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Smartphone e altre “droghe”: c’è chi la chiama “cocaina digitale”

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C’è chi la chiama “cocaina digitale”. In effetti hanno molto in comune.
In entrambi i casi vieni preso, portato in un mondo frizzante di illusioni e finte speranze e poi rilasciato in un senso di vuoto e di apatia.
In entrambi i casi non hai idea di essere dipendente da qualcosa.
In entrambi i casi ti senti molto figo perché hai tanti amici virtuali.
In entrambi i casi inizi a vivere una doppia vita.
In entrambi i casi sei solo.
In entrambi i casi ti dici che smetti quando vuoi.
In entrambi i casi non è vero.
È la prima cosa che fai quando apri gli occhi la mattina e l’ultima prima di addormentarti.
Se scrivi un whatsapp a qualcuno che non risponde immediatamente e vedi la fantomatica “doppia spunta blu” vai in ansia, pensi che non voglia più vederti, che forse hai fatto una gaffe senza accorgerti che hai rovinato inesorabilmente il vostro rapporto e ora probabilmente non
potrai mai più riparare, pensi che in effetti potevi usare un tono diverso quando gli hai scritto che era meglio vedervi giovedì e che un rapporto come quello sarà difficile da ricostruire e poi – finalmente – il tuo telefono trilla: ti ha risposto.
Siamo l’esercito della notifica. Del tweet, del like, del poke, del wave…
Un’enorme folla narcotizzata che lentamente scivola nella sillabazione delle risposte farcite di emoticon senza accorgersi di alimentare un analfabetismo funzionale che, probabilmente, non sarebbe opportuno sottovalutare.
Un tempo i bambini facevano rumore al ristorante. Si sbucciavano le ginocchia. Costruivano la casa sotto il tavolo con gli scialli delle mamme e ci portavano dentro le provviste. I pavimenti erano tappeti di pennarelli dove rischiavi di romperti un dente perché i bambini, un tempo, disegnavano.
Oggi hanno le occhiaie presto, quelle da monitor, e gli occhi pallati che cercano di raccogliere tutte le caramelle per finire il quadro… al ristorante non li vedi e non li senti. Sono buoni. Buonissimi. Troppo. Non si muovono più. Forse tra qualche centinaio d’anni non avremo più bisogno delle gambe, ci basterà telecomandarci in giro per il mondo.
Da qualche parte iniziano a spuntare studi, terapie ad hoc per disintossicarci; e iniziamo a renderci conto che non è poi così facile.  Lo smartphone ci è entrato dentro, è una parte del nostro cervello.
Benedetta tecnologia, ma per favore non abituiamoci al punto di non saper più riconoscere quando stiamo per essere lobotomizzati.

Valeria De Luca

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Semi di cannabis: cosa sapere prima di acquistarli

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Quando si parla di cannabis light, si apre un vero e proprio mondo, che comprende anche i semi. Si possono acquistare? Come vanno trattati? Nelle prossime righe di questo articolo, rispondiamo assieme a queste e ad altre domande sul tema.

Semi di cannabis: come riconoscere i migliori

La normativa attualmente vigente in Italia consente all’utente finale di acquistare semi di marijuana. L’importante è che si tratti di cannabis a basso contenuto di THC. Giusto per dare qualche numero in merito, facciamo presente che la percentuale di questo principio attivo, psicoattivo per eccellenza, non deve superare lo 0,2%. Nel testo della Legge 242/2016, punto di svolta normativo che ha rivoluzionato parte dell’economia italiana dando vita a un nuovo business, si mette in primo piano quella che, a tutti gli effetti, è una soglia di tolleranza, consentendo la commercializzazione di cannabis con un contenuto di THC pari allo 0,6%.

Detto questo, facciamo presente che, quando si parla dei semi, si inquadrano prodotti che possono essere regolarmente acquistati sia online, sia presso store fisici. Fondamentale è che il negoziante fornisca il certificato attestante l’iscrizione al Registro Europeo delle Sementi.

I semi di cannabis di qualità possono essere riconosciuti grazie a diversi criteri. Tra questi, come evidenziato da diversi esperti, non rientrano né la forma, né le dimensioni. Come mai? Il motivo è molto semplice e riguarda il fatto che, come nel caso di tantissime altre piante, anche in quello della cannabis esistono varietà che producono semi di una determinata grandezza e altre che, invece, li hanno più grandi o più piccoli. Un esempio utile da chiamare in causa è quello della varietà Indica, che produce semi generalmente più grandi rispetto a quelle delle altre tipologie di cannabis.

Un fattore che invece può rivelarsi indicativo della qualità è il colore. In linea di massima, un seme di marijuana degno di interesse è caratterizzato da una cromia tendente al marrone. In alcuni frangenti, si può notare la presenza di macchie tendenti al nero.

Si potrebbe andare avanti ancora molto a parlare dei criteri da considerare quando si punta a scegliere semi di marijuana di qualità! Tra questi è possibile citare la durezza al tatto. Meno un seme è morbido, migliore è la sua qualità.

Cosa sapere sul sesso dei semi

I semi di cannabis che si possono acquistare sia online, sia nei negozi fisici provengono da piante di sesso femminile. Sono tantissime le persone che, alle prime armi nel mondo della cannabis light, si chiedono se sia possibile o meno riconoscere dall’aspetto esterno i semi di cannabis femminizzati. La risposta è negativa. A tal proposito è bene sottolineare l’importanza di diffidare da articoli e schede presenti sul web che millantano la possibilità di riconoscere il sesso dei semi da dettagli esterni come la presenza di depressioni sulle superficie.

I semi di cannabis sono commestibili?

La risposta è affermativa: i semi di cannabis sono commestibili. Quando li si nomina, è doveroso citare un’interessante ricchezza di nutrienti. Fonti di proteine, acidi grassi insaturi e vitamine come la A, la D e la B, possono essere assunti sia crudi, sia tostati.

Prezzi

A questo punto, non resta che chiedersi quanto costino i semi di cannabis. Non è possibile dare una risposta univoca in merito. Sono diversi i fattori che concorrono al prezzo. Tra questi, è possibile citare la genetica della pianta. Per dare qualche numero in merito, ricordiamo che semi di varietà come la Kompolti, tra le più celebri quando si parla di cannabis a basso contenuto di THC, possono costare attorno ai 6 euro a confezione da 25 semi.

Diverso è il caso dei semi di un’altra famosissima varietà, ossia la orange. In questo caso, si può arrivare anche a 10 euro a confezione.

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Rai Yoyo e Rai Gulp dominano la top 10 dei canali digitali per ragazzi

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I dieci programmi più visti nel 2020 sui canali per ragazzi in Italia sono tutti trasmessi dalla Rai. Sul podio tre cartoni animati di Rai Yoyo: Vampirina (436.172 spettatori), PJMasks (404.500) e 44 Gatti (401.578).

I cartoni animati rimangono il genere televisivo prediletto dai più giovani: sui primi 25 programmi se ne trovano 22 di animazione, a cui si aggiungono il programma da studio “Bumbi” di Rai Yoyo, la serie per ragazzi “JAMS” e una replica del “Collegio”, entrambe su Rai Gulp.

La graduatoria del 25 programmi più visti vede 18 programmi dei canali Rai (15 Rai Yoyo e 3 Rai Gulp) e 7 programmi delle reti commerciali.  In Italia ci sono 8 canali televisivi in chiaro per bambini e ragazzi, di cui due della Rai.

Di seguito la Top Ten completa, con gli ascolti delle trasmissioni più viste: 1) Vampirina (Rai Yoyo) con 436.172 spettatori; 2) PJ Masks (Rai Yoyo) con 404.500; 3) 44 Gatti (Rai Yoyo) con 401.578; 4) Topolino e gli amici del Rally (Rai Yoyo) con 400.721; 5) Il Collegio (Rai Gulp) con 398.350; 6) Topolino Strepitose Avventure (Rai Yoyo) con 366.987; 7) Topo Gigio (Rai Yoyo) con 359.885; 8) Dott.ssa Peluche (Rai Yoyo) con 357.072; 9) La Casa di Topolino (Rai Yoyo) con 355.958; 10) Puppy Dog Pals (Rai Yoyo) con 354.503.

Grazie a RaiPlay i titoli di Rai Ragazzi sono inoltre nel corso del 2020 sono stati tra i più seguiti anche in modalità on demand. Rai Gulp ha dominato nel consumo VOD, e nella top 50 programmi on demand dei canali Kids Rai Yoyo è al primo e secondo posto con “Bing” (732.173 di Tempo totale speso) e “Winx Club” (510.965). Al terzo posto la serie “Braccialetti rossi” (490.590). Seguono “Jams” (443.652), “Sara e Marti – #lanostrastoria” (406.889) e “Cercami a Parigi” (348.070).

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La musica attraversa l’oceano e invade il pianeta partendo dalla Casa delle Culture di Velletri

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VELLETRI (RM) – La Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri, nella persona del Presidente Tullio Sorrentino e di tutto il CDA, esprime orgoglio e soddisfazione per la prima data dell’evento internazionale “The Bösendorfer Recital” trasmesso in streaming dalla Casa delle Culture e della Musica.

L’Auditorium, e con esso Velletri, è arrivato nelle case, sui computers, sugli smartphone e i tablet di tutto il mondo con centinaia di persone che minuto dopo minuto si sono collegate da ogni parte del globo.

Le opere di Beethoven, un genio che non necessita di ulteriori parole per essere descritto, hanno unito in un momento di forte divisione tutto il pianeta facendo di Velletri il fulcro di questa condivisione non solo virtuale.

Grande merito a Carlo Grante, un professionista ineguagliabile, che ha dato vita a questa connessione anti-pandemica insieme a Bruce Adolphe. Il Maestro Grante, con il suo “fido Bösendorfer”, per parafrasare Fabio Ludovisi, “riesce superbamente a trasferire nell’intimo questo mondo di sensazioni, pur dovendoci accontentare di assistere a questa performance da uno schermo”.

La Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura, nel ringraziare tutti gli attori impegnati nell’organizzazione di questa iniziativa unica nel suo genere, attende con ansia e curiosità i prossimi cinque eventi nel segno di Scarlatti, Mozart. Schubert, Schumann e Brahms.

Velletri nel mondo con le note musicali che attraversano l’oceano e danno un segnale universale in tempi di pandemia: quanto di più bello ci possa essere per allietare queste strane feste.

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