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Editoriali

Banca Popolare del Lazio, elezioni CdA: tra pareri favorevoli e conflitti di interesse. Drin drin… c’è qualcuno? [Parte 2]

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Nove componenti del nuovo CdA della Banca Popolare del Lazio sono stati eletti lo scorso 4 maggio nel corso dell’Assemblea dei soci tenutasi in modalità online.

Una nota, protocollata in Banca prima delle elezioni dai soci Marco Picca e Domenico Capitani, mette a rischio di invalidazione tutta la procedura elettiva che, come evidenziato dai due soci, ha visto dapprima presentare la Lista 1 (con i 9 nominativi poi eletti) a nome della Banca quindi non ottemperando alle norme statutarie che identificano invece tra i soggetti legittimati alla presentazione della lista dei consiglieri candidati il C.d.A. visto, in quel contesto, come soggetto distinto da quello rappresentato e non invece in “nome” della Banca che rappresenta per presentare la lista dei 9 candidati e con ciò potenzialmente viziando la volontà della platea dei soci chiamati a intervenire in Assemblea per nominare i componenti del Consiglio di Amministrazione. Un primo errore formale al quale si è poi messa una “pezza” attraverso una nota integrativa presentata fuori tempo.

La nota dei due soci – Picca e Capitani – evidenzia però altre criticità che vanno ben aldilà del mero errore formale, qualora così qualcuno lo voglia intendere, quello di aver presentato la lista a nome della Banca e non del CdA.

Si parla di incompatibilità di alcuni degli eletti e soprattutto degli amministratori indipendenti che ne hanno avallato la presentazione

Con nota scritta pubblicata sul sito della Banca il Presidente del C.d.A. comunicava ai soci, con informativa ex art. 12 del Regolamento Assembleare: Candidature alla carica di consigliere di amministrazione – Lista l presentata dal CdA che … il Comitato Amministratori Indipendenti ha espresso parere favorevole in ordine alla rispondenza delle candidature, alla composizione quali-quantitativa ottimale preventivamente individuata dal Consiglio di Amministrazione, affermando, pertanto, che la lista dei candidati consiglieri risponde a tutti i requisiti di candidabilità sanciti dallo Statuto Sociale.

Ora se, da un lato, la lista n. 1 appare sicuramente rispettosa della rappresentanza di genere, seppure nel limite statutario minimo che indica in due il numero minimo del genere meno rappresentato, dall’altro è assolutamente carente, quanto meno riguardo per alcuni dei 9 candidati consiglieri, dei requisiti soggettivi di candidabilità.

I due soci, hanno infatti segnalato preventivamente che alcune candidature riguardano profili che nell’ultimo triennio risultano avere ricoperto funzione di amministratore, rispettivamente, in società partecipate da enti pubblici e in enti pubblici.

Ecco dunque che il Comitato Amministratori Indipendenti, con il parere favorevole rilasciato, hanno attestato la sussistenza dei requisiti soggettivi di candidabilità alla carica di Consigliere di amministrazione di tutti i componenti della Lista n. 1 benché, come ben evidenziato da Picca e Capitani, alcuni di loro fossero palesemente incandidabili, con ciò violando i doveri del loro ufficio.

Il secondo capoverso del terzo comma dell’articolo 30 dello Statuto Sociale della Banca Popolare del Lazio vieta il contemporaneo svolgimento di incarichi politici, così come definiti al primo capoverso del richiamato terzo comma dell’articolo 30, e della carica di amministratore e che la contestuale ricorrenza degli incarichi è causa di decadenza dalla carica di amministratore.

Un parere, quello del Comitato Amministratori Indipendenti, in ordine alla rispondenza delle candidature, alla composizione quali-quantitativa ottimale preventivamente individuata dal Consiglio di Amministrazione che è stato rilasciato in una situazione di evidente conflitto di interessi.

Indipendentemente dalla effettiva composizione del suddetto Comitato, non è revocabile in dubbio, infatti, che chi lo compone si è candidato alla nomina di “nuovo” consigliere della Banca. La circostanza diviene rilevante in questo caso proprio perché il Comitato ha rilasciato il richiamato parere favorevole nonostante la sussistenza dell’evidente incandidabilità di alcuni dei nove canditati Consiglieri.

Torna il tema dei conflitti di interesse che tante volte hanno interessato le vicende di quella che una volta veniva definita la “Banca del Territorio” e chissà se “qualcuno” avrà tempo e voglia di far luce su queste singolarità, tanto per usare un eufemismo…

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Un anno senza Silvio Berlusconi

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Era il maggio del 2016, mancavano pochi giorni alla sfida tra Beppe Sala e Stefano Parisi candidati sindaco di Milano.
Io ero un “semplice” candidato nel municipio 8 ove ero residente.
Una serata elettorale come tante io, ovviamente, giacca e cravatta come “protocollo detta”.
Si avvicina un amico e mi fa: vuoi venire a salutare il presidente?
Io tentenno – non lo nascondo, mi vergognavo un po’ – lo seguo entro in una stanza.
Presenti lui, il presidente, Maria Stella Gelmini, il mio amico ed un altro paio di persone.
Presidente lui è Massimiliano Baglioni è uno dei candidati del nostro schieramento, dice il mio amico.
Il presidente mi stringe la mano mi saluta e con un sorriso smagliante mi chiede:
Cosa pensa di me?
Ed io, mai avuti peli sulla lingua, rispondo:
Presidente non mi è particolarmente simpatico, lo ammetto, ma apprezzo in Lei quella Follia che ci unisce in Erasmo da Rotterdam.
Sorride si gira verso la Gelmini e dice:
Mary segna il numero di questo ragazzo, mi piace perché dice ciò che pensa.
Si toglie lo stemma di Forza Italia che aveva sulla giacca e lo appende sulla mia.
Non lo nascondo: sono diventato rosso.

Oggi, ad un anno dalla morte di Silvio Berlusconi riapro il cassetto della mia memoria per ricordare questo italiano che ha fatto della Follia un impero economico, una fede calcistica, una galassia di telecomunicazioni.
Conservo con cura quella spilla simbolo di  un sogno, simbolo di libertà.
Grazie ancora, presidente, ma si ricordi: non mi è, ancora oggi, simpatico.

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Elezioni Europee 2024, vince astensione e populismo

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Due i vincitori di queste elezioni: il partito dell’astensione ed il populismo. Il primo, ormai da tempo, resta in testa come primo partito. Non elegge nessun rappresentante ma dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, la disaffezione cronica degli italiani al voto.

Il populismo ha due nomi: da una parte Roberto Vannacci – l’uomo solo al comando continua a piacere “all’italico popolo” – dall’altra la Ilaria Salis che, dalle carceri ungheresi, si trasferirà, a “furor di popolo”, nell’emiciclo del Parlamento Europeo.

La dimostrazione che ormai le campagne elettorali sono più figlie di fatti personali, un libro ed un processo, che programmi concreti. Chissà cosa avrebbero pensato Robert Schuman, Konrad Adenauer ed Alcide De Gasperi di questo risultato?

Che idea, anche stavolta, si farà l’Europa che conta dei nostri Eurodeputati?
Ricordo, anni fa, l’educazione ed il rispetto di un uomo eletto al parlamento europeo che rinunciò, dapprima, all’immunità affrontando il processo e poi si dimise tornando agli arresti: un uomo d’altri tempi ed altra cultura, giornalista e liberale … si chiamava Enzo Tortora.

Ma un fatto resta davvero interessante da valutare: in Francia Marie Le Pen o meglio, il suo partito, Rassemblement National, vince le elezioni ed il presidente, Emmanuel Macron serra le fila antidestra chiamando i francesi al voto.

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Europa alle urne: ecco gli scenari che si potrebbero aprire nel post elezioni

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L’Europa si prepara a uno degli eventi più significativi del suo calendario politico: le elezioni europee. In tutti i 27 Stati membri, i cittadini sono chiamati alle urne per eleggere i rappresentanti al Parlamento Europeo, un’istituzione che gioca un ruolo cruciale nel processo decisionale dell’Unione Europea. Quest’anno, con una partecipazione attesa di centinaia di milioni di elettori, queste elezioni potrebbero ridefinire il futuro politico del continente.

Quante persone sono chiamate al voto?

Si stima che circa 400 milioni di cittadini europei abbiano diritto al voto nelle elezioni del 2024. Questo rappresenta uno dei più grandi esercizi democratici al mondo, con una partecipazione che copre una vasta gamma di culture, lingue e contesti socio-economici. La varietà degli elettori riflette la diversità dell’Europa stessa, con sfide e priorità che variano notevolmente da un paese all’altro.

Gli scenari post-elezioni

Le elezioni europee non solo determinano la composizione del Parlamento Europeo, ma possono anche influenzare significativamente la direzione politica e le priorità dell’Unione Europea nei prossimi anni. Ecco alcuni scenari possibili che potrebbero emergere dal voto:

1. Ascesa della destra liberista

Come accennato in articoli precedenti, un’importante vittoria per i partiti di destra liberista potrebbe portare a un cambiamento radicale nelle politiche economiche dell’UE. Questi partiti spingono per una maggiore liberalizzazione del mercato, la riduzione delle regolamentazioni e una diminuzione del ruolo dello Stato nell’economia. Se queste forze dovessero ottenere una maggioranza significativa, ci si potrebbe aspettare un’ondata di riforme economiche volte a stimolare la crescita e la competitività.

2. Rafforzamento dei partiti verdi e progressisti

Negli ultimi anni, i partiti verdi e progressisti hanno guadagnato terreno in molte parti d’Europa, spinti da una crescente preoccupazione per il cambiamento climatico e le questioni ambientali. Se questi partiti dovessero aumentare significativamente la loro rappresentanza, l’UE potrebbe vedere una maggiore enfasi sulle politiche di sostenibilità, transizione energetica e giustizia sociale. Questo potrebbe includere misure più severe per ridurre le emissioni di carbonio, investimenti in energie rinnovabili e politiche per ridurre le disuguaglianze sociali.

3. Un ritorno al nazionalismo e al populismo

Un altro scenario possibile è l’ascesa dei partiti nazionalisti e populisti, che hanno già mostrato una notevole forza in alcuni paesi membri. Questi partiti spesso criticano l’integrazione europea e promuovono un’agenda politica che favorisce l’autonomia nazionale rispetto alle decisioni comunitarie. Se queste forze politiche dovessero ottenere un successo significativo, l’UE potrebbe affrontare nuove tensioni interne e una maggiore difficoltà nel raggiungere consenso su questioni chiave come la politica migratoria e la cooperazione economica.

4. Stabilità e continuità

Un risultato che vede una combinazione equilibrata di forze pro-europee potrebbe garantire una maggiore stabilità e continuità nelle politiche dell’UE. Questo scenario potrebbe favorire la cooperazione tra diversi gruppi politici per affrontare le sfide comuni, come la ripresa economica post-pandemica, la sicurezza comune e il rafforzamento delle relazioni internazionali dell’Europa.

Le elezioni europee del 2024 rappresentano un momento cruciale per il futuro dell’Unione Europea. Con circa 400 milioni di elettori chiamati alle urne, il risultato determinerà non solo la composizione del Parlamento Europeo, ma anche la direzione politica e le priorità dell’UE nei prossimi anni. Mentre l’Europa si prepara a questo importante appuntamento democratico, l’attenzione è rivolta agli scenari che potrebbero emergere e alle implicazioni che avranno per il continente e per il mondo intero.

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