovamento e poco importa se qualcuno esagera, nel vorticoso giro di denaro tutto si confonde.Ma non ci distraiamo, non vorremo che il “Sig. Mariano” dovesse assopirsi confondendosi con i sonnacchiosi consigli di amministrazione del duo Capecelatro/Natalizia di cui narrano i ben informati. Ebbene l’unico immobile rimasto di proprietà dei consuoceri del remunerato Presidente onorario Rag. Italo Ciarla veniva posto all’asta e finalmente aggiudicato in data 9 gennaio 2020 per l’importo di € 110.500,00 che a fronte del credito vantato dalla BPLazio (circa €400.000,00) appare ben poca cosa; detratte le spese alla BPLazio venivano attribuite poco più di €86.000,00 con una perdita di oltre €310.000,00, somme di cui hanno goduto la famiglia del consuocero dell’attuale Presidente Onorario e che è stata ripianata sottraendo utili ai soci e valore alla stessa BLazio. Una delle tante operazioni sulle quali il Sig. Mariani non ha creduto fosse necessario indagare e che ci lascia a dir poco basiti.

Ovviamente le sorprese non potevano finire qui.

Bene, in ogni caso, possono affermare i più convinti sostenitori della bontà dell’operazione “Ciarla” posta in essere dai vertici, anche quelli attuali, della BPLazio, un immobile dei debitori (De Marzi/Masi) è stato venduto e la BPLazio ha recuperato almeno €86.000,00. Ottimo vero? Sì, se non fosse per un piccolo particolare. Chi ha acquistato l’immobile all’asta?
L’aggiudicazione all’asta del 9 gennaio 2020 è stata fatta a favore dell’unico offerente, senza il quale il prezzo si sarebbe ulteriormente ridotto: la Banca Popolare del Lazio.
In pratica, ed immaginiamo per non dover buttare fuori di casa i consuoceri dell’attuale Presidente Onorario, la BPLazio con la sua partecipata Real Estate Banca Popolare del Lazio ha acquistato l’immobile espropriato ai debitori De Marzi/Masi, diventandone proprietaria, evitando che la perdita di bilancio aumentasse in conseguenza di ulteriori riduzioni del prezzo d’asta; la BPLazio ha preso i denari dalla tasca destra e li ha messi nella tasca sinistra, rimanendo proprietaria di un immobile che con qualche ulteriore e fantasiosa alchimia, ma sicuramente non sarà così, verrà venduta al miglior offerente, purchè parente ed amico degli esecutati ovvero del loro consuocero, con un mutuo erogato sempre dalla BPLazio e magari con la possibilità di lasciare i vecchi proprietari esecutati nel possesso dell’immobile
Come è possibile che il signor Mariani, seduto a fianco al Sig. Troiani, suo fidato ispettore, non si avvedeva nella sua ispezione della incredibile vicenda Protercave e che una volta denunciata nei dettagli anche da noi, si limitava a giustificare le operazioni non certo di sana e prudente gestione con l’affermazione che essendo la posizione stata svalutata dalla Banca non costituiva un pericolo per il bilancio e quindi non meritava alcun approfondimento o segnalazione.

In pratica affermando indirettamente che operazioni poco chiare sono sane e prudenti se poste in essere in Banche solide mentre le medesime operazioni non lo sono se poste in essere in Banche in difficoltà! Abbiamo appreso una nuova nozione di cui noi non eravamo a conoscenza, che crediamo possa in futuro essere utile per tutti gli amministratori di Banche e per i sempre più spaesati investitori.

Se dovete fare operazioni che definire poco chiare è un eufemismo, fatele in Banche sane, non verrete indagati dalla Vigilanza; guai a fare le stesse operazioni in Banche ormai corrose dalle stesse operazioni fatte quando erano sane.

O meglio, se Voi amministratori dovete fare operazioni “Border Line” fatele fare al Capo dell’esecutivo, cioè al Direttore Generale che sembra quasi essere immune rispetto ai controlli ed alle sanzioni di Banca D’Italia e che Voi amministratori potrete “coprire” in consiglio di amministrazione senza correre alcun rischio nei confronti della Vigilanza. Del resto solo così si può spiegare l’affermazione del “Troiano” il quale riferisce che dall’esame della sofferenza “Protercave” non sono risultati collegamenti con amministratori o Sindaci della BpLazio. E chi ha portato avanti l’operazione Protercave? L’allora Direttore Generale Massimo Lucidi che ha fatto perdere alla BPLazio circa 1 milione e mezzo di euro. Nel frattempo, una strana coincidenza, il figlio del Direttore Generale veniva assunto dalla Banca Popolare di Spoleto nel cui consiglio di amministrazione sedeva il titolare dell’azienda beneficiata dal milione e mezzo di euro perso dalla BPLazio. Poco male se in seguito il Direttore Generale non solo non veniva rimosso dal CDA della BPlazio, ma al contrario si vedeva dapprima aumentare il proprio compenso annuo e successivamente cooptare in Cda e ricevere il ruolo di Amministratore Delegato, è chiaro, almeno al Sig. Troiani ed agli ispettori che si sono succeduti che il Consiglio non aveva alcun legame con la posizione Protercave né con colui che l’aveva posta in essere, il Direttore Generale Massimo Lucidi.

Il Sig. Troiani riferisce altresì che almeno altre due posizioni venivano riscontrate in quanto foriere di grosse perdite ma che non ha riscontrato eventuali responsabilità meritevoli di segnalazione all’autorità Giudiziaria, vedremo se le Sue verranno confermate, del resto anche Protercave non era meritevole di segnalazione.

Per oggi ma solo per oggi, poiché gli argomenti verranno ripresi, vi lasciamo con un’ultima strana coincidenza: in sede di indagini, venne trasferito il Comandante della Compagnia di Velletri della Guardia di Finanza Capitano Graziano Rubino. Il suo trasferimento avviene proprio mentre svolgeva le indagini delegate dal P.M. su Banca Popolare del Lazio e prima del termine del proprio mandato. Ma come detto più volte in questo articolo si tratta solo di strane coincidenze come le ha definite in un suo libro lo stesso Giudice Ayala amico di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

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