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Editoriali

Anguillara Sabazia, elezioni: si pensi al bene della città. A buon intenditor…

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ANGUILLARA SABAZIA (RM) – Ore cruciali ad Anguillara Sabazia per definire gli ultimi equilibri politici dei vari schieramenti in campo per le prossime amministrative che dovranno decidere chi siederà a palazzo Orsini.

Lo schieramento di centrodestra potrebbe presentarsi unito qualora si trovasse la quadra su un candidato condiviso. Diversi i nomi che circolano e i possibili assestamenti che a seconda del candidato potrebbero inglobare o meno l’intera compagine.

Sono ore cruciali per i vari aspiranti della possibile coalizione, composta da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e “AnguillaraSvolta”, che avrebbe tutti i numeri per vincere a mani basse al primo turno.

Ma esiste anche la possibilità di una rottura, dovuta a personalismi e prese di posizione, che porterebbe a una frammentazione delle forze di centrodestra a beneficio degli schieramenti avversari.

La premessa che vogliamo fare è che gli aspiranti candidati sono persone valide, con competenze e esperienze e il nostro in bocca al lupo va a tutti a prescindere da chi poi sarà il leader delle rispettive coalizioni. Sebbene il nostro desiderio, per via del forte attaccamento al territorio di Anguillara Sabazia, sarebbe quello di un candidato che fosse condiviso sia dal centrodestra che dal centrosinistra, un civico non digiuno di esperienze o conoscenza della città ma al quale sia riconosciuta comunque una sorta di militanza civica e sociale. Sappiamo che si tratta perlopiù di un desiderio ambizioso ma poco realizzabile anche se sarebbe la chiave giusta per risollevare un paese martoriato e ridotto in ginocchio con le casse comunali a forte rischio dissesto.

Ma torniamo all’analisi dell’attuale compagine di centrodestra (solo di centrodestra?) che potrebbe anche vedere la possibilità di riunirsi coesa attorno al nome dell’avvocato Francesco Falconi, una persona stimata e apprezzata. Falconi, ex elettore M5s alle comunali 2016 e amministratore del gruppo Facebook “Save Anguillara” che raccoglie quasi 10mila iscritti, potrebbe raccogliere con tutta probabilità gran parte di un elettorato civico che comprende anche gli aderenti ai partiti ma che probabilmente preferisce averli come contorno. Un elettorato che vorrebbe scommettere su “Chicco” dopo la grande delusione pentastellata che ha prodotto il più profondo fallimento politico amministrativo che si ricordi a memoria d’uomo ad Anguillara Sabazia. Dunque c’è anche una seria riflessione proprio su chi in questi anni di amministrazione del gruppo social si è guadagnato la stima di tanti sostenitori.

Una scelta sulla sua figura potrebbe rappresentare una assunzione di responsabilità a seguito di una riflessione che però per avere efficacia dovrebbe quantomeno essere il più estesa possibile. Sicuramente Falconi è apprezzato anche da una fetta di centrodestra filoberlusconiana ma che guarda con grande entusiasmo al partito salviniano.

In pole position c’è anche la figura di Sergio Manciuria, Presidente della civica “AnguillaraSvolta” che indubbiamente insieme a Silvio Bianchini e Antonio Fioroni non ha mai mollato l’osso in questi lunghi anni facendo una opposizione attenta e serrata, condividendo tutti i passi con il suo bacino di sostenitori, molti civici e altrettanti orientati a un centrodestra dalle sfumature sociali.

La figura di Manciuria potrebbe trovare un ampio punto di incontro, a partire da Antonio Fioroni che crede nella sua figura. Fioroni avrebbe tutte le carte in regola per fare il vicesindaco con delega al Sociale e allo Sport perché si è guadagnato la stima di tanti nella cittadinanza e anche la caratteristica di essere persona coerente. Non ultimo elemento da sottovalutare è l’apprezzamento verso Sergio Manciuria anche da parte del segretario del Pd locale Francesco Pizzorno che ha riconosciuto al presidente di AnguillaraSvolta una presenza civica importante e costante.  

Enrico Serami si è messo in gioco, anche lui sempre coerente al suo posto alla guida di Fratelli d’Italia locale. Un giovane con un gran bel spaccato d’esperienza e militanza che potrebbe contribuire a portare una ventata nuova a palazzo.

Antonio Pizzigallo, con l’aplomb e la figura del sindaco già incorporati nella sua statura. Forse il sindaco giusto ma con una serie oggettiva di mancate opportunità nel curriculum, la più grande fra tutte è la perdita delle ultime elezioni al ballottaggio con Sabrina Anselmo. E se da medico ha il polso della situazione, da politico navigato e di lunga esperienza è consapevole anche che un cambiamento generazionale è necessario e forse è proprio per questo motivo che in queste ore si fa sempre più avanti la proposta di candidatura del giovane Angelo Pizzigallo, un passaggio di testimone a casa del dottore che sicuramente è valida e plausibile ma non troverebbe forse un largo consenso all’interno del centrodestra sebbene potrebbe guadagnare un’ottima posizione all’interno di una ampia coalizione con vocazione più civica… almeno a questo giro, come si dice nei  migliori salotti politici. 

Dopo questo primo escursus, le considerazioni che non vogliamo omettere di fare sono che una squadra coesa con una figura civica e condivisa alla guida potrebbe portare un contributo importante e necessario per dare una inversione di marcia positiva alla città di Anguillara Sabazia. Ma i personalismi vanno assolutamente messi da parte per il bene e il futuro di Anguillara. 

Una coalizione compatta di questa stesura potrebbe addirittura vincere le elezioni al primo turno.

Il centrosinistra si presenta già unito e la scelta del proprio candidato potrebbe ricadere su una donna anche se a tenere banco è stata la possibile candidatura dell’ex comandante della polizia municipale Francesco Guidi conosciuto con il nome di Orgone. Una idea che però troverebbe qualche freno personale e con tutta probabilità si sta dirigendo verso il naufragio.

Non è esclusa una figura femminile alla guida del centrosinistra come la stimata Lucia Bianchini ma anche un Michele Cardone o Stefano Mondati per non escludere la possibilità di una scesa in campo in prima persona di Enrico Stronati il quale però, e attenzione perchè questo è un dato interessante, guarda di buon occhio alla figura di Falconi per la cui causa, riteniamo, possa portare un contributo. Tutto sta a capire in che maniera e posizione visto che molto difficilmente Falconi sposterebbe l’attenzione verso il centrosinistra. 

I pentastellati tentano il bis, anche se ormai i sostenitori M5s ad Anguillara Sabazia, dopo i tanti fallimenti e mal di pancia susseguitesi nel corso della consiliatura Anselmo, si possono contare con il pallottoliere.

Insomma il clima si fa rovente e probabilmente ascoltare i protagonisti sulla loro visione “piano regolatore” di Anguillara Sabazia potrebbe accelerare un corso naturale e non lontano verso una quadra che auspichiamo non sia troppo squadrata. A buon intenditor…

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Editoriali

Il presidente Conte e il sindaco coglione

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“Ma perché noi ci teniamo un edile che vale un fico secco, pronto per un soldo di giocarsi la nostra vita? Così che lui in casa fa bisboccia, lui che guadagna più denaro in un giorno di quanto un altro non ne ha di patrimonio. So bene io come ha guadagnato mille monete d’oro. Ma se noi avessimo i coglioni, lui non si darebbe tante arie. Ma oggi il popolo è così; leoni in casa, lepri fuori”.

Le esternazioni piene di sconforto e biasimo, testé citate, non appartengono a Carlo Bonomi, presidente di Confindustria. Non appartengono a nessuno dei leader dell’opposizione. Sono i risentimenti e le critiche di Petronio come tramandateci in Satyricon 44,13,14.

Gaio Petronio, scrittore e politico, visse tra Massilia e Cuma tra il 27 e il 66 d.C. Sono quasi 2000 anni che ci separano da allora. Quanti cambiamenti, quanti stravolgimenti! Dinastie, imperi, colonie e popoli interi scomparsi. Il mondo si è evoluto, il capitale ha defenestrato ogni equità sociale e stando al citato passaggio lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’elite è rimasto tale e quale come allora, per non dire che è peggiorato.

Ieri, scriveva Petronio, il popolo era così, leoni in casa e lepri fuori. Oggi la situazione è identica a quella dei tempi di Petronio. Anche oggi, se il popolo avesse i coglioni, l’attuale Trimalcione in carica si darebbe una calmata.

Il decreto rilancio del governo Conte e la casciaforte di Roberto Murolo

Roberto Murolo usava dire: “Lasciate cantare sempre e soprattutto il cuore, perché è lui che ne ha bisogno più di noi per vivere” e Murolo ha donato agli appassionati grandi emozioni.
‘A Casciaforte è una delle sue canzoni più suggestive, espressione di beni di valore, anche le più venali. ‘A Casciaforte di Murolo è il forziere dei sogni, come il decreto rilancio lo è per Conte ed in una certa misura per il sindaco coglione di cui parleremo fra poco. Da quella casciaforte Murolo tira fuori “nu ritratto, formato visita d’a bonanema ‘e zi’ Sufia, nu cierro ‘e capille, nu cuorno ‘e curall ed il becco del pappagallo”.

Il presidente Giuseppe Conte come fantasia non è secondo a nessuno e dal libro dei sogni tira fuori bonus ad libitum: il bonus bebé, quello vacanza, quello ristrutturazione, l’ecobonus 110% e non solo.
Il premier PD/5s s’accorge che la “cascia” di Murolo risulta più ricca di sogni e così rincara la dose e lancia il reddito d’emergenza, il bonus autonomi, il bonus 600 euro Fondo Pensioni lavoratori dello spettacolo e per non farsi mancare nulla rafforza la cassa integrazione stanziando 25,6 miliardi di euro. La casciaforte di Murolo riservava una sorpresa e dal doppio fondo emergeva “na bambola ‘e Miccio, na lente in astuccio e una coda di cavalluccio”.

Non sono questi dettagli da mettere in difficoltà l’avvocato Conte e giusto per non essere da meno lancia due promesse ad effetto, il bonus medici e infermieri e dulcis in fundo, nel decreto, ha fatto materializzare il bonus per lenti a contatto, quest’ultimo anche per piacere e compiacere ad Anfao, Assogruppi Ottica, Assottica, Federottica e Goal.

Convinto d’avere ipnotizzato gli italiani e soddisfatto dei suoi soliloqui, si narra che si aggirava per il transatlantico ripetendo: ma che sono io, babbo natale?

La voglia di grandezza di Giuseppe Conte è incontenibile. La gente non lo regge più e si sta rivolgendo a San Casimiro martire supplicandolo: ”a Giuseppe ‘a casciaforte ll’hann’a dá”.

Due destini s’intrecciano, quello del presidente e quello del sindaco

Riepilogando, come accennato nell’introduzione, si riporta qui la disavventura del sindaco coglione che nel suo piccolo trova tanta analogia con il presidente Conte.

Si racconta che in un borgo laziale, tempo fa, nell’approssimarsi delle elezioni comunali, Giovanni si presentò come candidato sindaco e la domenica prima di Pasqua organizzò il primo comizio in piazza. Giovanni era ben conosciuto ed anche stimato e così, dalla prima mattina, tutto il paese si riversava in piazza pronto a sentire cosa aveva in serbo il candidato sindaco.

Alle undici in punto arrivò Giovanni, prese posizione, salutò i presenti e così iniziò declamando: cari concittadini, se mi eleggerete sindaco, prometto che il primo atto che firmerò sarà un bonus vacanza per tutti, un bonus contributo per i trasporti locali, un bonus spesa facile, un bonus palestra, un bonus spiaggia libera, un bonus…

A questo punto la folla andò in delirio, urla, rissa ed urrà, urrà e viva il candidato sindaco si elevavano in coro. Così dicendo lo sollevavano e, ad ogni urrà il povero Giovanni si alzava in aria e con voce sofferente supplicava: mettetemi giù, mi avete preso per un coglione… ma gli appassionati supporter in coro rispondevano nooo e lo scaraventavano nuovamente in aria urlando urrà urrà ed il sindaco supplicando nuovamente ripeteva la stessa preghiera di metterlo giù. Così per due tre volte fino a che Giovanni, esanime, si accosciò sulla pedana. I fan smarriti non capivano niente mentre due energumeni, sorridendo sornioni sotto i folti baffi, si allontanarono soddisfatti d’avere compiuto la loro opposizione fattiva ai danni dell’avversario politico ed allontanandosi bisbigliavano: voi legislatori presenti e futuri ricordate che potete ingannare tutti per qualche tempo, qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre.

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Economia e Finanza

Stati generali dell’Economia: la politica che, nell’emergenza, cerca il punto di emersione. Costituzione permettendo

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di Angelo Lucarella*

Una recente affermazione del Presidente Mattarella è il punto da cui partire: “la Magistratura recuperi credibilità, ai cittadini si dia certezza del diritto”. Mi si dirà, condivisibilmente, cosa mai c’entri la questione toghe con gli Stati generali dell’Economia. C’entra eccome. Il mondo “Giustizia” vale, stime 2019, circa 18 miliardi di euro e costituisce pressappoco il 3% di Pil; la lentezza del sistema, nel suo complesso, costa invece circa il 2% di esso.

Allora come si fa a non tenere conto del fatto che il diritto, in altri termini, non è che l’economia stessa di un paese? D’altronde il diritto non altro delimita il confine in cui il mondo del “pubblico” ed il mondo del “privato” cercano la rispettiva dignità in un rapporto di auspicato equilibrio che, il più delle volte, vede il primo sopraffare l’altro e, sporadicamente, accadendo il contrario.  

Chi dovrebbe essere l’arbitro? Un soggetto terzo, imparziale (non immacolato, ma quasi) chiamato Giudice

Nella nostra Costituzione c’è l’art. 111 il quale, splendidamente, afferma un principio sacrosanto chiamato “Giusto Processo”; un principio che fonda le radici nella parità di trattamento (meglio detta eguaglianza), nel diritto di difesa (pieno ed effettivo), nell’equilibrio dell’arbitro, per l’appunto, presumibilmente terzo ed imparziale.

Per garantire tutto ciò, nel lontano dopoguerra, si era pensato di dotare la magistratura di c.d. “indipendenza”. A poco a poco, tuttavia, la politica succedutasi nei decenni ha quasi del tutto abrogato (mi si faccia passare il termine) se stessa al punto tale di essersi spogliata di un ruolo fondamentale quale diretto interposto tra Popolo e Potere.

La magistratura ha dovuto, da una parte, “sostituire” la politica e, dall’altra, “arrestare” la politica medesima in qualche occasione. Certamente non si può fare una colpa ai giudici per avere cercato di combattere il malaffare.

Anzi quei Giudici coraggiosi, dediti al lavoro e che, talvolta, ci hanno rimesso affetti e, disperatamente aggiungerei, anche la vita andrebbero non solo riconosciuti a futura memoria (quanto a valor massimo repubblicano esistente), ma soprattutto studiati!

Penso sia questo il fulcro principale su cui si dovrebbe instradare una riforma seria del mondo “Giustizia”: chi ha competenza, nei ruoli per cui serve competenza (partendo anche dalla questione universitaria).

Oggi il mondo cambia velocemente. Vero. La mole di norme è ancor più aumentata negli ultimi 20 anni rispetto alla prima Repubblica. Il contenzioso italiano, quindi, è sempre più tecnico anche tenuto conto delle numerosissime disposizioni normative di matrice europea ed internazionale.

Non si può più fondare un sistema ispirato al “Giusto Processo” se vige, ancora, l’idea che il magistrato si differenzia per funzione e non per carriera. È pur vero che la separazione delle carriere di per sé sola non basterebbe a rendere migliore l’affermazione del principio di certezza del diritto legato ad una credibilità complessiva del sistema.

Occorrerebbe che si riscoprisse una sensibilità maggiore rispetto ai tempi che corrono: ma questo potrà riaffermarsi solo se alle spalle della magistratura vi ci sarà una politica tornata consapevole e studiosa dei fenomeni.

Non trascurandosi il fatto, poi, che la formazione continua obbligatoria non serve a granché se ad essa non si accompagna una funzionale responsabilizzazione del giudice (a prescindere dalle norme generali esistenti) rispetto a ciò che fa; ciò per rendere tale figura più uguale, nel bene o nel male, a tutti gli altri cittadini.

Le parole del Presidente Mattarella, quindi, non sono peregrine. La credibilità del terzo potere dello Stato passa dalla certezza del diritto: principio che nella reale vita del “sistema giustizia” diventa realtà solo mediante il fare dei magistrati contraddistinto da approccio solenne, imparziale, terzo, equilibrato, fermo, colmo di rettitudine e (soprattutto) alimentato di competenza.

Parole, comunque, che se per un attimo affibbiate alla politica diventerebbero, quasi identicamente, così elaborate: “il Legislatore recuperi credibilità, ai cittadini si diano leggi certe”.

Ecco come, cambiando l’ordine degli addendi, può percepirsi una portata immensa nel significato di poche parole ben ordinate in modo sistematico; già, perché, in ipotesi contraria il risultato sarebbe altro e cioè il seguente “il Legislatore recuperi credibilità, ai cittadini si dia certezza delle leggi”.

Non è un caso. Le parole hanno un senso specifico per come ordinate. Nel caso della politica dare “certezza di leggi” è cosa diametralmente opposta rispetto al partorire “leggi certe”.

Perché nelle leggi certe non si nasconderà alcuna possibilità di interpretazione discrezionale da parte del Giudice e, così facendo, sarà più facile e semplice (tanto per le imprese che per i lavoratori, ad esempio, dato che si è nel pieno degli Stati generali dell’Economia) capire qual è la portata “giusta” di una disciplina legata all’attività economica, all’investimento, al lavoro, ecc.

Allora, se proprio una stortura del sistema giudiziario si può evincere, non è nella separazione delle carriere il nocciolo della questione (semmai ne è il derivato), ma nel divieto di carriere e laddove, con quest’ultimo termine, si vuole riferirsi più che altro alla duplice diversità di formazione tra accusatore e giudicante che si forgia durante l’espletamento della funzione magistratuale (e mai prima durante il percorso universitario o pre-concorso pubblico).

Recentemente l’ex Presidente della Camera On.le Luciano Violante ha ricordato che difficilmente, nel nostro sistema, chi inizia come indagatore finisce, poi, per essere l’arbitro della contesa e viceversa.

Della serie se nasci tondo, non puoi morire quadrato

Al Senato, nel maggio 2019, il Pres. Casellati ha ricordato anche i risultati degli ultimi monitoraggi sulla durata dei processi fatti dal Ministero della Giustizia: circa il 20 per cento dei procedimenti incardinati nei tribunali e oltre il 40 per cento di quelli presso le Corti di Appello sono a rischio di “legge Pinto” (trattasi della norma che prevede l’equa riparazione per il cittadino per danni causati dall’irragionevole durata di un processo).

Ad ogni buon conto anomalie ve ne sono parecchie: come certificato dal “quadro di valutazione sullo stato della giustizia 2018”, pubblicato dalla Commissione europea, esse hanno prodotto in questi anni costi enormi a carico dei bilanci dello Stato facendo sprofondare lo stivale tra gli ultimi in Europa quanto ad efficienza del “sistema giustizia”.

Un esempio su tutti? Una primeggia nel ruvido contrasto di ruoli di cui innanzi.

Si consideri come il sistema di giustizia tributaria, tutt’oggi, sia l’emblema del dualismo di mentalità giurisdizionale derivato dal fatto che in quasi tutte le Commissioni Tributarie italiane ci sono Procuratori degli uffici di Pubblico Ministero a decidere le sorti dei contribuenti.

Magistrati i quali, pertanto, ricoprono contemporaneamente due uffici d’incarico pubblico: inquirenti nel penale, giudicanti nel tributario.

La questione anomala appena rappresentata, però, non va risolta semplicisticamente così: un buon inquirente potrebbe essere anche un ottimo giudicante e saper discernere i rispettivi ruoli a seconda della funzione di giustizia da svolgere ed a cui è chiamato.

È proprio qui che si inciampa perché il Giudice del Pubblico Ministero dipende dal CSM, mentre il Giudice tributario dipende dal sistema di Giustizia tributaria organizzato e controllato dal Ministero dell’Economia (detto MEF) in tutto e per tutto.

Si badi bene che il MEF non solo è il controllore del cittadino tramite gli Enti delle entrate, non solo è la controparte naturale del giudizio tributario, ma è anche il soggetto a cui fa riferimento il giudice del tributario ed a cui deve dare conto del suo operato di decidente.

Quanto innanzi non è che uno degli innumerevoli incidenti di percorso; il nostro legislatore da anni non riesce a decifrarne politicamente la portata negativa (in termini generali) ed a risolvere la sovrapposizione di interessi in gioco (costituzionalmente parlando).

Ne va certamente di quella famosa “parvenza di imparzialità e terzietà” a cui i fruitori di giustizia vorrebbero affidarsi: proprio perché ne va della credibilità del sistema oltreché del paese.

Questo è un nodo cruciale del corretto rapporto tra Popolo e Potere e, di contro, del quanto più ottimale bilanciamento tra i poteri stessi dello Stato.

Se c’è qualcosa, con priorità tra le priorità, da cui si potrebbe partire agli Stati generali dell’Economia insediati dal Pres. Giuseppe Conte è proprio questo: il ruolo della politica dinanzi alla crisi della magistratura (e non il contrario) che, a conti fatti, deriva a sua volta dal troppo onere caricato sul giurisdizionale nonché dal troppo potere dato negli anni dalla politica stessa (così da implicarne diversi riflessi d’interferenza, assolutamente non funzionale, con il legislatore e l’esecutivo).

Sulla questione “giustizia” ne va, eccome, dello sviluppo del paese.

Mettendoci per un secondo nei panni di un investitore straniero, pur con la Costituzione più bella al mondo, quest’ultimo si troverebbe dinanzi ad un sistema quasi “infernale”; per non parlare del costo sociale che, specie aggravata dall’ultima riforma sulla prescrizione, si appresta, per certi versi, a vestirsi di “diabolico”.

La sopraffazione di un potere rispetto all’altro rischierebbe e, cogentemente, rischia di portare il paese (e la storia ce lo insegna) ad un processo “democraticamente irreversibile” in cui la iniziativa privata, pur costituzionalmente tutelata ed in qualsiasi forma, rimarrebbe lettera morta sino ad arrivare, man mano, ad una economia Generale dello Stato.

Il cambio di rotta ci può essere purché fatto con competenza; perché di “certezza della politica” ne abbiamo da vendere, ma è di “certa politica” di cui il paese avrebbe bisogno.

La Magistratura non ha tutte le colpe, ma alcuni giudici si

Tutto il contrario della Politica: a cui, in tempi di emergenza, tocca rimanere a galla cercando al più presto un punto di emersione. Al Popolo, per ora, non rimane che l’assoluzione dai peccati. Costituzione permettendo.

*Avvocato tributarista, Presidente CLN AssoConsum, membro Commissione Giustizia MISE

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Editoriali

Mascherine? Dopo il bavaglio arriverà il paraocchi per oscurare l’intelletto

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In piena emergenza Covid, il roboante presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, riguardo i portatori della mascherina diceva: “Noi dobbiamo combattere gli imbecilli doppi: l’imbecille normale è quello che non porta la mascherina, poi c’è l’imbecille doppio che è quello che porta la mascherina, ma la porta appesa al collo come un ciondolo. È scemo due volte, perché si prende il fastidio e non si prende neanche la tutela sanitaria”.

Ma le cose stanno proprio come asserisce De Luca? Non proprio. Le opinioni sono divergenti e le ipotesi che offre la scienza non rassicurano granché.

Secondo il virologo Roberto Burioni le mascherine contro il coronavirus sono inutili

In un’intervista al quotidiano “La Stampa“, ha voluto chiarire che le mascherine non forniscono alcuna protezione dal coronavirus. Servono a non far diffondere il virus da parte di chi lo ha già contratto” .
Alcuni virologi, invece, fanno dei distinguo come per esempio Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Ginevra e presidente della Società italiana terapia anti-infettiva (Sita). Il professore spiega che: ”Le mascherine da chirurgo non servono a nulla contro il coronavirus . Ho visto delle persone usarle per strada sui mezzi pubblici ma non ci proteggono”.
A conferma che si sta parlando di una scienza inesatta, e che offre solo ipotesi, si riporta quanto ha affermato il virologo professore Clementi: “Se tutti indossano le mascherine chirurgiche, il contagio può essere fermato”.

A questo punto a chi dare retta?

Come usava dire il compianto Corrado: “E non finisce qui”. L’OMS, il più importante organo decisionale per le politiche della salute pubblica, ha voluto dire la sua sulle mascherine e cioè fino a pochi giorni fa raccomandava l’uso solo esclusivamente al personale sanitario, ai malati e a chi se ne prende cura. Sembra che oggi abbia cambiato parere, ma per i giorni che corrono la coerenza è diventata una rarità.
L’Onu sembra credere fermamente nell’uso delle mascherine e ne ha donate 250.000 a New York, dichiarando : “Siamo in guerra contro il coronavirus”.

Anche il mondo delle mascherine è bello perché è vario

Il cardinale Gualtiero Bassetti, in nome e per conto della CEI, incautamente firmò un protocollo piegando la Chiesa ai dettami di Cesare che impone mascherine e guanti durante i riti sacri ed in particolare modo durante la celebrazione dell’Eucaristia. Imprudentemente l’alto prelato firmò questo e non solo. Una sconfitta della Chiesa che si teme avrà, ahinoi, non pochi effetti negativi sui fedeli. Gualtiero Bassetti risponderà alla sua coscienza e quando sarà, al Giudice Supremo.
L’esperto Oms, Andrea Ricciardi, lancia un monito: “Ci dobbiamo fare trovare pronti a nuovi contagi”.
Ricciardi su cosa basa questa sua sicurezza? E’ una sua congettura o una gratuita supposizione?
Per fortuna contro i profeti di sventura c’è chi risolutamente dissente e ragionevolmente semina ottimismo. Pierpaolo Sileri, viceministro della salute sennonché medico ed accademico, è uno di questi. Al microfono di Centocittà, su Radio 1, parlando della profetizzata seconda ondata del virus killer, esprime tutt’altro parere: “Torniamo finalmente a respirare, la situazione va meglio. Anche dopo le riaperture la paura di una seconda ondata del virus non sembrerebbe esserci”. Gli italiani hanno bisogno di cieli sereni non di annunci gratuiti di apocalissi.

Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro cerca di essere salomonico e in audizione in Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti consiglia: “Usare la mascherina appropriata per l’uso appropriato”. Siamo al solito! Parafrasando Don Abbondio viene da dire: “La chiarezza uno se non ce l’ha mica se la può dare. L’ignaro cittadino ancora sta domandando quale sia quella appropriata e quali gli usi appropriati.

Chi sa chi lo sa e se lo sa?

Il professore Massimo Galli, esperto in malattie infettive, è molto perentorio dichiara in una delle ormai consuete interviste: “La teoria “mascherine, guanti, e speriamo bene, non è sufficiente”. Sarebbe più che lecito chiedere all’emerito professore a che santo deve pregare il cittadino per conoscere cosa sia sufficiente o meno. Andare avanti, cercando una linea di guida sicura, sarebbe tempo perso.
Oramai il “gatto è fuori dal sacco” e a chi interessa capire a questo punto avrà ben capito che si scrive mascherina e si legge bavaglio.

Parola d’ordine: Tenete le distanze, tacete che qualcuno potrà stare in ascolto, acqua in bocca e schiena china. Gli ordini non si discutono.

A villa Pamphili prova generale di una Troika strisciante

Dopo il bavaglio arriverà il paraocchi per oscurare l’intelletto. Che sia vaccino o app immuni poco importa. Fino a quando il popolo italiano può assistere passivo allo sfacelo del suo Paese? Si desti dal sonno e che sia guardingo il cittadino perché chi pecora si fa pecora il lupo se lo mangia e di lupi in giro ed in alto ce n’è più di uno.

Chi ha orecchie per intendere, intenda!

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