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Cronaca

Valmontone, sorpresi mentre tentano di rubare un’auto alla stazione

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VALMONTONE (RM) – Nel corso dei quotidiani servizi di prevenzione e repressione dei reati contro il patrimonio, i Carabinieri del NORM della Compagnia di Colleferro hanno arrestato due cittadini italiani, entrambi 30enni con precedenti, per tentato furto aggravato.
Dopo alcune denunce ricevute da parte di pendolari che quotidianamente parcheggiano l’autovettura nei pressi della stazione ferroviaria di Valmontone, i Carabinieri hanno attivato mirati servizi nell’area interessata, riuscendo a cogliere in flagranza di reato i due complici che erano intenti a cercare di aprire la portiera di un’utilitaria lì parcheggiata.
Alla vista dei militari, i malfattori hanno cercato immediatamente di scappare ma, raggiunti dai Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile, sono stati bloccati e trovati in possesso dei loro “attrezzi del mestiere”: vari arnesi da scasso come grossi cacciaviti e pinze.
Gli arrestati sono stati trattenuti presso le camere di sicurezza del Comando Compagnia in attesa del rito direttissimo, ad esito del quale, dopo la convalida dell’arresto, è scattato l’obbligo di dimora nel comune di residenza e sarà richiesta la misura di prevenzione del foglio di via obbligatorio dal Comune di Valmontone per due anni.

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Cronaca

Casapound, il Tribunale condanna Facebook e ordina la riapertura delle pagine social

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Il tribunale civile di Roma ha accolto il ricorso di Casapound e ha ordinato a Facebook “l’immediata riattivazione” delle pagine del movimento di estrema destra e del segretario romano Davide di Stefano, condannando l’azienda di Menlo Park anche al pagamento di 15mila euro di spese legali e a 800 euro di penale per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione del provvedimento.

La sentenza è stata emessa dal giudice Stefania Garrisi e fa riferimento alla decisione presa dall’azienda di Zuckerberg lo scorso 9 settembre, quando bloccò non solo la pagina Fb ma anche quella Instagram di Casapound e i profili di Forza Nuova.

CLICCARE SULLA FOTO PER VEDERE L’INTERVISTA A VALERIO ARENARE – UFFICIO POLITICO NAZIONALE FORZA NUOVA

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 31/10/2019 dove è stato ospite Valerio Arenare dell’Ufficio politico nazionale di Forza Nuova

Il leader di Forza Nuova, a seguito della sentenza del tribunale di Roma, chiede che vengano subito ripristinate anche le pagine del suo movimento  

Il leader di Forza Nuova Roberto Fiore, a seguito della sentenza del tribunale di Roma che ha imposto al social network Facebook di riaprire le pagine di Casapound, ha fatto notare in una nota che la stessa sorte ora verrà riservata al suo movimento, colpito ugualmente tre mesi fa dalla chiusura improvvisa di centinaia di pagine dei suoi militanti.

“Sentenza devastante per Facebook cui è stato imposto dal tribunale di Roma di riaprire le pagine di Casapound. Questa decisione comporterà la stessa cosa per Forza Nuova: riaprire immediatamente le centinaia di pagine chiuse il 9 settembre” ha spiegato il numero uno forzanovista. L’udienza che riguarda Forza Nuova si terrà il 14 gennaio.

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Cronaca

Ndrangheta e politica: si dimette il governatore della Valle d’Aosta

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Il presidente della Regione Valle d’Aosta, Antonio Fosson, si dimette. Lo ha annunciato durante una riunione straordinaria di maggioranza a Palazzo regionale.

Le motivazioni sono legate all’avviso di garanzia ricevuto dalla Dda per scambio elettorale politico mafioso in merito ad un’inchiesta sul condizionamento delle Regionali del 2018 in Valle d’Aosta da parte della ‘ndrangheta.

Anche gli assessori Laurent Viérin (turismo e beni culturali) e Stefano Borrello (opere pubbliche) hanno annunciato che si dimetteranno.

Il consigliere Luca Bianchi, invece, lascerà l’incarico di presidente di commissione e di capogruppo dell’Union valdotaine. Tutti e tre sono indagati – assieme a Fosson – per voto di scambio.

“Sottolineo con forza la mia totale estraneità rispetto ai fatti di cui ho avuto lettura negli ultimi giorni sui giornali” ha detto il presidente della Regione Valle d’Aosta Antonio Fosson spiegando le ragioni che lo hanno portato alle dimissioni. “Vi ho chiamato qui – ha aggiunto – per comunicare che, per onorare quel senso di responsabilità politica che ho sempre perseguito ed anche salvaguardare la mia personale dignità, profondamente ferita dalle infamanti ipotesi che vengono formulate, ho deciso di fare un passo indietro e di dare le mie dimissioni dalla carica di presidente della Regione”. “E’ stato per me un grande onore – ha concluso – essere presidente di questa meravigliosa regione per la quale ho lavorato con impegno e onestà”.

Salvini, liberare Regione – “Serve aria nuova e pulita, la Valle D’Aosta merita un futuro diverso e non inquinato. Noi siamo pronti a liberare questa splendida regione da ogni tipo di condizionamento, senza accettare compromessi. Bene le dimissioni di Fosson, venerdì sarò ad Aosta a incontrare i cittadini e a preparare la riscossa delle persone perbene della Valle”. Così il segretario della Lega Matteo Salvini.

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Cronaca

Roma, bancarotta e 60 milioni di debiti: arrestato l’imprenditore Pietro Mazzoni

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Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali, emessa dal G.I.P. del Tribunale capitolino su richiesta della Procura della Repubblica di Roma, nei confronti di 4 soggetti, tra cui il noto imprenditore Pietro MAZZONI (classe 1961), ritenuti responsabili di fatti di bancarotta e reati tributari.
Le indagini, svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria, hanno avuto origine dal fallimento, dichiarato alla fine del 2016, della NUOVE TELECOMUNICAZIONI S.p.a., operante nel settore della progettazione e costruzione di infrastrutture per le telecomunicazioni.
All’atto del fallimento la società aveva accumulato debiti nei confronti dell’Erario per oltre 60 milioni di euro, importo che costituisce quasi l’intero ammontare dello stato passivo accertato, pari a circa 67,6 milioni di euro.
Gli approfondimenti effettuati hanno fatto emergere come mediante l’iscrizione di un credito di fatto inesistente sia stato, dapprima, dissimulato lo stato di insolvenza dell’impresa che, in seguito, attraverso un’operazione di scissione societaria posta in essere poco prima del fallimento, è stata privata dell’unico ramo aziendale produttivo di reddito. Quest’ultimo è stato conferito a una new.co., mediante la quale MAZZONI ha potuto proseguire la stessa attività senza il “peso” dei debiti accumulati nel tempo.
Attraverso la predetta scissione, il nuovo soggetto giuridico ha beneficiato di un consistente portafoglio di appalti – del valore di circa 47 milioni di euro – con le più importanti società nazionali e internazionali del settore delle telecomunicazioni, nonché delle attestazioni necessarie per partecipare all’assegnazione di lavori pubblici. La società preesistente, invece, svuotata di qualsivoglia attività, è stata “abbandonata”
all’inevitabile dissesto finanziario, privando i creditori di ogni garanzia patrimoniale.
Il Giudice per le Indagini Preliminari, evidenziando che le “condotte di bancarotta poste in essere dagli indagati non possono considerarsi sporadiche e occasionali”, ha disposto:
 la custodia cautelare in carcere nei confronti di MAZZONI Pietro, amministratore di fatto della fallita;
 gli arresti domiciliari per LEVERATTO Gianluigi (classe 1954), ultimo amministratore di diritto dell’impresa;
 la misura interdittiva del divieto di esercizio di uffici direttivi delle persone giuridiche per 12 mesi nei confronti della madre di MAZZONI, FANELLI Elvira (classe 1938), e COLOMBO Roberto (classe 1958), entrambi amministratori di diritto pro tempore;

 il sequestro preventivo per equivalente di beni mobili e immobili fino alla
concorrenza di oltre 14 milioni di euro, pari alle imposte e alle ritenute non versate dalla società negli ultimi anni prima della dichiarazione di fallimento.
L’operazione odierna rientra nell’alveo delle attività svolte dalla Guardia di Finanza per tutelare la collettività dal grave danno arrecato al sistema economico da soggetti che operano sul mercato in modo spregiudicato, falsando la leale concorrenza e sottraendo introiti all’Erario.

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