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Cronaca

Vigevano, sgominata grossa piazza di spaccio nelle risaie della Lomellina

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Indagini iniziate grazie alle segnalazioni di alcuni agricoltori e un sindaco coinvolto VIDEO ALL'INTERNO

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VIGEVANO – L’operazione “RISO AMARO” è scattata la mattina del 30 gennaio scorso, dopo quasi tre mesi di servizi di osservazione e controllo. Le indagini, coordinate dal Sost. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pavia, Dr. Andrea ZANONCELLI, sono iniziate grazie alle segnalazioni di alcuni agricoltori ed in particolare di un Sindaco di un comune coinvolto, che avevano notato un via vai di persone insolito per quelle zone. I Carabinieri hanno ricostruito il percorso che i tre, con vari domicili tra Milano (zona Giambellino), Corsico e Vigevano, facevano quotidianamente per recarsi “al lavoro” e quando hanno avuto la certezza che il 30 gennaio avevano della droga da piazzare sono intervenuti.

Dalla metà del mese di settembre 2016 la campagna della lomellina è stata letteralmente invasa da spacciatori magrebini provenienti dall’hinterland milanese che hanno creato numerose arre di spaccio nei pressi di alcune risaie. I Carabinieri della Compagnia di Vigevano hanno estirpato in pochi mesi un vastissimo giro di spaccio di eroina e cocaina. Centinaia i clienti, tra cui almeno dieci minorenni già dipendenti da coca ed eroina.

GLI ARRESTI

Il 30 gennaio 2017, i militari di Vigevano, hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio in concorso (art. 73 DPR 309/1990 e artt. 81 e 110 c.p.):
• E.J, detto “ALE IL PALLIDO”, nato in Marocco cl. 1989, residente a Corsico, ma di fatto in Italia senza fissa dimora, disoccupato, pregiudicato;
• A.B., detto “IL PICCOLO” o “BARBA”, nato in Marocco cl. 1988, ivi residente, in Italia senza fissa dimora, disoccupato, pregiudicato.
Appostatisi nei pressi del ponte sul Ticino, quando hanno visto arrivare la Fiat Bravo, nelle disponibilità degli spacciatori, l’hanno bloccata, rintracciando i due mentre stavano raggiungendo il posto di “lavoro” in Lomellina. Monitorati nel corso di un’articolata attività d’indagine, coordinata dal Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Pavia, Dr. Giorgio REPOSO e dal Sost. Proc., Dr. Andrea ZANONCELLI, nei confronti dei predetti sono stati raccolti una pluralità di elementi probatori secondo cui gli stessi, in concorso con altri soggetti in via di identificazione, avevano allestito una ramificata ed organizzata piazza di spaccio in determinate aree campestri coltivate a riso, dei comuni di Vigevano, Parona (PV), Cilavegna (PV), Nicorvo (PV), Castelnovetto (PV) e S. Angelo Lomellina (PV), detenendo e cedendo ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti del tipo “eroina” e “cocaina” a numerosi acquirenti, tra cui alcuni provenienti anche dalle limitrofe province di Novara, Alessandria, Vercelli ed Asti. Nel medesimo contesto investigativo, in arrivo su di un treno proveniente dalla stazione di Milano San Cristoforo, per raggiungere la stazione di Parona (PV), al fine di rifornire di stupefacente due punti di spaccio collocati nelle aree campestri di quel centro, nei pressi del termovalorizzatore, è stato tratto in arresto nella flagranza del reato di detenzione di sostanze stupefacenti:
• M.M., detto “LO SCURO”, nato in Marocco cl.1992, ivi residente, in Italia senza fissa dimora;
poiché sorpreso a detenere due involucri di cellophane contenenti complessivamente gr.62 di cocaina ed altri due involucri di cellophane contenenti complessivamente gr. 150.69 di eroina nascosti all’interno nelle tasche del giubbotto indossato. Le perquisizioni personali dei tre prevenuti permettevano di rinvenire e sequestrare euro 2500 in banconote di vario taglio, ritenute provento dell’attività illecita, un bilancino elettronico di precisione e vario materiale atto al dosaggio, taglio e confezionamento della sostanza stupefacente. Gli arrestati sono stati associati presso la Casa Circondariale di Pavia, dove al termine degli interrogatori di convalida sono stati sottoposti alla custodia cautelare in carcere tutt’ora in atto.

LA MODALITÀ DI SPACCIO

Le indagini hanno dimostrato come il gruppo criminale, appropriatosi di una zona rurale, coltivata a riso, alle porte di Vigevano, l’avevano trasformata in una vera e propria centrale di spaccio di eroina e cocaina con un’utenza impressionante tra giovani e meno, provenienti da tutti i centri della Lomellina ed anche da alcuni centri delle limitrofe province piemontesi. Spaventoso il fenomeno del ritorno prepotente delle dipendenze da eroina, ora non più consumata con le siringhe, ma sniffata, inalata o fumata come già avviene per la cocaina.

Il giro di affari della piazza, si aggirava intorno ai 5000 euro al giorno, con un ricavo netto, per i tre, di circa 1500000 euro al mese. La droga sequestrata all’ingrosso vale circa 10000 euro. Gli introi illeciti del gruppo criminale, sono risultati talmente cospicui, che gli stessi nel corso delle indagini non hanno esitato a detenere armi (pistole, bastoni e coltelli) che utilizzavano per intimidire i clienti evitando ogni discussione sia sulla qualità di stupefacente ceduto che per mantenere il predominio della piazza. Frequenti i litigi tra gli stessi spacciatori, sia per chi doveva ricoprire il ruolo di leader (basato in particolare su chi aveva più clienti affezionati) che per chi doveva procedere materialmente alle consegne di droga (incarico in seno alla banda ritenuto più duro, per le ore trascorse nascosti vicino all’acqua delle risaie). Soggetti determinati e senza scrupoli. Diversi litigi anche con utilizzo di armi bianche, sono avvenuti tra i vari componenti della banda, per mantenere il predominio della piazza di spaccio. In particolare quando due degli arrestati scoprivano che un altro componente della banda aveva rivelato ai dei parenti/concorrenti residenti a Corsico, la portata dei guadagni della piazza Lomellina, questi decidevano di dargli una lezione cercando anche di investirlo mentre usciva dal proprio domicilio di Vigevano.

L’ATTIVITÀ D’INDAGINE

In merito al fatto che alcuni soggetti di nazionalità nordafricana stazionassero nei pressi dell’impianto energetico (termovalorizzatore) di Parona e fossero quotidianamente dediti allo spaccio di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo “cocaina” ed “eroina”, previo appuntamento telefonico, i Carabinieri di Vigevano avevano assunto informazioni già dalla primavera 2016. Malgrado l’effettuazione di numerosi servizi di pattugliamento anche in abiti civili, tesi al riscontro delle notizie acquisite, le prime attività di monitoraggio restituivano esito negativo in quanto l’area risultava accessibile da una sola piccola strada sterrata (via Case sparse per Albonese) che evidentemente consentiva ai presunti autori del reato di allontanarsi alla vista di vetture in avvicinamento alla zona in assenza di appuntamenti telefonici fissati. Solo la predisposizione di controlli di sicurezza fittiziamente casuali consentiva di rinvenire in diverse occasioni clienti in possesso di sostanza stupefacente e dimostrare così che i tre spacciatori distribuivano, come detto, sia cocaina che eroina. Da lì l’avvio degli approfondimenti investigativi che hanno consentito di appurare che l’eroina era ceduta a 20 euro a dose (circa un grammo), mentre la cocaina a 60 euro a dose (circa mezzo grammo).

L’insediamento di tali attività criminose, in alcune arre coltivate a riso della periferia di Vigevano e di altri comuni della Lomellina, ha determinato un forte afflusso di tossicomani provenienti anche dalle vicine province di Novara, Alessandria, Vercelli e Asti. Il modus operandi di questa batteria di magrebini, è quello tipico dello smercio di stupefacenti. La scelta dei luoghi di spaccio veniva agevolata da alcuni loro connazionali e tossicomani che vivono a Vigevano e che conoscevano bene la zona e per cui sono tutt’ora accertamenti in corso. I luoghi venivano scelti in maniera certosina poiché dovevano essere controllabili dagli spacciatori in modo da prevenire i controlli delle forze di Polizia e garantire una fuga immediata. In molti casi gli spacciatori per non lasciare l’auto vicino alla piazza di spaccio scelta si sono fatti portare a lavoro da alcuni tossicodipendenti dei centri della Lomellina che dopo averli prelevati dalla stazione, li accompagnavano sul posto di “lavoro” scelto per quella determinata giornata. Erano cinque le stazioni ferroviarie e precisamente Vigevano, Parona, Mortara, Abbiategrasso ed Albairate dove, senza alcuna ragione logica ed in modo totalmente casuale, gli indagati sceglievano di arrivare da Vigevano, per poi farsi recuperare da diversi soggetti collaboratori/consumatori, di nazionalità italiana e farsi accompagnare nelle risaie di riferimento per lo spaccio al dettaglio delle sostanze stupefacenti. Gli accompagnatori venivano pagati con dosi di sostanze stupefacente.
Gli spacciatori avevano l’abitudine a nascondere lo stupefacente in buoni quantitativi sotterrandolo in modo tale da poter muoversi più tranquillamente ma l’evolversi delle investigazioni ha permesso di capire quando giungevano i rifornimenti e pertanto intercettare la droga come è successo il 30. Gli spacciatori giungevano sui luoghi di spaccio direttamente con telefoni con la rubrica piena dei numeri dei clienti della zona e una volta sul posto li contattavano tramite sms e “cripticamente” gli facevano sapere che avevano droga di ottima qualità. Da questo numero, una volta contattati, fornivano indicazioni per raggiungere i luoghi di spaccio e ricevevano gli ordinativi di “bianca” o la “bella” (cocaina) e “scura” o la “brutta” (eroina).

I Carabinieri della Compagnia di Vigevano, stanno continuando gli accertamenti finalizzati ad identificare i complici del gruppo di spacciatori arrestati nonché ad identificare il maggior numero possibile di clienti che si aggira sull’ordine di qualche centinaio.

 

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La Casa di Cura Villa delle Querce attiva il “Giardino degli Abbracci”

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Finalmente gli ospiti della RSA della Casa di Cura Villa delle Querce di Nemi potranno riabbracciare i propri cari. Complice la bella stagione alle porte, negli spazi esterni della struttura di via delle Vigne, 19, infatti, è stato allestito il “Giardino degli Abbracci”, una terrazza panoramica, dotata di tre postazioni realizzate appositamente per consentire il contatto.

Dall’inizio della pandemia la struttura sanitaria ha corso contro il tempo – come l’Italia intera -, per adeguarsi alle più efficaci misure di sicurezza anti Covid-19. Non è mancato l’impegno per mantenere il contatto con l’esterno attraverso un sistema di videochiamate su prenotazione. Ora la proprietà, la Poligest SpA, ha deciso di investire per consentire quell’incontro degli ospiti della RSA con i propri familiari che tanto è mancato dall’inizio dell’emergenza coronavirus.

Non una tenda, dunque, ma un vero e proprio gazebo, accogliente e fiorito, nel quale saranno posizionati tre tavolini dotati di divisorio in plexiglass, attraverso il quale, mediante dei fori ai quali vengono applicati dei guanti, sarà possibile il contatto tra il paziente ed il familiare.

Il progetto del “Giardino degli Abbracci”, fortemente voluto dalla proprietà e da tutta l’equipe, sarà reso possibile grazie ad un attento e scrupoloso lavoro di squadra tra tutti gli operatori e i sanitari della RSA, al fine di garantire il corretto svolgimento delle procedure.

Ogni giorno, a partire da martedì 20 aprile 2021, la Casa di Cura Villa delle Querce gestirà la prenotazioni dei familiari, che potranno accedere al “Giardino degli Abbracci” a seguito di un apposito screening e con tampone negativo. Il giardino verrà organizzato nella massima sicurezza per i pazienti, con percorsi dedicati di entrata ed uscita e igienizzazione continua delle postazioni. L’accesso sarà consentito a 3 ospiti alla volta, che potranno incontrare dunque un proprio caro, su un ciclo di 3 turni di 20 minuto ciascuno.

Martedì 20 aprile alle ore 15,30 è prevista l’attivazione del “Giardino degli Abbracci”, alla presenza di tutta la direzione sanitaria.

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Rieti, lite in appartamento in pieno centro storico: arrestato spacciatore nigeriano

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Gli Agenti della Squadra Mobile della Questura di Rieti, hanno arrestato il cittadino nigeriano M.E., del 1994, resosi responsabile di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Nell’ambito dei servizi di controllo del territorio programmati dal Questore di Rieti, Maria Luisa Di Lorenzo, le pattuglie della Squadra Volante e della Squadra Mobile della Questura di Rieti sono intervenute in un appartamento di Via San Liberatore, nel pieno centro storico di Rieti, dove era in corso una lite tra alcune persone.

Gli Agenti della Polizia di Stato hanno immediatamente sedato la lite acquisendo informazioni sulle cause del diverbio che hanno indotto gli investigatori della Squadra Mobile ad effettuare degli approfondimenti investigativi in relazione ad una probabile attività di spaccio di sostanze stupefacenti posta in essere da due stranieri.

L’attività di indagine ha evidenziato che i due stranieri, di nazionalità nigeriana, provenienti da altre province e sprovvisti di validi titoli di soggiorno in Italia, avessero intrapreso una attività di spaccio nel capoluogo reatino e che, proprio durante la lite, scaturita da interessi legati alla cessione di stupefacenti, avessero ingerito la droga per nasconderla agli Agenti della Polizia di Stato intervenuti.

Su autorizzazione del Magistrato di turno in Procura, gli Agenti, oltre ad effettuare le relative perquisizioni personali e domiciliari nei confronti dei due stranieri, che davano esito negativo, li hanno condotti presso il locale nosocomio per effettuare degli accertamenti diagnostici che potessero avvalorare la tesi della ingestione della droga.

E’ così che nell’intestino di M.E., di 27 anni, le radiografie hanno evidenziato la presenza di cinque ovuli che, una volta espulsi dall’uomo, vigilato per alcuni giorni dalla Polizia di Stato, sono risultati contenere 5 grammi di eroina.

M.E., già destinatario di un provvedimento di espulsione del Questore di Ferrara, è stato arrestato e messo a disposizione, per rispondere del reato di detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente, della locale Autorità Giudiziaria che ne ha disposto la remissione in libertà consentendo al Questore di Rieti di emettere nei suoi confronti l’Ordine di lasciare il territorio nazionale entro 7 giorni, immediatamente notificato allo spacciatore per la sua espulsione.

L’altro cittadino nigeriano, invece, proveniente da Bari, e destinatario di un provvedimento di rifiuto del titolo di soggiorno per motivi di protezione internazionale, al quale lo straniero aveva proposto ricorso, accompagnato presso il C.P.R. di Ponte Galeria di Roma, è stato munito di invito a lasciare il territorio nazionale.

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Scuola, dal 26 tutti in presenza al 100%: il 73 per cento del personale scolastico è vaccinato

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Da oggi saranno 6 milioni e 850 mila gli alunni fisicamente in aula sugli 8,5 milioni totali degli istituti statali e paritari, 8 su 10. Sono 291 mila in più della scorsa settimana, tutti della Campania, che è uscita dalla zona rossa.

Restano in fascia di massimo rigore Puglia, Sardegna e Valle d’Aosta, con 390 mila alunni in didattica a distanza (dad). In tutto saranno quasi un milione e 657 mila quelli ancora a casa in dad la prossima settimana. Dal 26, invece, in zona gialla e arancione tutte le scuole saranno in presenza al 100%. In zona rossa le lezioni si svolgeranno in classe fino alla terza media (ora è fino alla prima), mentre alle superiori l’attività si svolgerà almeno al 50% in presenza.

“Un rischio ragionato, non folle” ha commento il ministro della Salute Roberto Speranza, che ha definito l’istruzione “architrave della nostra società”. Il ministero sta lavorando a tappe serrate in vista del rientro in classe di tutti gli studenti, ma i problemi non mancano. Due su tutti: i trasporti e, come segnalato dai presidi, il sovraffollamento degli istituti, con l’impossibilità in molte classi di mantenere il distanziamento. In questi casi, il ritorno alla Dad sarà una conseguenza obbligata.

Oggi è previsto un incontro tra il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e i sindacati per fare il punto sui protocolli di sicurezza e sugli esami, ormai davvero vicini.

“Un segnale di grande sensibilità”, dice Maddalena Gissi, segretaria Cisl Scuola, che spera “di avere indicazioni certe sul tracciamento e sull’uso delle mascherine FFP2 come indicato dagli scienziati”.

In ogni caso, l’esito della riunione sarà condiviso con Il Cts che si esprimerà su questi temi. E in settimana, ha annunciato la ministra Mariastella Gelmini, ci sarà un tavolo con i colleghi delle Infrastrutture, dell’Istruzione e i presidenti delle Regioni dove si affronteranno “i temi della logistica”, a cominciare da quello cruciale dei trasporti. “Ci vorrà il tracciamento per individuare in tempo eventuali contagi a scuola, ma il ritorno in classe almeno per un mese è un fatto doveroso”, ha ribadito Gelmini.

Dal 26, in zona gialla e arancione tutte le scuole saranno in presenza al 100%. In zona rossa le lezioni si svolgeranno in classe fino alla terza media (ora è fino alla prima), mentre alle superiori l’attività si svolgerà almeno al 50% in presenza.

Sembra insomma un déjà vu di settembre, quando la scuola ripartì tutta in presenza, ma stavolta la differenza la fanno i vaccini al personale scolastico, con il 73% che ha ricevuto la prima dose, 3 su 4. “E’ criticabile la sospensione del piano vaccinale nei confronti del mondo della scuola che riguarda 1,5 milioni di persone, per procedere invece con fasce d’età. Dovrebbe essere invece fatto parallelamente”, chiosa Antonello Giannelli, presidente dell’Anp (l’Associazione nazionale presidi).

A preoccupare sono ancora i trasporti, sempre troppo affollati, “un tema che riguarda soprattutto gli alunni superiori. Ci sono 390 milioni di euro per i trasporti, ma quando ne vedremo gli effetti?”, si chiede sempre Giannelli.
“C’è un limite fisiologico rappresentato dal numero insufficiente di bus – dice senza mezzi termini il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga – Insieme ad Upi ed Anci abbiamo chiesto un incontro al Governo per rivedere gli orari di entrata ed uscita dalle scuole”. Il ministero di Bianchi sta preparando una circolare che ricorderà alle scuole cosa è possibile fare per evitare assembramenti, come ingressi scaglionati, appunto, ore da 50 minuti, didattica digitare integrata, turnazione, insomma gli stessi modelli organizzativi che erano previsti anche lo scorso settembre.

Parallelamente vanno avanti i tavoli prefettizi per le aperture delle scuole superiori.

Il ritorno al 100% in presenza rappresenta però un rischio per i presidi: “La scuola è un luogo naturale di assembramento – spiega Giannelli – Se si torna al 100% in molte aule non sarà possibile rispettare il metro di distanziamento. In questo caso la scuola si vedrà costretta a ridurre la presenza dei ragazzi e alternarla alla dad, facendo rotazioni. Bisogna valutare questo rischio”. Certo è che le scuole, grazie al decreto Sostegni, hanno ricevuto 150 milioni da spendere anche per la sicurezza, come l’acquisto di mascherine, obbligatorie dai 6 anni in su, impianti si areazione, prodotti di igiene degli ambienti, termoscanner, tamponi.
Sul tema dei concorsi, infine, la sottosegretaria all’Istruzione Barbara Floridia chiede di far ripartire quello ordinario già bandito, mentre il sottosegretario Rossano Sasso della Lega sollecita subito stabilizzazioni per titoli e servizio perché, a suo dire, i concorsi non sono sufficienti a coprire le carenze di personale












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