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Cultura e Spettacoli

Misteri d’Italia, il caso AFAM: chi c’e’ dietro al tentativo di distruggere i Conservatori di musica?

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AFAM non è l’acronimo di una agenzia governativa di servizi segreti, ma significa Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, in pratica l’essenza, il nocciolo duro dell’insegnamento musicale nei nostri Conservatori di musica: una eccellenza, filtrata atrtraverso il tempo, di tutti i docenti che insegnano nei nostri Conservatori di musica, e la cui preparazione e dottrina trasmettono agli allievi. Si tratta di una ‘nicchia’ culturale, ma molto importante, uno dei muri maestri della nostra storia e cultura, appunto, quella della musica così definita, ‘colta’, nella quale la nostra nazione ha ampie e preziose tradizioni.

Da qualche tempo, però, qualcuno vuole distruggere questa impalcatura, pur solida, a favore di altre soluzioni più ‘a buon mercato’, colpendo la struttura di Istituzioni Musicali plurisecolari, per sostituirle con altri organismi più ‘facili’, e magari – dice qualcuno – serbatoi elettorali. Per ben due volte, infatti, dalla Legge di Bilancio, di recente discussione, è stato ‘sfilato’ – e l’impersonale è d’obbligo – all’ultimo momento un emendamento del Senatore Bartolomeo Amidei, che avrebbe sanato una situazione incancrenita da decenni, portando al ruolo un migliaio di precari che da sempre conducono in tutto e per tutto i Conservatori, e che avrebbe impegnato una spesa irrisoria, circa tre/quattro milioni di euro – presenti nelle pieghe di bilancio –  da spalmare in due anni.

 

Tutto ciò, a vantaggio di Istituti musicali privati o pareggiati, per statizzare i quali sarebbero a disposizione 50 milioni di euro, quindi, ça va sens dire, una spesa molto più alta.

Il che nella patica causerebbe un afflusso di docenti ‘statizzati’ e immessi al ruolo – quindi a tutti gli effetti dipendenti dello Stato – verso i Conservatori superstiti (molti sarebbero costretti a chiudere), escludendo, per la loro immissione al ruolo, coloro che da tanti anni, e con titoli ed esami, quindi con pieno merito, insegnano da precari a vita nei Conservatori. Titoli ed esami non presenti nei curricula dei neo assunti, in quanto provenienti da Istituti privati o pareggiati, senza un filtro.

 

Puntata di Officina Stampa del 23/02/2017 con ospiti il Maestro Aldo Ragone, docente di Pianoforte Principale al Conservatorio Statale di Musica Lorenzo Perosi di Campobasso e il Maestro Carlo Pari docente di pianoforte principale presso il Conservatorio statale di musica Benedetto Marcello di Venezia e l’Istituto Musicale Corelli di Cesena. A dibattere il tema del precariato nei conservatori anche il Dottor Filippo Sica referente AFAM FLC CGIL per l’Istruzione Musicale in Campania.

 

Di questa questione, il Senatore Amidei ha fatto l’argomento di più di un intervento in Senato, oltre ad aver presentato l’emendamento che ‘qualcuno’ ha inteso, all’ultimo momento, fare sparire dalla Legge di bilancio. Abbiamo raggiunto il Senatore  nella sua sede per avere da lui una descrizione dei fatti in prima persona.

Senatore Amidei, intanto grazie per la sua disponibilità. La questione è complessa, ma semplice nella sua evoluzione. Ci descriva i fatti, visto che lei è la persona più al corrente di tutto.
Partiamo dal DDL Martini, che prevedeva di cambiare nome ai Conservatori, trasformandoli in Politecnici Musicali. Il DDL Martini è poi tramontato. Questo decreto prevedeva di prendere insegnanti da Conservatori, dalle Scuole di Musica, Istituti Musicali pareggiati eccetera, e di statizzarli, cioè renderli a tutti gli effetti docenti statali. Quindi, sostanzialmente, la cosiddetta statizzazione degli istituti Musicali pareggiati. E doveva prevedere l’immissione in ruolo dei precari AFAM, Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, e quindi dare attuazione alla Legge 508 del 1999. Però, praticamente, dopo 18 anni, ancora non è stato fatto nulla. Quindi, si è persa un’altra occasione per dare attuazione a questa legge che vergognosamente viene ignorata da diciotto anni, e nella quale il costo previsto era veramente irrisorio, e nel mio emendamento, il n. 56.13, era previsto di stanziare un mln di euro per il 2018, e 3 mln per il 2019. Il che è sostanzialmente una cifra irrisoria, dato che andavamo a porre fine a quella situazione di insegnanti precari da tantissimi anni, gente che andrà in pensione da precari, con incarichi annuali, perché poi di fatto il costo per lo Stato cambia poco, rispetto ad avere docenti a tempo indeterminato. Questo doveva avvenire tramite una graduatoria nazionale, di quella legge, la 104 del 2013, con le modificazioni della 128, dove si andavano a pescare in queste graduatorie i precari, trasformandole in graduatorie nazionali ad esaurimento, utili per l’attribuzione degli incarichi di insegnamento. Questo riguardava coloro che erano a contratto a tempo determinato, trasformandoli in docenti non solo a tempo indeterminato, ma anche determinato, avvantaggiando naturalmente coloro che da più anni si trovavano in questa situazione. Quindi ripartendo dagli anni 2018 e 2019, ci sarebbe stato una sorta di turn over del personale AFAM  e statali, per arrivare alla copertura del 100%, ad esaurimento di queste graduatorie nazionali. Invece, cos’è successo, che hanno preso degli Istituti privati, diciamo parificati e privati, e li hanno statizzati. Tra l’altro, negli Istituti privati l’ammissione degli iscritti non è avvenuta con le regole di chi, pur con incarichi anno per anno, ha insegnato nei Conservatori e negli Istituti Statali, dove titoli ed esami erano condizioni fondamentali per l’ammissione; questi docenti provengono da Istituti privati in cui non c’è un controllo, o magari la stessa rigidità di selezione, e quindi si trovano ad essere a tempo indeterminato a tutti gli effetti, cioè immessi in ruolo.

Pare che questo ‘guasto’ sia stato originato dal partito al governo, per motivi elettorali. Mi sbaglio?
L’ho detto nel mio intervento, (in Senato ndr.) che la colpa di questo governo, è quella di aver voluto trascinare vergognosamente per tanti anni una situazione in cui né il decreto Martini, né lo stesso ministro Morando, non hanno voluto,  – perché è inutile che ci raccontiamo balle, –  non hanno voluto porre fine a questa situazione di precarietà che si trascina ingiustamente da molti anni. Hanno preferito premiare chi proveniva da Istituti privati e non riconoscere una posizione di merito a coloro che provengono dall’AFAM. Per ciò che riguarda il perché e il percome, lo lascio immaginare a ciascuno che voglia fare le proprie considerazioni, ma sta di fatto che questo è un vilipendio perpetrato ai danni di una intera categoria di insegnanti che da tantissimi anni attendono giustizia, e nonostante le varie promesse fatte anche dalla sottosegretaria D’Onghia, che sappiamo essersi appena dimessa, anche la D’Onghia, e nonostante le promesse dello stesso Morando, piuttosto che Martini, ci siamo trovati di fronte ad una presa in giro vergognosa. Io stesso sono stato fautore di un convegno alla sala Koch del Senato, forse neanche sei mesi fa, a cui ha partecipato la D’Onghia, e in cui c’era stato un impegno da parte dei parlamentari del PD intervenuti – e della stessa sottosegretaria D’Onghia – che sembravano tutti convergere in questa decisione, di porre mano alla legge 128 per far diventare a tempo indeterminato tutti gli insegnanti che da tanti anni sono precari, e che andranno a terminare la loro carriera come precari.

 

Quindi questa eccellenza italiana dell’AFAM, perché di tale si tratta, è stata prevaricata a vantaggio di chi proviene da Istituti privati, nei quali, come lei ha ribadito, non c’è un controllo per le ammissioni per titoli ed esami, come invece la legge prevede per gli statali precari di Conservatorio. Cioè, in pratica, statali di nome, statizzati senza controllo di validità didattica.
Esattamente.

Allora coloro che provengono  dall’AFAM, che fine faranno?
Che fine faranno, poveretti? Chi lo sa?

In pratica rimangono disoccupati e basta.
Rimangono, o disoccupati, o continueranno ancora ad essere precari. Anzi nella migliore delle ipotesi, ingiusta, come ho già ribadito, in ingiusta ipotesi che rimanessero precari, è una vergogna, perché si vedono passare davanti persone che probabilmente, uso il dubitativo, hanno meno titoli.

 

Secondo lei chi c’è dietro a questa manovra? Perché certamente, per come è stata orchestrata, qualcuno c’è che muove i fili.
È una bella domanda. Ma purtroppo non posso risponderle, perché non ho certezze. Io do’ la colpa al governo, e lo dico a chiare lettere,  e a voce alta. Ma andare a tirar fuori le ragioni, preferirei che lo dicessero altri. Una cosa è certa, che il governo si è comportato in maniera vergognosa. L’ho detto in aula e lo ribadisco anche sulle pagine del suo giornale.

 

Comunque vadano le cose, senatore, ci sarebbe una soluzione per rimediare alla situazione dell’AFAM?
Sì, la soluzione, per ciò che riguarda l’AFAM, ci sarebbe. Innanzitutto gli emendamenti, andando alla Camera, debbono rimediare a questa cosa, e io mi sto già attivando per proporre a qualche collega deputato che ripresenti il mio emendamento. Bisogna semplicemente recepirlo e votarlo, perchè così ritorna al Senato per il voto definitivo. Un emendamento che per ben due volte è stato scartato dalla legge di Bilancio, lo diciamo per maggiore chiarezza. Per la verità, era tutto accantonato. Poi, hanno deciso dopo, adducendo motivi che a mio parere sono ingiustificati.

 

Quindi c’è una possibilità, una speranza.
Sì, se vogliono, sì. Siamo ancora in tempo.

Fin qui l’intervista con il Senatore Amidei, paladino di una categoria poco nota, in Italia, paese di cantanti rock e di calciatori strapagati. Una categoria, tuttavia, che costituisce una delle tre colonne della nostra cultura, la musica – quella colta – la letteratura – non quella di facile consumo – e la pittura. Siamo ancora in tempo a salvare migliaia di famiglie, considerando l’indotto, che vivono di musica nei Conservatori, o ne fruiscono le immediate pertinenze, dato che molti Conservatori sarebbero costretti a chiudere, a vantaggio dei nuovi Politecnici Musicali.

Colpiti sarebbero famiglie, imprese commerciali e artigiane, fabbriche di strumenti musicali, dipendenti degli Enti musicali e di Conservatorio, teatri, cittadini della parte attiva di questo Paese, il cui destino sarebbe peggiore di quello degli esodati della legge Fornero, da un giorno all’altro, senza possibilità di riciclo; docenti – pochi – che, nella migliore delle ipotesi, andrebbero in pensione da precari, con gli effetti negativi che ben si possono immaginare sull’ammontare dell’assegno mensile.

Dopo aver dedicato una vita intera ad una disciplina che non sarà mai del tutto apprezzata e riconosciuta, dati i tempi e i luoghi – e i governi, aggiungiamo noi. E senza che nei nuovi organismi sia garantita una qualità d’insegnamento come quella che ora è presente nei Conservatori. Avere la certezza dell’eccellenza dell’insegnamento è fondamentale. Ogni anno migliaia di giovani vengono a studiare e a prepararsi con i nostri docenti, da tutto il mondo, e portano all’estero la loro preparazione.

Qualcuno insiste a dire che l’arte non è importante, nella vita corrente, che è solo un optional, che ‘con l’arte non si mangia’. Noi diciamo che non è così, e che l’arte è imprescindibile. Immaginiamo cosa sarebbe l’Italia senza le sue eccellenze, o se la qualità dell’insegnamento musicale dovesse subire un degrado: un paese vuoto, senza un background, senza storia; in definitiva senza alcun interesse da parte del mondo e di chi lo considera come un’eccellenza mondiale nel suo complesso, e lo visita ogni giorno con grandissimo rispetto. Pensiamo a ciò che hanno scritto Goethe, o George Byron. L’arte e la storia di un Paese sono il Paese stesso.

Un Paese senza storia nè arte semplicemente non esiste. Cultura, civiltà, storia, sono le basi per avere un posto nel mondo. Purtroppo, oggi si sacrifica tutto al profitto e alle clientele elettorali,  a cominciare dai piccoli interessi di bottega, per finire alle ingiustificate e ingiustificabili – se non con interessi molto personali – trivellazioni entro le dodici miglia che sconvolgeranno i nostri mari e la vita di interi piccoli paesi di pescatori, rompendo quell’ordito che fa di una nazione un luogo vivo e vivibile. Ma forse di storia, civiltà antica, arte e via discorrendo, ne abbiamo troppo: perciò non valorizziamo nulla, lasciando che prenda piede quella tanto comoda ignoranza delle masse che ci fa sentire bravi e ‘sportivi’, in poltrona davanti al televisore e ad una partita di calcio; quando, e quest’anno non avremo questo privilegio, l’Italia partecipa ai mondiali, ed è un florilegio, dappertutto, di bandiere tricolori, mai apparse in altre occasioni più consone. ‘Panem et circenses’, l’ignoranza fatta politica e stile di vita.

Roberto Ragone

 

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Giornata Internazionale dei Musei, Tagliente interviene subito dopo Mikhail Piotrovsky: “Filippelli al servizio dell’arte e della cultura”

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Oggi 18 maggio ricorre, ormai dal 1977, la “Giornata Internazionale dei Musei | International Museum Day (IMD)promosso da ICOM.

Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società, e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali ed immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, e le comunica e specificatamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto. ( La definizione è di ICOM recepita anche dal Decreto ministeriale MIBAC 23 dicembre 2014).

Per questa edizione 2020, il Presidente delle Attività artistiche del Centro Espositivo Leo – Lev di Vinci, Architetto Oreste Ruggiero, ha inteso rendere omaggio al neo Direttore dei Musei Nazionali di Palazzo Mansi e Villa Guinigi di Lucca, architetto Franco Filippelli, recentemente e prematuramente scomparso.

Il sito del Centro Espositivo Leo Lev ( https://www.leolev.it/) oggi, ospita oltre 20 contributi tra i quali il mio, nella veste di Questore e Prefetto in Toscana, impegnato anche nella valorizzazione dei monumenti con interventi di restauro e manutenzione conservativi e socio onorario degli “Amici dei Musei e Monumenti Pisani”.

L’intervento del Prefetto Francesco Tagliente nella veste di Delegato ai rapporti istituzionali
dell’ANCRI è stato inserito in apertura, subito dopo quello di Mikhail Piotrovsky, Direttore Generale Museo Statale Ermitage, San Pietroburgo.

Ecco l’omaggio al Direttore Franco Filippelli

Aderisco volentieri all’iniziativa del Presidente delle Attività artistiche del Centro Espositivo Leo-Lev di Vinci, Architetto Oreste Ruggiero, di celebrare la Giornata internazionale dei musei 2020, rendendo omaggio a Franco Filippelli. Per ricordarlo mi piace ripercorrere alcuni momenti importanti della sua vita al servizio dell’arte e della cultura. Penso al suo l’incarico come Soprintendente presso la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara, alla sua direzione dei Musei nazionali di Lucca, Palazzo Mansi e Villa Guinigi, e al suo ruolo al Polo Museale della Toscana. Ricordo gli incarichi, come funzionario, presso la Soprintendenza di Firenze, come responsabile del cantiere presso gli Arsenali Medicei di Pisa per l’esposizione del restauro di 11 navi romane tornate alla luce alla fine degli anni Novanta. Oltre a quello di servitore del “mondo dell’arte e della cultura” ricordo il suo modo di essere un architetto – come interpretato da Oreste Ruggiero – che non si occupa di solo tecnica, ma assume il ruolo di antenna ricettiva degli umori, dei cambiamenti, dei sentimenti e delle necessità dell’uomo di prefigurare il futuro. E, prefigurando il futuro, è stato un elemento basilare per il Centro Leo-Lev, in virtù del suo ruolo di Soprintendente Reggente pro tempore, per il restauro dell’Arcangelo Annunciante della Pieve di San Gennaro e per l’esposizione, di cui è stato fra i protagonisti all’inaugurazione, presso il Centro di Vinci. Il Centro espositivo e polifunzionale che ospita ancora quella scultura in terracotta policroma dell’Arcangelo Annunciante di San Gennaro in Lucchesia, attribuita alla Scuola del Verrocchio e a Leonardo da Vinci, restaurata dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, e gli Skyline – Le Città di Leonardo, realizzati da Oreste Ruggiero e dedicati ai luoghi che hanno accompagnato il percorso di vita del genio di Vinci. Parlo delle Opere realizzate da Oreste Ruggiero: Firenze Skyline sulla parete della sala Convegni della Questura nello storico Palazzo Bonifazio; Roma Skyline nella Sala conferenze al primo piano del Palazzo San Vitale, sede della Questura di Roma e, con il coinvolgimento degli Amici dei Musei e Monumenti Pisani, Pisa Skyline, nel Palazzo Medici sede della Prefettura di Pisa. La mattina del 16 marzo, se non fosse stato impedito dall’emergenza pandemica, quella mostra a Vinci sarebbe stata visitata da un folto gruppo di soci dell’Associazione Nazionale insigniti dell’Ordine al merito della Repubblica italiana (ANCRI), guidati dal presidente Tommaso Bove, e degli Amici dei Musei e dei Monumenti Pisani, guidati dal presidente Piera Orvietani. Quella cerimonia ci avrebbe dato l’opportunità di ricordare, tutti insieme, il compianto benemerito della cultura e dell’arte Franco Filippelli. Auguriamoci di poterlo ancora fare prossimamente. Francesco Tagliente

Protagonista assoluto della celebrazione della giornata dedicata all’INTERNATIONAL MUSEUM DAY 2020, che vede anche l’omaggio al Direttore museale Architetto Franco Filippelli, è l’architetto Oreste Ruggiero che, oltre alla introduzione degli interventi, chiude l’evento nella veste di presidente del Centro espositivo Leo – lev, ringraziando i protagonisti dei singoli contributi, espressione di sentimenti veri, profondi, talvolta commoventi.

“Mi piace condividere, – ha detto il Prefetto Tagliente – concludendo questa mio contributo per le celebrazioni della ”Giornata Internazionale dei Musei 2020” , che le espressioni del Direttore generale Prof. Mikhail Piotrovsky, del Museo Ermitage, nei confronti del Centro espositivo Leo-Lev di Vinci, rafforza l’importanza della scelta di quella struttura per l’evento ANCRI, programmato prima della pandemia di Coronavirus per il 16 marzo. Questo momento collettivo infatti si è rivelato significativo di sincera umanità, ma altrettanto importante arricchito da un messaggio significativo del Direttore generale del Museo Ermitage per lo sviluppo della grande arte, della cultura e dei rapporti fra Italia e Russia. Temi quelli dell’arte e della cultura che sono stati sempre al centro della mia attenzione sia nel ruolo di Questore e Prefetto della Repubblica che in quello di socio onorario associazione Amici dei Musei e dell’ANCRI. Sono certo che attraverso il Centro vinciano Leo-Lev e col suo presidente Commendatore Oreste Ruggiero, Socio Nazionale ANCRI, possono aprirsi a progetti importanti, di respiro internazionale”.

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Cultura e Spettacoli

Taranto, museo archeologico nazionale, nuova piattaforma digitale in 8 lingue: oggi la presentazione su Facebook

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Oggi alle 18.00, nel corso della Giornata Internazionale dei Musei, la direttrice Eva Degl’Innocenti presenta la piattaforma digitale MArTA in 8 lingue in una diretta Facebook sulla pagina del Museo. La nuova normalità richiede rinnovati strumenti di fruizione, anche per i musei, e il MArTA, Museo Archeologico Nazionale Di Taranto, ritorna nel nuovo scenario con uno strumento digitale altamente inclusivo, tappa di un ampio progetto di rinnovamento e di valorizzazione denominato “Il Museo MArTA 3.0”. Finanziato dal Programma Operativo Nazionale FESR “Cultura e Sviluppo” 2014/2020, il piano di rilancio del Museo ha visto cambiare radicalmente, in questo ultimo biennio, anche le modalità di fruizione da parte dell’utenza, in un percorso tracciato nel segno della nuova identità visiva e digitale del MArTA. Uno dei più importanti musei archeologici al mondo per la storia delle sue collezioni e la ricchezza del patrimonio culturale del suo territorio si dota quindi di un nuovo strumento digitale, una piattaforma web che arricchisce e rinnova la sua offerta, preparandosi alla riapertura.

“Si apre una nuova fase per il museo MArTA. Lo scenario in cui torneremo ad interagire vedrà il museo fortemente orientato a considerare la persona- utente al centro di tutti i processi di fruizione” spiega Eva Degl’Innocenti,attraverso una nuova strategia digitale continueremo a creare contenuti di alto valore puntando sul coinvolgimento emotivo e la partecipazione attiva e sociale del visitatore, consentendogli di iniziare l’esperienza prima di arrivare al museo e di continuare dopo. L’offerta digitale è complementare alla visita fisica”.

La presentazione avviene attraverso una diretta Facebook sulla pagina del MArTA. Dopo i saluti istituzionali del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, dell’Assessore Regionale al Turismo Loredana Capone, del Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e dell’Assessore alla Cultura di Taranto Fabiano Marti, la direttrice illustrerà le caratteristiche della piattaforma digitale introducendo il tema di come reinventare il futuro nel mondo della cultura, dei musei e dell’arte nello scenario attraverso nuove frontiere in cui gli enti museali potranno coinvolgere il pubblico, utilizzando le possibilità offerte dal digitale per definire una rinnovata crescita collettiva basata sulla partecipazione.

L’evento, moderato dalla giornalista Maristella Bagiolini, vedrà la presenza del direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli – MANN Paolo Giulierini, che illustrerà le azioni messe in campo durante il periodo di blocco Covid 19, di Michele Riondino, attore e organizzatore del Primo Maggio Taranto, di Alberto Mattiello, dirigente Future Thinking di Wunderman Thompson Miami, uno degli riferimenti più conosciuti a livello mondiale nel settore dell’innovazione e di Gaetano Contento, CEO di NeverBefore Italia, azienda che con Meeting Planner si è aggiudicata la gara ad evidenza pubblica relativa al progetto di rinnovamento e di valorizzazione denominato “Il Museo MArTA 3.0”.

 “Abbiamo deliberatamente scelto di chiamarla piattaforma perché, per noi, si tratta di un corpo vivo, epicentro di un’interazione di valore tra il museo ed il suo pubblico attuale e prospettico” illustra Gaetano Contento, “un punto di incontro tra domanda e offerta di cultura, servizi e contenuti di valore in un mercato digitale fatto di bit all’interno del quale generare dell’informazione e dare un contributo nel percorso di crescita collettiva. È per questo che abbiamo puntato su un prodotto che fosse: interattivo, inclusivo, che consente al MArTA di portare i suoi reperti al di fuori di uno spazio solo fisico”.

“La Puglia si arricchisce di un nuovo strumento di fruizione” spiega Maddalena Milone, CEO di Meeting Planner, “un sito in 8 lingue che ci pone come modello nel mondo della cultura italiana e che consentirà ai turisti di lingua italiana, inglese, francese, spagnola, tedesca, russa, cinese e araba di vivere l’esperienza di questo grande attrattore culturale della nostra regione”. Il MArTA si propone come elemento positivo di crescita di una città di cui troppo spesso emergono solo elementi negativi. L’evento si concluderà con un saluto molto speciale, quello dell’artista Vinicio Capossela, che regalerà una lettura, dedicata al MArTA, tratta dal libro “Dalle Macerie” di Alessandro Leogrande, giornalista e scrittore tarantino.

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Cronaca

Parma sarà Capitale Italiana della Cultura anche nel 2021

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E’ ufficiale: Parma sarà Capitale Italiana della Cultura anche nel 2021. Lo ha stabilito il Decreto Rilancio approvato dal Governo mercoledì 13 maggio accogliendo la richiesta fatta a gran voce nei mesi scorsi dalla città e dalla regione e sostenuta da moltissime città italiane in corsa a loro volta per il titolo.

L’emergenza sanitaria ha sospeso tutte le attività legate alla nomina, rischiando così di vanificare il lavoro e gli investimenti fatti per rendere questo anno eccezionale. Ma Parma non si è mai arresa.

«Quando tutto è o pare perduto semplicemente bisogna mettersi all’opera e ricominciare dall’inizio. È quel che faremo dopo la splendida notizia arrivata dal governo.» Dichiara il sindaco di Parma Federico Pizzarotti. «Parma Capitale Italiana della Cultura 2021 rappresenta una decisione giusta e lungimirante: la città e la sua gente hanno lavorato tanto per creare un anno della cultura all’altezza delle aspettative del Paese, avevamo una gran voglia di dimostrare tutto il potenziale di Parma. Ce l’abbiamo tuttora: nel 2021 torneremo ancora più forti. La cultura continuerà a battere il tempo e a essere metronomo della nostra crescita.»

L’anno da Capitale Italiana della Cultura rappresenta una grandissima opportunità per tutto il territorio circostante, come dimostra il sodalizio con Piacenza e Reggio Emilia, che ha dato vita a Emilia2020, soprattutto per quei settori – cultura e turismo – che rappresentano la vera forza del paese e che si ritrovano in questo momento a pagare un prezzo altissimo.

La decisione del Governo, in primis del Ministro Dario Franceschini, sulla quale Parma è sempre stata fiduciosa, dimostra che dalla cultura può davvero partire la rinascita dei territori riportando quelle esperienze e quel desiderio di condivisione di cui, al termine di questo periodo di privazioni, ci troveremo più affamati che mai.

«Il prolungamento di Parma 2020 al 2021 rappresenta una sfida culturale e gestionale» afferma l’Assessore alla Cultura del Comune di Parma Michele Guerra «cui ci accostiamo con lo stesso entusiasmo che ha fin qui accompagnato l’avventura di Capitale Italiana della Cultura. Il tema del Tempo, oggi sospeso, recluso, iperconnesso, rimane il filo rosso di un programma che sarà in grado di parlare anche al passaggio storico che stiamo vivendo. Avremo infatti la responsabilità di sostenere la nostra proposta culturale in questo periodo di impensati mutamenti comportamentali e di grandi incertezze e dovremo dimostrare, con ancora più forza, che è dai territori della cultura che può muovere i suoi primi passi il pensiero di una nuova vita comunitaria.»

Parma dunque è pronta a ripartire riprendendo il cammino iniziato, raddoppiando gli sforzi per portare a compimento quello che ancora si potrà fare nel 2020 e soprattutto preparando un nuovo anno, il 2021, da grande Capitale Italiana della Cultura.

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