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Assassin’s Creed Odyssey, la saga approda nell’antica Grecia

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Con Assassin’s Creed Odyssey per Pc, Xbox One, Ps4 e Switch, Ubisoft prosegue e amplia il progetto di rinnovamento della saga iniziata lo scorso anno con Origins (qui la nostra recensione). Basti pensare che solo tre anni fa la serie sembrava essersi arenata in un loop di titoli molto simili fra loro, ma solo ambientati in epoche differenti. Dopo lo stop di un anno deciso dalla casa francese, a seguito del lancio di Assassin’S Creed Sindycate, però la musica e cambiata e sia nel 2017 che soprattutto adesso ci hanno mostrato cosa vuol dire rinfrescare una saga senza stravolgere ciò che c’era di buono in passato, ma soprattutto migliorandone diversi aspetti. Venendo al dunque ed esaminando da vicino questo Assassin’S Creed Odyssey va fatta una premessa, ossia: la storyline non basa il proprio racconto del passato sull’eterna lotta tra Assassini e Templari bensì su un vero e ben documentato conflitto storico avvenuto nell’Antica Grecia tra il 431 e il 404 A.C. ossia la Guerra del Peloponneso.

In questo arco temporale viene ben descritta la lotta tra Sparta e Atene che diede vita a uno dei contrasti più aspri e duri che la storia ricordi e che, di conseguenza, cambiò profondamente lo scheletro della Grecia stessa. Il team Ubisoft Quebec ha ben studiato l’argomento, e vista l’accuratezza nei dettagli mostrata nel corso di tutto il gioco, se si è amanti di quel particolare periodo storico, rimarrete assolutamente estasiati da quest’ultimo capitolo della serie. Ancora di più di quanto visto in Origins, Assassin’s Creed Odyssey vuol essere un RPG a tutto tondo con elementi esplorativi e molte altre caratteristiche che distinguono questo genere. Una volta lanciato il gioco ci si accorge della prima grande novità, per la prima volta nella serie i personaggi giocabili tra cui scegliere saranno due: Alexios o Kassandra. Essendo ambientato 400 anni prima di Origins, in Odyssey la confraternita degli Assassini non ha ancora assunto i contorni che tutti i fan della saga conoscono di conseguenza i protagonisti saranno semplici mercenari spartani, discendenti di Leonida ed esiliati da bambini a seguito di una tragedia familiare. Dopo le prime ore di gioco si viene lanciati così in un epico viaggio che ha inizio dall’isola di Cefalonia, un luogo nelle vicinanze dell’iconica dimora di Ulisse. Si possono incontrare personaggi carismatici, si affrontano epiche battaglie navali e scontri campali. Si combatte contro l’esercito di Sparta o contro quello di Atene e pian piano saranno svelati i segreti della Prima Civilizzazione, uno degli elementi più oscuri dell’universo della saga, il tutto per diventare un vero eroe Greco, cambiare le sorti della guerra e portare alla luce i segreti della propria stirpe. Rispetto ai precedenti episodi, la storia di Assassin’S Creed Odyssey è però narrata in modo differente: la maggior parte dei dialoghi infatti sono a scelta multipla e le decisioni che si prenderanno avranno conseguenze, più o meno visibili, su trama, mondo di gioco, destino di alcuni personaggi e finale della storia, che ricordiamo possiede ben 9 epiloghi differenti.

Lungo il corso dell’avventura non ci sono decisioni giuste o sbagliate, ognuno è libero di vivere la propria “Odissea” come meglio crede, assumendosi però le conseguenze delle proprie azioni che potrebbero persino dare vita a tragici eventi. In tutto questo peregrinar per la Grecia antica è molto importante sottolineare che in questo nuovo capitolo della saga è presente Layla, conosciuta in Origins. La donna, che vive nel presente, è il motore scatenante degli eventi in quanto è alla ricerca di un qualcosa ben più importante dei frutti dell’Eden. A livello di carisma Layla è ancora molto lontana dal mito di Desmond, il protagonista storico della serie, ma gioco dopo gioco siamo certi che l’interesse verso questo personaggio crescerà sempre di più fino a forgiare un nuovo eroe iconico del brand. Assassin’s Creed Odyssey offre a tutti gli appassionati una gigantesca offerta, ma affida il timone al giocatore, chiamandolo a costruire da solo la propria storia. Ad accompagnare una scrittura migliorata della storia è presente anche una diversa gestione del livello richiesto per compiere le missioni. Ad esempio se si è lasciato indietro un compito, man mano che Kassandra ed Alexios diventeranno più forti le missioni si faranno più difficili avanzando di livello al pari del protagonista. Questa è una scelta vincente, che non sminuisce nessuna quest, neanche quelle delle prime ore di gioco, garantendo sempre una sfida ben proporzionata. Per aumentare di livello sarà necessario svolgere svariati compiti, dato che la progressione risulta simile a quella vista in Origins. A step prestabiliti, infatti, la trama principale alza l’asticella del livello richiesto, e nelle fasi finali il gap da coprire è abbastanza importante. Tutto questo aumenta la longevità in quanto sarà necessario dedicarsi a lunghe sessioni di sottoquest per potenziare il proprio avatar. Nonostante le missioni che si adattano al livello del giocatore, bisognerà dedicarsi a svariate ore di farming che vanno in contrasto con il coinvolgimento emotivo della scrittura, che dispensa momenti degni di nota ad altri piuttosto blandi. Nella difficoltà complessiva del titolo persiste qualche sbilanciamento nella difficoltà generale, con quest che presentano nemici più coriacei rispetto al livello richiesto e viceversa. Nulla di estremamente complesso che rovina l’esperienza di gioco, ma comunque va sottolineato. Assassin’s Creed Odyssey rappresenta la vera rottura con l’anima storica della serie, reggendo meglio gli attuali standard degli action RPG ma lasciando ancora qualche piccola sbavatura tra conseguenze delle scelte e progressione.

È certo che Ubisoft ha dato grande enfasi al senso di immersività, integrando un sistema opzionale di vivere l’esperienza di gioco: nella “Modalità Esplorazione” è possibile infatti rimuovere tutti i simboli da HUD e mappa, e raggiungere i luoghi di interesse affidandosi unicamente alle indicazioni raccolte dai dialoghi. Una trovata senz’altro particolare ma considerando che per completare tutti i filoni narrativi ci sono volute circa settanta ore, vivere l’enorme esperienza che offre Odyssey in questo modo fa lievitare in maniera enorme le ore necessarie al completamento dell’avventura. Ciononostante è palpabile la volontà degli sviluppatori di offrire un approccio meno guidato alle vicende della campagna, e ne è un caso emblematico la lotta alla setta: una lunga caccia a tutti i membri del culto, protetti dall’anonimato. Alcune figure di questa pseudo massoneria fanno la loro comparsa seguendo la quest principale, altre si nascondono in luoghi da scoprire solo dopo aver ottenuto il giusto indizio. Si tratta di un pizzico di brio che non dispiace, e che aiuta a variare la formula delle quest relative alla sottotrama. Giocando ad Assassin’S Creed Odyssey la sensazione che si prova rispetto al passato è quella di una costante miglioria rispetto a quanto visto in passato figlia di ciò che è stato fatto con Origins. Ad esempio i combattimenti restano all’apparenza identici ma influenzati da un’assenza piuttosto importante, ossia quella dello scudo. Lo strumento è stato volutamente rimosso e la manovra difensiva è affidata per intero ad una parata con l’arma equipaggiata. Una delle novità più interessanti però è un sistema di abilità attive estremamente ricco di mosse, dall’iconico “calcio di Sparta”, ispirato al film 300, alla possibilità di strappare gli scudi nemici. Tutte le abilità, insieme ai perk passivi, sono divise in tre rami differenziati, ed ognuna di esse può esser ulteriormente potenziata un certo numero di volte. Ne risulta che attraverso le ore di gioco ognuno si può plasmare il proprio personaggio come si preferisce, grazie anche alla possibilità di riassegnare tutti i punti esperienza col giusto ammontare di dracme. A mettere un po’ di pepe all’avventura ci pensano i mercenari, una versione riveduta e corretta dei Phylakes visti in Origins. Questi cacciatori di taglie si muoveranno nel caso di reati commessi alla luce del sole, e rappresentano una minaccia costante e fastidiosa. Se nel capitolo scorso il loro arrivo era favorito dagli allarmi delle fortezze, in Assassin’S Creed Odyssey la loro caccia diventa più pressante e, soprattutto, senza fine. L’unica pecca in tutto questo gran calderone di novità e migliorie è l’intelligenza artificiale nemica che, nonostante un’aggressività maggiore, è ancora vittima di singhiozzi ben poco appassionanti. Nell’ultima fatica di Ubisoft però non si combatte solo a terra, infatti fanno il loro graditissimo ritorno anche gli scontri navali, ben più approfonditi rispetto alle brevi battaglie viste in Origins. Kassandra ha a disposizione una sua nave, con ciurma e luogotenenti annessi, ed un armamentario di frecce, arpioni e violenti speronamenti. Guardando al passato di casa Ubisoft, le battaglie navali di Odyssey non possono competere con quelle viste in Black Flag o Rogue, ma contestualizzandole nell’ambito di un elemento accessorio in un’offerta ludica sempre più vasta, è chiaro come acquisiscano un valore diverso. In poche parole sono scontri semplici, complice anche la tecnologia dell’epoca, ma ben realizzati e funzionali al loro scopo. Insomma, alla luce di quanto detto, Assassin’s Creed Odyssey si presenta con un’offerta mai vista prima nella storia della serie, un piatto ricco di elementi spalmati su una mappa a dir poco immensa, missioni dinamiche a seconda delle scelte fatte in determinati frangenti e migliorie alla base costruita in Origins.

A livello grafico il gioco si presenta con una qualità su schermo assolutamente sorprendente che farà letteralmente impazzire i giocatori. A livello tecnico raramente si possono riscontrare cali di frame nelle fasi più concitate o bug eclatanti. Da sottolineare, e celebrare soprattutto, la fedele riproduzione storica della Grecia del 400 A.C. e l’amabile colonna sonora. Buona anche la localizzazione in italiano (che bisognerà scaricare al primo avvio del titolo e peserà ben due giga). Non convince appieno la linea narrativa intrapresa e continuata nel presente ma, fortunatamente, le gesta di Alexios e Kassandra riescono a mitigare il tutto grazie a costanti colpi di scena forti di un contesto storico tanto solido quanto emozionante. Il nuovo Assassin’s Creed Odyssey è l’espressione massima della serie in termini di esplorazione: starà al giocatore decidere da che parte stare, cosa fare e soprattutto cosa essere. Tirando le somme, la nuova avventura sviluppata da Ubisoft Quebec taglia in modo netto con il passato e “trasforma” Assassin’s Creed in un vero RPG con dialoghi a scelta multipla, che avranno impatti sull’intero mondo di gioco, un sistema di progressione delle abilità ricco e intelligente, ma anche grazie a un sistema di gestione armi ed equipaggiamento intuitivo e assolutamente interessante. Il team di sviluppo ha creato un sistema di progressione corposo e stratificato con un albero delle abilità più semplificato di quello presente in Origins ma nello stesso tempo più efficace. Ha poi anche stravolto in parte il sistema di combattimento introducendo potenti e speciali abilità capaci di ribaltare le sorti di uno scontro e rendendo i combattimenti alla luce del sole molto più appaganti, fluidi e divertenti rispetto alle fasi stealth. Nel farlo, però, tradisce la filosofia stessa dell’assassino, probabilmente una scelta per andare incontro ad un pubblico diverso. Ubisoft Quebec non ha avuto paura di osare e il risultato sulla carta è assolutamente positivo. Sia che siate amanti della serie, sia che non abbiate mai giocato a un capitolo della saga, Assassin’s Creed Odysey è a nostro avviso un acquisto obbligatorio, un titolo che ha un non so che di magico e che è in grado di far respirare l’atmosfera della Grecia antica.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 9
Gameplay: 8,5
Sonoro: 9
Longevità: 9,5
VOTO FINALE: 9

 

Francesco Pellegrino Lise

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Metro Exodus, un’odissea post atomica

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Metro Exodus, l’ultimo capitolo della serie basata sui romanzi dello scrittore russo Dmitry Glukhovsky è finalmente arrivato su Pc, Xbox One e Ps4. L’ultima fatica di 4A Games e Deep Silver è stata attesa con molta ansia dai fan, considerando che l’ultimo gioco della saga è stato rilasciato quasi sei anni fa e in questo lasso di tempo gli appassionati hanno potuto solo giocare alle versioni remastered del titolo originale e del suo seguito. Per chi non lo sapesse l’universo di Metro è un universo catastrofico dove la storia dello scorso secolo ha lasciato il genere umano ferito, saccheggiato nell’animo da due guerre devastanti. I precari nuovi equilibri politico-economici fra Est e Ovest che ne conseguirono scissero il mondo nella seconda parte del ventesimo secolo, portando il pianeta sull’orlo di una guerra nucleare senza scampo, per nessuna fazione. Nel 2010 lo sviluppatore ucraino 4A Games diede vita al racconto di Dmitrij Gluchovskij ambientato nella metropolitana di Mosca con Metro 2033 e, successivamente, Metro Last Light, first person shooters dalle sfaccettature horror in cui meccaniche survival e stealth assecondano una caratterizzante anima narrativa. Adesso con Metro Exodus, anch’esso ispirato al terzo e ultimo romanzo dell’autore russo, le claustrofobiche meccaniche di gioco che hanno caratterizzato la serie vengono accantonate a favore di una giocabilità più esplorativa. Fuori dai tunnel della metropolitana di mosca il mondo ancora esiste, ferito, irrimediabilmente mutato, ma in ogni caso vivo. Andando più nello specifico, in Metro Exodus si vestono ancora una volta i panni di Artyom. Egli, sposatosi con Anna, la bella e determinata figlia del Colonnello Miller, il leader dell’Ordine di Sparta, sogna ancora un futuro lontano dal giogo opprimente della metropolitana e delle mostruosità nate dalle radiazioni che hanno reso Mosca una terra arida e inospitale. E proprio tenendo saldamente a sé quest’idea che gli eventi del prologo del gioco conducono il protagonista e suoi compagni ad abbandonare lo scenario in cui si sono svolti i precedenti capitoli in cerca di una nuova speranza a bordo dell’Aurora, un treno a vapore che li conduce in un vero e proprio esodo per la sopravvivenza che durerà un anno intero. Lungo l’arco di questi 12 mesi l’alternanza delle stagioni coincide con il sopraggiungere di nuove e differenti insidie, legate a filo doppio alle novità di gameplay introdotte con Exodus: attraversando ciò che resta della vecchia Russia, Artyom e compagni si trovano a esplorare vaste regioni dalle caratteristiche uniche dove mostri e fanatici di ogni genere sono pronti a fare di tutto per ostacolare la ricerca di una destinazione finale tanto sfuggente quanto ambita. La trilogia di Metro è sempre stata un’esperienza esplicitamente dedicata al single player, ed Exodus, nonostante lo stravolgimento delle ambientazioni, non è da meno. Come nei vecchi capitoli della serie, dove erano previsti dei finali multipli e di conseguenza anche delle scelte morali che andavano a incidere direttamente sul karma del protagonista, anche stavolta il sistema è il medesimo. Compiere determinate scelte, adottare una certa condotta piuttosto che un’altra determinerà il destino di Artyom, e anche il finale della storia. Anche stavolta sarà necessario fare molta attenzione a ciò che si fa, in quanto la condotta non è effettivamente rappresentata chiaramente mediante un qualsiasi indicatore. Se si commette un errore, si avvertirà solo un lieve suono accompagnato da una specie di flash. Fortunatamente basta tenere le orecchie bene aperte e prestare attenzione alle parole dei compagni di d’avventura: quasi sempre, infatti, consiglieranno la condotta più adatta, che in genere si basa sulla regola d’oro del “non uccidere gli innocenti”. Il punto è che coloro che sono liberi dal peccato non sono sempre riconoscibili, e per aggirare il problema l’unica via è quella dell’approccio stealth. Tale modo di affrontare il gioco è diventato ancor più centrale in questo capitolo, e lo sviluppo verticale di alcuni livelli lo rende anche particolarmente stimolante. Per evitare l’omicidio bisogna muoversi nell’ombra, o in alternativa è necessario arrivare alle spalle del nemico per poi sferrargli un colpo deciso fra capo e collo. Le soddisfazioni ci sono anche in questo caso, ma è chiaro che scegliendo la “via del buono” si spara molto meno, e in alcuni casi il basso profilo viene imposto per molto tempo, e forse non a tutti potrebbe piacere tale tipo di approccio. D’altra parte, è bene sottolineare che bastano pochi errori per compromettere il finale “positivo” e l’alternativa non è esattamente un “happy ending”. Quindi se si desiderà un’esperienza più difficile, immersiva e appagante, consigliamo la via del bene. Se invece si cerca un approccio più action, più shooter e più adrenalinico, a patto di accettare un finale negativo, Metro Exodus potrà garantire tanto divertimento anche in questo senso.

In questo titolo, come già nei suoi predecessori, per forza di cose la narrativa riveste un ruolo fondamentale. Essa, infatti, deve invogliare il giocatore a proseguire il viaggio, e per farlo necessita di uno scopo e di una tavolata di personaggi di spessore su cui poter contare. A bordo dell’Aurora, il treno con cui si muovono i protagonisti, tutto questo c’è, e il tema dell’esodo verso la terra promessa è affrontato con grande pathos. Esempio clou ne è uno dei primi filmati che con una dissolvenza catapulta il giocatore nel passato, all’interno di un vagone della metro, ancora brulicante di persone. Le ruote si muovono verso chissà dove, mentre chi sta con il pad in mano osserva dal finestrino il teatro della condizione umana; fuori la città cambia, dapprima sferzata dai venti di guerra lontana e poi demolita dal fragore nucleare, e infine il silenzio, poi le porte si aprono. Davvero di grande effetto. All’inizio di Metro Exodus ci si trova ancora a Mosca, a poca distanza dagli eventi di Last Light, ed Artyom, fra un’uscita e l’altra, non ha ancora abbandonato l’idea che ci sia vita oltre i confini della città. Per una serie di sfortunati eventi, spiegati purtroppo in maniera un po’ brusca e superficiale, la comitiva degli Spartani si ritrova ad apprendere una terribile verità, e ovviamente poco dopo la situazione precipita, costringendoli a fuggire per sempre dalla capitale russa. Il loro mezzo è un vecchio treno corazzato, denominato in seguito Aurora, che fungerà da nuova casa per tutto il viaggio. A bordo ci sono tutti: Artyom, sua moglie Anna, Miller, Alyosha, Idiota e anche qualche nuovo arrivo. Ognuno di loro ha le sue paure, i suoi sogni, e anche se non sono disponibili delle vere e proprie interazioni, dal momento che il protagonista è ancora una volta completamente muto, durante il pellegrinaggio verso est ci saranno numerose occasioni per fare la loro conoscenza; girovagando per il campo base, di volta in volta allestito in modo diverso, capita spesso di origliare scambi di battute, storie di folklore, dialoghi e perfino litigi che contribuiscono a tratteggiale i loro profili. In Metro Exodus il giocatore sarà sempre uno spettatore passivo, ed è una scelta che oggi mostra più che mai i suoi limiti, eppure dopo ogni missione, quando si ritorna all’Aurora, viene sempre voglia di ascoltare i discorsi dei compagni di viaggio, di osservarli mentre sono seduti su uno sgabello intenti a fumare una sigaretta piegata o a sorseggiare una vodka di pessima qualità, e nonostante la scarsa possibilità d’interazione, ci si sente a casa, al sicuro e circondati da persone amiche. Proprio queste atmosfere speciali sono il punto di forza di Metro Exodus. Infatti il gioco riesce a coinvolgere emotivamente chi gioca e tutto ciò dà energia alla voglia di proseguire nell’avventura e di scoprire cosa accadrà proseguendo nella storia. Nell’ultima fatica di 4A Games e Deep Silver c’è spazio per la speranza e il desiderio personale, per la delusione e la disillusione, e anche per la ricerca della tranquillità. Peccato che quest’ultima sia una merce molto rara, anche perché nel cuore della Russia post nucleare si incontrano personaggi bizzarri e strane tribù dalle intenzioni poco pacifiche, come fanatici che ripudiano la tecnologia e anche schiavisti della peggior specie, e alcune di queste riusciranno a far rimpiangere i tempi delle buie gallerie della metropolitana. Le atmosfere sono sempre magnifiche e quando la trama riprende la narrazione lineare il risultato è sempre alto.

A livello di giocabilità, come vi dicevamo all’inizio, Metro Exodus propone qualcosa di molto diverso rispetto a quanto è stato visto nei capitoli precedenti. Una volta entrati in contatto con le aree denominate Volga e Caspio, la sensazione è quella di perdersi da un momento all’altro. La mappa a disposizione di Artyom dice poco o nulla su ciò che bisogna fare, almeno finché qualcuno non indica la strada al protagonista. Ogni location è stata creata a misura d’uomo, e a parte rari casi dove bisogna aggirare ostacoli, si riesce a correre da una parte all’altra in una manciata di minuti, a patto però di sopravvivere ai mutanti e ad altri temibili orrori, ovviamente. Il rischio di una struttura del genere era alto, anche perché in realtà non esistono delle vere e proprie missioni secondarie, non ci sono personaggi opzionali da scoprire e neppure le solite vecchie fetch quest, eppure 4A Games è riuscita a trovare l’equilibrio perfetto. in Metro: Exodus la storia ci porta costantemente da un punto A ad un punto B, ma nel mentre è impossibile non lasciarsi contagiare dalla voglia di esplorare i piccoli centri abitati e le numerose rovine disseminate in giro, magari a bordo di un piccolo quattroruote di fortuna o di una barchetta a remi da cui entra acqua da tutte le parti. Il più delle volte ad attirare l’attenzione del giocatore sarà proprio il paesaggio stesso, magari grazie a uno scorcio particolarmente ispirato, un dettaglio o un’architettura che si staglia in lontananza. Tali aree spingono ad “abbandonare” momentaneamente la missione principale per scoprire cosa si nasconde fra quelle misteriose case o in quella fabbrica allontanata o fra quei rottami apparentemente abbandonati. Tutto questo arricchisce l’esperienza di gioco e ne espande la longevità. Naturalmente, oltre a quanto detto, sulla mappa sono presenti anche alcuni dungeon, che spesso prendono le sembianze di bunker abbandonati, fogne e fabbriche prebelliche diroccate. Tali aree sono sezioni relativamente piccole, caratterizzate da una progressione lineare e dall’utilizzo della maschera antigas, ma svolgono benissimo il loro lavoro. Esse servono a staccare dal free roaming, ma sono comunque location curatissime e articolate, che riportano in primo piano il vecchio e glorioso feeling dei primi due capitoli. Che si tratti di rovistare fra gli archivi sepolti dell’esercito o di farsi strada attraverso una diga pericolante, quelli appena citati sono senza dubbio fra i momenti più riusciti della produzione, e riescono ad incastrarsi perfettamente con il resto dell’avventura. In Metro Exodus la pratica del frugare fra i rifiuti per trovare oggetti utili veste ancora una volta un ruolo centrale e lo fa più di quanto visto in passato, anche perché in questo capitolo non esistono mercanti, e tutto passa per un pugno di pezzi di metallo e qualche oncia di sostanze chimiche. All’inizio questo sistema può apparire un po’ macchinoso, ma una volta che si sarà familiarizzato con il “trova e ricicla” sarà un vero piacere poter creare tutto ciò che occorre attraverso i materiali di scarto. Si può creare praticamente tutto in regolare autonomia, dai medikit ai filtri per la maschera, passando anche per le migliorie per le armi. Insomma, il concetto di base è: più si passa tempo a cercare materiali utili fra i rifiuti, maggiore sarà la possibilità di creare equipaggiamento per sopravvivere. Ovviamente per montare gli oggetti più complessi e ingombranti sarà necessario servirsi di un banco da lavoro, sempre reperibile al campo base o all’interno delle zone disseminate in giro per la Russia post nucleare. Assemblare le proprie scorte e prepararsi prima di ogni singola spedizione non diventerà soltanto un rito, ma presto ci si accorgerà che è proprio uno degli elementi trainanti del gameplay, che scandisce il ritmo dell’avventura. A livello di combat system, gli scontri a fuoco risultano sempre molto realistici e ben realizzati, ogni proiettile sparato da Artyom sembra diverso da quello precedente, come a voler ribadire l’artigianalità dell’arma, e il feeling è sempre lento e pesante. In Metro Exodus però i movimenti sono differenti dai normali shooter, quindi scordatevi scivolate rapide e scatti fulminei di 180 gradi. Nel gioco, essendo parecchio simulativo, per perdere la pellaccia basta scordarsi di pulire il vetro della maschera antigas o di ricaricare l’arma prima di sporgersi da un angolo. Detto ciò, se non si è abituati alle dinamiche della serie consigliamo caldamente di affrontare la difficoltà normale, ben bilanciata e più che adatta a comprendere come si gioca. Al contrario, se si è veterani di Metro e si è alla ricerca della vera “Metro Experience” allora è il caso di scegliere sulla difficoltà estrema, dove ogni proiettile raccolto fra la polvere vi farà gridare al miracolo, ma soprattutto dove sopravvivere sarà un vero e proprio incubo.

A livello grafico Metro Exodus è un titolo davvero ben Fatto. La realizzazione tecnica di alto livello e l’accompagnamento sonoro di buon livello del mondo di gioco, riescono a trasmettere a pieno il senso di desolazione e pericolo che attanaglia l’intero viaggio dell’Aurora. A dispetto di qualche calo di fluidità in alcune delle fasi più concitate, il colpo d’occhio generale è sempre di alto livello e gode di un orizzonte visivo più che apprezzabile. La contrapposizione fra la l’illuminazione naturale degli ambienti esterni e quella artificiale dei luoghi chiusi regala giochi di luce e riflessi di grande pregio. Questi uniti ai tanti effetti grafici presenti restituiscono un’immagine viva e sempre ricca di dettagli. Insomma, nulla da eccepire. Peccato solo per l’assolutamente voluto senso di pesantezza che si ha mentre ci si muove e si prende la mira che sicuramente rende l’esperienza di gioco meno fluida e un po’ snervante. In ogni caso, una volta compreso come gestirla, l’avventura di Artyom sarà assolutamente una storia avvincente, ricca di colpi di scena e incredibilmente profonda. Tirando le somme, questo Metro Exodus è un ottimo esempio di come sia possibile integrare elementi nuovi pur preservando e dando maggior spicco ai tratti più caratteristici di una serie. La novità delle sezioni liberamente esplorabili ha aggiunto quantità e varietà all’offerta, permettendo agli sviluppatori di studiare le parti più lineari dell’avventura senza compromessi in termini di intensità. Il viaggio di Artyom e dei suoi compagni a bordo dell’Aurora resta dunque fedele ai tratti caratteristici che hanno reso famosi i giochi precedenti, ma in questo nuovo capitolo essi sono stati arricchiti in maniera estremamente positiva nella loro formula base da elementi completamente inediti e da un comparto tecnico di alto profilo. Insomma, dopo tanta metropolitana e ambienti bui e angusti un po’ d’aria fresca, seppur infarcita d terribili mutanti e personaggi estremamente crudeli e senza scrupoli, era quello che ci voleva. Ovviamente se si vuol giocare bene e comprendere a fondo Questo terzo capitolo della saga, consigliamo di giocare i precedenti o quantomeno di aver letto i libri. Ovviamente Metro Exodus può essere giocato anche senza conoscere quanto è accaduto in precedenza, ma a livello di trama potrebbe essere difficile comprendere l’universo di gioco e alcuni riferimenti. In ogni caso crediamo che ogni buon gamer che si rispetti, specialmente chi è rimasto affezionato ai titoli single player dovrebbe acquistarlo. Ore e ore di gioco ben scritte e realizzate sono solo la base di quest’opera che se affrontata come si deve è in grado di dare molte e appaganti soddisfazioni.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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WhatsApp consuma troppi giga? Ecco come evitarlo

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WhatsApp consuma troppo traffico dati? Non sapete come fare per risparmiare i giga di navigazione? Basta seguire alcune piccole ma fondamentali regole. La popolare applicazione di messaggistica istantanea è tra le più scaricate al mondo per scambiare messaggi ed effettuare chiamate tramite internet, senza dover badare a minuti o sms. Certo, avere il supporto di una connessione dati mobile è però fondamentale per utilizzarla e quindi prestare attenzione a quanto traffico internet si consuma utilizzando WhatsApp è importante per evitare di ritrovarsi con i preziosissimi giga mensili esauriti e l’App disabilitata. Ma come si fa per ridurre il peso di WhatsApp sul proprio piano internet? Nell’occhio del ciclone ci sono ovviamente i download, ovvero tutte le immagini, gli audio e i video che si scaricano o si inviano tramite la chat. Inviare via WhatsApp tanti contenuti multimediali può rivelarsi un vero e proprio salasso in caso di pochi Giga di traffico mobile disponibili. Non tutti sanno però che tramite le impostazioni è possibile sia su iOS che Android spuntare le varie opzioni contenuti alla voce “utilizzo dati e archivio”. In questo modo si possono scegliere quale media scaricare immediatamente e quali, invece, bloccare, dietro richiesta di download all’utente. Così facendo foto, audio, video e documenti possono essere scaricati o via Wi-Fi o via cellulare, sempre secondo le proprie preferenze. Anche le chiamate via WhatsApp, apparentemente gratis e prive di consumi, possono portare, se usate in modo poco oculato, al rapido esaurimento dei dati mobile. In tal caso è meglio spuntare la voce “consumo dati ridotto” per diminuire sensibilmente il numero dei dati durante le chiamate effettuate sotto la rete dello smartphone. E’ altrettanto importante badare al Backup, utile per salvare conversazioni e recuperare vecchi messaggi, ma scomodo se utilizzato tramite il roaming mobile. In questo caso è meglio spuntare l’opzione che ne permette l’utilizzo solo via Wi-Fi, presente alla voce chat, selezionando backup e per metterlo in pausa e avviarlo manualmente o nel periodo che si vuole. Chi desidera invece dare un taglio drastico con operatori mobile e numeri di telefono può ricorrere anche a un trucco estremo che permette di utilizzare WhatsApp anche senza Sim. In questo modo, ovviamente, si potrà non solo risolvere il problema alla radice, ma anche sfruttare l’applicazione in maniera davvero inedita. Rispettando queste poche ma preziose regole, il consumo del traffico dati relativo all’utilizzo di Whatsapp calerà drasticamente e finalmente non ci si troverà nella noiosa condizione di doversi trovare con l’app bloccata.

F.P.L.

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Far Cry New Dawn, la saga diventa post nucleare

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Far Cry New Dawn, nuovo capitolo della saga targata Ubisoft per Pc, Xbox One e Ps4, ha inizio 17 anni dopo l’apocalisse nucleare e la dittatura religiosa dello pseudo messia Joseph Seed vista in Far Cry 5 (qui la nostra recensione). In questo contesto post atomico un nuovo motivo di speranza di tornare alla vita ha bisogno di crescere tra le neonate comunità che stanno provando a ripopolare la superficie del pianeta, ma la rinascita è lenta e pericolosa. La natura ha già compiuto il suo rapido decorso dalla distruzione, per diventare rigogliosa e rifiorita. Attorno a Kim Rye e Tom Rush, la base Prosperity accoglie il punto di partenza per la rinascita, ma anche per la strenua opposizione al dominio militare delle perfide gemelle, a capo dei perfidi “Guerrieri della Strada”. Tra loro vige la legge del più forte in cui ognuno può giocare due parti: quella del piantagrane, o quella di chi risolve i problemi. Ai primi è riservata la morte, agli altri, invece, un’opportunistica sopravvivenza. Il giocatore vestirà i panni del braccio destro di Rush, a scelta uomo o donna con un minimo di personalizzazione estetica, e sarà suo compito guidare la rivincita di Prosperity e dell’intera Hope County. La storia e le avventure, svolgendosi nella stessa mappa del quinto capitolo, sono strettamente legate a personaggi e luoghi già visti nel precedente capitolo, ma mutati dal disastro nucleare. Riferimenti, in parte anche i personaggi, sono presi proprio da lì e chi l’ha giocato avrà una maggior soddisfazione nel percorrerne gli eventi. L’avventura si svolge per un totale di 22 missioni principali e circa una dozzina di ore per il completamento del titolo qualora ci si dedichi esclusivamente alla campagna. Detto ciò è bene precisare che il numero di ore che Far Cry New Dawn offre, volendo completare tutte le sfide, le sottoquest e trovando tutti i collezionabili, aumenta di molto.

Svolgere tutte queste attività ovviamente sbloccherà tutta una serie di vantaggi che renderanno il proprio alter ego virtuale sempre più forte e pronto ad affrontare la minaccia dei Guerrieri della Strada con maggior possibilità di sopravvivenza. Una volta iniziata l’avventura e aver affrontato una breve introduzione ci si troverà nella città di Prosperity. Il villaggio Diviso in diverse aree fungerà da hub centrale dove è comodo trovare conforto dopo ogni missione impegnativa, sia per rifocillarsi e rifornirsi di munizioni, sia per spendere le risorse accumulate durante l’azione. Da subito quindi Far Cry New Dawn pone il giocatore di fronte al nuovo sistema di gestione della fazione: tutto, da Prosperity, alle armi, passando per veicoli e nemici, si divide in quattro livelli di rarità e forza. Recuperare oggetti utili dalle macerie dell’apocalisse, altro elemento immancabile in questo filone, servirà per assemblare l’arsenale sempre più potente, anche se la moneta più preziosa nel mondo Far Cry New Dawn è l’etanolo. Questo elemento è ottenibile sottraendolo ai cattivi di turno che lo conservano negli Avamposti, marchio di fabbrica della serie, che vanno ripuliti e riconquistati. Aperti i cancelli di Prosperity, quello che una volta era il regno di Joseph Seed si mostra in tutta la sua maestosità. La natura, come detto, ha preso il sopravvento e pervade tutto il territorio di gioco in modo ancor più spettacolare che in precedenza. Le strade sterrate che connettono i vari punti di interesse sono circondate da fitti boschi e lunghi corsi d’acqua, portando su schermo una grossa mole di dettagli. La mappa di gioco, che anche stavolta richiede la sola esplorazione per essere scoperta, stupisce più per densità e qualità che per dimensioni, ma comunque resta un territorio abbastanza vasto da scoprire e soprattutto offre tantissimi luoghi e segreti da scoprire. In Far Cry New Dawn il crafting e la raccolta di risorse sono i principali cambiamenti di questo capitolo, assieme all’introduzione di alcuni elementi GdR sulla falsa riga di quanto visto negli ultimi capitoli di Assassin’s Creed. Sotto questo aspetto l’ultimo capitolo della saga di Ubisoft diverte e coinvolge, soprattutto grazie al bilanciamento dei livelli armi/nemici che permettono uccisioni immediate. Di pari passo c’è anche la progressione del personaggio, che grazie all’ottenimento di “Punti Tratto” può sviluppare diverse abilità, alcune anche cumulabili, che concorrono a rendere il gioco più accessibile anche nel momento in cui la difficoltà s’impenna, soprattutto per chi si prefissa fin da subito di esplorare tutta la mappa. Questi punti “esperienza” si ottengono principalmente completando le sfide del gioco, ma anche correndo al salvataggio dei civili caduti nelle grinfie dei Guerrieri della Strada e risolvendo gli enigmi legati alla scoperta di alcuni tesori sparsi ovunque in Hope County.

 Nella sua semplicità, questo approccio che strizza l’occhio ai GdR funziona bene lungo corso dell’avventura, ma non porta alcuna grande innovazione. Purtroppo infatti la sensazione generale che si ha è quella di un qualcosa che sa di già visto e pur rinvigorendo quella struttura comprovata da anni all’interno della serie, è molto facile raggiungerne l’apice. In questo aiutano gli Avamposti e le Spedizioni, soggetti a loro volta alla progressione per livelli. Entrambi hanno l’utile funzione di far guadagnare risorse in gran quantità e ogni volta che sono completati saliranno di grado, aumentando la difficoltà in virtù di un successivo ritorno. La completa libertà di approccio permette al giocatore di affrontare le situazioni come meglio preferisce e, tirando le somme, risultano essere molto più coinvolgenti degli eventi principali. Detto ciò, è innegabile che Far Cry New Dawn sia un buon gioco, abbastanza lungo da godere e che offre un buon livello di sfida. Purtroppo però, se si è appassionati della serie, la sensazione che si avverte è quella di star giocando a qualcosa di già visto. Infatti, nonostante le novità sopracitate, il gioco risulta essere un clone migliorato dei suoi predecessori. Discorso diverso invece va fatto se non si è mai giocato ai titoli precedenti della serie, ma visto il successo di quest’ultima, è davvero difficile pensare che qualcuno non abbia mai affrontato uno dei tanti titoli del franchise. A livello narrativo il gioco si attesta su un buon livello, però, al di là di chiudere quanto lasciato in sospeso nel quinto capitolo e presentare un paio di momenti interessanti, la scrittura non raggiunge gli ottimi livelli visti nel capitolo precedente. Essere il sequel di Far Cry 5 pone New Dawn in un confronto diretto, che viene però perso su quasi tutti i fronti. Il carisma oscuro di John Seed e dei due fratelli, motivato dai deliri di onnipotenza, vince a mani basse rispetto alla cattiveria fine a sé stessa delle gemelle Lou e Mickey, mosse dalla semplice volontà di comandare e arricchirsi quanto più possibile in questo nuovo mondo, che quasi faticano a trovare ragioni per schierarsi contro gli abitanti di Prosperity.

Ubisoft avrebbe potuto far leva sull’ottima reinterpretazione dello scenario post-apocalittico per renderlo innovativo, diverso da tante altre opere, ma si perde tra l’ambientazione semplicemente rivisitata e una fazione nemica vista e rivista in tanti altri videogame del genere “dopo bomba”. Dopo cinque capitoli principali, due spin off, e molti DLC, si ha la sensazione che Far Cry abbia bisogno di crescere e rinnovarsi per portarsi su un nuovo livello, proprio come ha fatto la saga di Assassin’s Creed. A livello tecnico Far Cry New Dawn poggia le sue basi sullo stesso motore che un anno fa ha spinto il quinto capitolo canonico della serie. Rispetto a quanto visto in passato, la sensazione che si ha è che i programmatori abbiano preferito sacrificare un po’ di dettaglio generale, tra modelli e texture, in cambio di una maggiore solidità e di un lavoro sull’ambientazione di alto livello. La rifioritura è sostenuta da una vegetazione decisamente più rigogliosa, da filtri cromatici accattivanti e da particellari più puliti. Gli effetti sonori sono presi in larghissima parte dal predecessore, ma un ottimo lavoro è stato svolto sulla scelta dei brani, davvero azzeccata in molte occasioni, con tracce famose incastrate nel momento giusto al posto giusto. Tirando le somme, questo Far Cry New Dawn, nonostante non lasci a bocca aperta per quanto riguarda le novità, è un titolo di tutto rispetto, ambientato in un universo molto ben caratterizzato e che garantisce la possibilità di divertirsi per un buon numero di ore. Il titolo è perfettamente godibile sia da chi è fan sfegatato della serie, sia da chi si avvicina al franchise di Ubisoft per la prima volta. La grande giocabilità, l’intuitività dei comandi e un mondo vivo e reattivo sono le qualità che rendono il software un videogame nel complesso solido seppur non perfetto. Alla luce di quanto detto, se si è alla ricerca di uno shooter che sposa, anche se in minima parte, alcune meccaniche da Gdr, Far Cry New Dawn è sicuramente un’esperienza da provare.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 7,5

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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