Connect with us

Gallery

Ferrovia Roma-Viterbo: Regione Lazio di nuovo condannata per le barriere architettoniche

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 9 minuti
image_pdfimage_print

La Corte di Appello di Roma ha nuovamente condannato la Regione Lazio, rigettando il ricorso presentato contro l’Ordinanza n. 3051 del 2016 emessa, dal Tribunale di Tivoli, in favore, della signora Maria Cristina Abballe di Rignano Flaminio. Impossibilitata a usufruire della ferrovia Roma-Civita Castellana-Viterbo per gli spostamenti giornalieri con il figlio Alessandro, affetto da una grave disabilità sia motoria che cognitiva e costretto alla sedia a rotelle, per la presenza delle barriere architettoniche nelle stazioni extraurbane della linea che l’Ente “aveva l’obbligo di eliminare”.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=ogJR7MA6DXk&w=560&h=315]

L’odissea di Maria Cristina è ampiamente conosciuta, anche negli ambienti di Atac, tanto da suscitare sdegno e stupore nell’opinione pubblica. Nell’ottobre del 2014 è stata al centro di un’inchiesta condotta dal giornalista Luca Teolato de Il Fatto Quotidiano, attraverso la quale è stato possibile conoscere le criticità, quotidiane, che la signora incontrava – e incontra – nel raggiungere la banchina della stazione e nel salire/scendere dai convogli ferroviari.

Temi cardini dell’atto presentato il 29 gennaio di quello stesso anno dall’avvocato Marianna De Collatore, legale della donna, presso il competente Tribunale Civile di Tivoli. Con l’obiettivo, evidente, di riconoscere ad Alessandro il sacrosanto diritto alla mobilità, palesemente negato benché sancito dalla Costituzione Italiana.

Dopo la vittoria in primo grado è giunta la conferma in Appello, con la sentenza emessa l’8 gennaio scorso. “La Corte – spiega l’avvocato De Collatore – ha chiaramente condiviso la tesi secondo la quale il concetto di stazione principale, ove vi è l’obbligo di abbattere tali barriere, non è normativamente definito e che ad ogni modo questa disparità di trattamento tra stazione principale e non, rappresenterebbe una discriminazione, nelle more di quanto affermato in primo grado.  E che comunque la stazione di Rignano è sempre presenziato da personale come ammesso dalla Regione e pertanto comunque è da considerarsi principale”. “In primis ha rigettato l’eccezione di incompletezza del Giudice della Regione – prosegue il legale – in quanto questa materia è specificatamente regolata da legge ad hoc che prevede competenza del Giudice ordinario in luogo del Giudice amministrativo, ovvero il TAR”.

All’epoca del ricorso, e fino al 2017, Alessandro frequentava la scuola Leonardo Vaccari con sede in Roma (viale Angelico), che si occupa della riabilitazione psico-fisica e della integrazione didattica sociale dei disabili, mediante cure cliniche necessarie e terapie riabilitative, nonché della loro istruzione fino al conseguimento dell’obbligo scolastico e, successivamente della loro formazione professionale in apposite strutture. E Maria Cristina per poterlo accompagnare all’istituto, ma anche per tutti gli altri spostamenti giornalieri, utilizza la stazione ferroviaria di Rignano che rientra nella tratta extraurbana della Viterbo. Caratterizzata “dalla presenza di barriere architettoniche – recita il documento della ricorrente – che, di fatto, rendono difficoltoso la salita e discesa dai treni ed in generale l’accesso alla stazione medesima”.

Una storia segnata da contraddizioni e discrepanze, appalesate dagli atti ufficiali emessi sia dalla Regione che da Atac, uscita comunque indenne nel procedimento giudiziale. C’è un passaggio, memorabile, che potrebbe fugare ogni dubbio al riguardo, una sorta di cortocircuito istituzionale. Va detto che prima ancora di formalizzare il ricorso in Tribunale l’Abballe, dopo i tanti tentativi per risolvere il problema rilevati infruttuosi, stremata, inviò, come extrema ratio, una raccomandata (Protocollo 01594465) alla Legione dei Carabinieri Lazio di Rignano, e per conoscenza alla Regione nonché all’Azienda Capitolina. Quest’ultima rispondeva discolpandosi di qualsiasi addebito a suo carico, precisando che “l’infrastruttura ferroviaria è di proprietà della Regione Lazio ed Atac che ne è l’esercente” e che altresì “deve sottostare alle indicazioni ed approvazioni del proprietario. Tutte le stazioni della tratta ferroviaria extraurbana hanno ancora la presenza di barriere architettoniche”. Peccato che di lì a poco Atac medesima ha poi proceduto all’installazione dei tornelli a tripode, utilizzati fino a quel momento nella Linea A e B della metropolitana, proprio nell’atrio di quelle stazioni (Riano, Morlupo, Castelnuovo di Porto, Rignano Flaminio, S. Oreste, Civita Castellana e Viterbo). Tornelli che, avendo una larghezza di soli 60 centimetri di apertura, “costituiscono – secondo quanto evidenziato dalla Regione nella nota 393069 del 14/09/2012un’ulteriore barriera architettonica”, tale da “aumentare l’inaccessibilità all’infrastruttura ferroviaria nel suo complesso”. Tuttavia, è stata la Regione stessa, insieme al Ministero delle Infrastrutture (nota 2757 del 30/10/2012), a concedere il nulla osta per quell’installazione. Ciò rappresenta soltanto un fulgido esempio delle incoerenze riscontrate lungo il cammino giudiziale.

Infatti, scorrendo il carteggio si scopre la volontà aziendale di procedere all’acquisto “di idonea attrezzatura per il sollevamento delle carrozzelle ad altezza del pavimento del treno per consentire l’ancoraggio delle carrozzelle stesse – protocollo Atac 132466 del 20/09/2012 – qualora codesta Regione Lazio concordi”. Tanto da presentare nei mesi successivi, con nota 182049 del 9/01/2013, il progetto pilota per l’accesso al treno ai diversamente abili nelle stazioni extraurbane ed urbane. Questo evidenzia, indiscutibilmente, il mancato superamento del problema, al netto quindi dell’installazione dei tornelli. E lo dice a chiare lettere la Regione Lazio nella missiva 14567 dell’11 gennaio 2013, dove afferma e riconosce la “necessità di intraprendere, da subito, un percorso volto al progressivo abbattimento delle barriere architettoniche presenti sulla tratta extra urbana della ferrovia Roma – Civita Castellana – Viterbo, nelle more del necessario e definitivo innalzamento di tutte le banchine”.

In seguito, però, quando l’avvocato De Collatore ha provveduto, nel novembre del 2013 (prot. n. 176449), “a mettere in mora le Autorità interessate”, la Regione dava riscontro (prot. n. 176449), sottolineando come l’abbattimento delle barriere architettoniche fosse già stato effettuato nella stazione di Rignano, mediante l’apposizione “di un cancello, regolarmente funzionante a fine banchina del binario I, lato Viterbo. Mediante un citofono si chiama l’operatore di stazione che apre manualmente il cancello”. Il responsabile regionale del procedimento proseguiva assicurando come “il passaggio da tale cancello avvenga in totale sicurezza”. E lo stesso fece l’Azienda il 18 dicembre, attraverso il proprio legale. Che, previa negazione implicita dell’accesso agli atti amministrativi, rimarcava che “con decorrenza dal 21 gennaio 2013, anche presso la Stazione di Rignano Flaminio sarebbe stato disponibile un cancello di ingresso a livello di banchina separato ed autonomo rispetto all’ingresso dei passeggeri normodotati e dotato di campanello di avviso per il personale di servizio tramite cui l’utente disabile, previa attivazione della suoneria, avrebbe potuto accedere alla banchina della Stazione”. Da ultimo il legale dell’Azienda si “professava sorpreso – ha incalzato la De Collatore nel ricorso – dalla richiesta di abbattimento delle barriere architettoniche che, a suo dire, non esistevano da quasi un anno”.

Tutto era risolto secondo i diretti interessati. Al punto che l’acquisto degli elevatori e l’innalzamento delle banchine, come anni prima fece la compianta Met.Ro. nella tratta urbana, sono rimasti su carta. Incredibilmente. “Vi è un mutamento nei progetti iniziali – ha relazionato l’avvocato della signora Abballe -, gli unici lavori effettuati da Atac, per come dalla stessa comunicato, riguardano la installazione di tornelleria di ingresso, di cui non è dato conoscere il nominativo del responsabile del procedimento, e l’apertura di cancelli nelle stazioni extraurbane, ivi inclusa Rignano, che conducono direttamente alle banchine”.

Ma la realtà è ben lontana da quanto prospettato: “le ridotte dimensioni dei tornelli di ingresso non consentono il passaggio dei disabili su carrozzina – scrive la De Collatore nel ricorso – il cancello laterale aperto per il passaggio diretto sulla banchina non permette un accesso agevole e sicuro ad Alessandro. Ciò è pur vero se si considera che la strada [laterale alla stazione di Rignano NDR] con una pendenza superiore all’8% che conduce verso il predetto ingresso verte in una situazione di degrado totale, assenza di asfalto e presenza di brecciolina”. Inoltre, “il piazzale di riferimento dal quale si deve necessariamente passare per raggiunge il predetto cancello non è stato ancora ristrutturato. Ed ancora il posto invalidi che, le controparti sostengono di aver riservato alla Signora versa in uno stato di degrado totale oltre che essere caratterizzato dalla presenza di pozze di ristagno di acqua meteorica dovuta proprio alle irregolarità del terreno ed all’assenza di accorgimenti per la convogliazione ed il relativo allontanamento dell’acqua piovana. A ciò si aggiunga, altresì, che è tutt’ora presente l’ex magazzino pericolante, in attesa di essere abbattuto, e che, in ogni caso, l’apertura del predetto cancello è vincolato alla presenza di un operatore e l’altezza del pulsante di richiesta non è assolutamente plausibile per le persone diversamente abili”. E ancora: “poniamo per assurdo ma non improbabile che, nel mentre la ricorrente si trova con il figlio davanti al cancello magari in una giornata di pioggia (assenza di adeguato riparo) e proprio in quel momento l’operatore si assenta per qualsiasi ragione, chi e cosa assicurerebbe il passaggio alla carrozzina di Alessandro che, lo si ribadisce, non riesce ad entrare dai tornelli di ingresso?”. Come si evince dal servizio de Il Fatto e dalle immagini della perizia di parte.

Nell’Ordinanza 3051/2016 del 17/03/2016, il Tribunale di Tivoli nella persona del Giudice Marco Piovano provvedeva ad accogliere l’istanza dell’Abballe e per effetto ordinava alla Regione Lazio “di realizzare dalla data della presente decisione, le seguenti opere presso gli impianti della stazione ferroviaria di Rignano Flaminio secondo un piano che preveda: a) sistemazione, così come previsto in motivazione, della strada di accesso secondario alla stazione b) installazione di sistema di accesso al locale biglietteria; c) installazione di pedane per la salita sui treni; d) installazione si scivoli per il passaggio sui binari”. Non solo. “Per l’effetto, condanna la Regione Lazio, in persona del legale rappresentante pro tempore, al pagamento in favore di Abbale Maria Cristina, nella sua qualità di genitore esercente la potestà sul minore Abbale Alessandro, della somma di €. 3.000,00, oltre interessi legali come in motivazione” e “pone a definitivo carico della Regione Lazio, in persona del legale rappresentante pro tempore, le spese di CTU”. “Condanna la Regione Lazio al pagamento in favore dell’Erario delle spese di giudizio nella misura di €. 2.176,20, oltre agli accessori dovuti”.

Nella sentenza di primo grado, infatti, il Giudice Piovano riconosce la Regione Lazio quale “proprietaria degli impianti della stazione ferroviaria in questione e, tale veste legittimata passivamente”, per effetto del DLgs 422/1997 e “dell’Accordo di Programma 22.12.1999”, secondo il quale all’Ente “sono state assegnate a fa tempo dell’1.1.2000, le funzioni di programmazione e amministrazione inerenti la rete di trasporto ferroviario”. “Per le stesse ragione va dichiarata la carenza di legittimazione passiva dell’Agenzia del Demanio, così come pure dell’Atac SpA, non proprietaria, ma gestore della linea secondo il contratto di servizio inter partes il cui art. 22 sancisce come sia la Regione tenuta a ‘promuovere azioni per consentire l’accesso al servizio delle persone diversamente abili’”. “Non vi è dubbio – esaminata la relazione, la piantina e le fotografie a corredo sia affatto o difficilmente fruibile dalle persone con disabilità. Detta situazione è oggettivamente discriminatoria e, contrariamente a quanto sostenuto dai resistenti Atac e Regione Lazio, anche l’avvenuta installazione del cancello apribile su richiesta, posto al termine della strada (il secondo accesso indicato dal CTU) non consente di ovviare ad alcunché, stante la condizione della strada medesima (non solo in salita per il primo tratto, ma sterrata e sassosa, certo non percorribile, non solo autonomamente dal disabile, ma anche con l’assistenza di un ausiliario, se non con la macchina)”.

Inoltre, “Il richiamo che i resistenti [Regione e Atac NDR] fanno all’art. 25 DPR 503/1996 in riferimento all’obbligo di predisporre idonei meccanismi per consentire l’accesso ai disabili solamente nelle stazioni principali, è incompleto; infatti, come sopra rammentato, ai sensi del settimo comma del predetto articolo, le norme del presente regolamento non sono vincolanti per gli edifici e per gli impianti delle stazioni e delle fermate impresenziate, sprovviste cioè di personale ferroviario sia in via temporanea che in via permanente; è quindi la stessa norma che, nella sostanza, stabilisce quali siano le stazioni non principali, cioè non vincolate, facendo riferimento alle stazioni non presenziate, cioè prive di personale, permanente o temporaneo: tra queste, non può essere fatta rientrare quella di Rignano Flaminio, che è stazione a fermata obbligatoria (cfr. sito dell’Atac) e dove la presenza, sia pur temporanea, del personale è invece assicurata, così come di fatto ammesso dalla stessa difesa dei resistenti principali e da come si deduce dal ripetuto richiamo della possibilità delle persone disabile di utilizzare il cancello apribile previo avviso citofonico al personale addetto. La stazione in parola è quindi da considerarsi principale ai sensi del citato art. 25, con ogni conseguenza prescritta”.

Ordinanza che, come anticipato, è stata confermata dalla Prima Sezione Civile della Corte di Appello di Roma, con la sentenza 85/2019 pubblicata l’08/01/2019. “L’appello principale [della Regione ndr] è infondato”, scrivono i Giudici. “Una volta accertato che la Regione aveva l’obbligo di eliminare le barriere architettoniche, ne discende la sussistenza di una discriminazione indiretta ai sensi dell’art. 2 terzo comma L.67/06 , attesa l’idoneità della condotta emissiva dell’amministrazione a porre Abbale in una condizione di svantaggio rispetto alle altre persone; onde non paiono affette da illegittimità le statuizione del Giudice di primo grado in ordine al danno non patrimoniale”. Pertanto la Corte “rigetta l’appello della Regione Lazio; condanna la Regione Lazio alla refusione delle spese· che liquida in euro 6.500 ·per compensi oltre accessori in favore di Maria Cristina Abbale, nella qualità, con distrazione in favore del difensore; in euro 6.500 per compensi in favore di Atac spa; in euro 5.500 per compensi in favore dell’Agenzia del Demanio”.

“Siamo in attesa di spontanea esecuzione delle disposizioni impartite nella Ordinanza di primo grado – incalza l’avvocato De Collatore – , confermata in sede di appello, ovvero di tutti i lavori di rifacimento della stazione di Rignano Flaminio diretti ad abbattere le barriere architettoniche che ancora ad oggi impediscono ad Alessandro, come anche a tutti i diversamente abili, di utilizzare liberamente la stazione stessa, nonché di provvedere al risarcimento del danno subito da Cristina pari ad euro 3000,00 oltre interessi nonché a provvedere alla pubblicazione dell’ordinanza del dott. Piovani sul quotidiano indicato”. Con l’avvertenza che qualora “tale spontanea esecuzione da parte della Pubblica Amministrazione continuerà a difettare, si azionerà giudizio di ottemperanza e/o riceduta esecutiva, con aggravio di spese per la Regione Lazio, al fine di ottenere la tutela del diritto soggettivo di Alessandro a muoversi liberamente”.

David Nicodemi

Cronaca

Bologna, nuova vita per l’ex bocciofila: inaugurata la nuova palestra popolare

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 3 minuti
image_pdfimage_print

Un nuovo spazio polivalente in grado di ospitare attività sia di carattere sportivo che culturale

Ieri pomeriggio, il sindaco di Bologna Matteo Lepore, accompagnato dall’assessora allo Sport Roberta Li Calzi e dall’assessore ai Lavori Pubblici Simone Borsari, ha inaugurato la nuova palestra polivalente del centro sportivo Barca, in via Sanzio 6/3, nell’ambito della settimana al Quartiere Borgo Panigale-Reno.

La nuova palestra popolare Barca

La costruzione della sala polivalente accessibile, pensata per attività di inclusione attiva attraverso l’arte, la cultura e l’attività motoria per fasce giovanili svantaggiate è stata realizzata all’interno del centro sportivo, uno dei più importanti poli di aggregazione cittadina, attraverso la demolizione e ricostruzione di un edificio in stato di abbandono, l’ex bocciofila.

Il progetto è stato finanziato nell’ambito del Pon Città metropolitane 2014-2020

L’ex bocciofila, che era ormai un capannone adibito a deposito, è stata demolita per realizzare un nuovo spazio polivalente in grado di ospitare attività sia di carattere sportivo che culturale. Il finanziamento prevedeva infatti la riqualificazione e rifunzionalizzazione di edifici per ospitare attività associative, stimolare l’innovazione sociale e l’inclusione attiva, attraverso la cultura e lo sport, in aree periferiche in cui sono presenti fenomeni di degrado sociale.
L’incarico di progettazione è stato affidato a novembre 2021 allo studio Aleandri Project & Consulting srl di Roma. Il Progetto definitivo è stato approvato a maggio 2021 e il progetto esecutivo è stato approvato il 2 dicembre 2021 per un importo complessivo di 1.345.874,69 euro.

I lavori sono iniziati il 23 maggio 2022 con la demolizione del capannone

Il polo sportivo è immerso nell’area del parco, si collega perfettamente con le aree limitrofe e funge da cerniera di collegamento tra la zona verde e il laghetto utilizzato per la pesca sportiva. Gli utenti sono così circondati da elementi naturali quali acqua e verde, che entrano in contatto visivo con l’interno dell’edificio mediante l’utilizzo di ampie vetrate. Al piano terra è stato realizzato uno spazio adibito a palestra per attività sportive non agonistiche o per attività di carattere culturale, con annessi i servizi, e al primo piano alcuni uffici annessi alle attività.

Caratteristiche tecniche

Le scelte relative alle tecnologie e ai materiali utilizzati sono state effettuate nell’ottica di garantire un elevato livello di affidabilità in termini qualitativi, prestazionali e di durabilità nel tempo. Il coperto in legno lamellare a vista nella palestra costituisce un elemento architettonico e allo stesso tempo è un elemento di isolamento acustico e termico.
L’isolamento termico delle pareti è costituito da pannelli in fibre di legno naturale, i pavimenti della palestra sono in Pvc.
L’edificio risponde ai requisiti di alta prestazione energetica con una classificazione energetica A+. Sono installati pannelli fotovoltaici e gli impianti per il riscaldamento sono costituiti da pompe di calore.

Volume edificio demolito: 3.882,47 m3
Volume edificio costruito: 2.634,55 m3
Superficie circa 500 mq.

Continua a leggere

Cronaca

Milano, arte urbana: un murale per sensibilizzare su sport e lotta alla meningite

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 4 minuti
image_pdfimage_print

L’opera è stata realizzata sulla facciata di un edificio in viale Toscana 9

Lo skyline di Milano si arricchisce con un murale che unisce la bellezza dell’arte a un importante messaggio di sensibilizzazione. È ‘Limitless’, opera ideata e realizzata da SMOE Studio sulla facciata di un edificio in viale Toscana 9 con il contributo non condizionante di Sanofi. Il murale raffigura uno sciatore paralimpico che porta sul casco i colori della Bandiera della Lotta alla Meningite e veicola valori fondamentali dello sport, come il coraggio di superare sé stessi e i propri limiti.

“È un progetto straordinario- ha detto Lara Magoni, sottosegretaria allo Sport e ai Giovani per Regione Lombardia- Solo la conoscenza può anticipare ciò che può causare una patologia come la meningite. Lo facciamo attraverso l’arte, con immagini importanti di coloro che riprendono in mano la propria vita dopo la malattia”.

Emblema di questo concetto è Andrea Lanfri, ex atleta paralimpico due volte argento nella staffetta 4×100 prima ai Mondiali di Londra nel 2017, poi ancora l’anno dopo agli Europei di Berlino. Lanfri ha contratto la meningite nel gennaio del 2015, a 29 anni, ma l’amputazione delle gambe non gli ha impedito di tornare a fare ciò che più amava: correre e scalare pareti rocciose. “Non sapevo nulla di questa malattia- ha raccontato Lanfri, presente alla conferenza di presentazione di ‘Limitless’- Me lo spiegarono in ospedale, una notte. Da lì in poi ho scoperto pian piano tutte le sfide che la malattia mi avrebbe messo davanti. E le ho affrontate, quelle sfide. All’inizio quasi per ripicca nei confronti della meningite, poi ho deciso di fare esattamente l’opposto di ciò che la malattia avrebbe voluto impormi. Puntava a fermarmi. Invece io sono andato oltre. Lo sport in questo senso è stato importantissimo per me, è stato un mezzo per fare cose che io stesso non avrei mai creduto di realizzare”.

Ha sposato in pieno questa visione la sottosegretaria Magoni: “Lo sport è l’unico strumento di inclusione e aggregazione che usiamo in ogni situazione. In questo caso si accompagna al messaggio della prevenzione, perché è quella che ci salva la vita”.

‘Limitless’ è la prima di cinque opere che rientrano nel progetto di arte urbana ‘Nulla Virtus’ di SMOE Studio per la città di Milano. Ha il patrocinio del Municipio 4 e del Municipio 5 ed è supportata da Brand For the City come advisor. “Lo sport è l’arte dell’anima e del corpo- ha affermato l’artista che ha partecipato alla realizzazione del murale- Abbiamo voluto restituire questo immaginario attraverso una narrazione che ha come tela la città stessa. In ‘Limitless’ abbiamo utilizzato i colori della bandiera della lotta alla meningite: il giallo, il viola e il blu. Questo messaggio di sensibilizzazione rende il nostro lavoro ancora più significativo”.

La scelta non è stata casuale

La bandiera è infatti il simbolo di unione e speranza globale lanciato da Sanofi a fine2023. È stata realizzata in collaborazione tra la Fondazione perla Ricerca sulla Meningite (MRF) e la Confederazione delle Organizzazioni per la Meningite (CoMO) – di cui fa parte il Comitato Nazionale contro la Meningite ‘Liberi dalla Meningite’ – e i paralimpici Davide Morana, Ellie Challis e Théo Curin. Il disegno rappresenta il desiderio di proteggere e sostenere i pazienti, la volontà di sconfiggere la malattia e ancora la comunità che lotta contro la meningite. Non solo i pazienti, quindi, ma anche i loro caregiver e le organizzazioni che li supportano.

“Per sconfiggere la meningite è fondamentale migliorare la sua conoscenza tra i cittadini, soprattutto se giovani- ha sostenuto Mario Merlo, General Manager Sanofi Vaccini Italia&Malta- Siamo stati felici di aderire a questa iniziativa di sensibilizzazione che lega un valore importante come quello della prevenzione a quello dello sport. Agire in modo corale per incidere nella lottacontro la meningite è indispensabile. Sanofi è da sempre impegnata in questo ambito. Supportare la realizzazione di quest’opera dedicata alla città di Milano e alla sua valorizzazione è un ulteriore passo in avanti nel percorso già avviato con la bandiera per unire tutti nella lotta contro la patologia”.

La meningite colpisce ogni anno oltre 2,5 milioni persone nel mondo di qualsiasi età e registra un tasso di mortalità pari al 10%

Tra coloro che riescono a guarire, circa il 20% deve convivere con complicazioni gravi e a lungo termine come anche lesioni cerebrali e amputazioni degli arti colpiti. “Bisogna lanciare un messaggio forte e chiaro. Il mio desiderio, durante la malattia, era tornare alla mia vita, alle mie passioni- ha ricordato Andrea Lanfri- Dare la mia testimonianza ad altre persone che hanno vissuto o stanno attraversando la mia stessa esperienza mi ha dato una spinta in più. Mia madre all’inizio mi disse che non avrei mai più scalato una montagna e io d’istinto le risposi ‘Chi te l’ha detto?’ Quando poi le annunciai che sarei andato sull’Everest prima non mi credette, poi mi domandò perché volessi farlo. Ricordo di averle ribattuto, scherzosamente, ‘Per dimostrare che quel giorno ti sbagliavi'”.

Non arrendersi neanche di fronte a problemi che sembrano insormontabili è la chiave di lettura da usare quando si guarda il gigantesco murale appena inaugurato e che ci avvicina all’evento più atteso nel capoluogo lombardo, le Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano-Cortina. “Ci avviciniamo sempre di più alla data di avvio dei Giochi- ha detto la sottosegretaria Magoni con un sorriso- Questo progetto vuole essere un inno alla vita attraverso immagini che ci accompagneranno fino alle settimane di gara, ricordandoci tutte quelle persone che scenderanno in pista superando proprio le difficoltà e gli ostacoli che hanno caratterizzato il loro percorso di vita”.

Continua a leggere

Cronaca

Roma, operazione della Polizia Locale: sgomberato insediamento abusivo a Tor Bella Monaca

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

Sgomberato l’insediamento abusivo a Tor Bella Monaca in Via dell’Archeologia. Le operazioni sono scattate questa mattina quando gli uomini della Polizia Locale di Roma Capitale si sono presentati nel campo di via dell’Archeologia dove hanno denunciato nove persone tutte di nazionalità rumena.

Nel corso delle operazioni, i caschi bianchi del gruppo SPE (sicurezza pubblica Emergenziale), si sono avvalsi di un ufficio fotosegnalamento mobile, messo a disposizione dal Comando del Corpo.

Sull’operazione é intervenuto l’apprezzamento del SULPL (Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Locale) che per voce del Segretario Romano Marco Milani rende noto: ” Dopo diversi anni di pausa il gruppo speciali tornano a fare sicurezza. Siamo atto al nuovo Comandante Generale di aver riportato il tema della sicurezza sociale all’ordine del giorno. Tra i servizi nelle zone Termini ed Esquilino che verranno rafforzati nei prossimi giorni e quelli come quello di oggi che tornano a. prestare attenzione ai disagi nelle periferie, dopo anni di buio il Corpo sembra tornare alla sua vocazione. Ora la palla passa ad amministrazione e Governo, chiamati a fare uno sforzo per superare il limite delle 800 prossime assunzioni. Tra dieci mesi si aprirà il giubileo e la Capitale non merita di affrontarlo con la mancanza di 3500 agenti in organico”.

Continua a leggere

SEGUI SU Facebook

I più letti