Connect with us

Scienza e Tecnologia

Tutti pronti all’arrembaggio con Sea of Thieves

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Sea of Thieves, il videogame sviluppato da Rare, in esclusiva per Pc Windows e per la famiglia delle console Xbox One, è arrivato sul mercato per stupire e divertire grazie a delle meccaniche di gioco inedite, uno scenario in stile piratesco, ma soprattutto grazie a un carico di ironia incredibile. Sea of Thieves è un titolo atipico, difficile da classificare per quanto riguarda il genere, ma in ogni caso si tratta di un’esperienza multiplayer esclusivamente online, a cui ci si può dedicare da soli, ma che moltiplica esponenzialmente il suo fattore di divertimento se giocato in compagnia di amici o altri players online. Infatti il suo punto forte risiede nella capacità di spingere alla cooperazione i vari componenti della ciurma, che devono imparare a collaborare sia per condurre degnamente il proprio vascello che per avere la meglio sugli altri equipaggi, ma anche per combattere, trovare tesori nascosti, esplorare velieri sommersi e molto altro ancora. Ma iniziamo dal principio. Dopo la breve presentazione iniziale, Sea of Thieves invita a creare un avatar digitale tramite un editor dei personaggi totalmente atipico. Un editor che a conti fatti non dà al giocatore la possibilità di scegliere e personalizzare il proprio pirata in tutti i suoi aspetti, ma consente solo di selezionare il proprio alter ego virtuale tra una serie di modelli pre-confezionati che si potranno scartare fino a trovare quello che più si avvicina al proprio ideale di vecchio lupo di mare. Una volta individuato il pirata che si controllerà in gioco, finalmente si verrà lanciati nel vivo dell’avventura di Sea of Thieves. Una volta iniziato si potrà scegliere di mettersi al comando di una “sloop”, imbarcazione di dimensioni ridotte adatta a un giocatore singolo o a una squadra di massimo due pirati, o di un più grande galeone, che consente di salpare in compagnia di una squadra da tre o quattro giocatori, sia con gli amici che tramite matchmaking online. Una volta che si sarà scelto come e con chi tuffarsi nel vivo dell’azione, i giocatori si troveranno all’interno di una locanda di uno degli Avamposti che caratterizzano i mari di Sea of Thieves, pronti a perdersi tra fantastiche avventure, mari insidiosi e misteri da svelare. E adesso? Bene, prima di acquistare il titolo è bene tenere a mente che ci si trova dinanzi a un vero e proprio simulatore piratesco, e infatti, in quanto i pirati erano uomini liberi, anche l’azione di gioco è totalmente libera.

Non c’è una storia da seguire, né un tutorial efficace che spieghi tutto ciò che il gioco è in grado di offrire. Il giocatore si troverà a vagare per le isole, interagendo con personaggi misteriosi che parleranno solo tramite indovinelli, per poi iniziare a capire lentamente quali sono i principi base di Sea of Thieves. Ben presto si comprenderà che tale scopo è andare alla ricerca di bottino tramite le immancabili Cacce al Tesoro, che consentiranno di guadagnare Oro, con cui acquistare nuovi oggetti estetici, e punti con cui migliorare la propria reputazione nei confronti di una delle tre fazioni disponibili nel gioco: i Cacciatori di tesori, l’Ordine delle Anime, che prevede missioni dove bisogna eliminare capitani scheletrici e ottenere i loro teschi maledetti, e l’Alleanza del Mercante che prevede la consegna di animali o merci entro un orario stabilito in un determinato avamposto. Portando a termine gli incarichi per una singola fazione, si guadagnerà reputazione e di conseguenza, man mano che questa crescerà, si avrà accesso a missioni più complesse e ovviamente remunerative. In Sea of Thieves però non ci sono pirati più forti, ma conta solo l’abilità del singolo e della squadra. Infatti il personaggio non potrà avanzare di livello e sarà privo di abilità e talenti con cui approcciare alle varie situazioni in modo differente. Allo stesso modo, armi e indumenti sono privi di perk o statistiche in grado di cambiare il gameplay in modo evidente. È così che ogni pistola sparerà esattamente allo stesso modo, ogni spada richiederà lo stesso numero di colpi per atterrare un avversario e ogni cannone infliggerà lo stesso tipo di danni a un vascello nemico. Ciò non vuol dire che in Sea of Thieves ci siano pochi oggetti da acquistare o da scovare, tutto il contrario, ma la differenza tra una pistola e l’altra è prettamente estetica e servirà solo a distinguere un più navigato vecchio lupo di mare da un novello marinaio che ha appena iniziato a giocare. Tale impostazione del gioco seppur da principio può far storcere il naso, in realtà è assolutamente giusta per un titolo di questo tipo. La gloria e il bottino si conquistano col sudore della fronte e non grazie ad abilità e potenziamenti assurdi. Insomma, Il gameplay sviluppato da Rare dona a tutti le stesse possibilità di colpire l’avversario e mandarlo al tappeto. Insomma, Sea of Thieves è un gioco spietato, dove vince il più bravo e, perché no, il più furbo, dove le squadre composte da un gruppo affiatato di pirati possono avere facilmente la meglio rispetto al povero pirata di turno che, al timone della sua “sloop”, stava cercando di riportare all’avamposto un misero forziere. Ma il titolo è anche quel gioco che punisce una squadra da 4 giocatori quando il singolo pirata sulla “sloop” sa come utilizzare la propria nave e dove colpire con i cannoni. Insomma, è un gioco di pirati, quindi scorrettezze, furti di bottino e vendette sono il sale e l’anima delle avventure in mare. Insomma, quando si gioca in gruppo la comunicazione tra i membri dell’equipaggio è fondamentale per sopravvivere in mare aperto.

In Sea of Thieves non si fa distinzioni tra comparto PvE e PvP e in qualsiasi momento si può essere attaccati da un gruppo di pirati intenzionati a rubare il bottino che con fatica si sta cercando di andare a vendere all’avamposto. In questi casi, ognuno deve essere in grado di gestire i ruoli nevralgici della navigazione per portare in salvo il bottino: il giocatore incaricato di salire sull’albero maestro può scrutare l’orizzonte e cercare di anticipare le mosse del nemico sfruttando il binocolo, che fa parte della dotazione standard di ogni giocatore ed è richiamabile tramite la ruota degli oggetti con uno dei tasti dorsali. Il pirata assegnato al cannone dovrà prestare particolare attenzione al movimento delle onde e calibrare il colpo adeguatamente, questo perché fallirlo potrebbe risultare fatale in quanto il nemico potrebbe rispondere al fuoco e trasformare la nave in un colabrodo. A questo punto il povero pirata addetto alle riparazioni delle falle nello scafo difficilmente potrà sistemare tutto in fretta e la nave si riempirà d’acqua. Se questo dovesse accadere, l’intera ciurma sarà condannata a colare a picco e a rinunciare al bottino. Anche perché una banda di manigoldi intenzionata a rubare i tesori che si sta disperatamente tentando di portare in salvo non esiterà mai a speronare, colpire con armi dalla distanza o cercare di abbordare pur di raggiungere il proprio obiettivo. Se si dovesse morire, niente paura, si verrà trasportati sul vascello dei dannati, ossia una nave fantasma sulla quale bisognerà attendere circa una decina di secondi prima di poter tornare in vita. Ogni volta che si risorgerà ci si troverà sulla propria nave. Se la nave è affondata invece, basterà avvicinarsi a una delle sirene, premere il tasto X e si verrà riportati su una nuova nave. A questo punto si potrà decidere se andare a vendicarsi o proseguire verso nuove avventure sperando di non essere presi nuovamente di mira. Ovviamente, navigando per mare non si è mai tranquilli e bisogna stare attenti ad alcuni eventi letali: ossia le tempeste e il temibile Kraken. Nel primo caso, ci si troverà in condizioni atmosferiche che renderanno estremamente difficile la navigazione, con la bussola completamente impazzita e il timone che farà resistenza e si sposterà dalla direzione opposta dove si sta cercando di manovrare. Ma non è tutto: tra fulmini che possono danneggiare la nave e la ciurma, onde altissime che assieme alla pioggia possono far imbarcare acqua o, peggio, celare uno scoglio che potrebbe distruggere il galeone, navigare nel bel mezzo di una tempesta potrebbe essere una delle esperienze più dure o esaltanti da affrontare. Per quanto riguarda il Kraken, la pericolosità è differente, infatti mentre si sta navigando tranquillamente verso una qualsiasi rotta, le acque attorno la nave si tingeranno di nero e dei giganteschi tentacoli dapprima si erigeranno verso il cielo con fare minaccioso e poi tenteranno di stritolare la barca, catturare per divorare i pirati e generalmente sterminare l’intero equipaggio che così perderà nave, bottino e ovviamente reputazione. Oltre a tutto questo, in gioco sono presenti i fortini o raid. Questi sono eventi periodici evidenziati da un’enorme nube a forma di teschio, che saranno facilmente riconoscibili all’orizzonte. Dirigendo verso la sua direzione ci si troverà di fronte a una attività sensibilmente diversa, in cui è necessario affrontare orde composte da decine e decine di non morti fino all’immancabile boss, che una volta sconfitto lascerà cadere una chiave speciale che darà accesso a una stanza stracolma di tesori. A questo punto bisognerà trasportare quanti più tesori possibili sulla nave e cercare di farla franca fino all’avamposto più vicino, così da ottenere un quantitativo di reputazione superiore rispetto alle missioni classiche. Ovviamente essendo la nube a forma di teschio ben visibile a tutti, è molto probabile che ci si troverà a dover combattere con altre ciurme che vorranno mettere le loro mani sul bottino. Oltre a tutto questo, sul proprio cammino ci si potrà imbattere in, messaggi in bottiglia, oggetti di valore abbandonati e relitti affondati che celano casse di merci rare, teschi maledetti o tesori da scambiare per danaro e punti esperienza dai relativi “vendor”. Da quello che abbiamo potuto comprendere, quando si raggiungerà il livello massimo con le tre fazioni, si potrebbe sbloccare qualcosa di speciale che allungherebbe ancora di più la lista delle cose da fare. L’unica cosa da fare per scoprirlo è giocare.

Se tutto questo però non dovesse bastare, è importante sapere che Rare sta sviluppando e svilupperà costantemente migliorie e nuovi contenuti per un’esperienza di gioco ancora più grande. Detto questo è bene citare anche la componente goliardica, affrontare i viaggi suonando con ghironde e fisarmoniche canti marinareschi o ubriacarsi in taverna vomitando addosso i compagni mentre la realtà e i suoni si distorcono è sempre una scena esilarante da vivere e da ripetere nei momenti di stanca. Per quanto riguarda il comparto tecnico di Sea of Thieves, i ragazzi di Rare hanno svolto un lavoro davvero superbo. A partire dalla resa del mare, d’incredibile realismo per un gioco che ha tra i suoi punti di forza una grafica volutamente fumettosa. I cavalloni si infrangono in credibili spruzzi e il moto ondoso, influenzato da vento, correnti e scogliere, è quanto di più bello si sia mai visto in un gioco negli ultimi anni. Tramonti, albe, ma anche tempeste e cieli stellati completano una fotografia degna di essere innalzata verso l’olimpo del gaming. Ovviamente il comparto video da urlo è accompagnato da un audio decisamente buono. Gli effetti sonori molto più realistici di quel che ci si aspetterebbe da un titolo che da un lato simula e dall’atro gioca sull’argomento pirati e sono accompagnati da una colonna sonora a tema, che alterna pezzi inediti ad arrangiamenti in salsa corsara di canzoni famose. Tirando le somme, se avete nostalgie di quell’universo magico che solo Monkey Island era riuscito a creare nei lontani anni ’90, oppure avete semplicemente voglia di solcare le onde con i vostri amici, questo Sea of Thieves vi stupirà. Ovviamente se si gioca da soli il titolo perde molto, ma la possibilità di utilizzare il matchmaking e stringere nuove amicizie fa si che questo piccolo ostacolo si possa superare facilmente. A parere nostro non giocare l’ultima fatica di Rare sarebbe un vero peccato, in quanto introduce finalmente un genere di gioco tutto nuovo, in grado di tenere incollati allo schermo anche per mesi.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 9
Sonoro: 9,5
Gameplay: 8,5
Longevità: 9
VOTO FINALE: 9

 

Francesco Pellegrino Lise

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere
Commenti

Scienza e Tecnologia

Trials Rising, enduro, follia e divertimento

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

iPuoi accedere ai tuoi appunti praticamente da qualsiasi posto, utilizzando il telefono, un computer o un browser web.

Ubisoft e RedLynx lanciano sul mercato Trials Rising, nuovo capitolo del divertentissimo videogioco che affonda le sue radici nell’ormai lontano 2000, su Pc, Xbox One, Ps4 e Switch. Per chi non lo sapesse, il titolo nasce come un gioco di corse motociclistiche che, nel suo piccolo, ha segnato la nascita di un franchise videoludico forte e apprezzato dai giocatori di tutto il mondo. Pubblicazione dopo pubblicazione, uscita dopo uscita, la serie ha continuato a espandersi fino all’ultimo capitolo, Trials Rising appunto, che rappresenta il culmine di tanti anni di esperienza, di salti, capriole e acrobazie spericolate. Questo nuovo capitolo riesce a unire i generi racing e platform in un mix adrenalinico basato su velocità e abilità. Sia ben chiaro, nonostante la semplicità del gioco, se si vuole diventare degli assi delle gare sarà richiesto al giocatore tanto “allenamento” per imparare a gestire al meglio la fisica delle due ruote, caduta dopo caduta. Insomma, chiunque potrà raggiungere la linea del traguardo, ma soltanto i più tenaci potranno arrivare a fine corsa senza cadere e ottenendo un tempo da record. Pur essendo un gioco in 2.5D in Trial Fusion ci si può muovere solo lungo due direzioni, ma la grafica è comunque tridimensionale. Per quanto riguarda il controllo del mezzo, del peso del pilota e dell’accelerazione attraverso lo stick analogico e dei due tasti dorsali del controller invece, se si vuol gareggiare in modo competitivo, non sono affatto semplici da gestire e prima di padroneggiarli ci vorrà un bel po’ di tempo e tanto, ma tanto impegno. Il comportamento della moto risponde comunque molto bene agli input del giocatore e alla forma del percorso, dando filo da torcere nel riuscire a governare ogni minima variazione dell’assetto. In Trials Rising infatti basta un atterraggio sbagliato, un’impennata esagerata o una frenata troppo brusca per perdere il ritmo o finire a gambe all’aria. Ciò dipende in gran parte dalle sospensioni, che, fra compressioni ed estensioni, si comportano in modo realistico e intuitivo, determinando quanta trazione la ruota posteriore del veicolo riesce a imprimere sul terreno. Spostare nel modo sbagliato il pilota prima di un salto o non allineare bene le ruote quando si tocca terra, porta a rimbalzi e rotazioni orarie o antiorarie quasi impossibili da governare. I movimenti del giocatore devono quindi essere fluidi e adattarsi agli assurdi percorsi ricchi di rampe, ostacoli, scorciatoie, esplosioni, crolli e cambiamenti improvvisi. A livello di gameplay, Trials Rising è senza dubbio un prodotto divertentissimo, capace di sopravvivere senza batter ciglio al trascorrere del tempo: sebbene la formula di base non sia cambiata molto dalla sua prima apparizione ad oggi, il titolo è ancora bello da vedere e spassoso da giocare. A rendere l’esperienza unica e diversa rispetto al passato ci pensano poi valanghe di personalizzazioni, un sistema di aumento del livello con tanto di loot box dove sbloccare personalizzazioni per le moto e per il personaggio, e un comparto multigiocatore ricco e variegato, che non sembra voler lasciare niente al caso. Il vero cuore della proposta ludica targata Ubisoft e Redlynx è rappresentato dalla modalità carriera, adesso ancor più complessa e variegata che mai. Nella prime battute bisognerà lanciarsi a capofitto all’interno di una serie di tracciati da principianti, salvo poi aumentare gradualmente la complessità fino a raggiungere picchi di difficoltà estremi. Il livello di sfida resta lo stesso di sempre, quindi si comincia con tracciati corti e semplici e si finisce con piste assolutamente complesse dove sangue freddo e controllo perfetto sono gli unici alleati per portare a compimento i tracciati. Per i principianti c’è anche una sorta di tutorial, una vera e propria accademia in cui apprendere ogni minimo dettaglio sul mondo di Trials Rising.

Se si è fan della serie e si conoscono già tutte le dinamiche delle due ruote, però, sarà possibile evitare questo percorso introduttivo: l’accademia, infatti, sarà accessibile facilmente dalla mappa di gioco, ma, eccezion fatta per il primo esercizio di presentazione, sarà possibile passare subito alle prove di gara vere e proprie. Una volta affrontate le gare iniziali verrà presentato il primo sponsor, grazie al quale i giocatori si troveranno a competere a fianco di altri piloti in uno stadio approntato per l’occasione. Il funzionamento di tali gare, disponibili soltanto una volta concluse tutte le prove presenti all’interno della regione di riferimento. Le sfide nell’arena prevedono, a differenza delle gare “lisce” diversi gironi di qualificazione da superare prima di arrivare alla finale contro un avversario estremamente ostico da battere. La particolarità di questa tipologia di competizione, riguarda soprattutto la sua modalità di svolgimento: non si scende in pista da soli, ma bisogna affrontare in maniera diretta gli avversari, i quali gareggeranno al fianco di chi sta dinanzi lo schermo su delle piste identiche a quella che si sta per affrontare. Sebbene il funzionamento resta più o meno lo stesso di sempre, in queste circostanze la componente platform, che solitamente domina gli stage, cede leggermente il passo a quella più “competitiva” nel senso tradizionale del termine. Una volta superata la gara finale si potrà avanzare alla regione successiva, dove sfide sempre più complesse metteranno a dura prova le abilità e i nervi dei giocatori. Andando avanti con le competizioni non basterà semplicemente arrivare al termine del tracciato: i contratti con lo sponsor, infatti, richiederanno condizioni particolari per proseguire, come completare il tracciato svolgendo un certo numero di salti mortali, oppure con un numero di errori non superiori a una certa soglia. Al di là della notevole quantità di contenuti, il vero punto di forza di Trials Rising però è rappresentato dalla presenza costante dei “ghost” degli altri giocatori. Un notevole passo avanti rispetto al semplice indicatore presente nei capitoli precedenti, che consente di vedere nel dettaglio cosa si è sbagliato e perché e come i rivali se la sono cavata in una determinata situazione. Come se non bastasse, a invogliare ulteriormente il pilota a rigiocare gli stessi stage più e più volte, ci pensano gli indicatori dei nuovi record: quando qualcuno batte il tempo che si era riusciti a segnare in una pista, il relativo indicatore sulla mappa presenterà una scritta piuttosto evidente e, almeno per i più competitivi, sicuramente troppo invitante per essere ignorata. Procedendo nell’avventura tornano anche le classiche prove abilità, folli e divertenti come sempre che consistono nel raggiungimento di obbiettivi assurdi, come ad esempio il raggiungere una certa distanza rimbalzando su barili esplosivi, o di obbiettivi difficili, come il restare più in piedi possibile lungo un tracciato complicatissimo e pieno di insidie.

In Trials Rising è anche presente una modalità multigiocatore asincrona. Si può infatti partecipare a tornei online fino ad otto giocatori, che si danno battaglia in gare da tre round; la differenza maggiore è data dal fatto che non è possibile riavviare la partita in ogni momento come invece avviene quando si gareggia da soli. In ogni caso, più si vince e più in alto si sale di divisione. All’incirca ogni tre mesi la classifica globale si azzera, però si ottengono delle ricompense esclusive a seconda del proprio piazzamento. Se invece si preferisce giocare con i vostri amici in stile scorso millennio, Trials Rising ha anche la possibilità di giocare in splitscreen che consente fino a quattro persone di gareggiare sullo stesso percorso e sulla stessa televisione. Tra le novità maggiori ci sembra doveroso menzionare la modalità Tandem, che, come si può capire dal nome, mette due piloti alla guida della stessa moto. In tale tipologia di gioco è esilarante cercare di coordinarsi nel tentativo di arrivare al traguardo e le situazioni che si verranno a creare saranno sicuramente oggetto di ore e ore di folli risate. Trials Rising, come dicevamo, si focalizza anche sulla personalizzazione del proprio pilota virtuale e del veicolo. Salendo di livello, completando le sfide o spendendo i crediti ottenuti è possibile ottenere nuovo equipaggiamento. Sono presenti infatti centinaia di capi di vestiario, pose, emote e pezzi di moto da equipaggiare, selezionare e montare, a cui poi possono essere applicati svariati adesivi fra una selezione di circa duemila. Purtroppo sono presenti le microtransazioni, ma, per fortuna, non sono invadenti e la valuta acquistabile si può anche ottenere raccogliendo i collezionabili nascosti negli angoli più remoti dei livelli o vincendo online. A chiudere l’offerta presente in questo nuovo Trials Rising c’è l’editor dei tracciati. Tale funzione è molto versatile e piena di elementi da utilizzare nella creazione del proprio livello personale. Gli oggetti a disposizione provengono anche dai vecchi capitoli della serie, come Trials Evolution, Trials Fusion e Trials of the Blood Dragon, e possono essere posizionati liberamente nello scenario fino a creare un percorso che può essere condiviso con gli altri giocatori. Quindi, divertimento, follia e creatività sono le caratteristiche che definiscono al meglio questa nuova produzione di Ubisoft e RedLynx. Dal punto di vista grafico, il 2D e mezzo utilizzato e la fluidità di gioco rendono l’intera esperienza assolutamente appagante. A questo poi si affianca un comparto audio fatto di effetti sonori ben realizzati, voci esilaranti e una colonna sonora assolutamente azzeccata. Quindi sia per l’audio che per gli effetti visivi il nuovo capitolo della serie è promosso con buoni voti. Tirando le somme Trials Rising è un titolo che è destinato a un pubblico che desidera divertirsi, un gioco spensierato che però non rinuncia anche al lato competitivo, una produzione adatta a tutte le fasce d’età e a qualsiasi tipo di giocatore. Insomma, un videogame che nonostante non offra chissà quale enorme innovazione rispetto ai suoi predecessori, è in grado di offrire una giocabilità pazzesca e un’incredibile dose di adrenalina.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 9

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Scienza e Tecnologia

Cyber security, aziende italiane a rischio

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

La cyber security è un aspetto da non sottovalutare per chi possiede un’impresa, in quanto proteggere i dati della propria attività è di vitale importanza per la sopravvivenza della stessa. Purtroppo i numeri sul territorio del nostro Paese riguardo gli attacchi informatici sono allarmanti, anche se fortunatamente non siamo i primi in classifica. Più della metà delle aziende italiane, il 55% – il 54% quelle europee – ha dichiarato di aver affrontato almeno un attacco informatico negli ultimi 24 mesi e le conseguenti ricadute sulle loro attività. A darne notizia è un’indagine condotta da Kaspersky Lab. Tra gli effetti più comuni di questi attacchi figurano: interruzione dei servizi (31%), problemi con l’integrità dei dati (18%) e perdita dei dati stessi (15%).

Le organizzazioni di Regno Unito e Spagna – sottolinea la ricerca – sono quelle che si trovano a fronteggiare la maggior parte dei rischi: il 64% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di aver avuto esperienza di un attacco informatico negli ultimi due anni.

“In Italia – fanno sapere i ricercatori – il dato sulla cyber security è piuttosto alto, pari al 55%, soprattutto se messo a confronto con la situazione riscontrata in altri paesi, come la Germania (49%) o la Romania (37%)”. Pur potendo contare solitamente su budget per l’Information Technology più consistenti rispetto a quanto viene stanziato dalle piccole e medie imprese, le grandi aziende che hanno dovuto affrontare un cyberattacco sono state pari al 64%, contro il 45% delle Piccole e medie imprese. Inoltre, oltre due terzi (72%) delle organizzazioni europee coinvolte nell’indagine di Kaspersky Lab ha dichiarato di essere in grado di scoprire un’eventuale violazione in otto ore o meno; nonostante questo sono ancora tante, il 25%, le aziende che non riescono ad intervenire nelle prime ore dopo un attacco, semplicemente perché non si rendono conto di averlo subito.

In Italia il 78,1% degli intervistati dichiara tempi di risposta sotto le 8 ore, mentre il 21,1% afferma di non riuscire ad essere altrettanto tempestivo. “I risultati dell’indagine confermano una tendenza che sottolineiamo da diverso tempo: gli attaccanti che riescono a penetrare all’interno di un’organizzazione a volte non lasciano alcuna traccia”, ha commentato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab. Investire sulle misure di sicurezza è un aspetto da non sottovalutare se si vuole tutelare la propria impresa, anzi è l’unico modo per poter evitare di subire un danno importante.

F.P.L.

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Scienza e Tecnologia

Devil May Cry 5, la saga torna agli antichi fasti

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Devil May Cry 5 arriva su Pc, Xbox One e Ps4 dopo ben 5 anni di sviluppo e 11 anni dal lancio del quarto capitolo della serie. Guardando un po’ indietro però è bene ricordare che nel 2001 l’esordio del cacciatore di demoni Dante su Ps2 fu un vero e proprio fulmine a ciel sereno che riuscì a conquistare pubblico e critica come pochi altri titoli hanno saputo fare.

Devil May Cry rivoluzionò il modo di concepire i videogiochi action in terza persona creando un filone completamente nuovo, un sottogenere che faceva della spettacolarità il suo punto di forza, basandosi su combo incredibili e personaggi sempre ben al di sopra delle righe.

Il secondo capitolo della serie rappresentò forse il meno riuscito della saga e fu il primo che vide a figura di  Hideaki Itsuno come director, anche se fu coinvolto solo marginalmente a fine produzione.

Il director giapponese fu messo realmente al timone dell’opera concepita dall’inimitabile Hideki Kamiya dal terzo capitolo della serie, titolo che riuscì a riportare la saga nell’Olimpo degli action games. Col quarto capitolo si decise di introdurre un nuovo compagno per Dante, quel Nero che ancora oggi porta con sé numerose domande e che è presente anche nel nuovo Devil May Cry 5. Poi la serie si bloccò, nuovi personaggi conquistarono il pubblico appassionato di questo genere ed il buon Dante andò momentaneamente in pensione. Capcom decise quindi di optare per un reboot della serie con il DmC di Ninja Theory nel tentativo di avvicinarsi maggiormente ai gusti del pubblico occidentale. Scelta decisamente coraggiosa, ma che riuscì nell’intento di creare una nuova visione del Mondo di Devil May Cry contraddistinta da un gameplay sopraffino, ma che non seppe conquistarsi il favore del grande pubblico, più per le scelte di design nella nuova interpretazione stilistica del figlio di Sparda che per le qualità del gioco. Dopo il remake in HD dei capitoli canonici della saga però, ecco tornare il nuovo titolo della serie e noi siamo qui per analizzarlo. Devil May Cry 5 ha un grande merito: fare pulizia di eventuali congetture, teorie e quant’altro ideate dai fan nel corso degli anni, e dare risposta a diversi degli interrogativi posti negli scorsi capitoli. Il tutto sfruttando sia il fan service esagerato, sia mettendo sulla scacchiera ogni singola pedina fondamentale dei quattro episodi precedenti.


Ma veniamo alla trama: la storia di Devil May Cry 5 riprende qualche tempo dopo gli avvenimenti visti nel quarto capitolo partendo proprio dal protagonista, Nero, intento già dal primo minuto in un’intensa battaglia contro il malvagio demone Urizen, un essere muto ed immobile, ma apparentemente impossibile da scalfire. Nero è affiancato come sempre dal protagonista originale della saga, ossia Dante, il figlio di Sparda e miglior cacciatore di demoni, anche lui messo alle strette dal nemico e in evidente difficoltà. Ai due si affianca un terzo misterioso individuo chiamato V, che proseguendo nella storia aiuterà Nero e Dante nella battaglia contro colui che desidera diventare il Re dei demoni. Da qui in avanti la narrazione della storia procede con dei flashback, facendo fare al giocatore dei salti temporali tra passato e presente per scoprire tutti gli eventi che hanno portato alla distruzione della città, palesemente ispirata a Londra, chi sia la causa della perdita del braccio demoniaco di Nero e svelare l’identità di V e la su storia. Per quanto la trama si regga su abbastanza bene e approfondisca adeguatamente la storia dei tre protagonisti, non si può dire lo stesso dei personaggi che affiancano i tre scaccia demoni: Nico, Lady e Trish. Per quanto riguarda Dante, in questo nuovo capitolo della serie si approfondirà ancora più nel dettaglio la dinamica di odio e amore con il fratello gemello Vergil facendo un giro nei ricordi del protagonista e scoprendo anche qualche piccolo dettaglio in più sulla figura dell’adorata madre. Quindi per i fan di vecchia data, seguire le vicende raccontate in Devil May Cry 5 è di fondamentale importanza per comprendere il passato del tenebroso protagonista della serie. L’unico grosso problema narrativo della produzione Capcom risiede nel finale che già da metà campagna si può intuire nonostante ci sia qualche piacevole sorpresa di contorno e qualche piccolo colpo di scena. Detto ciò, per quanto riguarda il gameplay, Devil May Cry 5 mantiene sempre il suo stile originale, offrendo però tre varianti di stile, una per personaggio. Nero è la perfetta via di mezzo tra accessibilità e tecnicismo che soddisferà la sete di action dando comunque un po’ di filo da torcere per raggiungere il ranking massimo. Ci vorrà qualche minuto prima di riuscire a padroneggiare il Devil Breaker (ossia il nuovo braccio robotico del personaggio), che oltre ad acciuffare i nemici lontani può sparare raggi a distanza, perforare o malmenare a dovere i nemici in base al modello indossato, ed alternarlo con le bocche da fuoco e le immancabili armi bianche. Per quanto riguarda V, egli è il personaggio con cui sarà più semplice realizzare combo in quanto nonostante sia sprovvisto di una particolare forza fisica, può contare sul potere di evocazione di alcuni demoni. Le creature in questione sono tre, due di questi tramite la semplice pressione dei tasti di attacco e sono Griffon, una sorta di uccello demoniaco utile per gli attacchi a distanza e Shadow, un enorme felino mutaforma indispensabile per gli attacchi a ravvicinati e a medio raggio. Tramite l’attivazione del Devil Trigger V evocherà Nightmare, un gigantesco demone/golem che infliggerà in totale autonomia potenti attacchi ai nemici. I demoni evocati non potranno però uccidere da soli i nemici, spetterà infatti a V dare il colpo di grazia ad ogni nemico con il suo inseparabile bastone da passeggio. Per quanto riguarda Dante, invece, il personaggio icona del brand possiede uno stile di combattimento molto tecnico, che oltre a concatenare attacchi ravvicinati e a distanza richiederà una buona conoscenza delle combo e degli stili da intervallare. Diciamo questo perché oltre a poter alternare diverse tipologie di armi, usando Dante si dovrà fare attenzione allo stile da utilizzare con ogni nemico. Gli stili sono quattro, alternabili tramite la croce direzionale, ed ognuno ha una peculiarità ed un movimento specifico (delegato al tasto B). Trickster Style è lo stile dedicato alla velocità di movimento e all’evasione delle mosse, Swordmaster come suggerisce il nome trasformerà Dante in uno spadaccino letale. Le ultime due varianti sono Gunslinger, che concentra tutto sulla potenza delle bocche da fuoco ed in fine Royal Guard, utile per non far sopperire il protagonista sotto i colpi nemici, a cui reagirà con un contrattacco immediato premendo B nel momento giusto. L’utilizzo dei tre personaggi è determinato nella maggioranza dei casi dallo svolgimento della trama, e quindi è il gioco stesso a proporre quello da usare in ciascuna missione, ma ci sono anche momenti in cui la scelta è nelle mani di chi gioca. Inoltre è possibile sfruttare il nuovo sistema di gioco cooperativo chiamato Cameo System: se si gioca connessi online, durante alcune missioni si potrà vedere uno degli altri personaggi combattere al proprio fianco controllato da un altro giocatore in tempo reale, oppure tramite il classico ghost. A fine missione si potrà valutare il compagno virtuale e, se valutato come “Stylish”, lui otterrà una gemma dorata come bonus. Questa è certamente un’introduzione marginale ad un gioco che è e resta assolutamente single player, ma è comunque apprezzabile e che consente di ottenere qualche bonus che non fa mai male. A completare l’offerta c’è poi “Il Vuoto”, ossia una vera e propria modalità allenamento che viene sbloccata dopo aver terminato il gioco almeno una volta, e che si rivela assolutamente utile per padroneggiare gli stili profondamente diversi dei tre protagonisti.

Per quanto riguarda il corposo moveset dei personaggi è bene sottolineare però che le mosse, se non quelle base, saranno tutte da sbloccare. Per farlo bisognerà spendere le classiche anime rosse al “negozio” di Nico, oppure tramite l’ausilio delle storiche statue dorate. Ovviamente sia Nico che le statue danno la possibilità di acquistare potenziamenti e gadget utili a proseguire nei livelli. In ogni caso, nel corso dell’avventura non sarà possibile sbloccare tutte le abilità, visto che il numero di gemme che si potranno raccogliere è inferiore al costo necessario per acquistare tutto. Per poter comprare ogni tecnica, per ogni singolo personaggio, bisognerà completare la campagna più di una volta o pagare con moneta reale nello store dedicato. Come da tradizione Devil May Cry 5 non è il tipico gioco da abbandonare una volta finito, anzi: questo è probabilmente il peggior modo di giocarlo. Completandolo una prima volta (impresa che richiederà circa una dozzina d’ore a difficoltà normale) si sbloccherà infatti il primo livello di difficoltà aggiuntivo per poi sbloccarne altri man mano che si finisce l’avventura. Il nostro consiglio è quello di non commettere l’errore di abbandonare il gioco dopo una sola “run”, anche perché per padroneggiare a fondo tutti e tre i personaggi ci vorrà molto tempo, ce ne vorrà ancora di più per potenziarli al massimo, ma vi assicuriamo che alla fine le combo che si potranno eseguire saranno qualcosa di assolutamente spettacolare e che ripagheranno ampiamente tutto il tempo speso.

Al momento è assente invece il classico Bloody Palace, la modalità Survival che i fan conoscono bene, ma si tratta di un’assenza momentanea in quanto essa verrà aggiunta gratuitamente tramite un aggiornamento pianificato per il mese di aprile. A livello grafico, appena entrati nell’universo di Devil May Cry 5, non si può fare a meno di rimanere a bocca aperta. Per la realizzazione del gioco Capcom si è infatti affidata alle prodezze dello stesso motore grafico utilizzato per Resident Evil. Cut-scene a parte, anche nelle scene più confuse e negli scontri più veloci e accesi le animazioni raggiungono picchi d’eccellenza straordinari. Ovviamente, nonostante l’alto livello grafico e la fluidità in game, Devil May Cry 5 non è perfetto.

La prima parte, ambientata soprattutto nella rocambolesca Red Grave City, è infatti capace di mostrare dei bei panorami, e di sfruttare al meglio il motore grafico. A ribaltare la situazione è la seconda metà dell’avventura che, svolgendosi all’interno dell’enorme albero che ha invaso la città, risulta molto meno piacevole alla vista, oltre che estremamente limitata e dalla struttura sicuramente poco sorprendente. In ogni caso nel complesso ci si trova dinanzi a una produzione “tripla A” e quindi il risultato finale è assolutamente grandioso. A fornire il giusto supporto sia alla maestosità delle location sia alle incredibili battaglie è il comparto sonoro che, con le sue melodie suddivise tra heavy metal puro e sonorità “drum and bass” tipiche della serie, accompagnano con grinta ed enfasi ogni mossa dei protagonisti, rendendo le combo ancora più devastanti e l’atmosfera di gioco adrenalinica.

Tirando le somme, Devil May Cry 5 è un titolo con tutti gli attributi. L’ultima fatica di Capcom è un action game esagerato, spavaldo ed estremamente adrenalinico. Proseguendo nella storia è ben evidente come la trama, seppur importante, sia stata messa in secondo piano rispetto al gameplay. In questo quinto capitolo Hideaki Itsuno ha però voluto puntare molto sui fatti che fanno da sfondo al gioco, regalando una sceneggiatura davvero profonda e interessante, ricca di colpi di scena, capace di dare tante risposte ai fan che le cercavano da tempo e soprattutto in grado di tenere incollati allo schermo dall’inizio alla fine. Tutte le 20 missioni che compongono l’opera hanno qualcosa da dire e lo fanno molto bene, senza mai annoiare accompagnando il giocatore verso un finale ricco di sorprese e confezionato davvero bene. I tanti anni di sviluppo si vedono, e si nota chiaramente la passione messa dal team nella realizzazione di un’opera che, a parere nostro, resta una delle migliori di sempre. Devil May Cry 5 rappresenta ciò che i fan desiderano, un prodotto solido, realizzato con il cuore e che gode di una straordinaria giocabilità. Non giocarlo sarebbe un grave errore.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Gameplay: 10

Sonoro: 9,5

Longevità: 9

VOTO FINALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Traduci/Translate/Traducir

Il calendario delle notizie

Marzo: 2019
L M M G V S D
« Feb    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

L’Osservatore su Facebook

I tweet de L’Osservatore

Le più lette

Copyright © 2017 L'Osservatore d'Italia Aut. Tribunale di Velletri (RM) 2/2012 del 16/01/2012 / Iscrizione Registro ROC 24189 DEL 07/02/2014 Editore: L'osservatore d'Italia Srls - Tel. 345-7934445 oppure 340-6878120 - PEC osservatoreitalia@pec.it Direttore responsabile: Chiara Rai - Cell. 345-7934445 (email: direzione@osservatoreitalia.it