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Cronaca

Atac, certificata la “morte” delle Ferrovie regionali. Di chi sono le colpe?

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Riduzione della velocità commerciale, soppressioni incroci, battuta d’arresto agli attraversamenti e nei deviatoi: queste, in sostanza, le pesanti restrizioni della Direzione Esercizio Atac in vigore da lunedì 1 luglio, e riferite agli esercizi delle ferrovie Roma-Viterbo e Termini-Giardinetti. Provvedimenti emanati in applicazione del Decreto 1/2019 (Allegato B) dell’ASFN – Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie, che subentra all’USTIF – a Roma come nel resto d’Italia – nel monitoraggio della sicurezza anche delle linee isolate.

A sancire il passaggio le modifiche inserite all’articolo 2 comma 4 del Decreto Legislativo 162 del 10 agosto 2007 (“Attuazione delle direttive 2004/49/CE e 2004/51/CE relative alla sicurezza e allo sviluppo delle ferrovie comunitarie”), apportate con il Decreto Legge 148 del 16 ottobre 2017 convertito, con modificazioni, tramite la Legge 172 del 4 dicembre 2017 recante “Disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili”. Al comma 4, infatti, è stato aggiunto che il “presente decreto non si applica alle reti funzionalmente isolate dal resto del sistema ferroviario ed adibite unicamente a servizi passeggeri locali, urbani o suburbani, nonché alle imprese ferroviarie che operano esclusivamente su tali reti, fino al 30 giugno 2019” e che “entro il 31 dicembre 2018, l’ANSF individua le norme tecniche e gli standard di sicurezza applicabili alle reti funzionalmente isolate dal resto del sistema ferroviario nonché ai gestori del servizio che operano su tali reti, tenendo conto delle caratteristiche delle tratte ferroviarie, dei rotabili e del servizio di trasporto, fermo restando quanto previsto dai trattati internazionali per le reti isolate transfrontaliere.

Di fatto, com’è già successo per le ferrovie complementari interconesse alla rete nazionale di RFI, in ossequio al Decreto del Ministero dei Trasporti 5 agosto 2016, licenziato in seguito al disastro ferroviario avvenuto in luglio sulla Andria-Corato in cui morirono 23 morti persone, anche le linee isolate sono soggette agli obblighi individuati nel Decreto Legislativo 162 e, di conseguenza, al Decreto 1/2019 dell’ANFS. Sotto controllo dell’USTIF, istituiti nel 1986 con l’obiettivo di mettere ordine proprio nelle reti complementari ex-concesse, realizzate per lo più dall’industria privata tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, restano solo le metropolitane, le tranvie e gli altri impianti leggeri di trasporto su rotaia e a fune. “Nel rilasciare le autorizzazioni di propria competenza – rimarca la normativa – l’ANSF valuta le misure mitigative o compensative proposte dai gestori del servizio sulla base di una analisi del rischio che tenga conto delle caratteristiche della tratta ferroviaria, dei rotabili e del servizio di trasporto”.

Il che applicato nelle linee in gestione – ma ancora per poco – all’Atac, è un’ecatombe, una Walterloo, in quanto sia la Roma-Viterbo che la Termini-Giardinetti non presentano standard di sicurezza rispondenti alle Direttive ANSF. Tanto da costringere l’Azienda Capitolina a ricorrere alle “misure mitigative”, previste nel Decreto 1/2019 dell’Agenzia, al fine di garantire la continuità al servizio. Ma si può parlare ancora di servizio?

Nella tratta extraurbana della Viterbo, quella maggiormente colpita, la Disposizione Operativa n. 135 del 29/ 06 /2019, nelle more dell’adeguamento tecnologico e normativo, dispone: 50 Km/h velocità massima consentita, “salvo eventuali limitazioni più restrittive di velocità notificate secondo le modalità regolamentari in vigore”; abolizione tutti gli incroci; battuta d’arresto su tutti gli attraversamenti, “pertanto tutti i treni prima di impegnare gli stessi devono arrestarsi e l’agente di condotta può riprendere la marcia dopo essersi accertato del relativo stato di libertà e dell’assenza dei transiti sugli stessi”; battuta d’arresto su tutti i deviatoi di linea non comandati da ACEI, “pertanto tutti i treni prima di impegnare tali enti devono arrestarsi e l’agente di condotta può riprendere la marcia dopo essersi accertato del corretto posizionamento degli stessi”. Inoltre, “nella tratta Catalano-Viterbo viene istituito servizio a Spola” e “si abolisce la sede obbligatoria di giunto di Vignanello e rimangono confermate le sedi obbligatorie di S. Oreste e Castelnuovo”.

Per quanto attiene la tratta urbana: “la circolazione dei treni in senso opposto rispetto a quello per cui il binario è attrezzato non è ammessa se non in caso di interruzione accidentale del binario attrezzato, al solo fine di consentire ai treni già in circolazione di superare il tratto interessato dall’anormalità, garantendo le necessarie condizioni di sicurezza; “Per i treni deve essere garantita la presenza del secondo agente in cabina, in possesso di abilitazione per la frenatura dei rotabili col compito di vigilare sulla corretta applicazione dei segnali di linea; Ai convogli non dotati di dispositivo di train-stop non è consentita la circolazione sulla tratta urbana; I treni straordinari per trasferimento materiali rotabili circolanti ad agente unico devono viaggiare alla velocità massima di 50 km/h; Qualora un movimento di manovra debba oltrepassare il punto protetto dal segnale di protezione, deve essere preventivamente interrotta la circolazione dei treni nel tratto di linea attiguo”. Analogo discorso nella Giardinetti, ora limitata a Centocelle (Disposizione Operativa 136 del 29/06/2019), solo che la velocità massima consentita passa dagli attuali 50km/h ai 30 Km/h.

Devastante l’impatto, 22 treni extraurbani sospesi e solo parte di questi sostituiti coi bus, così come annunciato da Atac nel presentare l’orario estivo, che, coincidenza, entra in vigore proprio il 1 luglio. I treno depennati sono: il 300, 302, 304, 305, 307, 309, 310, 311 (tratta Montebello-Catalano e viceversa), il 400 e 401 (tratta Vignanello-Viterbo e viceversa), il 500 e 501 (tratta Montebello-Sant’Oreste e viceversa), il 600 e 617 (tratta Flaminio-Catalano e viceversa), il 803, 808, 809, 816, 820 (tratta Viterbo-Catalano e viceversa) e, infine, il 817 e 821 (tratta Viterbo-Civitacastellana e viceversa). “I treni 300, 302, 304, 305, 307, 309, 310, 311, 500 e 501- prosegue la nota – saranno sostituiti da un servizio di bus che seguono lo stesso orario dei treni sospesi, compatibilmente con la situazione del traffico. I treni 600 e 617 saranno cancellati tra Flaminio e Montebello e viceversa e sostituiti da bus tra Montebello e Catalano e viceversa”. Mentre nella tratta urbana “non saranno effettuati i treni: da Flaminio ore 9.38; da Montebello ore 13.10 e 22.18”.

“Siamo diventati una gommovia”, ironizza un lavoratore dell’Azienda. “La Roma-Viterbo è morta”, tuona il Comitato Pendolari della RomaNord, “sono quasi due anni che si sa questa cosa, maturata subito dopo la tragedia ferroviaria di Andria e Corato e nessuno ha fatto nulla per prevenire. È una vergogna, l’ennesima. Uno schiaffo che non possiamo tollerare, un immane e apocalittico disservizio che ha come primi responsabili i dirigenti di Regione Lazio e Atac, incapaci nonostante il molto tempo avuto, di fare gli interventi necessari per evitare lo sfacelo. Con la prima che si trascina con le aggiudicazioni della gara per il raddoppio tra Riano e Morlupo da ormai 7 mesi e attualmente il contratto con le aziende aggiudicatarie dei due lotti non è ancora stato firmato. Ricordiamo che per fare il progetto esecutivo le ditte hanno a disposizione altri 3 anni. L’acquisto dei nuovi treni non è ancora perfezionato, ma se dovesse essere firmato oggi, questi nuovi mezzi non arriverebbero prima della fine del 2021″.

“Quelle poche corse effettuate saranno lentissima, al limite dello sfinimento per il povero e (sempre più) martoriato pendolare della Romanord. Si potrà prendere il treno forse solo di domenica, quando ci saranno meno corse e meno utenti, e questo è veramente paradossale. La conseguenza sarà l’abbandono della linea per salire sulle automobili private per spostarsi a Roma, con la chiusura di fatto dell’extraurbano…ma forse qualcuno vuole proprio questo? Chi sta sbagliando deve pagare”. Da qui l’invito: “Sollecitate i vostri sindaci, assessori e cittadini (non solo gli utenti della ferrovia) a prendere coscienza del problema e a farsi promotori di una forte azione sociale per evitare il peggio. Noi faremo altrettanto, ma dobbiamo essere uniti…soprattutto in questo momento”.

“Quarant’anni fa questi paesini contavano ciascuno 4000 abitanti circa, oggi la loro popolazione è più che raddoppiata e quel trenino per come lo conoscevamo non ha migliorato il suo servizio, anzi da quello che dicono gli attuali utenti la situazione è peggiorata. Un tema da Conferenza dei Sindaci – approva Stefano Rossi, attivista di Fratelli d’Italia di Riano – una richiesta di finanziamenti e miglioramenti da spingere tutti insieme. Oggi quella tratta deve essere potenziata e non abbandonata, i binari devono essere raddoppiati e le corse devono essere intensificate, per incoraggiare l’utenza a non optare per il mezzo privato per raggiungere Roma (considerando che anche Flaminia e Tiberina non sono state adeguate) ma per quello pubblico. Questioni politiche, questioni di cui partiti e amministrazioni comunali dovrebbero farsi carico non lasciando da soli i cittadini che, non adeguatamente rappresentati, si sono organizzati da soli e da qualche tempo per chiedere miglioramenti”.

Reazioni pesanti anche dal mondo sindacale. Le RSU Cisl delle ferrovie, in risposta alle Disposizioni 135 e 136, hanno tempestivamente inviato un fonogramma ai vertici aziendali e all’ANSF. “Le sottoscritte RSU – recita il testo – fanno presente che il Personale tutto non è stato né formato né informato sull’Allegato B al Decreto ANSF N° 1/2019 e del contenuto dell’allegato 1 del decreto stesso, riguardo norme tecniche e standard di sicurezza applicabili alle reti funzionalmente isolate dal resto del sistema ferroviari, nonché ai gestori del servizio che operano su tali reti, in cui entra in vigore il Regolamento per la circolazione ferroviaria emanato dall’ANSF con decreto 4 del 2012. Per la tratta extraurbana al quinto capoverso [della Disposizione n.d.r.] si legge ‘nella tratta Catalano Viterbo viene istituito servizio a spola’. Tale servizio impone un altro regime di circolazione che confligge con l’attuale e senza una regolamentazione con successiva formazione e informazione mette a rischio i lavoratori deputati a dirigere la circolazione treni, alla condotta e alla scorta dei convogli ferroviari. Dovrebbe essere emanata una Disposizione Operativa che contenga: Norme Generali; Norme Integrative, Generalità; Norme Impiantistiche; Normative di Esercizio. In mancanza di ciò non si capisce come possano i Dirigenti di Movimento gestire la circolazione dei treni a spola”.

Il documento sottolinea altresì che “le modifiche interessanti la circolazione treni vanno emanate e coordinate nei tempi e nei modi previsti per ottemperare alle normative di legge quali ad esempio il TU 81/2008 in materia di salute e sicurezza relativamente alla formazione e informazione. L’azienda ha invece cambiato il quadro normativo e il regime di circolazione treni (Catalano Viterbo) con le disposizioni in oggetto, emanate il 29 giugno 2019 e da applicare a far data del 1 luglio 2019. L’obbligo della formazione e informazione è un obbligo di legge che non può essere disatteso. Invitiamo pertanto i soggetti in indirizzo affinché prima di applicare quanto contenuto nelle Disposizioni Operative in oggetto sia effettuata la dovuta formazione e informazione al personale tutto. Si invitano le segreterie sindacali a chiedere urgente riscontro al Direttore di Esercizio della mancata formazione e informazione su quanto da egli disposto nelle Disposizioni Operative e sulla mancata emissione di Disposizione Operativa che regoli il servizio a spola tra Catalano e Viterbo”.

Sulla Giardinetti è il Blog Sferragliamenti dalla Casilina a tirare le fila: “Analogamente a quanto sta accadendo sulla Linea C, anche sulla Termini-Centocelle la politica ha vinto sulla logica. Nonostante infatti, gli annunci pomposi degli scorsi mesi che, non è possibile nascondere, ci avevano ammaliato con la prospettiva del rilancio della linea a Tor Vergata, oggi i nostri più cupi timori sul passaggio sotto la legislazione ANSF si stanno avverando. Le disposizioni imposte determineranno un sostanziale abbattimento della velocità commerciale che, unitamente alla battuta di arresto su tutti gli attraversamenti (i treni si dovranno fermare anche col semaforo verde!), completeranno la distruzione della linea, che verrà abbandonata dai passeggeri perché troppo lenta. Il nostro appello, che rivolgiamo con forza agli assessori Alessandri e Meleo, è che si acceleri quanto prima al declassamento della linea da ferrovia a tramvia: un atto formale, di natura puramente burocratica, che potrebbe cancellare di colpo queste assurde imposizioni”. “Uniamoci all’appello di Sferragliamenti della Casilina – rilancia Gianfranco Gasparutto, consigliere del Municipio VI del PD -per chiedere all’assessore Linda Meleo e al Presidente della Commissione Mobilità Pietro Calabrese di procedere al declassamento della linea da ferroviaria a tranviaria in modo da rendere queste disposizioni ininfluenti”.

L’iniziativa del Blog trova un suo fondamento nel parere espresso dalla Direzione Regionale Infrastrutture e Mobilità in risposta al Ministero (prot. n. 3556 del 16/05/2019), dove rileva come la Giardinetti “non possa essere inserita tra quelle individuate come ferrovie isolate in quanto la stessa ha caratteristiche tranviarie. Il servizio svolto su tale linea ha velocità massima di 50 km/h, ridotta a 30 km/h in corrispondenza degli attraversamenti, tutti regolati da impianti semaforici di tipo stradale con circolazione a destra e marcia a vista”. “Tali caratteristiche generali della linea sono peraltro sostanzialmente corrispondenti alle norme tranviarie UNI 11174 e UNI 7156″.

E ancora: “Rispetto alle tranvie tradizionali la linea ha alcune caratteristiche specifiche che, pur nell’ambito del classico regime di circolazione di tipo tranviario sopra descritto, ne accrescono il livello di sicurezza e di efficienza quali: sede completamente protetta; Viale del stazioni controllate da ACEI con itinerari di ingresso e di partenza protetti da segnali di tipo ferroviario; scambi comandati elettricamente dai rispettivi impianti ACEI e non dal macchinista del treno. Tali caratteristiche la rendono del tutto conforme alla tipologia di tranvia veloce così come definita dalla Norma UNI 8379. Le caratteristiche specifiche della linea quali scartamento ridotto e alimentazione a 1,5 KV cc non si ritiene che possano in alcun modo essere considerati motivo ostativo alla definizione della linea in questione come linea tranviaria. Alla luce di quanto riportato in precedenza – conclude la nota – si ritiene urgente un incontro per una valutazione congiunta di quanto sopra con la partecipazione di ATAC SpA e USTIF”.

Appare logica una domanda: ma è colpa dell’Agenzia? Certamente no. Anzi: “La presa in carico della gestione della sicurezza da parte dell’ANSF tramite può considerarsi una svolta positiva”, si apprende dall’ultimo numero del giornalino interno La Marmotta a cura delle RSU Cisl-Cgil sempre delle ferrovie concesse, “che punta a superare la doppia normativa sulla sicurezza e allineare gli standard di tutta la rete italiana. Due diversi organismi di controllo sulla rete ferroviaria italiana andavano superati.  Ci sono adeguamenti più complessi, che richiedono tempo ma anche interventi da attuare subito. Tra questi la riduzione dei limiti di velocità e la messa in sicurezza dei passaggi a livello e il superamento del giunto telefonico”.

Su quest’ultimo – e rilevante – argomento, Atac istituiva nel 2014 (Ordine di Servizio 48 del 14/11/2014) un “Gruppo di lavoro interfunzionale in grado di garantire la messa a punto dell’informatizzazione ed emissione titoli di viaggio elettronici nelle biglietterie, l’informatizzazione della procedura di sicurezza del giunto telefonico, nell’ottica di miglioramento del servizio della linea ferroviaria Roma – Viterbo e nell’ambito delle linee strategiche di informatizzazione e digitalizzazione indicate nel Piano Industriale dell’Azienda”, formato, tra gli altri, dal Direttore dell’esercizio medesimo. Perché non è stato dato seguito?

Questa, come altre carenze croniche mai colmate in questi anni, pesano ora sull’andamento dei servizi, al personale quanto all’utenza. E ciò fa presupporre che, oltre alle responsabilità oggettive dell’Azienda, sia venuto meno il controllo analitico da parte di Roma Capitale, istituto ammesso negli affidamenti in house, e la mancata vigilanza della Regione Lazio, proprietaria delle infrastrutture.

Aspetti tutt’altro che irrilevanti, i quali impongono, almeno, la sostituzione o l’avvicendamento dei responsabili metroferro, dato che queste disposizioni suonano come l’ennesima sconfitta per le ferrovie concesse. Dopo il Premio Caronte alla Roma-Lido, che in questa vicenda si è salvata in corner, la multa comminata dall’Antitrust, confermata dal T.A.R, che altro deve succede? Qualcuno risponda.

David Nicodemi

Castelli Romani

Frascati, Libri in Osteria: Michele Bovi presenta “Anche Mozart copiava”

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Nel raccontare i pomeriggi di Libri in Osteria c’è sempre un carico forte di emozioni.
Piazza dell’Olmo e l’Osteria, già da soli, ti portano in una dimensione onirica davvero speciale.
Poi appaiono dietro i tavoli “spartani”, li chiama cosi la sempre elegante e sorridente padrona di casa, Emanuela Bruni, due giganti della musica e della televisione, Paolo Dossena e Michele Bovi: stasera (ieri per chi legge nds) l’incantesimo è completo.
Si parte dal titolo del libro che, lo stesso Michele Bovi, presenta a Frascati: Anche Mozart copiava e plagiava i Beatles.
“Infatti, spiega Bovi, è sempre difficile capire chi copia chi” e la conclusione della tesi che emerge dal libro, grazie al fattivo contributo di due avvocati, Giorgio Assumma e Gianpietro Quiriconi, del criminologo, Vincenzo Mastronardi, del musicologo, Girolamo De Simone e del cosiddetto “melomanipolatore” Nicola “DjBatman” Battista è semplice: “fascinazione, spiega un sorridente Michele Bovi, in fondo se guardiamo il mondo della musica, anche nelle stesse posture di molti esecutori, si nota con estrema chiarezza l’essere affascinati da chi li ha preceduti”.
Cita a proposito la somiglianza nella gestualità tra Victoria de Angelis dei Måneskin e la bassista del gruppo punk inglese The Killjoys, Ghislaine “Gil” Weston ed aggiunge “tra queste due bravissime bassiste c’è una gestualità simile segno sicuro di una fascinazione avvenuta su Victoria da parte di Gil”.
La simpatica chiacchierata prosegue raccontando un Mozart copione “in fondo ai suoi tempi sui pezzi c’era scritto alla maniera di, e prosegue, anche i Beatles e Paul Mc Cartney vennero fascinati da Mozart”.
Il racconto diventa sempre più interessante: “George Martin, racconta Bovi, in un video pubblicato sulla pagina facebook dei mitici Abbey Road Studios racconta di un divertito Paul Mc Cartney che sullo spartito originale di Yesterday, dapprima mise il suo nome poi quello di John Lennon, di seguito quello di George Martin stesso e, ridendo, aggiunge il nome di Mozart”.
Un applauso deciso accompagnato dalle risate saluta questa perla raccontata dal “papà” di Techetechetè e di altri fantastici spettacoli di Mamma Rai.

Michele Bovi mostra una pagina del Corriere della Sera

Ma nel clamore generale tira fuori una pagina del Corriere della Sera dove legge un simpatico avvenimento: “sapete qualche giorno fa uno studente della Bocconi è stato scoperto a copiare. È stato bloccato per 6 mesi durante i quali non potrà sostenere alcun esame ma nel caso in cui dedicasse il suo tempo ad opere di bene pentendosi del fatto la pena sarebbe ridotto a tre mesi. Ma volete sapere il perché di tutto cio? La Bocconi riconosce come grave illecito il plagio. Ovvio, aggiunge, sembra più la solita storia del colpisci uno per educarne cento ma sfido chiunque oggi a non copiare o non farsi fascinare da chi lo ha preceduto.”
La serata prosegue con le “ispirazioni sanremesi”, le chiama così, passando ad un Tony Renis che nel 1963 venne denunciato per plagio. “Sapete cosa disse, aggiunge Bovi, dopo tanti anni è difficile scrivere qualcosa di originale. Potete immaginare ora con altri 60 anni di musica leggera.”
Emanuela Bruni, che stasera torna a vivere, per sua stessa ammissione, i ricordi della musica della sua giovinezza chiede: Ma pure Claudio Baglioni è stato accusato di plagio?
Qui l’istrionico Michele Bovi dona il meglio di se: “Certo Emanuela e sai chi lo salvò? Il sindaco di Ariccia che nella causa scaturita dalla denuncia di Ricky Gianco affermo che l’anno prima della pubblicazione lo stesso Baglioni, al festival della Porchetta di Ariccia aveva presentato il brano e che quindi le accuse di Gianco dovevano ritenersi completamente non veritiere”.
Poi Paolo Dossena, uno dei più grandi produttori italiani, oggi patron dell’etichetta Compagnie Nuove Indye (Almanegretta, Agricantus, Radiocanto, etc) apre il cassetto dei ricordi e racconta: “… ero un giovane dirigente in RCA. Gli americani hanno sempre preteso un successo immediato dei pezzi che producevano. Un giorno mi chiamano e mi chiedono perché stavamo continuando a produrre due artisti che con i primi due album non avevano avuto ancora successo. Mi chiesero di “tagliarli” ma sapete chi erano? Lucio Dalla, che aveva iniziato la carriera come sassofonista di Gino Paoli, e Renato Zero. Per fortuna che non gli ho dato ascolto”.
L’atmosfera che si respira in piazza dell’Olmo è di certo un continuo ricordare geni e personaggi che hanno lasciato una traccia indelebile nel panorama musicale nazionale ed internazionale.

nella foto da sinistra Michele Bovi e Paolo Dossena

Paolo Dossena ha collaborato con artisti del calibro di Dalida, Charles Aznavour, “l’armeno” ricorda lo stesso Dossena.
E poi ancora Alain Barriere, Sylvie Vartan “donna straordinaria e soprattutto di una delicatezza e raffinatezza unica, ci ha legato un’amicizia profondissima” racconta commosso Paolo Dossena.
La parola poi torna a Michele Bovi che racconta il Far West dei diritti d’autore italiani negli anni sessanta: “gli artisti ci hanno rimesso e la responsabilità forte, dice, ricade nelle case di produzione che grazie a ciò hanno fatto miliardi” e cita i casi di Gino Paoli “i suoi pezzi venivano firmati da Mogol” e di Guccini “ci ha messo più di trent’anni per tornare ad essere proprietario dei diritti d’autore di Auschwitz”.
“Ma, aggiunge, ciò deriva da una cattivissima abitudine nata già nei primi del ‘900 negli Stati Uniti: la musica italiana, i classici italiani sono stati prodotti, negli Stati Uniti, da Cosa Nostra facendole firmare da americani. Pezzi come Santa Lucia che facevano parte della tradizione melodica italiana diventano brani americani che poi tornano in Italia e noi ne facciamo una cover con Celentano, roba davvero incredibile”.

l’elegantissima Emanuela Bruni con la copia del libro “Anche Mozart copiava” e Michele Bovi

Ed in fondo, spiega poi Paolo Dossena, autore tra l’altro di molti brani di Patty Pravo, tra tutti Pazza Idea e I giardini di Kensigton, spiega che ormai la comunicazione invasiva sta creando una situazione di cui origine stessa è proprio questa totale contaminazione che è figlia di una globalizzazione mondiale: “scoprire oggi chi è l’autore della scintilla che genera un brano è diventato davvero quasi impossibile proprio sono migliaia le contaminazione a cui tutti siamo soggetti.”
E poi ci racconta come nacque l’album Pazza Idea: “10 tracce ma non me ne piaceva nessuna. Mi chiudo con Patty Pravo in un piccolo studio ed in una notte buttiamo giù Pazza Idea. Arriva Ulli (Giovanni Ulli paroliere italiano nds) al quale il testo non piace minimamente. Fui gentile: lo invitai ad andarsene!”
Un grande applauso sommerse un sorridentissimo Paolo Dossena che si emoziona a questo ricordo.
In conclusione della serata si ricordano i 100 anni dalla morte di Giacomo Puccini e Michele Bovi chiude raccontando due aneddoti: “Sapete Sir Andrew Lloy Webber, autore di musical come Fantasma dell’Opera, Jesus Christ Superstar, Evita, Cats, è uno degli autori che ha attinto a mani basse dalle opere pucciniane ma non è mai stato oggetto di una causa di plagio, sapete perché? Agli eredi di Puccini non importa” e chiude ricordando il finale di Turandot scritto da Franco Alfano ma aggiunge: sapete qualche tempo una azienda che si occupa di intelligenza artificiale disse di avere realizzato grazie ad essa il finale dell’opera. Sapete quale fu la risposta a tale azienda … ve la lascio solo immaginare”.
Si conclude davvero con estrema simpatia questo pomeriggio con queste due colonne della storia della musica e della televisione italiana, Paolo Dossena e Michele Bovi.
Ma nel salutare Paolo Dossena ripercorriamo con lui i momenti splendidi della sua collaborazione con Iolanda Gigliotti, Dalida.

un emozionatissimo Paolo Dossena

C’è emozione nei suoi occhi ed è palpabile ed il ricordo va ad un altro grande amico di Dossena, Luigi Tenco, “scomparso troppo in fretta”, ci dice e poi insieme chiudiamo gli occhi rivedendo Dalida che ogni volta che canto dopo la morte di Tenco Ciao amore, ciao “lo faceva ad occhi chiusi perché, ci racconta Dossena, Iolanda così cantava abbracciando ancora un volta il suo Luigi”.

nella foto, tra gli altri, Mario Gori, CEO di Miss Italia Lazio, e l’ex sindaco di Frascati, Stefano Di Tommaso

Grazie a Libri in Osteria, grazie all’ospitalità di Remigio Sognatesori e della sua Osteria dell’Olmo, un grazie alla Libreria Cavour Ubik, ma soprattutto un grazie amichevole e fraterno a Michele Bovi e Paolo Dossena, veri giganti della nostra storia.

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Castelli Romani

Frascati, Alessandro Mulieri ha presentato il suo libro “Contro la democrazia illiberale”

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Non è facile raccontare l’Europa a poche ore dalle elezioni che hanno visto impegnate le 27 nazioni che la compongono.
Ed è ancora più difficile farlo quando, per la prima volta in Italia, il numero dei votanti è minore di quelli chiamati ad esercitare il proprio diritto/dovere al voto.
Nella splendida cornice della Sala degli Specchi di Palazzo Marconi a Frascati provano a chiarire questo apparente mistero Alessandro Mulieri, autore del libro “Contro la democrazia illiberale, storia e critica di un’idea populista”, Francesca Sbardella, sindaca di Frascati, Daniele Archibugi, economista del CNR, assieme a Lisa di Giuseppe, giornalista; moderatore dell’incontro Stefano Milano, direttore di Collettiva.
I primi ringraziamenti per questa iniziativa provengono dal consigliere comunale della città di Frascati, Michele Arganini, organizzatore della settimana dell’Europa che presenta una commossa Elisa Longobardi, neodelegata dalla sindaca Sbardella alle Relazioni con le Istituzioni Europee.
“Il mio ruolo riveste una importanza focale: un ponte tra l’amministrazione locale e l’Europa in seno alla più grande Assemblea Democratica al Mondo” sono le sue parole commosse ed aggiunge “tante lingue, tante culture ma c’è un pensiero a cui tengo moltissimo UNITI NELLE DIVERSITÀ ed oggi essere europei non è più una scelta come avvenne decenni orsono, ma un dato di fatto portatore di una serie di diritti di cui l’Europa è garante”.
C’è un pensiero estremamente attente nelle parole della dottoressa Longobardi circa l’importanza dell’Europa che è oggi lo spunto vivo a circa il 60% delle leggi approvate dal nostro parlamento.
L’ Europa, spiega, non è solo PNRR, è diritti, è agricoltura, è una intuizione che ci permette di poter vivere all’interno della più grande area di sviluppo e di pace dell’occidente.
Ed, aggiunge, quello che diventa necessario per noi italiani è far si che la nostra rappresentanza parlamentare europea non venga più utilizzata come un “cimitero degli elefanti”
Poi la parola passa ad Alessandro Mulieri, docente all’università Ca’ Foscari di Venezia, autore del libro “Contro la democrazia illiberale, storia e critica di un’idea populista” che dapprima ringrazia l’amministrazione di Frascati per questo evento e ricorda di essere legato a Frascati, sede del primo lavoro di suo padre.
Il suo pensiero è lucido e diretto “Democrazia illiberale è un termine abusato e super ambiguo in quanto non esiste una democrazia liberticida”
“Una democrazia illiberale, spiega, uccide i fondamenti stessi che la compongono” ed in più aggiunge “una democrazia al 50% è una democrazia in crisi e quindi diventa necessario recuperare il valore autentico che la caratterizza”.
Un attenzione “attenta”, la sua, alla necessità di coinvolgere, in questa iniziativa, sia gli intellettuali, sia i docenti che gli insegnanti, ruoli che sappiano mostrare e far comprendere l’importanza vera della parola “democrazia”.
Poi la parola passa a Daniele Archibugi, economista italiano e studioso dell’economia e delle politiche dell’innovazione e della teoria politica delle relazioni internazionali.
Spiega in modo semplice e diretto che le ultime elezioni europee “hanno punito i governi dell’austerità”.
Quello che i cittadini europei hanno recepito in questo ultimo quinquennio è stata una “Europa distante ed assente alle problematiche che investono molti cittadini europei”, parla, insomma, di “un’assenza di risposte” .
Bisogna ricordarci, spiega, che “la democrazia è un sistema fragile e minacciato” e propone, come prima soluzione a questa “Europa distante, un politica dei redditi capace di un aumento degli stipendi ed in grado di lavorare ad una attenta politica salariale”.
Cita poi Benjamin Costant con la “Libertà degli Antichi e la Libertà dei Moderni”:
i primi vivono la virtù nella partecipazione ed è li, quindi la libertà.
I moderni
, invece, delegano nella democrazia rappresentativa per poter avere “più tempo, dice, per il loro privato”.
La virtù quindi non è solo il votare ma riaffermare questa libertà degli antichi nella partecipazione e si sofferma, con estrema attenzione, al mondo dei giovani capace ancora di “partecipare e, quindi, essere libero”.
Una lectio suprema quella che arriva in questa ora di narrazione lucida e soprattutto in grado di centrare, con estrema attenzione, i problemi che l’Europa porta nel proprio DNA.
E poi, Lisa di Giuseppe, in un video trasmesso agli organizzatori dell’incontro, compie una analisi del voto che dimostra, oltre la buona tenuta del governo, un ottimo risultato del Partito Democratico di Elly Schlein che mettendoci la faccia ha garantito la tenuta ma soprattutto ha messo in campo una forte pattuglia di amministratori del PD che hanno conseguito ottimi risultati.
Perdono i centristi ma nel contempo perde quel Movimento Cinque Stelle che ancora oggi non ha una sua collocazione all’interno delle correnti in cui è diviso il parlamento europeo.
La forte affermazione di Giorgia Meloni dimostra che il voto giunto a Fratelli d’Italia è principalmente un voto alla leader che dimostra di essere un valore aggiunto.
Interessante la valutazione compiuta dalla sindaca Francesca Sbardella “il PD che ha governato in Italia non vincendo le elezioni in quel frangente si è, purtroppo, allontanato dal paese reale”.
Una analisi attenta che fa comprendere come oggi essere all’opposizione nel paese consenta alla segreteria di Elly Schlein di misurarsi con le difficoltà reali della nazione e, la riprova, è il risultato ottenuto in queste Elezioni Europee.

nella foto da sinistra il professor Daniele Archibugi, l’autore del libro, Alessandro Mulieri, il direttore di Collettiva, Stefano Milano, e la sindaca di Frascati, Francesca Sbardella

Infine la Francia di Macron: è pur vera l’onda lunga del Rassemblement National, spiega Alessandro Mulieri, ma se si somma tutta la cosiddetta destra francese si ritrova quel 41% di consensi che la pone ancora oggi come minoranza del paese.
Lo scioglimento del Parlamento Francese da parte di Macron, aggiunge Mulieri, è un appello alle forze progressiste e liberali del paese.
La riflessione che giunge da questo incontro è chiara: “occorre tornare ad una partecipazione attiva all’azione politica ove le forze politiche stesse debbono ancorarsi, dice il professor Archibugi, ai problemi locali”.
Quindi alla fine, conclude “parlare di Democrazia illiberale”, conclude Mulieri, è sottolineare un ossimoro, una contraddizione piena, che oggi, i regimi autocratici elettorali, come quello di Orban, vogliono trasmettere al mondo per ricreare quel principio di democrazia che invece non gli appartiene.

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Castelli Romani

Frascati, Libri in Osteria: giovedì 13 giugno con Paolo Dossena e Michele Bovi

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Torna, come ogni settimana, l’appuntamento con il salotto letterario di Libri in Osteria.
C’è una “Pazza Idea” dietro a questo incontro di giovedì 13 giugno sempre alle ore 18,00 nella splendida cornice di Piazza dell’Olmo a Frascati davanti ad un bicchiere di vino della storica Osteria dell’Olmo di Remigio Sognatori: raccontare i plagi musicali.
E già! Alzi la mano chi di noi non abbia mai detto, ascoltando un brano, “mi ricorda quel pezzo di …”.
Paolo Dossena, storico paroliere di brani come Pazza Idea ed I giardini di Kensington, autore tra l’altro di Techetechetè, e Michele Bovi, giornalista e scrittore, indosseranno i panni degli investigatori musicali alla ricerca del plagio.
Da Mozart fino ad arrivare ai Beatles, dai canti sacri alle canzoni politiche, Faccetta Nera e Bella Ciao in testa, dalle filastrocche ai brani di Sanremo.
Ampio spazio alla ormai celebre querelle tra Albano e Michael Jackson.
Quindi se anche tu sei uno di quelli che è capace di affermare: questo brano assomiglia a … non perdere tempo e ricordati l’appuntamento giovedì 13 giugno ore 18 piazza dell’Olmo a Frascati.
Emanuela Bruni, la straordinaria padrona di casa, Remigio Sognatesori, l’oste, Libreria Ubik Cavour Frascati ma soprattutto Paolo Dossena e Michele Bovi, autore di Anche Mozart copiava e plagiava i Beatles, ti aspettano per questa indagine sulla musica “al di sopra di ogni sospetto”.

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