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Giuseppe Conte: il re è nudo

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Giuseppe Conte, da Volturara Appula, in provincia di Foggia, sulle montagne della Daunia, altitudine circa 550 mt. sul livello del mare, abitanti poco più di 400: praticamente un condominio. Il nome Volturara – associato all’aggettivo Appula, per la sua collocazione in Puglia – significa ‘Città degli avvoltoi’, dal latino ‘Vultur’, ‘avvoltoio’ , un rapace poco elegante che si nutre di carcasse in putrefazione, uno spazzino della natura. Un uccello rapace dalla grande apertura alare, ma non nobile come l’aquila: in realtà asservito ad uno scopo ben preciso. Un uccello dalle grandi ali, ma dalla moralità di saprofago. Un luogo che ha dato i natali al nostro, degno cittadino di quel piccolissimo Comune, figlio del segretario comunale e di una maestra elementare, cresciuto all’ombra dei Gesuiti del Collegio Nazareth, che nella evidenza delle cose lo hanno accompagnato dov’è ora: da Volturara a Bruxelles il passo è lungo.

Conte è volato a riferire alla sua superiore Ursula Von Der Leyen, non appena terminata la scontata cerimonia di fiducia al nuovo governo in Senato, lasciando il suo scranno dorato ancora caldo. Una visita lampo. L’uomo che sussurrava alla Merkel è andato a presentare alla presidente della Commissione europea la sua obbedienza, senza riceverne particolari elogi. Tutto era previsto, e non era ammesso che fosse il contrario.

Salvini fa paura. Con il suo piglio rozzo ma efficiente, con il suo vocabolario grezzo, ma espressivo ha fatto paura a tutti i papaveri dell’UE. Ha fatto paura anche per il suo potere aggregante, e per il progetto di creare una forza populista e sovranista con i capi di Stato di altri Paesi – come Orbàn e la Le Pen – che potesse bilanciare lo strapotere di una Unione Europea strumento di poteri forti che vengono da lontano. Tanto che a Bruxelles, ma anche a Strasburgo, a Parigi e a Berlino, si sono disposti a contrastarlo, e l’hanno fatto con la loro consueta efficienza da Spectre. Oggi è chiaro a tutti che il ribaltone che Salvini – definito ‘traditore’ da Conte e dai Cinquestelle, i veri traditori – aveva percepito, non era una scusa per indire nuove elezioni e capitalizzare i consensi che i sondaggi gli accreditavano.

La manovra sotterranea targata Renzi era già in atto da almeno sei mesi, e bloccava l’attività parlamentare, già prima che Matteo Salvini dichiarasse finita l’esperienza di governo. Dell’inciucio tra PD e 5stelle s’è saputo da una anonima Gola Profonda. Un ministro – di cui tutti, naturalmente conoscono nome e cognome – che non ha resistito alla tentazione di vantarsi di aver tramato con altri pentastellati per far cadere il governo, bloccandone le azioni, cosa di cui Salvini si lamentava da parecchio. La certezza è che anche Giuseppe Conte sapesse tutto, e che se ne sia fatto complice, alla luce del suo convinto europeismo. Tanti, troppi, non hanno ben compreso il motivo dell’interruzione di un esecutivo che alla fine sembrava poter durare, e il torto dell’ex ministro dell’Interno è stato quello di non spiegare chiaramente, fuor dai denti, ciò che era successo. A volte l’impulsività è segno anche di ingenuità, e ciò che circolava in quei giorni soprattutto sui social, a proposito dei rapporti fra PD e 5 Stelle non consentiva l’ipotesi di una combine. Tutta scena. Anche, e soprattutto, quando Di Maio ha dichiarato platealmente “Mai con il partito di Bibbiano”.

Il professor Giuseppe Conte, l’ex Cincinnato, l’ex Cavaliere Senza Macchia e Senza Paura, l’ex avvocato del popolo italiano e ora avvocato di Bruxelles, è uscito, da quella fiducia data al ‘suo’ governo, molto ridimensionato. Caduta la maschera, si è mostrato per quello che è, un esecutore degli ordini impartiti dalla UE, un sodale di Merkel e Macron, l’artefice di un’operazione che non è stata fatta in nome del popolo italiano, a cui sempre più si vuol togliere la dignità d’essere un popolo, padrone e sovrano in casa propria. La conversazione al bancone del bar tra Conte e la Merkel, sussurrata in un orecchio, e di cui lo stesso Conte s’è affrettato a dare una sua spiegazione, nel nome di una ormai fallimentare pretesa di ‘trasparenza’, è la dimostrazione della supinità di ‘Giuseppi’ nei confronti di una UE e di una Merkel che, pur non avendo una posizione ufficiale in seno al Parlamento Europeo, detta le regole del gioco.

Ricorda tanto il Napolitano di qualche anno fa. Come ha anche fatto con una telefonata, la Merkel, durante la formazione della nuova compagine trovaticcia, per raccomandarsi che non fosse dato spazio ai sovranisti. Così, il governo è nato da una maggioranza riguardante numeri e cifre che erano buoni il 5 di marzo del 2018, ma che ormai non sono più quelli.

Una maggioranza di carta e sulla carta, per capitalizzare – i Cinquestelle – consensi ormai svaniti, che appartengono al passato e che non crediamo tornerranno. Un governo retto da una maggioranza inesistente nel paese, buona solo per le aule parlamentari. Un’operazione concepita per evitare di subire il sorpasso – già avvenuto, secondo i sondaggi – della Lega nei confronti del M5S. Una trappola in cui siamo caduti tutti, confusi dai discorsi di Giuseppe Conte.

Non si capisce perché al Presidente del Consiglio serva tanto tempo per preparare un discorso, come è stato sia per l’intervento al Senato, quando lui stesso si è preoccupato di mostrare il suo ‘coraggio’ nello staccare la spina al governo gialloverde, sia in occasione del voto di fiducia scontato alla Camera, sia per la fiducia scontata al Senato. Non si capisce perché gli ci voglia tanto tempo per scrivere sempre le stesse banalità, con l’abuso di termini quali ‘coraggio’, ‘nuovo’, ‘crescita’, ‘lotta all’evasione fiscale’, ‘lotta alla disoccupazione’, ‘lavoro per i giovani’, ‘asili nido per tutti’, ‘responsabilità’, e via così, in un festival dell’ovvio e dello zuccheroso, e mentre, come si dice a Roma, ‘le chiacchiere stanno a zero’ ; mentre il sospetto è che quelle chiacchiere nascondano altri programmi che non si vogliono esplicitare. Per poi andare a baciare la pantofola alla Merkel e alla Von Der Leyne. Intanto la corsa alle poltrone di sottosegretario è incominciata e già finita, e qualcuno è rimasto a terra, perchè, come riferisce un quotidiano oggi, i sederi sono in numero eccedente l’effettiva disponibilità. Qualcun altro si dovrà accontentare, aspettando di scalare l’ambita posizione in appresso, come è accaduto alla ora ‘ministra’ delle Politiche Agricole Teresa Bellanova. La quale, per non smentire la sua appartenenza alla Casta controllata da Bruxelles, ha subito aperto le braccia agli OGM, Organismi Geneticamente Modificati, prodotti dalla americana Monsanto, i quali, nonostante non sia stato dimostrato scientificamente, non possono non essere a lungo termine nocivi per l’organismo umano; e al CETA, quell’accordo di libero scambio con gli USA e il Canada, da cui riceviamo migliaia di tonnellate di grano al glifosato, che in altri Paesi pare sia smaltito come rifiuto tossico. Il Glifosato è un erbicida non selettivo sospettato d’essere cancerogeno e mutageno, che viene usato specialmente in Canada per la raccolta precoce del grano, prodotto dalla Monsanto e ora anche dalla tedesca Bayer, e del quale proprio la Germania ha vietato l’uso nelle sue campagne. Un accordo, il CETA, micidiale per i nostri produttori – ma probabilmente remunerativo per i nostri politici – che troveranno il mercato interno invaso da prodotti non italiani, e quindi senza quelle caratteristiche di controllo che contraddistinguono ciò che in Italia si produce, oltre alla concorrenza sleale dei prezzi. È questo, e come tale si è immediatamente rivelato, terreno di scontro con i 5 Stelle, mentre i nostri agricoltori, lontani dall’essere protetti dal loro Ministro, già protestano.
Sul fronte fiscale si affaccia una tassa del 2 % per i prelievi in contante eccedenti i 1500 euro mensili, nell’ambito della disincentivazione all’uso del contante: il controllo economico è una delle leve più forti nei confronti di un popolo, e il pretesto è sempre quello della lotta all’evasione fiscale, mentre chi deve evadere lo fa ancora e sempre con la massima tranquillità. Sono ‘I grande evasori’: tutti sanno chi sono, ma sono troppo potenti per attaccarli.

Mentre il sindaco di Lampedusa, all’arrivo degli 81 della Ocean Viking, strilla “Siamo accoglienti ma non stupidi!” Zingaretti tuona che bisogna aprire i porti, “Senza se e senza ma”, espressione molto cara ai nostri politici. Anche se lui, da segretario del PD, non avrebbe alcuna voce in capitolo per ordinare gli sbarchi: ma tant’è, Salvini bisogna contrastarlo sempre e comunque, e anche questo è obbedienza all’UE -Macron-Merkel-Bilderberg. Nonostante le fantasie di Conte, che millanta accordi europei per l’accoglienza ai migranti, e le minacce di una sanzione (per ora solo ipotetica) per gli Stati membri che non obbediscano, le sue richieste non hanno trovato, appunto, accoglienza. Basterà pagare la sanzione e non accogliere gli africani, sarà sempre più vantaggioso economicamente e non creerà disturbo alla popolazione e problemi al governo. Intanto quelli della Ocean Viking rimarranno tutti in Italia, stavolta sì, senza se e senza ma, mentre pare che in Libia migliaia di persone siano già pronte ad imbarcarsi sul solito gommone-navetta per venire da noi, che ormai non abbiamo più protezione. Vengono per i motivi più disparati, ma intuibili: abbiamo scoperto di recente – ma non c’è voluto molto – che tante donne in stato interessante vengono a partorire in Italia, dove hanno a disposizione il nostro sistema sanitario, con completa assistenza al parto, per il quale non pagano una lira, tanto chi paga siamo noi. Mentre a noi tocca aspettare mesi per una TAC o un esame salvavita, e le cure della Lorenzin – per non dir mancamento della Grillo – hanno tranciato in maniera assolutamente orizzontale presidi medici indispensabili, sulla base soltanto di un ipotetico numero di ingressi e distanze misurabili sulla carta.

Così, per fare un esempio, mentre a Viterbo si raddoppia l’Ospedale di Belcolle, a Ronciglione, a ventitré chilometri di strada tutta curve, impraticabile d’inverno con la neve, si chiude l’Ospedale S. Anna, una struttura che funzionava benissimo ed era completa e punto di riferimento per i paesi circonvicini, ridotta ormai a semplice Punto di Assistenza Infermieristica, privata anche della possibilità di fare un prelievo di sangue.
Dicevamo di Conte. Ci era apparso come un gigante, ma si è affrettato a dimostrare d’essere un pigmeo, agli ordini di una Europa che all’Italia s’è già presentata male, con l’inganno e l’austerity, quella misura del governo Monti che ha distrutto ad arte la nostra economia, e ancora ne subiamo gli effetti. Mentre all’orizzonte s’affacciano, tra l’altro, l’eutanasia, i matrimoni e le adozioni gay, il gender, lo Ius Soli, la patrimoniale tanto cara alle sinistre. Un’altra delle banalità ricorrenti dei discorsi programmatici di Conte è la lotta alla mafia: tutti argomenti demagogici, che fanno presa sul grande pubblico, complici i giornali e le TV di Stato.

A proposito di mafia, di quelle ufficiali noi ne abbiamo almeno tre. A queste s’è aggiunta, di recente la più crudele, la nigeriana – arrivata con i barconi – quella del commercio degli organi. Certamente di mafie ce n’è ancora di più, di quelle che tengono il profilo tanto basso da non essere individuate. Ma ce n’è una che ci avviluppa tutti – alla fine la mafia è un fatto culturale e storico – e che circola nei corridoi del potere politico, tanto che non è appropriato chiamarla mafia, perché non ne ha i metodi; ma, alla fine, i risultati sono gli stessi. È una sorta di organismo amorfo, mutante, proteiforme. Ricorda un’ameba, che si trasforma secondo le sue esigenze, e che clona se stessa, moltiplicandosi, in un groviglio inestricabile e inestricato, che si nutre di corruzione, di mazzette, di favori, di poteri, di inciuci, di clientele, di voti di scambio; che si nutre di intrighi di palazzo, di pugnalate alla schiena, di tradimenti; che si cerca, si avviluppa, si mescola, si prende e si lascia, mai mostrando il suo vero volto, ma a volte mescolandosi e incastrandosi in poteri in odore di illegalità, al punto che non si distinguono più i limiti dell’uno e dell’altro. Alla ricerca del potere che diviene fine a se stesso, confondendo il fine col mezzo; potere politico, potere economico, clientele. L’Italia è il Paese delle raccomandazioni e dei raccomandati, della ricerca dell’onorevole o del monsignore, per trovare lavoro, essere promossi agli studi, sistemarsi la vita: in cambio di voti.
Oggi, da ciò che vediamo leggendo fra le righe, lo scopo dei politici non è più l’amministrazione della Repubblica; quella Res Publica, o Cosa Pubblica – la casa di tutti – che una volta era affidata a probiviri, da gente integra, al di sopra di ogni sospetto, ( da cui il termine ‘candidato’, dalla veste candida di ognuno che simboleggiava la sua mancanza di colpe) oggi asservita a chi il potere lo vuole esercitare per i propri scopi e non certo per il bene dei cittadini. La corsa alle poltrone è diventata un fenomeno tale, che non è più possibile tenerlo nascosto, è sotto gli occhi di tutti.

Ma ciò che fa orrore, quando se n’è acquisita l’immagine, è questo organismo ectoplasmatico, impalpabile e amorfo che muta, si trasforma, permea, corrode, corrompe, unisce e divide, prendendo ogni volta la forma che più riesce ad ingannare il popolo bue, ma mai quella vera, autentica e veritiera. Quello che vediamo nei programmi politici, e quello che ci ammanniscono come orientamento politico, non è mai la verità; o, per meglio dire, la realtà. È solo fuffa per gli idioti, controinformazione, menzogna, con il contentino, quando a loro aggrada, di portarci al voto; che poi viene utilizzato come all’ameba fa comodo. Oggi abbiamo un governo che non risponde alla volontà popolare, accuratamente dribblata. Un governo giuridicamente esatto, costituzionalmente perfetto, derivato dagli accordi proteiformi dei corridoi del palazzo, con un ‘pigmeo’ a capo dello stesso. Un ex-gigante ridimensionato, a cui va tutta la nostra compassione di uomini liberi. Mentre lui, libero, non è.

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L’italia che affonda e il governo mai nato mentre le piazze si riempiono di “sardine”, “gretine”, “racketiane” e altre “divinità…”

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In autunno inoltrato, mentre impietose “si aprono le cateratte del cielo”, crollano i ponti ed i viadotti, tracimano i fiumi, a Taranto agonizza la ex Ilva e a Fiumicino gli aerei spengono i motori. I “Fridays for future” non tranquillizzano le centinaia di operai e le loro famiglie che scivolano inesorabilmente in fondo alla povertà più nera. Le città si affollano di entusiasti dei Black Fridays ansiosi di acquistare qualsiasi cosa, non importa cosa, qualcosa da mostrare alla vicina e se si dovesse avere la fortuna di essere intercettati da qualche cronista tv mentre si esce dalla boutique, sarebbe una gioia piena ed immensa.

Le piazze si riempiono di “sardine”, di gretine, di racketiane e altre “divinità” in cerca di gloria e notorietà, di popolarità e rinomanza. Poco importa che il rapporto Ocse certifica che gli studenti italiani peggiorano ancora in lettura, leggono ma non capiscono e già negli anni scorsi non erano proprio dei fenomeni. In compenso, però, conoscono tutte le cause dei cambiamenti climatici e i danni sull’ambiente e sanno parlare d’ecologia perché, per loro fortuna, sono stati adeguatamente istruiti dalla mancata premio nobel Greta Thunberg.

Le commesse saltano i riposi in vista dei saldi di fine anno e le officine si affrettano a consegnare gli ultimi ordinativi prima della chiusura natalizia. Gli studenti preparano gli zaini pronti per la settimana bianca pagata dai genitori e dappertutto nell’aria già si respira l’atmosfera natalizia.

Solo l’emisfero politico non trova pace. Da Montecitorio arrivano brutti presagi, tuona e si addensano nuvole foriere di tempesta. Ad un tratto il cielo si oscura, un lampo e poi un gran boato. Il peggio che si temeva da mesi sta sfuggendo di mano ai duellanti.

Materiale esplosivo che incautamente maneggiano con incuria! Il botto si è sentito da tutta la penisola e l’eco del suo rimbombo ha oltrepassato il mare e le frontiere. Gli occhi di tutta l’Europa si sono puntati su Roma, mentre a noi indigeni, ancora mezzi storditi dal fracasso, non c’è stato concesso di riprendere fiato. Al tuonare fragoroso è seguito il fetore che si è propagato per tutto il paese e come un fiume in piena ha pervaso tutta la carta stampata ed i salotti-bene-televisivi. Le fogne straripando, fuoriuscendo hanno invaso tutte le città.

E’ stato l’inizio di un giorno infelice per tutta l’Italia. Nessuno può dirsi indenne , qualcosa ha scricchiolato. Per intorpidire gli scenari, già opachi per conto proprio, è scoppiato il caso Renzi e la Fondazione Open. La Giustizia non fa mancare mai la sua “presenza”.

Guai ai vinti! Ormai il Paese si trova nell’occhio del ciclone. I mestieranti della politica, facendo lo struscio lungo il “transatlantico” intruppandosi l’un l’altro come uccelli impazziti in gabbia saltano da un’asticella all’altra. La parola d’ordine è “salvare il fondo schiena”.

Il giorno dopo, in piazza, al bar, nei vari talk show e nelle trasmissioni di approfondimento non si è parlato d’altro che di Mes, di prescrizioni e di elezioni anticipate. Tutti si danno da fare. L’Italia è diventata un suq, il Black Friday del deputato d’annata.

Che pena! Che vergogna! Ma che brutta fine hai fatto o Belpaese!

Oggi il cittadino medio si sente smarrito, deluso e sfiduciato. Sono mesi che viene sottoposto ad assistere alle scene più meschine recitate sul proscenio di una politica nazional-popolare. In questo momento i partiti stanno tutti recitando la solita parte.

Quello che ci si augura e si chiede ai politici è di smetterla di litigare per dimostrare ai cittadini chi di loro ha davvero più amore per la patria.
Corrado Alvaro in “Gente in Aspromonte” agli onorevoli che stanno dando il pessimo di se stessi insegna : “I calabresi mettono il loro patriottismo nelle cose più semplici, come la bontà dei loro frutti e dei loro vini. Amore disperato del loro paese, di cui riconoscono la vita cruda, che hanno fuggito, ma che in loro è rimasta allo stato di ricordo e di leggenda dell’infanzia.”

L’artista digital, Ivan Venerucci nella sua semplicità ha sintetizzato tutto ciò che il cittadino possa chiedere dal suo rappresentante e cioè “Comprensione, fratellanza, solidarietà ed un sano e doveroso amor di patria: è di questo che l’Italia ha bisogno.” Sono qualità semplici e naturali , eppure il cittadino si sente il dovere di ricordarli a chi spetta essere di essi garante.

Niente da meravigliarsi, siamo nell’era del virtuale. “Per me si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente”. Possibile che Dante avesse in mente Montecitorio quando ha scritto l’Inferno? Domani è un altro giorno. Incrociamo le dita e facciamo gli scongiuri sperando che il Paese superi anche questa ennesima crisi esistenziale.

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Le PdSardine per tentare di crescere nei consensi

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Già, le ‘Sardine’, questo movimento pseudo goliardico voluto e incentivato da un PD mascherato, che sull’argomento non si pronuncia, e che riscuote il favore del presidente del Consiglio Conte che ‘li vuole incontrare’, giusto per tenere aperte tutte le porte e cautelarsi: se non puoi combatterli, allèati con loro per controllarli. Possono sempre venir buoni per combattere l’odiato nemico, il perfido Salvini.

Le Sardine si esprimono con il ‘flash-mob’, questo comportamento molto giovane che viene da oltreoceano, e che consiste nel radunarsi improvvisamente tutti in un luogo, per manifestare per qualsiasi motivo, in genere ‘contro’.

E’, infatti, un comportamento di protesta, ma solo di quella, senz’altre proposte politiche. Un comportamento molto giovane, adolescenziale, molto aggregativo – si sa che i ragazzi in quell’età cercano di fare gruppo, basta solo dar loro un pretesto – e molto ‘di pancia’, supportato e reso possibile dalla connessione che oggi permettono i social e gli smartphone. Basta un tweet e si riempie una piazza, e vigliacco chi arriva ultimo. Una buona alternativa a quelli che una volta erano pic-nic, gite fuori porta e passeggiate nella natura, magari con canadese e sacco a pelo. Una iniziativa nata e condotta soltanto contro Salvini e soltanto per contestare lui, che in molti vorrebbero vedere morto, anche fra gli uomini di chiesa, grande esempio di democrazia, di libertà e di antifascismo… Pare infatti che sia stata lanciata una specie di fatwa contro Matteo, da più parti, quasi che la caccia sia aperta e chi l’ammazza prima vinca un premio, come testimoniano sia la tentata aggressione subita poco tempo fa, sventata dalla scorta, sia le numerose minacce ricevute per posta, insieme a cartucce di vario calibro. Una fatwa lanciata per odio da chi invece accusa di odio proprio il leader della Lega, mentre l’esercizio quotidiano di odio nei suoi confronti viene dalla sinistra, ma non solo: non c’è giorno che papa Francesco non parli di ‘odio e paura’, affiancato dal presidente Mattarella, con le stesse parole, e l’allusione è chiara, anche da parte di chi, ricoprendo così alte cariche istituzionali, dovrebbe badare a che qualche mente esaltata raccolga un messaggio sbagliato. Ma tant’è, come diceva un mio caro amico, molto importante, Mattarella è come la filosofia, “Con la quale e senza la quale tutto rimane tale e quale”.

A parte il fatto che senza di lui dovremmo cercare qualcun altro per tagliare nastri, fare discorsi, appuntare medaglie, nominare cavalieri e senatori a vita, celebrare ricorrenze, consegnare onorificenze, deporre corone d’alloro, partecipare a Giorni della Memoria, e così via.

A memoria, invece, ricordiamo le grandi adunanze di Beppe Grillo, i suoi ‘vaffa day’, quelli che tutti abbiamo accolto con un sospiro di sollievo, perché finalmente qualcuno diceva fuor dai denti ciò che tutti, più o meno, pensavamo. Mandare a quel paese una classe politica becera e orientata solo verso il proprio ombelico era assolutamente liberatorio.

Nacque così il Movimento 5 Stelle, e un po’ tutti lo abbiamo caldeggiato, coccolato, all’inizio, proprio perché non apparteneva alla Casta… all’inizio.

A proposito di Beppe Grillo, ricordiamo una frase di Fassino, piuttosto presuntuosa e poco profetica. Criticando, infatti, la discesa in campo di Beppe e dei ‘grillini’, ebbe a dire pressappoco: “Fondi pure un partito, partecipi alle elezioni e poi vediamo cosa sarà capace di fare”. Penso che oggi il buon Fassino, e cattivo profeta, si mangi le mani, come un po’ noi tutti. Ci appariva simpatico, il Movimento, ci piacevano i giovani, contrapposti ai soliti parrucconi mangia stipendio e succhia vitalizi – compresi i cosiddetti ‘senatori a vita’, creati solo come salvagente per una certa parte politica, ma lautamente retribuiti per le loro endemiche assenze – che finalmente sarebbero stati spodestati. Oggi non si capisce bene se i vitalizi siano ancora… vitali, e comunque i senatori a vita sono sempre lì, e del M5S non sappiamo più come liberarci, come la carta delle caramelle che ci si attacca alle dita. Oggi  l’anima del Movimento è profondamente cambiata, e ogni giorno di più mostra la sua propensione ad una forma di presenzialismo e di estremismo dittatoriale mascherati da buonismo progressista.  Secondo B. il Movimento ha un comportamento di estrema sinistra. Certo, oggi nessuno li può tacciare di ingenuità, data l’operazione che fatto cadere Salvini, troppo scomodo per i loro programmi – ma soprattutto per la figura di Di Maio, il capo riconosciuto del Movimento. Oggi Di Maio, con il suo tiepido sorriso e la sua aria di bravo ragazzo con i capelli a spazzola e il passato da bibitaro allo stadio, è avviato ad essere l’uomo solo al comando, ciò che la presenza di Salvini gli avrebbe impedito. Notiamo con soddisfazione che invece Grillo Giuseppe da Genova è tornato a fare il comico, – che gli viene senz’altro meglio – riconfermando e ungendo di sacro crisma Giggino a capo del partito, pardon, del Movimento, fino al 2023, data presunta di conclusione della legislatura, – come se la vita del governo dipendesse da lui – quando ogni danno possibile sarà stato fatto, e ogni subalternità verso l’Unione Europea sarà stata blindata, magari in Costituzione. E al diavolo i ‘due mandati costi quel che costi’.

Le Sardine:

Chi sono le Sardine? Certamente oggi sono un movimento costituito, che con un tweet si raduna nelle piazze, come al suono di una tromba. Il movimento delle Sardine è dichiaratamente di sinistra, creato a latere del PD. Se vogliamo, una specie di Fronte della Gioventù Piddino, rapportato ai tempi nostri, favorito dalla facilità di comunicazione che oggi offrono i social e gli smartphone, e dall’età pericolosamente bassa. Uno dei motivi per cui qualcuno vorrebbe, oltre a riconoscere lo Ius Soli agli immigrati – i quali voterebbero in massa per il partito che così generosamente li ha favoriti contro ogni logica e consuetudine di altri paesi del mondo – dare il voto ai sedicenni, ritenuti abbastanza maturi per decidere le sorti di una nazione – salvo poi a ricredersi qualche anno più avanti, come fatalmente accade – è proprio quello di ufficializzare  e riconoscere fenomeni come le Sardine. Le quali, contro ogni logica di buongoverno, non hanno idee politiche, almeno apparentemente. Loro sono solo ‘contro’, e manifestando soltanto ‘contro’, senza idee politiche dichiarate, non si fa politica. La politica è fatta di idee, di proposte, di programmi, di gestione della Cosa Pubblica, di capacità, di cultura, di maturità, di responsabilità, di iniziative ‘a favore’, e non ‘contro’. Perfino Conte, alla sua riconferma, ha dichiarato che non avrebbe fatto politica ‘contro’ qualcuno ma ‘per’ qualcun altro. Dichiarazione poi quotidianamente disattesa dai fatti, ma questo è marginale e proprio nella logica del personaggio.  Le Sardine nascono come movimento ‘spontaneo’: ma non c’è nulla di spontaneo nell’organizzare queste manifestazioni da parte di ragazzi dichiaratamente di sinistra Piddina. In  realtà, questi adolescenti sono dei ‘trolls’ usciti da Facebook, di appoggio politico ed elettorale al PD, e poco manca che prendano il posto del M5S, ormai arrivato a posizioni di Casta. Stiamo attenti alle Sardine. Fare politica ‘contro’ può essere pericoloso. Può evocare periodi bui della nostra storia. Infatti oggi, momento in cui si blatera tanto contro il nulla, cioè contro quei ‘fascisti’ che non ci sono più – a parte pochi nostalgici poco intelligenti portati in prima pagina e trattati come se fossero un esercito – i più ‘fascisti’ sono proprio quelli che vedono il fascismo nei loro antagonisti, rendendosi colpevoli di discriminazione e di posizioni fondamentaliste.

Corrado Augias, giornalista coccolato dalla sinistra, spesso su Rai 3, dal comportamento piuttosto supponente e non buono per tutti i palati, ha dichiarato, in una intervista televisiva, che ‘E’ facile essere di destra, perché l’uomo di destra dice ‘Il migrante mi fa schifo’, mentre quello di sinistra è uno che ragiona”. In questa frase infelice c’è tutta la limitata filosofia di una persona che quando parla pontifica, convinta com’è di essere nel giusto, e che la cultura e l’intelligenza siano solo da una parte. Queste sono forme di discriminazione e di razzismo specifico, dettate ambedue da animosità nei confronti di una persona, o di un gruppo di persone, che non la pensano come lui: insomma, cosa grave per uno che ha fatto una trasmissione sulla Costituzione, anticostituzionale. Era Voltaire che diceva che non la pensava come il suo interlocutore, ma che si sarebbe battuto fino alla morte affinchè egli potesse esprimere le sue idee. Alla faccia di chi ritiene che le idee – quelle buone – siano solo da una parte, per una sorta di illuminazione divina. È il grande equivoco della mai troppo deprecata ‘questione morale’, che attribuisce – come nei film western – il ruolo dei ‘buoni’ a quelli che hanno terminato la guerra dalla parte dei vincitori, e il ruolo dei ‘cattivi’ agli altri. Cari amici, questa è la filosofia delle Sardine, il movimento ‘contro’, creato soltanto per impedire una regolare competizione democratica, che sia sotto elezioni o no. Che differenza c’è fra le Sardine che contestano la presenza di Salvini, e i cortei di Casapound che vogliono contestare i comizi di avversari politici? La logica ormai acquisita dice che i secondi  sono fascisti, e che quindi va impedito loro perfino di parlare. Ma le Sardine non sono diverse, se ci pensate un attimo. Solo, stanno dall’altra parte, quella dello sceriffo buono, del giustiziere, del castigamatti. Quello i cui omicidi – nei film western – sono giustificati dal fatto che chi muore è sempre il cattivo. Oggi una certa parte politica li chiamerebbe ‘giustizieri fai date’, giudice, giuria e boia insieme. Vogliamo che, anche virtualmente, questi comportamenti abbiano spazio?

Ormai la propaganda elettorale non ha soluzioni di continuità, e ogni giorno assistiamo in televisione alle dichiarazioni di personaggi che dicono cose difficilmente verificabili, ma che pesano sul nostro bilancio, per dirne una. Qualcuno dice che le tasse sono state aumentate, e qualcun altro addirittura diminuite. Provate a vedere cosa vi rimane in tasca a fine mese, facendo sempre le stesse cose, e saprete la verità. Sempre che, a fine mese, ci possiate arrivare, perchè la pressione fiscale si può esercitare anche in una forma occulta e strisciante, non dichiarata. Attenzione alle Sardine. Non facciamoci condizionare nelle nostre scelte e nelle nostre idee da seimila, più o meno, ragazzini che fanno casino, cioè appena l’un per cento del nostro Paese. Possono incattivirsi, nella loro arroganza, e diventare davvero un movimento pericoloso per la nostra democrazia, posto che mai ne abbiamo avuta una. Ancora più pericolosi questi piccoli pesci senza un capobranco, perché dichiaratamente non hanno bandiere di partito. Tranne quelle che occultamente portano in piazza. E si sa che le piazze amplificano.

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Italia allo sbando e “Giuseppi” si rifà il bagno… con i soldi nostri

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Ci mancavano anche i lavori per “Giuseppi” che a Palazzo Chigi stanno impegnando una squadra di operai per installare porte blindate e rifare il bagno secondo i suoi ‘desiderata’, compresa una doccia idromassaggio a otto schizzetti, come riferisce oggi un quotidiano bene informato, per un totale di circa 23.000 euro. Che pagheremo noi. Come pagheremo i programmati – ma non si sa se saranno in questa misura – duemila esuberi della Arcelor-Mittal, che ne pretende 5.000.

La società per cui lo stesso Di Maio si occupò della conclusione dell’affare ex ILVA, sta facendo piegare in avanti il dorso del nostro presidente del Consiglio fino al raggiungimento dei fatidici 90 gradi – in senso figurato – nonostante lo stesso, la cui maggior qualità non è certo la voce che vorrebbe avere quando adotta certi toni stentorei, richiamanti il ventennio, o al massimo una requisitoria in aula di tribunale, vada tuonando a destra e a sinistra – ma soprattutto a sinistra – che la Arcelor-Mittal se la vedrà con lui.

Pare infatti che il crack fosse programmato fin da luglio, e che riguardasse la volontà di distruggere un nemico sul piano industriale, e non quella di rilevare un’azienda e metterla a regime produttivo. Prova ne siano le testimonianze dei dirigenti dell’ex-ILVA e l’ammanco di circa 500 milioni di materiale nelle riserve dell’acciaieria, spariti per mai più tornare: come se, in definitiva, non si volesse dar seguito ad un ciclo produttivo. Intanto rischiano il posto 20.000 operai, compresi quelli impiegati nell’indotto.

Il che, moltiplicando per famiglie, fa, ad occhio, almeno 60.000 persone: una città, per esempio, come Viterbo tutta intera. Non siamo d’accordo sulla negoziazione che Conte sta mettendo in atto, che prevede, secondo lui, 2000 esuberi: il che comunque fa 6000 persone, tranne l’eventuale perdita di lavoro sull’indotto. Quando il ministro Di Maio ha svenduto il nostro gioiello industriale, la più grande azienda siderurgica europea, a certi personaggi, più che delle offerte che essi facevano sulla carta, e sugli impegni che poi sono stati regolarmente disattesi, avrebbe dovuto indagare sulla qualità delle persone e sul loro coinvolgimento nel mercato mondiale dell’acciaio. Ma, si sa, non si manda un ragazzo a fare il lavoro di un uomo: lo abbiamo già scritto. È una bella cosa avere ministri giovani e rampanti ( non sempre), ma ci vuole anche esperienza. In campo industriale, è frequente il caso di una azienda concorrente che ne acquisisce un’altra soltanto per toglierla dal mercato.

Ma questo,’ Giggino  er  bibbitaro’ non poteva saperlo, data appunto la sua giovane età e la sua totale mancanza di esperienza specifica nel ministero che si era  autoattribuito. Temiamo ora, visti i fatti, per la politica estera, affidata a cotanto personaggio. Purtroppo il costo di tanta ingenuità lo pagheranno gli operai che rischiano il posto, e, alla fine della fiera, tutti gli Italiani. Dicevamo che l’Italia è allo sbando: in realtà, allo sbando c’è questo governo raccogliticcio, fatto di seconde linee: i più furbi si sono tenuti indietro, già sapendo che non sarebbe durato. Oggi, fra un Conte ex Cincinnato buono per tutte le stagioni, che crede che per risolvere i problemi basti prendere l’aereo e andare a parlare con le persone – infatti lo vediamo dappertutto, con e senza cravatta, secondo le occasioni, in alcuni casi con il maglione alla Marchionne (ma magari!), ma sempre con le scarpe nere tirate a lucido – quando poi manca, a lui come ad altri, posto che ce ne sia la capacità, il tempo materiale per fare le cose.

Ma tant’è, Mussolini ha tracciato una via, evidentemente, come quando, raccontava Giorgio Bracardi ad Alto Gradimento, programma radiofonico di Renzo Arbore che i meno giovani ricorderanno, riuscì, secondo il fido Catenacci, a fermare un’eruzione dell’Etna – o del Vesuvio, poco importa. La filosofia è quella. Fra l’allagamento periodico di Venezia, i fiumi che rischiano lo straripamento, frane e smottamenti dovuti al degrado idrogeologico, tornados che buttano giù alberi, intere foreste o pini marittimi urbani, causando danni comunque da rifondere, il povero Giuseppi non trova pace, mentre Giggino, da parte sua, fa il Salvini del vecchio governo, comportandosi esattamente come faceva il Matteo tanto criticato per il suo presenzialismo, ma in effetti oggi vediamo solo lui. Il Di Maio capopopolo dei Cinquestelle; il quale, trascurando l’attività dovuta per il suo secondo mandato ministeriale, cioè agli Affari Esteri, si occupa invece di tutto ciò che in italico suolo accade. Abbiamo anche capito perché abbia voluto farlo fuori: gli faceva ombra: ciò che faceva ieri Matteo, fa oggi Giggino, senza che un altro vicepresidente del Consiglio lo sovrasti con la sua personalità. Vediamo anche, a 24 pollici per alcuni, ma è possibile più grande, avendo un televisore con lo schermo di maggiore ampiezza, il faccione sorridente a prescindere di Zingaretti in maniche di camicia, il quale prima e dopo i pasti ci ricorda, orami da circa un mese, non avendo altri argomenti,  che ‘loro’ hanno evitato l’aumento dell’IVA, quello che invece Salvini non solo non avrebbe evitato, ma avrebbe caldeggiato. Dimenticando che il ‘salasso’ era stato ordinato dall’asse Macron-Merkel-Moscovici-Dombrowski, e non da Matteo; con il quale, comunque avremmo evitato la ‘catastrofe’. E che comunque bisogna smontare tutto ciò che Salvini ha realizzato, in una furia iconoclasta a cnhe questa a prescindere; rispolverando quello ‘ius soli’, trasformatosi per breve tempo in ‘ius culturae’, affiancato dal voto ai sedicenni e dall’esclusione dalle urne degli anziani, nel disperato tentativo di raccattare voti per il suo Partito Decotto. Poveretti, oggi “litigano su tutto”, dopo appena tre mesi insieme – o quattro, ma è lo stesso. Abbiamo un governo? Meglio sarebbe di no, a questo punto. Il tutto condito da una geniale pensata da quattro aficionados del PD e della rete, che si sono inventati le sardine, al soldo di ‘qualcuno’. Ma, si sa, quando si può gabellare un movimento per ‘spontaneo’, questo fa più presa nella mentalità di chi crede ancora alla Befana.

Siamo proprio alla frutta. È chiaro che i ragazzi fanno gruppo, non importa contro chi, anche solo per andare allo stadio, o ad un concerto di musica rock, o ad una adunata in piazza a capodanno. Potevano mai lasciarsi scappare questa occasione? La figura poi delle sardine, con tanti pescetti dipinti su carta colorata, sa tanto di Carnevale, quando noi stessi ritagliavamo le maschere da metterci sul viso con un elastico dietro la nuca. So’ ragazzi, lasciateli giocare. Ma non venite a dirci che questa è una manifestazione politica. La politica è una cosa seria, perché riguarda la gestione di una nazione, e i suoi destini. O, almeno, lo era, fino a qualche decennio fa. Basta vedere i personaggi che oggi la popolano. Insomma, non siamo in buone mani. Qualcuno prevede elezioni in primavera. Qualcun altro in settembre, quando maturano non i grappoli d’uva, ma i vitalizi. Quelli che a parole avrebbero dovuto essere aboliti. Tutto ciò mentre Salvini sospetta che il nostro presidente del Consiglio abbia usato male i risparmi degli Italiani – leggi Cassa Depositi e Prestiti – per ingraziarsi certi personaggi a Bruxelles, con i quali mostra perfetta sintonia, ma una certa subalternità, al fine di salvare le banche tedesche, dall’Italia già abbondantemente salvate in passato. Non si fanno le nozze con i fichi secchi. Questa ‘maggioranza’, tale solo in parlamento, non avrà lunga vita, come già avevamo pronosticato da queste colonne. Rimettiamo le cose a posto. E ricordiamoci, quando saremo davanti alla scheda elettorale – il più presto possibile – di tutte le menzogne, i disservizi, le faziosità, l’odio contro chi è dall’altra parte, per poi accusarne gli avversari politici, i toni di comando e di delirio di onnipotenza, le incapacità, le inesperienze, le trappole, i tradimenti e quant’altro abbiamo dovuto subire, noi Italiani, da questa gente, che s’è aggrappata ad un cavillo elettorale – una maggioranza solo parlamentare, peraltro già scaduta – per prendere in mano le nostre sorti, a vantaggio di una Unione Europea che ha in pratica usurpato la nostra sovranità, facendoci i conti in tasca e costringendoci  a manovre di austerità senza alcun motivo, se non quello di ‘avere i conti a posto’: ma nei confronti di chi?

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