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Cronaca

Vigevano, sgominata grossa piazza di spaccio nelle risaie della Lomellina

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Tempo di lettura 5 minuti Indagini iniziate grazie alle segnalazioni di alcuni agricoltori e un sindaco coinvolto VIDEO ALL'INTERNO

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VIGEVANO – L’operazione “RISO AMARO” è scattata la mattina del 30 gennaio scorso, dopo quasi tre mesi di servizi di osservazione e controllo. Le indagini, coordinate dal Sost. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pavia, Dr. Andrea ZANONCELLI, sono iniziate grazie alle segnalazioni di alcuni agricoltori ed in particolare di un Sindaco di un comune coinvolto, che avevano notato un via vai di persone insolito per quelle zone. I Carabinieri hanno ricostruito il percorso che i tre, con vari domicili tra Milano (zona Giambellino), Corsico e Vigevano, facevano quotidianamente per recarsi “al lavoro” e quando hanno avuto la certezza che il 30 gennaio avevano della droga da piazzare sono intervenuti.

Dalla metà del mese di settembre 2016 la campagna della lomellina è stata letteralmente invasa da spacciatori magrebini provenienti dall’hinterland milanese che hanno creato numerose arre di spaccio nei pressi di alcune risaie. I Carabinieri della Compagnia di Vigevano hanno estirpato in pochi mesi un vastissimo giro di spaccio di eroina e cocaina. Centinaia i clienti, tra cui almeno dieci minorenni già dipendenti da coca ed eroina.

GLI ARRESTI

Il 30 gennaio 2017, i militari di Vigevano, hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio in concorso (art. 73 DPR 309/1990 e artt. 81 e 110 c.p.):
• E.J, detto “ALE IL PALLIDO”, nato in Marocco cl. 1989, residente a Corsico, ma di fatto in Italia senza fissa dimora, disoccupato, pregiudicato;
• A.B., detto “IL PICCOLO” o “BARBA”, nato in Marocco cl. 1988, ivi residente, in Italia senza fissa dimora, disoccupato, pregiudicato.
Appostatisi nei pressi del ponte sul Ticino, quando hanno visto arrivare la Fiat Bravo, nelle disponibilità degli spacciatori, l’hanno bloccata, rintracciando i due mentre stavano raggiungendo il posto di “lavoro” in Lomellina. Monitorati nel corso di un’articolata attività d’indagine, coordinata dal Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Pavia, Dr. Giorgio REPOSO e dal Sost. Proc., Dr. Andrea ZANONCELLI, nei confronti dei predetti sono stati raccolti una pluralità di elementi probatori secondo cui gli stessi, in concorso con altri soggetti in via di identificazione, avevano allestito una ramificata ed organizzata piazza di spaccio in determinate aree campestri coltivate a riso, dei comuni di Vigevano, Parona (PV), Cilavegna (PV), Nicorvo (PV), Castelnovetto (PV) e S. Angelo Lomellina (PV), detenendo e cedendo ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti del tipo “eroina” e “cocaina” a numerosi acquirenti, tra cui alcuni provenienti anche dalle limitrofe province di Novara, Alessandria, Vercelli ed Asti. Nel medesimo contesto investigativo, in arrivo su di un treno proveniente dalla stazione di Milano San Cristoforo, per raggiungere la stazione di Parona (PV), al fine di rifornire di stupefacente due punti di spaccio collocati nelle aree campestri di quel centro, nei pressi del termovalorizzatore, è stato tratto in arresto nella flagranza del reato di detenzione di sostanze stupefacenti:
• M.M., detto “LO SCURO”, nato in Marocco cl.1992, ivi residente, in Italia senza fissa dimora;
poiché sorpreso a detenere due involucri di cellophane contenenti complessivamente gr.62 di cocaina ed altri due involucri di cellophane contenenti complessivamente gr. 150.69 di eroina nascosti all’interno nelle tasche del giubbotto indossato. Le perquisizioni personali dei tre prevenuti permettevano di rinvenire e sequestrare euro 2500 in banconote di vario taglio, ritenute provento dell’attività illecita, un bilancino elettronico di precisione e vario materiale atto al dosaggio, taglio e confezionamento della sostanza stupefacente. Gli arrestati sono stati associati presso la Casa Circondariale di Pavia, dove al termine degli interrogatori di convalida sono stati sottoposti alla custodia cautelare in carcere tutt’ora in atto.

LA MODALITÀ DI SPACCIO

Le indagini hanno dimostrato come il gruppo criminale, appropriatosi di una zona rurale, coltivata a riso, alle porte di Vigevano, l’avevano trasformata in una vera e propria centrale di spaccio di eroina e cocaina con un’utenza impressionante tra giovani e meno, provenienti da tutti i centri della Lomellina ed anche da alcuni centri delle limitrofe province piemontesi. Spaventoso il fenomeno del ritorno prepotente delle dipendenze da eroina, ora non più consumata con le siringhe, ma sniffata, inalata o fumata come già avviene per la cocaina.

Il giro di affari della piazza, si aggirava intorno ai 5000 euro al giorno, con un ricavo netto, per i tre, di circa 1500000 euro al mese. La droga sequestrata all’ingrosso vale circa 10000 euro. Gli introi illeciti del gruppo criminale, sono risultati talmente cospicui, che gli stessi nel corso delle indagini non hanno esitato a detenere armi (pistole, bastoni e coltelli) che utilizzavano per intimidire i clienti evitando ogni discussione sia sulla qualità di stupefacente ceduto che per mantenere il predominio della piazza. Frequenti i litigi tra gli stessi spacciatori, sia per chi doveva ricoprire il ruolo di leader (basato in particolare su chi aveva più clienti affezionati) che per chi doveva procedere materialmente alle consegne di droga (incarico in seno alla banda ritenuto più duro, per le ore trascorse nascosti vicino all’acqua delle risaie). Soggetti determinati e senza scrupoli. Diversi litigi anche con utilizzo di armi bianche, sono avvenuti tra i vari componenti della banda, per mantenere il predominio della piazza di spaccio. In particolare quando due degli arrestati scoprivano che un altro componente della banda aveva rivelato ai dei parenti/concorrenti residenti a Corsico, la portata dei guadagni della piazza Lomellina, questi decidevano di dargli una lezione cercando anche di investirlo mentre usciva dal proprio domicilio di Vigevano.

L’ATTIVITÀ D’INDAGINE

In merito al fatto che alcuni soggetti di nazionalità nordafricana stazionassero nei pressi dell’impianto energetico (termovalorizzatore) di Parona e fossero quotidianamente dediti allo spaccio di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo “cocaina” ed “eroina”, previo appuntamento telefonico, i Carabinieri di Vigevano avevano assunto informazioni già dalla primavera 2016. Malgrado l’effettuazione di numerosi servizi di pattugliamento anche in abiti civili, tesi al riscontro delle notizie acquisite, le prime attività di monitoraggio restituivano esito negativo in quanto l’area risultava accessibile da una sola piccola strada sterrata (via Case sparse per Albonese) che evidentemente consentiva ai presunti autori del reato di allontanarsi alla vista di vetture in avvicinamento alla zona in assenza di appuntamenti telefonici fissati. Solo la predisposizione di controlli di sicurezza fittiziamente casuali consentiva di rinvenire in diverse occasioni clienti in possesso di sostanza stupefacente e dimostrare così che i tre spacciatori distribuivano, come detto, sia cocaina che eroina. Da lì l’avvio degli approfondimenti investigativi che hanno consentito di appurare che l’eroina era ceduta a 20 euro a dose (circa un grammo), mentre la cocaina a 60 euro a dose (circa mezzo grammo).

L’insediamento di tali attività criminose, in alcune arre coltivate a riso della periferia di Vigevano e di altri comuni della Lomellina, ha determinato un forte afflusso di tossicomani provenienti anche dalle vicine province di Novara, Alessandria, Vercelli e Asti. Il modus operandi di questa batteria di magrebini, è quello tipico dello smercio di stupefacenti. La scelta dei luoghi di spaccio veniva agevolata da alcuni loro connazionali e tossicomani che vivono a Vigevano e che conoscevano bene la zona e per cui sono tutt’ora accertamenti in corso. I luoghi venivano scelti in maniera certosina poiché dovevano essere controllabili dagli spacciatori in modo da prevenire i controlli delle forze di Polizia e garantire una fuga immediata. In molti casi gli spacciatori per non lasciare l’auto vicino alla piazza di spaccio scelta si sono fatti portare a lavoro da alcuni tossicodipendenti dei centri della Lomellina che dopo averli prelevati dalla stazione, li accompagnavano sul posto di “lavoro” scelto per quella determinata giornata. Erano cinque le stazioni ferroviarie e precisamente Vigevano, Parona, Mortara, Abbiategrasso ed Albairate dove, senza alcuna ragione logica ed in modo totalmente casuale, gli indagati sceglievano di arrivare da Vigevano, per poi farsi recuperare da diversi soggetti collaboratori/consumatori, di nazionalità italiana e farsi accompagnare nelle risaie di riferimento per lo spaccio al dettaglio delle sostanze stupefacenti. Gli accompagnatori venivano pagati con dosi di sostanze stupefacente.
Gli spacciatori avevano l’abitudine a nascondere lo stupefacente in buoni quantitativi sotterrandolo in modo tale da poter muoversi più tranquillamente ma l’evolversi delle investigazioni ha permesso di capire quando giungevano i rifornimenti e pertanto intercettare la droga come è successo il 30. Gli spacciatori giungevano sui luoghi di spaccio direttamente con telefoni con la rubrica piena dei numeri dei clienti della zona e una volta sul posto li contattavano tramite sms e “cripticamente” gli facevano sapere che avevano droga di ottima qualità. Da questo numero, una volta contattati, fornivano indicazioni per raggiungere i luoghi di spaccio e ricevevano gli ordinativi di “bianca” o la “bella” (cocaina) e “scura” o la “brutta” (eroina).

I Carabinieri della Compagnia di Vigevano, stanno continuando gli accertamenti finalizzati ad identificare i complici del gruppo di spacciatori arrestati nonché ad identificare il maggior numero possibile di clienti che si aggira sull’ordine di qualche centinaio.

 

Castelli Romani

Rocca Priora, elezioni: Intervista a 360° a David de Righi

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David De Righi, classe 1978, vive con la compagna Jennifer e la figlia Giulia
Un cognome importante per chi conosce Rocca Priora e la sua Storia candidato al Consiglio Comunale di Rocca Priora con la lista FARE ROCCA PRIORA.
Un ragazzo da sempre impegnato nell’associazionismo e nella politica.
David, ovviamente anche noi ci diamo del tu …
Quanto ha pesato il cognome De Righi e la storia politica di tuo papà nella tua vita?

Nessun peso, ma ovviamente mi ha trasmesso la passione per la politica e per il mio paese. I miei ricordi affondano alle vecchie feste dell’Amicizia o a riunioni partecipatissime nella sezione cittadina della DC, in cui seguivo mio padre.
La cosa più difficile è sempre stata quella di far capire che siamo due persone diverse, anche se con una cultura di base molto simile alla sua, abbiamo metodi diversi e ovviamente caratteri diversi.
Devo riconoscere a mio padre che non è mai stato ingombrante da quando sono stato eletto consigliere.

Vivi da sempre a Rocca Priora. Cosa rimpiangi, ovviamente se c’è, del tuo paese quando eri ragazzo?
Rimpiango la socialità e quel modo di frequentarsi che oggi con la frenesia della nuova società e i social si è perduta. Mi piace ricordare il paese di quando ero ragazzo, dove in ogni angolo c’era una comitiva con cui condividere pomeriggi e condividere avventure. La Rocca Priora estiva che era spesso in festa ed era una vera gioia per noi ragazzi. I bambini che giocavano per strada.
Rimpiango l’umanità che portava le famiglie ad aiutarsi l’una con l’altra, e un’immagine che ricordo bene è la chiave di casa attaccata all’esterno della porta che dava quel senso di accoglienza e di fiducia che oggi è del tutto sparito.
Ma capisco che la società cambia e anche i ritmi della nostra vita sono cambiati, ma dobbiamo fare in modo che non si dimentichi che lo stare insieme è una delle nostre più grandi risorse, per questo bisogna lavorare per creare spazi e opportunità per il nostro bellissimo paese.

Ti faccio una domanda in apparenza scomoda.
In un’altra intervista mi è stato detto che il Partito Democratico di cui sei stato segretario oggi risulterebbe commissariato.
Puoi spiegarmi meglio cosa è successo?

Semplicemente ho rassegnato le dimissioni da segretario del Circolo per evitare strumentalizzazioni e polemiche intorno al ruolo del PD locale.
Dal 2020 sono segretario del PD di Rocca Priora e ho sempre lavorato insieme al direttivo per ricompattare un circolo che si era diviso sulle scelte delle elezioni amministrative del 2019 e che aveva portato una piccola minoranza a fare altre scelte.
Da segretario ho sempre scelto il dialogo e il confronto con il direttivo con il partito le forze politiche protagoniste a Rocca Priora, questo ha portato me e il direttivo a scegliere un percorso civico che in queste elezioni comunali ci vede appoggiare la lista civica FARE ROCCA PRIORA, con Claudio Fatelli sindaco.
Anche in questa tornata elettorale il protagonismo di pochi stava creando frizioni all’interno del Partito anche a livello provinciale e regionale, per questo ho deciso di congelare le attività del circolo locale facendo un passo indietro.
Dopo le elezioni però, come sempre io e i miei compagni di viaggio saremo pronti a sanare ogni incomprensione e a lavorare per l’unità del partito, cercando di lasciare alle spalle polemiche e personalismi.

Quindi tu, se non ho capito male, dimettendoti hai compiuto una scelta proprio a salvaguardia del partito stesso hai preferito essere il, passami il termine, capro espiatorio proprio per evitare ulteriori scossoni al partito?
Assolutamente, il partito è al di sopra di ognuno di noi e dobbiamo tutelarlo in qualsiasi modo. Io, Federica Lavalle e Daniele Pacini abbiamo contribuito a fondare il circolo PD di Rocca Priora insieme ai nostri, consentimi il termine “i nostri vecchi”, che venivano da culture diverse e che ci hanno insegnato il valore dello stare insieme e della cultura di stare nel partito. Per questo il partito per noi viene prima dei nostri destini personali.
Voglio farti una domanda davvero personale che fino ad oggi non ho posto a nessuno.
Queste sono le prime elezioni amministrative nei Castellli Romani senza Bruno Astorre. Un’assenza, a mio avviso, davvero forte.
Cosa aveva in più Bruno rispetto a tutti gli altri e cosa ti ha lasciato in eredità?

Con questa domanda tocchi i miei sentimenti più personali, faccio politica da quando ero ragazzo e Bruno è sempre stato PRESENTE. Voglio sottolineare la parola presente, perché a volte la presenza si da per scontata, ma è un valore che ha portato me e una generazione di amministratori a crescere grazie alla sua capacità di ascolto e ai suoi consigli. Bruno c’era sempre nei momenti di gioia nei momenti di sconforto e nei momenti complicati, sapevi che potevi fare una telefonata e ricevere un appuntamento e un consiglio che erano quasi sempre risolutivi. Era una presenza che riempiva. Riempiva i rapporti tra amministratori, sapeva fare rete e sapeva fare squadra facendo sentire tutti parte di una squadra che non lasciava mai nessuno indietro. Riempiva i rapporti nel partito, portando dialogo e unità come non era mai successo prima di lui. Riempiva ognuno di noi della certezza della sua presenza.
In eredità ha lasciato, almeno a me, l’importanza del saper ascoltare, che credo sia una delle migliori doti che può avere un amministratore e un politico. E la voglia di cercare sempre il dialogo, e non lo scontro, come soluzione ad ogni problema.

Se hai letto le altre interviste sai bene che amo “spulciare” nei profili facebook delle persone che intervisto per cercare di vedere sfaccettature diverse dei miei interlocutori.
L’8 marzo hai postato un pensiero davvero profondo:
Mi raccomando per l’otto marzo lasciate le mimose sugli alberi e alle donne regalate ogni giorno ciò che non appassisce mai: tenerezza, amore e rispetto.”
Assistiamo ancora a troppi fenomeni di violenza sulle donne.
Sei papà, sei marito, sei figlio … cosa può fare la politica e le amministrazioni per essere più vicini e testimoniare con maggiore forza la necessità di combattere senza sosta il fenomeno della violenza sulle donne?

Credo sia un fenomeno complesso, che parte da una cultura del possesso da parte degli uomini che deve essere superata.
Innanzitutto, credo che si debba fare un lavoro davvero importante di formazione a partire dalle scuole, per cercare di ridurre questo fenomeno per il futuro, sin dai più piccoli.
Credo poi sia importante che le amministrazioni lavorino sull’ascolto, le donne vittime di violenza non devono essere lasciate sole e devono trovare sempre un luogo dove essere ascoltate e aiutate. Si devono creare luoghi dove le donne possano essere accolte e secondo me in molti casi deve essere creato un sostegno economico che possa renderle indipendenti e autonome.
Ma soprattutto è importante parlarne sempre, tenere alta l’attenzione sul tema e non solo nelle giornate dedicate alla violenza sulle donne o della festa della donna.

Ultima domanda che è ormai il marchio di fabbrica delle mie interviste: la famosa bacchetta magica.
Quale sogno vorresti realizzare per te o per la tua famiglia e che sogno vorresti regalare a Rocca Priora?

Per me e la mia famiglia il sogno è quello di poter continuare a vivere serenamente come fortunatamente è stato fino ad oggi.
Per Rocca Priora vorrei che si realizzasse come comunità e che capisse le potenzialità che può esprimere sia come aggregazione di persone sia per la bellezza che esprime il paese, ma su questo spero e credo di dare il mio contributo nei prossimi 5 anni.

Un grande immenso a David de Righi per la sua disponibilità ed il suo personale ricordo commosso del senatore Bruno Astorre

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Castelli Romani

Colonna, Nicola Zingaretti incontra i cittadini e il candidato sindaco

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Ieri mattina un piacevole incontro con l’onorevole Nicola Zingaretti che, nell’ambito della sua campagna elettorale in vista delle Elezioni Europee che lo vedono candidato, ha incontrato i cittadini di Colonna nei pressi dei Giardini del Belvedere.
L’onorevole Zingaretti, già segretario nazionale del Partito Democratico e presidente della Regione Lazio, si è fermato a rispondere alle domande dei cittadini che gli chiedevano la sua posizione in merito ad alcune opere che il governo nazionale sta mettendo in atto.

Vede – ha risposto ad un cittadino – credo fortemente sulla necessità di creare infrastrutture necessarie al nostro paese ma che poi restino, come la linea ad alta velocità, nelle mani dei Governi Nazionali. Oggi due competitor utilizzano questa rete favorendo una libera circolazione e, soprattutto, i cittadini e le cittadine hanno la possibilità di scegliere il vettore che possono utilizzare.
Onorevole Zingaretti – gli abbiamo chiesto – ma cosa ne pensa del fatto che oggi, ad esempio, un viaggio in treno da Trapani a Messina dura tra le 10 e le 11 ore su una tratta di poco superiore ai 250 chilometri?
Vede Lei ha toccato un tasto dolente. Ancora oggi sulla rete ferroviaria siciliana insistono tratte monorotaria che rallentano di molto la viabilità per i cittadini dell’isola.
A suo avviso il ponte sullo stretto risolverà da solo questo problema?
Guardi sarebbe più opportuno programmare un piano pluriennale di sviluppo sull’intera rete ferroviaria e stradale dell’isola. Non è possibile pensare che il ponte da solo risolva la critica situazione stradale e ferroviaria della Sicilia. Ci vuole, come dicevo prima per l’alta velocità, una progettazione seria e programmata capace di sviluppare tutte le infrastrutture dei trasporti.
E poi l’abbraccio al candidato sindaco di Colonna, Fausto Giuliani.

l’onorevole Nicola Zingaretti con il sindaco di Colonna Fausto Giuliani

Un grazie all’onorevole Nicola Zingaretti ed al candidato sindaco di Colonna, Fausto Giuliani, per la loro disponibilità.

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Cronaca

Verona, all’Arena di pace oltre 10mila persone per Papa Francesco

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Papa Francesco all’Arena di Verona, per l’evento “Arena di pace”, è stato salutato con applausi da oltre 10mila persone.

L’arrivo del Pontefice ha “interrotto” il discorso che stava svolgendo sul palco don Luigi Ciotti, incentrato sul no alla guerra e alle armi. “E’ vietato illudersi, vietato arrendersi. Se tutto dice guerra, le scelte individuali di pace restano possibili e indispensabili” ha detto don Luigi Ciotti.

Papa Francesco, durante l’incontro, ha abbracciato l’israeliano Maoz Inon, al quale sono stati uccisi i genitori da Hamas il 7 ottobre, e il palestinese Aziz Sarah, al quale l’esercito israeliano ha ucciso il fratello, ora amici e collaboratori, applauditi all’Arena con una standing ovation. “Credo non ci sia bisogno di dire niente” ha commentato il Papa.

Papa Francesco è arrivato in auto all’Arena di Verona per presiedere l’incontro “Arena di Pace – Giustizia e Pace si baceranno”. Nel corso dell’evento il Pontefice risponde ad alcune domande sul tema, poste da operatori e associazioni.

“La cultura fortemente marcata dall’individualismo rischia sempre di far sparire la dimensione della comunità, dei legami vitali che ci sostengono e ci fanno avanzare. E questa in termini politici è la radice delle dittature. E inevitabilmente produce delle conseguenze anche sul modo in cui si intende l’autorità. Chi ricopre un ruolo di responsabilità in un’istituzione politica, oppure in un’impresa o in una realtà di impegno sociale, rischia di sentirsi investito del compito di salvare gli altri come se fosse un eroe. Questo avvelena l’autorità. E questa è una delle cause della solitudine che tante persone in posizione di responsabilità confessano di sperimentare, come pure una delle ragioni per cui siamo testimoni di un crescente disimpegno”. Lo ha detto papa Francesco nell’incontro all’Arena di Verona sulla giustizia e la pace, rispondendo a una domanda sul tema “La pace va organizzata” rivoltagli dall’afghana Mahbouba Seraj, venuta da Kabul, e da Giulia Venia del gruppo di lavoro sulla democrazia.

“Questo auguro a voi e alle vostre comunità: una ‘santità capace’, una fede viva che con carità audace semini il Regno di Dio in ogni situazione della vita quotidiana. E se il genio di Shakespeare si è fatto ispirare dalla bellezza di questo luogo per raccontarci le vicende tormentate di due innamorati, ostacolati dall’odio delle rispettive famiglie, noi cristiani, ispirati dal Vangelo, impegniamoci a seminare ovunque un amore più forte dell’odio e della morte. Sognatela così, Verona, come la città dell’amore. E che l’amore di Dio vi accompagni e vi benedica”. Ha evocato la vicenda di Romeo e Giulietta papa Francesco al termine del suo discorso ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose durante l’incontro nella Basilica di San Zeno, a Verona.

“Nella nostra società viviamo questa tensione: da un lato, tutto ci spinge ad agire velocemente, siamo abituati ad avere una risposta immediata alle nostre richieste e diventiamo impazienti se si verifica un ritardo. La rivoluzione digitale degli ultimi anni ci ha permesso di essere costantemente connessi, di poter comunicare facilmente con persone molto distanti, di poter svolgere il nostro lavoro a distanza. Dovremmo avere più tempo a disposizione e invece ci accorgiamo che siamo sempre in affanno, rincorrendo l’urgenza dell’ultimo minuto. Dall’altro lato, sentiamo che tutto questo non è naturale”, ha detto il Papa.

“Se c’è vita, se c’è una comunità attiva, se c’è un dinamismo positivo nella società, allora ci sono anche conflitti e tensioni. È un dato di fatto: l’assenza di conflittualità non significa che vi sia la pace, ma che si è smesso di vivere, di pensare, di spendersi per ciò in cui si crede”, ha detto papa Francesco nell’incontro sulla giustizia e la pace all’Arena di Verona, rispondendo a una domanda sul tema ‘La pace va sperimentata’ formulata dai rappresentanti del Tavolo Disarmo, Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio e Sergio Paronetto di Pax Christi.

“La pace non sarà mai frutto della diffidenza, dei muri, delle armi puntate gli uni contro gli altri” ha detto papa Francesco al termine dell’incontro all’Arena di Verona.

L’elicottero partito dal Vaticano è atterrato nell’antistadio del Bentegodi ed è stato accolto dal vescovo Domenico Pompili, dal presidente del Veneto, Luca Zaia, dal sindaco Damiano Tommasi, e dal presidente della Camera Lorenzo Fontana. E’ quindi salito nell’auto papale, che lo ha portato nella prima delle sue tappe della visita alla città scaligera, nella basilica di San Zeno.

Papa Francesco è arrivato in auto alla Basilica di San Zeno, a Verona, dove, come primo appuntamento della sua visita nella città veneta, incontra i sacerdoti, i religiosi e le religiose. Al termine, in Piazza San Zeno, il Pontefice ha incontrato i bambini e i ragazzi, prima di trasferirsi all’Arena di Verona per l’incontro “Arena di Pace – Giustizia e Pace si baceranno”.

“Cari fratelli sacerdoti, mi fermo su una cosa: i sacerdoti che sono ministri del sacramento della penitenza, per favore, perdonate tutto! Perdonate tutto. E quando la gente va a confessarsi, non andare lì a inquisire. E se voi non siete capaci in quel momento di capire, andate avanti, il Signore ha capito”. Lo ha detto papa Francesco ‘a braccio’ durante l’incontro con i sacerdoti e i consacrati nella Basilica di San Zeno, a Verona.

“Una visita importante e storica. E’ soprattutto importante che si parli di pace, bisogna ricordare il valore della pace, il valore della diplomazia in questo particolare momento storico”. Lo ha affermato il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che stamani ha accolto papa Francesco a Verona. “Mi auguro – ha proseguito Fontana – che questo possa essere un appello che parte dal Papa da qui, da Verona, per tutta l’Italia ma soprattutto per tutto il mondo in questo difficile momento storico”.

“Il sentimento è di gioia per questo incontro lungamente atteso tra Verona e Papa Francesco, ma direi anche di speranza per questo incontro all’Arena di Pace, che mette al centro la realtà che oggi sembra perfino censurabile per la mente di molti, e invece è l’attesa che secondo me sta nel cuore di tutti”. Lo ha detto il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili, poco prima di accogliere papa Francesco per la visita alla città scaligera. “Papa Francesco – ha proseguito Pompili – avrà la possibilità di conoscere la città di cui ha sentito parlare tante volte, soprattutto per la musica lirica, di cui è appassionato. Per noi è l’occasione di ritrovare con lui la gioia del Vangelo, di cui è l’interprete più affidabile, e ripeto anche questa causa della pace, oggi così necessaria”, ha concluso.

“Sono pagine di storia alle quali magari non ci rendiamo conto di partecipare. La visita del Santo Padre in un momento nel quale il messaggio di pace che lui porta è attualissimo”. Lo ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia, che stamani ha accolto papa Francesco per la visita a Verona. “Il Papa – ha aggiunto Zaia – sta facendo queste visite pastorali con questo messaggio che è importantissimo, in una regione che è l’unica al mondo che nella sua bandiera porta la parola ‘pace’ per millecento anni di storia. Hemingway diceva che la guerra è il contesto nel quale gli uomini peggiori mandano a morire gli uomini migliori: ecco, cerchiamo di fare in modo che aumenti il ‘peso’ degli uomini migliori rispetto agli uomini peggiori”, ha concluso.

“Qui c’è un megafono delle tante voci, che già ci sono, di tante persone, delle associazioni, dei movimenti che si stanno impegnando e che possono essere oggi uniti, per capire che non siamo da soli a pensare che che una delle alternative possibili è la pace”. Lo ha detto Damiano Tommasi, sindaco di Verona, che ha accolto papa Francesco al suo arrivo in città. “Al di là dell’empatia che papa Francesco sa creare ogni volta – ha aggiunto – credo che ci sia grande attesa perché c’è grande speranza anche per la nostra città, perché l’Arena di Pace è un luogo di dialogo, e la pace è molto sentita dalla comunità veronese”, ha concluso.

Un’enorme statua in bronzo e acciaio di oltre 10 metri, installata in piazza San Zeno, è stata benedetta da papa Francesco nella sua prima tappa della visita a Verona. La scultura, dal titolo “L’abbraccio”, è opera di Roberto Brizzi ed è stata realizzata nella fonderia artistica Bmn Arte di Verona, ideata dallo scultore Alessandro Mutto e realizzata con la collaborazione con lo specialista in bronzi artistici Ivo Adami. Pesa 4,5 tonnellate, con mani e piedi realizzate in bronzo fuso, mentre il corpo e le figure stilizzate sono fatte con l’acciaio. Nelle prossime settimane, la statua sarà smontata e trasportata a Gerusalemme, dove sarà collocata sul tetto del palazzo della Custodia, di fronte al Muro della Città vecchia, con un sistema di illuminazione interna che la renderà particolarmente suggestiva. Il progetto è stato voluto dall’associazione “Una Via Crucis per Gerusalemme” e dalla Custodia di Terra Santa, con il sostegno di mons. Rino Fisichella, di mons. Giorgio Benedetti e il placet del vescovo Domenico Pompili.

Nell’incontro di Papa Francesco con i detenuti del carcere di Montorio, a Verona, mancano numerosi reclusi, uomini e donne, del penitenziario, che hanno espresso il timore di essere riconosciuti nelle immagini delle telecamere di Vatican media, ammesse nella struttura. Lo si apprende da fonti del carcere.

Non c’è solo il pranzo con detenuti e operatori a segnare l’attenzione di papa Francesco per il mondo del carcere, nella sua tappa alla casa circondariale di Montorio a Verona. Tutta la visita del Pontefice ha visto la valorizzazione anche del lavoro dei carcerati.

“Speriamo ci sia riuscito di farle arrivare l’abbraccio che arriva da questa comunità Santo Padre e di poter condividere con lei la vita che scorre tra queste mura. Perchè qui scorre la vita, non si ferma”. E’ uno dei passaggi dell’indirizzo di saluto che la direttrice del carcere di Montorio, Francesca Gioieni, ha rivolto a Papa Francesco.

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