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Migranti, quando i respingimenti non irritavano le magliette rosse: si spera che a nessuno venga in mente di codificare Dambisa Moyo fra gli iscritti della Lega

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Oggi si può dire che il tema immigrazione domini la politica degli Stati. Secondo uno studio dell’equipe TrueNumbers, in Europa ci sono 2,1 milioni di persone espulse. L’incapacità di rendere le espulsioni effettive di migranti irregolari, oltre che minare seriamente la già tanta precaria credibilità dell’Unione europea nella gestione dei suoi confini “rappresenta un incentivo per l’immigrazione irregolare” come lo ha candidamente dichiarato lo stesso Parlamento europeo.

Nel 2016 , citando sempre la fonte dei dati del Parlamento europeo, dai 305,365 ordini di espulsione che gli Stati avevano emesso, solo la metà, cioè 176.223 sono andati a buon fine, i rimanenti fogli di via sono rimasti carta straccia perché i migranti irregolari sono rimasti in giro per l’Europa.
Solo nel 2016 gli ordini di espulsione emessi dagli Stati sono stati 67.033 mentre i rimpatri effettivi risultano essere stati 47.181. Nei primi 4 mesi del 2017 invece, dei 64.312 ordini di espulsione, quelli effettivi sono stati 39.536. A dispetto di quello che si può addebitare a questo governo, i respingimenti, le espulsioni ed i rimpatri sono stati sempre all’ordine del giorno di ogni governo.

Quando i respingimenti non irritavano le magliette rosse

Nel lontano 2014, ne Salvini e tanto meno Di Maio possono essere chiamati in causa, le espulsioni andavano avanti senza suscitare l’ira delle magliette rosse. In quell’anno la Francia di Francois Hollande aveva espulso 84.890 emigranti. La Grecia aveva espulso 73.670 con un crescendo di circa 30.000 espulsioni in più sul 2013. Il Regno Unito si era distinto con 65.365 espulsioni, mentre l’Italia, fanalino di coda aveva firmato 25.380 fogli di via. A queste espulsioni e rimpatri c’è da aggiungere il numero di extracomunitari rifiutati all’ingresso in Europa. Citando i dati del 2014 si trovava la Spagna con 172.185 rifiuti, principalmente marocchini. Il Regno Unito seguiva con 15.906 rifiuti. Dopo veniva l’Ungheria con 13.195 rifiuti, la Francia con 11.365 rifiuti e sempre fanalino di coda l’Italia , chiudeva le porte a 7.005 extracomunitari.

L’Italia frenata nei rimpatri, nelle espulsioni e nei respingimenti, perché?

Da un’attenta lettura dei dati appena esposti ed altri, che per brevità non sono stati riportati qui, si evince che mentre gli altri Stati governavano a piacere, e pare senza alcuna interferenza dall’alto delle istituzioni, il “piccolo Stato” ai confini con il nord Africa, in parte non riusciva a governare l’emergenza per mancanza di volontà e in parte perché osteggiato da divieti che non si capisce perché non si applicano sempre ed a tutti in ugual misura. Sta di fatto, e si cita il caso a solo titolo esemplificativo, già dal 2014 esisteva questa discrepanza tra Stato e Stato. Nei primi 4 mesi di quell’anno la Francia di Hollande aveva espulso 84.890 emigranti irregolari mentre nello stesso periodo l’Italia firmò appena 25.380 ordini di espulsioni. Perché tutto questo divario? C’è chi dice che l’Italia barattava la voce “migranti” con trattative sul fiscal compact in sede europea. Argomento che ha delle fondamenta ma non è l’unico.

Non tutti i paesi d’origine degli emigranti accettano il rimpatrio dei loro connazionali. Sarà proprio vero e casomai cosa si può fare?

Quando si dice è vero, però gli accordi sono come le leggi, sono fatti per essere modificati, corretti e se necessario cambiati. Intanto è da precisare che i paesi che hanno siglato accordi con l’Europa e con l’Italia per l’accoglimento dei relativi connazionali rimpatriati sono diversi. L’Europa ne ha siglato 17 accordi con altrettanti paesi. Da citare l’accordo con il Gambia, per l’immigrazione via mare e con la Macedonia, per i flussi migratori via terra. Il 12 dicembre 2015 l’Unione Europea ha siglato un accordo con il governo del Mali per rimpatriare i migranti irregolari provenienti dal Paese. L’accordo si inseriva nel piano adottato in un vertice a La Valletta nel novembre 2015 che prevedeva un finanziamento di 1,8 miliardi di euro da parte della UE ad alcuni Paesi africani. Sono stati stanziati 145,1 milioni di euro per contrastare il traffico di esseri umani, per migliorare i controlli di frontiera e per agevolare i giovani nella ricerca di lavoro in Mali.”
Da parte dell’Europa sono tutt’ora in corso trattative con Congo, Ghana, Senegal e Bangladesh. L’Italia ne ha che funzionano bene con Tunisia, Nigeria, Egitto e Marocco. I duri da trattare rimangono Eritrea, Siria, Somalia e Nigeria ma anche per queste un rimedio ci sarebbe.

Costi e benefici nel rimpatrio degli irregolari

I conti sono subito fatti. Ogni emigrante pesa sui contribuenti italiani euro 35 al giorno. Oppure la media di euro 1.100 al mese. Tenendo questa cifra in mente si passa ad un altro calcolo. Un’indagine del EUobserver su circa 100 operazioni congiunte di rimpatrio, dopo aver considerato alcuni eventi non previsti nelle operazioni di rimpatrio, come quando alcuni rimpatriandi si danno alla fuga, oppure si danno malati, oppure presentano domanda di asilo oppure altre questioni legali emergenti, considerando che nulla accada di tutto ciò, si è stimato che in media per il rimpatrio via aerea la spesa s’aggiri intorno a euro 5.800. Seguendo il principio di costi e benefici, contro il viaggio aereo di euro 5.800 si ha il costo del mantenimento del migrante in Italia ad euro 1.100/mese per sei mesi, con un risparmio per tutti i mesi che verranno dopo il 6° mese.

L’Accordo di Cotonou tra i Paesi dell’area ACP (Africa, Caraibi e Pacifico) e l’Unione Europea

Il 23 giugno 2000 tra settantanove Paesi dell’area ACP (Africa, Caraibi e Pacifico) e l’Unione Europea venne firmato l’Accordo Cotonou. L’accordo è formato da disposizioni relative alla concessione di preferenze tariffarie ai prodotti ACP nel mercato comunitario, l’erogazione di aiuti finanziari e la cooperazione industriale. Inoltre i paesi ACP possono accedere agli “accordi di partenariato economico” (APE) mentre l’Unione in cambio offre differenti regimi commerciali agli Stati partner offrendogli assistenza per “un sistema multilaterale basato su regole per affrontare le sfide globali”.

Detto tutto ciò, se fra questi Stati partner, per caso ci fosse qualcuno di quelli che dovessero rifiutare di accettare il rimpatrio di qualcuno dei loro connazionali, cosa vieterebbe all’Europa di sospendere assistenza e finanziamenti finché lo stesso Stato non venisse a più miti consigli?
– Penale
– Penale dell’economia
– Processuale penale
– Penale dell’ambiente
– Penale dell’informatica
– Giurisprudenza
A volte ci si fanno tanti scrupoli inutili e il più delle volte si danneggiano quelli che invece si vorrebbero beneficiare. L’economista nata in Zambia, Dambisa Moyo, è una vita che combatte contro i fondi umanitari che finiscono nelle tasche dei dittatori. “Si comincia a capire che bisogna cofinanziare iniziative da gestire insieme” L’ultimo suo grido è stato : “Basta aiuti a pioggia: per la mia Africa servono investimenti”.

Si spera che a nessuno venga in mente di codificare Dambisa Moyo fra gli iscritti della Lega.

Emanuel Galea

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Amministrazioni Comunali sotto la lente: Albano Laziale

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Come verificare se un sindaco e la sua amministrazione rispettano le promesse fatte in campagna elettorale? Un buon metodo può essere quello di consultare il DUP (Documento Unico di Programmazione) che i Comuni devono rendere pubblico anche sul proprio sito istituzionale. Abbiamo quindi deciso di passare in rassegna questo documento per alcuni Comuni iniziando da quello di Albano Laziale guidato dal sindaco Nicola Marini al suo secondo mandato.

Il DUP (il cui aggiornamento verrà presentato al Consiglio entro il 15 novembre) suddivide gli obiettivi in aree tematiche e le relaziona al termine con vari parametri di bilancio tra cui la gestione di competenza dove risultano stanziati 110mila euro per il 2017 e altri 250mila per il biennio successivo. Bisogna, innanzitutto, precisare che il Comune di Albano Laziale presenta molti punti di linee programmatiche e ciò ci ha costretto ad annoverarne solo alcuni.

Situazione viabilità instabile ad Albano Laziale

Anche se il 10 ottobre scorso il sindaco Nicola Marini ha diffidato la Società Onorati Autolinee Srl a seguito dei soliti disservizi (con controllo della Polizia Locale sugli scuolabus) e nell’estate il Comune, come ente capofila, ha presentato una rete per la riorganizzazione del trasporto pubblico con i Comuni limitrofi, la cittadina castellana necessiterebbe comunque di due manovre:
– Una migliore programmazione delle numerose linee di collegamento soprattutto in riguardo agli orari dei treni che partono da Pavona e che impiegano solo 30 minuti contro i 55 minuti di Albano Laziale per raggiungere Roma;
– Un’opera di decongestionamento del traffico dopo l’inutile e costosa Appia Bis.

Lo scorso inverno, poi, anche su queste pagine abbiamo denunciato lo stato delle principali arterie stradali albanensi per le quali risultano inutili i risibili rattoppi. In tal senso qualche provvedimento è stato preso.

Albano Laziale, lavori su via Trilussa: l’amministrazione incontra i residenti

È da sottolineare anche la grande ambizione di trasformare il parcheggio vicino all’istituto Collodi in un posteggio multilivello, ma allo stato di cose risulta soltanto un campetto calcistico in terra e ghiaia con tanto di porte.

Albafor e i debiti milionari

Ma se per l’integrazione della raccolta differenziata il Comune non sembra registrare disservizi o esasperanti ritardi, per le politiche del lavoro sono ancora troppo poche le parole spese per il caso Albafor. Forse unico vero fardello per l’amministrazione e soprattutto per il primo cittadino che per i debiti milionari dell’istituto professionale è stato sotto processo e poi assolto. Restano, in ogni caso, 150 famiglie senza stipendio da 12 mesi e la posizione ancora tutta da chiarire dell’Associazione Alles Don Milani che ha acquistato per soli 50mila euro la società Formalba (Ex Albafor) su cui oggi grava un debito di 8 milioni. Scelta imprenditoriale quantomeno discutibile e che fa sorgere dubbi legittimi.

Sotto gli obiettivi che l’amministrazione presenta per i Diritti delle persone e Servizi, appare l’istituzione del registro delle coppie di fatto a sostegno del riconoscimento dei diritti delle persone a prescindere dal loro orientamento sessuale da attuarsi entro il 2016. Il Sindaco Nicola Marini ha ottemperato alla questione con riguardo alla legge n.76 del 2016. Ma ciò non si può dire per la paventata “riorganizzazione della struttura amministrativa con conseguente risparmio economico” della quale non si trovano dati utili. Stessa situazione per le oasi scolastiche e gli orti urbani per i quali manca financo un progetto serio, mentre è nata e si sta perfezionando una banca del tempo (FAreteFAmiglia) per i lavori di pubblica utilità destinata ai cittadini con evidenti problemi economici o personali.

Nell’ambito del turismo il comune di Albano Laziale risulta essere quantomeno carente

L’amministrazione ancora non informa a riguardo l’Ostello della Gioventù che non appare nemmeno sui siti internet e di cui due anni fa se ne è denunciato un uso improprio. Mentre per le promesse sportive niente è stato fatto a cominciare dal campo sintetico di Cecchina per passare alla tribuna del campo dell’Albalonga fino al Palazzetto dello Sport di Pavona. Ma il comune di Albano Laziale è all’avanguardia per quanto riguarda le politiche giovanili. L’Osservatore d’Italia ha raccontato la genesi del Consiglio Comunale dei Giovani che opera con facoltà consultiva.
Mentre lontano dai traguardi programmatici, ma al passo con il nuovo schema mediatico del Pd, Nicola Marini si destreggia sui social con una media salvinian-calendiana di due o tre post al giorno.

Gianpaolo Plini

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Anguillara Sabazia: cara sindaca… i cari estinti attendono risposte [1 puntata]

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ANGUILLARA SABAZIA (RM) – Nessuno è a conoscenza dei rapporti, qualora ce ne fossero, tra l’amministrazione comunale di Anguillara Sabazia e l’aldilà. Si può solo immaginare, perché non potrebbe essere altrimenti, che i cari estinti siano molto infastiditi per aver creduto ed ora essere rimasti delusi. Ed è più insidiosa la maledizione di un estinto che la vendetta di un vivente.

I fatti:

Il 4 agosto 2017, la Giunta comunale guidata dal sindaco Sabrina Anselmo, con delibera n. 114 approvò il progetto di fattibilità tecnica ed economica per realizzare i lavori di ampliamento del cimitero cittadino.

La sindaca, il 10 agosto dello stesso anno annunciava, sul suo profilo istituzionale facebook: “… l’amministrazione ha ritenuto urgente e improcrastinabile questo intervento con lo scopo di poter offrire un servizio cimiteriale più efficiente ai nostri cittadini.”

Alla notizia si riusciva ad ascoltare un canto di gioia tra le tombe proveniente dall’aldilà

I cari estinti avevano creduto alle parole della Anselmo. Quest’ultimi, ai quali non si può nascondere nulla, avevano preso visione della delibera il cui testo non lasciava spazio ad alcun dubbio: “Preso atto, il progetto… (omissis) ..prevede la realizzazione su due piani di n.768 loculi… (omissis)… per un costo complessivo di euro 1.431.000,00….(omissis)….. SOMME A DISPOSIZIONE DELL’ AMMINISTRAZIONE.” E oggi i defunti ancora aspettano che il gruppo di lavoro formato dal Geometra Di Donato, Geometra Nadir Ramaccioni e Geometra Gianluca Chiavari battano un primo colpo. Alla luce di come stanno le cose, il finale della delibera 114 aggiunge – alla beffa? – chiosando “Da dichiarare il presente atto immediatamente eseguibile ai sensi dell’art.134 comma 4 del T.U.267/2000”.

Che dire? Siamo alle porte del 2019 ma l’incuria inizia molto prima

E’ proprio il caso di dire che ad Anguillara Sabazia non c’è pace per i morti. Se si clicca su questo link [CLICCARE QUI], ci si rende conto che i nostri morti sono stati sempre oggetto di “equivoci” per usare un eufemismo. Il link proposto tratta della delibera di Giunta n. 209 del 29.12.2017 dove si incontrano i soliti presenti ed i cronici assenti. La giunta fu allora convocata perché era emerso che la ATI OMERGA s.r.l. Tatangelo s.r.l. per l’affidamento in regime di concessione del completamento del cimitero comunale, dopo 10 anni, dal 13 settembre 2005, da una esamina della convenzione, il Comune si accorse di alcune inadempienze contrattuali riguardo l’ampliamento da parte della società affidataria del servizio vendita loculi. La Giunta decise di evitare un eventuale (?) contenzioso e optò per la via stragiudiziale. Seguì la solita prassi dell’incarico a un avvocato, nomina di un responsabile mentre i morti aspettavano.

Che l’ampliamento del cimitero non fosse in cima ai pensieri dell’amministrazione se ne ebbe la conferma più tardi. Intanto già si preparavano le mosse per ovviare all’emergenza, scartando l’ipotesi oppure se si vuole, rimandando a sine die i lavori dell’ampliamento del cimitero.

Quest’altro link [CLICCARE QUI] tratta invece della delibera di Giunta n. 82 del 7 giugno 2017 e sempre con i soliti 3 assessori presenti e 2 assenti si decise: “Che nelle more dell’approvazione delle modifiche al suddetto regolamento – di polizia mortuaria Ndr. – si rende necessario impartire disposizioni urgenti onde poter garantire la sepoltura in caso di decesso, così come previsto dalla normativa di riferimento in merito.”

Ad Anguillara Sabazia non c’è un’emergenza abitativa, al contrario ci sono troppi immobili in vendita sul mercato. L’emergenza è altrove

Ci sono si e no 6 agenzie immobiliari e solo chi non vuole vedere non ammette che l’emergenza immobiliare non esiste. Queste agenzie hanno elenchi interi di immobili da vendere, immobili per tutti i gusti, tutte le tasche.

Ad Anguillara Sabazia c’è solo qualche agenzia funebre che magari può disporre di qualche loculo da proporre

Ciò detto la gente ad Anguillara non capirà mai l’utilità per la comunità dei piani integrati che la sindaca Anselmo ha tenuto tanto a portare in Aula per la riqualificazione di un’area ubicata in località “I Grassi”. E la giustificazione che l’Amministrazione ha l’intenzione di utilizzare la somma spettante di 3 milioni 614 mila euro in opere pubbliche non convince. Da qualche parte qualcuno recita ancora il detto: “Campa cavallo che l’erba cresce”.

A proposito di loculi

Oggi i loculi sono all’ordine del giorno. La Giunta Anselmo si è dimostrata fedele alla sua ostinazione nel non volere ascoltare la voce del caro estinto e lo scorso 26 settembre con Ordinanza Dirigenziale è stata annunciata la temporanea requisizione dei loculi cimiteriali. Su questo provvedimento tratteniamo ogni giudizio perché ci riserviamo di ritornarci più esaurientemente in seguito. Per oggi preme concludere confermando che a proposito di loculi: Se qualcuno acquista un loculo vuol dire che c’è qualcun altro che vende un loculo; vuol dire anche che al mappale cimiteriale si dovrebbe procedere al cambio della proprietà. Ma si sa che per i loculi in concessione, l’articolo 4 del contratto di concessione “…..vieta il trasferimento a terzi sia per vendita che per donazione”. La gente comune non lo sa ma la polizia mortuaria lo sa e il caro estinto dall’aldilà guarda e annota.

Anguillara, scoppia l’emergenza tombe: la giunta Anselmo requisisce i loculi cimiteriali ai privati

Emanuel Galea

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Sfascisti, faranno fuori Salvini come Berlusconi?

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Già il 28 di agosto l’editorialista de Il Tempo Marcello Veneziani scriveva così: “Faranno fuori Salvini e so chi metteranno al suo posto”. Una nefasta profezia, che però trova cassa di risonanza in ciò che sta accadendo in queste settimane. Abbandonato ormai l’argomento dei migranti, ora il governo che gli Italiani hanno votato e che l’opposizione compatta – da centrodestra a centrosinistra e sinistra, cosa epocale – sta cercando di scalzare, ognuno per i propri interessi politici, è sotto un attacco mai accaduto nella storia della nostra repubblica.

S’è scomodato perfino Tajani, dichiarando in televisione che: “Questo governo va fermato, perché fa male all’Italia”

Accenti da marcia su Roma, e speriamo che nessuno sia così idiota da raccogliere questa istigazione all’insurrezione. Di fessi, purtroppo, siamo pieni e qualcuno potrebbe sentirsi autorizzato a compiere atti che, se fossero visti dall’altra parte, andrebbero classificati come ‘fascisti’. Mentre quelli che tuonano su media scritti e parlati sono ‘sfascisti’, o ‘disfattisti’, se qualcuno gradisce un termine caro al ventennio. Perché di questo si tratta. Salvini e il suo governo, in tandem con Di Maio, è sottoposto ad un bombardamento becero e cieco. Assistiamo alle riserve del PD, ancora rivitalizzate da un fertilizzante renziano, che in televisione recitano a memoria la lezioncina piena di bugie, facendo terrorismo politico e psicologico, senza nessuna attinenza con la realtà.

Accusare l’attuale governo di immobilismo, di inconcludenza e di incompetenza è davvero una menzogna

Come lo è accusarlo di continue liti e fratture. La verità è sotto gli occhi di tutti: i programmi trovano attuazione, i contrasti momentanei – ove ce ne fossero – servono ad aggiustare il tiro, nell’interesse del cittadino. Le accuse di populismo e sovranismo sono state respinte al mittente da un intervento sacrosanto del premier Conte: in realtà la sovranità del popolo è nell’articolo 1 della nostra sempre citata e ancor più disattesa Costituzione – proprio da coloro che accusano altri di violarla. Siamo all’assurdo. Attaccare un governo finalmente eletto – dopo quattro imposti – tramite regolari consultazioni, dimostra quello che da tempo sosteniamo su queste colonne. Cioè che chi comanda è l’Europa, con i suoi ‘poteri forti’; quei poteri che si sono opposti alla Brexit e che hanno paura di una eventuale Italexit, che soltanto vantaggi porterebbe alla nostra nazione. Chi teme quest’ultima soluzione è in realtà la Germania, che ne uscirebbe – lei sì – con le ossa rotte. Prova ne sia l’uscita che a suo tempo ci fu dell’Italia dal ‘Serpente monetario’: il Paese riprese vigore, le esportazioni aumentarono e ci fu un’ondata di benessere. Aggiunge Marcello Veneziani, nel suo editoriale su Il Tempo del 28 di agosto, che tutte le persone con cui ha parlato sono contente di questo nuovo governo, che finalmente fa ciò che piace ai cittadini. Di converso, tutti i media lo attaccano ferocemente. Allora noi ci chiediamo: che fiducia possiamo dare ai tiggì che mostrano soltanto aspre critiche al governo e alle sue iniziative, e anche, che fiducia possiamo dare ad alcuni ‘giornaloni’ che in prima pagina pubblicano non notizie, ma valutazioni faziose dell’azione di governo? È chiaro che anche questi ultimi sono di parte, magari legati ai finanziamenti pubblici. Quello che Renzi si è preoccupato di fare, quand’era al potere, è stato di infiltrare suoi fedelissimi nei gangli vitali dell’Amministrazione pubblica, e ora questa sua accortezza – che qualcuno potrebbe definire ‘totalitarista’ – gli torna utile.

Renzi non è morto – politicamente – , i traffici del cognato con i milioni di dollari dell’UNICEF non sono perseguibili, come riportano alcuni giornali in prima pagina

Salvato, il cognato, da una legge definita ‘ad personam’. Se manca una denunzia, nessuno potrà perseguire l’autore – presunto – dell’ammanco di 6 milioni e 600.000 dollari raccolti per i bambini meno fortunati, e dirottati – secondo alcune fonti ufficiali – verso le aziende di casa Renzi. Il giglio magico esiste ancora, ed è infiltrato nei gangli più profondi della nostra amministrazione pubblica: prova ne sia che Ermini – un avvocato di provincia fedelissimo di don Matteo – è stato eletto, con l’appoggio del centrodestra, alla presidenza del CSM, e sappiamo quale sia la potenza anche politica di questo organismo. E Berlusconi ne sa qualcosa. Tutti condannano lo sforamento programmato al 2,4% – mentre pare che l’Italia sia addirittura in avanzo primario – al contrario di ciò che accade alla Francia di Macron, la quale, lungi dall’essere criticata dai soliti buonisti per aver chiuso le frontiere ai migranti, si permette un 2,8%, con il beneplacito dell’establishment internazionale, a cui lui tiene bordone. L’impressione è che tutti temano che le misure adottate sortiscano l’effetto voluto, e che questo sia la fine della sinistra e della sua politica. Chi critica questo governo e le sue iniziative non ricorda che quando era al potere il PD l’Italia non aveva la benchè minima possibilità di crescita, sempre proclamata ma mai avvenuta, nella linea menzognera adottata anche oggi. Il reddito di cittadinanza, o di inclusione, o ciò che si vuole, porterà non soldi ai fannulloni, ma eliminerà sacche di povertà oggi irraggiungibili – perché il PD al potere per almeno cinque anni non ha fatto nulla? – e rimetterà in circolazione il denaro erogato. Anche le pensioni, se fossero aumentate, potrebbero portare vantaggio al mercato interno. Il pensionato, quello al di sotto dei mille euro, – che oggi è la maggioranza – si deve privare di tante cose, e per lo più non arriva a fine mese. Auspicando che i tagli ai ‘diritti acquisiti’ siano effettuati presto: un diritto, non ‘acquisito’, ma sancito dalla nostra Costituzione – sempre lei – è fra l’altro quello alla salute e al benessere del cittadino, senza discriminazioni di alcun genere. Soprattutto di emolumenti assurdi in un paese che si picca d’essere civile e democratico. L’aumento rimetterebbe in circolo buona parte delle somme, dando impulso all’economia interna. Insomma, le pensioni tornerebbero all’ovile sotto forma di impulso al commercio e aumento del gettito fiscale. La crescita non si stabilisce per decreto. Va preparata con misure strutturali, ciò che questo governo sta facendo, con grande capacità, nonostante l’opposizione dica il contrario – e il ministro Savona ne testimonia. Contro questo governo si è scatenato l’inferno. Speriamo che gli Italiani siano più intelligenti di quelli che lo vogliono affossare, e si regolino di conseguenza.

Roberto Ragone

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