1

Rapina a mano armata al bancomat, muore bandito pluripregiudicato durante il conflitto a fuoco: poliziotti indagati. Il solito atto dovuto?

Sabato 21 luglio, di notte, alcuni rapinatori armati – almeno cinque – hanno assaltato con esplosivo un impianto Bancomat della Banca popolare di Bari, a Brindisi, al rione Commenda.

Il 113 sarebbe stato allertato da un passante. Con la pattuglia intervenuta, è nato un conflitto a fuoco, durante il quale è stato colpito a morte tale Giovanni Ciccarone, 50 anni, di Ostuni (BR), risultato pluripregiudicato per contrabbando, furti, rapine, estorsioni, spaccio di droga e di banconote false. Due anni fa era stato arrestato dalla GdF dopo un inseguimento lungo la SS 16 a bordo di un’Audi A 6, in cui furono trovati due Kalashnikov, tre caricatori e 90 cartucce.

Dopo la sparatoria i ladri sono fuggiti a bordo di un’Audi A6

Inseguiti da una volante, hanno sparso sull’asfalto chiodi a tre punte, forando le gomme dell’auto della polizia. A seguito dei fatti, i due poliziotti coinvolti nell’uccisione del Ciccarone, vicino al corpo del quale sono state rinvenute numerose cartucce cal. 12, sono indagati per omicidio colposo.

Per l’ennesima volta i tutori dell’ordine sono messi all’indice [Un atto dovuto?]

pur avendo agito, non solo legittimamente, ma, in più, nell’espletamento del loro dovere. È superfluo dire che la magistratura dichiara questa indagine un ‘atto dovuto’, per consentirne la difesa. Ma da cosa si dovrebbero difendere, se non hanno compiuto alcun illecito, hanno rischiato la vita e sventato una rapina, ciò che fa parte del loro dovere? A nostro parere la legge va cambiata. A questi elementi bisognerebbe dare una medaglia, altro che indagine per omicidio colposo. In più, le circostanze sono eclatanti e della massima evidenza. Per cui sarebbe bastato un sopralluogo del magistrato per concludere con il non luogo a procedere, senza ingolfare avvocati e tribunali di lavoro superfluo.

A questo proposito abbiamo chiesto un parere sull’accaduto, ma soprattutto sulle eventuali modifiche procedurali, al dottor Gianni Tonelli, già Segretario Generale del Sindacato di Polizia SAP, ora deputato della Lega, al fianco di Matteo Salvini.

Dottor Tonelli, a proposito del caso della sparatoria di Brindisi lei ha scritto un articolo pubblicato oggi, 24 luglio, sul Tempo di Roma. Perché in questi casi i poliziotti sono sempre indagati, perché le divise ci devono sempre rimettere?

È una cosa assurda. Ma questo già partendo dalla legittima difesa che riguarda i cittadini. La materia, sia la legittima difesa che l’uso legittimo delle armi, è inserita nel codice penale e nell’argomento “Cause oggettive dell’esclusione del reato”. Allora, se si esclude il reato, io comprendo che la magistratura debba aprire un procedimento finalizzato a verificare la sussistenza degli elementi che possano individuare le cause oggettive di esclusione del reato. Ma non è possibile che questo passi tramite l’incriminazione, o comunque la sottoposizione a procedimento penale della vittima. A maggior ragione quando questo avviene nell’adempimento del dovere. Perché i miei colleghi sono andati a sventare una rapina a danno di un bancomat da parte di delinquenti armati che gli hanno sparato contro. Quindi non è possibile adesso che i colleghi, che sono riusciti miracolosamente a salvare la pelle, e a colpire uno dei banditi, adesso si trovino nella condizione di patire gli oneri materiali, quindi economici, e anche morali di un procedimento. Va rivista la procedura, e va rivisto l’approccio, perché comunque, al di là di rivedere normativamente la procedura, io penso che possa essere aperto un fascicolo, come di regola viene fatto, dall’Autorità Giudiziaria, “Atti relativi a…”. E’ chiaro che serve anche una modifica normativa che possa prevedere la possibilità, cioè il dovere, in nome e per conto dello Stato, tramite l’Amministrazione della Polizia di Stato, di provvedere a nominare un perito di parte che assista all’autopsia. Non vedo perciò ragioni per cui queste persone debbano essere sottoposte, come lo è stato per l’eroe di Guidonia, a un procedimento penale. Sono quelle assurdità del nostro ordinamento, per noi che siamo dalla parte del diritto, di cui non riesco proprio a capacitarmi.
Ci sono poi alcuni giornali, dalla cui maniera di esporre il fatto, si capisce il loro orientamento politico. Un piccolo giornale di provincia ha titolato “Morto Giovanni Ciccarone” [uno dei rapinatori ndr] come se fosse un personaggio.
Ciccarone, come ho scritto nell’articolo che ho scritto per ‘Il Tempo’, è una persona che aveva numerosi procedimenti penali, un pregiudicato che è stato trovato in possesso di alcuni Kalashnikov, cioè tutto si può dire tranne che fosse uno stinco di santo, o che fosse una personalità. Forse lo era nel mondo criminale.

Qualcuno scrive anche “Il presunto partecipante alla rapina”.

Il presunto? Uno che con un fucile nelle mani ti spara addosso, cerchiamo un attimo di vedere di cosa stiamo discutendo. È chiara una cosa. Qui, più che la politica, più che il dibattito, dovrebbe intervenire l’Ordine dei Giornalisti, perché io credo che si siano violate le regole elementari di un codice deontologico. Io credo che il giornalista abbia l’obbligo di descrivere la realtà effettiva. Poi la può commentare secondo il proprio pensiero, la propria visione dei fatti. Ma che non possa prescindere dalla realtà storica. Perché se un giornalista con coscienza e volontà altera la realtà storica, viene meno al suo primo dovere di giornalista. Quello di descrivere ciò che è accaduto.

Cosa mi dice a proposito del rifiuto di modifica della legge sulla legittima difesa sa da parte dell’ANM? Sappiamo che questo è un punto importante per la politica di Salvini e per la Lega.

Il testo presentato nel 2006, molto chiaro, se non fosse stato forzato da una interpretazione giurisprudenziale, che, devo dire, ancora non mi spiego, non ci sarebbe oggi la necessità di rivedere ancora questa normativa. Ma mi sembra molto chiaro che comunque in un paese civile, in cui abbiamo potuto assistere alla metamorfosi dei topi d’appartamento , non è possibile lasciare il vantaggio della prima mossa a chi entra in casa.

Cosa ne pensa di due argomenti: primo, il risarcimento al ladro che eventualmente ci lascia la pelle in un’azione delittuosa, secondo, l’eccesso in legittima difesa che per logica andrebbe eliminato.

Faccio rifermento a quella cosiddetta ‘responsabilità aquiliana’, di cui all’art. 2073 del Codice Civile, per cui chiunque causi un danno ingiusto è tenuto a risarcirlo. Io credo che manchi l’elemento fondamentale, cioè il danno ingiusto. Il danno c’è, con la perdita della vita dell’aggressore, ma non è ingiusto. Perché se tu entri in casa mia, e io mi difendo, e ne ho il diritto, perché non ti posso lasciare il vantaggio della prima mossa. La normativa è ingiusta, in questo caso, tra l’altro aggravata anche da un’applicazione giurisprudenziale, molto favorevole ai criminali. È chiaro che comunque manca l’ingiustizia del danno, perché io mi sono difeso. Quindi a mio parere non ci può essere risarcimento.

E per l’eccesso in legittima difesa? Come faccio a valutare l’intensità dell’offesa per opporre una difesa proporzionale, nei momenti di concitazione che certamente appartengono a situazioni di aggressione?

Oggi la legittima difesa prevede l’attualità, la necessità e la proporzionalità. Io non mi posso modulare, perché per poter avere la proporzionalità devo lasciare il vantaggio della prima mossa a chi entra in casa mia. Ma quando questo mi ha aperto il cervello, mi ha ammazzato, mi ha immobilizzato, e poi magari torturato, io non posso più fare nulla. Allora io non sono in grado di mettere in atto una difesa proporzionata all’offesa. Allora deve intervenire una presunzione di legge, per cui, quando sono in casa mia, o nel mio domicilio professionale, per legge è presumibile il principio di proporzionalità. E quindi non esiste l’eccesso.

Roberto Ragone




Ravenna, gioiscono su facebook per la morte dei poliziotti: il Sindacato Autonomo Polizia fa partire la querela. Ecco tutti i nomi

RAVENNA – “Nicoletta Missiroli e Pietro Pezzi, erano due colleghi eccellenti che hanno perso la vita in maniera atroce con la divisa attaccata sulla pelle. Non tolleriamo simili offese alla loro memoria e alla memoria di quanti hanno perso la vita in servizio”. E’ la dura posizione di Gianni Tonelli, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) che non ha per nulla ignorato i disgustosissimi commenti apparsi sul social network Facebook, relativamente all’incidente stradale sul litorale ravennate, che ha visto tra le vittime due poliziotti.

L’ira del web non si è fermata nemmeno dinanzi alla morte e, raccolte le varie schermate denunciate sul web, in cui appaiono nomi, cognomi e commenti, Tonelli presenta formale querela denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ravenna, al fine di individuare e punire i responsabili.

“Mi chiedo che futuro spera di avere il nostro paese con imbecilli del genere” commenta ancora Tonelli. I commenti apparsi in rete esprimevano gioia per quanto accaduto e i loro autori si auguravano più incidenti di questo tipo con poliziotti vittime.

“Non sono tollerabili simili atteggiamenti e una simile mancanza di rispetto verso tutti gli operatori di Polizia e nei confronti di due famiglie che piangono due loro cari. Lo dovevamo a loro e lo dobbiamo a noi stessi – prosegue ancora Tonelli – lo dobbiamo alla brava gente che crede e ha fiducia nelle Forze di Polizia. Abbiamo querelato Piero Mastrostefano, l’addetto al soccorso stradale che gioì dell’incidente in cui furono coinvolti due colleghi mentre prestavano soccorso in autostrada; abbiamo chiesto un risarcimento del danno ad un sedicente educatore tarantino per aver chiamato mercenari i poliziotti intervenuti in Piazza Indipendenza”.

Il Sap sempre in prima linea, decide di intervenire e tutelare quell’onorabilità che viene meno giorno dopo giorno a causa di un sistema sempre più avverso e ostile nei confronti delle Forze dell’Ordine.

“Nessuno merita una morte atroce. I miei colleghi non la meritavano e non meritavano quei commenti. I responsabili meritano di essere puniti affinché comprendano il significato del dolore che anche noi poliziotti proviamo quando viene a mancare un collega”.




Legittima difesa: la lunga notte dell'imbecillità


di Roberto Ragone
 
Nuove norme nella legge passata alla Camera a proposito della difesa personale, della possibilità del cittadino di difendersi da aggressioni e rapine, una legge che Renzi vuole tuttavia bloccare al passaggio da Palazzo Madama. Insomma, dopo anni di polemiche e di scontri, la montagna ha partorito il topolino. Pare infatti che ci si possa difendere soltanto di notte, quando l'intrusione domestica o l'aggressione nell'esercizio commerciale della vittima siano attaccati da ladri e rapinatori, ma soltanto con il buio. Scontro con chi afferma che 'La difesa è sempre legittima', e che, come Berlusconi, chiede che chi si difende in qualsiasi modo, anche se necessario sparando, non venga neanche processato.

Di diverso parere la sinistra, che, storicamente ipergarantista, ma solo nei confronti di "certi figuri", parla, come al solito di Far West e di 'giustizia fai-da-te'. Che la postilla a proposito delle ore notturne, durante le quali soltanto la difesa sarebbe legittima, sia ambigua e lasci troppo spazio ad interpretazioni da parte dei giudici, è scontato. E' scontato anche che tutto questo movimento per approvare una legge che dovrebbe tutelare finalmente il cittadino, e che invece si è trasformata in scontro politico, non risolve alcuno dei problemi del vivere civile. E' fuor di dubbio che la delinquenza negli ultimi anni si sia trasformata, assumendo sempre più i connotati di crudentà ed efferatezza importati dall'est europa; ed è fuor di dubbio che le norme, in mancanza di un reale controllo del territorio, e di una sincera volontà di tenere i delinquenti dove dovrebbero stare, cioè in galera, vadano modificate. Purtroppo abbiamo perso una buona occasione di farlo. Intanto la polemica e l'ironia impazzano sui media, a proposito della obbligatorietà di difendersi solo al buio, e con proporzionalità rispetto all'offesa (non è cambiato nulla!), senza tener conto, o facendolo solo con marginalità, della situazione psicologica dell'aggredito. Nel proposito, abbiamo voluto sentire l'autorevole commento di uno dei personaggi che, per la sua posizione, è direttamente coinvolto in questioni di ordine pubblico, e che da anni si batte a  tutti i livelli per migliorarne la situazione.
 
Abbiamo contattato il dottor Gianni Tonelli, segretario generale di uno dei più attivi sindacati di polizia, il SAP, Sindacato Autonomo di Polizia, che ci ha dato il suo parere.
 
Dottor Tonelli, ci dia un suo guidizio personale su questa nuove versione della legge sulla legittima difesa.
È il simbolo della decadenza di una classe dirigente che non ha capacità, ed è sotto scacco di gruppi estremisti. Una classe  eccessivamente ideologizzata, e che non ha la capacità di assumersi una responsabilità. Ma che norma è quella che indica come criterio di punibilità o di legittimazione del diritto naturale alla autotutela, alla propria difesa quello che può essere il giorno o la notte: e se uno fa i turni e dorme di giorno? D’inverno saremo più sicuri? Andremo con il canto del gallo? E l’ora legale? Dobbiamo considerare anche la latitudine? Perché a Torino d’estate le giornate sono più lunghe che a Palermo. Sono delle cose folli, e non c’è bisogno d’essere dei giuristi per comprenderlo. Sono delle imbecillità colossali che devono spingere la nazione Italia a prendere a calci nel sedere la classe dirigente che le partorisce, perché analoghe imbecillità vengono partorite ogni giorno a carico dell’economia del paese, per ciò che riguarda l’energia, o le politiche sociali, dalla sicurezza  al’immigrazione. 
 
Da ciò che si vede dall’esterno, pare che una parte della sinistra stia con Ermini, mentre un’altra parte gli è contraria. 
Sì, è così, perché c’è una parte maggiormente ideologizzata,  mentre alcuni sono meno vincolati da queste imbecillità. Ma, anche la sinistra, o si libera da questa zavorra, o altrimenti non potrà mai ambire a governare decentemente il paese, ma è destinata a naufragare ancora come ha fatto fino ad oggi. 

I recenti fatti relativi a episodi di violenza e di rapine, con la reazione delle vittime sorprese in casa, magari di notte, e gli effetti giudiziari conseguenti ci hanno sempre dato, dall’esterno, l’impressione che i delinquenti siano troppo tutelati, e che quindi, per assurdo, che lo stato li tuteli più dei cittadini. Ha avuto anche lei questa impressione?
È così, perché una parte della sinistra considera le devianze come figlie delle contraddizioni della nostra società, e la brava gente, quindi, non deve più stare al centro del sistema, ma ci devono andare loro, i deviati. Siccome la gente per bene approfitta, e ha goduto finora, delle opportunità di questa società, come deve pagare le tasse, deve anche farsi carico di questi oneri, fino ad arrivare fin nel campo della legittima difesa, e quindi  fino a considerare moralmente censurabile chi si difende, prima ancora che giuridicamente. Una parte della sinistra sta con i delinquenti, ed è tipico del partito dell’antipolizia, che comunque è molto forte all’interno delle istituzioni, ed ha radici profonde: pensiamo al manifesto degli intellettuali contro il commissario Calabresi. Oppure vogliamo parlare della pseudocultura autoreferenziale italiana nel circuito mediatico? Nella classe dirigente del paese, quindi nel Parlamento, voglio pensare a Manconi, alla Boldrini. Guardi, costoro non hanno simpatia nei confronti delle forze dell’ordine, ma anzi, ogni giorno ci dimostrano la loro avversità, perché noi difendiamo la gente per bene, e quindi noi siamo il nemico di coloro che invece vorrebbero che al centro del sistema ci fosse ro le devianze. È un fatto ideologico.
 
Un’ultima battuta a proposito delle caccia a Igor il russo, o come si chiama lui. Secondo lei, lo prendono?
Lo prenderemo più in là, ma non adesso. Perché a mio parere Igor non è più lì. Questo è uno che anche se ha attorno una cintura blindata di venti o trenta chilometri, nel giro di due ore venti chilometri li ha già fatti di corsa. È una persona che viene da un mondo che è un po’ diverso dalla nostra bambagia, anche come metodo criminale. A mio parere non è più lì. Sono convinto che prima o poi ci sbatterà la testa, non potrà stare alla macchia vita natural durante.



E SE DOPO LA TURCHIA L’ISIS COLPISSE IN ITALIA?

di Roberto Ragone
L’attentato terroristico dell’Isis a Istanbul, all’aeroporto Attaturk, un hub fondamentale per qualsiasi itinerario in Europa e nel mondo, ha scioccato tutto il mondo civile, con i suoi 36 morti, o più, e centinaia di feriti. Abbiamo anche potuto seguire in diretta la neutralizzazione di uno dei kamikaze, il quale si è fatto saltare davanti ad una telecamera di sorveglianza. In Italia guardiamo questi avvenimenti come se appartenessero ad un altro pianeta, ma purtroppo non è così. Il nostro aeroporto principale è a Roma, e si chiama Leonardo Da Vinci, a Fiumicino. Tante volte abbiamo sentito profferire minacce nei nostri confronti; tante volte abbiamo sentito terroristi che promettevano attentati sanguinari da mettere in atto nella sede della cristianità cattolica. Finora non è successo ancora nulla, e i nostri Servizi sono sempre riusciti a bloccare eventuali malintenzionati prima che potessero mettere in atto ciò che avevano progettato. Così non è successo ad Istanbul. Ricordiamo i tempi in cui il nemico erano i terroristi palestinesi, e ricordiamo la strage che venne effettuata al banco della El Al, fronteggiata da agenti israeliani oltre che dai nostri. Purtroppo, nonostante l’uccisione dei terroristi, anche lì i morti furono numerosi. Oggi ci troviamo ad affrontare un nemico diverso, ma molto più pericoloso. Questi nuovi fanatici sono pronti al martirio, anzi, del martirio fanno il loro scopo, purchè accada uccidendo il maggior numero di ‘infedeli’. Cioè di tutti coloro che non sono islamici integralisti, in pratica tutto l’Occidente e non solo.

Ma se succedesse da noi, per esempio proprio nel nostro aeroporto più importante, come reagirebbero le nostre forze dell’ordine? Sarebbero adeguati e preparati ad affrontare la minaccia di uno o più ‘lupi solitari’ carichi di esplosivo? In particolare, la Polizia di Stato come è stata addestrata per questa eventualità? E’ stato messo in atto un addestramento specifico, o le cose stanno ancora come due anni fa, quando Gianni Tonelli ed altri intrapresero uno sciopero della fame interminabile al fine di ottenere un giusto adeguamento della Polizia di Stato? Lo abbiamo voluto chiedere proprio a lui, a Gianni Tonelli, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia, una persona che dell’efficienza della Polizia ha fatto la sua ragione di vita.

Dottor Tonelli, secondo lei, se a Fiumicino fosse avvenuto ciò che si è verificato ad Istanbul, saremmo stati pronti a fronteggiare un attacco come quello?
Purtroppo la carenza delle forze dell’ordine ha creato un problema. In questo momento gli aeroporti sono punti sensibili, ma io penso che avremmo fatto abbastanza bene anche noi. Il problema è il controllo del territorio, non soltanto l’aeroporto. Lo abbiamo visto in Francia e in Belgio, la strategia dell’Isis è quella di colpire dove ci sono grandi concentrazioni di persone, e molte volte non sono punti strategici sotto il profilo logistico, e neanche  simbolici, possono essere locali, teatri o altro. E’ quello che ci deve preoccupare. Io penso che a Fiumicino saremmo stati senz’altro adeguati, ma il problema non è Fiumicino.

Visto che l’Isis parla sempre anche di Roma, lei pensa che possano colpire anche da noi?
La possibilità c’è,  lo hanno riconosciuto non solo tutti gli analisti, ma anche gli organismi competenti , e non bisogna assolutamente abbassare la guardia, perchè, anzi, in un momento in cui  l’Isis comincia a sentirsi alle corde sui campi di battaglia, questo potrebbe modificare la sua strategia e spingerlo ad una maggiore attività terroristica, anche perché molte volte questi sono quei cani sciolti, quei foreign fighters che partono, rientrano, vanno e vengono; persone che agiscono autonomamente, perché il messaggio che viene lanciato è sempre quello di colpire, e quindi è chiaro che soggetti autonomi,  non organizzati, raccolgono messaggi contenuti nei  proclami che sono veri e propri  inviti ad agire. Quindi il pericolo c’è.

Lei pensa che i nostri Servizi Segreti siano abbastanza efficienti, visto che fino ad oggi sono riusciti a prevenire ogni azione?
I Servizi, certamente io confido che siano efficienti. Il problema però non riguarda i Servizi. Come abbiamo visto in Francia e in tutti gli altri Paesi, dalla Spagna, all’Inghilterra, al Belgio, non è un problema solo di Intelligence. Una parte può essere coperta dall’Intelligence, ma almeno un altro cinquanta per cento dev’essere coperta da un apparato che dev’essere in grado di affrontare ciò che sfugge all’Intelligence, perché è impossibile che l’Intelligence possa coprire tutto. Lo vediamo tranquillamente con gli sbarchi. Quando qualche anno fa noi lanciavamo questo allarme venivamo additati come coloro che strumentalmente avanzavano delle ipotesi surreali, ossia il fatto che gli sbarchi potessero essere un canale per l’ingresso dei terroristi. Poi alla fine l’hanno dovuto riconoscere tutti, dalle agenzie internazionali, dalla CIA in giù, anche le nostre autorità, come è normale e naturale che sia, non si tratta di essere strumentali. Bisogna stare molto attenti e quel 50% dev’essere affidato alla capacità di reazione degli apparati. Se gli apparati non sono all’altezza perché non sono armati, non sono addestrati, non sono equipaggiati in maniera adeguata e si continua a tagliare sulla sicurezza, diventa un problema. Il problema c’è, eccome se c’è! Il problema c’è nella stessa misura di quando sei mesi fa facevamo tutte le nostre denunce. Oramai è scritto nella roccia. Speriamo che di quelle denunce nessuno si debba assumere la responsabilità.

Quindi esiste sempre la necessità di un Corso Anti Terrorismo, come lei ha scritto nel 2014 al Presidente del Consiglio?
Sì, c’è la necessità di fare questo corso antiterrorismo, cosa che ancora non è stata fatta, lo ribadisco. Nessuno ancora ha mai sparato su bersagli in movimento,  i corsi, invece di durare un anno,  durano tre mesi o meno addirittura, e quindi la formazione è carente, si taglia su tutto, sulle risorse, e quindi il problema c’è. A tutt’oggi a maggior ragione, come ho detto prima, perché  prima l’Isis era soddisfatta dai successi sui campi di battaglia, e lo Stato Islamico si affermava anche territorialmente;  ma nel momento in cui incomincia ad essere in difficoltà, a perdere terreno militarmente, allora quello è il momento in cui la sfida terroristica diventa molto più concreta e pericolosa per tutti noi.
 




SINDACATO AUTONOMO POLIZIA: RECUPERATI IN PARTE I MALESSERI

di Roberto Ragone
Abbiamo contattato il dott. Gianni Tonelli, segretario generale del SAP, Sindacato Autonomo di Polizia, per avere notizie a proposito dell’esito del suo interminabile sciopero della fame, iniziato per attirare l’attenzione delle Istituzioni sulle condizioni in cui versava la nostra Polizia di Stato, scarsa di uomini – circa 45.000 effettivi in meno rispetto all’organico, mentre il controllo del territorio è indispensabile, come il turn over degli agenti, a vantaggio di personale più giovane  – con mezzi e attrezzature obsolete – caschi marci, giubbotti antiproiettile scaduti o prossimi alla scadenza, armi ormai da sostituire – addestramento insufficiente, in particolare quello antiterrorismo, tenendo conto delle nuove minacce terroristiche con attacchi suicidi.

A questo proposito ricordiamo l’asserzione del ministro Alfano in televisione, che parlava di un ‘robusto corso antiterrorismo’, sei ore di slide davanti ad uno schermo di computer, e non un addestramento con prove a fuoco su bersagli in movimento.

“Abbiamo recuperato almeno in parte i malesseri di tutto il Corpo” dice Tonelli “ma c’è ancora molta strada da fare. Siamo indietro come attrezzature, ma questo dovrebbe essere risolto con la nuova legge di stabilità, su cui facciamo grande affidamento. Abbiamo in programma alcune iniziative eclatanti per settembre, con le quali coinvolgeremo il pubblico. Lo sciopero della fame certamente ha smosso le coscienze, e ora abbiamo un Capo della Polizia che ci sembra attento alle nostre richieste. Con lo sciopero della fame abbiamo avuto qualcosa come 50 milioni di bacheche su Facebook. D’altra parte l’ISTAT certifica che la prima preoccupazione degli Italiani è sulla loro sicurezza, e con 45.000 uomini in meno siamo vicini al collasso. Tutto questo è stato originato da tagli lineari senza discernimento. Un altro errore antidemocratico è stata la militarizzazione del Corpo Forestale, e per questo sarò nei prossimi giorni in audizione alla Camera. Speriamo che chi di dovere ripensi a questo stravolgimento dei Forestali, che hanno una tradizione ed un preciso compito nella Polizia. Comunque, allo scopo di tenere sempre viva l’attenzione sulle nostre istanze,martedì faremo una grande manifestazione in Piazza Montecitorio.” Ringraziamo il dott. Tonelli per la sua disponibilità e gli assicuriamo che saremo sempre presenti alle sue iniziative con il nostro giornale. La Forze dell’Ordine sono i nostri tutori, la nostra sicurezza, ed è certamente desiderio di ognuno che siano perfettamente efficienti e presenti sul territorio.
 




GIANNI TONELLI, SVIENE, CADE E BATTE LA TESTA: RICOVERATO AL SANTO SPIRITO DI ROMA

di Roberto Ragone

È di oggi, mercoledì 9 marzo, la notizia, che Gianni Tonelli, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia è nuovamente ricoverato all'ospedale romano Santo Spirito.

Tonelli, si trovava in piazza Montecitorio per accogliere quanti volevano manifestargli la loro solidarietà, quando verso le 12,30 è svenuto cadendo a terra e battendo la testa. È stato quindi ricoverato al Santo Spirito.

Al 49° giorno di sciopero della fame, con totale astensione da qualsiasi nutriente, ha perso 21 chili. Ricordiamo che la forte protesta di Gianni Tonelli è contro il depotenziamento delle forze di Polizia e contro l’evidente repressione di chi tale protesta non intende accogliere. “Provvedimenti disciplinari, sospensioni, destituzioni e deferimenti all’autorità giudiziaria sono uno squallido tentativo di intimidire chi denuncia la verità.

La verità non è un reato!” recita il comunicato Stampa del SAP. “Inqualificabile e vergognoso è l’atteggiamento del Dipartimento della PS e delle Autorità di Governo – si legge nella nota SAP – che hanno il dovere di amministrare – prosegue la nota – la sicurezza e sono invece disposti a bagnarsi le mani di sangue e a rischiare la vita di un rappresentante dei poliziotti pur di non affrontare i problemi sollevati. Far fronte – conclude il comunicato del Sindacato Autonomo di Polizia – significherebbe assumersene anche la responsabilità di fronte alle palesi ed evidenti condizioni del nostro apparato di sicurezza.”

Attestati di solidarietà giungono quotidianamente da Consigli regionali e Comunali, a dimostrazione dell’approvazione della parte buona della nazione. Solidarietà espressa anche dalle forze di opposizione – Forza Italia, Lega Nord, M5S, La Destra, Fratelli d’Italia, Area Popolare – nelle persone dei loro rappresentanti. Anche oggi, prima del mancamento, Tonelli ha ricevuto la visita di una delegazione di Forza Italia composta da Renato Brunetta, Maurizio Gasparri, Mara Carfagna, Elio Vito e Deborah Bergamini. Poco dopo è giunto al gazebo del SAP il deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista. Inoltre, è arrivato il leader dell’Esercito di Silvio Simone Furlan.

“Oggi – dichiarano dal SAP – più che mai il nostro appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è forte e vigoroso. C’è bisogno di lui!” Purchè il suo invocato – come fosse S. Pio –  e più che mai ipotetico intervento non giunga troppo tardi, come alcuni fatti recenti ci fanno pensare che possa accadere; e come in effetti è già accaduto a Sassari.

La Sardegna è soprattutto Italia, un brandello di Patria in mezzo al Mare Mediterraneo, quel mare pescoso di cui Renzi ha donato un’ampia fetta alla Francia, senza alcuna motivazione palese; quello stesso mare che si vuole deturpare e ferire a morte con inutili e becere trivellazioni, per far contenti gli ‘amici’ e col pretesto di ‘posti di lavoro’, che il nostro sempre più (meno)  amato Renzi va sbandierando con numeri di fantasia, senza tenere conto del fatto che, trivellando in Mediterraneo, i posti di lavoro distrutti, quelli dei pescatori, sarebbero molti di più di quelli a scadenza procurati dai trivellatori. Sassari è una città della Sardegna, e non è meno italiana perché ci separa un braccio di mare. A Sassari tutto funziona, o dovrebbe funzionare, come nel resto dell’Italia – magari come a Roma,  davanti a Montecitorio. Magari! Fatto sta che lo scorso 29 febbraio, verso le 20,30, arriva al 113 una richiesta di intervento urgente  dal deposito della Mondialpol, sito nei pressi della città. Una banda di rapinatori ha sfondato il muro di cinta con una pala meccanica, e sta attaccando ora le pareti del caveau in cui sono custodite somme ingenti. I malviventi ingaggiano una sparatoria con i vigilantes: sono armati con armi pesanti, riportano le cronache; molto probabilmente AK47, diciamo noi, vistane la facile reperibilità sul territorio. Le guardie giurate rispondono al fuoco, ma non sembra che la loro azione abbia effetti positivi. Così tutti gli operatori di polizia presenti in Questura si precipitano ad equipaggiarsi di giubbotti antiproiettile e mitragliette PM12. Purtroppo nell’armeria della Questura di Sassari tutto è terminato, e non sono disponibili neanche delle torce elettriche. Dei colleghi intervenuti in seguito alla segnalazione, c’è chi indossa  un giubbotto, e chi ha una PM12, ma solo perché usciti dalla Questura qualche secondo prima dell’allarme. Da notare l’inutilità dei giubbotti in dotazione odierna di fronte all’impatto di una palla di AK47. L’irruzione della Polizia è operata alla luce dei cellulari degli agenti. Le cronache riportano anche che sarebbero stati sparati circa 30 colpi, non si sa bene da chi. Fatto sta che i rapinatori sono fuggiti con una somma che sembra si aggiri attorno ai dieci milioni di euro, venti miliardi delle vecchie lire. E i poliziotti? In braghe di tela, come desiderato dal nostro governo, il quale, in nome di una falsa , becera e fallimentare spending review, ha operato tagli orizzontali a tutto l’apparato della sicurezza.  Nella Questura di Sassari, anche se sembra paradossale, il personale, ancor prima di uscire a fare il proprio dovere, deve precipitarsi in armeria a munirsi di giubbotto antiproiettile prima che finiscano.  Il SAP di Sassari ha diffidato il Questore dal permettere interventi di Polizia al personale non in possesso dei  necessari dispositivi di protezione previsti dalla normativa. Certo gli operatori di Polizia sono consapevoli dei rischi a cui vanno incontro, ma non devono per questo essere mandati allo sbaraglio. Alla luce di questo, appare ancora più motivata e degna di attenzione la protesta che Gianni Tonelli sta portando avanti ormai da cinquanta giorni, senza che nessun rappresentante delle Istituzioni si sia minimamente fatto vivo. S’è preferito accogliere il Presidente Hollande a Venezia, per commemorare Valeria Solesin, la giovane ricercatrice uccisa a Parigi; s’è preferito istituire un programma di dottorato a lei intestato, con sei  borse di studio in demografia, sociologia, e settori scientifici affini destinate a studenti italiani e francesi, per continuare l’opera di Valeria, a cui va tutto il nostro rispetto.  Certo, denaro da spendere per la Polizia e in generale per le Forze dell’Ordine non ce n’è, l’operazione mediatica di Venezia rende molto di più, sotto il profilo della propaganda, specialmente la rivista dei Carabinieri in alta uniforme a fianco di Hollande. Anche se lo scorso novembre il nostro Presidente del Consiglio ebbe a pronunciarsi in merito alla lotta al terrorismo, “una lotta che non può essere solo militare, ma dev’essere anche culturale”. Ragion per cui istituì il bonus da 500 euro per  i neomaggiorenni – 550 mila – da investire in teatri, musei e concerti. Proprio una grande trovata! Può darsi che, se continua quest’andazzo, la prossima volta la commemorazione di un morto ammazzato, o di più morti ammazzati,  la si debba fare a Roma, o in un’altra grande città d’Italia. Ogni giorno che passa rende il silenzio istituzionale più profondo e colpevole, anzi, di ora in ora; come di ora in ora si vengono ad ingrossare le fila di coloro che appoggiano Gianni Tonelli e la sua protesta. E questo non per principio, o, come dice qualcuno per ‘strumentalizzare’ le circostanze- la sinistra usa il verbo ‘strumentalizzare’ per rigirare la frittata, quando ci sono proteste legittime che non si vuol prendere in considerazione.  Ormai è assurdo anche ripeterlo, dopo tanti giorni e tanti appelli sulla stampa, quasi come è assurdo il rifiuto a voler ascoltare da parte di Palazzo Chigi e del Quirinale. La verità è sotto gli occhi di tutti: quando si tratta di accontentare gli amici degli amici, i soldi ci sono, e anche tanti; quando si tratta di una cosa poco divertente o poco ‘mediatica’, i soldi spariscono, e con essi la volontà di porre rimedio ad una situazione che è una bomba a orologeria. Dove andranno a nascondersi i vari Mattarella, Renzi, Alfano, se l’ISIS dovesse a breve fare ciò che minaccia da tempo?

 




GIANNI TONELLI: TERRA NOSTRA FA PARTIRE LA SOLIDARIETÀ CON LA STAFFETTA DI DIGIUNO

Red. Politica

Oggi alla Camera dei Deputati l'on. Walter Rizzetto in rappresentanza di Terra Nostra – Italiani con Giorgia Meloni, insieme alla referente nazionale Federica Nobilio e a Mariaelena La Banca responsabile della comunicazione hanno tenuto una conferenza stampa, dove era presente anche il capogruppo parlamentare FDI-AN Fabio Rampelli,  nella quale è stata annunciata l'iniziativa di solidarietà nei confronti del segretario del Sindacato Autonomo di Polizia (SAP) Gianni Tonelli. Alla conferenza stampa presente anche Gianni Tonelli. L'iniziativa prevede una staffetta di digiuno a sostegno del segretario SAP che con oggi è al 49imo giorno di digiuno.

"Abbiamo presentato una mozione e chiederemo un consiglio straordinario in Regione Lazio a sostegno della battaglia di Gianni Tonelli, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (SAP), – hanno fatto sapere i consiglieri regionali del Lazio FDI-AN Fabrizio Santori e Giancarlo Righini – che è stato ricoverato all’Ospedale Santo Spirito a seguito di uno sciopero della fame durato oltre 40 giorni – proseguono – per denunciare i tagli indiscriminati del governo sulle forze dell’ordine, sempre più in difficoltà. Mentre il governo Renzi sta attentando alla sicurezza della gente, avendo tagliato i fondi destinati alla sicurezza in modo indiscriminato senza ascoltare le esigenze dei cittadini e dei poliziotti, Tonelli sta portando avanti una battaglia giusta, che non ha colore politico e che deve essere sostenuta in tutte le sedi istituzionali, regionali e locali, perchè riguarda la vita quotidiana dei cittadini, sempre più esposti ai pericoli dell’insicurezza. Basti pensare che nell’ultima Legge di Stabilità Renzi ha tagliato 12 milioni e 758 mila euro al fondo straordinario del Personale di Polizia di Stato, 87 milioni e 697 mila euro per la lotta alla delinquenza organizzata, 317 milioni e 67 mila euro all’Arma dei Carabinieri ed alla tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica, 190 milioni e 343 mila euro alla pianificazione ed al coordinamento delle Forze dell’Ordine, al programma contrasto al crimine, alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, 1 milione e 895 mila euro per spese di funzionamento della Direzione Investigativa Antimafia, 138 milioni e 909 mila euro alla prevenzione e soc
corso pubblico. Oltretutto le dotazioni della polizia sono sono mai state così obsolete: l’armamentario, il vestiario e gli autoveicoli sono da sostituire, così come i caschi per l’ordine pubblico ed i giubbotti antiproiettile, per non dire del personale, sempre più anziano rispetto alle necessità del nostro territorio. Rivolgiamo fin d’ora – concludono Santori e Righini – un appello a tutte le forze in consiglio regionale, affinché si battano assieme a noi al fianco di Tonelli, della polizia e dei cittadini".

 




GIANNI TONELLI: LA DIGOS VA IN OSPEDALE E GLI NOTIFICA L'ATTO DELLA PROCURA

Red. Cronaca

Venerdì sera alle 19.30 un funzionario e 2 ispettori della Digos della Questura di Roma hanno raggiunto il Segretario Generale del SAP Gianni Tonelli presso l’ospedale Santo Spirito dove è tuttora ricoverato a causa del mancamento che lo ha colpito lo scorso giovedì, e gli hanno notificato un avviso di conclusione delle indagini ai sensi dell’articolo 415bis del Codice di procedura penale nonostante le sue precarie condizioni di salute.

L’avviso di conclusione delle indagini, che individuerebbero un’ipotesi per alcuni reati anche a suo carico e legate alle note vicende riguardanti alcune interviste rilasciate da dipendenti della Polizia di Stato sul circuito mediatico, uno dei quali proprio il dirigente sindacale F.R., gli è stato notificato sul letto d’ospedale.

Le motivazioni che Tonelli avrà modo di chiarire ampiamente al pubblico ministero sono state superate totalmente dagli elementi che lo stesso Segretario ha fornito alla Procura di Roma con la denuncia presentata il 21 gennaio contro il Capo della Polizia Alessandra Pansa e il Questore di Roma Niccolò D’Angelo. Secondo quanto riportato su un comunicato del Sindacato Autonomo di Polizia sull’atto in questione "i vertici del Dipartimento della PS continuano a difendere le loro evidenti responsabilità contro ogni verità e contro ogni giustizia, negando ciò che Tonelli ha dimostrato in sede di conferenza stampa il giorno 20 gennaio in maniera incontrovertibile e inequivocabile e cioè che i materiali in uso alla Polizia di Stato era in uso e successivamente ancora utilizzati per i servizi di Polizia  e non come si evince dall’informativa della digos della Questura di Roma che hanno ispirato gli atti del PM".

“Tutto ciò mi lascia sereno – ha evidenziato Tonelli – Sono certo che riuscirò a dimostrare al Pubblico Ministero le verità che i vertici del Dipartimento cercano di nascondere e che dimostrerebbero le responsabilità di chi veramente ha debilitato l’intero apparato della sicurezza nel nostro Paese”.
“Questa bassezza da parte dei vertici del dipartimento e della questura ha il reale obiettivo di  distogliere visibilità alla protesta dello sciopero della fame, iniziato per dimostrare che le nostre intenzioni erano quelle di far luce su quanto è accaduto per un sentimento di verità e di giustizia”.
Dal Sap mettono poi in evidenza il fatto che l’atto della Procura è datato 9 febbraio e "non si comprende – si legge nella nota del Sindacato di Polizia – come mai si sia dovuto aspettare oggi venerdì 4 marzo, alle 19.30, quando ormai gli uffici della segreteria generale SAP sono chiusi e si rende ardua la possibilità di replicare atteso che vi fosse stata la possibilità vista le condizioni di poter conoscere in tempo l’esistenza del comunicato della Questura. Altro motivo – prosegue la nota del Sap –  che mette in luce la malafede è la falsa affermazione secondo la quale nel comunicato sta scritto che gli avvisi di garanzia sono stati notificati a Tonelli e ad altri 4 dipendenti quando invece era stato notificato solo a Tonelli e alcuni degli interessati riceveranno la notifica solo domani. L’intendimento di questi bassi artifizi – si legge ancora nella nota sindacale – è veramente squallido sotto l’aspetto etico-morale ed è quello di inibire qualsiasi reazione di verità ad un comunicato fazioso e fuorviante atteso che la Questura  avesse ricevuto delega dalla Procura di dare pubblicità ad una simile notizia. (sic!) Che il SAP sia animato da sinceri sentimenti di verità e giustizia si evince palesemente dal fatto che fin dall'inizio di questa vicenda abbia dato all’avvocato Marco Zincani, del Foro di Bologna la delega per predisporre un atto di denuncia alla magistratura finalizzato a evidenziare le responsabilità del Questore di Roma D’Angelo e del Capo della Polizia Pansa".

“Ben vengano tutte le inchieste atte a fare luce su ciò che invece si desidera coprire. – Afferma Tonelli che prosegue – Io sto praticando lo sciopero della fame da 44 giorni proprio allo scopo di accendere i fari su una vicenda molto fosca e torbida che riguarda i valori fondanti della nostra democrazia. Per converso rilevo che altri soggetti interessati cercano invece di rendere nebulosi e indefiniti i contorni di questa vicenda”.
 




EMERGENZA AMMODERNAMENTO POLIZIA: DOPO UN ANNO NESSUN RISCONTRO ALL'ALLARME LANCIATO DA GIANNI TONELLI

di Roberto Ragone

Nessun riscontro da parte delle istituzioni alla lettera, del segretario del Sindacato Autonomo di Polizia Gianni Tonelli,  inviata oltre un anno fa al capo del Governo Matteo Renzi.

La lettera in 6 punti fotografa la risoluzione di un problema che definire urgente è un eufemismo e il mancato riscontro da parte delle Istituzioni, nè dal Presidente del Consiglio, nè dal Presidente della Repubblica, nè dal Ministro dell'Interno, come ha riferito telefonicamente al nostro quotidiano Gianni Tonelli, in sciopero della fame da 27 giorni, rispondendoci da Piazza Montecitorio, dove è il suo presidio.

Evidentemente sollevare problemi che si vogliono occultare, a vantaggio di altre questioni effimere e di nicchia, per nulla prioritarie, come le nozze gay e le adozioni di bambini 'artificiali', non è gradito ad un governo che spende e spande in ogni direzione, cercando demagogicamente di tener buono il pupo con i regalini del prete – che notoriamente regala figurine di santi e benedizioni.

Non voler affrontare il problema dell'ammodernamento della nostra Polizia di Stato con un programma già organico e definito, al costo, veramente realistico, di 6 milioni di euro in tre anni, come specificato dal segretario del Sindacato Autonomo di Polizia, Gianni Tonelli, vuol dire bendarsi gli occhi davanti al burrone. 

"Dopo Charlie Hebdo tutte le polizie europee hanno capito che dovevamo aggiornarci per affrontare un terrorismo che non ha le stesse reazioni della delinquenza comune, – dichiara Tonelli – che opera con armi corte e potenzialmente meno lesive, – prosegue –  a fronte di terroristi che usano armi lunghe molto potenti e non hanno il problema della via di fuga perchè cercano il martirio".

Il segretario del Sindacato Autonomo di Polizia ha aggiunto: "Se si spendono 7 milioni all'anno per la pulizia di Montecitorio, allora la sicurezza dei cittadini, che ne costerebbe 6, vale meno della polvere di Montecitorio. Inoltre si vuol far passare come 'Corso Antiterrorismo' un corso teorico di tre ore che potrebbe servire solo come introduzione ad corso pratico vero e proprio. Purtroppo anche alcuni alti gradi sono quiescenti a questa situazione di straordinaria gravità, che tocca i diritti costituzionali del cittadino e la Costituzione stessa con uno scarico di responsabilità che investe tutte le Istituzioni. Lei pensi che non abbiamo mai avuto un addestramento a sparare alla figura in movimento, con un massimo di 500 cartucce all'anno per il tiro alle sagome da fermo. Il programma proposto da noi è completo in ogni parte, e i costi sono calcolati con la mentalità della massaia, perfino la carta igienica. A proposito della questione Ballarò, abbiamo dimostrato che le prove contro il nostro collega denunziato per aver portato in trasmissione 'materiale non più in uso' prelevato abusivamente, erano false, e abbiamo a nostra volta denunziato il Questore e il Capo della Polizia per falso in atto pubblico. Per quanto mi riguarda sono già al ventisettesimo giorno di sciopero della fame, e continuerò finchè reggo. A fianco a me da qualche tempo scioperano anche il segretario regionale Fabio Ballestrero e il segretario provinciale di Verona Nicola Moscardo, ma altri sono pronti a raccogliere il testimone se noi non dovessimo farcela. L'unica cosa che potrebbe convincerci a cessare questa protesta sarebbe un segnale forte da parte delle Istituzioni, al fine di riportare i comportamenti nell'alveo istituzionale."

Riportiamo qui di seguito la lettera scritta il 22 gennaio del 2015 da Gianni Tonelli al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, in merito all'aggiornamento delle Forze di Polizia per affrontare attacchi prodItori di terroristi islamici come quelli di Charlie Hebdo e Bataclan. A questa lettera, a tutt'oggi, non è stata data alcuna risposta.

Ecco qui la lettera a Matteo Renzi.


"Signor Presidente del Consiglio dei Ministri – Dott. Matteo Renzi – Palazzo Chigi – Roma


OGGETTO: TERRORISMO, sei punti per affrontare l'emergenza sicurezza.

Chiarissimo Presidente, gli ultimi attentati francesi e i fatti avvenuti in Belgio hanno causato lo stato di allerta in tutta Europa,incrementando in maniera drammatica ed esponenziale la paura di eventi terroristici anche in Italia, e determinando nei cittadini una sacrosanta richiesta di protezione e maggiore sicurezza. Da parte nostra è doveroso informarla che il rafforzamento della vigilanza degli obiettivi sensibili e tutte le misure annunciate in alcune circolari del Viminale, inviate a Prefetture e Questure dal Ministro Alfano e dal Capo della Polizia Pansa, non possono trovare concreta applicazione per via della mancanza di personale e soprattutto di un'adeguata preparazione delle donne e degli uomini in divisa. Abbiamo il fondato sospetto che le informazioni che le vengono fatte giungere non forniscano, purtroppo, il quadro completo e reale della situazione. Per questo, come Sindacato Autonomo di Polizia, abbiamo formulato una serie di proposte che possono essere immediatamente attuabili attraverso un decreto urgente del Governo. Le richieste che abbiamo elaborato sono riassumibili in sei punti che sono stati concepiti all'insegna della parsimonia tipica delle massaie, tentando di avere la miglior resa con la minor spesa. Non è per impertinenza, ma questa è la proposta minima e irrinunciabile per un Governo che voglia concretamente tutelare la sicurezza dei cittadini, salvo che non si voglia abbandonare il Paese al proprio destino. E questa, ci creda, non è falsa enfasi.

1) SBLOCCO TOTALE DEI TURN OVER. E' necessario fermare l'emorragia degli organici, abbiamo oggi una gravissima carenza di personale pari a 18000 operatori nella sola Polizia di Stato, e di circa 40000 unità tra tutte le Forze dell'Ordine. Una situazione che pone a livelli debilitativi il sistema della sicurezza. Quest'anno il già penalizzante turnover al 55 per cento è stato ulteriormente limitato dal blocco delle assunzioni fino al primo dicembre 2015. E' pertanto necessario sbloccare totalmente il turn over e di conseguenza le assunzioni, anche considerando la previsione di circa 3000 pensionamenti nel 2015.
2) STOP ALLA CHIUSURA DI 251 PRESIDI DI POLIZIA. Nel difficilissimo momento che stiamo vivendo, è impensabile pernsare di portare avanti il progetto di spending review che prevede la chiusura di 251 Presidi della Polizia di Stato. E' pensabile chiudere gli Uffici di Polizia di Frontiera in un momento in cui le esigenze di sicurezza passano anche da un maggior controllo dei nostri confini? Possiamo azzerare la Polizia Postale e delle Comunicazioni con la chiusura di oltre 70 presidi quando la rete Internet è uno strumento fondamentale per i terroristi per lo scambio di notizie e informazioni? Possiamo ridurre ai minimi termini gli Uffici Polfer e Stradale, diminuendo drasticamente la sicurezza dei viaggiatori, nelle stazioni e nelle strade? Occorre fermare questo piano di chiusura in attesa di una vera riforma della sicurezza che punti ad una parziale unificazione delle Forze dell'Ordine.
3) ASSUNZIONI IDONEI NON VINCITORI. L'ultima legge di stabilità prevede il blocco delle assunzioni anche per le Forze dell'Ordine fino al primo dicembre 2015, con l'esclusione dei concorsi in atto e con la previsione di uno scorrimento delle graduatorie per gli 'idonei non vincitori', di coloro cioè che non sono stati assunti per via di un limitato numero di posti nel bando. La soluzione che abbiamo a portata di mano è semplice, economica, immediata e riteniamo pertanto che debba essere eseguita: occorre scorrere le graduatorie dei concorsi effettuati negli ultimi 5 anni (non solo gli ultimi 3 anni), abbiamo 1000/1500 posizioni disponibili. In questo modo non si spendono soldi, perchè si tratta di concorsi già effettuati e non perdiamo tempo perchè ci sono persone già idonee e individuate.
4) 9000 SOVRINTENDENTI IN MENO, GAP DA COLMARE. Abbiamo già sottolineato come la progressiva diminuzione delle risorse destinate al comparto sicurezza avvenuta negli ultimi 10 anni e il costante depauperamento delle procedure concorsuali abbia determinato una carenza di organico inaccettabile nella Polizia di Stato e in tutte le Forze dell'Ordine. Quel che ci preme sottolineare è che si è tagliato soprattutto sul personale già in servizio, su professionalità ed eccellenze, penalizzando i quadri intermedi in maniera pesantissima. Particolarmente grave è la situazione degli Ufficiali di Polizia Giudiziaria, il cui ruolo è fondamentale per le indagini di Polizia Giudiziaria, per le attivtà di intelligence e per tutti quei compiti che puntano alla prevenzione dei reati, a partire da quelli di natura terroristica. Da circa un anno è in svolgimento un concorso interno per 7563 Sovrintendenti (che tenta di recuperare un deficit di procedure concorsuali decennale). Ad avviso del SAP è opportuno accelerare le procedure del 'concorsone' in atto e destinare i rimanenti circa 2000 posti allo scorrimento delle graduatorie, anche dei concorsi precedenti. In questo modo – torniamo a ribadirlo – non si spendono soldi, perchè si tratta di concorsi già effettuati e non perdiamo tempo avendo a disposizione persone già idonee e individuate.
5) 14000 ISPETTORI IN MENO, CARENZA INACCETTABILE. La carenza di ufficiali di Polizia Giudiziaria è particolarmente sentita in uno dei Ruoli nevralgici e fondamentali dell'Amministrazione della Pubblica Sicurezza, quello degli Ispettori. Anche in questo caso una soluzione, almeno parziale, è a portata di mano. In queste settimane, infatti, è in svolgimento un concorso interno per 1400 Ispettori, la cui prova scritta è prevista il 29 gennaio. Sono circa 7000 i concorrenti che hanno già superato la prova per quiz. Possiamo ipotizzare un numero di idonei dai 3000 ai 4000. Riteniamo pertanto necessario assumere tutti gli idonei del concorso da Ispettori e mantenere per i prossimi anni, in considerazione dei pensionamenti, un canale costante di nuovi ingressi nel Ruolo attraverso lo scorrimento delle graduatorie, al fine di non disperdere risorse, e impedire nuove carenze di organico. Anche qui non si spendono soldi, trattandosi di persone già idonee e individuate.
6) CORSO ANTITERRORISMO PER OPERATORI DI POLIZIA CHE SVOLGONO SERVIZI DI CONTROLLO DEL TERRITORIO. Tutti abbiamo purtroppo potuto constatare come gli Operatori delle Forze di Poilizia non siano preparati ad attacchi terroristici improvvisi in quanto – per ciò che riguarda l'Italia – questi aspetti formativi non sono previsti negli attuali programmi didattici dei corsi di formazione e aggiornamento delle varie Forze di Polizia. In questo settore i tagli alla sicurezza degli ultimi 10 anni hanno inciso in maniera pesante, anche per ciò che riguarda gli equipaggiamenti: basti pensare alla problematica dei giubbotti anti proiettile che risultano in buona parte scaduti e in dotazione soltanto ad un'aliquota minima di personale. Il salto di qualità eversivo e terroristico che si sta registrando determina la necessità di fornire una preparazione adeguata agli operatori di Polizia, oggi in possesso soltanto dei reparti speciali e altamente professionalizzati come i NOCS e i GIS, che però possono contare su di un organico di poche centinaia di operatori (130 gli opearori NOCS, 190 i GIS). I corsi di controllo del territorio che oggi vengono svolti e che per altro, a causa dei tagli alle risorse, riescono ad essere organizzati soltanto per un decimo del personale interessato, non forniscono purtroppo adeguati strumenti ai poliziotti per affrontare in ambiente urbano e densamente popolato terroristi spietati, pronti ad immolarsi e dotati di armi 'pesanti'. Attraverso un team di esperti istruttori e formatori della Polizia di Stato abbiamo elaborato  un dettagliato e articolato documento tecnico (allegato alla presente) che struttura in maniera organica il nuovo C.A.T., Corso Anti Terrorismo, dedicato a tutti gli operatori che svolgono controllo del territorio, circa 12000 operatori di Volante e dei reparti Prevenzione Crimine.  Si tratta di un corso di 6 settimane con moduli operativi teorici e soprattutto pratici di altissimo livello dedicati alle armi e alle tecniche di tiro, agli esplosivi, alle tecniche operative, alla difesa personale, alla guida operativa e alla difesa nucleare, biologica, chimica e radiologica, unitamente a conferenze specialistiche antiterrorismo.

Signor Presidente, in tutti i 6 punti asposti in questa lettera sono presenti i requisiti di necessità e urgenza. Riteniamo opportuno, pertanto, recepire tutte queste richieste in un Decreto del Governo da emanare con urgenza, stanziando le relative somme necessarie. Richieste che sono frutto di buon senso e di attenti studi. Si tratta di proposte che vogliono fornire una prima, immediata risposta all'emergenza terrorismo. Mancano tre anni alla fine della legislatura, (ormai solo due n.d.r.) il documento in 6 punti che ci siamo permessi di suggerirle e sottoporle si sviluppa nei prossimi 36 mesi e – se assunto immediatamente – costituirà una 'pezza' indispensabilmente necessaria per porre temporaneo rimedio ai tagli lineari effettuati negli ultimi dieci anni e a fornire le basi necessarie per riformare l'apparato della sicurezza nella direzione anche da lei più volte indicata, quella della riduzione del numero delle Forze di Polizia. Sono fiducioso della sua attenzione. Cordialissimi saluti.
IL SEGRETARIO GENERALE
Gianni Tonelli."