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Editoriali

Guerra civile, mafia nigeriana, sbarchi senza controllo… povera Italia!

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In Italia è in corso una guerra civile, ma nessuno lo dice. La scintilla che ha dato fuoco alle polveri è scoccata nel momento in cui Salvini e Di Maio hanno trovato un accordo per mettere insieme una coalizione di governo, la cui guida hanno affidato – con scelta esemplarmente saggia e azzeccata – al professor Giuseppe Conte, che si sta rivelando uomo di grande saggezza, capacità ed equilibrio, al di sopra di tutti i politici che si sono succeduti durante i quattro governi non eletti – ma calati dall’alto da un compiacente Napolitano – che hanno in maniera fallimentare guidato allo sfascio le sorti della nostra bella Italia. O a dir così s’è tacciati – horribile dictu! – di populismo, o peggio di sovranismo? Una volta l’accusa che la gente con il pugno alzato, quella di ‘Bella ciao’ – che critica tanto il trascorso e mai più ripetibile ventennio, Deo gratias – che invece adotta gli stessi sistemi ‘squadristici’, era di ‘qualunquismo’, quel movimento che nelle vene probabilmente voleva essere pro cittadini: cioè senza destra o sinistra, ma solo ‘dell’uomo qualunque’, quello che oggi ci rimette regolarmente le penne.

Sempre più chiaro che l’Italia è spaccata in due

Da una parte, con la bava alla bocca, la sinistra o presunta tale – tacciata di destrismo da Di Battista: in effetti si sta diventando politicamente strabici, anche per chi soltanto voglia capirci qualcosa – e dall’altra i due vicepresidenti del Consiglio; i quali, proprio perché la loro visione non è sinottica, alla fine trovano, nel nome dei cinque anni di legislatura e della realizzazione del programma, sempre un accordo. Il che è segno di equilibrio nonostante tutto. Infatti ‘in medio stat virtus’, se vogliamo dirla con i nostri progenitori. Fatto sta che più passa il tempo, e più l’assedio al forte Apache si fa violento, portato non da una parte sola, ma da attacchi concentrici. Landini, per dirne una, il quale, giunto finalmente dove la sua ambizione lo aveva diretto da lustri, non ha perso occasione per vestirsi da capopopolo, giusto per coagulare, sotto lo sguardo compiaciuto della Camusso, gli scontenti che non mancano mai in nessuna categoria. Berlusconi, che, a sentir lui, recita novene per pregare che questo governo cada, magari abbattuto a forza di preghiere e di intenzioni velleitarie. Salvo poi, durante uno dei tanti convegni, a giocarsi la faccia raccontando le sue prodezze sessuali. Pare infatti che abbia narrato – ma quelle che si narrano sono le favole – che “Una volta ne facevo sei o sette, ma sto invecchiando perché adesso dopo la terza mi addormento”. Una favola non creata per bambini, ma in ogni caso decisamente di cattivo gusto, da umorismo che neanche in seconda media. Facendoci ricordare che questo personaggio ha collezionato le più grosse grezze in campo internazionale che l’Italia possa annoverare. E facendoci capire chiaramente quale potrebbe essere il suo contributo alla gestione della cosa pubblica, olgettine permettendo. Seguono in fila per tre con il resto di due: Martina, Minniti, Migliore, Romano, perfino il presidente della regione Campania De Luca, su di una tv privata. E per carità cristiana risparmiamo tutte le signore del PD, ospiti a turno di trasmissioni ‘eversive’ come Agorà, al mattino su Rai Tre, tralasciando per brevità tutti quelli che, a turno, si affacciano a quel palcoscenico mediatico per avere centoventi secondi di visibilità. Dimenticavamo – non per poca memoria, ma perché la loro presenza sulla scena politica è, nonostante a loro sia dedicato altrettanta attenzione quanto ad un partito vero, del tutto insignificante – LEU, Liberi (da che?) e Uguali (a che cosa?), il partito di “+ Europa”, con l’abortista storica e recidiva Bonino, amica di Soros, sempre in evidenza. Gli attacchi sono condotti con menzogne demagogiche, che il grosso pubblico, in altre faccende affaccendato, cioè il quotidiano, non ha tempo e modo di verificare. Né ci dovrebbe essere, nelle intenzioni del ‘nemico’, il tempo di constatare gli effetti positivi, o negativi tanto sbandierati, delle misure adottate per portare finalmente l’Italia fuori della grossa zampa recessiva conseguente all’austerità voluta dai ‘poteri forti’, e imposta dall’Europa e dalla Merkel alla nostra nazione, come, con effetti disastrosi, alla Grecia. Particolari ‘attenzioni’ ricevono i ministri come Savona, accusati di voler portare l’Italia fuori dalla UE. Delle intenzioni europee abbiamo avuto un campione nella recente storia, quando Giuseppe Conte è andato a discutere con Moscovici e Co. Il messaggio era chiaro: se volete sopravvivere, dovete adeguarvi al passo. Mentre chi non si adegua al passo è Macron, che è libero di sforare fino al 3,50% e oltre, se capita. Ma, come ha detto Junker, “La France c’est la France.” Il che non significa nulla, ma fa capire tutto, essendo Macron proveniente da Goldman Sachs… Il parafulmine, comunque, di tutte le attenzioni, è Matteo Salvini, dipinto velatamente da Mattarella, come ‘il male assoluto’. Soprattutto oggi, giorno della memoria delle atrocità naziste nei campi di sterminio, durante le cui manifestazioni si vuol fare intendere che l’Italia ha preso una deriva fascista e che ciò che è accaduto dal 1938 in poi potrebbe ripetersi – anzi certamente si ripeterà. Fomentando quella politica della paura che la sinistra imputa all’attuale governo. Il quale governo, è bene ricordarlo, – perché qualcuno se ne dimentica – è stato democraticamente eletto dai cittadini, con regolari consultazioni; e tutti quelli che lo vogliono abbattere non hanno alcun rispetto per il popolo costituzionalmente sovrano che lo ha eletto. La fola in circolazione, a proposito delle promesse non mantenute, è, appunto, una fola, una favola, una bugia. Nessuno ha la bacchetta magica – e il governo Renzi ce lo ha dimostrato, a proposito di favole – e per realizzare qualsiasi riforma ci vuol tempo. Non è un anno che questo governo si è insediato, e chi lo contesta su certe basi ha due possibili denominazioni: poco intelligente – per usare un eufemismo – o in malafede. Ma noi sappiamo che certe persone sono malignamente intelligenti e calcolatrici, e che, anzi, scommettono sulla poca intelligenza degli elettori: ma noi speriamo che l’Italiano vero – quello di Toto Cutugno, fiero di esserlo – apra gli occhi, andando al di là della disinformazione televisiva. Insomma, in questi giorni l’attacco frontale più minaccioso è a proposito della nave Sea Watch al largo della Sicilia con 47 migranti a bordo. Molti dei quali sarebbero – ma controllare l’esatta età e nazionalità di queste persone è sempre un’alea – minorenni ‘non accompagnati’. Ora, chiunque ascolti questa definizione si figura bambini di dieci/dodici anni piangenti e con il moccio al naso, tristi perché separati dalla mamma, e affamati. Bene, non è così. I ‘minorenni non accompagnati’ sono giovanotti di diciassette anni, quindi minorenni solo per poco ancora, e solo per legge, assimilabili ad un qualunque maggiorenne – visto che in quei climi caldi si matura più in fretta. Mandati dalla famiglia che ha raccolto i 3000 dollari necessari al passaggio in barcone – quindi con certe capacità economiche – che vengono alla ventura in Europa, o in Italia, dove sono accolti e muniti di carta di credito prepagata dell’UNHCR, oltre che di una diaria che altro che il reddito di cittadinanza! Posto che chi li ha finanziati sia stata la famiglia. Con l’ombra di Soros sullo sfondo. Vi siete chiesti mai chi finanzia le navi ‘umanitarie’ che scorrazzano per il Mediterraneo come pattini in spiaggia? Noi sappiamo, ad esempio, che un peschereccio di famiglia, per affrontare una giornata di pesca spende circa 600 euro solo di carburante – cifra probabilmente non più attuale. Ogni giorno quindi di navigazione dalle coste libiche – entro le cinquanta miglia – fino ad un porto italiano, possiamo ipotizzare che costi attorno ai mille euro, o giù di lì. Aggiungiamo le provviste di cibo, di acqua e quant’altro è necessario – oltre la paga – ad una navigazione ‘da corsa’, e ci rendiamo conto che dietro la Sea Watch e le sue compagne ci sono capitali importanti, che hanno interesse a che nel Mediterraneo ci sia sempre qualcuno che possa ‘salvare’ i naufraghi prodotti artificialmente da trafficanti che mettono in acqua non più barconi fatiscenti – le riserve sono finite – ma gommoni a scadenza, cioè che si sfasceranno dopo qualche ora, e che, pur avendo un motore – insufficiente a raggiungere una qualsiasi costa europea, – non hanno carburante di riserva. Non sono quindi salvataggi, quelli delle navi cosiddette ‘umanitarie’, ma passaggi organizzati per raggiungere le coste europee: cioè, esattamente ciò per cui i passeggeri hanno pagato. Nessuno vuole ancora morti in mare: quelli fanno comodo soltanto ai trafficanti e a chi li foraggia, in modo da costringere chiunque a trasbordare i passeggeri di turno su di una nave, o su di una motovedetta della nostra Marina Militare. Da questo, a voler morti in mare, ce ne corre. È sacrosanto soccorrere chi in mare è in difficoltà, meno lo è mettere in mare imbarcazioni fatte apposta per sgonfiarsi dopo poco. Né è obbligatorio accogliere chi questo viaggio ha voluto intraprendere, dopo averlo ‘salvato’. I centri di raccolta libici li conosciamo: fanno parte del gioco, e non dobbiamo meravigliarci se i migranti che arrivano da noi hanno segni fisici che fanno pensare a torture. Né dobbiamo dar seguito all’accordo che Matteo Renzi aveva fatto con l’UE, per cui, a fronte di uno sforamento che gli consentì la mancetta elettorale di 80 euro – prontamente ritirata – promise lo sbarco di tutti i migranti in porti italiani. Alla fine, chi è che foraggia le navi ONG? È mai possibile che, sic stantibus rebus, le stesse navi non abbiano contatti e connivenza con gli scafisti – i quali, a quanto pare trasportano anche merce clandestina, come armi e droga? E chi è dietro a tutte queste operazioni? Pare che le navi ONG siano finanziate dalle fondazioni di George Soros, almeno da una, denominata ‘Open’ – come una di quelle di Renzi. Allora, senza essere complottisti, ma realisti, ci rendiamo conto di chi vuole mettere in imbarazzo il governo e il popolo italiani, con una specie di invasione africana. Dalla quale abbiamo ricevuto un bel regalo, come la mafia nigeriana – come se già non ne avessimo abbastanza di quelle autoctone: mafia, camorra ‘ndrangheta, Sacra Corona Unita, e, poco conosciuta, La Rosa. A cui possiamo aggiungere la Yakuza – mafia giapponese – e la Triade, quella cinese. Passati i bei tempi in cui ogni atto criminoso si poteva attribuire al Marsigliesi, oggi evocarli vuol dire fare del romanticismo. Pare, da una intervista mascherata, che in barcone arrivino anche ‘chirurghi nigeriani’, che si occuperebbero di espiantare organi – fegato, reni, cuore ai malcapitati, anche spariti dopo essere giunti col gommone – e di magari reimpiantarli ai clienti che quell’organo hanno prenotato, cinquemila euro per un rene. Sembra fantascienza. Di certo c’è che la nuova mafia, quella nigeriana, è la più spietata,e che fa commercio di organi, smembrando poi i cadaveri e disperdendone i pezzi. Il che spiegherebbe l’omicidio di Pamela Mastropietro, uccisa e ritrovata in due valige lasciate in campagna, al cui cadavere pare che mancassero degli organi, come riferito da chi ha eseguito l’autopsia. Omicidio per cui è stato arrestato il nigeriano Innocent Osegale, il quale si difende dicendo che la ragazza è morta per droga e che lui ha soltanto voluto evitare d’essere incolpato. Ma purtroppo per lui, il cadavere di Pamela è stato smembrato da chi sapeva come fare, non da un dilettante. Si può ipotizzare l’intervento di una seconda o terza persona che si è occupata di espiantare gli organi con mano esperta, sezionare il cadavere e metterlo in due valigie. Così la storia non è più fantascienza, ma diventa sempre più realistica, e la premeditazione la volontarietà dell’omicidio appaiono in tutta la loro evidenza. Concludendo: i veri razzisti sono quelli che accusano di razzismo Salvini e chi lo sostiene: è una mossa fatta ad arte per suscitare odio contro chi è al governo. Pretendere di sapere e di selezionare chi deve entrare in casa nostra è un diritto. È un dovere proteggere i nostri confini e i nostri cittadini contro un’immigrazione selvaggia e incontrollata. Non è un dovere accogliere chiunque in maniera irregolare e senza alcun controllo. Non tutti quelli che arrivano hanno diritto di rimanere in Italia, secondo la Convenzione di Ginevra del 1951 (rifugiati politici o perseguitati per qualsiasi motivo), protezione sussidiaria (quando si teme che la persona, in caso di rientro in patria, possa essere in pericolo di vita), protezione umanitaria (quando la persona, pur non rientrando nelle categorie precedenti, viene giudicato soggetto a rischio per motivi di carattere umanitario). Vanno quindi respinti, secondo i trattati internazionali i cosiddetti ‘migranti economici’, a cui ignobilmente si vogliono assimilare i nostri emigranti che dall’800 in poi hanno affollato le navi per gli USA. Ben altra era la selezione, ben altre le condizioni, ben altre le accoglienze e i respingimenti. E a volte poteva accadere che le famiglie fossero separate, qualcuno che poteva rimanere in America, e qualcun altro che doveva tornare in patria.

Roberto Ragone

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Politica italiana, gonfia di chat e pregna di shit

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Duemila e quattrocento anni circa, già prima che si affacciassero sulle reti tv i vari politologi, opinion leader ed analisti vari di politica, molto autorevolmente, Aristotele dedicò un’opera in otto libri, fornendo un’analisi dell’organizzazione e dell’amministrazione della cosa pubblica.

Anche Platone, precedendo i politici di oggi di altrettanti 2400 anni, sognava una città ideale e nella sua Repubblica ne tratteggiava tre classi organizzate su imitazione dell’anima e governate da un gruppo di sovrani filosofi.
Il format politico di Platone lo avvicina più di chiunque altro modello alle necessità attuali, volendo sanare un paese malato.

La Lega di Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, nella Repubblica di Platone si troverebbero a loro agio. A Luigi Di Maio e al suo M5s calzerebbe benissimo la politica di Aristotele, calma e attendista, con una debita autonomia da tutto quello che rappresenta la filosofia.

Si dice che la politica sia l’arte e la scienza del governare

Nel nostro paese, cosa fenomenale, tutti si sentono abilitati, non solo nel dare giudizi ma anche a pontificare sull’arte e sulla scienza della politica. Ne consegue che, specialmente durante gli intrattenimenti televisivi, orchestrati dalle solite mezze buste, anziché di vera politica si assista a tante chat e molto shit.

Chi pensava che i partiti determinassero la politica del paese, deve ricredersi. Nelle ultime europee, di liste di partiti e partitini se ne sono presentati 47. Sarebbe molto interessante, magari lo faremo la prossima volta, analizzare il costo dei rimborsi elettorali. Rimandiamo l’argomento e procediamo con il chat e shit dei messaggi che vanno in onda per non perdere il filo.

Sta davanti agli occhi di tutti la disgregazione del sistema Paese

Si dissolvono i partiti tradizionali e sparisce ideologia, la classica destra e quella sinistra. E’ dissolto il partito democratico e si è ridotto a lumicino il partito glorioso di Berlusconi Forza Italia. Fa molto trendy e chic dichiararsi pro Europa, più Europa. Rispondono gli avversari politici: più Italia, Italia first. Seguono le contrapposizioni: Sovranisti contro quelli pro Ancien Régime.

Nascono a questo punto gli hashtag: #Sovranistabrutto #AncienRégimebello

Scatta l’allarme e parte la Corazzata Potemkin. Dai monitor dei vari Palazzi-Venezia televisivi si leggono dichiarazioni di ostilità e annunci di avversità contro lo iettatore del momento.

Zingaretti non è Aristotele nemmeno Platone e tantomeno Carlo Calenda La Bonino non è Mahatma Ghandi e Matteo Renzi non è Lady Thatcher. Non si immaginerebbe mai la Boldrini come laura, la pianta sacra ad Apollo, dio della poesia e nemmeno si riesce a pensarla come Laura, l’amore inappagato e tormentato, attraverso cui il Petrarca esplorava i suoi conflitti interiori. Ma bando alle divagazioni e parliamo di cose serie.

Nonostante tutto ciò, tutti si sentono autorizzati a pontificare e annunciare agli italiani che la fine del mondo sia vicina.

Chat e tanto shit straripa dalla cloaca maxima di alcuni reti tv, affollate da tecnici, analisti, economisti e politologi, tutti ansiosi di spiegare l’agonia del Belpaese, facendo prognosi e diagnosi, raccomandando terapie, sentendosi tutti dei Carlo Magno, tutti restauratori dell’antico sistema dell’impero romano.

Fuori, lontano dalle reti tv scoppia il bubbone “Giustizia”. Tanto va al lardo il pm di Roma Luca Palamara, scuotendo un gruppo di potere che manipolava le decisioni del CSM, che rischia di lasciare lo zampino, spargendo veleni, sgomento e discredito nelle procure, magistratura e nell’amministrazione della Giustizia in genere.

Non si può dire che il fenomeno Palamara sia un fulmine a ciel sereno

Il cielo già mandava segnali premonitori e nel 1994, oltre ai lampi che serpeggiavano negli ambienti politici, cadevano anche lingue di fuoco, fulminando ed incenerendo più che un politico ed un intero partito.
Nel lontano 29 Aprile 1993, il compianto Bettino Craxi, nel suo ultimo discorso alla Camera, e non a caso, ebbe a dire : “ Come già ho sottolineato, nella realtà politica e partitica si era diffusa e radicata l’esistenza di “clan” e di correnti, entro le quali si erano venute stabilendo solidarietà ed interessi che molto spesso andavano al di là dei legami con l’entità Partito anche se si mantenevano e si muovevano all’interno ed entro le istituzioni”.

Sgretolava il sistema Paese allora e sgretola tutt’ora. Il chat e shit straripa ovunque ed, ahinoi, del clero secolarizzato con le sue uscite improvvide sta disperdendo il gregge. Anziché il Vangelo spesso brandiscono la clava, lasciandosi governare l’anima dalla passione politica anziché da quella autentica evangelica.

Le invettive di Don Aldo, richiamando figure retoriche, memorie nefaste di Adolf Hitler attribuendoli con cattivo gusto a personaggi attuali, oppure quelle del capo della Caritas di Como, augurando ad un “fratello” di essere cacciato dalla società, non rappresentano in alcun modo il sentire cristiano.

Ci si augura che questi personaggi, non solo loro ma tutti quelli come loro in giro per l’Italia, vengano richiamati alle loro responsabilità. Da noi cristiani ci si aspetta un messaggio di pace, d’amore e di misericordia.
La gente protesta contro questa contaminazione di chat e shit nel quotidiano che sta rodendo il tessuto sociale del Belpaese, e pretende che la politica possa ritrovare la capacità ed il coraggio di imporsi sul degrado imperante.

La politica non è ne chat e tanto meno shit. Essa è arte e cultura del legislatore, arte oratoria per i principi del foro; è la scienza di una sacra ed imparziale Giustizia; è saggezza amministrativa per il buon governo della cosa pubblica, PERO’, la politica è anche una cellula tumorale e se non tenuta a bada può sfuggire dal suo alveo naturale, rischiando di diffondere le metastasi nella società. Non è mai troppo tardi, l’importante fermarsi in tempo.

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Magistratura: perchè così spesso gli sforzi delle Forze dell’Ordine vengono vanificati?

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Abbiamo preso alla rinfusa dal web alcuni trafiletti recenti, pubblicati da vari giornali. Ce ne sarebbero tanti altri, ma non abbiamo voluto annoiare il lettore:

10 maggio 2019– Triggiano (BA) – Extracomunitario sorpreso dal capotreno senza biglietto aggredisce a calci e pugni lui e due agenti in borghese di rinforzo che viaggiavano sullo stesso treno delle Ferrovie del Sud Est. Fuggito.

21 aprile 2019– Torino – uno straniero gridando ‘Allah Akbar’ ha aggredito due poliziotti colpendoli con una spranga di ferro. Fermato.
8 maggio 2019– Salerno – 51enne marocchino ubriaco, già noto alle forze dell’ordine e già in possesso di decreto di espulsione, aggredisce un poliziotto durante un controllo. Arrestato.

8 maggio 2019 – Foggia – Egiziano 21enne privo di biglietto sul Frecciargento 8302 Lecce-Roma aggredisce capotreno e poliziotti. Arrestato.
21 maggio 2019 – Torino – 23enne nigeriano pregiudicato durante un controllo aggredisce i poliziotti e stacca con un morso una falange ad uno di essi. Arrestato.

31 maggio 2019 – Reggio Emilia – Straniero fermato per controllo aggredisce due agenti della Municipale, uno dei quali si difende con la poltroncina di un vicino bar, riuscendo poi ad ammanettarlo.

6 giugno 2019 – Roma – Ospedale Umberto 1^. Nigeriano picchia senza motivo un portantino e fugge. Ricercato. Precedentemente, durante un trasferimento ad un centro di espulsione per essere rimpatriato, aveva aggredito i carabinieri che lo accompagnavano. Giudicato per direttissima, il giudice non aveva emesso alcun provvedimento di custodia cautelare. Fuggito.

5 giugno 2019 – Casal di Principe (CE). Nigeriano 24enne aggredisce i carabinieri dopo aver molestato alcune minorenni. Arrestato.
18 maggio 2019 – Siracusa – detenuto straniero aggredisce ispettore della Polizia Penitenziaria nel carcere di Augusta.

6 giugno 2019 – Torino. Gabonese 35enne accusato di stupro salta dalla finestra al primo piano della polizia e fugge.

Sono solo alcuni dei casi quotidiani di cronaca che sempre più spesso si verificano da noi, da quando l’invasione scellerata e purchessia è stata approvata e incentivata da Renzi, ai tempi del suo governo. Tanti passano sotto silenzio da parte dei giornali, tanti non sono denunziati. Come tanti stupri da parte di ‘migranti’ non fanno più notizia, né le donne li denunziano, stante la situazione della nostra giustizia.

Una giustizia che fa acqua da tutte le parti, al punto di mettere in dubbio l’opportunità della tanto sbandierata autonomia della Magistratura

Dare cinque anni per l’omicidio di Marco Vannini, per esempio – stranieri a parte – è davvero contrario a tutte le regole del comune sentire. Come contrario al comune sentire è accorgersi che gli arresti e le fatiche di Polizia e Carabinieri sono vanificati da alcune risoluzioni che pur condannando l’imputato, lo rimettono in libertà. Quando addirittura lo liberano senza alcuna sanzione.

Addirittura pare che quando lo stupro è di un musulmano, o comunque di un extracomunitario, il giudizio sia più mite

Poverini, da loro si fa così, e si sa che quando si cambia nazione si ha piacere di ricordare la patria attraverso le proprie tradizioni. E poi nessuno glielo ha detto che in Italia non esiste lo stupro libero. Non ancora. Ma dai e dai, se ci impegniamo può darsi che ci arriviamo, come alla ‘maria’ venduta dal tabaccaio. Si parla tanto di percezione sbagliata della mancanza di sicurezza, ma, eccolo là, tutte queste micro-notizie ci fanno sentire meno sicuri. Soprattutto minano il nostro concetto di giustizia e di onestà. Chiedete a chiunque per strada – come fanno alcuni giornalisti tv – e vi dirà proprio quello che è sotto gli occhi di tutti: in Italia non c’è la certezza della pena.

Fra indulti, aministie, permessi premio, libertà vigilata, obbligo di soggiorno, sconti di pena e riti abbreviati, il più incallito dei delinquenti dopo pochi anni può tornare in libertà, libero, stavolta, di tornare a delinquere. Come liberi di fare ciò che gli pare sono gli ‘scuri di pelle’ africani che hanno invaso la nostra nazione, a fronte di una politica dissennata di accoglienza tout-court, nel nome di princìpi cristiani che sono solo una facciata buonista. Mettere riparo a questa situazione è oggi praticamente impossibile.

Bisognerebbe che i giudici interpretassero un po’ di meno le leggi, e guardassero un po’ di più il compito a cui sono preposti, cioè quello di tutelare il cittadino attraverso l’applicazione della legge, e non la sua interpretazione a volte ‘ideologica’.

Non si capisce perché il pensionato che infila una busta di prosciutto sotto la giacca al supemercato debba essere sanzionato, e un immigrato di colore che aggredisce, stupra, spaccia e aggredisce, invece no.

Almeno non sempre. La nostra percezione di sicurezza aumenterà quando i delinquenti saranno giudicati in proporzione al loro reato, e sconteranno per intero la pena, specialmente quelli il cui unico mestiere nella vita è violare la legge. Saremo più tranquilli quando polizia e carabinieri potranno davvero avere in mano il controllo del territorio a cui sono destinati, in modo non solo di intervenire rapidamente, ma di prevenire il verificarsi di furti e aggressioni notturne in casa.

I decreti di espulsione, per chi non l’avesse capito, sono acqua fresca. Ciascuno dei ‘già noti alle Forze dell’Ordine’ ne ha in tasca almeno uno, e non dovrebbe essere sul suolo italiano.

Con l’episodio della notte scorsa, a Ivrea, dove un tabaccaio 65enne, dopo aver subito sette tra furti e rapine dal 2014, ha sparato uccidendo un ladro moldavo (incensurato, precisa il tiggì, ma è importante? Se rubi rubi) alle tre di notte, tutta la nazione seguirà l’andamento di questo primo caso di ‘nuova’ legittima difesa.

Ci saranno, come al solito, gli schieramenti: da una parte quelli che tifano per un cittadino che legittimamente ha esercitato il suo diritto a non subire l’ennesima rapina. Dall’altra il fronte buonista contro le armi e contro chi si difende, extrema ratio, con una pistola. Tutto sta ai giudici, come al solito, i quali dovranno giudicare lo stato di ‘profondo turbamento’ dell’aggredito. Si profila una battaglia medica fra periti.

Ma visto che i togati sono propensi, in alcuni casi, a valutare la capacità o meno di giudizio in circostanze estreme, la bilancia della giustizia dovrebbe pendere a favore del tabaccaio. A meno che non intervengano altri fattori, come ad esempio il non voler creare un precedente che, secondo i soliti, potrebbe spingere a sparare anche chi non è nel diritto di farlo. E se il tabaccaio venisse assolto, si leverebbero alti lai dai banchi della solita sinistra. A questo proposito ci conforta l’episodio che si è verificato a Milano, nel quale un tale G. O., dopo essere stato già processato per reati di violenza e sequestro di persona ai danni di quattro donne, era stato rimesso in libertà dal giudice, perché giudicato ‘incapace di intendere e volere’. Il giudice, quindi, aveva valutato, a favore dell’imputato, lo stato psichico in cui lo stesso si trovava al momento del crimine. Il G. O., purtroppo, dimostrandosi poco degno di tanta fiducia, ha ripetuto ciò che lui riteneva giusto, cioè sequestrare per quattro giorni la sua fidanzata in appartamento cittadino e sottoporla a numerose e reiterate sevizie, minacciandola anche di morte. Al punto che la poverina, nuda, dopo essere stata costretta ad immergersi in una vasca piena di acqua gelata, pur di sottrarsi al torturatore, ha cercato di fuggire dalla finestra del bagno al secondo piano, cadendo e procurandosi numerose ferite e fratture. L’uomo è stato arrestato.

Vedremo se si ripeterà il teatrino. E vedremo anche se il giudice concederà al tabaccaio di Ivrea lo stato di ‘profondo turbamento’. Due pesi e due misure? Speriamo di no, e comunque, nel caso ciò si verificasse, niente paura: ci siamo abituati.

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Giustizia a orologeria, da Agrigento a Roma (Santa Croce) passando per Padova: la morale on demand

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Quante volte si è sentito parlare di giustizia ad orologeria!  Ogni volta si è voluto sottintendere la manipolazione politica dell’avviso di garanzia. Questi giorni, a parere di chi scrive, è la morale che sta subendo l’uso on demand.

Non sfugge un certo parallelismo tra l’audace ed irresponsabile iniziativa dell’elemosiniere del Papa Cardinale Krajewski e l’insubordinazione del procuratore di Agrigento , dottore Patronaggio. Sia l’uno che l’altro hanno trasgredito la legge, commettendo un illecito e tutti e due giustificano la loro disobbedienza sostenendo di avere agito essendo mossi da scopi umanitari, magari uno si appoggia a una morale laica e l’altro a una morale religiosa.

Oramai è conosciutissima l’exploit del cardinale elemosiniere che domenica 12 maggio, irrompendo nel palazzo a Santa Croce a Roma, occupato da abusivi, allora al buio perché morosi per non avere pagato le bollette dell’Acea ammontanti ad euro 319 mila, rompe i sigilli, sblocca il contatore e ridona la luce ai morosi.

Simile bravata l’ha compiuta il procuratore Patronaggio, stesso funzionario che incriminò Salvini per sequestro di persona nell’affaire  “Diciotto”. Questa volta il  procuratore ha fatto salire la guardia di finanza a bordo della Sea Watch, la nave con 47 clandestini, apparentemente un’operazione per eseguire il sequestro preventivo però oramai non è più un mistero, per Patronaggio questo è solo un modo per fare sbarcare i clandestini, cosa che ha fatto poi regolarmente. Il procuratore non l’ha detto, ma si sa, ha agito perché mosso da un senso di pietà verso quella gente sofferente che fugge da fame, guerra, pestilenze e siccità, e lo vogliamo dire, abbandonati dalle istituzioni internazionali.

Ben altre storie succedono a Padova e sembra che nessuno si commuova, nessuno si muove da sensi di pietà

A Padova, sembra, non ci sia alcuna morale che tenga. E’ successo lo scorso mese di gennaio. Una povera vecchietta con il minimo della pensione avendo fame, la 75enne non ha resistito alla tentazione e entrando in un supermercato di Padova,  ha cercato, molto ingenuamente, di svignarsela senza pagare, portando via una scatoletta di formaggio spalmabile ed una bottiglia d’olio. E’ stata trattenuta per due ore in una stanza al freddo e denunciata. Ora rischia di essere processata.

Sempre a Padova, già nel marzo del 2018 era successo  un fatto simile. Un poveretto in preda alla disperazione avendo rubato dal supermercato Prix di Ponte di Brenta delle scatolette di tonno. I gestori del negozio avevano allertato la polizia che era intervenuta immediatamente.

Volendo, si possono raccontare tanti piccoli fatterelli come quelli della vecchietta e del poverello.

L’anziana 75enne di Padova, avendo fame , per avere commesso l’illecito,non ha trovato alcuna misericordia e ora  rischia di essere processata.  Per il poverello, anch’esso avendo commesso l’illecito fu chiamata la polizia senza alcuna pietà. 

Per i clandestini abusivi si è fatto avanti l’elemosiniere del Papa, pur commettendo un illecito, lo vogliono perdonare perché si dice abbia agito in ragione di carità cristiana.

Il procuratore Patronaggio avendo commesso anche lui  un illecito , vuole giustificare la sua insubordinazione adducendola a fini umanitari.

Tre casi e tre morali diverse

La gente chiede chiarezza perché ha sempre creduto che la morale è verità, la morale è giusta, la morale è ordine. La morale è un concetto troppo nobile ed alto , andrebbe trattata con cura e tenuta al di sopra a fazioni politiche.. Ciò gioverebbe alla società civile, a quella religiosa e a tutta la classe politica.

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