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Editoriali

Guerra civile, mafia nigeriana, sbarchi senza controllo… povera Italia!

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In Italia è in corso una guerra civile, ma nessuno lo dice. La scintilla che ha dato fuoco alle polveri è scoccata nel momento in cui Salvini e Di Maio hanno trovato un accordo per mettere insieme una coalizione di governo, la cui guida hanno affidato – con scelta esemplarmente saggia e azzeccata – al professor Giuseppe Conte, che si sta rivelando uomo di grande saggezza, capacità ed equilibrio, al di sopra di tutti i politici che si sono succeduti durante i quattro governi non eletti – ma calati dall’alto da un compiacente Napolitano – che hanno in maniera fallimentare guidato allo sfascio le sorti della nostra bella Italia. O a dir così s’è tacciati – horribile dictu! – di populismo, o peggio di sovranismo? Una volta l’accusa che la gente con il pugno alzato, quella di ‘Bella ciao’ – che critica tanto il trascorso e mai più ripetibile ventennio, Deo gratias – che invece adotta gli stessi sistemi ‘squadristici’, era di ‘qualunquismo’, quel movimento che nelle vene probabilmente voleva essere pro cittadini: cioè senza destra o sinistra, ma solo ‘dell’uomo qualunque’, quello che oggi ci rimette regolarmente le penne.

Sempre più chiaro che l’Italia è spaccata in due

Da una parte, con la bava alla bocca, la sinistra o presunta tale – tacciata di destrismo da Di Battista: in effetti si sta diventando politicamente strabici, anche per chi soltanto voglia capirci qualcosa – e dall’altra i due vicepresidenti del Consiglio; i quali, proprio perché la loro visione non è sinottica, alla fine trovano, nel nome dei cinque anni di legislatura e della realizzazione del programma, sempre un accordo. Il che è segno di equilibrio nonostante tutto. Infatti ‘in medio stat virtus’, se vogliamo dirla con i nostri progenitori. Fatto sta che più passa il tempo, e più l’assedio al forte Apache si fa violento, portato non da una parte sola, ma da attacchi concentrici. Landini, per dirne una, il quale, giunto finalmente dove la sua ambizione lo aveva diretto da lustri, non ha perso occasione per vestirsi da capopopolo, giusto per coagulare, sotto lo sguardo compiaciuto della Camusso, gli scontenti che non mancano mai in nessuna categoria. Berlusconi, che, a sentir lui, recita novene per pregare che questo governo cada, magari abbattuto a forza di preghiere e di intenzioni velleitarie. Salvo poi, durante uno dei tanti convegni, a giocarsi la faccia raccontando le sue prodezze sessuali. Pare infatti che abbia narrato – ma quelle che si narrano sono le favole – che “Una volta ne facevo sei o sette, ma sto invecchiando perché adesso dopo la terza mi addormento”. Una favola non creata per bambini, ma in ogni caso decisamente di cattivo gusto, da umorismo che neanche in seconda media. Facendoci ricordare che questo personaggio ha collezionato le più grosse grezze in campo internazionale che l’Italia possa annoverare. E facendoci capire chiaramente quale potrebbe essere il suo contributo alla gestione della cosa pubblica, olgettine permettendo. Seguono in fila per tre con il resto di due: Martina, Minniti, Migliore, Romano, perfino il presidente della regione Campania De Luca, su di una tv privata. E per carità cristiana risparmiamo tutte le signore del PD, ospiti a turno di trasmissioni ‘eversive’ come Agorà, al mattino su Rai Tre, tralasciando per brevità tutti quelli che, a turno, si affacciano a quel palcoscenico mediatico per avere centoventi secondi di visibilità. Dimenticavamo – non per poca memoria, ma perché la loro presenza sulla scena politica è, nonostante a loro sia dedicato altrettanta attenzione quanto ad un partito vero, del tutto insignificante – LEU, Liberi (da che?) e Uguali (a che cosa?), il partito di “+ Europa”, con l’abortista storica e recidiva Bonino, amica di Soros, sempre in evidenza. Gli attacchi sono condotti con menzogne demagogiche, che il grosso pubblico, in altre faccende affaccendato, cioè il quotidiano, non ha tempo e modo di verificare. Né ci dovrebbe essere, nelle intenzioni del ‘nemico’, il tempo di constatare gli effetti positivi, o negativi tanto sbandierati, delle misure adottate per portare finalmente l’Italia fuori della grossa zampa recessiva conseguente all’austerità voluta dai ‘poteri forti’, e imposta dall’Europa e dalla Merkel alla nostra nazione, come, con effetti disastrosi, alla Grecia. Particolari ‘attenzioni’ ricevono i ministri come Savona, accusati di voler portare l’Italia fuori dalla UE. Delle intenzioni europee abbiamo avuto un campione nella recente storia, quando Giuseppe Conte è andato a discutere con Moscovici e Co. Il messaggio era chiaro: se volete sopravvivere, dovete adeguarvi al passo. Mentre chi non si adegua al passo è Macron, che è libero di sforare fino al 3,50% e oltre, se capita. Ma, come ha detto Junker, “La France c’est la France.” Il che non significa nulla, ma fa capire tutto, essendo Macron proveniente da Goldman Sachs… Il parafulmine, comunque, di tutte le attenzioni, è Matteo Salvini, dipinto velatamente da Mattarella, come ‘il male assoluto’. Soprattutto oggi, giorno della memoria delle atrocità naziste nei campi di sterminio, durante le cui manifestazioni si vuol fare intendere che l’Italia ha preso una deriva fascista e che ciò che è accaduto dal 1938 in poi potrebbe ripetersi – anzi certamente si ripeterà. Fomentando quella politica della paura che la sinistra imputa all’attuale governo. Il quale governo, è bene ricordarlo, – perché qualcuno se ne dimentica – è stato democraticamente eletto dai cittadini, con regolari consultazioni; e tutti quelli che lo vogliono abbattere non hanno alcun rispetto per il popolo costituzionalmente sovrano che lo ha eletto. La fola in circolazione, a proposito delle promesse non mantenute, è, appunto, una fola, una favola, una bugia. Nessuno ha la bacchetta magica – e il governo Renzi ce lo ha dimostrato, a proposito di favole – e per realizzare qualsiasi riforma ci vuol tempo. Non è un anno che questo governo si è insediato, e chi lo contesta su certe basi ha due possibili denominazioni: poco intelligente – per usare un eufemismo – o in malafede. Ma noi sappiamo che certe persone sono malignamente intelligenti e calcolatrici, e che, anzi, scommettono sulla poca intelligenza degli elettori: ma noi speriamo che l’Italiano vero – quello di Toto Cutugno, fiero di esserlo – apra gli occhi, andando al di là della disinformazione televisiva. Insomma, in questi giorni l’attacco frontale più minaccioso è a proposito della nave Sea Watch al largo della Sicilia con 47 migranti a bordo. Molti dei quali sarebbero – ma controllare l’esatta età e nazionalità di queste persone è sempre un’alea – minorenni ‘non accompagnati’. Ora, chiunque ascolti questa definizione si figura bambini di dieci/dodici anni piangenti e con il moccio al naso, tristi perché separati dalla mamma, e affamati. Bene, non è così. I ‘minorenni non accompagnati’ sono giovanotti di diciassette anni, quindi minorenni solo per poco ancora, e solo per legge, assimilabili ad un qualunque maggiorenne – visto che in quei climi caldi si matura più in fretta. Mandati dalla famiglia che ha raccolto i 3000 dollari necessari al passaggio in barcone – quindi con certe capacità economiche – che vengono alla ventura in Europa, o in Italia, dove sono accolti e muniti di carta di credito prepagata dell’UNHCR, oltre che di una diaria che altro che il reddito di cittadinanza! Posto che chi li ha finanziati sia stata la famiglia. Con l’ombra di Soros sullo sfondo. Vi siete chiesti mai chi finanzia le navi ‘umanitarie’ che scorrazzano per il Mediterraneo come pattini in spiaggia? Noi sappiamo, ad esempio, che un peschereccio di famiglia, per affrontare una giornata di pesca spende circa 600 euro solo di carburante – cifra probabilmente non più attuale. Ogni giorno quindi di navigazione dalle coste libiche – entro le cinquanta miglia – fino ad un porto italiano, possiamo ipotizzare che costi attorno ai mille euro, o giù di lì. Aggiungiamo le provviste di cibo, di acqua e quant’altro è necessario – oltre la paga – ad una navigazione ‘da corsa’, e ci rendiamo conto che dietro la Sea Watch e le sue compagne ci sono capitali importanti, che hanno interesse a che nel Mediterraneo ci sia sempre qualcuno che possa ‘salvare’ i naufraghi prodotti artificialmente da trafficanti che mettono in acqua non più barconi fatiscenti – le riserve sono finite – ma gommoni a scadenza, cioè che si sfasceranno dopo qualche ora, e che, pur avendo un motore – insufficiente a raggiungere una qualsiasi costa europea, – non hanno carburante di riserva. Non sono quindi salvataggi, quelli delle navi cosiddette ‘umanitarie’, ma passaggi organizzati per raggiungere le coste europee: cioè, esattamente ciò per cui i passeggeri hanno pagato. Nessuno vuole ancora morti in mare: quelli fanno comodo soltanto ai trafficanti e a chi li foraggia, in modo da costringere chiunque a trasbordare i passeggeri di turno su di una nave, o su di una motovedetta della nostra Marina Militare. Da questo, a voler morti in mare, ce ne corre. È sacrosanto soccorrere chi in mare è in difficoltà, meno lo è mettere in mare imbarcazioni fatte apposta per sgonfiarsi dopo poco. Né è obbligatorio accogliere chi questo viaggio ha voluto intraprendere, dopo averlo ‘salvato’. I centri di raccolta libici li conosciamo: fanno parte del gioco, e non dobbiamo meravigliarci se i migranti che arrivano da noi hanno segni fisici che fanno pensare a torture. Né dobbiamo dar seguito all’accordo che Matteo Renzi aveva fatto con l’UE, per cui, a fronte di uno sforamento che gli consentì la mancetta elettorale di 80 euro – prontamente ritirata – promise lo sbarco di tutti i migranti in porti italiani. Alla fine, chi è che foraggia le navi ONG? È mai possibile che, sic stantibus rebus, le stesse navi non abbiano contatti e connivenza con gli scafisti – i quali, a quanto pare trasportano anche merce clandestina, come armi e droga? E chi è dietro a tutte queste operazioni? Pare che le navi ONG siano finanziate dalle fondazioni di George Soros, almeno da una, denominata ‘Open’ – come una di quelle di Renzi. Allora, senza essere complottisti, ma realisti, ci rendiamo conto di chi vuole mettere in imbarazzo il governo e il popolo italiani, con una specie di invasione africana. Dalla quale abbiamo ricevuto un bel regalo, come la mafia nigeriana – come se già non ne avessimo abbastanza di quelle autoctone: mafia, camorra ‘ndrangheta, Sacra Corona Unita, e, poco conosciuta, La Rosa. A cui possiamo aggiungere la Yakuza – mafia giapponese – e la Triade, quella cinese. Passati i bei tempi in cui ogni atto criminoso si poteva attribuire al Marsigliesi, oggi evocarli vuol dire fare del romanticismo. Pare, da una intervista mascherata, che in barcone arrivino anche ‘chirurghi nigeriani’, che si occuperebbero di espiantare organi – fegato, reni, cuore ai malcapitati, anche spariti dopo essere giunti col gommone – e di magari reimpiantarli ai clienti che quell’organo hanno prenotato, cinquemila euro per un rene. Sembra fantascienza. Di certo c’è che la nuova mafia, quella nigeriana, è la più spietata,e che fa commercio di organi, smembrando poi i cadaveri e disperdendone i pezzi. Il che spiegherebbe l’omicidio di Pamela Mastropietro, uccisa e ritrovata in due valige lasciate in campagna, al cui cadavere pare che mancassero degli organi, come riferito da chi ha eseguito l’autopsia. Omicidio per cui è stato arrestato il nigeriano Innocent Osegale, il quale si difende dicendo che la ragazza è morta per droga e che lui ha soltanto voluto evitare d’essere incolpato. Ma purtroppo per lui, il cadavere di Pamela è stato smembrato da chi sapeva come fare, non da un dilettante. Si può ipotizzare l’intervento di una seconda o terza persona che si è occupata di espiantare gli organi con mano esperta, sezionare il cadavere e metterlo in due valigie. Così la storia non è più fantascienza, ma diventa sempre più realistica, e la premeditazione la volontarietà dell’omicidio appaiono in tutta la loro evidenza. Concludendo: i veri razzisti sono quelli che accusano di razzismo Salvini e chi lo sostiene: è una mossa fatta ad arte per suscitare odio contro chi è al governo. Pretendere di sapere e di selezionare chi deve entrare in casa nostra è un diritto. È un dovere proteggere i nostri confini e i nostri cittadini contro un’immigrazione selvaggia e incontrollata. Non è un dovere accogliere chiunque in maniera irregolare e senza alcun controllo. Non tutti quelli che arrivano hanno diritto di rimanere in Italia, secondo la Convenzione di Ginevra del 1951 (rifugiati politici o perseguitati per qualsiasi motivo), protezione sussidiaria (quando si teme che la persona, in caso di rientro in patria, possa essere in pericolo di vita), protezione umanitaria (quando la persona, pur non rientrando nelle categorie precedenti, viene giudicato soggetto a rischio per motivi di carattere umanitario). Vanno quindi respinti, secondo i trattati internazionali i cosiddetti ‘migranti economici’, a cui ignobilmente si vogliono assimilare i nostri emigranti che dall’800 in poi hanno affollato le navi per gli USA. Ben altra era la selezione, ben altre le condizioni, ben altre le accoglienze e i respingimenti. E a volte poteva accadere che le famiglie fossero separate, qualcuno che poteva rimanere in America, e qualcun altro che doveva tornare in patria.

Roberto Ragone

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Tutti contro Salvini: dalla carità pelosa dei buonisti politically correct al sorridente e demagogico Giggino

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Ormai dovremmo sapere quale Italia vogliamo. Il messaggio è arrivato forte e chiaro dalle ultime elezioni europee, e questo ha spaventato qualcuno, anzi, molti, legati ad un carrettino che è fatto di convenienza politica ed economica, e non di amore per la nostra Nazione.

La vittoria della Lega, e in particolare di Matteo Salvini, alle ultime elezioni europee, è il segnale che qualcosa è cambiato nella coscienza dei cittadini. Ancor più se questo viene visto come un voto di protesta. Un tale voto non va mai sottovalutato, né, come di solito, squalificato, perché se la gente protesta, vuol dire che qualcosa non va, che il disagio è diffuso, e che si vorrebbe cambiare una situazione poco gradita ai più. Il cavallo di battaglia della Lega – leggi Salvini – è stato, ed è senz’altro, la riduzione dello sbarco di gente più o meno disperata che approda in Italia da Lampedusa o da porti vicini, come ‘porti sicuri’, in cerca di una soluzione alla propria condizione di non agiatezza.

A questo punto, dopo anni di accoglienza, propiziata e programmata da Matteo Renzi, in cambio di uno sforamento economico che gli consentisse l’elemosina di 80 euro elettorali (per cui ebbe a dire che “80 euro sono pochi per chi ne ha tanti, ma tanti per chi ne ha pochi”, concetto presuntuosamente offensivo del ricco verso il povero, a cui si mette in mano la monetina, meglio se di rame) gli Italiani si sono stufati di essere ‘invasi’ da ospiti poco graditi, specialmente quando creano disordine e minacciano la proprietà e l’integrità della ‘gente comune’ – definizione che ci consente di distinguerci dalla gente ‘non comune’, come quella che appartiene alla Casta.

Come diceva qualcuno tempo fa, “Non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani”. Parafrasando, potremmo dire che “Non tutti i migranti sono delinquenti, ma ‘quasi’ tutti i delinquenti sono migranti”. Il quasi è doveroso, considerando il nostro background abituale di delinquenza endemica e fisiologica.

Con i barconi abbiamo importato una tipologia di reati che da noi erano praticamente spariti, come quelli che più fanno male all’uomo della strada. In più, s’è consolidata una categoria di stranieri che sempre più aggrediscono a scopo preventivamente intimidatorio – e in genere impunemente – gli appartenenti alle nostre Forza dell’Ordine, senza che questi possano adeguatamente difendersi. Prepotenti che pretendono di viaggiare gratis sui nostri mezzi pubblici e si ribellano a qualsivoglia forma di regola. Ci auguriamo che quanto prima siano distribuiti i Taser, o Pistole Elettriche, visto che quelle vere servono solo di decorazione.

Abbiamo importato anche un’altra mafia – come se non ne avessimo già abbastanza delle nostre – quella nigeriana, la più crudele. Quella che uccide le persone per prelevarne gli organi, affidati per l’espianto e la conservazione ad un ‘medico del deserto’, e rivenderli sul mercato internazionale. Quella che ha ucciso la piccola Daniela Mastropietro, a Macerata, e fatto a pezzi il suo corpo ancora vivo – secondo i riscontri autoptici – non prima di averne prelevato ciò che avrebbe dato un guadagno ai suoi assassini. Ma in carcere c’è andato chi ha cercato, impulsivamente, di vendicare la ragazza, sparando, nei luoghi di spaccio, evidentemente noti, addosso ai ‘neri’ che li frequentavano, peraltro senza causare grossi danni. Per Innocent Osegale si sono aperte le porte del carcere, sì, anche se i suoi complici hanno goduto dell’ipergarantismo caratteristico dei nostri giudici, e quindi sono fuori, uccellini di bosco, ma aspettiamo l’appello e la relativa riduzione di pena.

Questi fatti di cronaca, purtroppo, non sono più sporadici. Ricordo che una volta un omicidio teneva le prime pagine dei giornali per settimane. Oggi non si fa più in tempo a pubblicarne uno, che subito si deve aggiornare la prima pagina: ove questo ultimo avvenimento la meriti. Ormai anche gli omicidi devono accontentarsi di passare dietro a notizie più interessanti, perché di gente uccisa ne abbiamo fin sopra i capelli. Specialmente di coltello, da quando la nostra cultura è cambiata.

Non sappiamo perchè Matteo Salvini abbia innescato improvvisamente un procedimento che ha portato, non ad una crisi di governo, ma ad una situazione anomala, nella quale molti argomenti sono in sospeso: come, ad esempio, la sfiducia da votare a Giuseppe Conte. E molti passaggi sono controversi, come, ancora, quello che permetterebbe il taglio dei 345 parlamentari, pur avendo un Conte sfiduciato, e quindi non più a capo del governo; rendendo così, fatalmente, inefficace il taglio dei parlamentari.

Politicamente Matteo Salvini non è nato ieri. La sua mossa può essere apparsa avventata, ma certamente uno con la sua esperienza non è una persona che agisca avventatamente. Possiamo intuire che, sentendosi minacciato dal ritorno di Renzi con il suo Movimento Azione Civile – un Renzi che, ricordiamolo, non ha mai abdicato al suo ruolo di guida politica dei gruppi parlamentari di cui si sera conquistato il favore quando era al potere – e avendo esattamente valutato la votazione in sede europea di Ursula van der Leyen alla presidenza della Commissione Europea con i voti decisivi (14) dei grillini, per appena 9 voti, contro la linea della Lega, che appoggiava un altro candidato, meno smaccatamente europeista, abbia inteso anticipare prima dello scoppio del temporale, l’inciucione che si era venuto radunando sul suo capo da parte del M5S, i cui appartenenti – la base – non condividono la linea leghista.

In ogni caso, ha costretto gli avversari a venire allo scoperto. Il Movimento 5S, infatti, è eterogeneo nella sua composizione. Parecchi sono ex Piddini, molti sono di sinistra ideologica – leggi Fico con il pugno alzato – e molti hanno voglia di tornare a mettere la croce sul contrassegno PD alle prossime elezioni.

Il quadro è chiaro: da una parte il PD – con un evanescente Zingaretti che, nonostante le sue assurde comparsate in TV, non da’ l’impressione di convincere nessuno – che sa che sic stantibus rebus gli conviene non andare alle urne, in previsione di un’alleanza con il M5S. Dall’altra Renzi, che, dopo la sua investitura ufficiale durante l’ultima riunione ‘segreta’ della Biderberg, sapevamo che nel giro di un paio di mesi sarebbe spuntato fuori come un misirizzi, spalleggiato dai ben noti ‘poterif forti’ d’oltreoceano, e magari non solo quelli.

Last but not least, il buon Di Maio, che, nella sua veste sempre sorridente, come il Dalai Lama, propone cose assurde da attuare, ma demagogiche al punto da sembrare di prendere per il sedere coloro che ancora gli credono. Di Maio, diciamola tutta, è quello che meno avrebbe da guadagnare, nonostante le sue asserzioni, da una tornata elettorale. Oggi i sondaggi dicono che il M5S ha perso parecchio in termini di consensi, e siccome questa crisi si gioca proprio sui sondaggi, a Giggino non conviene andare alle urne. A cavallo dei sondaggi, poi, ci sono la Meloni e Berlusconi, a cui farebbe comodo, come alla Lega, andare a votare.

In tal caso, il 39% di Salvini- se non di più – si potrebbe sommare ad un 10% prevedibile da parte di Fd’I, e un 20% di Berlusca. Con L’Altra Italia o con Forza Italia? Poco importa, tanto il contenuto è sempre quello. Anche se il buon Silvio dimostra di voler vendere cara la pelle, rifiutando di andare alle urne – per ora solo un’ipotesi – unitariamente, con gli altri due partiti. Questo ci darebbe un governo di maggioranza, di centrodestra, molto poco gradito a qualcuno che, nonostante le smentite, sta in realtà governando la nostra nazione da tempo – e non accusateci di complottismo.

Ma il nemico più pericoloso, per questa gente, è proprio Matteo Salvini con la Lega. In regimi poco democratici gli avversari politici si eliminano, di solito, fisicamente. Anche se questo è accaduto più volte negli USA, che definire regime poco democratico proprio non si può: ma sarebbe troppo lungo, e ci porterebbe fuori tema, investigare qui sull’origine di queste morti, da Abraham Lincoln in poi. Nei regimi più ‘democratici’, o presunti tali, l’avversario politico lo si denigra, lo si squalifica, lo si mette in difficoltà.

Esattamente ciò che sta accadendo in Italia con Salvini, attaccato perfino, mica tanto velatamente, proprio dal papa. Tutti contro Salvini, potremmo dire, o Salvini contro tutti? Ambedue le definizioni vanno bene. Il campo di battaglia ora è il mare, i migranti (termine coniato per non usare quello illecito di clandestini, ciò che in realtà sono), le navi ONG, e, ultimamente, perfino il ministro Trenta, il Presidente del Consiglio Conte, e non ultimo il TAR del Lazio, che ha inteso, violando una precisa norma del Ministero dell’Interno, consentire l’ingresso nelle acque territoriali italiane alla Open Arms, con i suoi circa 150 digraziati, tra i quali le agenzie di stampa mettono sempre in evidenza i bambini e le donne, tutte o quasi, stranamente, in stato interessante; per cui, calcolando i tempi del viaggio, si può facilmente presumere che siano pregne dei carcerieri che le hanno tenute prigioniere, e che il pargoletto che scodelleranno in un ospedale italiano sarà figlio di un delinquente.

Ci chiediamo perchè la stessa richiesta che è stata inoltrata con successo al TAR del Lazio non sia stata inoltrata ad un organo simile di Malta, della Spagna o della Francia. Forse perchè in Italia la strada era già stata spianata, dubbio più che legittimo, e si era certi del suo accoglimento, con conseguente sconfitta della linea dura di Salvini? Arriva anche un’altra nave ONG, come riferiscono i media, con, salvo errori, 350 ‘migranti’ a bordo. Naturalmente sempre verso le nostre coste. Le quali coste non si dimostrano per nulla europee, nei fatti, ma soltanto italiane. Sappiamo già come andrà a finire.

Facciamo notare, però, che di regola le leggi vanno rispettate,e non violate in nome di una presunta umanità: chissà cosa pensano gli anziani indigenti condannati per furto di una busta di prosciutto o un pezzo di parmigiano al supermercato: a loro la clausola ‘umanità’ non è stata applicata. Il bombardamento, quindi, dei media, intesi ad orientare l’opinione pubblica, e dei post sui social – grande veicolo di diffusione di massa – sono tutti contro Salvini, al fine di screditarlo, specialmente da parte dei cosiddetti ‘politically correct’, nuova denominazione dei ‘radical-chic’. Riteniamo molto più umanitario, se si fosse in buona fede, ma così evidentemente non è, intervenire non sul sintomo del male – i barconi – ma sulle cause. Consentire ancora dopo anni ai trafficanti di uomini di accumulare illecitamente milioni di dollari affidando alle onde del mare, affinchè trovino un comodo – o meno comodo – passaggio per le coste italiane in una nave ONG allertata via telefono satellitare (pare che i transfughi siano forniti alla partenza di ben precisi numeri da chiamare), puzza tanto di malafede e di complicità da parte di qualcuno.

Qualcuno che finanzia le navi ‘umanitarie’, qualcuno che distribuisce telefoni satellitari, qualcuno che, a terra, distribuisce carte di credito firmate UNHCR, qualcuno che ha interesse a mettere nei problemi il nostro Paese, il nostro governo e il nostro Ministro dell’Interno. Molto più ‘umanitario’ sarebbe andare a monte, all’origine di questo esodo assurdo, eliminandone le cause, impedendo le morti in mare, e consentendo a questa gente di rimanere nella propria terra. E punendo, finalmente, chi lucra sulla pelle dei disgraziati, sia quelli che fuggono dalla fame e dalla misera, sia quelli che fuggono dalla guerra – e sia quelli che vengono in Italia per affiliarsi alla mafia nigeriana e per commettere ogni sorta di nefandezza.

Questo, al popolo italiano, cari amici politici e non, glielo dovete. Altrimenti siete tutt’uno con i trafficanti di carne umana. Con buona pace dei ‘politically correct’, che nei loro salottini di velluto, nel pomeriggio, mordicchiando un biscottino e sorbendo una tazza di tè, dovranno cambiare l’argomento delle loro conversazioni. Gli Italiani hanno dimostrato quale Italia vogliono. Non quella caldeggiata da Di Maio, Renzi, Zingaretti, D’Alema (pare che Baffino sia spuntato di nuovo) & Co., ma un’Italia più giusta verso chi ama l’ordine e la legalità. E non solo. Con un accordo intramoenia PD-M5S, a cui parteciperebbe anche Matteo Renzi insieme ai ‘cespugli’ di sinistra, avremmo subito, come riferisce un autorevole quotidiano, una patrimoniale per finanziare il salario minimo e l’ampliamento del reddito di cittadinanza, un buon 70% del quale è stato bocciato. Sull’immigrazione subito via i Decreti Sicurezza e sì allo ius soli, con conseguente incremento degli sbarchi. Sì all’eutanasia e alle adozioni dei bambini alle coppie gay. Le elezioni non le vuole Di Maio, non le vuole Renzi, non le vuole Zingaretti: la palla passa, una volta dipanata la matassa di questa crisi anomala, al capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Vedremo allora da che parte sta, se da quella degli Italiani, o da quella del partito da cui proviene.

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Omicidio Vicebrigadiere Cerciello. Tutto pronto per la sceneggiata: tranquillo, Elderino, che papà ti riporta a casa

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Stiamo per assistere ad un remake, come si dice in inglese, della sceneggiata che fu messa in atto all’epoca della morte di Meredith Kercher. Attori principali Rudy Guede – condannato per ‘Omicidio in concorso con altri’, attualmente in cella – Raffaele Sollecito e Amanda Knox, attualmente assolti con formula piena. Per cui non si capisce in concorso ‘con chi’ Guede avrebbe commesso l’omicidio, stante il fatto che altre presenze non sono state accertate sulla scena del crimine. E, a quanto pare, neanche quelle di Amanda e Raffaele. Per la legge, dunque, Amanda e Raffaele sono innocenti, e anche per il professor Lavorino, noto criminologo, il quale ha però messo l’indice sulle indagini e le repertazioni scientifiche fatte non proprio in maniera impeccabile: come, ad esempio, la contaminazione – o presunta tale – sul gancetto del reggiseno di Meredith. Anche ai tempi dell’omicidio di Mez si mobilitò la cavalleria. Arrivarono Sollecito padre da Giovinazzo, e Knox padre dagli USA, lancia in resta, per togliere dalle panie della nostra giustizia i relativi figli. I quali, si sa, sono ‘piezz’ ‘e core’ anche per i genitori oltreoceano; soprattutto quando debbano cadere nelle mani di polizia e carabinieri di una nazione subalterna come l’Italia. Una polizia considerata probabilmente un po’ peciona e da operetta, insomma, come descritta in certi film, decisamente di serie B, con il commissario che mangia un panino alla mortadella con i piedi sulla scrivania, e le macchie di unto sulla camicia, mentre dalla finestra di sotto si vede passare una gondola e si sente cantare ‘O Sole Mio’. Conclude il quadro un fiasco di Chianti a garganella per mandar giù il panino, e un Catarella a cui sfugge di mano la porta. Insomma, un quadro da Eduardo di “add’a passà ‘a nuttata’”, quando gli Italiani si accalcavano ai banchi degli spacci UNRRA e una ragazza la potevi avere con una stecca di sigarette o un paio di calze di nailon.

Ethan Lee – sembra d’essere in un film di John Wayne, uno dei suoi figli si chiama appunto Ethan , potrebbe essere “I quattro figli di Katie Elder “– è sbarcato non ad Anzio, anche se probabilmente gli sarebbe piaciuto, con un Camillus tattico fra i denti, ma a Roma, deciso a riportare indietro suo figlio. La certezza di questo, e la sua arroganza nei nostri confronti, gli deriva certamente dalla sua posizione economica e dalla sua provenienza americana. Si sa che gli Americani in ogni frangente invocano le proprie Ambasciate e Consolati, dietro a cui c’è lo Stato: “Nessuno sarà lasciato indietro”, anche a sproposito. Insomma, ci fa pensare ad un ‘sovranista’ sui generis: uno che, invece di venire in Italia ad ammirare la nostra cultura e la nostra civiltà millenaria, a differenza della sua, di soli trecento anni, viene per darci del ‘pecione’sventolando mazzi di dollari.

Passi, finchè questa valutazione la indirizzi ad un privato cittadino. Ma non all’Arma dei Carabinieri

Così facendo, insulta tutto il popolo italiano – quello buono – tranne il partito dell’antipolizia, che si manifesta nei suoi salienti in alcune occasioni, ed è ben definito. Ma la parte buona della nazione tifa ancora Italia, nei suoi valori, e i Carabinieri, a parte le dovute eccezioni, sono fra queste. Quindi, come ai tempi di Meredith arrivarono a portafogli aperto sia Sollecito che Knox (il quale beneficiò di una sottoscrizione nazionale per togliere la figlia dalle grinfie di quei cattivoni ignoranti dei poliziotti italiani), anche Ethan Lee è arrivato a togliere il figlio da quella brutta cella del carcere italiano e riportarlo – manco a dirlo – dritto filato a casa, magari con una tirata d’orecchi e uno scappellotto, mentre il padre si è sbrigato, a nome suo proprio, della sua famiglia, e magari di tutto lo Stato della California, tanto non costa nulla, a rivolgere le sue più sentite condoglianze alla famiglia di Cerciello e alla sua vedova di 43 giorni.

Riportare a casa quel piccolo “presunto” assassino sarebbe come dare l’ennesima coltellata sia alla moglie, che a Mario, che a tutta l’Arma dei Carabineri – oltre che alla nazione. Quindi, investigatori privati assoldati dagli avvocati – italiani e americani – sono stati sguinzagliati nella movida di Trastevere, alla ricerca di testimoni che possano suffragare le fantasiose tesi della difesa. Quelle, cioè, che vedrebbero il giovane Elder colpevole soltanto di eccesso in legittima difesa – magari “putativa” – per aver accoltellato uno “strano uomo” che credeva volesse strangolarlo, come riportano i nostri maggiori quotidiani. Uno dei quali già parla di un supertestimone spuntato negli ultimi momenti, e che avrebbe assistito all’omicidio. Non sappiamo quale sia il succo di questa testimonianza, ma possiamo nutrire forti dubbi sulla sua autenticità, qualora descriva una scena che avvalori le tesi della difesa. Il giustificato sospetto è quello di utilizzare la leva universale del denaro californiano per sollevare il peso della colpa dalle spalle di Elder. Se infatti l’accusa fosse derubricata in “eccesso in legittima difesa”, Elderino ‘di papi suo’ ne subirebbe una condanna così lieve, da giustificare l’intenzione del padre di riportarselo a casa. Speriamo che ora, lubrificati da ricompense in dollari, non si affaccino sul palcoscenico attori di varia e diversa estrazione, come ragionevolmente reperibili in quel gran calderone che è la movida di Trastevere. Se mettiamo a confronto le note caratteristiche e i curricula degli interpreti principali, cioè Elder Lee e Mario Cerciello, certamente la bilancia pende a favore di quest’ultimo. Infatti Mario nella sua attività di custode della legge era il più attivo della Stazione CC alla quale faceva riferimento; aveva avuto i gradi in seguito ad un concorso, ed era impegnato anche nel sociale. Abbiamo la testimonianza di una mamma che riferisce che, dopo aver accompagnato la figlia in ospedale per una situazione critica, pur essendo fuori servizio, era rimasto tutta la notte a vegliarla. Era nei Cavalieri di Malta, per accompagnare i malati con i Treni Bianchi a Lourdes o dove si facesse un pellegrinaggio. Si era sposato, a trentacinque anni, dopo un lungo fidanzamento, con la ragazza del “colpo di fulmine” reciproco, solo da 43 giorni. Quella notte era in regolare servizio con il collega Varriale, in zona di spaccio, in borghese. Se guardiamo il giovane Elder, vediamo un ragazzo che quella notte era evidentemente ubriaco e drogato, “impasticcato”, come riferisce un guardamacchine egiziano interrogato, e con il suo amico in cerca di cocaina. Aveva commesso una rapina, sottraendo lo zaino a Sergio Brugiatelli, e una tentata estorsione al fine di recuperare i 100 euro spesi per una finta dosa di “neve”, più la dose stessa di coca. Era armato illegalmente di un coltello militare di genere proibito, un’arma a tutti gli effetti, progettata per uccidere persone, e non per tagliare bistecche: tale è la differenza tra un’arma impropria e il suo contrario, un’arma militare dei Marines. Il suo italiano poteva anche non essere perfetto, ma capire “Carabineri” e guardare un tesserino militare, a vent’anni, non può essere così difficile. Li vediamo anche nei telefilm da quattro soldi, che i nostri televisivi ci ammanniscono, gli “Agenti speciali” dell’FBI fare irruzione con le armi, gridando “Effebiai, nessuno si muova!” (Chissà perché tutti gli agenti dell’FBI sono ‘speciali’, non ne esistono di ‘normali’?) Che poi quello fosse uno “strano uomo”, come riferisce un quotidiano che lui abbia detto, da’ da pensare: chissà come dev’essere nella testa di Elder, un uomo “normale”. Che poi volesse strangolarlo è una sua illazione, o un ‘consiglio’ del suo avvocato difensore. In realtà, ci sono undici coltellate, sferrate in pochi secondi con estrema violenza, a testimoniare del fatto che Elder Lee non volesse difendersi, ma volesse uccidere un carabiniere che aveva capito che stava per arrestarlo. Ne testimonia la prima coltellata giunta al cuore, inferta alle spalle. Ne testimonia la fretta di lasciare il Bel paese con il primo volo, la mattina seguente. Ne testimoniano lo zaino e i vestiti insanguinati nascosti nel vaso portafiori all’ingresso dell’Hotel Le Meridien. Ne testimonia il coltello, ripulito e nascosto nel sottotetto della stanza d’albergo occupata da lui e dal suo amico. Ne testimoniano i trascorsi di Elder, mandato in Italia dal danaroso genitore per “toglierlo da cattive compagnie” , probabilmente ragazzi come lui del mondo della droga o peggio. Tutto dice che l’omicidio di Mario Cerciello, vicebrigadiere dell’Arma Benemerita, è stato volontario, e che si sarebbe voluto sfuggire alla giustizia italiana, quella che secondo le fantasie di alcuni è peciona, fatta di commissari poco intelligenti, che hanno la camicia con macchie del’unto del fritto mattutino della moglie, e che non vedono un delinquente neanche se glielo metti sotto il naso. E che, sempre secondo le fantasie di alcuni, magari sono pronti a barattare il proprio dovere con qualcos’altro.

Forse in USA guardano ancora i nostri film neorealisti

non si sono accorti che l’aria è cambiata, che non si può più avere una ragazza a letto per un paio di calze di nailon o una stecca di sigarette. Gli stereotipi sono duri a morire. Ci auguriamo che Ethan Lee non riesca, scatenando contro l’Arma tutto il peso economico e politico della sua nazione, a fare in modo che l’adorato figlio torni in patria con lui: sarebbe una palese ingiustizia, che toccherebbe tutti i carabinieri, in servizio e non, e di conseguenza tutta la parte buona della nostra nazione. Perché certa gente non può pensare di venire in Italia a commettere un tale reato, e tornarsene a casa impunemente. Con Meredith Kercher è andata così, praticamente, stando alle sentenze, un omicidio senza colpevoli, o punito in parte. Ci auguriamo di non assistere al bis di quella rappresentazione. E ci auguriamo che gli avvenimenti spengano l’arroganza di Ethan Lee, il quale ha fatto presentare ricorso al Tribunale del Riesame per la scarcerazione del figlio.

Ma non gli basta. La sentenza sarebbe prevista, come di prassi, per settembre: ma lui vuole far riaprire il Tribunale nel mese di agosto, a suo uso e consumo per tirar fuori suo figlio il più presto possibile, con rischio di fuga. Pretesa assurda: ci sono altri imputati in cella che aspettano la sentenza del Tribunale del riesame, ma nessun avvocato difensore si sogna di far riaprire l’attività apposta per lui. Almeno una cosa potremmo insegnare a questo padre poco accorto: che l’arroganza non paga. Pensi piuttosto a come ha educato suo figlio: l’albero si vede dai frutti che da’. Se Elder è arrivato all’estremo di uccidere selvaggiamente a coltellate un carabiniere, certamente la colpa è di chi non gli ha insegnato che “certe cose non si fanno”. Ci viene da pensare alle conseguenze dell’uccisione di un poliziotto americano da parte di un giovane Italiano ubriaco e drogato: secondo voi, come sarebbe andata a finire? Ricordate Sacco e Vanzetti?

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Editoriali

Omicidio Cerciello: qual’è la verità?

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È notte fonda, quasi le due. All’incrocio di quella via centrale, – sullo sfondo Piazza Cavour, con il retro del ‘Palazzaccio’, la sede della Corte di Cassazione – in quartiere Prati, due carabinieri in borghese, intervenuti con un’auto civetta, aspettano i ragazzi che hanno tentato di ricattare uno dei loro informatori, tale Sergio Brugiatelli, per cercare di rifarsi della piccola truffa subita nell’acquisto di presunta cocaina, rivelatasi poi soltanto aspirina. Non sanno ancora che si tratta di due giovani studenti americani, in Italia non per motivi di studio, come in un primo tempo s’era detto, ma solo per diporto, essendo abitualmente residenti all’estero. Questo fa pensare che ambedue capiscano bene anche l’italiano e la parola ‘carabinieri’. Non sanno neanche, Varriale e Cerciello, che i ragazzi hanno con sé un’arma micidiale, progettata apposta per non lasciare scampo a chi ne venisse a contatto dalla parte sbagliata. È un coltello da Marines, un Trench Knife Ka-bar Camillus, con lama brunita da 18 centimetri, la lunghezza che serve per attingere la zona cardiaca in un uomo adulto, una impugnatura in cuoio ingrassato a noccoliera, un’arma da professionista, in acciaio speciale, affilatissimo. Sarà infatti molto facile per Elder Lee infliggere ben undici profonde ferite in pochi secondi a Mario Cerciello, vicebrigadiere dell’Arma. La prima proprio al cuore, profonda fino all’elsa. I carabinieri sono intervenuti, a quanto pare, proprio perché il derubato è uno dei loro informatori, un occhio sulla zona di spaccio fuori controllo che è ormai anche quel quartiere Prati una volta molto tranquillo e signorile: ma, si sa, dove arriva la polvere bianca o la ‘Maria’, non c’è più remissione. Il collega di Cerciello, Varriale, si apposta poco distante, dietro un angolo. Non conosciamo esattamente cosa sia accaduto all’arrivo dei due ragazzi: la dinamica di quei concitati momenti è ancora oggetto di indagini. Possiamo immaginare che Cerciello, credendo, secondo il racconto del Brugiatelli, di trovarsi di fronte a due innocui e sprovveduti ragazzini, abbia sottovalutato la situazione. Senza alcun dubbio s’è presentato qualificandosi come carabiniere, con tanto di tesserino in mano, come riferito dal Varriale, che osservava la scena. O che Varriale, secondo un’altra versione, si sarebbe qualificato insieme al vicebrigadiere. Ma ciò che avrebbe dovuto rassicurare i ragazzi, cioè il fatto di trovarsi davanti a uomini di legge e non a delinquenti, ha invece fatto esplodere la loro violenza. Avvezzi, come del resto testimoniano i loro amici in patria, ad essere violenti, avevano portato con sè dagli States un colello da Marine, nel bagaglio di Finnegan Elder Lee, l’assassino. Mario Cerciello era un uomo buono, che amava aiutare chi ne avesse avuto bisogno, e la sua espressione piena di dolcezza – quella stessa vergognosamente definita ‘poco intelligente’ da una cosiddetta insegnante, che ha aggiunto ‘uno di meno, non ne sentiremo la mancanza’, come se la morte di un uomo che ha consacrato la sua vita al servizio per i cittadini e la sua nazione fosse uno da eliminare, con altri, probabilmente, come lui – testimoniava di lui, e dei suoi sentimenti. Ambedue gli uomini della legge sono rimasti sorpresi dalla reazione dei due diciannovenni. Mentre veniva trafitto, ancora Mario gridava: “Siamo carabinieri, fermati, basta!”. Non pensando che i due avevano avuto sì paura, come i loro avvocati hanno già messo in evidenza, ma, comprendendo benissimo l’italiano e la parola ‘carabinieri’, la loro paura non fosse quella di soccombere a degli spacciatori, – con cui comunque avevano un appuntamento, e quindi non si sarebbero meravigliati di trovarseli davanti – ma di essere arrestati, imputati per rapina, estorsione e possesso di stupefacenti, e quindi di vedere la loro vita rovinata, come sarebbe successo in America se quei reati li avessero commessi in patria. Un arresto per droga, come è noto, può rovinare la carriera scolastica di un ragazzo ‘bene’, come loro erano, per appartenenza familiare e sociale. La loro paura era unicamente questa. A quel punto Mario Cerciello diventava un pericolo enorme: arresto, notizie in S. Francisco, fedina penale macchiata, curriculum scolastico kaputt. In USA non è come da noi: la scuola, la High School, il College, l’Università sono fondamentali per trovare poi un posto di prestigio nella società, con un lavoro e una carriera di centomila o più dollari l’anno. Tutto questo è passato in un istante davanti agli occhi dei due assassini, e l’ostacolo alla loro vita futura si è materializzato nel mite Mario Cerciello, vicebrigadiere dell’Arma dei Carabinieri, grado raggiunto vincendo un concorso interno costato sacrifici e studio. La motivazione della furia di Elder Lee è soltanto questa: eliminare quel carabiniere affinchè la loro fedina penale non sia macchiata da nulla. L’intervento di Varriale, subito dopo l’aggressione, è stato ‘tamponato’ da Natale Hjorsth. Poi la fuga, mentre Mario Cerciello si accasciava al suolo, dicendo “Mi hanno accoltellato”. Cosa gli sarà passato per la mente, in quel momento? La moglie, sua da soli quarantatrè giorni, dopo un lungo fidanzamento: un colpo di fulmine, una coppia d’oro in questo mondo che proprio oro non è. La speranza di poterla rivedere, mentre, non si sa se ancora cosciente, l’ambulanza lo portava all’ospedale. Il dolore per quei figli che tanto avrebbe voluto, ma che non avrebbe avuto mai; che non sarebbero mai venuti al mondo, perché Mario, il carabiniere buono, il Cavaliere di Malta che accompagnava i malati a Lourdes con i ‘Treni bianchi’, aveva capito che stava morendo, e che non avrebbe mai più rivisto quella ragazza con cui aveva fatto tanti progetti. Scappano i due, si rifugiano nell’hotel di lusso, Le Meridien, pagato con i soldi dei genitori. Nascondono il coltello in un controsoffitto, lo zaino rubato e gli indumenti sporchi di sangue in un vaso da fiori, all’ingresso dell’albergo. Vogliono partire subito, dopo poche ore, mentre la notte si è già consumata in un omicidio, una tentata estorsione, una rapina. Una fuga. Al mattino prenderanno il primo volo per tornare a casa. Mario è a terra, in una pozza di sangue che è ancora lì, a testimoniare della violenza cieca e ‘fuori controllo’, come avrà a a dire la Gip incaricata delle indagini, e loro già pensano alla fuga. Nessun pentimento, nessun ripensamento: hanno ucciso in modo barbaro un uomo, un carabiniere, per una faccenda che tutto sommato valeva cento euro più un grammo di polvere bianca. Nessuna meraviglia che li abbiano ammanettati dietro la schiena: lo vediamo fare in tutti i film americani, perché meravigliarsi? E la benda sugli occhi non è quella di Guantanamo, o quella che i Vietcong mettevano sulla fronte dei soldati USA catturati – o viceversa, anche gli Americani hanno questa abitudine, se non peggio, per evitare reazioni poco gradire da parte dei prigionieri. Dobbiamo dire che i carabinieri della stazione Farnese hanno avuto molto autocontrollo. In un’altra nazione, presi così a caldo, non sarebbero usciti interi: questo è più che comprensibile, e smettiamola di perseguitare i nostri uomini d’ordine perché quando arrestano qualcuno lo strapazzano un po’: vorremmo vedere alla stessa bisogna uno dei buonisti di turno! Il mestiere di carabiniere è una missione, per i più. La divisa non s’indossa solo di fuori: chi è davvero carabiniere la indossa anche dentro di sé, e la porta con onore. È chiaro che in tutte le ceste ci sono anche dei frutti bacati, ma non fanno testo: non devono far testo. Ma Mario è stato tradito: è stato tradito proprio da uno dei suoi colleghi. Non quello che ha bendato il ragazzo, che comunque in quel momento non era sottoposto ad interrogatorio: l’interrogatorio, infatti, si è svolto alla presenza degli avvocati, come di legge. No, Mario è stato tradito da chi ha scattato quella foto di nascosto, e ora tutti gridano a Guantanamo. Tanto da dare anche ad una Amanda Knox il destro di attaccare ancora la nostra giustizia, e le nostre forze dell’ordine. Abbiamo anche il commento di Alan Dershowitz, l’avvocato che ha fatto assolvere O.J.Simpson dall’accusa di omicidio, professore alla Harvard Law School – e O. J. era evidentemente non proprio pulito, stando a ciò che è arrivato sui giornali, oltre ad essere fuggito per sfuggire alla cattura, ciò che in USA costituisce ammissione di colpa. Dershowirz, in cerca presumibilmente di visibilità e di denaro, dice chiaramente che “Con una foto come quella” farebbe invalidare l’intero procedimento legale. Rimane il fatto che lunedì la Rai ha trasmesso in diretta il funerale di Mario, il carabiniere buono, quello che si adoperava per gli altri, quello che con tanto sacrificio aveva superato l’esame per vicebrigadiere. Non crediamo che lo stipendio fosse molto più importante, dopo la promozione, ma certamente l’orgoglio della divisa, il desiderio di migliorare, gli davano quella spinta che dava una motivazione in più al suo essere uomo d’ordine e di legge; una ragione in più per continuare ad essere, anche agli occhi di sua moglie, una persona di cui lei potesse essere orgogliosa. Una carriera spezzata, questa sì, sul selciato di una strada di Roma, in piena notte, dalla furia cieca e criminale di un ragazzo che non voleva rinunciare alla sua vita di agi e di prestigio, e che ha finito per toglierla, quella vita, a chi la meritava senz’altro più di lui. Non è stata la paura di avere di fronte uno spacciatore, ad armare la mano d i Elder Lee, ma la paura di perdere tutti i privilegi di cui aveva goduto fino a quel momento e di cui, uccidendo Mario Cerciello, avrebbe voluto continuare a godere.

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