Sant’Angelo Romano: non si ferma all’alt dei carabinieri e scappa con la droga in auto

Sant’Angelo Romano (RM) – I Carabinieri della Stazione di Sant’Angelo romano hanno arrestato un cittadino bulgaro di 24 anni, per resistenza a pubblico ufficiale e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacente.

Nel corso di un posto di controllo finalizzato alla verifica delle prescrizioni anti-covid e al controllo del territorio, i militari hanno intimato l’alt ad un’auto con il 24enne alla guida.

L’uomo, ha ignorato il segnale di arresto dei militari e si è dato alla fuga. Da qui ne è nato un inseguimento per le vie del paese. Solo il sangue freddo dei Carabinieri ha consentito di evitare il peggio fino a quando, con l’ausilio di altri equipaggi nel frattempo intervenuti, sono riusciti a bloccare il fuggitivo.

La conseguente perquisizione del veicolo ha spiegato il motivo della fuga: il giovane bulgaro aveva con sé un consistente quantitativo di marjuana e non voleva assolutamente che gli venisse sequestrato.

Il 24enne è stato ammanettato ed è stato contravvenzionato al codice della strada.

Messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria di Tivoli, il giovane bulgaro verrà giudicato nei prossimi giorni e, nel frattempo, rimarrà agli arresti domiciliari presso la sua abitazione.




Bracciano, un set da 6 milioni di telespettatori per il film su Nada

Il Sindaco Tondinelli: “Un altro volano per il turismo”. Ben 9 produzioni tra fiction, film in prima serata e grande schermo scelgono Bracciano

BRACCIANO (RM) – L’archivio storico, il centro di Bracciano con il suo borgo caratteristico e il Belvedere della Sentinella hanno fatto da “set” per il film andato in onda su Rai uno “La bambina che non voleva cantare” dedicato alla storia tratta dal romanzo autobiografico “Il mio cuore umano” della cantante Nada Malanima.

Il Comune di Bracciano ha rilasciato il patrocinio all’iniziativa di interesse promozionale per il territorio e culturale dal punto di vista del racconto biografico dell’artista.

Il film, realizzato dalla regista Costanza Quatriglio, andato in onda su Rai 1 mercoledì 10 marzo ha registrato quasi 6 milioni di telespettatori pari a oltre il 23% di share, attestandosi come la trasmissione più vista.  

“Nel 2020 – ha dichiarato il Sindaco Armando Tondinelli – nonostante la pandemia, Bracciano è stata scelta da produzioni cinematografiche e televisive per girare film, fiction e docu film. Ben nove sono stati i set cinematografici che hanno fatto riprese nel territorio del Comune di Bracciano. Un lavoro, quello di coordinazione e organizzazione per cui ringrazio il nostro direttore artistico Antonio Pizzolla. Abbiamo ospitato la serie dedicata a Leonardo, il film su San Francesco, la fiction Buongiorno Mamma, La fuggitiva, Un matrimonio e non ultima per importanza la biografia della cantante Nada. Siamo orgogliosi che la nostra cittadina sia scelta come ambientazione per tutti questi prodotti televisivi e cinematografici, un segnale che incoraggia la nostra azione diretta alla promozione turistica per cui già da oltre un anno abbiamo varato un piano di rilancio anche attraverso la pubblicità sugli autobus e nelle stazioni metro di Roma, un brand dedicato Punto a Bracciano e un portale turistico che invita a scoprire Bracciano dove è possibile trovare storia, natura, cultura, sport, svago ed enogastronomia”. 

In questo periodo è uscito nelle sale cinematografiche Glassboy, diretto da Samuele Rossi, basato sul libro “Il bambino di vetro di Fabrizio Silei”. È ancora Bracciano a fare da set per alcune scene. Il film e segue le vicende del bambino Pino, affetto da emofilia e da sempre costretto a vivere nella villa di famiglia; un giorno trova il coraggio di sfidare il mondo esterno e si unisce alla banda degli Snerd. Ancora altri ciak aspettano la bella cittadina sul lago.




Castel Gandolfo, quei massi che incombono sulle teste dei cittadini: di chi è la competenza per mettere in sicurezza l’area?

Nella relazione della Città Metropolitana si legge che potrebbero verificarsi altri crolli. Il terreno da mettere in sicurezza è pubblico o privato?

CASTEL GANDOLFO (RM) – Ancora nessun intervento è stato effettuato per mettere in sicurezza il costone in piazzale dei Giochi Olimpici a Castel Gandolfo, di fronte il lungolago, dove a gennaio del 2019 un enorme masso è crollato dal costone fermandosi per miracolo, grazie a delle alberature instabili che hanno trattenuto la caduta, a pochi centimetri dal bar chiosco sottostante, si è sfiorata la tragedia, mentre era aperto con il personale che lavorava all’interno.

Se non ci fossero state quelle alberature definite dai tecnici di “scarsa consistenza” ci sarebbero stati dei morti. Ciononostante la questione così grave sembra essere finita nel dimenticatoio e questo pericolo che incombe con altre grandi rocce, che potrebbero staccarsi da un momento all’altro, continua a “minacciare” e pendere sulle teste di visitatori ignari del pericolo cui potenzialmente sono esposti.

Infatti, ci sono migliaia di persone che nel fine settimana transitano su quel piazzale, vicino delle transenne che non servono sicuramente ad evitare che un masso di peperino, qualora si stacchi dal costone, possa travolgerli.

Nonostante dalla relazione del Comune si evinca che il grosso masso si sia staccato da un terreno di un privato (una società), in questi due anni la situazione non è sembrata essere così chiara e le pertinenze, secondo quanto emerso in seguito, sembrerebbero essere di più soggetti (Comune e privato? ).

La domanda è molto semplice: il masso si è staccato da un terreno pubblico o privato?

Per levare ogni dubbio, in questi giorni, la proprietà del chiosco ha richiesto che venga stabilito dal Tribunale di chi sia la competenza per poter capire chi deve porre rimedio a questo grosso pericolo incombente per l’incolumità pubblica che, lo ricordiamo, solo per una questione di fortuna non ha prodotto altri episodi.

Tra qualche giorno si dovrebbe conoscere l’esito dell’accertamento tecnico preventivo richiesto

Come da relazione del geometra Pieragostini del Comune di Castel Gandolfo in merito al sopralluogo del 16 gennaio 2019, si legge che un grosso masso di peperino si era staccato dal costone sovrastante l’attività commerciale. L’area del distacco è stata individuata al foglio 2 particella 150 che come si legge dalla relazione del geometra comunale è di proprietà di una società con sede a Castel Gandolfo.

Il geometra a seguito dell’intervento suggerisce anche al Comune di emettere una ordinanza a salvaguardia della pubblica incolumità e “preservazione dei beni”

C’è anche una relazione di sopralluogo dei tecnici specializzati della Città Metropolitana da cui si legge che “la caduta è avvenuta da una parte rocciosa situata a circa 15 metri più in alto rispetto alla quota di arresto del grande masso”. Si legge ancora “la scarpata rocciosa da cui è avvenuto il distacco è segnalata come orlo di scarpata di frana nella cartografia relativa all’inventario dei fenomeni franosi.

Veniamo a conoscenza inoltre che si tratta di terreni superficiali alterati e argillificati dove la presenza di vegetazione e arbusti aggrava la situazione perché ha prodotto delle fratture e destabilizzato il costone.

Nella relazione della Città Metropolitana si legge che potrebbero verificarsi altri crolli

Nello specifico sono state “individuate due diverse porzioni di roccia completamente dislocate e a rischio crollo”. Si sono poi evidenziate le condizioni di pericolosità in cui versa l’intera parete, “l’area in esame – leggiamo ancora nella relazione dei tecnici della Città Metropolitana – è caratterizzata dall’innesco di fenomeni di crollo di roccia a rapido innesco e sviluppo in grado di mobilizzare volumi di roccia e detriti anche potenzialmente notevoli e capaci di minacciare la stabilità complessiva del settore in analisi e di comportare un rischio indotto molto elevato per beni e persone. Per risanare il tratto in esame lungo circa 100 metri è necessario intervenire rapidamente eliminando il pericolo che gli elementi tufacei posti in equilibrio instabile possano staccarsi dalla parete verticale….”.

Infine la Città Metropolitana elenca una serie di interventi quali la bonifica delle pietre, l’applicazione di una rete metallica e la realizzazione di un fosso di guardia collegato con le opere idrauliche e i tecnici dicono espressamente che le indicazioni dettate sono finalizzate alla salvaguardia dell’incolumità pubblica e preme anche sulla necessità di effettuare ulteriori studi specifici e approfondimenti.

Le relazioni messe nero su bianco parlano di un pericolo grandissimo. Adesso con l’accertamento delle responsabilità e competenze bisognerà quanto prima provvedere a salvaguardare la pubblica incolumità.




L’omaggio dell’ANCRI all’Ordine al Merito della Repubblica italiana (OMRI) in occasione del suo 70mo compleanno

Intervista al socio onorario dell’ANCRI Commendatore Michele D’Andrea

Sono trascorsi 70 anni dalla legge n. 178 del 3 marzo 1851,con la quale è stato istituito l’Ordine al Merito della Repubblica Italisna (OMRI), il primo fra gli Ordini nazionali.

L’OMRI è stato istituito per «ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, dell’economia e nell’impegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici e umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari» e comprende 5 diverse classi e gradi onorifici: Cavaliere di Gran Croce decorato  di Gran Cordone; Cavaliere di Gran Croce; Grande Ufficiale; Commendatore; Ufficiale; Cavaliere.
Le concessioni delle onorificenze hanno luogo il 2 giugno, ricorrenza della fondazione della Repubblica Italiana, e il 27 dicembre, ricorrenza della promulgazione della Costituzione italiana.

Alla Legge 3 marzo 1951, n. 178   ha fatto seguito il DPR   13 maggio 1952, n. 458 e il DPR 16 gennaio 2020, relativo alla determinazione numerica delle onorificenze.

Ecco l’intervista esclusiva a Michele D’Andrea

Quando Umberto II lasciò l’Italia, il 13 giugno 1946, cosa accadde dal punto di vista onorifico?

Per sei lunghi anni, dal 1946 al 1951, la Repubblica non conferì onorificenze cavalleresche ai propri cittadini. Esisteva, è vero, l’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana (oggi Ordine della Stella d’Italia), istituito nel gennaio nel 1947 con un decreto del Capo provvisorio dello Stato, ma era riservato agli italiani all’estero e agli stranieri che avessero «specialmente contribuito alla ricostruzione dell’Italia». E sempre nel 1947, fu cambiato il nome all’Ordine Militare di Savoia che divenne Ordine Militare d’Italia, riservato alle Forze Armate. Una platea ridotta ed estranea alla quotidianità di un popolo che doveva reinventarsi il futuro.

Immagino che gli italiani rimasero sconcertati, abituati com’erano agli ordini monarchici: l’Annunziata, i Santi Maurizio e Lazzaro, la Corona d’Italia…

Certo, e avvenne ciò che era facilmente intuibile: si fece di necessità virtù. L’appetito onorifico degli italiani, abituati all’ampio ventaglio di riconoscimenti monarchici che fungevano anche da ascensore sociale, fu allora saziato dai cosiddetti «ordini indipendenti», una vasta e ambigua palude nella quale proliferavano istituti cavallereschi di oscura origine e nessuna legittimazione, veri e propri opifici di patacche vendute a caro prezzo a sprovveduti cacciatori di cavalierati e gran croci. Qualcuno si prese la briga di fare un po’ di calcoli e giunse a contare almeno 173 ordini, fra noti e meno noti, per un totale di circa trecentomila insigniti.

Incredibile. Un mondo onorifico parallelo, insomma.

Esatto, e i nomi erano tra i più fantasiosi. Agli italiani del secondo dopoguerra si offrivano dignità capitolari, militari e ospedaliere che andavano da Betlemme ad Antiochia, dall’Albania alla Normandia, dalla Carinzia all’Estremadura. Cogliendo fior da fiore, citiamo l’Ordine di S. Uberto di Lorena e Bar, l’Ordine della SS. Trinità, l’Ordine Militare e Ospedaliero di Santa Maria di Betlemme, l’Ordine della Concordia, l’Ordine Militare di San Giorgio di Antiochia e della Corona Normanna di Altavilla, i Cavalieri di Betlemme, l’Ordine di San Giorgio di Carinzia, gli Equites Pacis, l’Ordine Capitolare dei Cavalieri di Colombo, l’Ordine Militare dei Cavalieri del Soccorso, l’Ordine Capitolare dei Cavalieri della Concordia, l’Ordine dell’Infinito. E l’elenco potrebbe continuare a lungo. E capitava pure che un certo Franco Segatino, professore in scienze occulte, veggenza e psicoterapia, e un tale Carlo Zimatore, Gran Maestro dell’Ordine della Bianca Croce e della Spada d’Argento, offrissero titoli cavallereschi a prezzi scontati rispetto alla concorrenza, un vero e proprio dumping che rischiava di far saltare il mercato.
Ma è l’Ordine di Gesù in Giappone, che ebbe vita breve ma ben remunerata, a lasciare letteralmente senza parole per la sua assurdità logica, degna di comparire in un episodio di «Totò truffa». Resta il mistero di come si sia potuto convincere centinaia di gonzi a pagare migliaia di lire per fregiarsi di una commenda che sapeva di farlocco lontano un chilometro.

Al di là dei risvolti di colore, però, c’erano anche aspetti sociologici da non sottovalutare.

Quella moltitudine di fonti onorifiche, insieme con l’ampio consenso popolare che le alimentava, era lo specchio di una nazione che non aveva mai smesso di identificare il titolo cavalleresco come una delle più efficaci legittimazioni sociali. Non a caso, infatti, il titolo s’intrecciava indissolubilmente con l’esistenza pubblica della persona, fondendosi con il cognome o addirittura assorbendolo, specie negli apparati ministeriali: il questore era sempre chiamato Commendatore, così come il cumenda designava, negli anni del boom economico, l’imprenditore di successo.

Si trattava, comunque, di una situazione imbarazzante per le stesse istituzioni…

L’assenza di un patrimonio cavalleresco repubblicano alla lunga si fece sentire, a cominciare dalle occasioni in cui la cortesia internazionale prevedeva lo scambio delle onorificenze con i capi di stato in visita in Italia. Fu così che Ranieri III di Monaco, ricevuto il 19 ottobre 1950 al Quirinale dal presidente Einaudi, in mancanza d’altro ebbe una Croce al merito di guerra (aveva combattuto nell’esercito francese come ufficiale d’artiglieria), che tenne sempre in gran conto riservandole un posto di riguardo sull’uniforme di rappresentanza. Fra parentesi, ricordiamo che il principe si sposò indossando il collare dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana nella prima versione, quella priva di barrette, conferitogli il 30 maggio 1953.
Questo per dire quanto fosse stata forte, allora, la pressione per ripristinare un sistema premiale statuale fondato sui tradizionali segni onorifici. Il cammino legislativo prese avvio, su iniziativa del Governo, nel 1949 e nel 1951 venne promulgata la legge istituiva dell’OMRI e il riordino dell’intera materia cavalleresca.

Che tipo di ordine cavalleresco era l’OMRI?

Vincolati dalla necessità di escludere qualsiasi richiamo al recente passato, i legislatori modellarono il nuovo ordine sul profilo di quello che appariva, anche in dottrina, il meno compromesso da implicazioni dinastiche, l’Ordine della Corona d’Italia. Istituito nel 1868 per premiare i benemeriti dell’Unità, era diviso in cinque classi; ma, forse, pesò maggiormente il fatto che le proposte di conferimento erano demandate ai singoli ministeri e che il numero delle decorazioni da conferire annualmente fosse stabilito dal Capo del Governo, il quale provvedeva pure alla loro ripartizione fra i vari dicasteri. Al sovrano era riservata la facoltà residuale di avvalersi del motu proprio. Così conformato, l’O.M.R.I. sanciva la fine di quel principio plurisecolare che identificava la massima autorità dello Stato come la sola fonte dispensatrice di pubblici riconoscimenti. Non più Gran Maestro, il Presidente della Repubblica ne è, però, il Capo, essendosi mantenuto quel principio necessario alla dignità e al prestigio di un ordine nazionale, secondo cui tale carica spetta al Capo dello Stato.

Come fu l’iter parlamentare?

Il percorso parlamentare dell’OMRI non fu una passeggiata. Sfoghi veementi, perle di erudizione, battibecchi e ironia punteggiarono il cammino di un disegno di legge meno spedito di quanto si potesse immaginare. L’opposizione di sinistra individuava nel nuovo ordine uno strumento fortissimo di adescamento politico ed elettorale.
La tesi del governo faceva leva, anzitutto, sull’articolo 87 della Costituzione da poco promulgata che, nel disciplinare i poteri del Capo dello Stato, gli attribuiva il conferimento delle «onorificenze della Repubblica». La portata della norma costituzionale, pur non essendo tale da imporre in maniera categorica l’istituzione di onorificenze repubblicane, costituiva indubbiamente la migliore riprova che nessuna incompatibilità esisteva tra la forma dello Stato, il suo indirizzo democratico e la possibilità di ordini cavallereschi nazionali. Anzi, a parere della maggioranza sarebbero stati proprio i principi democratici a essere esaltati dal nuovo istituto perché, nel solco di una tradizione consolidata, il riconoscimento sarebbe più largamente indirizzato alla valorizzazione «di modeste, ma probe esistenze, dedicate, in silenziosa umiltà ma con sentimento di laborioso sacrificio, al servizio del Paese in ogni settore della vita.»

Quanto tempo occorse per la promulgazione della legge?

Ci vollero due anni, dal maggio 1949 al marzo 1951, per giungere all’istituzione dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana e alla disciplina in chiave repubblicana della materia cavalleresca.
Fu un percorso che si alternò fra le Commissioni di Camera e Senato con diverse pause e un dibattito sempre interessante, con qualche spunto curioso che vale la pena ricordare. Non sempre i resoconti d’aula sono noiosi, anzi, questo offre una lettura godibilissima anche per comprendere il paesaggio psicologico dell’Italia di quegli anni.

Qualche curiosità?

Sappiamo che la massima dignità dell’OMRI è Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone. Ebbene, là dove la legge definisce il collare «Gran Cordone» si aggiunge un nuovo errore a un vecchio errore. Quando era stato istituito l’Ordine della Corona d’Italia, fu mal tradotto dal francese il regolamento della Legione d’Onore, per cui si tradusse il termine cordon in «cordone», anziché nel più corretto «gran nastro, ossia la fascia». E fin qui passi, perché si utilizzava un termine improprio per definire il medesimo oggetto, ossia un nastro in seta. Ma cosa c’entra il cordone (di tessuto) con il collare (di metallo)? Nulla. Eppure, bastava rimanere in casa per usare il termine «collare», che l’Ordine della SS. Annunziata aveva trasformato in persone in carne e ossa: gli insigniti dell’ordine erano «i collari» e le loro consorti «le collaresse», anch’esse destinatarie di un particolare trattamento protocollare.

Qual è il senso più importante della Legge 3 marzo 1951 n. 178?

Certamente il ripristino, dopo cinque anni di vacanza, dell’esclusiva potestà dello Stato nel conferimento delle distinzioni cavalleresche, salvo il tradizionale riconoscimento di quelle straniere o di ordini riconosciuti dalla Repubblica. Solo lo Stato, infatti, può garantire una equa valutazione e la corretta distribuzione di onori e dignità ai propri cittadini: è dunque impensabile, anche in termini logici, che tale prerogativa possa essere delegata ad associazioni, enti o privati. Il divieto ai privati di conferire onorificenze cavalleresche si configurava, in tal modo, come una «protezione giuridica» non solo nei confronti dei cittadini, ma anche a tutela del prestigio delle distinzioni e della buona fede, così come avviene per i titoli accademici. Purtroppo, anche dopo l’entrata in vigore della legge, alcune discutibili sentenze di tribunali diedero a istituti pseudocavallereschi e a sedicenti gran maestri gli strumenti per esibire patenti di legittimazione che cozzano non solo contro il dato storico, ma anche contro il buon senso e la logica.

Un fenomeno che purtroppo dura ancora oggi…

Il malcostume in materia onorifica non è mai cessato, perché gli ordini fasulli prosperano ancora, soprattutto da quando il numero delle concessioni dell’OMRI è crollato drasticamente dalle circa 14.000 del 1990 siamo passati a circa 3.500 nell’ultima tornata. Basta fare un giro su internet per ammirare spadoni e mantelli, croci e investiture, dame e collari, discendenze e ascendenze. Intendiamoci, ognuno è libero di aderire a un’associazione che s’ispira alla cavalleria, che si riunisce periodicamente e prevede cariche, gradi e ritualità particolari. Tuttavia, è bene sapere che gli insigniti di tali associazioni non sono (e non saranno) autorizzati dallo Stato a indossare pubblicamente le relative decorazioni. In caso di dubbio è opportuno rivolgersi all’Ufficio Onorificenze e Araldica della Presidenza del Consiglio dei Ministri o all’Ufficio del Cerimoniale del Ministero degli Affari Esteri, ricordando che:
– un ordine cavalleresco serio, che opera secondo i principi dell’assistenzialismo, dell’altruismo e della religione, non fa campagna acquisti e non aggrega come se ci si iscrivesse a un club;

  • i Templari non esistono più dal 1312;
  • i Normanni, gli Angioini, gli Svevi, gli Aragonesi, la gran parte dei santi del calendario, i Teutonici, Bisanzio, l’Impero romano d’oriente e i vari sangiaccati sono belle pagine che appartengono a un lontano passato;
  • l’unico Ordine di Malta legittimo ha sede a Roma, in Via dei Condotti 68;
  • un prelato, una chiesa e una messa non sempre fanno un ordine legittimo.




Bettino Craxi, tra debito pubblico, sovranismo ed altro: tutte le fake news che girano raccontate e smentite in un libro

“Le fake news su Bettino Craxi” il libro scritto a 4 mani da Nicola Scalzini e Roberto Giuliano che, documenti e memorie alla mano, ripercorre i fatti più salienti che hanno riguardato in particolare quel decennio della storia moderna d’Italia, che va dal 1983 al 1992.

Un’Italia che nel 1983 era sull’orlo del fallimento e dopo soli 4 anni – siamo nel 1987 – è considerata come un modello da seguire nel mondo.

[VIDEO] – Da sinistra Donato Robilotta (Pres. Ass. “Amici del Garofano Rosso”) e Roberto Giuliano sociologo e coautore del libro su Craxi ospiti di Chiara Rai a Officina Stampa del 04/02/2021

Gli anni che videro Craxi alla prova di forza decisiva per gli equilibri interni: il referendum dell’85 sui punti di scala mobile promosso dal Pci dove il leader socialista non cercò di evitare lo scontro e vinse quella partita che all’inizio era sembrata senza speranza.

Sono gli anni in cui Craxi affronta la più grave crisi diplomatica della sua carriera, quando ordinò di impedire ai marines statunitensi di ripartire da Sigonella, in Sicilia, con i terroristi palestinesi, tra i quali Abu Abbas, responsabili del sequestro dell’Achille Lauro. Craxi ribadì la sua posizione nettamente a favore della causa palestinese, e su questa base rafforzò il suo rapporto con il leader dell’Olp Arafat, che durerà poi anche quando sarà costretto a ritirarsi ad Hammamet dopo Tangentopoli.

[VIDEO] – Il video servizio su Craxi trasmesso a Officina Stampa del 04/02/2021

Craxi rimase a Palazzo Chigi fino al 17 aprile 1987, conquistando un record: la permanenza alla guida del governo più lunga della storia dell’Italia repubblicana. Tornato poi al partito, riprese di lena la sua politica: contendere alla Democrazia Cristiana il suo primato, e rilanciare l’offensiva contro il partito Comunista per creare un solo grande partito socialdemocratico.

In questi ultimi anni, in cui è iniziata una concreta rivalutazione della figura di Bettino Craxi, si assiste sovente al goffo tentativo di presentarlo come il primo sovranista ed anche anti europeo.

Delle fake news fa parte anche la storiella del “famoso tesoro di Craxi, che non è mai esistito, ma era necessario per demolire la sua immagine e farlo comparire come un approfittatore, un riprovevole ladro”.




Origini del coronavirus, esperti OMS a Wuhan: dati mai raccolti fino ad oggi

Gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità sono arrivati all’Istituto di virologia di Wuhan nell’ambito dell’indagine sull’origine del coronavirus nella megalopoli della Cina centrale.

L’istituto ha diversi laboratori ad alta sicurezza in cui i ricercatori stanno lavorando sui coronavirus. L’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ripetutamente accusato l’istituto di aver diffuso il virus che ha causato il Covid-19, provocando la pandemia globale.

Il capo della squadra di esperti dell’Oms che indagano sull’origine della pandemia a Wuhan sembra al momento respingere, giudicandola poco credibile, la tesi della fuoriuscita dal laboratorio, a suo parere soltanto un “eccellente soggetto” per un film o una serie tv. “Se iniziamo a seguire e dare la caccia ai fantasmi qua e là, non andremo mai da nessuna parte”, ha detto Peter Ben Embarek in un’intervista all’Afp, promettendo comunque di “seguire la scienza e i fatti” per trarre una conclusione definitiva sull’origine della pandemia.

La squadra di dieci esperti ha visitato l’Istituto di virologia di Wuhan, accusato, in particolare dall’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, di aver rilasciato il virus da uno dei suoi laboratori, accidentalmente o meno. Finora è il sito più controverso visitato dalla delegazione e il passaggio all’Istituto è stato “importante per capire da dove vengono queste storie”, ha proseguito lo specialista in sicurezza alimentare, di stanza a Pechino per l’Oms all’inizio degli anni 2010.

Il team di super esperti dell’Oms in visita a Wuhan sta raccogliendo “dati che nessuno aveva mai ottenuto sinora”.

“Le tesi sono ancora tutte sul tavolo, siamo aperti a tutto”, ha spiegato Daszak che da anni collabora con l’Istituto e con la dottoressa Shi Zhengli, la scienziata cinese nota come ‘Bat woman’ per le sue ricerche sui pipistrelli.

“Se i dati ci porteranno ad un mercato del pesce è lì che andremo, se ci porteranno in un allevamento di animali selvatici e lì che andremo, se ci porteranno in un laboratorio è lì che andremo”, ha spiegato Daszak, la cui nomina nel team dell’Oms è stata oggetto di qualche critica visti i suoi stretti legami con la Cina.




2 febbraio: è il giorno della Candelora!

Il 2 febbraio la Chiesa cattolica festeggia la Presentazione di Gesù al tempio, conosciuta come Candelora. Il termine deriverebbe dal tardo latino candelorum, festa delle candele, in riferimento all’accensione delle stesse. La festa è anche detta della Purificazione di Maria perché, secondo l’usanza ebraica, una donna era considerata impura del sangue mestruale per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi. Si festeggia il 2 febbraio perché cade esattamente 40 giorni dopo il 25 dicembre, ovvero dopo la nascita di Gesù.

Quanno arriva ‘a Cannelora d’a vernata simmo fora, ma si chiove o mèna viento, quaranta juorne ‘e male tiempo: così recita un proverbio in dialetto napoletano per ricordare il giorno della Candelora, il 2 febbraio. Siamo certi che chiunque conosca questo detto, stamane guardando il cielo avrà esclamato con soddisfazione o eventualmente con disappunto se ancora il cielo si è presentato coperto di nuvole e pioggia.

Al di là del significato religioso la Candelora, che si collega ai giorni della Merla di cui vi abbiamo raccontato, segna i cambiamenti climatici, la fine dell’inverno e l’approssimarsi della primavera. È un periodo adatto per fertilizzare i terreni e compiere le varie attività determinanti per l’annata agricola.




Covid, Cangemi (Lega): “Lazio torni subito zona gialla, situazione insostenibile per bar e ristoranti”

“I dati epidemiologici, con un indice Rt a 0.73 ieri, metterebbero il Lazio in zona gialla, quindi la nostra Regione deve ritornare immediatamente nelle zone a più basso rischio di trasmissione Covid.
Bar, ristoranti, esercenti commerciali sono al collasso, molte serrande non verranno più tirate su, anche perché i ristori governativi non bastano. Non si può aspettare oltre e non si può continuare a condurre una politica intransigente su categorie che, tra l’altro, sono state le prime ad adeguarsi alle misure anti Covid. Tutelare la salute resta la priorità, ma non si può pensare che l’economia, andando avanti così, non ne risenta. La Regione Lazio intervenga immediatamente, si faccia promotrice a tutti i livelli affinché vengano applicate restrizioni minori”

Lo dichiara il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio e consigliere Lega, Giuseppe Emanuele Cangemi




Antitrust: multa da 12,5 milioni per Eni, Enel e Sen

L’Autorità Antitrust ha irrogato una sanzione di 12,5 milioni di euro ad Enel Energia, Servizio Elettrico Nazionale (SEN) ed Eni gas e luce, dopo aver “accertato l’ingiustificato rigetto delle istanze di prescrizione biennale presentate dagli utenti, a causa della tardiva fatturazione dei consumi di luce e gas, in assenza di elementi idonei a dimostrare che il ritardo fosse dovuto alla responsabilità dei consumatori”. Le società addebitavano agli utenti la responsabilità della mancata lettura dei contatori a fronte dei tentativi di lettura dichiarati dal distributore; ma i tentativi non erano documentati o addirittura smentiti.

“Con riferimento al procedimento AGCM in materia di prescrizione biennale delle fatture emesse per i consumi di energia elettrica e gas, le società del Gruppo Enel precisano di aver sempre agito nel pieno rispetto della normativa primaria e regolatoria di riferimento, riconoscendo il diritto dei consumatori ad ottenere la prescrizione delle fatture”.

E’ la risposta di Enel alla multa irrogata dall’Antitrust.

Le Società “si riservano sin d’ora ogni azione a propria tutela, confidando di poter dimostrare la piena legittimità e correttezza del proprio operato nelle successive fasi di giudizio”.




Bracciano, alla scuola Tittoni inaugurata l’aula di robotica

Il Comune ha contribuito con un aiuto installando una porta blindata. Presto saranno installate anche delle telecamere

BRACCIANO (RM) – Inaugurata oggi a Bracciano l’aula di robotica presso la scuola Tittoni. “Un grosso applauso ai ragazzi che hanno lavorato a questo progetto – Si legge in una nota sul profilo Fb del Comune – loro sono il futuro e quest’aula dimostra come le istituzioni possano lavorare per rendere i giovani all’avanguardia e contribuire allo sviluppo della loro personalità. Noi siamo orgogliosi dei nostri ragazzi! Grazie alla Preside Lucia Lolli, alle Insegnanti tutte, al Comitato Genitori e ai giovani che hanno realizzato un bellissimo murales per l’aula di robotica. Il Comune ha contribuito con un aiuto installando una porta blindata. Faremo mettere anche delle telecamere”.




Fiumicino, rapinatore evade dai domiciliari e prova a espatriare: arrestato all’aeroporto

FIUMICINO (RM) – Arrestato all’aeroporto intercontinentale “Leonardo da Vinci” di Fiumicino un 62enne italiano, già noto alle forze dell’ordine, con l’accusa di evasione dalla detenzione domiciliare.

In particolare, i Carabinieri dell’Aliquota Servizi Sicurezza di Fiumicino, impegnati nei servizi di vigilanza e controllo all’interno del Terminal 3 dell’aeroporto, hanno notato il 62enne aggirarsi con fare sospetto nei pressi di un bar-ristorante con una piccola valigia al seguito, in attesa di comprare un biglietto aereo, e lo hanno fermato per una verifica.

Ad esito degli accertamenti alla banca dati, i Carabinieri hanno scoperto che l’uomo si era allontanato dalla sua abitazione, dove doveva trovarsi agli arresti domiciliari per scontare la pena di 3 anni per rapina, senza alcun motivo e senza alcuna autorizzazione e lo hanno arrestato.

L’arresto è stato convalidato dal Tribunale di Civitavecchia che ha condannato il 62enne ad un’ulteriore pena detentiva di 8 mesi da espiare presso il suo domicilio.