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RIFIUTI: AUMENTA L'IMMONDIZIA MA CRESCE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA: ECCO TUTTI I DATI DELL'ITALIA

Redazione

Più rifiuti ma aumenta la raccolta differenziata che, nel 2014 raggiunge il 45,2% del totale. Finisce però ancora in discarica il 31% dell'immondizia. Il Nord resta il più virtuoso ma il Centro recupera e al Sud brillano Campania e Sardegna. È il quadro che emerge dal Rapporto rifiuti urbani dell'Ispra, presentato oggi al ministero dell'Ambiente. Nel 2014, rileva il rapporto, la produzione dei rifiuti urbani cresce di un +0,3% rispetto al 2013, parallelamente all'aumento dei consumi delle famiglie e dopo un triennio in cui si era osservata una riduzione complessiva di circa 2,9 milioni di tonnellate (-8,9%). Cresce di più al Nord (+1,4% pari a +188 mila tonnellate), mentre scende al Centro (-0,3%) e al Sud (-0,9%). La crescita maggiore nel dato di produzione si osserva per le Marche (+4,2%) e per il Piemonte (+2,3%), seguite, con un +1,8%, da Emilia Romagna e, con un aumento tra l'1% e l'1,5%, da Umbria, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Lombardia. Le regioni che fanno rilevare la maggior contrazione sono la Basilicata (-3,1%), il Lazio (-2,5%), il Molise e la Calabria (-2,4% per entrambe)

Pur con 6 anni di ritardo, l'Italia ha raggiunto nel 2014 l'obiettivo del 45,2% di raccolta differenziata (13,4 milioni di tonnellate), segnando un aumento del 3% rispetto al 2013. È confermato il primato del Nord, ma i dati mostrano una riduzione del divario fra le tre macroaree del Paese: infatti, rispetto ai dati del 2013, la crescita maggiore si rileva per le regioni del Centro Italia con un aumento percentuale, tra il 2013 e il 2014, pari all'11,7% (+283 mila tonnellate); al Sud la crescita è del 7,5% (+203 mila tonnellate) mentre al Nord del 5,6% (+412mila tonnellate). Ben 14 province, nel 2014, presentano livelli di raccolta al di sopra del target del 65%. 11 sono localizzate nel Nord Italia (5 in Veneto, 2 in Piemonte, 1 in Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Emilia Romagna) 1 nel Centro (Marche) e 2 nel Sud (Campania e Sardegna). I livelli più elevati di raccolta differenziata si rilevano per la provincia di Treviso, che nel 2014 supera l'80% (81,9%), e per quella di Pordenone, con il 76,8%. Al di sopra del 70% si collocano anche Mantova (la cui percentuale passa dal 69,7% del 2013 al 76,5% del 2014), Belluno (72,8%) e Trento (71,3%). I più bassi livelli di raccolta differenziata, inferiori al 10%, si osservano, invece, per le province siciliane di Enna (6,1%), Palermo, Siracusa (entrambe al 7,8%) e Messina (8,4%). Parallelamente alla raccolta differenziata aumenta anche la percentuale di rifiuti riciclati

Lo smaltimento in discarica interessa ancora il 31% dei rifiuti urbani prodotti, tuttavia, il riciclaggio delle diverse frazioni provenienti dalla raccolta differenziata o dagli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani raggiunge, nel suo insieme, il 42% della produzione: più del 16% è costituito dal recupero di materia della frazione organica da RD (umido+verde) e oltre il 25% dal recupero delle altre frazioni merceologiche. Il 17% dei rifiuti urbani prodotti è incenerito, mentre circa il 2% viene inviato ad impianti produttivi, quali i cementifici, per essere utilizzato come combustibile per produrre energia; l'1% viene utilizzato, dopo adeguato trattamento, per la ricopertura delle discariche, il 2%, costituito da rifiuti derivanti dagli impianti TMB, viene inviato a ulteriori trattamenti quali la raffinazione per la produzione di CSS o la biostabilizzazione, e l'1% è esportato (321 mila tonnellate). Il 56,6% dei rifiuti esportati (182 mila tonnellate) viene avviato a recupero di energia, il 41,6% è recuperato sotto forma di materia (134 mila tonnellate) e solo l'1,9% (6 mila tonnellate) è sottoposto ad operazioni di smaltimento. La percentuale di rifiuti sottoposti a trattamento prima dello smaltimento in discarica passa dal 58% del 2013 a circa il 70% del 2014; nel caso dell'incenerimento, circa il 50% dei rifiuti trattati nel 2014 è costituito da Combustibile Solido Secondario (CSS) o frazione secca.




RIFIUTI, LAZIO AMBIENTE: I SOSPETTI SULLA NUOVA GARA DELLA REGIONE LAZIO

A.P.

Roma – Altre ombre, altri sospetti sulla gestione di Nicola Zingaretti. Francesco Storace, vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio e segretario nazionale de La Destra lancia l'allarme sulle procedure di dismissione di Lazio Ambiente: "Sul tema rifiuti in Regione si sta consumando una partita davvero sporca. I cittadini del Lazio rischiano di dover pagare per le scelte di Zingaretti e Civita un sovracosto di 6 milioni di euro. La società partecipata dalla Regione e che si occupa di rifiuti, Lazio Ambiente deve essere dismessa. Il primo atto è la cessione del ramo d'azienda che riguarda i termovalorizzatori. Zingaretti ha varato il decreto di avvio della procedura ma tutto sembra già scritto: in affidamento diretto 'devè vincere l'Acea capitolina, che attraverso la sua rete societaria passerebbe al controllo di una quota enorme di mercato di del settore, a colpi di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti trasformati in combustibile solido secondario. Occhi e portafogli puntati verso l'impianto di Colleferro. C'è un concorrente di Acea, però, la Rida Ambiente, di Fabio Altissimi. Che scrive alla Regione manifestando interesse all'acquisizione del ramo d'azienda. La eventuale aggiudicazione alla Rida Ambiente della società regionale garantirebbe un risparmio per le amministrazioni locali di circa 60 € a tonnellata. Due conti: Rida Ambiente può assorbire oltre 100mila tonnellate assicurando quindi un risparmio annuo di più di 6 milioni di euro. Ma la Regione non risponde. A ben tre lettere. Del resto nel decreto di Zingaretti c'è incredibilmente scritto che 'si prevede la cessione della partecipazione o l'ingresso in partnership di un grosso operatore del settore entro il primo semestre del 2016'. Il colpo gobbo è già pronto, senza alcuna gara, in affidamento diretto. Senza rispetto per la concorrenza da garantire. Stavolta finiscono in tribunale anche loro».




CAMPANIA, BATOSTA SUI RIFIUTI: ARRIVA LA MULTA DELL’UNIONE EUROPEA

di Ch. Mo.

Campania– Una Unione europea intollerante e intransigente ha giustamente condannato l’Italia al pagamento di una multa di 20 milioni di euro per non aver rispettato le norme in merito al sistema di raccolta e gestione dei rifiuti in Campania. Proprio nella regione fortemente colpita dal problema dei rifiuti, più volte gestito dalle organizzazioni criminali a danno dello stato, il governo italiano ha dimostrato di non essere in grado di gestire un problema. Ed è così che arriva la multa, maggiorata di 120 mila euro per ogni giorno di mancata applicazione delle regole Ue dal giorno della sentenza.


Le altre condanne. Non è la prima volta che l’Italia viene bacchettata dalla Corte europea di giustizia: nel Marzo 2010, un’altra sanzione era stata inflitta proprio per lo stesso motivo. Nonostante le migliaia di infrazioni avviate dalle istituzioni Ue contro gli stati membri, solo una decina si sono tradotte in multe, e soltanto a seguito di prolungate inadempienze. L'Italia è ai primi posti per aver ricevuto le multe piu' pesanti dalla Corte. Lo scorso dicembre, ad esempio, un’altra ammenda forfettaria di 40 milioni di euro sulle discariche illegali aveva colpito lo stivale, diventata poi con il tempo e con l’inadempienza di 42,8 milioni.




NAPOLI, "ASIA": RITARDI NELLA RACCOLTA DEI RIFIUTI INGOMBRANTI

di Christian Montagna

Napoli- Ancora una volta si torna a parlare di rifiuti nella città. Leggermente regolarizzate le raccolte di rifiuti indifferenziati e differenziati, stavolta, a creare caos, sono gli ingombranti. Senza che i napoletani possano offendersi, come già accaduto in passato, stavolta sono stati gli abitanti dei quartieri di Napoli a chiedere il nostro intervento. L’Asia Napoli, azienda integrata nel territorio del Comune di Napoli impegnata nei servizi di igiene ambientale come la raccolta differenziata, indifferenziata, i rifiuti speciali e ingombranti, in un territorio così complesso da gestire e con una così alta densità di popolazione troppo spesso fallisce nel tentativo di assicurare agli abitanti i servizi che essa stessa millanta di offrire. Sicuramente il margine di errore è concesso, ma, quando si supera un tot di giorni, comincia a diventare troppo.

Da tempo, l’Asia dà l’opportunità a tutti i cittadini di smaltire gratuitamente i rifiuti che non rientrano nel normale circuito di differenziata attraverso il trasporto autonomo presso i centri di raccolta comunali, le cosiddette isole ecologiche; il trasporto presso i centri di raccolta itineranti, le isole ecologiche mobili oppure il ritiro a piano strada dei rifiuti ingombranti prenotando al numero verde e concordando il punto stesso del ritiro. Per rifiuti ingombranti, la stessa azienda ha elencato una serie di oggetti tra cui elettrodomestici come lavatrici, cucine, forni a microonde, congelatori, computer, stampanti, scanner, telefoni cellulari e apparecchi elettronici; mobili, scrivanie, sedie, tavoli, letti e materassi, librerie, poltrone, divani, comodini, armadi e reti; biciclette, sci e altri simili.

Ebbene, ci è stato segnalato che nella zona di Posillipo, in particolare, giacciono sul suolo da circa venti giorni rifiuti ingombranti che non vengono prelevati e che creano non poco fastidio agli abitanti della zona. Siamo andati sul posto e una lavatrice, un tavolo da biliardo malconcio ed alcune ante di un armadio sono effettivamente per strada con tanto di cartello e codice di ritiro Asia ma non vengono ritirate. Contattato il numero verde , l’unica cosa soluzione offerta è stata quella di avviare una pratica di segnalazione che entro le 24/48 ore potrebbe dare qualche risposta. Dunque, fiduciosi nella risoluzione del problema, agli abitanti della zona non resta che attendere ulteriormente.




RIFIUTI: C'E' L'ACCORDO CON LA CITTA' METROPOLITANA PER MAGGIORI CONTROLLI

Redazione

Lazio – "Oggi la Regione Lazio ha sottoscritto con la Polizia Locale della Città metropolitana di Roma Capitale la convenzione per l’intensificazione dei controlli sul ciclo di gestione dei rifiuti". Lo comunica, in una nota, la Regione Lazio.
"La convenzione, già sottoscritta dalle Province di Frosinone, Latina e Viterbo – dichiara l’assessore regionale ai Rifiuti, Michele Civita – prevede un maggiore coordinamento per aumentare la quantità e la qualità dei controlli sugli impianti e le attività di gestione dei rifiuti. Nella convenzione è previsto che la Regione Lazio eroghi contributi a rimborso dei costi sostenuti per le attività svolte dalle polizie provinciali, che utilizzeranno il personale che negli anni è stato formato su specifiche tematiche ambientali". "Con questo ‘patto per l'ambiente’, oltre ad intensificare i controlli sul territorio, attraverso professionalità formate e competenti della nostra Polizia Metropolitana, abbiamo voluto condividere obiettivi comuni con la Regione Lazio, che riteniamo necessari per una sintonia istituzionale, che garantirà maggiore sicurezza e tutela dell'ambiente per i nostri Comuni", spiega Mauro Alessandri, vice sindaco della Città Metropolitana di Roma Capitale.




RIFIUTI, VALENTINI – AVENALI (PL): LINEE GUIDA PER RIDUZIONE RIFIUTI ALTRO PASSO AVANTI VERSO NUOVA GESTIONE

di Gennaro Giardino
 
“Con l’approvazione delle Linee Guida per la prevenzione e riduzione dei rifiuti presentate questa mattina, la Regione Lazio ha fatto un altro passo importante verso una nuova gestione dei rifiuti. Una gestione più virtuosa rispetto al passato che recupera i ritardi accumulati negli anni passati, essendo tra le prime e poche Regioni ad aver compiuto questo passaggio, come stabilito dal nuovo piano di prevenzione e riduzione nazionale di ottobre 2013”. Così in una nota congiunta Riccardo Valentini e Cristiana Avenali, rispettivamente capogruppo di Per il Lazio e consigliera di Per il Lazio, componente della Commissione Ambiente al Consiglio regionale, intervenuta questa mattina alla conferenza stampa presso la Regione Lazio, con il Presidente Zingaretti, l’Assessore Civita.
 
“Si tratta di linee – proseguono Valentini e Avenali – che non rimarranno sulla carta, come molto spesso accade, ma che da subito saranno applicate e finanziate a partire da due azioni importanti. La prima si sostanzierà con la firma di un protocollo d’intesa con la grande distribuzione organizzata per la riduzione degli imballaggi dei rifiuti elettrici ed elettronici e la lotta allo spreco degli scarti alimentari, tema quest’ultimo al centro della settimana europea della riduzione dei rifiuti in corso di svolgimento. La seconda riguarderà la realizzazione di centri del riuso. Tutto questo comporterà molti vantaggi ambientali, come dimostra la diminuzione del 5% dei rifiuti, che si ottiene dall’unico centro di preparazione al riutilizzo presento a Venezia, e si potrà creare anche nuova occupazione: la stima effettuata dalla commissione Ambiente europea è di 800mila posti di lavoro in Europa, ottenibili dal settore del riutilizzo. Le linee guida – sottolineano Valentini e Avenali – comprendono sia misure generali che specifiche. Tra quelle generali sono previsti interventi e adeguamenti legislativi e si punta su formazione, informazione, educazione, promozione e ricerca. Le specifiche prevedono, tra l’altro, la sottoscrizione di protocolli particolari: vendita di prodotti sfusi, la promozione di buone pratiche per la diminuzione della produzione dei rifiuti inerti, la diffusione di marchi ecologici nel settore turistico, un marchio regionale di sostenibilità ambientale, gestione ecosostenibile delle mense pubbliche, GPP acquisti verdi per la pubblica amministrazione, iniziative a sostegno del compostaggio, incentivi di punti vendita a Km 0 e molto altro. Abbiamo voluto presentare queste linee guida nell’ambito della Settimana Europea della Riduzione dei Rifiuti per sottolinearne ancora di più l’importanza e il lavoro fatto in questi mesi dalla Regione Lazio. Per questo – concludono Riccardo Valentini e Cristiana Avenali – ringraziamo il Presidente Zingaretti e l’Assessore Civita, per aver voluto intraprendere questa strada. Una strada attraverso la quale possiamo rilanciare con convinzione l’immagine dei rifiuti che generano lavoro e contribuiscono alla crescita. In un Lazio attento alla legalità, dove politiche serie come questa e il superamento delle discariche sono strumenti per sconfiggere l’illegalità presente nel settore, e dove la Regione si conferma capace di cogliere le innovazioni e collaborare con i Comuni puntando sull’ambiente per rilanciare l’economia”.



VITERBO, IMPIANTO TRATTAMENTO RIFIUTI CASALE BUSSI: SOSPESO IL CONFERIMENTO A CAUSA DI INCENDIO

Redazione
Viterbo
– “Fino a mercoledì 4 giugno non sarà possibile conferire i rifiuti presso l’impianto di trattamento meccanico e biologico di Casale Bussi a causa dell’incendio divampato questa notte in alcuni locali, fatto questo che comporterà la realizzazione da parte della società Ecologia Viterbo degli interventi di ripristino temporaneo della struttura e degli impianti. Per i camion carichi di rifiuti giunti stamattina all’ingresso dei cancelli, è stato consentito comunque di scaricare”.
 Lo ha reso noto il presidente della Provincia Marcello Meroi, che nella mattinata ha provveduto a sottoscrivere la relativa ordinanza, notificata a tutti i Comuni interessati al conferimento nell'impianto viterbese.  I tecnici dell’ente, con in testa il dirigente del settore Ambiente Flaminia Tosini e l’ingegner Antonello Riccardi, sono stati presenti alle operazioni di spegnimento dell’incendio da parte dei Vigili del Fuoco, presente anche il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini, ed hanno seguito e gestito direttamente la problematica inerente il conferimento dei rifiuti arrivati nella mattinata.
 “Non c’è dubbio che il blocco temporaneo del conferimento – ha aggiunto Meroi – comporterà disagi, ma fortunatamente in considerazione del lunedì festivo, riguarderà soltanto la giornata di martedì. La Provincia naturalmente – conclude – seguirà l’evolversi della situazione, ringraziando nel frattempo i Vigili del Fuoco per il pronto intervento che ha consentito di limitare l’entità dei danni”.
 




ACERRA RIFIUTI: VANNO VIA 21 MILA TONNELLATE DI IMMONDIZIA DAL SITO DI PANTANO

Redazione

Acerra – Da lunedì 14 aprile inizia lo svuotamento della piazzola n.7 del sito di Pantano di Acerra, nei pressi del termovalorizzatore, dove sono stoccate circa 21mila tonnellate di ecoballe. I rifiuti saranno conferiti presso lo Stir di Caivano, con l’obiettivo del completo svuotamento del sito.
A disporne lo svuotamento la Società Sapna, dopo vari tavoli tecnici e incontri tra i rappresentanti del Comune di Acerra – che ha ribadito senza soluzione di continuità la necessità di rimuovere le ecoballe – la Sapna, la società A2A Ambiente e la Regione Campania/Unità tecnica Amministrativa.
L’annuncio della rimozione è stato dato dal Sindaco di Acerra Raffaele Lettieri: «Quello conseguito è buon risultato per la città di Acerra. Si tratta della prima vera e propria rimozione di un quantitativo così ampio di rifiuti su una parte del nostro territorio, con un provvedimento importante perché sulla piazzola antistante il termovalorizzatore vi è una vera e propria bomba ecologica. La rimozione di questi rifiuti non era più rinviabile, abbiamo lavorato con atti concreti e in maniera continua e costante per vincere questa battaglia che vede la città di Acerra, di nuovo, al centro dell’attenzione degli organi sovracomunali. Lo abbiamo fatto per tutelare la salute dei nostri cittadini, evitare potenziali rischi per la cittadinanza e rimuovere finalmente questi rifiuti. La nostra azione a difesa del territorio e della salute dei nostri concittadini continua con atti concreti per la tutela dell’ambiente, lavoriamo senza sosta per centrare gli impegni assunti con il nostro programma elettorale e scelto dai cittadini. Il nostro obiettivo è ottenere finalmente altri risultati sul piano ambientale e della difesa della salute dei cittadini che da anni la città di Acerra attende».




FALCOGNANA, DISCARICA: IL SACCHETTO DOVE LO METTO?

Maurizio Aversa

Roma – Le moderne società occidentali producono in eccesso merci. Molte di queste merci invece che avere una propria vita di riproposizione dell’oggetto, viene, con tempi diversi, destinata a diventare rifiuto. Col passare del tempo, il produrre merci, che si accumulano o sotto forma di merci-beni o sotto forma di rifiuti, sta portando al collasso questo tipo di impostazione. E’ una delle contraddizioni delle società capitalistiche-individualiste-consumistiche.

Ma se ne può uscire. Ad esempio, gli organismi preposti, la programmazione nazionale in materia; le regioni per l’organizzazione a vasta scala; i comuni per il funzionamento quotidiano; possono attuare politiche virtuose. Così le pratiche, gli indirizzi politici di gestione, di una parte del rifiuto, intercettato prima che divenga rifiuto è già una risposta concreta. Infatti la politica del riuso, sia esso organizzato socialmente quasi a costo zero, sia esso organizzato come mercato parallelo (mercato dell’usato), fa in modo che la montagna dei rifiuti si abbassi notevolmente. Il riuso è un comportamento individuale ma dagli enormi effetti sociali, ambientali e culturali. Per questo non può essere “solo” previsto: ma sostenuto, organizzato, stimolato da politiche attive nazionali, regionali e comunali. Chi non lo fa, anche occupandosi seriamente delle politiche dei rifiuti, sicuramente fa un grosso errore. In modo analogo, una grande parte del rifiuto, una volta divenuta tale, non è indistintamente omologabile come una materia inerte non più utile a nulla.

Di solo ingombro per la società. Al contrario, percentuali sempre più alte, grazie a tecniche di raccolta e trattamento dei rifiuti consente di far emergere dai rifiuti materie prime da re immettere nei cicli produttivi dei beni. Lo si fa coi metalli; con gli olii; con il legno; con la plastica; con il vetro; con la carta e così via. Per ottenere questi risultati è sufficiente scegliere, grazie ad una programmazione nazionale, ad una organizzazione regionale e ad un intervento quotidiano dei comuni di attivare la raccolta differenziata, la più dettagliata possibile. Ovviamente, quando non si parla più solo di rifiuti in generale, ma includendo particolarmente il rifiuto proveniente dalle abitazioni e dalle attività cittadine quotidiane (dalla raccolta delle foglie, alla risulta delle attività di ristorazione ecc.) una fetta della famigerata montagna dei rifiuti appartiene al “rifiuto umido”.

Questo va trattato in modo particolare, può a sua volta essere oggetto di riconversione della materia e può, a seconda dello stadio di perfezione di organizzazione della attività capillare dalla raccolta fino alla tecnologia a disposizione del trattamento, avere comunque una parte ancora da smaltire. Che sarà, naturalmente infinitamente, quantitativamente più piccola rispetto al dato di partenza. Quindi, per essere concreti, nella prospettazione della situazione attuale, in Italia c’è un indirizzo, che sempre più prende piede – anche se non sostenuto in modo evidente con pressanti campagne di comunicazione – di agire sulle politiche dei rifiuti, intanto privilegiando la scelta del riuso e del riciclo. Quindi, come nel Lazio, e come è stato già per la Provincia di Roma, si è scelto un indirizzo di sostegno attivo, con interventi a favore, con aiuti, per l’attivazione della massima capillarità della raccolta differenziata. Questa per essere tale ed efficace, come sopra ricordato, deve basarsi sulla raccolta porta a porta. I comuni che attivano queste politiche, questa scelta organizzativa, non solo fanno bene nell’immediato, ma contribuiscono, collaborano, tendenzialmente affinchè si giunga nel tempo al Rifiuto Zero. Cioè, questo tipo di organizzazione, se bene attivata, organizzata, gestita, è la strada maestra per giungere all’obiettivo del Rifiuto Zero. Se non ci si attiva, e chi ha scelto di non attivarsi in tal senso, per quante parole possa utilizzare, ha scelto di “produrre rifiuti”! Quindi come si vede, i comportamenti individuali, che sono semplici e possibili – come accendere e spengere un interruttore della lampadina – uniti ad una buona scelta amministrativa, portano a sicuro successo.

Con vantaggi per l’ambiente, per la salute, per qualità del vivere quotidiano, per le casse pubbliche e quelle delle famiglie. A livello storico, questa percezione, questa consapevolezza, e la certezza che fosse possibile maturare un differente approccio al problema rifiuto è stato lento ma non si è mai arrestato. Si stanno evolvendo sempre più sistemi e tecnologie (con relativo dibattito annesso) che vogliono utilizzare il rifiuto come risorsa agricola, o come fonte energetica e così via. Alla base di qualsiasi di queste scelte “finali” c’è la considerazione di due punti fermi: per portare l’organizzazione della raccolta (inclusa la raccolta porta a porta) ad un buon livello, ad una efficacia vera di tutto quanto abbiamo prima prospettato, ci vuole un tempo medio, sicuramente più di un anno.

Più di un anno dal momento della scelta e dalla partenza organizzativa, non da oggi che viene qui esposto il problema. Ora, senza fare solo polemica politica, è evidente che il tempo perso (letteralmente: tempo non utilizzato) come ha fatto il Comune di Marino nel non organizzare una raccolta porta a porta da almeno otto anni (cioè da quando una stessa amministrazione, Palozzi sindaco e la destra al governo) ha messo nelle peggiori condizioni la cittadinanza e il comune di Marino. Ad esempio, invece sia Ariccia che Ciampino, grazie a queste politiche sono alla differenziata con percentuali vicina al 70%. Quindi, sicuramente qui a Marino, d’ora in avanti, occorrerà fare esattamente l’opposto di quanto sostenuto dalle precedenti amministrazioni. Anzi, si potrebbe perfino ipotizzare che la destra smentisca se stessa e i precedenti otto anni di errori, imboccando adesso la via del porta a porta: i cittadini se ne avvantaggerebbero. Ma non sappiamo se sarà così feroce con se stessa e generosa coi cittadini: per ora ha scelto la via facile. Urlare in piazza, perfino col vicesindaco con la fascia tricolore contro l’utilizzo della Discarica della Falcognana. La vicenda della discarica sulla via Ardeatina nasce da alcuni fatti positivi che non si possono sottacere. In primo luogo, se non ci fosse stata la scelta di chiudere definitivamente Malagrotta non si sarebbe posto neppure il problema. Almeno non come viene percepito oggi. Ma nessuno, nessun cittadino di buon senso, nessun amministratore responsabile direbbe oggi di prolungare l’attività della megadiscarica più grande d’europa. La Giunta regionale, il Presidente Zingaretti, che va valutato non solo per le parole che adduce a indicazione del programma futuro, ma soprattutto per la realizzazione delle politiche innovative del porta a porta in Provincia di Roma, ha motivato che il piano della gestione dei rifiuti per la chiusura definitiva di Malagrotta prevede: il trasferimento della gran parte della raccolta dei rifiuti di città presso conferimenti fuori regione ( e l’Ama ha reso noto che sono state già assegnate due gestioni per due mesi rinnovabili per altri due); ed una piccola parte presso una discarica provvisoria, nel caso individuata a Falcognana. Noi riteniamo che ci sia stato un errore di condivisione delle conoscenze di fatti oggettivi (tecnici e scientifici) nella gestione che ha condotto alla scelta di Falcognana. Riteniamo che l’elemento di controllo democratico, per l’evidente percezione di disagio e preoccupazione, andava sollecitato e favorito quando è stato richiesto. C’è stata una preoccupazione “difensivista” della attuazione del progetto generale e della scelta particolare che ha creato malumore. Questo non è giusto. Perché i cittadini se coinvolti, non è detto che non possano giungere alle stesse conclusioni delle scelte di programmazione del piano.

Ora che la scelta è compiuta e che un po’ della fiducia è stata rovinata, lo spazio percorribile resta la pratica della trasparenza totale sulla gestione della discarica. Così come la certezza, grazie alla presenza di step verificabili (immaginiamo ne esistano) della data da concretizzare per la provvisorietà. Del resto il composito movimento, caratterizzato da varie parole d’ordine: dal semplice no alla discarica, fino alla richiesta di obiettivi di alternative totali alle politiche dei rifiuti per giungere alla scelta del Rifiuto Zero; proprio perché spinto a non mostrare fiducia per l’assenza di partecipazione alla conoscenza e alle scelte finali, non è stato in grado di attivare canali vertenziali tali da porre due (o più) soggetti sociali e politici a confrontarsi sull’insieme di scelte e tempi e controllo democratico. Scegliere di farlo ora è un recupero di credibilità possibile e di un riconoscimento di diritto democratico esercitato dal basso. Noi riteniamo che sia Zingaretti e la giunta regionale, che il movimento dei comitati debbano esercitare un confronto diretto dove riconoscere il ruolo di controllore al movimento. Indipendentemente dai controlli istituzionali già esistenti; indipendentemente dal ruolo orizzontale che vorranno svolgere le istituzioni locali come i Comuni e le Circoscrizioni in questa vicenda. Chi si tira indietro da ciò è come se tradisse lo spirito di innovazione delle politiche a Rifiuto Zero che giungono dopo il porta a porta da attuare;  ed è come se tradisse la richiesta di partecipazione e di conoscenza diretta venuta dalle migliaia di cittadini che stanno lottando e che si sono impegnati.
 




ALBANO LAZIALE, DIECI MEZZI ACQUISTATI DA VOLSCA PER RACCOGLIERE I RIFIUTI

Redazione

Dieci nuovi mezzi sono arrivati in forza alla Volsca Ambiente e Servizi.  Da qualche giorno, infatti, la società può contare su di un parco macchine decisamente più idoneo a coprire l’intero territorio comunale e garantire, di conseguenza, un servizio più adeguato alla cittadinanza.

«La società – afferma il consigliere delegato allo studio della materia Rifiuti Luca Andreassi – ha deciso di investire nell’acquisto di nuovi mezzi, scelta condivisa ovviamente dall’amministrazione perché si andrà a migliorare il servizio di raccolta stradale. Oltretutto, il contratto prevede che non appena partirà la raccolta differenziata alcuni dei mezzi che non serviranno più verranno sostituiti con altri più idonei, fermo restando che molti di essi saranno indispensabili anche per la raccolta porta a porta che non è svolta solo da mezzi di piccola dimensione. E visto che abbiamo aperto la tematica – conclude Andreassi – vorrei chiarire una questione importante, e cioè che il Comune non ha speso soldi propri ma la società, in piena autonomia e come è giusto che sia, ha deciso su cosa e come investire».

All’arrivo di nuovi mezzi, si aggiunge quella dei cassonetti e delle campane che nelle prossime settimane andranno a sostituire quelli maggiormente vetusti sul territorio.



 




RIFIUTI, BUCCI (IDV): “CORCOLLE E RIANO NON IDONEI”

 

Redazione

“Le dichiarazioni del Commissario Pecoraro sono un piccolo passo avanti: le dure battaglie che stiamo conducendo al fianco della cittadinanza hanno di certo acceso i riflettori sulla gravità del passo che si vorrebbe compiere” quanto dichiara Claudio Bucci, consigliere dell’Italia dei Valori alla Regione Lazio, in merito a quanto riportato oggi da “La Repubblica” che riporta l’intenzione del Prefetto Giuseppe Pecoraro di appurare l’idoneità dei siti scelti per le discariche prima di procedere all’esproprio.

“Mi auguro che le verifiche siano rapide e portino alla luce la verità che già da tempo segnaliamo: Riano e Corcolle, per le loro caratteristiche, non possono ospitare discariche. Tanto più che da tempo abbiamo evidenziato, per esempio, come la scelta di Riano fosse già inficiata da un diniego della Regione del 2009 e su Corcolle insistono vincoli archeologici, evidenziati anche dal Ministero per i beni Culturali. Ci aspettiamo a questo punto un rapido ripensamento” conclude Bucci.