Connect with us

Editoriali

Anguillara Sabazia, lettera aperta alla sindaca Anselmo nella ricorrenza dei defunti

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

ANGUILLARA SABAZIA (RM) – Signora sindaca di Anguillara Sabazia, oggi lei è al redde rationem e nessuno si meraviglierebbe se inventasse l’ennesima boutade, vista la consolidata oramai abitudine ad autoassolversi.

Bene che sappia, però, che la maggior parte dei cittadini non la perdonano, non tanto per il male che può fare oppure aver fatto a questo bel paese, ma per il bene che sembra non volergli o che non è riuscita finora a esternare .
Come si può intuire dal titolo della presente, una delle sue omissioni a nostro dire gravi riguarda il rispetto verso alcuni cittadini che piangono la perdita di un loro caro che non c’è più.

Come ella dovrebbe ben sapere, ogni anno, il 2 novembre, anche ad Anguillara Sabazia esiste l’usanza di andare al Campo Santo per porre un fiore, accendere un lume e sostare in reverente raccoglimento davanti al loculo oppure la tomba, dimora perpetua dei propri cari. Per molti cittadini questa usanza continua ininterrotta e il 2 novembre, in particolare nella parte vecchia del cimitero, le visite si susseguono ininterrottamente. I vialetti si presentano adorni di mille fiori, con tanti colori e tanti profumi; mille candele che ardono e tanta gente anziana e non solo, si raccoglie nei tristi ricordi dei loro cari.

Nella parte nuova del cimitero si incontrano altre storie, altre scene

Persone che girano invano, a vuoto, cercando di localizzare dove, sia depositato temporaneamente, il loro caro o cara! Quanti loculi anonimi! Una nonnina con lo sguardo spento cerca di rintracciare dove hanno “posteggiato” il suo amato. Qualcuno chiede al giardiniere assistenza, vuole rintracciare il “parcheggio” dove sosta temporaneamente la sua persona cara. Storie simili, penose, vergognose non avremmo mai pensato di viverle in un paese civile.

Quanta attualità nella poesia ‘A Livella di Totò!

Al cimitero di Anguillara Sabazia si deve assistere a loculi adorni con “tre mazzi di rose con una lista di lutto, candele, candelotte e sei lumini” e poi accanto a questi un altro loculo “abbandonato senza nemmeno un fiore” e questo non succede a caso e più avanti si capisce il perché, cara la nostra sindaca.

Non si può più ignorare quel sottile stratagemma e il macabro rito del girotondo delle salme. Solo per riportare alla sua memoria l’enigma dei lavori di ampliamento del cimitero comunale si riepilogano qui i passaggi più incisivi, oggetto di diversi articoli e proteste, tutte ignorate e da lei snobbate, oggi destinataria di questa ennesima lamentela.

In sintesi la cronistoria della triste vicenda

1) – La Giunta con delibera n. 114 del 4/8/2017 approvò il progetto di fattibilità tecnica ed economica per realizzare i lavori di ampliamento del cimitero cittadino e l’amministrazione aveva ritenuto urgente e improcrastinabile questo intervento;

2) – la Deliberazione n. 30 del 22/02/2018 della Giunta recita;

  • Considerato che l’attuale disponibilità di loculi è esaurita e pertanto si rende necessario provvedere con estrema urgenza alla realizzazione di nuovi blocchi di loculi per far fronte alle tumulazioni di salme future;
    3) – Contraddicendo se stessa, la delibera n.30, più avanti stabilisce:
    l’unica soluzione attuabile resta la requisizione dei loculi cimiteriali concessi ai privati per tumulazioni non ancora utilizzati;
    Ritenuto pertanto necessario ed urgente requisire temporaneamente i loculi già assegnati ma non ancora utilizzati;

Per sua memoria, cara signora sindaca, la stessa sua delibera garantiva:

  • di dare atto che appena ultimata la costruzione dei nuovi loculi si procederà alle relative restituzioni dei loculi requisiti ai legittimi assegnatari.

In questo ultimo passaggio si svela il sottile stratagemma, il macabro girotondo delle salme e la tentata beffa ai danni dei cittadini.

La beffa:

Di quale costruzione dei nuovi loculi parla, qualcuno potrebbe dire a vanvera, la sua delibera? Cosa vuol dire “appena ultimata la costruzione?”

Per grazia, vuole dire ai cittadini quando la famigerata costruzione è iniziata?

Il sottile stratagemma:

Non avendo alcuna intenzione, a quanto pare, di onorare la delibera n.30 del 22.02.2018, sembra ovvio al cittadino, che la signora sindaca intenda rendere permanente ciò che la delibera intendeva temporaneo, mettendo in atto il sottile stratagemma di proseguire perennemente a requisire i loculi dei concessionari privati.

Il macabro girotondo delle salme:

Il tutto visto alla luce di quanto sopra, offende non solo i cittadini di questo paese ma mostra mancanza di riguardo verso tutte quelle salme che sono costrette a fare il girotondo da un loculo all’altro, ogni volta che il concessionario titolare del loculo necessitasse dell’uso. Alla “povera salma” ogni volta viene a mancare il dovuto riguardo ed ai relativi congiunti rinnova soffusi dolori.

Cara sindaca, la presente per augurare a lei, tanti altri anni di tranquilla e felice vita privata, lontana da qualsiasi ed ogni carica istituzionale. Niente di personale. La ragione non è tanto per il male che può fare oppure aver fatto a questo bel paese, ma per il bene che non gli vuole oppure non è riuscita finora a fare e mostrare.
Un doveroso saluto.

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere
Commenti

Castelli Romani

Nemi, la stanza di Virbio: “Il re è nudo”

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Caro Direttore,
invio la seguente riflessione di chi, venendo da lontano, ritrova Nemi e la sua amministrazione in piena e totale decadenza come se il tempo fosse tornato indietro di decenni.

Come sovente accade, il sintomo si evidenzia soprattutto nella condizione umana e culturale del Capo, cioè di colui che per definizione guida e rappresenta una comunità cittadina.

L’attuale Amministrazione è nella fase della parabola in cui il tratto è discendente a precipizio. E, come Ti dicevo prima, il Capo ne rappresenta efficacemente l’immagine.

L’attuale Sindaco venne accolto in una Amministrazione comunale che, verso la fine degli anni ’90 portò a Nemi rinnovamento, dinamismo e desiderio di servire il paese. Quel gruppo dirigente diede grande fiducia ad un giovane che appariva promettente e osservante di valori condivisi. Sicuramente, si formò all’ombra di chi sapeva di più. Ad un certo punto, però, tradì gravemente la fiducia riposta in lui rivelandosi per quello che non era fino a quel momento sembrato. In altre parole erose la mela dal di dentro fino al punto di farla marcire. Un intero gruppo dirigente che aveva ispirato il proprio impegno allo spirito di servizio, sideralmente lontano anni luce da ogni interesse personale, non volle essere coinvolto in nulla che fosse non trasparente. Quel bruco sembrava essere diventato farfalla ed ha volato per qualche anno sopra tutto e sopra tutti, senza scrupoli, utilizzando tutto il carburante dell’ambizione. Molti lo hanno scambiato per il pitone del Libro della Giungla, lasciandosi ipnotizzare, volendolo. Ne hanno giustificato ogni scelta, sdoganandone anche la disinvoltura di portare in tasca le tessere di diversi partiti. Sono arrivati anche al punto di ammirarne l’inerzia.

Ora il vertice della parabola è stato superato. Ora, come è narrato anche in un noto brano musicale: “gli amici se ne vanno ….”, dopo aver constatato “l’inutile serata” trascorsa. I dipendenti comunali sono in rivolta.
“Il re è nudo” ma qualche volta continua a pavoneggiarsi, inconsapevole. Passa le giornate nel palazzo come una monade “senza porta e senza finestre”.

Non comunica con nessuno. Litiga con tutti. Ma non può e non deve essere l’unico responsabile di un degrado che coinvolge per l’intero la comunità nemese; tutti i servizi; senza speranza per il futuro. La responsabilità è anche di tutti coloro che, pur non credendo in LUI lo hanno appoggiato, adulato, fatto gonfiare nell’autosufficienza e nell’autodeterminazione. Ne hanno sopportato gli eccessi e nascosto le magagne. Qualcuno lo ha utilizzato bellicandone l’orgoglio e l’ambizione. Per queste ragioni l’intera classe dirigente deve essere rinnovata nelle persone, nelle idee, nei valori, nella trasparenza.

I cittadini hanno il diritto di essere governati da persone che non guardano all’interesse personale. Infatti, Nemi merita molto, ma molto di più!

Virbio

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Editoriali

Lo strano caso di Liliana Segre

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Io sono dalla parte degli Ebrei. Lo sono per molti motivi, e da molto tempo. Posso dire d’esserlo sempre stato, senz’ombra di dubbio. Lo sono a causa della persecuzione subita dai nazifascisti. Lo sono per la loro storia, che mi ha insegnato a conoscere quel popolo. Lo sono perché sono un piccolo popolo, ma ricco di vittorie. Lo sono perché il soldato israeliano, come si diceva una volta, è il migliore del mondo. Lo sono perché hanno trasformato in un giardino quello che era soltanto deserto. Lo sono perché ritengo che quel territorio che hanno strappato alla desolazione spetta loro di diritto, come contemplato nell’Antico Testamento. Mi hanno entusiasmato due episodi, della loro storia più recente: la guerra dei sei giorni, condotta da Moshe Dayan, un generale con un occhio solo, una guerra lampo che ha permesso loro di riconquistare il territorio del Sinai; il raid di Entebbe, con la liberazione di tutti i passeggeri – tranne un’anziana signora – di un volo della El Al sequestrato da terroristi palestinesi con la connivenza di Idi Amin Dada, dittatore ugandese, che offrì loro supporto logistico.

Era il periodo dei dirottamenti, e tutti seguivamo con interesse ognuno di questi episodi. Anche questa fu una vittoria di tutto il popolo ebraico, in Italia segregato in ghetti, ma sempre in grado di risollevare la testa. Sono stato a tavola con Eli Wiesel, per due anni consecutivi, quando vivevo a Bari, invitato a cene di Pesach, cioè la commemorazione della fuga del popolo ebraico dall’Egitto, con il ‘passaggio’ dell’angelo della morte. Eli Wiesel, reduce dal campo di sterminio di Auschwitz, è stato insignito del premio Nobel per la pace nel 1986.

Ho stretto la mano, una sera, al Teatro Petruzzelli, prima dell’incendio che lo ha distrutto, al rabbino Toaff. Non sempre ho ricevuto da qualcuno di loro la stessa dimostrazione di amicizia, ma c’è il buono e il cattivo dappertutto, ed è sbagliato fare di tutte le erbe un fascio. Per esempio, stimo molto Enrico Mentana, come professionista. Molto meno Gad Lerner, per la sua faziosità pelosa. Non mi piacciono George Soros, né la famiglia Rotschild, e tanto meno quella Rockfeller, per la loro smania di dirigere il mondo. Non è tra le mie simpatie neanche l’onorevole Fiano, per la sua appartenenza ad una sinistra che si mostra, da una parte amica della causa palestinese; dall’altra demagogicamente si schiera in difesa di persone, come la Segre, minacciate da presunti ‘fascisti’, e comunque, antisemiti. Ma i primi antisemiti, caro Fiano, sono proprio gli eredi dei comunisti, quali voi vorreste essere. Oppure, con un doppio avvitamento carpiato, siete da due parti, secondo l’occasione?

Un bel giorno, si affaccia sulla scena pubblica una distinta signora, molto elegante, con una bella capigliatura bianca: una donna d’immagine, che colpisce subito la fantasia di tutti. E’ una di quelle persone che sono riuscite a sopravvivere ai campi di sterminio, si chiama Liliana Segre, è ebrea. Suppongo a causa del suo passato, per il quale merita rispetto, ma anche per il suo attivismo politico, viene elevata dal presidente Mattarella al rango di senatrice a vita. Diventa un personaggio pubblico, e le sue interviste vengono trasmesse in televisione. Viene anche invitata in diverse occasioni più o meno istituzionali, durante le quali dice e fa ciò che lei sa che gli altri si aspettano da lei, cioè parla della persecuzione, dei fascisti, delle leggi razziali italiane, delle deportazioni e così via. Tutti argomenti del “Per non dimenticare”. Nessuno vuole dimenticare quei momenti bui della nostra società. E nessuno ha alcunché in contrario a che vengano ricordati. Ma la nostra sinistra ha il sasso in tasca.

È un momento politicamente difficile, per la sinistra e per il M5S. Di Maio e i suoi compagni di partito hanno appena gabbato Matteo Salvini, bloccando ogni attività del governo gialloverde, e facendogli credere, con dichiarazioni fuor dai denti, che mai sarebbero andati con il PD.

Di contro, il buon Zingaretti, l’uomo che ride a prescindere, ha dichiarato che mai sarebbe andato con i grillini. Il gioco, suggerito da quel Machiavelli di Matteo Renzi, è fatto. Salvini chiede elezioni e si ritira dal governo, Di Maio e Conte si alleano con i presunti avversari piddini. Nasce un governo che ha la maggioranza in Parlamento, ma non nel paese. Soffia infatti un vento di destra che vorrebbe al potere la Lega, o magari un nuovo centrodestra. Per questo è obbligatorio bloccare qualsiasi tentativo di andare a nuove elezioni, che la Lega, con Salvini, vincerebbe a man bassa. Ricordo ancora l’espressione sollevata del presidente Mattarella quando, uscendo alla Vetrata, annunciò che il governo era fatto, fra M5S e PD. Anche lui temeva, date le sue origini politiche, una vittoria di Salvini.

Del resto, Matteo Renzi, che sarà anche un Pinocchio eccetera eccetera, ma le cose sa vederle in anticipo,  ha sempre detto che, andando a votare, avrebbero consegnato il paese a Salvini. Occorreva quindi combattere questo pericoloso avversario politico. E come, se non tacciandolo di razzismo, di antisemitismo, di odio? Infatti, la commissione parlamentare ventilata, forse in buona fede, da Liliana Segre, è “Contro l’odio”. Quell’odio che la sinistra e i grillini hanno sempre dimostrato nei confronti di Salvini, e che invece vorrebbero attribuire al capo della Lega. Quindi nell’ottica della delegittimazione, è partita anche la campagna Segre.

Due quotidiani in edicola ieri, 12 novembre, due ‘giornaloni’, portano in prima pagina la notizia relativa a quella che sarebbe una bufala, cioè le duecento pretese minacce quotidiane di  antisemiti nei confronti della Segre. Pare invece, a ciò che scrivono, che qualche insulto l’abbia ricevuto (come un po’ tutti noi, sui social), ma nell’ordine di poche decine al’anno. La decisione di dare una scorta di due carabinieri a Liliana Segre era apparsa subito esagerata e strumentale, diretto ad amplificare ad arte una situazione di pericolo leghista. Ora possiamo dire, guardando queste notizie, che lo strumento politico che la sinistra ha voluto creare contro Salvini – per traslazione colpevole di odio antisemita, di nuovo nazifascismo e di nazionalpopulismo, oltre che di razzismo – è proprio quella minuta e signorile vecchietta reduce dal campo di sterminio, Liliana Segre, non sappiamo quanto consapevole del suo ruolo. E allora, le persone che stanno al governo, e che vorrebbero portare la nostra nazione in una condizione di ‘crescita’ e di benessere, nonché di stabilità politica (a parole), e che poi nei fatti dimostrano d’essere ben altro, sono queste. Uno Zingaretti che sorride sempre e che ricorda che il PD ha salvato l’Italia dall’aumento dell’IVA – mentre l’IVA non sarebbe aumentata neanche con Salvini. Un Di Maio che, glissando sul suo ‘tradimento’ del compagno di governo, dichiara che facendo cadere il governo Salvini avrebbe voluto monetizzare il vantaggio elettorale che i sondaggi gli attribuivano, così ammettendo di essere comunque ancora in minoranza.

Il premier Giuseppi, mancato Cincinnato, che secondo alcuni ha diversi scheletri nell’armadio, e che dichiarò alla Vetrata che avrebbe fatto un governo ‘per’ qualcuno e non ‘contro’ nessuno, e invece non manca occasione per scagliarsi contro un Salvini che era stato al suo fianco fino all’ultimo, non subodorando il voltafaccia. Tra parentesi, quando stipulò il millantato accordo con Malta per i migranti ebbe a dire che aveva fatto più lui in un giorno che Salvini in sei mesi. Risultato: Malta manda le vedette libiche a respingere i barconi, e i migranti che arrivano ce li cucchiamo tutti noi, perché Merkel e Co. vogliono prima ‘vagliarne la qualità’. Avere strumentalizzato la figura di una reduce da Auschwitz-Birkenau per cercare di screditare un avversario politico, al punto di attribuirle una scorta (la tenga pure, oggi una scorta non si nega a nessuno, tranne a chi ne ha bisogno, come il colonnello Ultimo o il giuslavorista Marco Biagi, ucciso dalle BR sotto casa, definito ‘rompicoglioni’ dal ministro Scajola, per la sua insistenza nel chiederne una – proprio quel personaggio, Scajola, a cui hanno intestato un appartamento al centro di Roma ‘a sua insaputa’) denota il carattere delle persone e il loro progetto sinistroide. Vorremmo affidare il nostro futuro a persone così? Persone che non sanno se agitare la bandiera rossa e appoggiare i terroristi palestinesi; e che poi diventano filo ebraici quando si tratta di tacciare di ‘odiatore’ l’avversario politico? Personalmente farei un’altra scelta, ma questo è tacito. E comunque, è vero che ‘in amore e in guerra tutto è lecito’, come recita un proverbio. Ma è anche vero che a governare una nazione ci vogliono persone che abbiano principi sani e onesti; che siano al di sopra di ogni sospetto; e che, come diceva Cesare di sua moglie, non devono soltanto apparire onesti, ma devono esserlo. E qui mi sa che non ci siamo.

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Cronaca

Morte di Pierpaolo Pasolini, noi sappiamo chi sono i mandanti: a.a.a. cercasi Commissione Parlamentare d’Inchiesta

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Pierpaolo Pasolini e Mauro De Mauro due uomini legati dalla ricerca di una verità che forse è costata la vita ad entrambi: parliamo della morte di Enrico Mattei, fondatore e presidente dell’Eni, avvenuta il 27 ottobre del 1962, quando precipitò, a seguito di un attentato, dall’aereo che lo stava riportando a Milano da Catania.

Una fine, quella di Mattei, che secondo quanto affermato dall’onorevole Oronzo Reale trova il mandante in Eugenio Cefis, ex braccio destro all’ENI di Mattei, che pochi mesi prima dell’attentato era stato costretto alle dimissioni quando il presidente dell’Eni si sarebbe reso conto che Cefis era manovrato dalla CIA.

Eugenio Cefis, secondo quanto emerso da due appunti degli ex servizi segreti italiani civili e militari scoperti dal Pm Vincenzo Calia durante la sua inchiesta sulla morte di Mattei, è stato il fondatore della Loggia P2 e l’avrebbe diretta fino ai primi anni ’80 quando scoppiò lo scandalo petroli.
Pochi giorni dopo la morte di Enrico Mattei, Cefis viene reintegrato nell’ENI come vicepresidente per poi diventarne in seguito presidente. Cefis non fu mai incriminato ufficialmente.

In tutta questa vicenda ecco intrecciarsi i tragici destini, prima di Mauro De Mauro e poi di Pierpaolo Pasolini

Il primo, De Mauro, venne rapito e fatto sparire dalla mafia “perché si era spinto troppo oltre nella sua ricerca della verità sulle ultime ore di Enrico Mattei” come si legge in una sentenza della Corte d’Assise del 2012. Tesi, quest’ultima, riferita anche dal collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta. Buscetta spiega che i boss mafiosi Stefano Bontate, Gaetano Badalamenti e Luciano Liggio furono coloro che organizzarono l’uccisione di De Mauro perchè stava indagando sulla morte del presidente dell’Eni e aveva ottime fonti all’interno di Cosa nostra.

CLICCARE SULLA FOTO PER VEDERE IL SERVIZIO

Il primo video servizio trasmesso a Officina Stampa del 7/11/2019

Il secondo, Piepaolo Pasolini, viene barbaramente ammazzato la notte tra il primo e il 2 novembre del 1975. In quel periodo Pasolini sta ultimando “Petrolio”, il romanzo sul Potere che la sua morte violenta gli impedì di terminare. Pasolini riprende quasi alla lettera ampi paragrafi di “Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente” un libro-verità molto documentato firmato da un fantomatico Giorgio Steimetz, che arriva in libreria nel 1972, ma subito viene fatto sparire.

Una documentata inchiesta sul potentissimo e invisibile presidente di Eni e Montedison succeduto a Enrico Mattei: Eugenio Cefis, una delle figure più inquietanti e controverse della storia repubblicana.

Nelle sue mani – ha scritto il politologo Massimo Teodori – Montedison “diviene progressivamente un vero e proprio potentato che, sfruttando le risorse imprenditoriali pubbliche, condiziona pesantemente la stampa, usa illecitamente i servizi segreti dello Stato a scopo di informazione, pratica l’intimidazione e il ricatto, compie manovre finanziarie spregiudicate oltre i limiti della legalità, corrompe politici, stabilisce alleanze con ministri, partiti e correnti”.

Nel 1974 si scoprirà che il capo dei Servizi segreti Vito Miceli – tessera P2 n.1605 – quotidianamente inoltrava informative a Eugenio Cefis, quasi che il Sid fosse la personale polizia privata di Eugenio Cefis che poteva dunque monitorare politici, industriali, giornalisti, aziende pubbliche e private. Temi brucianti, che Pasolini tratta contemporaneamente sia nel romanzo Petrolio che sulle pagine del Corriere della Sera.

Petrolio esce come opera postuma incompiuta di Pierpaolo Pasolini e in stadio frammentario nel 1992. Una delle fonti di quel romanzo, in cui pare che Pasolini avesse delle rivelazioni sul caso Mattei, era proprio questo libro, ma il capitolo in questione, “Lampi sull’Eni”, venne misteriosamente sottratto dalle carte dello scrittore.

Una trama oscura che passa attraverso il libro che Pasolini stava ultimando, Petrolio, e la sceneggiatura per un film di Rosi sul Caso Mattei a cui Mauro De Mauro lavorava. Un puzzle intricato che passa attraverso la loggia massonica P2, i servizi segreti deviati e la lotta per il potere di personaggi senza scrupoli.

CLICCARE SULLA FOTO PER GUARDARE IL VIDEO SERVIZIO

Il secondo video servizio trasmesso a Officina Stampa del 7/11/2019

E’ la mattina del 2 Novembre 1975 quando Pierpaolo Pasolini viene trovato morto sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia. Il poeta è stato massacrato di botte e investito più volte dalla sua stessa auto, un’Alfa Romeo 2000 GT.
Ad essere accusato dell’omicidio è Pino Pelosi, un ragazzo di diciassette anni arrestato dalle forze dell’ordine dopo essere stato fermato la notte stessa alla guida dell’auto del Pasolini.

Pelosi confessa di aver ucciso Pasolini perchè quest’ultimo voleva avere un rapporto sessuale non consensuale. Avrebbe quindi ferito Pasolini, per legittima difesa, con una mazza per poi finirlo passandoci sopra più volte con l’auto del poeta.
La ricostruzione di Pelosi, come accertato da autorevoli testimonianze esterne e pareri della magistratura, appare fin da subito distorta. Gli abiti del ragazzo non presentano tracce di sangue ed è ampiamente improbabile che un uomo della stazza di Pasolini non sia riuscito a difendersi contro un ragazzino.
La sentenza di primo grado a carico di Pelosi lo condanna quindi per omicidio volontario in concorso con ignoti. Ma chi erano questi ignoti?

A sorpresa, nel 2005, Pelosi ritratta e dopo esattamente 30anni, dichiara di non essere stato solo quella tragica notte.

La novità sostanziale che emerge dal racconto di Pelosi è che con lui non c’era una banda di ragazzini, ma uomini dall’accento siciliano non ben identificati, a bordo di un’auto targata Catania. Queste persone avrebbero massacrato Pasolini e il ragazzo sarebbe stato solo un capro espiatorio.
Un riscontro interessante al nuovo racconto di Pelosi è che nei giorni seguenti l’omicidio una telefonata anonima alla Polizia segnalò che la notte tra il 1 e il 2 novembre del 1975 una macchina targata Catania seguiva l’Alfa di Pasolini.

Nel 2016 la dottoressa Marina Baldi, nota genetista forense, su richiesta dell’avvocato Stefano Maccioni, legale della famiglia Pasolini, ha valutato la perizia tecnico-biologica effettuata nel 2013 dal RIS di Roma, contenente i risultati delle analisi genetiche sui reperti in sequestro e forniti dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Roma.

Ebbene, sono emersi 5 profili genetici riconducibili a 5 soggetti ignoti di cui uno che, nel momento in cui c’è stato il contatto con la vittima era ferito, con ferita recente perché perdeva sangue.

La genetista Baldi nella sua relazione ritiene che si debba tentare di eseguire nuovi test con i campioni di DNA delle persone ignote individuate sui reperti, soprattutto alla luce delle novità in campo tecnico, come la Next Generation Sequencing (NGS) con amplificazione massiva parallela, che consente analisi di pannelli di geni di dimensioni inimmaginabili fino a qualche anno fa. Una realtà in campo scientifico che permette le associazioni di alcuni assetti genetici con alcune caratteristiche fisiche, quale colore degli occhi, della pelle, dei capelli ed alcuni tratti somatici.

E’ una verità che deve essere cercata, sia dal punto di vista giudiziario che dal punto di vista scientifico.

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Traduci/Translate/Traducir

Il calendario delle notizie

Novembre: 2019
L M M G V S D
« Ott    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930  

L’Osservatore su Facebook

I tweet de L’Osservatore

Le più lette di oggi

Copyright © 2017 L'Osservatore d'Italia Aut. Tribunale di Velletri (RM) 2/2012 del 16/01/2012 / Iscrizione Registro ROC 24189 DEL 07/02/2014 Editore: L'osservatore d'Italia Srls - Tel. 345-7934445 oppure 340-6878120 - PEC osservatoreitalia@pec.it Direttore responsabile: Chiara Rai - Cell. 345-7934445 (email: direzione@osservatoreitalia.it