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Rifiuti, provincia non può prendersi tutti i problemi di Roma. Città Metropolitana senza vicesindaco

ROMA – Oggi il Consiglio Metropolitano ha approvato il Programma Triennale delle Opere pubbliche. Un lavoro condiviso nelle Commissioni, dove si è fatta una valutazione attenta delle priorità dei territori in relazione ai fondi attualmente disponibili.

Il tema rifiuti deve andare in aula

Ulteriori fondi per ora non sembrano esserci nella manovra della prossima Legge di Stabilità, ed anche lì sarà necessario un impegno trasversale per aumentare le risorse.

Da parte nostra faremo il possibile tramite i nostri rappresentanti nel Parlamento. Nel frattempo è assolutamente necessario portare in aula a Palazzo Valentini il tema del ciclo dei rifiuti e del Piano Provinciale. Anche il Ministro ha sollecitato la Sindaca Raggi a produrre un atto di Consiglio.

L’opposizione

Noi come gruppo ci opporremo all’idea che le problematiche di Roma si riversino in toto in Provincia.

Roma Capitale deve fare la sua parte, non si può pensare che il fallimento nella raccolta differenziata della Capitale si scarichi sui Comuni che da anni si impegnano a ridurla.

Questa discussione va fatta il prima possibile, sapendo che la Città Metropolitana è senza Vicesindaco e con il rischio concreto di essere commissariata, qualora succeda qualcosa nei prossimi giorni al Comune di Roma.

I rischi

Questo significherebbe che le scelte verrebbero calate dall’alto, con il rischio concreto che il territorio provinciale diventi una polveriera. Per questo ho rinnovato l’appello in aula alla Raggi ( di nuovo assente ma almeno stavolta per un nobile motivo ) per nominare un Vicesindaco e mettere in sicurezza l’Ente, così da avere un governo rappresentativo delle comunità locali.

Così, in una nota, Federico Ascani – capogruppo de “ Le Città della Metropoli “ in Consiglio Metropolitano




Città Metropolitana di Roma, flop dei Cinque Stelle. Ecco tutti nomi

 

di Alberto De Marchis

 

Sonante sconfitta per il M5S alle elezioni del Consiglio della Città metropolitana di Roma. Fermi a 9 consiglieri eletti, gli stellonauti incassano uno stop evidente, a fronte del successo ottenuto dal centrosinistra con la lista Le città della metropoli ma anche da Fratelli d’Italia. La sindaca Virginia Raggi dunque non ha la maggioranza.


Un vero e proprio flop dunque per il M5S, che puntava a ottenere 10 consiglieri.
Ma sono mancati i voti, addirittura i tre amministratori a Cinque Stelle del comune di Nettuno non si sono presentati.

La lista del centrosinistra, invece, è riuscita a mobilitare il 94% degli aventi diritto, un exploit in provincia che ha bilanciato il peso della Capitale. Tra i consiglieri capitolini l'unico che invece ha disertato i seggi è stato Stefano Fassina che ultimamente, a partire dalle Olimpiadi, sembra essere direzionato col naso all’insù.


Commenta il senatore del Pd Bruno Astorre:
"La lista del centrosinistra si conferma la prima, quindi la più votata, in tutti i comuni fuori Roma, l'intuizione del governatore Nicola Zingaretti è stata giusta. Alla Raggi, invece, non è servito presentarsi domenica al seggio con la maglietta del M5S un atto che dimostra la scarsa attenzione nei confronti delle istituzioni".


Eletto anche l’ex sindaco di Genzano Flavio Gabbarini: è stato premiato grazie ai numeri di sindaci e consiglieri del territorio: “Sono pianamente soddisfatto soprattutto perché significa che tutto quello è stato costruito nei passati cinque anni di governo di Genzano ha avuto un pieno riconoscimento. Ora inizia una nuova sfida al servizio del territorio”. Pieno di soddisfazione il commento a caldo del figlio Gianmarco Gabbarini: “Un bel riconoscimento frutto del lavoro che tu e i tuoi più stretti collaboratori avete svolto in questi anni. Sono sicuro che con la tua esperienza porterai un contributo significativo all'interno del consiglio metropolitano. Congratulazioni papà”.


Sconfitta sonante invece per l’attuale sindaco di Genzano Daniele Lorenzon che a differenza dei suoi “colleghi castellani” non è stato eletto. Sono invece stati eletti in consiglio metropolitano i sindaci pentastellati di Marino, quello di Nettuno, di Pomezia.

Flop anche per la sindaca pentastellata di Anguillara Sabazia Sabrina Anselmo che non è stata eletta.


Rieletto anche Marco Silvestroni, consigliere eletto alla Città Metropolitana:
“Auguri e complimenti a tutti i candidati della lista civica Territorio Protagonista – dichiara – grazie ai quali il centrodestra torna ad essere competitivo. In bocca a lupo a , Fabrizio Ghera e Andrea Volpi che ci rappresenteranno a Palazzo Valentini.

Gli eletti
per la lista n. 1 MOVIMENTO 5 STELLE, alla quale spettano seggi n. 9, i Sigg.:

DE VITO MARCELLO

FERRARA PAOLO

FUCCI FABIO

CATINI MARIA AGNESE

GUERRINI GEMMA

ZOTTA TERESA MARIA

COLIZZA CARLO

CASTO ANGELO

MANUNTA MATTEO

per la lista n. 2 LE CITTA' DELLA METROPOLI, alla quale spettano seggi n. 8, i Sigg.:

ASCANI FEDERICO

PASCUCCI ALESSIO

BAGLIO VALERIA

BORELLI MASSIMILIANO

GABBARINI FLAVIO

CALIFANO MICHELA

SANNA PIERLUIGI

CELLI SVETLANA

per la lista n. 4 TERRITORIO PROTAGONISTA, alla quale spettano seggi n. 7, i Sigg.:

SILVESTRONI MARCO

GIORDANI MASSIMILIANO

LIBANORI GIOVANNI

GHERA FABRIZIO

PRIORI ALESSANDRO

CACCIOTTI MARIO

VOLPI ANDREA

Alla lista n. 3 PATTO CIVICO METROPOLITANO non spettano seggi.


Che cos’è la Città Metropolitana

In vigore dall'8 aprile 2014, la legge Delrio (legge n.56 del 7 aprile 2014) regola le "Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di comuni" e ridisegna confini e competenze dell'amministrazione locale. Queste alcune delle nuove disposizioni elettorali introdotte dalla Legge 56/14 di riforma delle Province e delle Città metropolitane.

Il SINDACO METROPOLITANO è di diritto il sindaco del comune capoluogo. Il CONSIGLIO METROPOLITANO è composto dal sindaco metropolitano e da: ventiquattro consiglieri nelle città metropolitane con popolazione residente superiore a 3 milioni di abitanti; diciotto consiglieri nelle città metropolitane con popolazione residente superiore a 800.000 e inferiore o pari a 3 milioni di abitanti; quattordici consiglieri nelle altre città metropolitane. Il consiglio metropolitano dura in carica cinque anni.

Il consiglio metropolitano è eletto dai sindaci e dai consiglieri comunali dei comuni della città metropolitana. Sono eleggibili a consigliere metropolitano i sindaci e i consiglieri comunali in carica. La cessazione dalla carica comunale comporta la decadenza da consigliere metropolitano. L'elezione avviene sulla base di liste concorrenti. Ciascun elettore esprime un voto che viene ponderato sulla base di un indice determinato in relazione alla popolazione complessiva della fascia demografica del comune di cui è sindaco o consigliere. La legge Delrio prevede la gratuità degli incarichi di: presidente della provincia, consigliere, componente dell'assemblea dei sindaci, sindaco metropolitano, consigliere metropolitano, componente della conferenza metropolitana.

Le Città metropolitane sono: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, più Roma Capitale con disciplina speciale. Le città metropolitane hanno come finalità istituzionali generali: cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano; promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse della città metropolitana; cura delle relazioni istituzionali afferenti al proprio livello, comprese quelle con le città e le aree metropolitane europee.

Sono organi della città metropolitana:

a) il SINDACO METROPOLITANO;

b) il CONSIGLIO METROPOLITANO;

c) la CONFERENZA METROPOLITANA

Il sindaco metropolitano rappresenta l'ente, convoca e presiede il consiglio metropolitano e la conferenza metropolitana, sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici e all'esecuzione degli atti; esercita le altre funzioni attribuite dallo statuto. Il consiglio metropolitano è l'organo di indirizzo e controllo, propone alla conferenza lo statuto e le sue modifiche, approva regolamenti, piani e programmi; approva o adotta ogni altro atto ad esso sottoposto dal sindaco metropolitano; esercita le altre funzioni attribuite dallo statuto. Su proposta del sindaco metropolitano, il consiglio adotta gli schemi di bilancio da sottoporre al parere della conferenza metropolitana. A seguito del parere espresso dalla conferenza metropolitana con i voti che rappresentino almeno un terzo dei comuni compresi nella città metropolitana e la maggioranza della popolazione complessivamente residente, il consiglio approva in via definitiva i bilanci dell'ente. La conferenza metropolitana ha poteri propositivi e consultivi, secondo quanto disposto dallo statuto.




NEMI: CADONO RAMI SULLA VIA NEMORENSE

di Ivan Galea

Nemi (RM) – Rami di considerevoli dimensioni sono caduti intorno alle 10:30 del mattino di mercoledì 19 agosto dal costone di via Nemorense sopra due autovetture in sosta.

Fortuna che non c’erano persone nei pressi altrimenti anziché un grosso disagio staremmo qui a fare la cronaca di una brutta tragedia. Il forte temporale che nella mattinata non ha risparmiato neppure i Castelli Romani alle porte di Roma ha creato forti disagi anche sulla travagliatissima via Nemorense, carreggiata a doppio senso di marcia, che collega Nemi con Genzano e che all’altezza della casa di Cura Villa delle Querce si restringe ad una sola corsia a causa delle ormai eterne transenne che dimorano da quando, oltre due anni fa, è franato gran parte del costone che ricade su due terreni privati che si trovano in cima allo stesso.

L’ex Provincia ha transennato l’area ma i lavori di messa in sicurezza, di concerto con il Comune di Nemi, non sono ancora stati effettuati probabilmente non solo per mancanza di fondi ma anche per carenza di una efficace gestione dell’emergenza tant’è che il Tar Lazio ha invitato il Comune a pianificare un tavolo di concertazione con i privati finalizzato a stabilire nei particolari i lavori che devono essere effettuati ai fini del ripristino dello status quo.

Ma ad oggi nulla è successo e ci si chiede se l’attuale Città Metropolitana effettui sopralluoghi per verificare che il costone sia in sicurezza. Le alberature cadute con il temporale fanno pensare ad una situazione di mancanza di vigilanza sia sotto il profilo dei parcheggi selvaggi a ridosso del costone che in riferimento allo stato dello stesso. A questo punto molti cittadini si chiedono quando verrà finalmente ripristinata la sicurezza sulla via Nemorense e quindi la regolare viabilità a doppio senso di marcia senza transenne e accrocchi temporanei.




CITTA' METROPOLITANA, SILVESTRONI: "MARINO NON SI INVENTI DI DARE IL BONUS CASA AI ROM"

di Marco Silvestroni, consigliere della Città Metropolitana di Roma


Apprendo con vivissima preoccupazione le indiscrezioni comparse su giornali e siti web di questa mattina secondo le quali l’assessore alle politiche sociali del Campidoglio Francesca Danese durante la presentazione del rapporto dell’associazione 21 luglio sui centri di raccolta avrebbe detto che “…il buono casa potrebbe essere fruibile anche dai rom. Non è detto che una persona non possa uscire dai campi, trovare lavoro e avere una casa”. Il bonus casa previsto dalla giunta Marino al momento non prevede la possibilità per i rom di ottenere gli 600-800 euro al mese per affittarsi un appartamento. Per realizzare questa idea ci sarebbe bisogno di una delibera ad hoc. Se si realizzasse questa ipotesi sarebbe uno schiaffo morale rivolto a tutti i cittadini italiani che da anni sono alle prese con il problema dell’emergenza abitativa. Non si tratta di discriminare gli immigrati, i rifugiati politici ne tantomeno le comunità rom ma semplicemente evitare che si creino delle corsie preferenziali per costoro togliendo il diritto ai cittadini italiani di ottenere un alloggio abitativo divenuto ormai un miraggio. Combatterò questo finto buonismo che caratterizza la giunta del Sindaco di Roma nonché Sindaco dell’area metropolitana con tutti i mezzi istituzionali e democratici che la mia carica di consigliere metropolitano mi attribuisce, in difesa di coloro che senza santi in paradiso si trovano da anni nelle liste per ottenere un’abitazione e che si vedono quotidianamente privati di un diritto fondamentale quale è il diritto ad una casa. La mia proposta è di utilizzare l’unico sistema possibile, che è quello percentuale, ovvero se la popolazione straniera equivale al 10%, di quella italiana, all’interno del territorio della Città Metropolitana, questa percentuale sarà quella riservata al “bonus casa” per gli stranieri il 90% del bonu spetta agli italiani residenti nella Città Metropolitana




RIFIUTI: C'E' L'ACCORDO CON LA CITTA' METROPOLITANA PER MAGGIORI CONTROLLI

Redazione

Lazio – "Oggi la Regione Lazio ha sottoscritto con la Polizia Locale della Città metropolitana di Roma Capitale la convenzione per l’intensificazione dei controlli sul ciclo di gestione dei rifiuti". Lo comunica, in una nota, la Regione Lazio.
"La convenzione, già sottoscritta dalle Province di Frosinone, Latina e Viterbo – dichiara l’assessore regionale ai Rifiuti, Michele Civita – prevede un maggiore coordinamento per aumentare la quantità e la qualità dei controlli sugli impianti e le attività di gestione dei rifiuti. Nella convenzione è previsto che la Regione Lazio eroghi contributi a rimborso dei costi sostenuti per le attività svolte dalle polizie provinciali, che utilizzeranno il personale che negli anni è stato formato su specifiche tematiche ambientali". "Con questo ‘patto per l'ambiente’, oltre ad intensificare i controlli sul territorio, attraverso professionalità formate e competenti della nostra Polizia Metropolitana, abbiamo voluto condividere obiettivi comuni con la Regione Lazio, che riteniamo necessari per una sintonia istituzionale, che garantirà maggiore sicurezza e tutela dell'ambiente per i nostri Comuni", spiega Mauro Alessandri, vice sindaco della Città Metropolitana di Roma Capitale.




CITTA' METROPOLITANA, MARCO SILVESTRONI: "DOPO STRAGE PARIGI SUBITO IL COORDINAMENTO DELLE POLIZIE LOCALI".

di Marco Silvestroni – Consigliere della Città Metropolitana di Roma Capitale

Roma – Quei criminali che hanno aperto il fuoco a Parigi non devono essere considerati dei pazzi isolati, è evidente che poteva succedere in qualsiasi altra città d’Europa, è altrettanto evidente che esiste un problema sicurezza.

La politica per una volta deve assumersi le responsabilità e reagire con fermezza, basta con la finta solidarietà e il finto buonismo della mai dimenticata Kyenge  e della Boldrini, basta con gli attacchi strumentali alla Polizia Locale.

Dalle minacce, secondo me sottovalutate, dei criminali sono passati ai fatti, è ora di reagire e un primo importante passo è mettere le nostre forze dell’ordine, compresa la Polizia Locale, nelle condizioni di garantire la sicurezza dei cittadini, soprattutto con azioni di prevenzione. Ci vogliono risorse sia economiche che umane da mettere in campo, in modo coordinato. L’area vasta della Città Metropolitana di Roma Capitale è ovviamente un territorio a rischio, per questo chiedo l’immediata attuazione di quanto approvato nello Statuto, votato appena  due settimane fa, all’art. 11 dove è stato previsto dal consiglio della Città Metropolitana di Roma Capitale che:

La Città metropolitana garantisce, attraverso il Corpo della Polizia Locale della Città metropolitana, le politiche di sicurezza integrata a supporto e in coordinamento con l’azione delle polizie locali dei Comuni che la costituiscono, e  che “ con regolamento del Consiglio è disciplinato l’esercizio delle funzioni di polizia locale di cui è titolare la Città metropolitana.

 Ebbene chiedo al Sindaco di convocare nell’immediato un consiglio straordinario per deliberare lo stanziamento di fondi necessari a garantire il coordinamento delle polizie locali e dar vita ad una commissione interna al consiglio che possa coadiuvare i vari Comandi dei comuni sopra i 15 mila abitanti, rendendoli operativi per poter interagire sull’intero territorio della Città Metropolitana, agevolando il compito delle forze dell’ordine come Carabinieri e Polizia, per garantire il controllo dei siti e delle aree sensibili anche fuori dalla Capitale.

Dopo l’approvazione dello Statuto, avevo dichiarato che la Città Metropolitana così come concepita da Renzi e Marino non serviva a nessuno, l’orrore delle drammatiche circostanze che hanno scosso le Capitali Europee esigono che io venga, almeno parzialmente, smentito da un sussulto di Marino, e che in questa occasione, l’attuazione dello Statuto, relativamente al coordinamento dei comandi di polizia locale, possa avvenire con i tempi che la gravità delle vicende impongono. 




CITTA' METROPOLITANA: PRIMA BOZZA DELLO STATUTO POCO GRADITA

di Silvio Rossi

E fu così che la montagna partorì il topolino. Anzi, considerando i commenti che hanno accompagnato la pubblicazione sul sito della Provincia, sembra che la Commissione Statutaria del Consiglio Metropolitano della Città di Roma Capitale, riunita il 17 novembre per redigere la prima bozza dello Statuto Metropolitano, abbia creato una pantegana.

Gli aspetti controversi nella lettura del testo sono diversi, tutti opinabili. C’è chi contesta siano particolarmente bassi i criteri per ottenere la maggioranza di una decisione, tanto da poter favorire un accordo dei soli rappresentanti della Capitale, bypassando in pratica le eventuali opposizioni dei comuni dell’hinterland.
Ma il punto che vede tutti contrari, è espresso nell’articolo 20, laddove (comma 2) recita: “Il Sindaco di Roma Capitale è di diritto Sindaco della Città metropolitana”.
La legge che ha istituito le città metropolitane ha lasciato la possibilità, nello statuto, di definire i criteri con cui sarebbe stato eletto il sindaco metropolitano, se dall’assemblea dei sindaci della ex provincia, oppure con suffragio universale di tutti i cittadini dei comuni compresi nel territorio della Città Metropolitana. La bozza di statuto presentata invece accoglie, tra queste possibilità, la più antidemocratica, quella che tutti, ma proprio tutti, indipendentemente dalle appartenenze politiche e territoriali avevano definito come irricevibile.
Come mai, se tutti i rappresentanti, da destra a sinistra, dal centro di Roma al più sperduto comune dei Monti Simbruini, si erano dichiarati favorevoli all’elezione del sindaco metropolitano a suffragio universale, oggi esce dalla commissione questo testo? Come si fa a non considerarlo offensivo per i cittadini che si attendevano, da questa riforma dell’organizzazione territoriale, un nuovo approccio della politica verso i cittadini, e invece appare come l’espressione usata dal Marchese del Grillo quando sale sulla carrozza: “Io sò io, e voi …”?
Speriamo che, nelle audizioni, finalizzate al recepimento di proposte di modifica dalla società civile nonché dagli esperti del settore, che verranno programmate nella seduta di domani, 21 novembre, si possa ovviare a quest’obbrobrio legislativo.
 




CITTA’ METROPOLITANA: AMMINISTRATORI DEI CASTELLI ROMANI A FIANCO DEL SINDACO DI MARINO

Redazione
Castelli Romani (RM)
– “Appoggiamo con entusiasmo e convinzione l'iniziativa del Sindaco di Marino, Fabio Silvagni, di creare un movimento di amministratori locali, coeso e pronto a difendere l’identità amministrativo e culturale dei Castelli Romani.

Siamo di fronte ad una riforma, quella della Città Metropolitana, che davvero non ci piace: dall’iniquo metodo elettivo, che taglia fuori il consenso popolare, fino ai rischi insiti in una legge che potrebbe favorire il potere di Roma Capitale a danno delle piccole ma importanti comunità locali, la cui ricchezza storico-artistica non ha nulla da invidiare alla Capitale. Per questo aderiremo senza indugio al convegno che il primo cittadino Silvagni organizzerà a Marino.

Sarà una grande prova di partecipazione democratica, che auspichiamo trovi l’appoggio degli amministratori di tutto il comprensorio, a prescindere da ogni colore politico e con l’unico fine di tutelare il meraviglioso territorio dei Castelli Romani”.

Cosi in una nota il consigliere comunale di Albano Massimo Ferrarini; il consigliere comunale di Monteporzio Luciano Gori; il consigliere comunale di Nemi, Cinzia Cocchi; il consigliere comunale di Ciampino, Alberto Comella; il consigliere comunale di Ciampino, Gian Marco Di Fabio; il consigliere comunale di Frascati, Mirko Fiasco; il consigliere comunale di Lariano, Gianluca Casagrande; il sindaco di Grottaferrata, Giampiero Fontana; il vicesindaco di Grottaferrata, Gianluca Paolucci; il presidente del Consiglio comunale di Grottaferrata, Luigi Spalletta; il consigliere comunale di Grottaferrata, Riccardo Tocci; il consigliere comunale di Grottaferrata, Michela Palozzi; il consigliere comunale di Grottaferrata Vincenzo Mucciaccio; gli assessore comunali di Grottaferrata, Daniela Angheben e Enrico Ambrogioni.
 




CITTA' METROPOLITANA: OGGI SI VOTA IN UN SILENZIO ASSORDANTE

di Donato Robilotta – Presidente Aiccre e membro Cal

Roma – Oggi circa 1685 elettori, tra sindaci e consiglieri comunali, si recheranno presso la sede della Provincia di Roma per eleggere il Consiglio Metropolitano, composto da 24 membri, della istituenda città metropolitana di Roma-Capitale, ma il tutto avviene nel silenzio totale delle istituzioni e senza che ci sia stata un minimo di discussione e confronto tra gli enti locali.

Ho da subito considerato un grave errore che il territorio della città metropolitana fosse stato fatto coincidere con quello dell’intera provincia di Roma e che tutti i 121 comuni fossero stati obbligati a farne parte dalla legge istitutiva, con una forte lesione della propria autonomia, invece che essere lasciare liberi di decidere la propria adesione.

Oggi non posso che guardare con soddisfazione alla circostanza che quel dibattito che le istituzioni locali, a partire dalla Regione, non hanno voluto fare si è comunque aperto sul territorio e i comuni cominciano a discuterne all’interno dei propri consigli comunali decidendo di promuove referendum consultivi per chiedere ai propri cittadini di esprimersi.

Così come guardo con favore alla discussione che stanno facendo alcuni comuni della parte nord della Provincia di Roma, come Civitavecchia, Bracciano, Trevignano Romano e Manziana, che pensano di utilizzare la strada, prevista dalla legge, dell’articolo 133 della costituzione, per uscire dalla città metropolitana per costruire con i comuni dell’attuale provincia di Viterbo la nuova provincia dell’Etruria meridionale.

Il nuovo assetto istituzionale della Città Metropolitana di Roma oltre a danneggiare i comuni della Provincia, sia per l’obbligatorietà sia per le questioni decisionali legate al voto ponderato, danneggia la stessa previsione di Roma-Capitale che invece di avere poteri speciali vede annacquata la propria specificità in una nuova istituzione che prende le competenze di quelle Province che il governo avrebbe voluto abolire.

Io continuo a ritenere, e mi batterò per questo, che Roma debba avere il potere legislativo proprio delle Regioni e avere uno status come quello delle Province autonome di Bolzano e Trento, sul modello di quel Distretto Federale rilanciato qualche settimana fa dal sottosegretario Rughetti e che la strada sia di inserire lo status di Roma nella riforma Costituzionale del Senato federale.




BRACCIANO, CITTA' METROPOLITANA: DECIDERANNO I CITTADINI!

Redazione
Bracciano (RM)
– Accordo unanime durante il Consiglio comunale a Bracciano dello scorso 30 settembre per il sostegno pieno a iniziative popolari mirate alla indizione di un referendum consultivo sull’adesione o meno alla Città Metropolitana di Roma secondo le norme stabilite dallo specifico Regolamento comunale. La decisione è stata presa al termine di una lunga discussione.
 
“E’ stato raggiunto un buon accordo – commenta il sindaco di Bracciano Giuliano Sala – su quelle che sono le scelte del comitato che ha avvitato la raccolta di firme. E’ stato riconosciuto il grande impegno da loro portato avanti. Il Consiglio comunale – dice ancora il sindaco – ferma l’adesione ope legis alla Città Metropolitana di Roma, ha concordato di avviare l’iter per la convocazione di un referendum consultivo secondo quanto previsto dal nostro stringente regolamento. I cittadini con la loro partecipazione – aggiunge Sala – decideranno in maniera intangibile se aderire o meno alla Città metropolitana. In base all’esito referendario la procedura da avviare sarà quella di approvazione di una legge che modifichi le circoscrizioni provinciali come previsto dall’articolo 133 della Costituzione italiana”.
 
Nella delibera espressamente si prende atto “della importante iniziativa popolare di raccolta delle firme, dando atto che con tale raccolta un numero elevato di cittadini ha di fatto espresso la propria opinione relativa all’indizione di un referendum sulla tematica della Città metropolitana”.
 
Si è deliberato inoltre “di dare mandato al sindaco, componente di diritto della Conferenza metropolitana, in sede di predisposizione e successiva approvazione dello statuto della Città Metropolitana, di sostenere l’elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano con il sistema elettorale che sarà determinato con legge statale, come previsto dal comma 22 dell’art. 1 della citata legge 56/2014”. 
 




CITTA’ METROPOLITANA: FINALITÀ ISTITUZIONALI GENERALI

“Al personale delle Città metropolitane si applicano le disposizioni vigenti per il personale delle Province; il personale trasferito dalle Province mantiene, fino al prossimo contratto, il trattamento economico in godimento.”

Redazione

La Città metropolitana è un Ente territoriale di area vasta, che persegue le seguenti finalità istituzionali generali:

– cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano;
– promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse della città metropolitana;
– cura delle relazioni istituzionali afferenti al proprio livello, ivi comprese quelle con le città e le aree metropolitane europee.

Alle Città metropolitane sono attribuite, oltre alle funzioni fondamentali delle Province e quelle ad esse assegnate nell’ambito del processo di riordino delle funzioni provinciali, le seguenti funzioni fondamentali:
a)  adozione e aggiornamento annuale di un piano strategico triennale del territorio metropolitano, che costituisce atto di indirizzo per l'Ente e per l'esercizio delle funzioni dei Comuni e delle Unioni di Comuni compresi nel predetto territorio, anche in relazione all'esercizio di funzioni delegate o assegnate dalle Regioni, nel rispetto delle leggi delle Regioni nelle materie di loro competenza;
b)  pianificazione territoriale generale, ivi comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture appartenenti alla competenza della comunità metropolitana, anche fissando vincoli e obiettivi all'attività e all'esercizio delle funzioni dei Comuni compresi nel territorio metropolitano;
c)  strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano. D'intesa con i Comuni interessati la Città metropolitana può esercitare le funzioni di predisposizione dei documenti di gara, di stazione appaltante, di monitoraggio dei contratti di servizio e di organizzazione di concorsi e procedure selettive;
d)  mobilità e viabilità, anche assicurando la compatibilità e la coerenza della pianificazione urbanistica comunale nell'ambito metropolitano;
e)  promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale, anche assicurando sostegno e supporto alle attività economiche e di ricerca innovative e coerenti con la vocazione della Città metropolitana come delineata nel piano strategico del territorio di cui alla lettera a);
f)  promozione e coordinamento dei sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione in ambito metropolitano.
Lo Stato e le Regioni, ciascuno per le proprie competenze, possono attribuire ulteriori funzioni alle Città metropolitane in attuazione dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.
Il territorio della Città metropolitana coincide con quello della Provincia omonima, ferma restando l’iniziativa dei Comuni, ivi compresi i Comuni capoluogo delle Province limitrofe, ai sensi dell'articolo 133, primo comma, della Costituzione, per la modifica delle circoscrizioni provinciali limitrofe e per l'adesione alla Città metropolitana.

Spettano alla Città metropolitana il patrimonio, il personale e le risorse strumentali della Provincia, a cui ciascuna Città metropolitana succede a titolo universale in tutti i rapporti attivi e passivi, ivi comprese le entrate provinciali, all’atto del subentro alla Provincia.
Al personale delle Città metropolitane si applicano le disposizioni vigenti per il personale delle Province; il personale trasferito dalle Province mantiene, fino al prossimo contratto, il trattamento economico in godimento.


Riproponiamo l'editoriale di Emanuel Galea pubblicato il 25 settembre 2012 "PROVINCIA O REGIONE: UNA DELLE DUE E' DI TROPPO
A conti fatti e dopo lunga riflessione la preferenza non può che andare per le Province.

L’abolizione e l’accorpamento delle Province secondo l’attuale schema del Governo scontenta e danneggia il Cittadino e non raggiunge lo scopo prioritario del risparmio della spesa pubblica perché non sfiora gli apparati politici. Il Cittadino comune si sente di appartenere ad una Provincia più che ad una Regione.

di Emanuel Galea

Il dibattito sulle Regioni viene ripreso in seno all'Assemblea Costituente. “L'idea regionale" nasce nell'Ottocento, in Rosmini, Gioberti, Cattaneo e Mazzini. Tralasciamo la parte storica della nascita delle Regioni ed entriamo subito nell’argomento che c’interessa. E’ stato politicamente conveniente creare le Regioni ? Analizzando il loro iter dall’Assemblea Costituente ad oggi, quali giudizi a favore e quali contro. A  l’azienda Italia conviene continuare a mantenerle, foraggiarle? "La Repubblica è costituita in Regioni, Province e Comuni". Con questo articolo 114, ora modificato dalla riforma Costituzionale del 2001, i padri costituenti vollero introdurre nella Costituzione le Regioni, come nuova ripartizione territoriale della Repubblica in aggiunta alle due già esistenti: Province e  Comuni. Il professor Giancarlo Pola, docente di finanza degli Enti locali all'Università di Ferrara racconta che un suo studente siciliano, “nell’anno accademico 1994/95, presentò una tesi a tratti sconvolgente proprio perché rivelava numerosi aspetti che non tornavano all’interno del bilancio della Regione”. A quasi vent'anni da quell'episodio, la situazione non è assolutamente cambiata. Le vicende del Lazio, i cui sviluppi si susseguono in queste ore, evidenziano la facilità con cui si può accedere all’uso delle risorse destinate ai vari ambiti, a cui si aggiungono i comportamenti privati dei gruppi consiliari politici, amministratori di affari propri  e molto meno come amministratori di una Regione. A prima vista la proposta di abolire le Regioni sembrerebbe una boutade. Solamente dopo attenta e ponderata riflessione l’idea assume nuova razionalità  e  logicità. Le 20 Regioni italiane spendono una media di 2197 euro l’anno per ogni cittadino residente. Se consideriamo che pressappoco i residenti totali sono circa 60 milioni, il conto è subito fatto.  Le Regioni che arraffano di più sono quelle a statuto speciale. Sono dati pubblicati dall’Isae (Istituto di Studi e Analisi Economica). La nefasta invenzione delle Regioni in Italia, assieme alle incombenze derivanti dalla nostra (mai votata) adesione all’Unione Europea con i suoi immensi apparati succhia soldi dei contribuenti, ha di fatto moltiplicato per venti la spesa pubblica nazionale. Urge una revisione più ampia di tutto l’apparato istituzionale periferico e non fermarsi all’abolizione delle province, le quali è giusto che siano sforbiciate, eliminando l’apparato politico attuale. L’abolizione e l’accorpamento delle Province secondo l’attuale schema del Governo scontenta e danneggia il Cittadino e non raggiunge lo scopo prioritario del risparmio della spesa pubblica perché non sfiora gli apparati politici. Il Cittadino comune si sente di appartenere ad una Provincia più che ad una Regione.
A questo punto una riflessione è d’uopo.
Le province, escludendo le storture degli ultimi 50 anni, esistono dal 1859 e concordo con chi sostiene che costituiscono un Ente importante, aggiungo però,  da valorizzare e da mantenere come un Ente esclusivamente Tecnico-Amministrativo. Le Regioni sono dei baracconi per trombati e come sistemazione a disposizione degli apparati della partitocrazia. Costituiscono un centro di costo nel bilancio dello stato e logica vorrebbe che fossero abolite. La cronaca recente, Sicilia, Campania, Lazio, Lombardia, mette in chiaro quello che in oscurità si trama  entro mura silenti da tutti i gruppi consiliari, eccezione una sparuta coppia di Consiglieri del partito Radicale che non hanno saputo tenere le bocche cucite ed alla Ragione Lazio hanno fatto rompere i vetri della “trasparente Giunta Polverini”. Logica, ragione e cittadini chiedono l’abolizione di questi carrozzoni. Abolite le Regioni, naturalmente, dovranno essere rafforzati i poteri del Consiglio di Stato  (sottratto all’ingerenza presidenziale dei ricorsi straordinari soggiacenti ), la Corte dei Conti, il Consiglio della Magistratura (nelle mani del più alto magistrato dovranno giurare il Presidente del consiglio e della Repubblica) dovrebbero essere abolite le Commissioni Parlamentari che, in fin dei conti, esautorano il Parlamento e quando istituite il Legislatore le definì pro tempore. Invece stanno ancora sempre lì.  A conti fatti e dopo lunga riflessione la preferenza non può che andare per le Province. Nell' attesa che si maturi l’idea di considerare seriamente l’abolizione delle Regioni, diciamo sì alla riforma delle Province come organo decentrato delle Regioni, mantenendo i servizi e le competenze ed eliminando l’apparato politico.  Via il Presidente, Via gli Assessori e Consiglieri. L’apparato “zavorra” verrebbe sostituito da un Consiglio di un numero di  Sindaci, non retribuiti,  nominati tra quelli della propria Provincia.  Si può valutare l’eventuale unificazione con gli uffici delle sedi provinciali delle Regioni. Sì all’abolizione immediata degli Enti inutili. Come stabilito dal Governo i nuovi Enti che nasceranno a seguito dell’accorpamento delle Province dovranno avere almeno “350mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2500 chilometri quadrati. Sono 43 le Province destinate a sopravvivere: 26 in Regioni a statuto ordinario, 7 in Regioni a statuto speciale e le 10 province delle aree metropolitane, che verranno soppresse con la nascita delle città metropolitane entro il primo gennaio 2014”. Si ribadisce ancora che le Regioni sono un corpo  estraneo nell’amministrazione italiana. Il problema è che ormai esistono e hanno ampie responsabilità, basti pensare alla Sanità. Volendo e dolendo si va verso l'eliminazione delle Province. L'unica alternativa, in attesa di una soluzione definitiva,  sarebbe il ridimensionamento dei costi delle Regioni attraverso un forte intervento legislativo non lineare. La soluzione ottimale sarebbe il ridimensionamento dei Consigli regionali e la trasformazione ad organi composti da rappresentanti locali (comuni) e cittadini a rotazioni con un simbolico rimborso spese.
Come chiamare queste idee? Pazzia, euforia, illusione, farneticherie?