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Costume e Società

ROMA, VIA VENETO: ARRIVEDERCI RINO

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Lascia via Veneto "l'imperatore della Dolce Vita".

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Chiara Rai

ROMA – Non può essere un addio la partenza di Rino perché lui, tutti i giorni sarà vivo per la smisurata energia che ci ha lasciato. Rino era oltre perché guardava sempre oltre l’oltre. Onesto, sincero, schietto, polemico, ribelle, innamorato della vita, della sua famiglia dei suoi affetti e amico unico e irripetibile. Rino era un vulcano, era ‘pane al pane vino al vino’, semplice ma elegantissimo anche quando non indossava la cravatta. Bastava sedergli accanto un attimo al tavolino all’aperto del suo Harry’s Bar per accorgersi che il suo sguardo puntava oltre le colonne d’Ercole, ad isole lontane dove già poteva scorgere le sue idee realizzate, concretizzatesi in un momento, per lui bastava volerlo. Solo un simile genio riusciva a penetrare l’inesplorabile e nel momento che pensava “l’impossibile”, questo aveva già bussato alla sua porta. Infatti Rino può essere preso d’esempio, come ha detto anche lo zio nella predica, perché è riuscito a superare se stesso. Nato in piccolo paese, Galluccio, in provincia di Caserta e approdato a Colleferro in provincia di Roma è diventato barbiere e da barbiere è uscito fuori dal suo paese per trasferirsi a Roma e dopo poco tempo, proprio perché si è saputo sempre sperimentare e mettere alla prova è diventato l’imperatore di via Veneto, proprietario dell’Harry’s bar, emblema della Dolce Vita e fondatore dell’associazione dei commercianti dell’intera famosa strada, Commendatore della Repubblica Italiana e tanto altro. Ha amato quel posto, “casa sua”, si arrabbiava Rino, sbraitava, quando le istituzioni e la politica allentavano l’attenzione sulla strada più famosa di Roma. Si è interessato con gusto indiscusso e sovrano di tutto per anni: Dalle aiuole alle magnifiche luminarie sotto Natale. “Da presidente – mi disse un paio di anni fa – addobbammo un grande albero di Natale che nulla aveva da invidiare a quello di Central Park, di fatti facemmo un gemellaggio Via Veneto – Fifth Avenue”. Ecco Rino: sapeva portare l’America in Italia, l’Harry’s bar in tutto il mondo e il suo paese nell’universo. Paese inteso come attaccamento alle radici, dove ha toccato con mano la fatica, la perseveranza condita di umiltà seguita dalla grande scia di volontà che ha fatto un grande uomo. Tutte queste qualità le ritroviamo in suo fratello Piero, al timone dell’Harry’s Bar perché chi se non Piero ha davvero respirato e vissuto un’arte di difficile trasmissione: aldilà del lavoro, aldilà di master e pratica, oltre l’oltre. Piero incarna tutte le qualità di suo fratello, non è stato passato un testimone ma è stato operato un percorso condiviso al timone del transatlantico della dolce vita. Con viva e sincera commozione, ricordo insieme alla mia famiglia, quanto Severino Lepore fosse una persona onesta e perbene. Così ha voluto essere ricordato anche dallo zio, perché così lui era: una stella cometa che ha fatto ardere via Veneto, illuminando una grande e immensa famiglia. Per questo motivo tanti amici erano oggi presenti per salutarlo. Buon viaggio imperatore.

Emanuel Galea

Come tutti gli uomini di successo, Rino Lepore non è nato “già imprenditore”.  Lo è diventato grazie al suo carattere tenace, forte, grazie a quella voglia di fare che gli era propria, di cercare sempre il meglio, di guardare avanti, sempre scrutando traguardi migliori ed inesplorati, senza accontentarsi. Era un uomo di un’intelligenza irrequieta, superattiva, in cerca costante di mete più alte. L’ho conosciuto negli anni settanta. Si era presentato per coprire un incarico di responsabilità nel posto dove io prestavo servizio. Il mio primo impatto con Rino è stato positivo. In quel colloquio Rino mi aveva dimostrato che davanti a me c’era l’uomo giusto per quell’incarico. Da quel giorno siamo rimasti amici. Questa esperienza, sono certo, ha fatto nascere in Rino la passione per la Ristorazione. Pochi mesi dopo ci siamo salutati e qualche anno dopo ci siamo rivisti a Via Veneto. Passando per recarmi in ufficio, ogni mattina incontravo l’amico Rino, fuori del locale Ciao Bella, la sua nuova impresa, il suo nuovo acquisto nel campo della ristorazione. Rino Lepore, ormai un imprenditore della ristorazione con meriti e riconoscimenti indiscussi, non perse l’occasione, quando l’Harry’s Bar, che a tanti richiama le felici serate della Dolce Vita, gli offrì l’occasione a cui ambiva da sempre. Dal locale Ciao Bella salì Via Veneto e conquistò l’Harry’s Bar, tempio e meta di uomini di affari, politici e personaggi dello spettacolo. Oggi Rino ci ha lasciato verso un’altra meta. L’augurio che gli facciamo è che dove sta ora possa trovare quello che ha sempre cercato, il meglio, il bello, il più sereno. Ciao amico, che tu possa trovare la pace. Ciao Rino, oggi a Via Veneto, senza di te, c’è una luce in meno. 

 

Luigi Caporicci (Presidente del Gotto d’Oro)

Noi lo abbiamo visto solo due volte, più che sufficienti per avere l’impressione di una persona per bene. Chi l’ha conosciuto più a lungo, ne ha potuto apprezzare meglio e più le doti umane che promanava. Mi dispiace tanto per Piero, che ritengo riconosceva in Rino una salda guida e riponeva nel fratello una totale fiducia. Un rapporto di reciproca affidabilità.

Giovanna Bizzarri (pianista cantante dell’Harry’s Bar)
Una personalità molto forte, a volte aspra, ma profondamente innamorato  del suo gioiellino” l’Harry’s Bar. Ricordo che, quando stava ancora bene, quasi sempre si fermava con noi a fine serata a parlare di nuove idee, progetti e modifiche per l’Harry’s. In effetti, quando vi entri, tutto parla di Rino; anche se forse quello che sto dicendo non gli piacerebbe, perché era sempre proiettato verso nuove idee.

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“Pronti per il cambiamento”: Università della Birra aiuta la ripartenza dell’HO.RE.CA.

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Un percorso di formazione specifico per riaprire Bar, Ristoranti, Pizzerie e Pub in tutta Italia. Oltre la birra, per offrire un sostegno concreto, diretto a 830.000 dipendenti e oltre 300.000 imprenditori del settore più colpito

MILANO – Università della Birra, centro di formazione specializzato nel canale Ho.Re.Ca. nato con l’obiettivo di migliorare la professionalità degli operatori su tutta la gestione del punto di consumo, scende in campo con una risposta concreta alla sfida che la crisi da COVID-19 ha portato al settore del Fuori Casa*, e investe sul futuro.

Lo fa offrendo “Pronti per il cambiamento”, un percorso di formazione di ampio respiro concepito per dare agli operatori del settore gli strumenti concreti per affrontare un mercato profondamente cambiato, dove innovazione, competenze e capacità gestionali faranno sempre più la differenza. In questa fase in cui i professionisti dell’Ho.Re.Ca. (dagli imprenditori ai dipendenti di bar, pizzerie, ristoranti…) si trovano, infatti, ad affrontare una situazione estremamente complessa, Università della Birra ha pensato di sostenerli in modo efficace attraverso l’accesso alla sua piattaforma di digital learning dove sarà possibile seguire quattro moduli fondamentali per supportare il proprio business.

PRONTI PER IL CAMBIAMENTO:

  • “La messa a punto per la ripartenza” – una guida per presentarsi alla riapertura capaci di affrontare il cambiamento attraverso una modalità di lavoro rinnovata, un nuovo approccio e un set up differente.  
  • “Delivery e Asporto” – per affrontare e comprendere appieno due modalità fondamentali per lo sviluppo del fatturato e rilancio del business.
  • “Ricostruire lo staff” – per apprendere gli strumenti necessari per ripensare e riorganizzare lo staff del locale in base al nuovo modello di business.
  • “Dall’orzo al bicchiere” un corso che aiuta ad ampliare le conoscenze di base sulla birra e sull’arte della spillatura partendo dalle materie prime, passando dal processo produttivo, per arrivare al servizio e al consumatore finale.

Tutte le informazioni relative a “Pronti per il cambiamento” sono disponibili sul sito di Università della Birra, completamente rinnovato e ancora più intuitivo. Un ulteriore messaggio di vicinanza a tutti i professionisti dell’Ho.Re.Ca.

Link: https://www.universitadellabirra.it/offerta-formativa/percorso-pronti-per-il-cambiamento/  

* Da marzo a giugno 2020 la produzione ha subito una battuta d’arresto del -22%. Di riflesso, anche la ricchezza generata lungo tutta la filiera è crollata, nel primo semestre 2020, del -22,7% (circa 900 milioni di euro) rispetto al primo semestre 2019. Un valore pari a 1,6 miliardi di euro sul potenziale stimato per il 2020 – viste le performance positive dei primi due mesi dell’anno, in linea con i trend precedenti. L’Ho.Re.Ca. ha perso 1.373,9 milioni di euro che corrispondono a 21.000 posti di lavoro lungo la filiera in soli 6 mesi. (fonte: Osservatorio Birra)

In questo momento di sofferenza del comparto birrario, e del canale Ho.Re.Ca. in particolare e in vista della ripartenza, Università della Birra si impegna a concretizzare ulteriormente la sua missione legata alla formazione e alla creazione di valore per tutti i professionisti. Lo fa supportandoli con strumenti aggiornati e offrendo loro la possibilità di sviluppare ulteriori capacità per leggere il nuovo contesto, delineare nuove strategie e disegnare, anche attraverso la digital transformation, scenari d’innovazione. Una finestra sul futuro in cui competenze e contenuti pragmatici svolgono un ruolo cruciale.

Negli ultimi 8 mesi, infatti, il processo di digitalizzazione dell’impianto didattico di Università della Birra ha compiuto una fortissima accelerazione, proponendo in modalità digitale tutti i corsi precedentemente gestiti in aula.

La risposta dei professionisti del settore è stata positiva, a conferma della loro necessità di ricevere informazioni, linee guida e sostegno per far fronte alle molteplici criticità.

Degli oltre 7.000 utenti registrati sulla piattaforma didattica di Università della Birra, quasi 4.300 l’hanno fatto nel 2020. Circa il 90% è un punto di consumo.

Una proposta didattica, flessibile, modulare, pragmatica e concepita per essere fruita con facilità da qualsiasi device. Qual è l’ambizione della Digital Transformation, nuovo asset formativo di Università della Birra? Da un lato ricreare le dinamiche tipiche delle lezioni in aula in ambiente digitale, integrando momenti di interazione e condivisione tra docente e studente all’interno di webinar, e-learning, gaming e laboratori esperienziali, dall’altro, sviluppare competenze e stimoli capaci di creare valore per affrontare le nuove sfide che attendono il comparto.

Un processo inevitabile, dato il contesto, che rafforza la filosofia di Università della Birra proiettandola verso un approccio futuro nel quale, auspicabilmente, questa dimensione digitale avanzata potrà essere di supporto alla didattica in presenza.

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RAI, “Oscar dell’inclusione”: tre “Diversity Media Awards” e un riconoscimento per il miglior servizio Tg

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La Rai vince agli “Oscar dell’inclusione”: il Servizio Pubblico, già premiato nelle passate edizioni e candidato con 11 prodotti, si aggiudica quest’anno tre “Diversity Media Awards” e un riconoscimento per il Miglior servizio Tg.

Come Miglior Film italiano vince “Mio fratello rincorre i disonauri”, coprodotto da Rai Cinema; come Miglior Serie Tv italiana si distingue “La compagnia del cigno” di Rai Fiction e Indigo Film, diretta da Ivan Cotroneo e in onda nella scorsa stagione su Rai1, mentre “Berry Bees” su Rai Gulp si aggiudica il premio come Miglior serie Kids.

Durante la cerimonia di premiazione del 29 novembre sono stati attribuiti anche riconoscimenti all’informazione. È “Divano addio”, firmato da Paolo Sommaruga per il Tg1, a vincere come miglior servizio Tg.

I premi, organizzati dalla no-profit Diversity, per il quinto anno consecutivo vengono assegnati a prodotti mediali e personaggi che si sono distinti per una rappresentazione valorizzante e inclusiva delle persone e delle tematiche legate alla diversità.

“La Rai sa essere attenta alle diversità e sa promuovere l’inclusione sociale. Una conferma in più – commenta l’Ad Rai Fabrizio Salini –  viene dai quattro premi ottenuti ai Diversity Media Awards, che sono per noi motivo di grande soddisfazione. I riconoscimenti andati al lavoro di Rai Fiction, di Rai Ragazzi, di Rai Cinema e del Tg1 mostrano quanto sia articolato l’impegno del Servizio Pubblico nel promuovere i valori della convivenza civile, su tutti i versanti dell’offerta e per tutte le fasce d’età: non con programmi di nicchia, ma con proposte capaci di interessare ed appassionare milioni di cittadini.  Questi riconoscimenti – conclude Salini – sono importanti per un’Azienda che lavora ogni giorno con la consapevolezza della grande responsabilità che le appartiene, considerando l’inclusione un valore imprescindibile della sua mission”.

Berry Bees

Berry Bees, una coproduzione internazionale di Atlantyca con SLR Productions, Telegael e Studio Cosmos-Maya con la partecipazione di Rai Ragazzi e NINE Network, è stata premiata come Miglior Serie Kids dell’anno ai Diversity Media Awards 2020. La cerimonia di premiazione si è svolta ieri sera in diretta streaming.

Come indicato nella motivazione ufficiale: “Il premio viene assegnato in base ad una ponderazione tra i voti espressi dal pubblico (tramite il voto online) e il parere della commissione di Diversity. Berry Bees è risultata non solo la serie kids più amata dal pubblico, ma è stata particolarmente apprezzata anche dalla commissione perché con le sue tre eroine protagoniste non stereotipate affronta i temi dell’empowerment femminile e dell’etnia in modo originale e altamente innovativo, rendendola un prodotto unico nel mercato italiano”.

I Diversity Media Awards, gli “Oscar dell’inclusione”, premiano i contenuti mediali che si distinguono per la rappresentazione inclusiva di genere e identità di genere, orientamento sessuale e affettivo, etnia, età e generazioni, disabilità. Temi centrali anche della serie animata Berry Bees, che vede protagoniste tre ragazzine che conducono una vita apparentemente normale, almeno quando non sono impegnate a salvare il mondo per conto della B.I.A (Bee Intelligence Agency), un’agenzia segreta che le ha scelte per tutte quelle missioni in cui gli agenti adulti non possono intervenire.

In onda su Rai Gulp, Berry Bees (52 episodi di 12’) è un concentrato di tutti gli ingredienti amati da ragazze e ragazzi: azione, avventura e segreti. Che si tratti di proteggere la barriera corallina da un misterioso sottomarino, o scoprire chi ruba i segreti dei ragazzini e li pubblica su un popolarissimo social network, le Berry Bees sono sempre pronte ad entrare in azione. Bobby, esperta di tecnologia e un po’ nerd, Lola, abile contorsionista e acrobata, e Juliette, attrice di talento e mentalista, formano il trio perfetto quando si tratta di infiltrarsi nel covo del criminale di turno, scoprire il suo piano e mandarlo a monte prima che sia troppo tardi. Il tutto rigorosamente in incognito. Con il supporto dei curiosi gadget che il capo dell’agenzia, Ms. Berry, fornisce loro in ogni episodio, le Berry Bees riescono sempre ad avere la meglio… e dimostrare ai cattivi che salvare il mondo non è solo “una cosa da grandi”.

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L’inesorabile ascesa dei casinò online

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La rivoluzione digitale che ha caratterizzato l’ultimo decennio ha rotto gli equilibri esistenti da tempo in diversi settori economici e tra questi rientra sicuramente anche quello del gioco d’azzardo. Sono diversi anni che i cosiddetti casinò terrestri, o tradizionali che dir si voglia, fanno registrare dei numeri impietosi in termini di fatturato e parte della responsabilità di questi dati negativi è riconducibile all’avvento dei casinò online, sempre più diffusi e amati dagli utenti.

I casinò terrestri sono in difficoltà

Il primo casinò italiano a chiudere i battenti a causa dell’eccessiva esposizione debitoria è stato il Casinò di Campione d’Italia, seguito poi a ruota da quello di Saint-Vincent, in Valle d’Aosta. Nel corso di soli dieci anni, entrambi hanno ridotto i propri incassi di quasi l’80% e ciò ha reso insostenibili le spese di gestione delle società titolari dei locali da gioco. Mentre il Casinò di Venezia e quello di Sanremo, anche grazie al loro intrinseco fascino “storico”, sono riusciti a tenere botta al calo del fatturato, quello di Campione d’Italia e quello di Saint-Vincent non sono riusciti a trovare le giuste contromisure. Ma a cosa è dovuto questo notevole calo di entrate? Di chi è la responsabilità? Tutti gli esperti del settore e gli addetti ai lavori sono concordi nel ritenere che i principali responsabili, se non gli unici, della crisi dei casinò tradizionali siano i casinò online, ovvero quelle piattaforme interattive che offrono agli utenti tutti i giochi tradizionalmente disponibili nei casinò terrestri, con la comodità di giocare e divertirsi quando e come si preferisce: sul divano di casa, in viaggio sul treno o in pausa pranzo al lavoro. Il mondo del casinò italiano, tuttavia, non è stato l’unico a soccombere sotto i colpi dei casinò online, ma tale tendenza viene registrata in tutto il mondo, anche a Las Vegas che da sempre è la patria del gioco d’azzardo.

Le possibili soluzioni per ovviare al calo di entrate

Quali soluzioni potrebbero adottare i casinò fisici per ovviare alle enormi difficoltà? La risposta non è univoca. Se, come detto, il Casinò di Venezia riesce a sopperire alla crisi del settore grazie alla sua particolare ambientazione che rende la casa di gioco della Serenissima un luogo unico al mondo, non tutti i casinò possono giocarsi una carta simile. E così sempre più casinò decidono di ampliare la propria offerta di intrattenimento puntando sui cosiddetti Casinò Resort, locali in cui oltre all’esperienza di gioco gli utenti possono godere di decine di altri servizi esclusivi pensati per fidelizzare la clientela e coccolarla a 360° gradi. C’è poi chi sta decidendo di mettere in piedi il proprio casinò online, sperando di poter integrare gli incassi dei casinò fisici con quelli derivanti dal web.

La situazione per i casinò tradizionali è tutt’altro che rosea, ma i segnali che ci giungono da altri paesi sono incoraggianti. Il casinò fisico, o tradizionale, continua a mantenere intatto il proprio fascino e i locali di gioco terrestri dovranno essere bravi ad adattare la propria offerta alle nuove esigenze della clientela.

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