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Assassin’s Creed Odyssey, la saga approda nell’antica Grecia

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Con Assassin’s Creed Odyssey per Pc, Xbox One, Ps4 e Switch, Ubisoft prosegue e amplia il progetto di rinnovamento della saga iniziata lo scorso anno con Origins (qui la nostra recensione). Basti pensare che solo tre anni fa la serie sembrava essersi arenata in un loop di titoli molto simili fra loro, ma solo ambientati in epoche differenti. Dopo lo stop di un anno deciso dalla casa francese, a seguito del lancio di Assassin’S Creed Sindycate, però la musica e cambiata e sia nel 2017 che soprattutto adesso ci hanno mostrato cosa vuol dire rinfrescare una saga senza stravolgere ciò che c’era di buono in passato, ma soprattutto migliorandone diversi aspetti. Venendo al dunque ed esaminando da vicino questo Assassin’S Creed Odyssey va fatta una premessa, ossia: la storyline non basa il proprio racconto del passato sull’eterna lotta tra Assassini e Templari bensì su un vero e ben documentato conflitto storico avvenuto nell’Antica Grecia tra il 431 e il 404 A.C. ossia la Guerra del Peloponneso.

In questo arco temporale viene ben descritta la lotta tra Sparta e Atene che diede vita a uno dei contrasti più aspri e duri che la storia ricordi e che, di conseguenza, cambiò profondamente lo scheletro della Grecia stessa. Il team Ubisoft Quebec ha ben studiato l’argomento, e vista l’accuratezza nei dettagli mostrata nel corso di tutto il gioco, se si è amanti di quel particolare periodo storico, rimarrete assolutamente estasiati da quest’ultimo capitolo della serie. Ancora di più di quanto visto in Origins, Assassin’s Creed Odyssey vuol essere un RPG a tutto tondo con elementi esplorativi e molte altre caratteristiche che distinguono questo genere. Una volta lanciato il gioco ci si accorge della prima grande novità, per la prima volta nella serie i personaggi giocabili tra cui scegliere saranno due: Alexios o Kassandra. Essendo ambientato 400 anni prima di Origins, in Odyssey la confraternita degli Assassini non ha ancora assunto i contorni che tutti i fan della saga conoscono di conseguenza i protagonisti saranno semplici mercenari spartani, discendenti di Leonida ed esiliati da bambini a seguito di una tragedia familiare. Dopo le prime ore di gioco si viene lanciati così in un epico viaggio che ha inizio dall’isola di Cefalonia, un luogo nelle vicinanze dell’iconica dimora di Ulisse. Si possono incontrare personaggi carismatici, si affrontano epiche battaglie navali e scontri campali. Si combatte contro l’esercito di Sparta o contro quello di Atene e pian piano saranno svelati i segreti della Prima Civilizzazione, uno degli elementi più oscuri dell’universo della saga, il tutto per diventare un vero eroe Greco, cambiare le sorti della guerra e portare alla luce i segreti della propria stirpe. Rispetto ai precedenti episodi, la storia di Assassin’S Creed Odyssey è però narrata in modo differente: la maggior parte dei dialoghi infatti sono a scelta multipla e le decisioni che si prenderanno avranno conseguenze, più o meno visibili, su trama, mondo di gioco, destino di alcuni personaggi e finale della storia, che ricordiamo possiede ben 9 epiloghi differenti.

Lungo il corso dell’avventura non ci sono decisioni giuste o sbagliate, ognuno è libero di vivere la propria “Odissea” come meglio crede, assumendosi però le conseguenze delle proprie azioni che potrebbero persino dare vita a tragici eventi. In tutto questo peregrinar per la Grecia antica è molto importante sottolineare che in questo nuovo capitolo della saga è presente Layla, conosciuta in Origins. La donna, che vive nel presente, è il motore scatenante degli eventi in quanto è alla ricerca di un qualcosa ben più importante dei frutti dell’Eden. A livello di carisma Layla è ancora molto lontana dal mito di Desmond, il protagonista storico della serie, ma gioco dopo gioco siamo certi che l’interesse verso questo personaggio crescerà sempre di più fino a forgiare un nuovo eroe iconico del brand. Assassin’s Creed Odyssey offre a tutti gli appassionati una gigantesca offerta, ma affida il timone al giocatore, chiamandolo a costruire da solo la propria storia. Ad accompagnare una scrittura migliorata della storia è presente anche una diversa gestione del livello richiesto per compiere le missioni. Ad esempio se si è lasciato indietro un compito, man mano che Kassandra ed Alexios diventeranno più forti le missioni si faranno più difficili avanzando di livello al pari del protagonista. Questa è una scelta vincente, che non sminuisce nessuna quest, neanche quelle delle prime ore di gioco, garantendo sempre una sfida ben proporzionata. Per aumentare di livello sarà necessario svolgere svariati compiti, dato che la progressione risulta simile a quella vista in Origins. A step prestabiliti, infatti, la trama principale alza l’asticella del livello richiesto, e nelle fasi finali il gap da coprire è abbastanza importante. Tutto questo aumenta la longevità in quanto sarà necessario dedicarsi a lunghe sessioni di sottoquest per potenziare il proprio avatar. Nonostante le missioni che si adattano al livello del giocatore, bisognerà dedicarsi a svariate ore di farming che vanno in contrasto con il coinvolgimento emotivo della scrittura, che dispensa momenti degni di nota ad altri piuttosto blandi. Nella difficoltà complessiva del titolo persiste qualche sbilanciamento nella difficoltà generale, con quest che presentano nemici più coriacei rispetto al livello richiesto e viceversa. Nulla di estremamente complesso che rovina l’esperienza di gioco, ma comunque va sottolineato. Assassin’s Creed Odyssey rappresenta la vera rottura con l’anima storica della serie, reggendo meglio gli attuali standard degli action RPG ma lasciando ancora qualche piccola sbavatura tra conseguenze delle scelte e progressione.

È certo che Ubisoft ha dato grande enfasi al senso di immersività, integrando un sistema opzionale di vivere l’esperienza di gioco: nella “Modalità Esplorazione” è possibile infatti rimuovere tutti i simboli da HUD e mappa, e raggiungere i luoghi di interesse affidandosi unicamente alle indicazioni raccolte dai dialoghi. Una trovata senz’altro particolare ma considerando che per completare tutti i filoni narrativi ci sono volute circa settanta ore, vivere l’enorme esperienza che offre Odyssey in questo modo fa lievitare in maniera enorme le ore necessarie al completamento dell’avventura. Ciononostante è palpabile la volontà degli sviluppatori di offrire un approccio meno guidato alle vicende della campagna, e ne è un caso emblematico la lotta alla setta: una lunga caccia a tutti i membri del culto, protetti dall’anonimato. Alcune figure di questa pseudo massoneria fanno la loro comparsa seguendo la quest principale, altre si nascondono in luoghi da scoprire solo dopo aver ottenuto il giusto indizio. Si tratta di un pizzico di brio che non dispiace, e che aiuta a variare la formula delle quest relative alla sottotrama. Giocando ad Assassin’S Creed Odyssey la sensazione che si prova rispetto al passato è quella di una costante miglioria rispetto a quanto visto in passato figlia di ciò che è stato fatto con Origins. Ad esempio i combattimenti restano all’apparenza identici ma influenzati da un’assenza piuttosto importante, ossia quella dello scudo. Lo strumento è stato volutamente rimosso e la manovra difensiva è affidata per intero ad una parata con l’arma equipaggiata. Una delle novità più interessanti però è un sistema di abilità attive estremamente ricco di mosse, dall’iconico “calcio di Sparta”, ispirato al film 300, alla possibilità di strappare gli scudi nemici. Tutte le abilità, insieme ai perk passivi, sono divise in tre rami differenziati, ed ognuna di esse può esser ulteriormente potenziata un certo numero di volte. Ne risulta che attraverso le ore di gioco ognuno si può plasmare il proprio personaggio come si preferisce, grazie anche alla possibilità di riassegnare tutti i punti esperienza col giusto ammontare di dracme. A mettere un po’ di pepe all’avventura ci pensano i mercenari, una versione riveduta e corretta dei Phylakes visti in Origins. Questi cacciatori di taglie si muoveranno nel caso di reati commessi alla luce del sole, e rappresentano una minaccia costante e fastidiosa. Se nel capitolo scorso il loro arrivo era favorito dagli allarmi delle fortezze, in Assassin’S Creed Odyssey la loro caccia diventa più pressante e, soprattutto, senza fine. L’unica pecca in tutto questo gran calderone di novità e migliorie è l’intelligenza artificiale nemica che, nonostante un’aggressività maggiore, è ancora vittima di singhiozzi ben poco appassionanti. Nell’ultima fatica di Ubisoft però non si combatte solo a terra, infatti fanno il loro graditissimo ritorno anche gli scontri navali, ben più approfonditi rispetto alle brevi battaglie viste in Origins. Kassandra ha a disposizione una sua nave, con ciurma e luogotenenti annessi, ed un armamentario di frecce, arpioni e violenti speronamenti. Guardando al passato di casa Ubisoft, le battaglie navali di Odyssey non possono competere con quelle viste in Black Flag o Rogue, ma contestualizzandole nell’ambito di un elemento accessorio in un’offerta ludica sempre più vasta, è chiaro come acquisiscano un valore diverso. In poche parole sono scontri semplici, complice anche la tecnologia dell’epoca, ma ben realizzati e funzionali al loro scopo. Insomma, alla luce di quanto detto, Assassin’s Creed Odyssey si presenta con un’offerta mai vista prima nella storia della serie, un piatto ricco di elementi spalmati su una mappa a dir poco immensa, missioni dinamiche a seconda delle scelte fatte in determinati frangenti e migliorie alla base costruita in Origins.

A livello grafico il gioco si presenta con una qualità su schermo assolutamente sorprendente che farà letteralmente impazzire i giocatori. A livello tecnico raramente si possono riscontrare cali di frame nelle fasi più concitate o bug eclatanti. Da sottolineare, e celebrare soprattutto, la fedele riproduzione storica della Grecia del 400 A.C. e l’amabile colonna sonora. Buona anche la localizzazione in italiano (che bisognerà scaricare al primo avvio del titolo e peserà ben due giga). Non convince appieno la linea narrativa intrapresa e continuata nel presente ma, fortunatamente, le gesta di Alexios e Kassandra riescono a mitigare il tutto grazie a costanti colpi di scena forti di un contesto storico tanto solido quanto emozionante. Il nuovo Assassin’s Creed Odyssey è l’espressione massima della serie in termini di esplorazione: starà al giocatore decidere da che parte stare, cosa fare e soprattutto cosa essere. Tirando le somme, la nuova avventura sviluppata da Ubisoft Quebec taglia in modo netto con il passato e “trasforma” Assassin’s Creed in un vero RPG con dialoghi a scelta multipla, che avranno impatti sull’intero mondo di gioco, un sistema di progressione delle abilità ricco e intelligente, ma anche grazie a un sistema di gestione armi ed equipaggiamento intuitivo e assolutamente interessante. Il team di sviluppo ha creato un sistema di progressione corposo e stratificato con un albero delle abilità più semplificato di quello presente in Origins ma nello stesso tempo più efficace. Ha poi anche stravolto in parte il sistema di combattimento introducendo potenti e speciali abilità capaci di ribaltare le sorti di uno scontro e rendendo i combattimenti alla luce del sole molto più appaganti, fluidi e divertenti rispetto alle fasi stealth. Nel farlo, però, tradisce la filosofia stessa dell’assassino, probabilmente una scelta per andare incontro ad un pubblico diverso. Ubisoft Quebec non ha avuto paura di osare e il risultato sulla carta è assolutamente positivo. Sia che siate amanti della serie, sia che non abbiate mai giocato a un capitolo della saga, Assassin’s Creed Odysey è a nostro avviso un acquisto obbligatorio, un titolo che ha un non so che di magico e che è in grado di far respirare l’atmosfera della Grecia antica.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 9
Gameplay: 8,5
Sonoro: 9
Longevità: 9,5
VOTO FINALE: 9

 

Francesco Pellegrino Lise

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Apple lancia tre modelli di iPhone 11

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L’attesissimo evento Apple di presentazione dei nuovi iPhone ha portato con se una valanga di novità: tre nuovi smartphone di ultima generazione, iPad, Apple Watch 5 e servizi Tv e videogiochi. Il primo argomento trattato durante la conferenza del colosso di Cupertino sono stati i nuovi servizi: Apple Arcade per i giochi e Tv Plus per i contenuti originali in streaming. Quest’ultimo sarà in diretta concorrenza con Netflix, Amazon Video e tra poco anche Disney. Apple Arcade, invece, è il servizio in streaming per i videogiochi e sarà disponibile dal 19 settembre in 150 paesi nel mondo a 4,99 dollari al mese e prevede un mese di prova. Nell’offerta iniziale sono presenti in catalogo ben 100 giochi. Apple Tv Plus, servizio in streaming di contenuti originali per cinema e tv, sarà invece disponibile dal 1 novembre a 4,99 dollari al mese in 100 paesi nel mondo. E chi acquista uno fra i tre nuovi modelli di iPhone 11 avrà Apple Tv gratis per un anno.

Per quanto riguarda gli attesissimi iPhone 11, si può dire che essi sostanza replicano la “line up” dello scorso anno. Tutti hanno al loro interno il processore A13 Bionic un processore così potente in grado di eseguire 1 trilione di operazioni al secondo e realizzato utilizzando la tecnologia a 7 nanometri, in grado di ottimizzare i consumi energetici. Per quanto riguarda l’iPhone 11 “base”, il dispositivo sarà venduto a un prezzo di partenza più basso rispetto allo scorso anno (699 dollari). Per quanto riguarda le specifiche tecniche il device possiede un display da 6,1 pollici, liquid retina con true tone e due fotocamere posteriori racchiuse in un quadrato. Inoltre la fotocamera anteriore è in grado di “girare” video in slow motion per i selfie lenti, gli “slofies”. Il melafonino potrà essere acquistato in sei nuovi colori.

Nel corso della conferenza Apple ha inoltre presentato iPhone 11 Pro e l’iPhone 11 Pro Max. Questi ultimi due hanno un display Oled rispettivamente da 5,8 e 6,5 pollici e un comparto fotocamera potenziato con tre fotocamere sul retro racchiuse in un quadrato con ultra-grandangolo, grandangolo e teleobiettivo. Ogni fotocamera del sistema registra video 4K con una gamma dinamica estesa e una stabilizzazione “di livello cinematografico”. A livello tecnico ecco che la nuova CPU possiede due core per le prestazioni, quattro core per l’efficienza e un motore neurale a 8 core. Tutto questo è solo consumo? Assolutamente no perché il nuovo iPhone 11 Pro durerà addirittura 4 ore in più rispetto al passato iPhone Xs mentre la versione iPhone 11 Pro Max addirittura 5 ore in più rispetto alla versione Xs Max. Oltretutto viene fornito con un adattatore da 18W per la ricarica rapida già nella confezione. Con iOS 13, poi, tutti hanno accesso a strumenti di editing video, per ruotare, tagliare, aumentare l’esposizione e applicare filtri all’istante.

I nuovi smartphone arrivano dal 20 settembre anche in Italia ad un prezzo di partenza rispettivamente di 999 e 1099 dollari (1189 e 1280 euro). Nello specifico: iPhone 11 Pro da 64GB sarà disponibile a un prezzo di 1.189€, iPhone 11 Pro da 256GB a 1.359€ e iPhone 11 Pro da 512GB a 1.589€. Invece il modello topo di gamma costerà qualcosina in più: iPhone 11 Pro Max da 64GB sarà acquistabile a un prezzo di 1.289€, iPhone 11 Pro Max da 256GB a 1.459€ mentre l’iPhone 11 Pro Max da 512GB, il top della gamma, costerà 1.689€. Ricordiamo che i nuovi modelli di iPhone sono preordinabili già a partire da questo venerdì.

L’azienda statunitense ha anche lanciato un nuovo iPad che a partire da adesso ha un sistema operativo proprio, per renderlo più indipendente dall’iPhone. Il dispositivo di settima generazione ha un display più grande e la compatibilità con la Smart Keyboard di dimensioni standard, è un Retina da 10,2 pollici e la compatibilità con Apple Pencil, il chip A10 Fusion, fotocamere e sensori evoluti. Può essere ordinato a partire da oggi e sarà disponibile nei negozi da lunedì 30 settembre, a partire da 389 euro.

 Novità in arrivo anche per gli amanti degli orologi intelligenti della Mela, arrivano infatti anche i nuovi Apple Watch series 5 con display always on, Retina, e un “Low Temperature Polisilicon display”, in grado di fare il refresh dinamicamente per risparmiare energia. C’è anche un nuovo sensore per la luce ambientale, che insieme ad altre innovazioni nel software dovrebbero garantire una durata della batteria per tutto il giorno. Gli schermi sono ottimizzati per tutti i tipi di workout e sarà presente un compasso che rileverà la direzione come avviene sugli iPhone. Ci sarà un modello con il case in titanio e uno in alluminio ricilcato al 100%. Il prezzo di partenza è di 399 dollari, sarà disponibile negli store dal 20 settembre e ordinabile da oggi. Insomma, anche per quest’anno Apple si è presentata a settembre con una carrellata di novità. Riuscirà fra prezzi più bassi, dispositivi sempre più potenti e servizi innovativi a conquistare ancora di più consensi fra gli appassionati di tecnologia? Non resta altro che attendere qualche giorno per capirlo.  

Di seguito, per i più interessati o per chi se la fosse persa, vi proponiamo la conferenza Apple per intero. Buona visione.

Francesco Pellegrino Lise

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Huawei presenta il chip 5G all’Ifa di Berlino

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Huawei presenta le sue novità all’Ifa di Berlino, fra queste spiccano un processore per la connessione 5G veloce, il Wi-Fi domestico di nuova generazione, nuovi auricolari e nuove colorazioni per la serie di smartphone P30. Il processore Kirin 990 è la variante che supporta le reti 5G, sarà disponibile per la nuova serie di smartphone Mate 30 che l’azienda cinese presenterà il 19 settembre e a Monaco. “Consente agli utenti di accedere ad una straordinaria e avanzata esperienza di connettività 5G, nel primo anno della implementazione della rete” ha dichiarato Richard Yu, CEO Huawei Consumer Business Group “Per offrire esperienze 5G avanzate, Kirin 990 (5G) è stato completamente aggiornato in termini di prestazioni ed efficienza energetica, AI computing e ISP, per portare l’esperienza di telefonia mobile ad un nuovo livello”. Presentato anche il router Q2 Pro. Il dispositivo è invece dotato del chip modem PLC Gigahome 5630 gigabit di Huawei e dell’innovativa tecnologia PLC Turbo, “migliora notevolmente l’anti-interferenza della rete PLC per assicurare trasferimenti dati veloci e bassa latenza, ponendo le basi per l’adozione diffusa di nuove tecnologie, come la banda larga 200 Mbps e l’ancora più veloce fibra ottica”. Da Huawei arrivano anche i nuovi auricolari FreeBuds 3 che grazie al chip Kirin A1 inaugurano l’era del suono intelligente con “sonorità superiori abbinate a eccezionali tecniche di elaborazione del suono digitale”. Infine, Huawei ha lanciato due nuove colorazioni per la serie di smartphone P30 Pro: sono Mystic Blue e Misty Lavender. Inoltre, il dispositivo include anche nuove funzioni di editing foto e video ed è pronto per EMUI10, l’interfaccia utente basata su Android 10. Il prossimo appuntamento importante con Huawei è adesso, lo ripetiamo, il 19 settembre a Monaco. In molti infatti non aspettano altro che il lancio del nuovo Mate 30.

F.P.L.

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Man of Medan, il videogame in cui ogni scelta ha una conseguenza

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Vi siete mai trovati al cinema a vedere un bel film horror e di dire fra voi e voi: “io avrei agito così”, oppure di pensare: “Ma cosa sta facendo? Scappa”. Bene, In Men of Medan, primo capitolo di un’antologia dell’orrore per Pc, Xbox One e Ps4, sarà possibile decidere le sorti dei protagonisti, instaurare rapporti solidi o antipatie che porteranno alla salvezza o alla morte. Ogni dialogo è cruciale, ogni decisione importante, ogni dettaglio non trascurabile. Insomma, Men of Medan è un vero e proprio horror movie da giocare da soli, in coppia con un altro giocatore online o in 5 seduti sul divano di casa. Prima di esaminare il software nello specifico però è bene spendere qualche parola sul team di sviluppo. Supermassive Games non è un nome particolarmente famoso presso il largo pubblico videoludico. La software house inglese, fondata nel 2008, ha lavorato per vari anni a piccoli giochi o come team di supporto nell’ecosistema PlayStation, trovando poi uno spazio sotto i riflettori grazie ad Until Dawn (PS4, 2015), avventura narrativa cinematografica dal taglio horror. Dopo di che, il gruppo si è dedicato di nuovo a produzioni minori, perlopiù per la VR. Ora, Supermassive torna alla ribalta con un nuovo progetto che è praticamente figlio di Until Dawn: The Dark Pictures Anthology. Quest’ultimo non è un gioco ma, come il nome fa perfettamente intuire, una raccolta di opere indipendenti che condividono lo stesso stile. Il 30 agosto è uscito il primo titolo di questa antologia: Man of Medan ed è proprio di questo capitolo che vi andremo a parlare in questa recensione. A livello di trama il gioco si propone subito in maniera intrigante, dopo un breve prologo ambientato subito dopo la seconda guerra mondiale, che funge da tutorial ci si trova immersi nel presente, vero tetro del gioco. I relitti sommersi, si sa, hanno sempre esercitato un certo fascino nell’immaginario collettivo, attirando gli esploratori più avventurosi che cercano di svelarne i segreti. Ed è proprio uno di questi relitti ad attrarre un gruppo di amici: i ricchi fratelli Conrad, interpretato dall’attore Shawn Ashmore, Julia, il fidanzato di quest’ultima Alex e suo fratello Brad. I quattro si avventurano con la capitana polinesiana Fliss su una barca per immersioni verso alla posizione di un vecchio aereo affondato, determinati a scoprirne i segreti. E’ esplorando questo relitto che vengono a conoscenza delle coordinate dell’Oro della Manciuria, quello che sembra essere un tesoro a sole due ore di navigazione dalla loro posizione. Un obiettivo irresistibile per il gruppo… e non solo per loro. Man of Medan è un’avventura narrativa che segue la storia dei cinque protagonisti e che, da semplice escursione esplorativa nel Pacifico meridionale, degenera velocemente trasformandosi in un vero incubo per tutto il gruppo.

Come già vi abbiamo detto, il nuovo titolo di Supermassive games è un’avventura fortemente ramificata, in cui ogni scelta, operata tramite dialoghi (completamente doppiati in italiano) e azioni, può portare a evoluzioni della vicenda molto diverse. Alcune delle scelte fatte nella prima ora di gioco potrebbero avere impatti importanti non solo sul finale, ma sull’intero svolgimento della trama. Anche la formazione dei vari “gruppi” all’interno della storia può cambiare in base alle scelte fatte; i protagonisti non sono infatti sempre insieme e spesso si separano in due o tre gruppi la cui composizione dipenderà dalle azioni, influenzando di conseguenza il resto della storia. Inutile dire che quest’alta possibilità di situazioni porta ad un gran numero di eventi, dialoghi ed esiti diversi in base alle scelte fatte. Di tanto in tanto nel corso della storia, poi, la narrazione si interrompe portando i giocatori nella biblioteca del Curatore, un uomo misterioso che sembra sapere tutto di quello che potrebbe o meno accadere. Il Curatore ogni tanto fa la sua comparsa commentando le scelte fatte e mettendo chi gioca in guardia su quello che il futuro potrebbe riservare. Questo sarà l’unico personaggio ricorrente e filo conduttore che si troverà anche nei futuri giochi della serie “The Dark Pictures”. Parlando di Gameplay, Man of Medan si presenta come un’avventura in terza persona con ambienti a telecamera fissa, quindi legata alla regia degli sviluppatori, in cui di volta in volta si controllano le azioni dei vari personaggi mentre si dipana l’intera storia. Nei panni del personaggio di turno sarà possibile esplorare l’ambiente, interagire con alcuni oggetti raccogliendoli ed esaminarli oppure tirando leve, aprendo porte e così via, o anche scegliere come condurre i dialoghi scegliendo tra due risposte da dare entro un tempo massimo, oppure non dicendo nulla. L’esplorazione si conduce in gran parte camminando più o meno lentamente, talvolta accompagnati da uno o più personaggi, in ambienti prevalentemente scuri, e senza grandi possibilità di deviazione. In buona parte degli ambienti esplorabili è possibile trovare stanze opzionali per scoprire segreti ed informazioni rilevanti sulla storia sotto forma di diari, lettere e telegrammi, ma di fatto l’esperienza è totalmente lineare al netto delle scelte compiute nei momenti chiave. Per quanto riguarda la componente horror, Man of Medan gioca molto sull’atmosfera, sempre molto cupa e misteriosa. Essa aiutata anche da un ottimo sound design, tiene sempre sulle spine. Inoltre a condire il tutto non mancano ovviamente moltissimi “jumpscares” a base di teschi, morti e teste mozzate, che avvengono nei momenti più inattesi provocando più di un sussulto. Nei momenti più “concitati” ci sono poi le classiche sequenze di tasti da premere col giusto tempismo, la cui corretta esecuzione può fare la differenza tra la salvezza e la morte di un personaggio, e sui quali non si può tornare indietro visto che il gioco salva istantaneamente le azioni compiute. In alcuni momenti particolarmente tesi, quando ad esempio ci si stà nascondendo da un pericolo mortale, interviene infine una sequenza “mantieni la calma” che consiste nel premere un tasto a ritmo con il battito cardiaco del personaggio, il fallimento di tale evento porterà il giocatore ad essere scoperto con tutto ciò che ne consegue. Questi meccanismi fanno quindi sì che si debba stare sempre ben attenti a quello che avviene sullo schermo, senza mai mollare il pad; una distrazione qualunque o uno sguardo al telefonino possono infatti modificare irrimediabilmente la storia per il resto della partita, con l’unica possibilità di ricominciare dall’inizio oppure ricaricare il singolo capitolo, opzione questa però disponibile solo dopo essere arrivati alla fine della trama. Avviso per i “furbetti”, chiudere velocemente il gioco per poi riavviarlo e ricaricare la partita non funziona, perché ogni azione sarà salvata istantaneamente.

Il gioco non deluderà nemmeno gli appassionati di esplorazione, infatti Man of Medan offre una buona dose di segreti collezionabili, 50 in tutto, e 13 dipinti da cercare in giro per l’ambiente. Questi quadri sono molto importanti in quanto offrono brevi visioni di quello che potrebbe accadere in futuro. Ovviamente il condizionale è d’obbligo in quanto il futuro dei protagonisti dipenderà solo ed esclusivamente dalle scelte fatte da chi gioca. Ovviamente una singola partita non basterà per vedere ogni singolo filmato o epilogo, quindi se si vuole vedere tutto è necessario svolgere più di una “run”. Giocare più partite dall’inizio alla fine servirà infatti non solo per raccogliere tutto ma anche per scoprire le varie diramazioni della storia, cercare di salvare tutti o anche di trovare il finale più negativo possibile. Arrivare dall’inizio alla fine della storia richiederà ogni volta dalle 4 alle 6 ore e la rigiocabilità è molto alta grazie alle tante variabili in gioco, per cui è necessario rigiocare il tutto almeno due o tre volte, magari anche in compagnia di amici, se si vuole puntare a scoprire ogni cosa. Come vi dicevamo all’inizio, Man of Medan vi dà la possibilità di affrontare l’avventura da soli o in compagnia, il menu principale del gioco presenta infatti due opzioni iniziali, “Non giocare da solo” e “Gioca da solo”; mentre la seconda porta alla classica esperienza single player, selezionando la prima si avrà la possibilità di accedere alle modalità “Storia condivisa” e “Serata al cinema”. La prima permette di giocare online con un amico, controllando ognuno un personaggio diverso: quando i due personaggi sono insieme nella stessa scena, si potrà interagire e portare avanti insieme la storia, ma poi se/quando si divideranno ognuno continuerà la storia dalla propria prospettiva, raccontandosi a vicenda quello che accade e dandosi consigli. La modalità “Serata al cinema” invece permette ad un massimo di 5 giocatori di seguire l’intera storia davanti alla TV, passandosi il controller quando è il momento di controllare il proprio personaggio, o i propri, visto che i personaggi vengono spartiti tra i giocatori presenti se sono meno di 5 e contribuendo così alle decisioni per portare avanti la trama. Insomma, con Man of Medan c’è davvero molto con cui divertirsi. A livello audio il gioco è impeccabile, infatti il titolo offre un fantastico doppiaggio in italiano e una serie di effetti spaventosi e musiche sempre consone con ciò che avviene sullo schermo. Anche a livello grafico Man of Medan regala un buon colpo d’occhio. Gli ambienti di gioco sono ben realizzati e particolarmente curati, i volti dei protagonisti sono espressivi e assolutamente credibili. Peccato per il movimento dei ragazzi che a tratti può apparire legnoso, ma nulla di eccessivamente grave. Durante la nostra prova (avvenuta su Xbox One X) il titolo in alcuni rari frangenti è risultato scattoso, però fortunatamente si è trattato solo di fenomeni sporadici. Tirando le somme, l’ultimo lavoro di Supermassive Games è in generale un titolo che merita di essere giocato. Parlando del team che ha sviluppato il bellissimo Untill Dawn, il risultato non tradisce le aspettative, infatti Man of Medan è un’avventura narrativa/esplorativa assolutamente ben riuscita ed estremamente divertente. Ovviamente tale titolo non è consigliato a chi cerca un videogame di azione o uno sparatutto. Lo ripetiamo ancora, Man of Medan è come vedere un film al cinema con la differenza che saranno il o i giocatori a decidere come andrà a finire la pellicola.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 9

Gameplay: 8

Longevità: 9

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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