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Velletri, parte il countdown per il centenario dalla nascita di Ugo Tognazzi

Un ricco calendario di iniziative per celebrare uno dei più grandi interpreti della commedia italiana

VELLETRI (RM) – Parte da Velletri il countdown che porterà ai festeggiamenti per il centesimo anniversario della nascita di Ugo Tognazzi. Qui, dove l’indimenticabile attore di “Amici miei” e “I mostri” visse per oltre trent’anni con sua moglie l’attrice Franca Bettoja, si svolgerà, sino a dicembre 2021, “UgoMania – Velletri per Ugo”: un ricco calendario di iniziative per celebrare uno dei più grandi interpreti della commedia italiana, in preparazione del grande evento per i suoi cento anni, che cadrà il 23 marzo 2022.

LA MOSTRA

La Città di Velletri, che ha già intitolato alla sua memoria un teatro e un istituto professionale alberghiero, dedica all’artista un sentito omaggio lungo oltre tre mesi. Si parte con la mostra fotografica “Ugo e Velletri” che resterà visibile sino a dicembre 2021. Costituita da 25 scatti privati dell’attore, potrà essere ammirata nelle vetrine dei negozi del centro storico, tra via Cannetoli e via Alfonso Alfonsi, in collaborazione con i commercianti del quartiere.

RASSEGNA CINEMATOGRAFICA

Si svolgerà invece, da sabato 30 ottobre a lunedì 1 novembre, presso il Multiplex Augustus, la maratona cinematografica “Ugomania”, che proporrà alcuni dei più grandi successi dell’attore. Durante la rassegna sarà anche presentato il libro “Ugo, la vita, gli amori e gli scherzi di un papà di salvataggio”, scritto dai figli Ricky, Gianmarco, Maria Sole Tognazzi e Thomas Robsahm, pubblicato da Rai Libri.

LA VISITA GUIDATA CON GIANMARCO E IL CONTEST CULINARIO

Sono in programma sempre a Velletri, nel mese di novembre (date da definirsi), una visita guidata presso la Casa Museo di Ugo Tognazzi in compagnia del figlio Gianmarco Tognazzi, e il contest culinario “Un cuoco prestato al cinema”, per ricordare le ricette di Ugo con il coinvolgimento diretto degli studenti dell’Istituto Alberghiero di Velletri, che rivisiteranno alcune delle sue ricette più famose.

LA SERATA FINALE

La kermesse si concluderà con una serata speciale presso il Teatro Tognazzi, l’unico a lui dedicato in Italia, alla presenza dei figli Ricky, Gianmarco e Maria Sole Tognazzi e delle Amministrazioni Comunali di Velletri e Pomezia, gemellate nel nome di Ugo. Saranno proiettati per l’occasione “Il meglio di Ugomania”, video conclusivo che raccoglierà i momenti topici del festival, e il documentario “Ugo e gli amici di Velletri”. Dopo aver annunciato le principali iniziative previste per il centenario e dopo aver premiato i vincitori del contest culinario “Un cuoco prestato al cinema”, la serata terminerà con la proiezione del film documentario “Ritratto di mio padre”, con la regia di Maria Sole Tognazzi.




Caserta, rinasce il nettare regale da un ettaro reale

Maffei: “L’antica vigna borbonica torna a vivere grazie a questo ambizioso progetto di cui vedremo e assaporeremo presto i frutti”

«I vini di questa contrada sono eccellenti così bianchi come rossi, e sono de’ migliori del Regno, così per loro qualità, e natura, come per la grata sensazione che risvegliano nel palato. Vanno sotto il nome di Pallarelli, e sono stimatissimi ne’ pranzi». Così i Re Borboni di Napoli, tra i monarchi più importanti d’Europa, descrissero il vino Pallagrello, della vite omonima, che fecero impiantare nei giardini della Reggia di Caserta, nel Bosco di San Silvestro, per poterlo produrre direttamente nelle «Reali Delizie». Tanto era la loro passione per il vino, che vollero nel vitigno reale proprio il Pallagrello bianco e nero, come è conosciuto oggi. E se aveva degli ospiti prestigiosi, per fare bella figura, il re Ferdinando IV, gli donava proprio il Pallagrello, il dono più pregiato: il vino della «Vigna del Re». Caduto il Regno, morti i Re, la vigna della Reggia di Caserta nel Bosco di San Silvestro morì. Abbandonata dagli uomini e dal cielo.

Circa quattro anni fa la Reggia di Caserta, provando a far rivivere il monumento non solo come gigantesco museo, ma come palazzo vivente, riscoprì l’esistenza della Vigna della Reggia nel bosco di San Silvestro, accanto a quella più coreografica e nota del Ventaglio, e immediatamente provò a farla rivivere affidandola a un concessionario esterno, viticultore di qualità. Fu l’allora direttore, Mauro Felicori, a decidere che la Reggia doveva rivivere in tutte le sue funzioni, «ritornare a essere una casa vivente». La sfida era epocale. La Reggia di Caserta, diretta da Tiziana Maffei, è patrimonio dell’umanità, inserita nella lista tutelata dall’Unesco e le esperienze di vitigni in monumenti patrimonio Unesco si contano sulle dita di una sola mano. Quindi la scommessa della rinascita della Vigna della Reggia nel bosco di San Silvestro era una sfida culturale e sociale, ma anche burocratica. Una rivoluzione nei costumi della pubblica amministrazione che non doveva più conservare o al massimo tutelare, quando capitava, ma anche produrre.

«L’antica vigna borbonica torna a vivere grazie a questo ambizioso progetto di cui vedremo e assaporeremo presto i frutti – spiega il direttore Maffei – La Reggia di Caserta, nata come massima rappresentazione di prestigio del nuovo regno di Carlo di Borbone, completata nella sua struttura dal Bosco di San Silvestro, così come molti dei siti reali borbonici è stata concepita come parte di un articolato sistema produttivo territoriale. Niente è stato lasciato al caso e la magnificenza di questo patrimonio culturale, storico e artistico è resa ancora più grande dal valore concreto che nel quotidiano aveva per la famiglia reale ma anche per tutti coloro che vivevano in questo territorio. Uno degli obiettivi del complesso vanvitelliano è riconoscere questa importante eredità e valorizzarla, dando spazio alle possibilità creatrici insite in questi fertili luoghi, nello spirito proprio del museo contemporaneo che riconosce le potenzialità di un istituto sempre più al servizio della società e del suo sviluppo sostenibile».

La sfida in pratica, dopo quattro anni, è stata vinta. Il concessionario, l’azienda vinicola «Tenuta Fontana», con sede nel paesino di Pietrelcina, nel Sannio, la patria di Padre Pio, ha riscoperto, piantato, curato amorevolmente, ogni giorno, la vite di Pallagrello, l’antico Piedimonte, e la vite pian piano è rinata. Divenendo uva di cui, dal 25 settembre scorso settembre è cominciata per la prima volta la vendemmia, con una cerimonia in loco, alla presenza di autorità, esperti, giornalisti italiani ed esteri. Si è trattata di una sfida incredibile per l’azienda e per la Reggia, come hanno sottolineato Mariapia Fontana e Tiziana Maffei ma il Palazzo Reale di Caserta, l’unico al mondo ad affrontare questa avventura, ha vinto come ha vinto l’impegno e la caparbietà di Tenuta Fontana.

La vigna originaria era quella che serviva le tavole e la cantina reale e aveva un’estensione di circa cinque ettari, giusto di fronte alla Casina di San Silvestro, nel bosco omonimo. L’altra vigna reale conosciuta era quella del Ventaglio – chiamata così perché erano vigneti di uva diversa, in una vigna a forma di ventaglio – che aveva un valore più di rappresentanza, coreografico/monumentale. Nei secoli il bosco ha assorbito molto di questa estensione ed è rimasto solo un ettaro di terreno libero, proprio di fronte al cancello d’ingresso della Casina. Ed è proprio quell’ettaro che è stato affidato a Tenuta Fontana, che l’ha ripulito e rilanciato. «La previsione è di un migliaio di bottiglie prodotte, nella migliore delle ipotesi – spiegano Mariapia e Antonio Fontana – Sarebbe già una grande conquista. Ma il nostro obiettivo principale era far rinascere la Vigna. E ci siamo riusciti. Siamo consci di quanto conti questo traguardo». Ad aiutarli, nel lavoro attento e difficile di rinascita della Vigna borbonica, due dei migliori professionisti sulla piazza nazionale: l’enologo fiorentino Francesco Bartoletti; e l’agronomo livornese Stefano Bartolomei. Prima di loro ci avevano provato in un sito Unesco, a ricreare un’antica vigna, nella mitica città romana sepolta dal Vesuvio: Pompei. Un primo concreto passo per far rivivere le reali delizie dei Re di Napoli.




“La banda dei fuoriclasse” torna in diretta su Rai Gulp

Dal lunedì al venerdì alle ore 15.30

Scienza e tecnologia, curiosità e innovazione, sperimentazione e assaggi di futuro, con una squadra composta da alcune delle ricercatrici e divulgatrici più affermate nel nostro Paese. “La banda dei fuoriclasse” torna in diretta dal 27 settembre, dal lunedì al venerdì, alle ore 15.30 su Rai Gulp (canale 42 sul digitale terrestre e 142 in HD su TivuSat) e su RaiPlay in un’edizione rinnovata, più attenta alla contemporaneità, alla sostenibilità e all’universo delle STEM. Chimica e matematica, fisica e astronomia, informatica ed educazione tecnica e tecnologica: curiosità, nozioni e intrattenimento per accendere tutti i cervelli.

Un’ora di diretta in cui il conduttore Mario Acampa e una scienziata, immersi in una scenografia completamente nuova che richiama il mondo della tecnologia, dell’informatica e delle scienze naturali, intervistano divulgatori, lanciano contenuti video originali, vanno a caccia di nuove scoperte e nuove professioni, esplorano i confini della ricerca.

Novità della nuova stagione è proprio la presenza di cinque giovani scienziate e divulgatrici che, una al giorno, si susseguiranno nel corso della settimana. Si tratta di Mia Canestrini, zoologa, specializzata in conservazione del territorio, Ottavia Bettucci chimica e ricercatrice dell’IIT, Agnese Sonato laureata in scienza dei materiali e co-fondatrice e coordinatrice editoriale della rivista di scienze per bambini PLaNCK!, Linda Raimondo studentessa di fisica, divulgatrice e aspirante astronauta dell’Esa (l’agenzia spaziale europea) e Sharon Spizzichino laureata in chimica e tecnologie farmaceutiche e dottoranda in “Life Sciences” all’Università di Roma “La Sapienza”.

Con loro si affronta il tema di puntata, che sarà scelto in base ad eventi di larga attualità, di interesse generale e di attinenza con le materie scolastiche. Cercando, con una scrittura moderna e contemporanea, di narrare i principi della scienza di base mostrando le infinite applicazioni quotidiane, così da fare un racconto coinvolgente e sorprendente delle scienze attraverso le loro mille applicazioni.

Attorno al tema di puntata ruoteranno contributi video originali e collegamenti con altri divulgatori coinvolti nel campo scientifico di riferimento, insieme a rubriche sui temi dell’ecologia, della cultura, della tecnologia e della scienza. Oltre ad un appuntamento quotidiano con le notizie e le scoperte di più stretta attualità.

Francesca Buoninconti, giornalista e divulgatrice, dedicherà un particolare TG scientifico a tutte le notizie più interessanti di scienza e tecnologia.

Massimo Temporelli, fisico e divulgatore smonterà oggetti di uso comune ed elettrodomestici per spiegarne il funzionamento e le leggi meccaniche o elettroniche che li comandano. Jessica Redeghieri, esperta di informatica, continuerà il suo viaggio alla scoperta del coding e insegnerà ai ragazzi a programmare robot. Federico Benuzzi, fisico, divulgatore e giocoliere terrà una serie di lezioni sulle principali leggi della fisica spiegate attraverso la giocoleria. Federico Taddia, coautore del programma, terrà una rubrica di libri a tema scientifico.

La Banda dei Fuoriclasse è un programma prodotto da Rai Ragazzi in collaborazione col Ministero dell’Istruzione, scritto da Federico Taddia, Mario Acampa, Giovanna Carboni, Paola Greco, Toni Mazzara e Silvia Righini. Regia di Marta Manassero.




Viterbo: tra canti, giocolerie, fuoco e mirabolanti alchimie si chiude la XXI edizione di Ludika 1243

L’appuntamento con il medioevo dalle 18 alle 21 in piazza San Lorenzo

VITERBO – Si chiude oggi a Viterbo la XXI edizione di Ludika 1243 il festival dedicato al periodo medievale, tornato quest’anno in presenza dopo l’edizione virtuale del 2020, che attraverso una serie di ricostruzioni storiche e iniziative ha animato il centro storico in quest’ultima settimana.

Alle 18 e alle 21 piazza San Lorenzo ospiterà lo spettacolo di giulleria medievale “C’era una volta il 1243” con protagonista Il Paggio Giullare, progenitore ed epigono dei CLerici Vagantes, in compagnia del fido Paggetto, in viaggio fin da allora per allietare i presenti con canti, giocolerie, fuoco e mirabolanti alchimie.

La manifestazione si chiuderà con “Luce” spettacolo di focoleria e mangiafuoco con le performer Elenifera per salutare questa edizione. Una performance ironica e sensuale: in una cornice musicale arabeggiante sarà la danza a svilupparsi con l’elemento del fuoco, alternando sulla scena bolas, ventagli e altri effetti pirotecnici.




Roma, al circo Massimo arrivano le migliori amazzoni e cavalieri del panorama mondiale

Il Carosello del San Raffaele Viterbo torna al Longines Global Champions Tour

È prevista domani alle 19:30 la prima delle due esibizioni del Carosello del San Raffaele Viterbo, nel corso della serata inaugurale della prima delle due tappe romane del Longines Global Champions Tour 2021, competizione internazionale che porta a Roma le amazzoni e i cavalieri migliori del panorama mondiale.

Dopo lo stop di un anno, dovuto alla pandemia, quest’anno l’ineguagliabile palcoscenico del Circo Massimo avrà tra i protagonisti d’eccezione il gruppo di ragazzi normodotati e con disabilità che compongono la squadra del Carosello del San Raffaele Viterbo, che rinnoverà, in occasione della sua 6ª partecipazione alla competizione equestre mondiale, la magia dello sport che “va oltre” e travalica le diversità.

I ragazzi del Centro di riabilitazione equestre si esibiranno domani e giovedì 16 settembre alle ore 19:30 nel corso degli show inaugurali dei due fine settimana dedicati all’equitazione, dal 10 al 12 e dal 16 al 18 settembre. Ancora una volta uniti in un suggestivo e significativo spettacolo che si fa testimone del ruolo sociale del cavallo e dell’equitazione e che consacra ogni anno l’importanza della riabilitazione equestre. Il team, fiore all’occhiello della struttura viterbese del Gruppo San Raffaele S.p.A., regalerà al pubblico un momento particolare per la competizione ippica mondiale: in campo una squadra perfettamente sincronizzata nella realizzazione delle figure che compongono lo spettacolo, con un gruppo costituito da 16 binomi e un attacco, in sella ai biondi Haflinger, cavalli allevati e addestrati nel Centro Equestre San Raffaele Viterbo e che si sono dimostrati particolarmente adatti ai percorsi riabilitativi.

Il Carosello dei ragazzi del San Raffaele Viterbo

Il Centro di Riabilitazione Equestre del San Raffaele Viterbo nasce nel 1986 all’interno dell’omonima struttura sanitaria (un tempo nota come Villa Buon Respiro), specializzata nel recupero funzionale e sociale di persone colpite da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali. L’attività equestre è parte di un progetto medico scientifico multidisciplinare ed offre ai pazienti un’opportunità riabilitativa in più, grazie all’apertura verso il mondo esterno. Un momento di grande valore sportivo e sociale, ormai riconosciuto da tutti come simbolo di integrazione e della capacità di inclusione sociale dello sport.

Il Carosello del San Raffaele Viterbo, eseguito da cavalieri disabili e normodotati in completa armonia tra loro e i loro cavalli è l’esempio tangibile del successo della riabilitazione equestre e non smette di meravigliare gli spettatori che vedono gli effetti di un percorso complesso e di grande impegno. Ragazzi ed operatori lavorano costantemente durante l’anno per eseguire correttamente le figure scandite dalla musica oltre a gestire e curare quotidianamente i cavalli con cui instaurano una relazione profonda. Il Carosello, da un punto di vista riabilitativo, rappresenta l’obiettivo raggiunto ed anche l’inizio di un nuovo percorso ricco di possibilità di crescita: è il momento in cui i pazienti si sentono protagonisti e partecipi, valorizzando le differenze e ottenendo un risultato eccezionale: ‘a cavallo siamo tutti uguali’.

Dal debutto nel 1990, avvenuto in occasione della Fiera Internazionale Tuscia Cavalli a Viterbo il Carosello del San Raffaele è sceso in campo in occasione di numerosi eventi legati al mondo del cavallo e della disabilità.




Sicilia, i fagioli dei Nebrodi sono un nuovo Presidio Slow Food

Dei circa sessanta fagioli censiti, quelli riconosciuti Presidio Slow Food sono nove

Un Presidio Slow Food che ne racchiude nove, tutti insieme. È quello dei fagioli di carrazzo dei Nebrodi, in provincia di Messina. Scriviamo nove, perché altrettante sono le varietà di fagiolo rampicante (carrazzo, nel dialetto dei Nebrodi, significa proprio rampicante) che in quest’area della Sicilia sono accomunate dalla caratteristica di crescere avvinghiati a tutori fatti con le canne, con i polloni di nocciolo oppure con reti, pur mantenendo forma e colori diversi gli uni dagli altri, oltre che naturalmente un’identità ben precisa esplicitata anche dal nome. 

I Nebrodi, terra di fagioli

C’è il fagiolo lumachedda, di colore marroncino chiaro con venature marrone scuro; il setticanni, dal seme nero; l’ucchittu santanciulisi e l’ucchiuttu di Santa Lucia, al contrario, sono bianchi; c’è il buttuna di gaddu, rosato e nero e il pinuttaru, rosa con venature viola. E poi tre ecotipi chiamati crucchittu, coltivati nell’alta valle del torrente Naso: vanno dal colore rosso vinoso al viola scuro screziato di rosa. Tutti e nove si caratterizzano per la quasi totale assenza di buccia, caratteristica che li rende altamente digeribili, e per rappresentare la tradizione agricola dei Nebrodi. 

Secondo i racconti degli anziani, infatti, nei Nebrodi i fagioli vengono coltivati almeno dalla metà dell’Ottocento, in particolare in prossimità delle sorgenti, tra i 600 metri di altitudine fino ai 1200 metri. Un territorio caratterizzato da forti pendenze e, proprio per questa ragione, ben poco adatto a produzioni intensive. Più semplice, si fa per dire, seminare i fagioli negli appezzamenti di terra pianeggiante ricavati dai terrazzamenti: piccole superfici, che garantivano ai contadini una produzione appena sufficiente per il consumo familiare, magari nella ricetta più tipica e semplice di tutte, lessi e conditi con un filo di olio extravergine (a piatto, come si dice in dialetto). Poi, a partire dagli anni ’60, la presenza degli orti sui Nebrodi ha subito un lento declino.

A spiegarci il progetto di recupero è Salvatore Granata, referente Slow Food del Presidio: «Tutto è nato dalla collaborazione tra il Parco dei Nebrodi e il Dipartimento di Scienze Botaniche dell’Università di Palermo, che insieme hanno dato vita alla Banca vivente del germoplasma vegetale a Ucria, un luogo destinato alla conservazione della biodiversità e della salvaguardia del patrimonio naturalistico e ambientale di varie specie vegetali, sia forestali che agricole, e l’annesso “Giardino dei Semplici”, un orto per la riproduzione dei semi». 

Negli anni, la Banca del germoplasma ha studiato la tradizionale coltivazione di fagioli nel territorio dei Nebrodi, raccogliendo e catalogando i semi di diverse varietà: alla fine, il loro numero sfiorava quota 60. «Come comunità abbiamo pensato che conservare i semi non fosse sufficiente – prosegue Granata – ma che bisognasse diffonderli, inducendo i coltivatori locali a valorizzare queste specie tornando a coltivarle». Gli obiettivi? «Fungere da barriera contro l’omologazione dei fagioli coltivati intensivamente, scongiurare la perdita di varietà e, naturalmente, anche produrre reddito».

Scelta di vita

Dei circa sessanta fagioli censiti, quelli riconosciuti Presidio Slow Food sono nove. La scelta, spiega il referente di Slow Food, è caduta «su quelli antichi, quelli cioè la cui presenza è attestata più indietro nel tempo, e su quelli dalle caratteristiche organolettiche migliori, maggiormente apprezzati dal mercato». 

I produttori che aderiscono al Presidio Slow Food dei fagioli di carrazzo sono otto. Il loro referente, Stefano Lembo, ha meno di 40 anni e una passione nata in un giorno di settembre del 2008: «Era il primo anno che alla Banca del germoplasma venivano piantati i fagioli e le varietà erano già 43 – ricorda -. Quel giorno mio padre, che lavorava lì, mi chiese di accompagnarlo e di aiutarlo a spostare le cassette. Arrivato lì mi trovai di fronte agli occhi un’esplosione di forme e di colori che mi lasciò senza parole: decine di varietà di fagioli tutte diverse… e io che fino ad allora pensavo soltanto ai borlotti e ai cannellini! Fu in quel momento che, inconsciamente, decisi che avrei voluto fare questo lavoro». I tempi, allora, però non erano ancora maturi: «Nel 2014, insieme alla ragazza che oggi è diventata mia moglie, ho piantato 40 varietà di fagioli nell’orto di casa. Per me era un periodo difficile perché non trovavo lavoro, e dopo qualche tempo ci siamo chiesti perché non provare a cominciare a commercializzare la nostra produzione. È cominciata così e poi, come spesso accade, da cosa nasce cosa, fino al riconoscimento come Presidio Slow Food: sono convinto che, per tanti ragazzi come me, questa produzione possa rappresentare una strada, uno sbocco anche professionale». Il Presidio Slow Food dei fagioli di carrazzo dei Nebrodi è sostenuto dal Parco naturale regionale dei Nebrodi, dal Comune di Ucria e dalla Banca vivente del germoplasma vegetale dei Nebrodi. L’area di produzione del Presidio Slow Food dei fagioli di carrazzo dei Nebrodi coincide con i Monti Nebrodi, tra la Vallata del Valdemone e la Vallata del Fitalia, fino all’altopiano di Ucria e il comune di Floresta.




Firenze, Giardino Corsini: tutto pronto per la mostra “Artigianato e Palazzo”

Un viaggio tra i mestieri d’arte tradizionali – riletti in chiave contemporanea

FIRENZE – La prossima edizione di ‘Artigianato e Palazzo botteghe artigiane e loro committenze’ – in programma dal 16 al 19 settembre 2021 al Giardino Corsini Firenze – sarà un’edizione inedita che accompagnerà il pubblico nel Giardino e nel Palazzo, passando dall’evocazione storica alla realtà contemporanea delle attività manuali.

“Il nuovo concetto espositivo della nostra Mostra – spiegano Sabina Corsini, Presidente dell’Associazione Giardino Corsini e Neri Torrigiani, ideatore ed organizzatore della manifestazione, nasce dall’esigenza di offrire ai visitatori un luogo organico a sottolineare come nel tempo le maestranze artigiane prosperavano attorno al “Palazzo”, un luogo ideale che diventava di volta in volta “vetrina” e “palestra” per la sperimentazione. Perché il sapersi rinnovare dell’artigiano parte proprio da qui”.

Artigianato e Palazzo diventa quindi un’esperienza che invita il pubblico a sviluppare un rapporto con le maestranze al lavoro aprendo per la prima volta alcuni spazi del Palazzo – dalle Sale Monumentali alle Scuderie, dai Garage alla Stanza dei Finimenti, dalla Falegnameria alla Legnaia.

Un viaggio tra i mestieri d’arte tradizionali – riletti in chiave contemporanea – con una nuova selezione di 80 straordinari artigiani, dall’Italia e dall’estero.

La Mostra sarà inoltre accessibile anche dall’ingresso del Palazzo (via Il Prato, 58) oltre che da quello abituale del Giardino (via della Scala, 115), più comodo per chi viene da fuori città in treno, tramvia e auto.

Da ricordare la straordinaria “Mostra Principe” dedicata a “Enrico Magnani Pescia. L’arte della carta a mano dal 1481” nel Salone da Ballo, “Galleria dell’Artigianato: Viaggio in Toscana” promosso da Artex e le tante iniziative che vedono le collaborazioni di importanti personaggi e istituzioni internazionali il cui calendario è riportato sul sito artigianatoepalazzo.it




Alla Milano Design Week “Lunae Lumen” di Felice Limosani

Un momento artistico sospeso tra passato e futuro

“Lunae Lumen” è il titolo della video installazione di Felice Limosani, artista multidisciplinare tra i più importanti esponenti contemporanei dell’arte visiva e delle sue forme emergenti di espressione.

La videoarte dell’opera è resa evocativa dalla voce narrante del Maestro Beatrice Venezi, direttore d’orchestra tra le donne leader del futuro secondo Forbes, e accompagnata da una esecuzione inedita di Clair de Lune, una delle più belle suite per pianoforte scritte da Claude Debussy. È così che il duo artistico guida il visitatore in un’esperienza sensoriale unica nel suo genere.

5.05 minuti per mettere in pausa la quotidianità e lasciarsi guidare dalle parole di Limosani e dalla voce di Beatrice Venezi. Un momento artistico sospeso tra passato e futuro.

Inaugurata lo scorso giugno a Firenze – dopo aver toccato Porto Rotondo, Forte dei Marmi e Cortina d’Ampezzo

La video installazione itinerante termina il suo percorso alla Milano Design Week. Un’opera,“Lunae Lumen”, che si inserisce nell’innovativo linguaggio culturale delle Digital Humanities, celebrandone la creatività e dimostrando come discipline umanistiche e tecnologie digitali possano ibridarsi ed emozionare.

L’accesso all’installazione è riservato ai soli visitatori adulti

Tra le iniziative della Milano Design Week, Philip Morris Italia presenta anche IQOS CLUB, uno spazio presso l’Opificio 31 dedicato a tutti i membri della comunità IQOS e aperto ai visitatori fumatori adulti interessati, con un allestimento immersivo in cui confluiscono elementi di design e tecnologia. Nello stesso spazio sarà anche possibile apprezzare e gustare le “opere culinarie” preparate dallo Chef stellato Felice Lo Basso del Felix Lo Basso Home & Restaurant di Milano.

Felice Limosani (1966)

Artista riconosciuto in ambito internazionale, interprete e innovatore delle Digital Humanities, esperto di avanguardie espressive e linguaggi emergenti. Lavora con l’idea di integrare discipline umanistiche e cultura digitale, attraverso l’arte e il design, per creare nuovi livelli di percezione, di conoscenza e di interazione tra persone, tecnologie ed esperienze sinestetiche.

Basato a Firenze, il suo studio multidisciplinare opera con lo status giuridico di Società Benefit per creare inediti modelli di valorizzazione del patrimonio culturale, anche a supporto di contesti sociali e della sostenibilità ambientale. I suoi lavori spaziano dalle installazioni artistiche, alla costruzione di ambienti immersivi fisici e virtuali, fino alla curatela di progetti benefit su commissione.

Ha creato opere su commissione, esposte al Louvre di Parigi, a Miami Art Basel, a The White Chapel Gallery di Londra, Palazzo Strozzi, Palazzo Vecchio e Accademia di Firenze, Accademia di Francia a Roma, Duomo di Milano, Triennale di Milano e Padiglione Mies Van der Rohe Barcellona.




Il giallo di via Poma: il criminologo Carmelo Lavorino presenta il suo nuovo libro

Dopo 30 anni l’assassino di Simonetta Cesaroni non è ancora noto

Simonetta Cesaroni fu uccisa nel pomeriggio di martedì 7 agosto 1990 in via Carlo Poma n. 2, al terzo piano di un grande complesso abitativo, a Roma, quartiere Prati.

Dopo più di trent’anni l’assassino non è ancora noto, anche se da molteplici indizi si può stabilire con ragionevole certezza chi abbia inferto le numerose coltellate alla ragazza.

Dell’omicidio si occupò in quei giorni anche il criminologo Carmelo Lavorino, e in questi giorni sarà nelle librerie il suo più recente libro, dal titolo ’VIA POMA, INGANNO STRUTTURALE TRE’.

L’autore sarà a disposizione del pubblico durante l’incontro di mercoledì 8 settembre 2021, a Gaeta, presso il Club Nautico di Gaeta, Lungomare caboto 93, nel quale si parlerà anche di altri casi, come i ‘gialli’ di Arce e di Caronia.




Miss Teenager Original Italia: la romana Angelica Falchi conquista la 48 esima edizione

A Biella e Rocca di Papa il secondo e terzo posto

ROMA – Vince la 48° edizione di Miss Teenager Original Italia Angelica Falchi, 17 anni di Roma. Seconda Marisol Busato, 13 anni di Biella. Terza classificata Alessia Russo, sedicenne di Rocca di Papa (Roma), mamma del piccolo Riccardo, di appena 5 mesi, con lei dietro le quinte per le poppate di rito.

La Falchi, iscritta all’ultimo anno del Liceo Scientifico, ancora frastornata ha dedicato la vittoria alla mamma e al papà che le permettono di inseguire il suo sogno nella moda. Pur volendosi iscrivere a Giurisprudenza, infatti, Angelica sogna di diventare testimonial delle più grandi maison internazionali.

Con i complimenti di Serena Tumbarello, Miss Teenager Original 2020, e sotto lo sguardo attento della fashion stylist Roberta Nenni e della mascotte Chiara Palombi, la giovane romana è stata incoronata dal Patron Stefano Stefanelli che ha organizzato anche quest’anno la finale dello storico concorso trampolino di lancio per molte protagoniste del mondo dello spettacolo. Tra queste Milly Carlucci, Simona Ventura, Isabella Ferrari, Claudia Gerini, Bianca Guaccero, Serena Autieri e Barbara de Rossi. Per il suo impegno nel mondo dei concorsi di bellezza nel corso della serata Stefanelli ha ricevuto un’onorificenza dall’Accademia Universitaria degli Studi Giuridici Europei consegnata dal Proff. Cesare Sciplini.

La finalissima è stata condotta da un team tutto al femminile: Beatrice De Do, giudice di All Together Now su Canale 5, Mishel Gashi, influencer, modella e protagonista de Il Collegio, Carlotta Casalvieri, attrice in “Tutti pazzi per Amore”, volto social e web di Miss Teenager Original, e Camilla Spinelli, influencer, già Miss Teenager Original Social 2020, inviata nel backstage.

Madrina della serata Maria Albertacci, Miss Teenager 1994 e Miss Mamma Italiana 2009. Ospiti in studio la showgirl Eleonora Cecere, ex stellina di Non è La Rai, che ha presentato il nuovo singolo Rumore, un omaggio a Raffaella Carrà, Angelo Martini, conduttore di Numeri Uno su Rai 2, Magan Rodriguez, Miss Teenager Original 2019, che si è esibita con la sua hit estiva “Pà la playa”, la girl band Vertygini che ha presentato in anteprima “Non mi basti quasi mai”. E ancora le ex Miss, Giulia Zhou e Francesca Compagno, vincitrici delle fasce Teatro e Danza nel 2020, e la pitto-scultrice Carmen Voicu.

Per il secondo anno consecutivo il sogno delle giovanissime Miss Teenager si è potuto avverare grazie al taglio web/social dato al concorso dalla collaborazione con il visual art Riccardo Canini. Si è arrivati così, senza infrangere i protocolli anti Covid, alla finalissima di Roma. Una serata all’insegna della moda e dell’arte, registrata negli studi Gold Tv a Roma permettendo di mantenere il giusto distanziamento tra le partecipanti e la giuria. L’evento sarà poi trasmesso sul canale Odeon Tv.

Le venti finaliste, provenienti da tutta Italia, sono state premiate da una commissione tecnica formata da esperti per ciascuna categoria: Moreno Galli, titolare agenzia di moda Fashion Concept; Alessandro Bartolini, delegato del Teatro Golden Actors, Thiago Oliveira, titolare Campus Dance, Concetta Petti e Vincenzo Capasso, titolari Village Musical Academy, Pablo, art director della maison Gil Cagné, Claudio Marfurt, rappresentante della Face Place, Alessandro Massa, titolare della Alma Music, Amedeo Pesce, amministratore EFC Cinema & Advertising e Nicolò Tonetto, titolare del brand Nicolò Tonetto Milano.

Questi gli altri titoli assegnati:

Alessia Femiano, 17 anni di Napoli, vince le fasce MISS TEENAGER ORIGINAL SHOWGIRL e MISS TEENAGER ORIGINAL CANTO; MISS TEENAGER ORIGINAL SORRISO è Ginevra Cinti, 16 anni di Roma, con alle spalle una partecipazione al film “L’abbiamo fatta grossa” con Antonio Albanese e Carlo Verdone; MISS TEENAGER ORIGINAL DANZA è Marisol Busato, 13 anni di Biella; MISS TEENAGER ORIGINAL BEAUTY è Alice Lucci, 19 anni di Tivoli; MISS TEENAGER ORIGINAL TEATRO è Giulia Trapani, 18 anni di Caserta; MISS TEENAGER ORIGINAL CINEMA è Vittoria Tsialtas, 14 anni di Creta; Alessia Castiglia, 17 anni di Roma, vince la fascia MISS TEENAGER ORIGINAL MODA e MISS TEENAGER MAKE UP; doppia fascia anche per Patriziangiolie Ami, 13 anni, che porta a casa MISS TEENAGER GOSSIP TEEN e MISS TEENAGER BRAND.

Ineccepibile lo staff che compone la macchina organizzativa del concorso capitanato dal Direttore Artistico Stefano Stefanelli: Roberta Nenni, responsabile Image Consultant, Alessandra Marra, responsabile di produzione, l’autrice Beatrice De Do, la responsabile social web Carlotta Casalvieri, il responsabile visual artist Riccardo Canini, gli assistenti di produzione Gennaro Melchiorre e Roberto Verginelli, il Direttore di palco Maria Cristina Parrillo, la responsabile backstage Anna Rita Massa, la coreografa Marilena Ravaioli, il led wall engineer Alessandro Furnari, Amilcare Milani titolare della Mix in time Group, l’ufficio stampa RR Management di Roberto Ruggiero e i fotografi Michele Simolo e Alessandro Ventura.




Tarquinia, gara gastronomica: vincono gli gnocchi di patate ripieni di carne

I pyzy, cioè degli gnocchi di patate, ripieni di carne: con questo piatto Joanna
Diawichowska ha vinto il primo premio alla gara gastronomica DiVin Mangiando
curata da Vittoria Tassoni nell’ambito dell’edizione 2021 del DiVino Etrusco.
Sabato 21 agosto nella bella cornice di piazza Titta Marini, a Tarquinia, si è svolta la
serata finale: dopo che, in mattinata, i partecipanti avevano preparato le proprie
ricette, con la giuria – composta da Anna Moroni, Salvo Cravero, Anna Facchini,
Maria Laura Nespica e Laura Voccia – intenta a assaggiare e valutare i piatti,
l’appuntamento conclusivo, presentato da Cristiana Curri, ha celebrato i
partecipanti, lasciando poi spazio a chef Cravero di eseguire una ricetta di fronte al
pubblico.
L’occasione è stata anche un modo per ringraziare le aziende che, al fianco
dell’impegno del Comune di Tarquinia e della cura organizzativa di Vittoria Tassoni,
hanno permesso lo svolgimento del concorso: Azienda Agricola Barucca, Broggi,
Greensense, Muscari Tomajoli, Villeroy & Boch, Pasta Fanelli, Azienda agricola Vivaio
98.3, Brancato, Lions Club Tarquinia, Lamponi dei Monti Cimini, Olitar, Frantoio
Presciuttini, Perle della Tuscia e caffè Fantini.
Il DiVino Etrusco è organizzato dal Comune di Tarquinia e si inserisce nella
programmazione degli Eventi delle Meraviglie della Regione Lazio, in collaborazione
con l’Associazione Viva Tarquinia ed il patrocinio della Provincia di Viterbo e Camera
di Commercio di Viterbo.