1

ALLA SCOPERTA DI OMERO CON LA PROF. LOREDANA LEONARDI

di Domenico Leccese

Tutti a scuola, a suo tempo, abbiamo imparato che l'autore dell'Iliade e dell'Odissea, fu il più grande poeta greco e di tutti i tempi: Omero. La tradizione lo rappresenta come un poeta anziano e cieco, che cammminava appoggiandosi al suo bastone. Da diversi secoli, ormai, la critica ha comunciato a discutere sulla figura di questo vate immenso, autore dei due più grandi poemi epici della storia dell'umanità, e da tempo è ormai certo che non esistette mai un poeta Omero, autore dell'Iliade e dell'Odissea.

Qual è la Questione Omerica?

La cosiddetta questione Omerica, riguarda proprio il dibattito ormai millenario sull'identità e sull'esistenza stessa di Omero, autore dei poemi omerici. Da tempo l'ipotesi più accreditata è che l'Iliade e l'Odissea ebbero un'origine orale, ossia furono composti, senza mettere nulla per iscritto, in un arco di secoli che va dal XII all'VIII sec a.C. Gli autori di queste composizioni orali, furono i rapsodi, dei cantori che la tradizione rappresenta come poeti, il cui simbolo era il bastone. L'occasione per recitare brani dei poemi era la paneguris, una festa a carattere religioso, che attirava una grande folla. Qui i rapsodi recitavano brani del due poemi, che circolavano oralmente, a memora, poiché la memora degli antichi era enormemente più esercitata della nostra, aiutandosi per la memorizzazione, con versi o gruppi di versi che si ripetevano identici, in punti chiave dei due poemi. Nel corso della festa, i rapsodi, collegavano i brani che recitavano ad altri brani i in circolazione dei poemi , li "cucivano" insieme;

Rapsodo, in greco, vuol dire "colui che cuce". In questo modo, avevano anche modo di rielaborare brani dei poemi stessi.Ogni Paneguris era l'occasione per assemblare, da parte dei rapsodi, brani dei poemi e rivisitarli. Dopo questa lunga gestazione orale, nell'VIII sec a.C. in epoca tardo micenea, circa, i poemi ebbero una redazione scritta, ad opera probabilemente degli stessi rapsodi.

Anche il nome Homeros, Omero, che in passato si traduceva come  "colui che non vede", ora viene tradotto in altri modi, "ostaggio", ad esempio, ma soprattuto come "rapsodo per eccellenza". Essendo ormai chiara l'origine orale a più voci dell'Iliade e dell'Odissea, anche la questione della città che diede i natali ad Omero, è irrilevante. Nel corso dei millenni,molte città greche si vantarono di aver dato i natali al poeta: Smirne, Colofone, Chio, tanto per citarne alcune. Al massimo i nomi di queste città possono illuminarci sulle zone dove cominciarono ad essere elaborati i due poemi: l'area della Ionia d'Asia e quella micenea.

Anche se oggi sappiamo che non esistette un poeta di nome Omero, autore dell'Iliade e dell'Odissea, per convenzione, i due poemi continuano ad essere definiti "omerici" ?

I poemi omerici ci forniscono una miniera inesauribile di informazioni sulla vita, i valori, il modo di alimentarsi di vestirsi, sulle usanze dei Greci dell'epoca tardo micenea. Hanno, quindi, non solo un immenso valore artistico, ma anche storico?

Anche se ormai siamo certi che Omero non esistette, nella memoria collettiva rimane l'immagine di questo grande poeta, di questo vate, che cammina cieco, appoggiandosi al suo bastone. Il grande Ugo Foscolo, concluse il suo carme "Dei Sepolcri", dedicando gli ultimi versi a questa immensa e toccante figura, simbolo stesso della Poesia:

Un dí vedrete

mendico un cieco errar sotto le vostre

antichissime ombre, e brancolando

penetrar negli avelli, e abbracciar l'urne,

e interrogarle.

Gemeranno gli antri secreti,

e tutta narrerà la tomba

Ilio raso due volte e due risorto

splendidamente su le mute vie

per far piú bello l'ultimo trofeo

ai fatati Pelídi. Il sacro vate,

 placando quelle afflitte alme col canto,

 i prenci argivi eternerà per quante

 abbraccia terre il gran padre Oceàno.