Albano laziale, centrodestra unito e compatto: “Insieme per cambiare la città”

ALBANO LAZIALE (RM) – Un centrodestra unito e compatto ad Albano laziale quello che si presenterà alle prossime elezioni per il rinnovo del governo cittadino.

Raggiunto l’accordo tra il partito di Fratelli d’Italia e la coalizione formata da Lega, Area Democratica, Forza Italia e Le Città che ora vede un candidato condiviso alla carica di sindaco in Matteo Mauro Orciuoli.

Soddisfazione per l’accordo raggiunto da parte degli esponenti di Lega, Area Democratica, Forza Italia e Le Città: “Con grande soddisfazione – hanno detto – cogliamo l’apertura di Fratelli d’Italia nonché il senso di responsabilità, la generosità e l’amore per la nostra Città che ha dimostrato.

Una apertura che fa ritrovare l’unità al centrodestra e che dimostra che esiste ancora un valore nobile nell’espressione politica. Siamo convinti che l’unità del centrodestra sia irrinunciabile e rappresenti l’arma vincente, il valore aggiunto che ci consentirà di raggiungere gli obiettivi che tutti auspichiamo e, siamo certi, che con l’unità ritrovata potranno essere raggiunti. Siamo inoltre consapevoli che solo con la condivisione delle scelte programmatiche e di governo potremo dare quelle risposte che i cittadini si aspettano, ed è per questo motivo che con Fratelli d’Italia e con ciò che rappresentano abbiamo voluto sottoscrivere, con entusiasmo, un accordo politico che vedrà la presentazione in campagna elettorale di un ticket composto da Matteo Orciuoli come Candidato Sindaco e Massimo Ferrarini come Vice-Sindaco in pectore. L’affiancamento trai due – concludono – da le massime garanzie di affidabilità, capacità e competenza a servizio dei cittadini di Albano. Tutti rammentano che i nostri concittadini nell’ultima tornata elettorale hanno tributato ai due, il maggior numero di consensi raccolto nella storia della Città a testimonianza del fatto che quando si lavora bene le persone ti premiano attraverso il proprio consenso”.

“Ringrazio Massimo che oltre a dimostrarmi la sua personale amicizia ha dimostrato di essere lungimirante, responsabile e generoso”. Queste le parole di ringraziamento del neo candidato sindaco rivolte verso un Massimo Ferrarini che ha saputo fare un passo indietro a favore dell’unità di centrodestra. “Credo fermamente sia la persona più giusta – Ferrarini Ndr. – con la quale condividere questa avventura che ci vedrà fianco a fianco in un ticket vincente. Ribadisco – ha proseguito Orciuoli – che oltre alla ventennale amicizia che ci lega, non posso non riconoscere le sue comprovate capacità politiche ed amministrative. Il suo prezioso apporto renderà la corsa ancor più entusiasmante e carica di soddisfazioni. Colgo l’occasione per rivolgere un sincero apprezzamento e ringraziamento anche agli amici Marco Silvestroni, Tony Bruognolo, Claudio Durigon e Alessandro Battilocchio per la fiducia dimostrata fin da subito”.




Coronavirus e i dilettanti allo sbaraglio…

Il termine romano ‘peracottari’ forse si adatterebbe ad una classe politica che negli ultimi anni ha inteso soltanto risparmiare sulla spesa pubblica adottando tagli orizzontali dettati da burocrati a tavolino o da ‘ministri’ – o ‘ministre’ – desiderosi soltanto di compiacere la propria parte politica; o di attuare un piano premeditato partorito dalla mente di chi quella parte politica aveva in gestione.

Chiudere i piccoli ospedali, gangli vitali della sanità in paesi lontani da grandi ospedali, adottando soltanto il criterio del calcolo degli ingressi annuali, quando gli ingressi, si sa, al Pronto Soccorso diminuiscono esponenzialmente in vista della chiusura, e quando chi rimane a presidio comunque ti rimanda ad un ospedale più grande – e più lontano – dicendoti che non sono neanche autorizzati a fare un prelievo di sangue; quando un ospedale come quello di Ronciglione in provincia di Viterbo – situazione che conosco da vicino – che serviva decine di piccoli centri limitrofi, e i cui malati oggi sono costretti ad andare a Viterbo, all’ospedale Belcolle, se va bene mezz’ora di strada tutta curve e in alcuni momenti con ghiaccio e qualche volta neve, (in attesa di ampliamento con lavori iniziati quarant’anni fa), intasando il Pronto Soccorso e sovraccaricando le corsie e gli infermieri, oltre che i medici; quando i 110 posti letto che conta l’ospedale S. Anna (Ronciglione) non sono in grado di essere a disposizione; quando si tagliano le lauree in medicina con il numero chiuso; quando le liste di attesa si allungano come un elastico di Bungee-Jumping, e molti rinunciano, tutto questo perché appoggiate ad un solo nosocomio, che non riesce neanche a contenere la auto nel proprio parcheggio; quando si conta sul fatto che i vecchietti rinuncino a curarsi, così risparmia il Ministero, ma anche l’INPS, e chi ci guadagna sono le imprese di pompe funebri: allora bisogna proprio dire che siamo in mano a gente senza umanità, dilettanti che giocano con la vita e la salute dei cittadini.

Oggi è arrivata l’ora della verità, e non si sa fare altro che metterci agli arresti domiciliari, costringendo tutti a rifornirsi di generi alimentari e di prima necessità per evitare di uscire di casa una volta in più, svaligiando gli scaffali dei supermercati: quei supermercati che dovranno chiudere nel fine settimana, e in cui abbiamo trovato strisce adesive sul pavimento, che in teoria dovrebbero distanziare i clienti di UN METRO! Mentre è di dominio pubblico uno studio cinese, pubblicato da un autorevole quotidiano in versione telematica, che stabilisce che il raggio d’azione del virus copre ben 4 METRI E MEZZO! Uno studio, ricavato da un filmato di sicurezza girato su di un mezzo pubblico – in Cina i mezzi pubblici hanno le telecamere di sicurezza, e Dio volesse che ci fossero anche d noi, visti gli abusi che gli operatori sono costretti a subire! – che evidenzia il fatto che un soggetto portatore di virus, poi identificato come A, che già manifestava i sintomi della malattia, passeggero di un autobus a lunga percorrenza, durante un viaggio durato quattro ore, ha potuto infettare sette passeggeri senza mascherina, pur essendo seduto in fondo al veicolo, ad una distanza di circa quattro metri e mezzo.

Dopo la sua uscita dal bus, circa mezz’ora dopo la fine della corsa, un altro gruppo di persone è salito sull’autobus, e uno di loro, che non indossava la mascherina, è rimasto infettato, probabilmente dai passeggeri che avevano ricevuto il virus precedentemente. Il soggetto A, nel frattempo, è salito su di un minibus, contagiando altre due persone, una delle quali si trovava appunto alla distanza di circa quattro metri e mezzo.

La conclusione dei ricercatori è quella che bisogna indossare le mascherine soprattutto quando si prendono i mezzi pubblici, o comunque si è in ambienti chiusi non arieggiati, ad una distanza pari o inferiore a quella calcolata nell’indagine, cioè circa quattro metri e mezzo – e non un metro come si è deciso di fare in Italia. La priorità non è quella di impedire lo spostamento di tutti gli Italiani nel paese, misura che anche un bambino di sei anni avrebbe potuto immaginare, senza sedute della Protezione Civile fino alle 2 di notte.

È assodato che il virus si propaga attraverso le prime vie aeree: quindi MASCHERINE PER TUTTI, DISTRIBUITE DAI COMUNI, DALLE PREFETTURE, o da chi volete voi. Impedire che ci sia la corsa all’accaparramento delle mascherine, e che sia possibile creare vere e proprie truffe, arrestandone poi gli autori. Le mascherine andavano previste e distribuite gratuitamente a tutti i cittadini, altro che segregarli in casa con la minaccia di arresto. Questa è la soluzione di chi s’è trovato di fronte ad un problema troppo grande per il suo cervello, e ha cercato di ovviare come poteva, senza mezzi, senza infrastrutture, senza competenze (il nostro ministro della salute è un commercialista), senza ospedali, chiusi per imbecillità da chi sa solo fare i conti a tavolino. Le mascherine andavano messe al primo posto, visto che abbiamo (si fa per dire) chiesto 7 miliardi e mezzo, che poi diventeranno 15, e Salvini, più lungimirante, ne ha chiesti 30. Pare oggi che la lotteria si sia fermata a 25.

Mascherine per tutti, gratis, distribuite dai Comuni come si fa per i sacchetti dell’immondizia. Altro che coprifuoco. Perché anche se andremo al supermercato, e saremo sprovvisti di mascherine, basterà un soffio per contagiarci. Altro che stare a casa, lavarsi le mani, starnutire nel gomito, usare fazzoletti usa e getta… mia nipote di quattro anni avrebbe potuto elaborare le stesse ridicole raccomandazioni.

La verità è che da tempo siamo in mano ad una politica incapace, inconcludente, autoreferenziale; ad un governo che ha la maggioranza solo in Parlamento. Anche se oggi Pagnoncelli con i suoi sondaggi (ordinati da chi e perché?) certifica che il premier Conte (che ha chiesto pieni poteri: non vi ricorda qualcosa?) ha il 48% di gradimento da parte dei cittadini! E ci credo, visto che in TV va sempre lui, e tutti pendono dalle sue riverite labbra, come da quelle dell’Oracolo di Delfi; un premier che oggi appare come il salvatore della patria, l’uomo del coniglio da cappello, il risolutore delle situazioni. Non è così. Anche lui si deve barcamenare, e senza grande fantasia.

Mettere tutti a casa, e farlo ripetere ogni giorno in Tv fino alla consumazione dei nostri cosiddetti, non risolve nulla. Saremo sempre tutti in pericolo. Se il virus entra per il naso e la bocca, è inutile raccomandarci di non toccare naso, bocca e occhi. Bisogna che naso e bocca siano protetti, vista la pericolosità e la perniciosità del virus. I guanti, grazie a Dio, ancora si trovano. Ma le mascherine, Di Maio, invece di regalarle ai Cinesi (400.000) poteva ben mandarle ai nostri Comuni, per la distribuzione gratuita. Bell’amor di patria!

Grazie alla disorganizzazione di questo governo di improvvisati, che hanno la stessa coesione di una maionese impazzita, oggi non c’è una mascherina in giro, la gente si tira sul viso il maglione o si copre con una sciarpa, soluzione antigienica, e non c’è un gel igienizzante, né un goccio di alcol nei negozi, tranne grappa, vodka, whisky… Useremo quelli per disinfettarci? E tutto ciò viene ampiamente elogiato e santificato da Von Der Leyen e Co. Evviva l’Europa, di cui Conte è figlio e referente in Italia.

Intanto i contagi aumentano, i morti pure, i medici e gli infermieri sono stravolti, e il governo (i suoi componenti) si sentono bravissimi perché fanno le due di notte a trinciare soluzioni puerili e non risolutive. La verità è che, come all’8 settembre, il ‘tutti a casa’ sono cazzi nostri, (perdonate il francesismo) senza se e senza ma, come piace dire ai politici in TV. Possiamo contare solo su noi stessi, nell’individuare qualche negozio – le farmacie ormai sono fuori gioco – che ancora possa fornire quelle mascherine a cui il nostro premier ha consapevolmente voltato le spalle, perché non sono nelle ‘raccomandazioni’: e invece avrebbero dovuto essere la prima cosa a nostra disposizione, se veramente vogliamo sopravvivere.

Una parola per le rivolte nelle carceri. Ha ragione Emiliano: il piano era preordinato, ed è scattato alla minima notizia della restrizione, già prevista e segnalata da qualche ‘gol profonda’, delle visite in carcere. Pronti i detenuti, pronte le mogli, figlie, madri, sorelle: sono quelle che in piazza fanno più chiasso e non possono essere fermate con la forza che si potrebbe usare con un uomo. Intanto chi doveva evadere è evaso, leggi i boss della mafia del Gargano, ed è ancora uccel di bosco. Ma tant’è quando si pensa alla poltrona, e si crede di essere pressocchè un inviato da Dio, certi pensieri non vengono. Dodici detenuti morti, alcuni ‘per overdose’: posto che l’overdose esista. E gli altri? Regolamenti di conti e vendette, secondo il codice della ‘buia’? Nessuno per caso. C’è da riflettere. E il nostro ‘servizio informazioni’ all’interno degli istituti penitenziari non ha segnalato nulla: posto che ci sia, e sarebbe gravissimo se non ci fosse.

Con le ‘disposizioni’ che sono state messe nottetempo in Gazzetta Ufficiale, valide al mattino seguente, forse riusciremo ad interrompere la catena di contagi. Ma come ci troveremo, dopo, in che condizioni la borsa, il commercio, le imprese e tutto ciò che è la parte attiva della nazione? Non vorremmo sentirci dire che “L’operazione è riuscita, ma il paziente è morto.”




Governo Conte bis… che pende che pende e mai non vien giù

Nella celeberrima piazza del Duomo di Pisa, domina il campanile della cattedrale di Santa Maria Assunta universalmente conosciuta come la Torre di Pisa. Questo famoso monumento, fu costruito nell’arco di due secoli, tra il XII ed il XIV secolo. E già nelle prime fasi della costruzione, a causa di un cedimento del terreno sottostante, si verificò un’inclinazione dell’edificio in misura 3,9° rispetto all’asse verticale. E da lì il detto la Torre di Pisa che pende che pende e mai non vien giù.

Con il trascorrere degli anni l’inclinazione si è allargata tanto che negli ultimi anni del XX secolo ci fu un concreto pericolo di crollo a causa dell’inclinazione, allora valutata in circa 4,5°. Fu subito posto rimedio con lavori di ingegneria avanzata iniziati nel 1990 e finiti nel 2001.
Fu così rispettata la saga della Torre di Pisa alla quale il governo Conte bis sembrerebbe essersi ispirato.

Nello storico palazzo di Montecitorio, che si affaccia su piazza del Parlamento, sede della Camera dei deputati della Repubblica, il 1 giugno 2018 si è insediato il governo Conte 1. Una coalizione rachitica strutturalmente ed asfittica progettualmente, formata dal M5S e dalla Lega. Già dai primi giorni dalla sua nascita dava segni di cedimento, incrinature e sfaldamenti. Coalizione nata per volontà di Palazzo dopo il risultato fallimentare del 4 marzo 2018. Questo primo governo Conte ha resistito in carica per 461 giorni e per un colpo di testa di Salvini, il 5 settembre 2019 ha dovuto buttare giù la spugna.

Invertendo l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia

Il presidente Conte non mollava l’osso, non demordeva. Morto un papa se ne fa un altro. A Montecitorio, seduti imbronciati sui banchi dell’opposizione aspettando di vedere passare il cadavere politico dell’avversario c’erano tanti che bussando alla porta del presidente Conte offrivano i loro servizi, mossi animosamente, “sempre e solamente per il bene della Patria” e così è nato il Governo Conte II.

E’ proprio vero che al peggio non c’è mai fine

All’abbuffata si sono iscritti: come capo tavola il M5S, con accanto il Pd e Leu e Renzi si era riservato l’onore di scegliere il menù. Chi si pensava di assistere al “risorgimento” dell’economia, della finanza, l’inversione della disoccupazione, la riscossa dei consumi, la ricostruzione strutturale del paese e non solo, chi ci credeva in tutto questo e magari in una riforma della giustizia, è rimasto più che deluso. L’auto eletto avvocato del popolo si è dato da fare per tagliare un suo spazio a Bruxelles, sapendo inchinarsi, baciare le mani alla Merkel e ad Ursola von der Leyen ma in casa propria si è distinta solamente la sua politica “vade retro Matteo” e così facendo ha generato l’ennesimo “governo in bilico”.

Renzi a Bonafede… che Conte ascolta: “Fermati finché sei in tempo”

Il pomo della discordia, questa volta è il lodo Prescrizione. Dall’assemblea di Italia Viva, a Roma, Renzi ha lanciato il suo ultimatum, logoro e demodé, senza averne uno migliore: “Il 27 parte la campagna sulla giustizia giusta e lanceremo questa battaglia con un impegno molto chiaro che assumo: se qualcuno pensa che in nome del mantenimento dello status quo del governo, noi domani mattina veniamo meno ai principi di civiltà giuridica, si sbaglia clamorosamente”.

Tra liti e malumori il travaglio del lodo Conte

I ministri di Italia Viva disertano il Cdm e Conte se la cava con l’accordo tra Pd e 5s. Non si è fatta aspettare la dichiarazione di Renzi: “Sfiducia per Bonafede”. Conte trema ed il governo è in forse.

Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio

Allo stato attuale delle cose tutto è possibile e non si può escludere nulla. Una cosa è certa però che in previsione ci sono le 431 cariche da nominare, nomine che fanno gola a tutti e ai quali, si può stare certi, nessun Renzi, Pd o M5s saranno pronti a rinunciare. Poi all’orizzonte c’è sempre la nomina del futuro Presidente della Repubblica, che, sempre per il “bene del paese”, tutti vogliono partecipare attivamente. La conclusione non può essere che una, cioè la restaurazione del vecchio e questo sarebbe come cadere dalla padella alla brace perché come c’è scritto in Marco 2:21-28 : “ il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore.”

Ma i signori politici riusciranno a capirlo?




Catania, sequestrato un arsenale in un terreno al lido Le Capannine

Un arsenale nascosto in due serbatoi per l’acqua custoditi a due metri sottoterra è stato sequestrato da militari del nucleo Pef della guardia di finanza di Catania in un terreno adiacente al lido Le Capannine, sul lungomare Plaia. Sono stati trovati sei fucili (semiautomatici, a pompa, doppiette a canne mozze), 24 pistole di diversi modelli, una mitragliatrice, un Kalashnikov, 3.000 cartucce di vario calibro, comprese munizioni da guerra e alcune simili a quelle in uso a forze di polizia.

Sequestrato anche materiale d’armamento vario, come cinturoni, fondine, caricatori di munizioni e kit per la pulizia delle armi, che avevano tutte il numero di matricola abraso. Sul ritrovamento la Procura distrettuale di Catania ha aperto un’inchiesta, al momento contro ignoti. Indagini sono in corso per identificare chi avesse l’uso del terreno in era nascosto l’arsenale, visto che i proprietari hanno dichiarato di non averne da anni la gestione di fatto, tanto da aver avviato dei contenziosi in sede civile.




Roma, pax mafiosa per scongiurare la guerra con gli Spada e Barboncino: arrestato Salvatore Casamonica e un avvocato

Intercettato Casamonica e Diabolik

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma stanno dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della capitale, nei confronti di Salvatore CASAMONICA (esponente apicale dell’omonimo clan, attualmente sottoposto al regime detentivo speciale di cui all’articolo 41-bis, destinatario della misura della custodia cautelare in carcere) e di un avvocato del Foro di Roma (agli arresti domiciliari), entrambi indagati
per il reato di concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso (articoli 110 e 416-bis del codice penale).
I due, in concorso tra loro e con Fabrizio PISCITELLI alias “DIABOLIK” – il noto capo ultrà ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti – hanno contribuito concretamente al perfezionamento di un accordo finalizzato a stabilire la pace fra il clan mafioso SPADA e un altro gruppo criminale operante a Ostia capeggiato da Marco ESPOSITO detto “BARBONCINO”, contribuendo, in tal modo, a conservare la capacità operativa degli stessi
SPADA. Le indagini, coordinate dalla D.D.A. e condotte dagli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, si sono sviluppate nel medesimo contesto investigativo delle precedenti operazioni delle Fiamme Gialle denominate “BRASILE LOW COST” e “GRANDE RACCORDO CRIMINALE”, grazie alle quali sono stati arrestati per reati
di narcotraffico, oltre a Salvatore CASAMONICA, Dorian PETOKU, Tomislav PAVLOVIC, Fabrizio FABIETTI ed altri 51 sodali. Monitorando sul territorio l’evolversi di diverse trattative criminali, i Finanzieri e i loro undercover hanno intercettato, in presa diretta, Salvatore CASAMONICA e “DIABOLIK”
mentre concordavano la pax mafiosa tra il clan SPADA e il sodalizio lidense facendo capo a ESPOSITO.
Per siglare e mantenere l’accordo, i due “garanti” (“…io e te ci stiamo mettendo in mezzo per fare da garanti eh!…”) avevano però bisogno del supporto di un professionista quale trait d’union con libertà di movimento, credibile agli occhi degli altri criminali e con possibilità di accesso alle aule di Tribunale e agli istituti carcerari.
Il 13 dicembre 2017, il legale giungeva in un ristorante a Grottaferrata (RM) dove, di lì a poco, sarebbe iniziata la riunione illecita, suscitando lo stupore di uno dei presenti (“…Ho paura di tutti questi delinquenti che stanno a questo tavolino… l’avvocato, mamma mia che coraggio che ha! Mamma mia… in mezzo a tutti questi scatenati…”).
Ma – come riporta il G.I.P. di Roma nell’ordinanza – “…la presenza dell’avvocato… non era affatto casuale”, tant’è che CASAMONICA e “DIABOLIK” iniziavano a parlare della necessità di avviare il processo di pacificazione fra le due fazioni egemoni nel territorio di Ostia solo
quando il professionista giungeva al ristorante.
D’altronde, la pace da imporre sul litorale si inseriva in un momento storico particolarmente complesso per il clan SPADA, dovuto allo stato di detenzione dei propri vertici Ottavio SPADA detto “Marco” e Roberto SPADA (per il fermo conseguente all’aggressione del giornalista della RAI Daniele PIERVINCENZI), alle limitazioni cui era soggetto il capo indiscusso della consorteria, Carmine SPADA detto “Romoletto” (sottoposto all’obbligo di
dimora e vittima di due tentati omicidi nel novembre del 2016) e al fatto che i capi e numerosi sodali del clan FASCIANI, federati agli SPADA, erano detenuti da anni.
In virtù del momento di difficoltà del clan SPADA, l’organizzazione riconducibile al “BARBONCINO” aveva intenzione di “riprendersi” Ostia con atti di forza e di alto impatto sulla cittadinanza: in appena tre giorni venivano infatti perpetrati tre distinti atti intimidatori nei confronti di soggetti organici o contigui agli SPADA:
 il 23 novembre 2017 venivano gambizzati Alessandro BRUNO e Alessio FERRERI (quest’ultimo fratello di Fabrizio, cognato del detenuto Ottavio SPADA);
 due giorni dopo, il 25 novembre 2017, venivano esplosi colpi di arma da fuoco contro la vetrina del bar “Music” a Piazza Gasparri a Ostia, nella disponibilità di Roberto SPADA;
 lo stesso 25 novembre altri colpi d’arma da fuoco venivano esplosi in via Forni verso la porta di casa di Silvano SPADA (nipote del boss Carmine detto “Romoletto” e di Roberto SPADA, nonché organico all’omonimo clan).
Come evidenzia il G.I.P., “una guerra non sarebbe convenuta a nessuna delle due organizzazioni, tanto che PISCITELLI Fabrizio e CASAMONICA Salvatore dichiaravano apertamente che stavano fungendo da garanti di un accordo tra i due gruppi contrapposti”.
I citati atti intimidatori avevano turbato Ottavio SPADA detto Marco, tanto che CASAMONICA e PISCITELLI, per scongiurare quella che il Giudice definisce “una vera e propria guerra di mafia”, decidevano di dettare all’avvocato una lettera che questi avrebbe dovuto consegnare, qualche giorno dopo, allo stesso Ottavio, ristretto in carcere.
In effetti, da lì a poco, cessavano le ostilità sul litorale. Nel mondo criminale romano questa vicenda aveva una tale eco da diventare tema di
discussione per mesi: se ne trovano tracce anche tra le righe dell’ordinanza di custodia cautelare relativa all’operazione “MAVERIK”, che il legale leggeva con preoccupazione ad un suo conoscente. In quelle pagine spiccavano ai suoi occhi alcune frasi di Fabio DI FRANCESCO che, parlando di “Barboncino”, raccontava come solo l’intervento pacificatore di PISCITELLI avesse potuto mettere fine ad una faida destinata, altrimenti, a mietere molte vittime: “Romoletto (Carmine SPADA) gliel’hanno apparato Diabolik e Fabietti. Perché (Marco ESPOSITO) se stava a cacà in mano”.

La lettura delle intercettazioni metteva in agitazione il professionista, che affermava: “mo riarresteranno pure il mio povero Diabolik!” e, consapevole del proprio ruolo in quelle vicende, chiedeva “secondo te mi arrestano? Sicuramente mi indagano”.
Quando, nel gennaio del 2019, il G.I.C.O. dava esecuzione all’operazione “BRASILE LOW COST”, l’avvocato realizzava come alla riunione del 13 dicembre 2017 ci fossero “le guardie” (l’infiltrato delle Fiamme Gialle) tant’è che, forte della sua esperienza forense e consapevole dell’illiceità delle proprie condotte, così si sfogava con un suo collega: “… concorso esterno…”.
Nel corso dell’indagine, emergeva anche che il legale – il 19 giugno 2018 – nel corso del colloquio telefonico con il detenuto Carmine SPADA, “obbedendo” alla esplicita richiesta di “Romoletto”, lasciava la cornetta in favore della sua convivente Emanuela LEONE, consentendo al proprio assistito un colloquio non autorizzato.
Qualche mese dopo, nel novembre del 2018, sfruttando una breve evasione di un altro suo assistito, Alessio LORI – all’epoca ristretto agli arresti domiciliari presso il Centro di solidarietà “Don Guerrino Rota” di Spoleto (PG) – gli consegnava un telefono cellulare, 2 SIM e denaro contante al fine di permettergli, come lo stesso professionista dichiarava in una conversazione intercettata dal G.I.C.O., di “fare impicci”. E proprio con quel telefono, nei mesi successivi, il LORI – sebbene in stato di arresto – riusciva a comunicare indirettamente con il noto narcotrafficante Arben ZOGU, detenuto in carcere a Viterbo.
Ancora, durante una cena in occasione del Natale 2018, tenutasi a casa di un soggetto condannato definitivamente per narcotraffico e ristretto agli arresti domiciliari (con divieto di comunicare con persone diverse dai familiari), il G.I.C.O. intercettava un dialogo nel corso del quale l’avvocato – parlando a pregiudicati – teneva una specie di “corso d’aggiornamento”, illustrando alcune tecniche utili ad ostacolare le intercettazioni delle
Forze di Polizia e spiegando, in particolare, come evitare l’inoculazione dei “virus” informatici nei loro cellulari.
L’esecuzione dell’odierno provvedimento cautelare testimonia l’impegno profuso quotidianamente dalla Direzione Distrettuale Antimafia e dalle Fiamme Gialle capitoline per la tutela della legalità e il contrasto alla criminalità organizzata.




Villa Adriana (calcio, I cat.), mister Porcari: “Girone nuovo e gruppo compatto, così siamo in alto”

Tivoli (Rm) – Il Villa Adriana, ancora una volta, ha mostrato carattere e determinazione. Quella delle squadre migliori. Il gruppo di mister Diego Porcari ha vinto 2-1 sul difficile campo della Borghesiana e lo ha fatto nel finale, nonostante l’inferiorità numerica. “E’ stata una partita tosta, ma lo sapevamo visto che l’avversario di turno era imbattuto sul suo terreno di gioco – dice l’allenatore del Villa Adriana – Siamo andati in vantaggio a metà del primo tempo con Libertini, ma poco dopo abbiamo subito il pari. La gara si è ulteriormente complicata quando a inizio ripresa è stato espulso (doppia ammonizione, ndr) il nostro Jemielity, ma nel finale Sinceri ha trovato il gol del 2-1 e ci ha regalato un successo molto pesante. E’ stato premiato il nostro coraggio perché comunque, anche in inferiorità numerica, abbiamo tenuto tutti gli attaccanti in campo”. Il Villa Adriana, settimana dopo settimana, ha preso sempre maggiore fiducia e ora si trova a un solo punto dalla capolista Bellegra: “Il nostro segreto? Abbiamo accolto il cambio del girone con favore perché eravamo stanchi di fare le solite “guerre fratricide” con squadre del territorio, anche se nell’attuale gruppo F abbiamo trovato un livello medio superiore e probabilmente nel gruppo E avremmo lottato fino all’ultimo con la favorita attuale Roma VIII. Inoltre abbiamo eliminato dal vecchio gruppo tre o quattro elementi “negativi”, prendendo diversi ragazzi giovani e puntando tutto sulla forza e sulla compattezza del collettivo che ora stanno facendo la differenza”. Nel prossimo turno la squadra di Porcari è attesa dal delicato match interno contro la Semprevisa: “Una squadra di buon livello che tra l’altro a dicembre si è pure rinforzata. Visto che al momento sono a otto punti di distanza, è probabile che una nostra ipotetica vittoria li tagli dalla lotta alla prima posizione, ma in ogni caso non sarebbe “solo” lotta a due col Bellegra: l’Atletico Colleferro è una squadra molto forte che ha sette punti in meno, ma anche una gara da recuperare. E’ vero che gioca la Coppa Lazio e quella competizione può togliere delle energie preziose, ma è un’avversaria pericolosa per la lotta al vertice”.




Anguillara Sabazia, rimborsopoli e condonopoli a 5 stelle: Fioroni (FdI) chiede chiarezza

ANGUILLARA SABAZIA (RM) – Rimborsi alle stelle e condoni generosi ad Anguillara Sabazia per alcuni componenti della giunta Anselmo. Questo in sintesi quanto denunciato a mezzo stampa dal Consigliere comunale di Fratelli d’Italia Antonio Fioroni che ha messo in evidenza alcune pratiche amministrative riservate per coloro che si sono da sempre autodefiniti come i paladini dell’onestà e che secondo Fioroni cozzerebbero con quanto previsto dalla norma.

“Il consigliere De Rosa cerca di distrarre l’attenzione dal tema centrale con la sua solita violenza verbale” dice Antonio Fioroni facendo riferimento all’affermazione del Consigliere comunale Massimiliano De Rosa postata sul social Facebook a chiosa di una replica di quest’ultimo a Fioroni: “Aspetto formale denuncia per farti a pezzi”. Frase quest’ultima che ha visto intervenire anche il coordinatore del partito della Meloni ad Anguillara Sabazia Enrico Serami con una nota ufficiale.

Fioroni: “Invito il segretario comunale a chiarire la faccenda”

“Mi aspetto che i consiglieri di maggioranza – prosegue Fioroni – prendano le distanze dalla sua voglia di “farmi a pezzi. I rimborsi che nel 2017 sono pari a 5.589 euro vanno a sommarsi ai 9.100 euro del 2018 e immagino una cifra simile anche nel 2019, quindi il consigliere De Rosa per ora è costato alla collettività oltre 23.000 euro.

Una cosa mai vista. Cerca di giustificare questi rimborsi con la sua presenza in Comune, peccato che la norma giustifica rimborsi solo per Consigli comunali o per presenza in Commissioni formalmente istituite, quindi o sono tutte per la Commissione Statuto e Regolamenti, o qualcosa non quadra. Spero di essere smentito e invito il segretario comunale a chiarire la faccenda”.

“Per quanto riguarda il condono a lui rilasciato poco prima delle dimissioni del precedente capoarea, – continua Fioroni – il suo nervosismo potrebbe far pensare di aver colpito nel segno, un condono dalla dubbia regolarità, ma per avere conferma aspetto i documenti. Fatto sta che da agosto a oggi il suo è uno dei 4 condoni rilasciati, mentre centinaia di cittadini comuni attendono in fila. La cosa più curiosa è che l’attuale sindaco Sabrina Anselmo prima delle amministrative del 2016 chiese a tutti, me compreso, se avessimo qualcosa da nascondere, qualche irregolarità che avrebbe potuto creare problemi, ma ci fu un silenzio tombale, lei stessa tacque. Poi una volta in sella, prima esce fuori l’abuso edilizio del consigliere Massimo Pierdomenico, già sanzionato ma ancora manca sia il pagamento dei 10.000 euro che l’acquisizione a patrimonio dopo quasi 2 mesi (e dubbia incompatibilità con la poltrona da consigliere) e ora questo condono generoso al delegato alla scuola, dimostrazione di imparzialità a 5 stelle.

La cosa che mette più tristezza è che fanno finta di non leggere le domande più importanti ma quando colpiti personalmente aggrediscono e non rispondono nel merito. Uno squadrismo schifoso che manifesta un totale menefreghismo nei confronti della cittadinanza”.

Scuola che vai perizia che trovi…

Ancora devono spiegare perchè è stata chiusa solo la scuola di via Verdi quando tutte le perizie – Asilo nido comunale “Il Ranocchio” Via Duca degli Abruzzi e l’Istituto Comprensivo SAN FRANCESCO Scuola Materna “Maria Felice” via Maria Felice, 9 (Ndr.) – riportano risultati uguali. I genitori e i bambini della scuola sono state le vittime sacrificali di una palese incapacità amministrativa. La loro unica preoccupazione è quella di puntare il dito a nemici immaginari invece di spiegare quali provvedimenti sono sul tavolo per risolvere il dossier scuole. Ricordo che l’ingegnere ha scritto che si deve intervenire. Date risposte, spiegate. Non pensate solo alla vostra faccia, quella l’avete persa da un bel pezzo”.




Anguillara Sabazia, lettera di dimissioni del vicesindaco: le parole di Sara Galea

Riceviamo e pubblichiamo

Di seguito la lettera di dimissioni da Vicesindaco e assessore ai Servizi Sociali presentata da Sara Galea.

“La sottoscritta Sara Gálea attualmente vicesindaco assessore nel comune di Anguillara Sabazia con delega URP, Politiche Sociali e di genere, in data odierna intende rassegnare le dimissioni dalle funzioni di cui sopra venendo a mancare il rapporto fiduciario con alcuni amministratori ed inoltre per aver tradito i propri elettori non avendo potuto portare avanti determinate tematiche secondo i propri valori e, soprattutto, volontà.
Molti penseranno che probabilmente mi dimetto per i problemi gravissimi di salute che vedono coinvolta una persona della mia famiglia, ma voglio sottolineare che questo dramma ha invece spinto la mia lealtà verso l’etica e i valori in cui credo che, non essendo stati rappresentati e portati avanti da questa amministrazione, mi portano a chiudere questo capitolo di vita.
Dopo le mie dimissioni cercherò di risanare le ferite che in questi tre anni e mezzo si sono aperte subendo troppe volte la volontà ed il volere, e comportamenti coercitivi di altri.
É stata una decisione pensata e non nascondo sofferta, in un periodo della mia vita pesante, ma il rispetto che ho per la città che mi ospita, per i cittadini e me stessa, mi porta a dover constatare che il modo di intendere la politica e l’azione amministrativa di molti amministratori è differente da quello che vivo in me e che vede l’agire pubblico nel rispetto della cosa pubblica.
Questo mi renderà, probabilmente, deprecabile per il gruppo con cui abbiamo condiviso ideali nella campagna elettorale che prenderà le distanze, e per favore che sia così, è ciò che mi aspetto, perché è ciò che è stato fatto per i miei eventi, convegni, progetti, da sempre e quindi non si manchi di farlo ora.
Credo fortemente che quando si gestiscono i soldi pubblici bisogna fare sì che i benefici vadano a quante più persone e non ai soliti pochi e, soprattutto, che bisogna garantire i servizi ai cittadini, incentivare il turismo, la felicità. Si anche la Felicità che è la realizzazione del benessere, della serenità, della spensieratezza di un paese che funziona.
Avendo “dovuto” lasciare di recente le deleghe alla sicurezza ed in seguito eventi perché il mio lavoro veniva costantemente sabotato e manomesso o manipolato dall’ingerenza di altre figure istituzionali, ed essendo stata volutamente tenuta all’oscuro, più volte, di incontri, decisioni e argomentazioni sulle mie stesse deleghe, comportamento che fa parte di moti “carbonieristici” che nulla hanno a che fare con il mio modo di essere che è sempre stato rispettoso delle regole della pubblica amministrazione, oggi ho deciso di dire basta, devo lasciare per riprendermi la mia dignità la mia felicità, serenità. La morte interiore che sto vivendo in quest’ultimo periodo di vita si sta manifestando con un’intolleranza totale verso tutto ciò che è diverso da me, lontano da me.
Sono stata sempre presente, troppo, per tre anni e mezzo, fatta ad eccezione di questi ultimi due mesi in cui sono stata completamente presa dai gravissimi problemi che hanno investito la mia famiglia, i miei figli, ma la mia presenza, al di là di questo drammatico momento di vita, è stata totale non solo per le mie deleghe, ma agli incontri tra sindaci, comitati istituzionali, processioni, eventi e per ben due anni al ricevimento per gli auguri di Natale ai dipendenti, purtroppo rimasti malissimo per l’assenza del sindaco, io ero soltanto un vice. Ho dato quindi la mia più totale dedizione come presenza istituzionale ogni volta veniva richiesta la figura del primo cittadino.
Sono stata una delle poche figure che ha sempre dato il proprio ascolto a tutti, presente per i cittadini, dipendenti, colleghi, il mio telefono è stato un centralino, non mi sono mai sottratta dal fare quanto i miei ruoli imponevano. Ci sono stata, sempre, per mostrare un amministrazione presente e ritengo ora, con estrema convinzione, di essere stata per molti mesi al centro di un gioco che mirava al mio allontanamento dalla “politica” da parte di alcuni esponenti di questa amministrazione invito che, per motivi etici e di coerenza con la legge morale che è dentro di me, prendo ed applico in questo momento, mi ripeto molto pesante e drammatico della mia vita che mi spinge a staccarmi ufficialmente da una compagine che ogni giorno che passa mi allontana sempre di più dalla mia persona ed etica.
Sono oramai mesi che in me si è creata una frattura netta che mi distanzia, giorno dopo giorno, da questo “progetto” iniziato con entusiasmo e fiducia e morto per causa di comportamenti privati e pubblici di scarsa moralità di alcuni, ben lontani dall’impegno etico che si era promesso di garantire alla cittadinanza, soprattutto quella che ci aveva votato perché fautori di un movimento di cittadini onesti, cittadini del movimento cinque stelle, movimento che in quel momento rispondeva a determinati concetti ed input politici di rigore, di valore, di grande moralità.

Ho dovuto tradire me stessa repentinamente, ed i miei elettori, accettando la volontà coercitiva di censurare qualsiasi comunicazione io facessi nella mia pagina riguardo le tematiche comunali, anche sulle mie stesse deleghe, anche quando comunicavo semplicemente eventi, o avvisi, custodisco le cronologie dove mi si redarguiva per aver fatto comunicazioni, nonostante fossi l’assessore alle pubbliche relazioni, nonostante avrei dovuto io mantenere aperti i discorsi e garantire la mediazione con i cittadini, nonostante avrei voluto realizzare un sano colloquio con i cittadini, ma non solo per questo ma anche, e soprattutto, perché avrei voluto garantire quel famoso amico in Comune che è diventato immaginario pochi mesi dopo essere entrati come amministratori, non ho potuto farlo perché venivo accusata di farmi campagna elettorale. Sono stata indegnamente censurata.
Dovevo stare nell’ombra, non dovevo permettermi di scrivere nulla se non c’era il benestare di altri.
Troppe umiliazioni nell’essere redarguita ed attaccata, cosa che ancora oggi mi disturba al solo pensiero.
Tutti per uno ma tutti contro uno se non si faceva come volevano.
Mai, da un certo punto in poi, ho potuto più firmare con il mio assessorato i comunicati inerenti le mie deleghe.
Ma i cittadini lo sanno, mi hanno chiesto spesso perché avevo smesso di scrivere sul mio profilo, e rispondo nuovamente: perché sono stata attaccata e redarguita dalla mia maggioranza, in verità non da tutti ma da quei membri dell’amministrazione a cui davo fastidio perché non dovevo né agire né scrivere né decidere né fare nulla.
Lascio anche perché troppo spesso dei consiglieri, di cui non faccio nomi, ad un certo punto hanno preso le distanze e manifestato intolleranza nei confronti di un’amministrazione dai comportamenti coercitivi, ambigui, ingannevoli, anche se per poco tempo, dichiarando però di non voler avere più nulla a che fare con questo gruppo per potersi guardare con dignità allo specchio. Questo mi ha dato la temperatura di questa amministrazione, mi ha chiarito che ciò che ho visto io non è stata una mia interpretazione ma la realtà, e vado avanti senza possibilità di cambiare idea, sapendo di fare lieta la maggior parte della maggioranza.
Lascio quest’esperienza perché non sono in linea con l’arroganza di decisioni che a mio modo di vedere sono state distruttive nei confronti, ad esempio, di associazioni che hanno contribuito per anni alla sicurezza sul territorio ed oggi, da molti mesi, vengono emarginate e non ascoltate;
Lascio perché ho dovuto persino assistere ad una guerra manipolata da un consigliere che vedeva coinvolte associazioni di Vigna di valle, gli spazi sull’arenile, una passerella per disabili ed altro.
Lascio perché un consigliere si è permesso di dare input inversi a richieste da me fatte agli uffici, perché un assessore continuamente cercava di modificare il mio lavoro dando diversi input agli uffici, perché dei consiglieri si sono permessi di scavalcarmi in decisioni importanti con l’appoggio di chi unico poteva darglielo.
Lascio perché non sono in linea con le decisioni prese per la scuola, in quanto il progetto presentato in giunta non rispecchia quello che è stato realizzato, in quanto dovevamo garantire, e non lo abbiamo fatto, sicurezza, igiene, accoglienza, dignità ( mi unisco ai genitori, alle loro incertezze, paure, ansie e dubbi, e non spetta a me elencare le criticità emerse, affrontate e spero in via di risoluzione) e vorrei dire a tutti quei genitori che si continuano ad innervosire con me, che mi fermano per insultarmi per strada, al supermercato che le decisioni non sono state prese da me, non sono l’assessore preposto e non sono il sindaco;
Lascio anche perché ad oggi non c’è nulla di chiaro per me su cosa debba essere del piano regolatore che era il nostro cavallo di battaglia in campagna elettorale.
Lascio per la mancanza di rispetto che troppo spesso hanno avuto nei confronti degli assessori.
Lascio perché non sono in linea con le decisioni che stanno prendendo per alcuni piani integrati;
Lascio perché questa amministrazione ha permesso che si creasse una situazione incresciosa al cimitero requisendo con regolare delibera di giunta i loculi acquistati dai cittadini sottraendo, così, il loro diritto di esercitare la proprietà degli stessi.
Cosa che ho subìto io stessa, io che ho firmato una delibera credendo che tutto si dovesse risolvere in brevissimo tempo, ma ancor di più in prima persona mio padre e per cui non ho voluto intervenire malgrado fossi il vicesindaco per non fare abuso di potere, ma il mio disappunto è stato totale anche all’epoca perché gravava sulla situazione cimiteriale una emergenza sanitaria grave che, ribadisco, si sarebbe dovuta risolvere quanto prima.
Lascio perché nulla più mi è chiaro, anzi perché forse tutto mi è chiaro.
Lascio perché in tre anni e mezzo mi sono trovata troppo spesso sola per causa dei “problemi privati del primo cittadino” che poi mi attaccava duramente durante le riunioni di maggioranza spalleggiata da
“qualche consigliere” o “assessore”, dichiarando di non avere fiducia in me e nel mio operato per delegittimare la mia lunga presenza e alleggerire la sua assenza, dall’alto della sua preparazione e competenza.
Lascio dei progetti da me avviati come assessore
che sono sicura riscuoteranno lo stesso successo di tutte le cose da me curate, nonostante la mia stessa amministrazione mi abbia boicottata, lasciata sola in tutte le mie manifestazioni, conferenze, eventi, un solo consigliere al mio fianco, a volte qualche assessore, nessun altri.
Lascio perché quando davo degli input agli uffici venivano poi bypassati attraverso la richiesta di ordini superiori, se questi andavano a ledere gli interessi di conoscenti o altri, contravvenendo quindi all’etica che ci eravamo ripromessi.
Lascio a malincuore, con dolore, tristezza, delusione, amarezza, i molteplici ruoli da me curati con responsabilità, capacità e determinazione, malgrado troppo spesso ostacolata ed osteggiata.
Avremmo dovuto camminare uniti e non come cellule impazzite.
Lascio perché per ordini superiori sono stata delegittimata anche da alcune figure amministrative che hanno gravemente mancato di rispetto al ruolo di vicesindaco quando facevo funzione di sindaco, cosa che ho portato all’attenzione del segretario generale.
Ma ora voglio anche ringraziare: la giunta, soprattutto gli assessori Fabrizio Landolfi, Maria Acrivoulis, Angelo Palloni, che oltre al mio sincero affetto hanno la mia immensa stima il Segretario generale Alessandra Giovinazzo perché ha saputo “arginare e porre riparo” ai molteplici errori commessi da questa amministrazione, cosa che dovrà continuare a fare, per sanare le incongruenze, o il risultato di comportamenti inadeguati, le ingerenze di alcuni consiglieri ed oltretutto perché è l’unica persona di questa amministrazione ad avermi supportata e dato conforto in questo periodo per me terribile.
Ringrazio poi tutti i dipendenti di tutti gli uffici, soprattutto quelli con cui ho lavorato in maniera più stretta, prendendo però le distanze da quelli che hanno avvallato i comportamenti poco etici di alcuni amministratori o che hanno infangato il ruolo istituzionale del vicesindaco.
I cittadini che mi hanno votata tre anni e mezzo fa perché ricordo ai consiglieri, che troppo spesso mi hanno trattata da assessore assunto che io sono stata eletta e sono stata uno dei tre consiglieri più votati e mi sono dimessa dalla carica di consigliere solo per diventare vicesindaco e portare avanti con forza il cambiamento che avevamo promesso in campagna elettorale e per questo mi scuso ancora perché per cercare di portare avanti il mio programma ho dato forza, in qualche modo, a questa amministrazione.
Per me finisce qui.
Senza polemica, replica, perché a parlare di me sono i tre anni e mezzo di amministrazione, di presenza, di competenza, di sensibilità, di capacità e, soprattutto, di contatto e collaborazione con i cittadini, ma quando si sta lottando contro un mostro che sta nutrendosi di un proprio caro qualsiasi altra situazione perde consistenza e ci si concentra soltanto su ciò che unico vale la pena di salvare: l’essere umano.
Ho cercato di portare questo valore al centro di questa amministrazione ma non sono riuscita, ho fallito quindi proseguo ritornando ad essere Sara Gálea, una persona che vive di valori e rispetto.

Cordialmente

Sara Galea”




Genzano, Lommi scende in campo e si candida a sindaco: “Pronto a fare la mia parte per amore del Paese”

Nel pomeriggio di mercoledì 22 gennaio, a Genzano, si toglieranno i veli sulla candidatura a Sindaco di Luca Lommi, che verrà presentata presso il Ristorante Da Tittò, a partire dalle ore 17.30. Nell’occasione l’ex consigliere comunale presenterà le due liste in suo sostegno, “Noi Domani” e “Genzano Non si Lega”, intorno alle quali proverà poi ad aggregare coloro che non si riconosceranno nel frastagliato centrosinistra che in questi mesi sta faticosamente cercando una quadra.

Lui ci sarà e ci sarà per amore di una Genzano che, parole sue, “merita di tornare ad essere amministrata come merita”. Nei mesi scorsi è stato il primo a rompere gli indugi, senza lanciare un appello a chi fosse “pronto a far la sua parte per il bene di Genzano, che è ormai ferma da 4 anni e merita di essere amministrata da chi sappia amarla e sia pronto a lottare per il suo bene, ogni giorno”.

“E’ ora che Genzano torni ad essere il faro dei Castelli, una città modello, per decoro, funzionalità, prestigio, attrattiva e qualità della vita. Una città dove i servizi sociali funzionino e fungano da modello, che possa essere accogliente ed inclusiva, sicura ed attrattiva. Ed è proprio in questa direzione che è proteso tutto il mio impegno e quello di tutti coloro che sostengono la mia candidatura”.




C’era una volta Carosello, spettacolo pubblicitario amato da grandi e piccini

La pubblicità odierna, amorfa,
grigia ed afona, per la sua invasività rende la visione dei programmi
sgradevoli. Ottiene effetto negativo sul prodotto reclamizzato e fa sì che il
cittadino, il più delle volte, si tiene lontano dall’apparecchio tv. Tutt’altra
cosa la pubblicità semplice ed 
intelligente dei tempi di Carosello.

Chi non si ricorda Calimero che non era piccolo e non era nero; Ernesto
Calindri, all’incrocio stradale che brindava “Contro il logorio della vita
moderna?”. Ancora ci ritorna in mente il ritornello “Fino dai tempi dei
Garibaldini” e l’espressione: “Non dura, dura minga, non può durare.”

Personaggi simpatici che rendevano appetibile il prodotto. Minuti di
pubblicità, rilassante, rispettosa verso gli ascoltatori. Una pubblicità che
convinceva, trasmetteva affidabilità del prodotto reclamizzato, si accoglieva con
fiducia.

Triste il dover assistere oggi a tutta un’altra pubblicità. E’aggressiva,
invasiva e non convincente. Un messaggio colorato ma privo di sostanza.
All’insipienza dei messaggi, che sembrano fatti appositamente per annoiare il
telespettatore, ci si mette con impegno, la trasmissione, interrompendo
continuamente il programma per trasmettere il messaggio. Il risultato chiunque
lo può capire, rende la visione della trasmissione sgradevole con quello che ne
consegue come spiegheremo di seguito.

Gli audaci del “clic” ed i temerari del “like”

La nostra è una società piena d’interessi generici, ma nessuno in
particolare. Una strana società che sente ma non ascolta, guarda ma non vede.
Grazie allo smartphone, sempre aggiornato secondo le ultime innovazioni, è
onnipresente ma disinteressata di quello che le capita intorno. Si occupa degli
indigeni dell’altro mondo ma snobba i barboni che dormono nei cartoni sotto
casa. 

Sa brontolare, trova gusto a lamentarsi e protesta solamente in piazza,
non si identifica ma si confonde tra altre mille facce. In privato piace
ritirarsi davanti alla tastiera del PC, fa parte degli audaci del “clic”, dei
partecipanti attivi dei “like” e spesso e volentieri, davanti allo schermo tv
36”, anche questo ultimo modello sul mercato, indottrinandosi del non detto,
del vuoto a perdere, del banale e dello scontato, non accorgendosi che la
stanno bidonando, ipnotizzando e condizionando.

Metamorfosi della
sponsorizzazione

La nostra società, tanto presa a correre dietro al “non conosciuto”, al
“non avuto”, sempre più ansiosa di riempire il vuoto incolmabile, ignora l’eccessiva ingerenza degli sponsor sul
contenuto delle trasmissioni.
La pubblicità è stata ed è tutt’ora oggetto di contestazioni tra carta
stampata, radio, cinema e le stesse reti tv, pubbliche e private. Il mercato
pubblicitario fa gola a tanti e coinvolge una pluralità di merci e servizi il
cui costo, direttamente o indirettamente ricade sul prodotto e cioè sul
consumatore. E’ un giro di milioni di euro e per questo la pubblicità in tv è
stata dall’inizio regolamentata e si è cercato di disciplinarla. Tante sono le
forme di pubblicità alla quale lo spettatore viene assiduamente assoggettato,
quale spot, televendite, trailer, videoclip e anche, perché no, pubblicità
occulta. La pubblicità nasce alla Rai nel 1957, circoscritta alle trasmissioni serali della durata di 10
minuti. Per rispetto del telespettatore fu, intelligentemente collocata tra il
telegiornale e il programma di prima serata.

La comunicazione pubblicitaria televisiva fu regolamentata in maniera
tale da non danneggiare la stampa, che anche questa da essa trae le sue
risorse.

La legge di riforma della Rai del 1975, all’art.21 stabiliva che gli
spazi pubblicitari non potevano superare il tetto del 5% del tempo di
trasmissione totale. Il mercato pubblicitario si è organizzato sotto le testate
Sipra e Upa. Quest’ultima gestiva circa 400 aziende, vale a dire l’80% della
pubblicità circolante in Italia.

Questo dato e non solo, spiega l’invasività, l’aggressività e la
prepotenza che si scatena dai monitor durante i programmi di maggiore ascolto,
siano essi di intrattenimento, di approfondimento o altro.

Invasività pubblicitaria rende la visione dei programmi sgradevole

Oggi la televisione non ti allunga la vita, oggi ti logora, ti annoia e
palesemente dimostra mancanza di rispetto verso il telespettatore. Come?

Alcuni casi esemplificativi:

  • Mentre si sta seguendo un dibattito, nel
    momento più critico della discussione, ecco la conduttrice che interrompe
    dicendo, un attimo di pubblicità. Lo schermo cambia colore e si riempie di
    pannolini, mutande e donne incontinenti.

Cambi canale, ti dicono, se non vuoi vedere. Bene. Si cambio canale,
con quale risultato?

  • Altra interruzione dello spettacolo per la
    pubblicità. Questa volta protesi, creme per la cellulite, intime di push up
    varie, antidiarroici, crema anti emorroidaria e tante altre belle cose. 

Ciak si cambia nuovamente. Un caso
particolare. Un interessante dibattito sui fatti del giorno.

  • E’ il giorno che Trump sganciando i suoi
    missili ha ucciso Soleimani. Il mondo è ad un passo dalla guerra. La Libia
    brucia sotto i nostri piedi. Il Medio Oriente è una polveriera. In Puglia 20
    mila operai dell’ex Ilva rischiano di perdere il lavoro. Dipendenti
    dell’Alitalia a rischio licenziamento. La Banca di Bari con 4 miliardi di euro
    e oltre mancanti. I risparmiatori defraudati in piazza. Il governo sull’orlo di
    una crisi di sopravvivenza.
  • Orbene, di cosa si discute in studio? Non ci
    si crede. E’ proprio così. Si discute di Tola Tola, sì, di Tola Tola! Ma cosa avrà
    fatto mai di male questo paese per essere così ridotto? 

Una amara constatazione:

Vicino a Sipra e UPA nascono nuove società pubblicitarie come
Publitalia, la concessionaria Publiepi e altre. L’affare pubblicità ha sempre
richiamato gli interessi di forti investitori. Per rendere chiaro il concetto
basti dire che nel 2018 Publitalia ha raggiunto un fatturato di 3,401 miliardi di euro. Il fatturato della Sipra nel 2000  si è fermato a euro 1.446 milioni,
esiguità  della cifra spiegata con altre
forme di entrate..

Assistere oggi giorno ad uno spettacolo televisivo sia esso di
intrattenimento, sia un dibattito culturale, politico  o documentario, oppure durante i vari Tg e
altro,  è diventato sgradevole e pochi
sopportano la continua interruzione per dare spazio alla pubblicità.

Per questo disservizio si deve ringraziare anche il ben noto Parlamento
Europeo che nel 2006 espresse voto favorevole al testo della nuova direttiva,
recepita dall’Italia nel 2010 con una modifica al Testo unico della
radiotelevisione, e così permettendo un’interruzione pubblicitaria ogni 30
minuti e consentendo la pubblicità indiretta.

Conclusione:  Si è doppiamente “cornuti
e mazziati”. Prima perché non è più gradevole guardare la televisione, poi
perché il costo di tutta quella pubblicità si riversa sul costo dei prodotti e
cioè sui consumatori.

Addio all’intrattenimento! Largo alla pubblicità! Così è se vi pare.

(Ha collaborato Miranda Parca)




Pallanuoto di livello, gol ed entusiasmo: divertimento e agonismo a Lariano per il Torneo dell’Epifania organizzato dall’F&D Waterpolis

Pallanuoto di livello, gol ed entusiasmo: divertimento e agonismo a Lariano per il Torneo dell’Epifania organizzato dall’F&D Waterpolis

Tante atlete, pubblico numeroso e un’ottima pallanuoto. Questi gli ingredienti del primo torneo dell’Epifania, organizzato dall’F&D Waterpolis con in prima linea Daniele Di Zazzo e Danilo Di Zazzo, che ha visto scontrarsi nella Piscina dell’Evolution Fit Village le padrone di casa dell’F&D, l’Acquachiara, il Volturno, la SIS Roma e il Latina Nuoto. Il Torneo se l’è aggiudicato la SIS guidata da Mario Capanna, come da pronostico visto il valore della rosa e la categoria superiore cui appartiene. Le capitoline hanno vinto quattro gare su quattro, agguantando tutti e dodici i punti in palio. Medaglia d’argento per l’F&D Waterpolis, che ha chiuso il suo cammino con uno score di 7 punti frutto di due vittorie, un pareggio e una sconfitta e una differenza reti migliore rispetto all’Acquachiara, anch’essa a 7 punti. Tre i punti conquistati dal Volturno, mentre è rimasta a 0 il Latina Nuoto. “Sono stati due giorni impegnativi, che grazie al supporto dello staff sono corsi via senza problemi. Vedere tanta gente non può che fare piacere, ho ricevuto alcune telefonate di amici che mi facevano i complimenti, non è stato merito solo mio o di Danilo ma di tutti, Antonio, Stefano, Arianna, Martina, Luca, Silvia, Mario, Danilo, Patrizia, Francesco e molti li avrò dimenticati ma sanno che un encomio va anche a loro, faccio i complimenti a tutti, con Danilo, Francesco e Mario ne siamo rimasti soddisfatti. Tecnicamente il Trofeo è stato impreziosito dalla SIS ROMA, che insieme a Volturno, Acquachiara, Latina e noi ha dato vita a delle belle gare…”. Una battuta il tecnico la riserva alle sue ragazze: “Abbiamo affrontato con il giusto spirito questo torneo, venivamo da alcune sedute di duro lavoro, le ragazze hanno risposto bene, in particolare nelle due prime gare contro SIS e Acquachiara, molto intense e dove abbiamo fatto vedere molte cose positive. Il campionato è alle porte e sarà una bella competizione, molto equilibrata e dove tutti cercheranno di fare bene, noi dobbiamo farci trovare pronti già dal Derby del 26/1 contro i Castelli, le ragazze lo sanno e stanno lavorando sodo, ci divertiremo”. Miglior portiere è stato designato Linda Minopoli, dell’F&D Waterpolis. Miglior marcatore Alessia Fatone del Volturno, con 27 reti, seguita da Veronica De Cuia dell’F&D con 14 e da Storai della SIS Roma con 11. Miglior giocatore Luna Di Claudio della SIS Roma.