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FARMACI, EVENTI AVVERSI E DECESSI IN RITARDO: L'ALLARME ARRIVA DAGLI USA

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Reading Time: 5 minutes In Italia nel campo delle segnalazione avverse comunicate dai medici è accaduto la medesima e deprecabile inosservanza della legge, anzi molto più grave.

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di Cinzia Marchegiani

E’ stato pubblicato su JAMA Intern Med, il 27 luglio 2015 uno studio firmato Pinar Karaca-Mandic, Ph.D., l'Università del Minnesota School of Public Health, Minneapolis, e coautori i quali hanno esaminato i dati dal FDA Adverse Event Reporting System e analizzato le segnalazioni di eventi avversi ricevute dal gennaio 2004 al giugno 2014. Lo studio finale ha incluso solo rapporti iniziali caratterizzati, cioè classificati dalla FDA come "accelerato" e quindi soggetta al regolamento che richiede la consegna delle relazioni da presentare entro 15 giorni di calendario.
Mancate segnalazioni in USA. 
Circa il 10 per cento degli eventi avversi gravi e imprevisti non sono stati segnalati dai produttori di farmaci per la Food and Drug Administration entro il termine di 15 giorni imposti dai regolamenti federali, secondo un articolo pubblicato online da JAMA Medicina interna . Gli operatori sanitari e consumatori possono segnalare volontariamente eventi avversi da farmaci direttamente alla FDA o il produttore di droga (farmaci). Gli eventi avversi che sono seri (compresa la morte, pericolo di vita, l'ospedalizzazione, invalidità e difetti di nascita) e inaspettata (qualunque esperienza avversa non elencato nell'etichetta corrente) sono classificati come "accelerato" e produttori che ricevono tali relazioni hanno il compito di trasmetterle al la FDA "il più presto possibile, ma in ogni caso non oltre 15 giorni di calendario dal ricevimento iniziale delle informazioni" ai sensi del regolamento federale in base alle informazioni nella lettera di ricerca.

Analisi studio sui dati in USA. Lo studio – sostenuto da un finanziamento della ricerca presso la University of Minnesota Accounting Research Center e una sovvenzione da parte del National Institute of Aging – che ha incluso più di 1,6 milioni di segnalazioni di eventi avversi, ha stimato che 9.94 per cento dei rapporti (160.383 in totale, 40.464 con la morte del paziente e 119.919 senza morte del paziente) non sono stati ricevuti dalla FDA dalla soglia di 15 giorni. Le analisi degli autori suggeriscono che la morte del paziente è stato associato con segnalazione ritardata. "La nostra analisi ha dimostrato che i produttori di droga ritardare la segnalazione di eventi avversi gravi eventi avversi alla FDA. Sorprendentemente, eventi avversi con la morte del paziente erano più probabilità di essere in ritardo. E 'possibile che i produttori di trascorrere del tempo addizionale per verificare i rapporti sulle morti, ma questo la discrezione è al di fuori del campo di applicazione del regime normativo attuale ", concludono gli autori.

In una nota del redattore correlato, Rita F. Redberg, MD, M.Sc., direttore di JAMA Medicina Interna , scrive: "Tali ritardi di segnalazione non dovrebbero mai accadere, perché significa che più pazienti sono esposti a gravi danni potenzialmente evitabile, compresa la morte . … Un miglioramento sarebbe per AE riferisce per andare direttamente alla FDA invece che attraverso il produttore, come raccomandato da Ma et al. … I medici ei loro pazienti devono essere informati dei benefici, dei danni e le alternative per una vasta scelta di trattamenti, soprattutto quelli recentemente approvato per i quali l'esperienza clinica è limitata."

In Italia nel campo delle segnalazione avverse comunicate dai medici è accaduto la medesima e deprecabile inosservanza della legge, anzi molto più grave. Da noi addirittura l’AIFA lo scorso 13 novembre 2014 con un comunicato denunciava: “E’ stato recentemente riscontrato nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza (RNF) un numero cospicuo di segnalazioni con una data di insorgenza della reazione di parecchi anni precedente alla data di compilazione della scheda stessa. La segnalazione spontanea di sospette reazioni avverse costituisce un’importante fonte di informazioni per le attività di farmacovigilanza, in quanto consente di rilevare potenziali segnali di sicurezza relativi all’uso dei medicinali. Tale strumento è tanto più efficace quanto più è adoperato nei corretti tempi e modi”.
A tal proposito, la stessa Aifa richiamava i segnalatori al rispetto dell’Art. 132 “Obblighi a carico delle strutture e degli operatori sanitari e successivi adempimenti dell'AIFA” del D.Lgs. 219/06 che recita: "I medici e gli altri operatori sanitari devono trasmettere le segnalazioni di sospette reazioni avverse, tramite l'apposita scheda, tempestivamente, al responsabile di farmacovigilanza della struttura sanitaria di appartenenza. [omissis]".
 Ma affinché le segnalazioni di reazioni avversa mantengano la loro utilità come strumento di tutela della salute pubblica tramite la precoce individuazione dei segnali di sicurezza è essenziale che esse siano compilate e inviata non appena chi segnala viene a conoscenza della reazione avversa. Inoltre, segnalazioni inviate con anni di ritardo rendono molto difficile l’acquisizione di eventuali informazioni mancanti o l’esecuzione del follow-up.

Ma cosa è accaduto da allora in Italia? In merito alle segnalazioni avverse, addirittura risalenti ad anni precedenti sono state analizzate, è stata attivata un’indagine scrupolosa sulla classe di farmaci che hanno prodotto reazioni avverse? E che tipo di problemi hanno prodotto agli ignari malati che seguivano una terapia farmacologica? Per quanto tempo questi farmaci sono stati in commercio e soprattutto quali erano, o peggio, sono ancora sono in commercio? Nulla di ciò si conosce. Rimane il  fattoche anche in Italia è accaduto un grave fatto di malasanità, che ancora ad oggi sembra sia stato affrontato con una semplice bacchetta ai medici non solerti nei loro compiti imprescindibili. Occorrerebbe capire le cause che hanno spinto questi medici solo dopo molti anni a segnalare le molteplici le reazioni avverse dei pazienti, la categoria dei farmaci interessati e quali risvolti a livello dei conflitti di interesse abbiano investito, poiché la trasparenza è l’unica via per disseminare dubbi e sospetti soprattutto nella sanità pubblica italiana. Farmaci venduti e somministrati per anni di cui ancora nulla si conosce, l’isola felice di questo controllo lascia errori talmente grossolani che sembra non interessare nessuno. Il dato oggettivo che si riscontra è che ancora ad oggi è tutto secretato, cioè ancora non si conoscono quali farmaci e in quale misura hanno dato problemi di salute o addirittura morte ai malati che seguivano una terapia farmacologica. Chi tutela il cittadino? Una bella domanda che molti si sono posti.

Dopo il fattaccio, arriva il nuovo decreto in Italia sulla Farmacovigilanza. Al fatto grave avvenuto in Italia, l’unico elemento di aggiornamento è pervenuto dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n.143 del 23 giugno 2015, il decreto Ministeriale del 30 aprile 2015 che recepisce le direttive europee sulla farmacovigilanza (Direttive 2010/84/EU e 2012/26/UE). In particolare, il decreto introduce importanti modifiche sul sistema nazionale di farmacovigilanza per la raccolta e valutazione delle segnalazioni di sospette reazioni avverse da medicinali. Si spiega che è' previsto un maggiore impegno e coinvolgimento di tutte le strutture e figure professionali quali l’AIFA, le Regioni, le ASL, gli Ospedali, gli IRCCS, le aziende farmaceutiche, gli operatori sanitari e i pazienti/cittadini. In particolar modo, agli operatori sanitari e ai pazienti/cittadini è richiesto di segnalare qualsiasi tipo di sospetta reazione avversa (grave, non grave, nota, non nota), sia derivante dall'uso di un medicinale conformemente all'autorizzazione all'immissione in commercio (AIC), sia dall’uso al di fuori delle normali condizioni di autorizzazione, incluso l'uso improprio e l'abuso del medicinale, ma anche dagli errori terapeutici e dall’esposizione professionale. L’ampliamento della definizione direazione avversa fa sì che nuove problematiche siano analizzate e che vengano sviluppate delle iniziative di minimizzazione dei rischi ad esse connessi, nello spirito di proattività della nuova legislazione comunitaria in materia di farmacovigilanza.

Tempi nella nuova direttiva sulla segnalazione. Il decreto introduce inoltre una tempistica ben precisa per la segnalazione delle sospette reazioni avverse: ll segnalatore è adesso tenuto a trasmettere la scheda entro 2 giorni, ridotti a 36 ore nel caso di farmaci di origine biologica (vaccini inclusi), al responsabile della farmacovigilanzadella struttura sanitaria di competenza (ASL, Azienda Ospedaliera, IRCCS), il quale, entro 7 giorni dal ricevimento della scheda, deve inserirla nella RNF previa verifica della completezza e della congruità dei dati. Questa disposizione favorirà l’individuazione precoce dei segnali di sicurezza assicurando una segnalazione tempestiva delle reazioni avverse.
Un’altra novità rispetto al passato è costituita dal fatto che i pazienti/cittadini sono fortemente incoraggiati a segnalare le sospette reazioni avverse da medicinali ed è incentivata la loro attiva partecipazione. Al fine di incoraggiare i pazienti/cittadini e gli operatori sanitari alla segnalazione, il decreto prevede che questa possa avvenire direttamente tramite il portale web dell'AIFA. Quest'ultima modalità, attualmente in fase di progetto pilota, richiederà comunque una validazione da parte del Responsabile di FV della struttura sanitaria di appartenenza del segnalatore.

Trasparenza, speriamo non solo a parole. L’AIFA spiega che un punto essenziale del nuovo decreto è la trasparenza: tutte le informazioni importanti inerenti la sicurezza dei medicinali devono essere rese tempestivamente accessibili al pubblico. A questo scopo, il portale web dell’AIFA continuerà a giocare un ruolo fondamentale. Chissà se ci sarà un bel report sull’inchiesta interna che sarebbe dovuta partire in merito alle massicce segnalazioni delle reazione avverse pervenute addirittura anni dopo che i malati hanno subito gli eventi avversi in seguito alla cure farmacologiche. Per trasparenza ad un fatto così grave ed eclatante i tempi sono maturi per un’informazione sempre più corretta e in linea agli annunci pubblicati.
 

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Back 4 Blood, l’erede spirituale di Left 4 Dead

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Back 4 Blood è il nuovo sparatutto apocalittico sviluppato per Pc, per la famiglia di console Xbox, Ps4 e PlayStation 5, dallo stesso team che portò alla luce la saga di Left 4 Dead. Turtle Rock Studio, infatti, dopo il poco fortunato Evolve, ha così deciso di tornare alle origini proponendo un videogame emozionante, intelligente, ma soprattutto in grado di garantire un’incredibile quantità di sangue, budella che volano, infetti e armi. La versione completa di Back 4 Blood, da noi testata su Xbox Series X, si è rivelata essere molto meglio di quanto ci attendevamo sia sul fronte del gameplay e dei suoi risvolti strategici, sia su quello della varietà delle situazioni messe in scena nel corso della campagna; che in assoluto non dura moltissimo, ma che di fatto va completata tre volte, una per ogni livello di difficoltà, ed è in grado di offrire un’esperienza sempre diversa. Parlando di trama, le vicende di Back 4 Blood ruotano attorno al classico scenario post-apocalittico in cui il mondo è stato distrutto e la popolazione decimata da un’inaspettata e feroce invasione di infetti simili a zombie. In questo caso il responsabile dell’infezione non è un virus, bensì un parassita chiamato non a caso Verme del Diavolo. Fortunatamente però la razza umana non si è estinta in quanto fra i sopravvissuti ci sono persone che sono immuni all’infestazione e decidono di reagire con risolutezza, imbracciando le armi e provando a ripulire le strade dai non-morti. Fra questi pochi coraggiosi chiamati Sterminatori ci sono anche i protagonisti del gioco, ossia una squadra che nel gioco è composta da otto personaggi piuttosto diversi fra loro, ognuno dotato di uno specifico equipaggiamento (pur variabile nel corso del gioco) e di capacità peculiari che li rendono ben più di una semplice skin. Agli ordini di un ufficiale dell’esercito a capo della resistenza, i protagonisti di Back 4 Blood accettano l’importante incarico di sgominare gli Infestati e indagare su di un’arma che potrebbe cambiare le sorti dello scontro e consentire un capovolgimento delle sorti della battaglia. Gli otto personaggi utilizzabili in Back 4 Blood (quattro disponibili da subito e altri 4 sbloccabili) dispongono di caratteristiche che li rendono unici e che si possono percepire chiaramente nel corso del gioco, specie ai livelli di difficoltà più alti. Evangelo, ad esempio, è un ragazzo dal carattere allegro che può rigenerare più rapidamente la stamina e contribuire ad aumentare la velocità dell’intera squadra, nonché liberarsi autonomamente dalla morsa dei nemici speciali. Walker invece è un uomo d’azione taciturno ma concreto, molto preciso con il fucile, capace di infliggere danni supplementari e di migliorare lievemente la salute del team. Holly è una tipa rude e risoluta che impugna di default una mazza da baseball rinforzata con filo spinato e punte, è più resistente della media ai danni e la sua presenza migliora il vigore del gruppo. Poi c’è Ma’, la più anziana del gruppo, ma non per questo è meno letale, infatti è una sorta di “Sarah Connor” che offre un bonus sulla rianimazione istantanea e una vita extra per la squadra. Oltre ai 4 eroi appena descritti Back 4 Blood dà la possibilità di utilizzare altri 4 personaggi sbloccabili man mano che si completa la storia. Doc si pone come la tradizionale unità di supporto visto che può bendare i compagni feriti una volta per missione, migliora del 20% l’efficacia delle cure e aggiunge anche un bonus di resistenza per tutto il gruppo. Hoffman, invece, è un complottista di mezza età che però ha impiegato il tempo al poligono di tiro ed è riuscito a sopravvivere finora: può contare su di uno slot aggiuntivo e aumenta le munizioni anche per i suoi amici. Ci sono infine Jim e Karlee, rispettivamente un cacciatore molto preciso, rapidissimo nel mirare, e una punk in grado di percepire in anticipo pericoli, che una volta aggiunta alla squadra migliora la velocità d’uso per tutti i personaggi. Ognuno degli Sterminatori può trasportare due armi, una principale e una secondaria, potenziabili tramite l’innesto di estensioni da trovare in giro o acquistare presso le stanze sicure, nonché tre tipologie di oggetti fra bombe, kit medici e strumenti extra. Insomma, la rosa di personaggi offerta da Back 4 Blood è piuttosto variegata e dona quel pizzico di strategia in più nel corso dell’avventura.

La storia di Back 4 Blood non è strutturata in maniera identica a quella di Left 4 Dead, il quale vedeva le singole campagne piuttosto slegate fra loro e realizzate come dei film con tanto di locandina durante il caricamento e titoli di coda dopo la bossfight. La trama è in ogni caso abbastanza corposa ed è composta da quattro atti divisi ognuno in un numero variabile di stage a eccezione dell’ultimo, che si pone in pratica come un unico, lungo livello che funge da scontro con il mostro di fine gioco. È possibile cimentarsi con una partita veloce oppure creare una nuova sessione, anche privata, selezionando il livello di difficoltà fra i tre disponibili: Recluta, Veterano e Incubo, che vedono l’aumento progressivo degli Infestati e della loro resistenza ai colpi, un fuoco amico più dannoso e una maggiore incidenza delle Carte Corruzione (meccanica che descriveremo più avanti nella recensione). Back 4 Blood sblocca dei checkpoint a ogni stage completato sotto forma di stanze sicure, tale meccanica consente ai giocatori di ripartire da lì anziché dover cominciare sempre da capo. La progressione fra i livelli è tuttavia vincolata al grado di sfida, e non è un mistero che gli sviluppatori abbiano puntato con convinzione sulla rigiocabilità della campagna, che bisogna puntare a completare tre volte, una per ogni livello di difficoltà, e che in generale offre situazioni sempre diverse grazie ai meccanismi casuali e ai modificatori che di volta in volta entreranno in azione. Oltre che online con amici o giocatori casuali anche in cross-platform è possibile giocare anche in single player, con i bot che prendono il controllo dei compagni (un’eventualità che si verifica ugualmente quando in una partita cooperativa vengono a mancare partecipanti umani), ma senza ottenere ricompense. Affrontare il gioco da soli, però, impedirà ai giocatori di godere appieno delle tante sfaccettature di questa esperienza e bisogna anche considerare che nelle fasi più avanzate il contributo dei bot è piuttosto limitato, impedendo quindi di fatto di concludere le missioni con successo. Dopodiché, inevitabilmente, c’è il rovescio della medaglia è rappresentato dagli utenti che non giocano per la squadra, vanno in avanscoperta finendo uccisi o bloccati, arraffano monete e oggetti per poi abbandonare chi vuole giocare “seriamente” sul più bello. L’unico modo per ovviare a situazioni simili è quello di organizzarsi insieme agli amici: una regola che vale per tutti i giochi con una componente cooperativa e che diventa fondamentale quando si decide di provare i livelli di difficoltà più alti, perché senza un’attenta collaborazione si finisce sempre col morire in men che non si dica. Fortunatamente la gratuità del gioco su Xbox Game Pass e il cross-play rappresentano due fattori di grande rilevanza per fare in modo che i server siano sempre ben popolati e ci si possa collegare anche con amici in possesso di una piattaforma diversa da quella che si usa. In Back 4 Blood è presente inoltre un’opzione competitiva, la modalità Sciame, che in maniera del tutto simile a Left 4 Dead 2 mette a turno i giocatori al comando degli Sterminatori o degli Infestati, nell’ambito di match in cui vince la squadra che riesce a sopravvivere più a lungo. Francamente questa ultima modalità non ci ha convinto pienamente in quanto combattere nel ruolo dei cattivi richiede un bel po’ di prove ed errori, inoltre abbiamo avuto anche qualche perplessità sul bilanciamento degli schieramenti che rende spesso le partite frustranti. In ogni caso, con un po di allenamento e di coordinazione ci si riesca a divertire anche in “sciame”.

Come sottolineavamo qualche riga più in alto, Back 4 Blood è un videogame che punta molto sulla rigiocabilità della campagna, ma non in un’ottica fine a se stessa, visto che gli sviluppatori hanno inserito personaggi con abilità peculiari e una grande quantità di armi fra pistole, fucili a pompa, fucili d’assalto, fucili di precisione, mitragliatrici, mazze e bombe. Oltre ai normali zombie, inoltre, ci sono nove nemici speciali e due diversi boss, fra cui l’enorme Orco, a rendere la situazione più intrigante. È chiaro ed evidente che le meccaniche sono le stesse di Left 4 Dead e chi ha passato centinaia di ore sullo sparatutto prodotto da Valve potrebbe avvertire un inevitabile deja-vu, magari anche un po’ di stanchezza. Allo stesso tempo, tuttavia, sono letteralmente anni che un gran numero di giocatori era disperatamente alla ricerca di un’esperienza del genere, tanto da premiare un prodotto come World War Z (qui la recensione). molto simile al titolo sopracitato nonostante alcuni limiti. Controller alla mano, il gameplay di Back 4 Blood è esattamente come ce lo si aspetta: si parte dall’immancabile “safe room” e, nel tentativo di raggiungere la successiva, si percorre un tragitto pieno di infetti, magari con qualche oggetto da trovare lungo il cammino. Gli scenari esprimono un certo grado di varietà e qualche spunto originale nelle fasi finali della campagna, ma sono i combattimenti a farla da padrone e il gunplay ci è sembrato solidissimo, con un’ottima valorizzazione delle armi pur nell’ambito di un approccio arcade. Cimentarsi con la nuova creatura di Turtle Rock Studios è dunque come ritrovare un vecchio amico che però nel frattempo è diventato più maturo, offrendo contenuti sostanzialmente più ricchi: il doppio dei personaggi giocabili rispetto a Left 4 Dead e con un’effettiva distinzione, più del doppio degli Infestati speciali, i boss che arrivano a sorpresa, le case da esplorare alla ricerca di munizioni e oggetti, le orde che partono in maniera casuale e, soprattutto, le carte. Sulle prime non ci si fa caso più di tanto, ma il mazzo che ci viene dato modo di creare e che potremo arricchire sbloccando le strutture della base militare che funge da hub fra una partita e l’altra, influenza in maniera sostanziale l’esperienza andando ad aggiungere importanti bonus per il proprio sterminatore o l’intera squadra, con la possibilità di calibrare la pesca di modo da coordinarsi con l’avanzamento degli stage e trovare dunque le carte più utili per affrontare determinate situazioni, con anche un occhio di riguardo al bilanciamento del team. E’ necessario inoltre tenere conto del fatto che mentre si gioca c’è un game master virtuale che proverà a rendere le cose sempre più complicate ai giocatori e che dispone di un proprio deck di malus da attivare a seconda del comportamento di chi sta dinanzi lo schermo: nebbia, veleno, corazzature inedite e altro ancora potranno entrare a far parte del gioco, rendendo la missione molto più difficile. Anche gli sterminatori però hanno un ruolo in tal senso con la selezione delle Carte Corruzione, alcune delle quali aumentano la sfida concedendo ricompense maggiori in caso di successo. Insomma, le meccaniche di Back 4 Blood sono a metà fra quanto di buono c’era in Left 4 Dead e tante altre nuove idee. Il risultato: divertimento allo stato puro ovviamente.

Anche tecnicamente Back 4 Blood fa la sua bella e sanguinolenta figura: la qualità dei modelli 3D di personaggi ed ambienti è molto buona e la fluidità è ottima. La grafica non spinge al massimo le console next gen, ma fa nel complesso il suo dovere fornendo un buon livello di dettaglio. L’IA sia dei nemici che dei bot è buona per tenere al sicuro i giocatori nel caso si dovesse scegliere il sigle player a un livello basso o medio, quest’ultima ovviamente con le dovute limitazioni: difficilmente infatti un bot ucciderà dei nemici più potenti, ma si rivela utile per ricevere cure o rianimazioni. Le ambientazioni sono varie, assolutamente diversificate tra loro e godono di un buon level design che si sviluppa anche in verticale grazie a silos ed edifici, dandoci modo di articolare una fuga od organizzare una postazione di tiro allo zombie, almeno per breve tempo. Da aree cittadine disabitate ad aree forestali, a zone palustri da cui si solleva una leggera nebbia, fino a ponti distrutti e imbarcazioni pericolanti, si può trovare un po’ di tutto infilato nel calderone durante i 4 atti che fanno divertire senza annoiare anche dopo 7/8 ore di gioco. Sicuramente rispetto a Left 4 Dead, Back 4 Blood risulta un prodotto moderno, veloce e appagante da giocare. Durante la nostra prova non abbiamo riscontrato bug nè problemi a far girare il titolo anche se su Xbox Series X un paio di volte il titolo si è chiuso e ci ha riportato alla dashboard della console. Riguardo al sonoro, le tracce del menù e dei momenti più concitati sono ben azzeccate per dare la carica al giocatore; il resto del gioco è disseminato di ottimi effetti sonori: tra gemiti di infetti e quelli speciali ben più riconoscibili, rumore di porte che si sfondano o il gracchiare degli uccelli in lontananza, Inoltre nei momenti di calma il tutto è immerso in un silenzio che aiuta a mantenere alta la tensione in quanto fa presagire che al minimo rumore non indispensabile si scatenerà il putiferio. Il gioco è localizzato in italiano, comprensivo di doppiaggio e la sua durata si aggira all’incirca sulle 15 ore in single player a un livello di difficoltà intermedio. In difficoltà alta e in multigiocatore invece la tempistica diventa pressoché infinita. Ricordiamo che Back 4 Blood è completamente cross-play tra le varie piattaforme di lancio ed è un titolo presente all’interno dell’Xbox Game Pass, con la caratteristica di sfruttare l’Xbox Play Anywhere per Xbox e PC. Per chi preordina il gioco Standard Edition c’è in regalo il Pacchetto Skin per Armi Élite Fort Hope, mentre i preordini per Back 4 Blood Deluxe Edition e Back 4 Blood Ultimate Edition forniranno 4 giorni di accesso anticipato al gioco. Tirando le somme, l’ultima fatica di Turtle Rock Studio è un prodotto con i controfiocchi, che ha molto da offrire, che soddisfa da soli, ma che dà letteralmente il meglio di se con altri tre compagni online al proprio fianco. Alla domanda Back 4 Blood è Left 4 Dead 3? La nostra risposta è no, in quanto è differente sotto diversi aspetti, ma sicuramente può essere definito come l’erede spirituale del titolo di Valve. Non giocarci sarebbe un vero peccato, specialmente per i possessori del Game Pass Ultimate.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 9

Gameplay: 9

Longevità1. 9

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Snapchat lancia una pioggia di novità per gli utenti

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Snapchat punta tutto sui creatori di contenuti, che hanno dato una spinta a TikTok e Instagram. La chat ad oggi conta 293 milioni di utenti attivi giornalmente, di cui il 69% sono adolescenti e il 4% over 50. A maggio ha annunciato Gifting, una nuova funzione che consente agli iscritti di supportare i creatori di contenuti preferiti attraverso le “Story Replies”. Oggi ha confermato il lancio della novità per le ‘Snap Star’, ovvero 16 iscritti famosi nel mondo che la proveranno in anteprima. In pratica quando un utente vede un messaggio che gli piace può acquistare degli Snap Token per inviare un regalo e iniziare una conversazione con la sua ‘Snap Star’ del cuore. Queste potranno guadagnare una percentuale sui regali ricevuti attraverso le Story Replies. Le star possono gestire le tipologie di messaggi che ricevono personalizzando i filtri, in modo da eliminare quelli che ritengono poco opportuni e mantenere una conversazione rispettosa. Altra novità è il “Creator Marketplace”, presentato la scorsa primavera, che i creatori di contenuti hanno l’opportunità di integrare direttamente nel loro ecosistema pubblicitario. Con la disponibilità, le aziende possono connettersi anche con le Snap Star a livello globale per ottimizzare la proprio presenza di marketing all’interno della piattaforma. Snapchat sta anche introducendo un nuovo tag “sponsored by” disponibile per le compagnie che dispongono di profili pubblici verificati. Le star potranno taggare un marchio nei contenuti sponsorizzati e che apparirà sotto l’username. Il 100% del ricavato andrà direttamente al creator. Infine, il Creator Hub, uno spazio dove cogliere suggerimenti su come muovere i primi passi sulla piattaforma fino a consigli avanzati, per distinguersi e ottenere ricompense.

F.P.L.

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Call of Duty Black Ops Cold War e Warzone, ha inizio la stagione 6

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Call of Duty si espande ancora una volta sia per quanto riguarda Cold War, sia per quanto riguarda il battle royale Warzone. Activision infatti Activision ha rilasciato il nuovo Battle Pass che è ricco di contenuti e che renderà le prossime settimana sempre molto interessanti sui campi di battaglia virtuali dello shooter. Partendo da Black Ops Cold War, all’avvio della Season 6 saranno disponibili ben tre nuove mappe, due 6v6 e una 2v2 e 3v3. Le mappe in questione sono Deprogram, Amerika e Gluboko. La prima è piuttosto misteriosa e apparentemente tratta dai ricordi di Adler, mentre la seconda è a tema Burger Town. Gluboko, invece, sarà disponibile nelle modalità di gioco Gunfight e Face Off. Passando a Zombies, è in arrivo Forsaken, l’ultimo capitolo della modalità che porterà un nuovo Perk e una missione principale inedita. Anche la battle royale di Warzone riceverà qualche cambiamento. La mappa avrà nuovi punti di interesse nello Stadio e in Downtown, dove saranno rivelati bunker in precedenza sconosciuti. Per quanto riguarda i contenuti condivisi tra i due giochi, sono in arrivo due nuovi Operatori, cinque armi ed un evento a tema Halloween. I nuovi Operatori di Black Ops Cold War e Warzone sono Alex Mason della NATO, il protagonista del primo Black Ops, e Benito “Fuze” Ortega del Patto di Varsavia. Le nuove armi sono un fucile a leva e un affidabile fucile d’assalto, disponibili nel Battle Pass, una nuova arma da mischia mortale, una SMG e un set di strumenti da mischia a doppio uso. Call of Duty Black Ops Cold War e Warzone sono disponibili su PC, PS4, PS5, Xbox One e Xbox Series X/S.

F.P.L.

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